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venerdì 21 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (decima puntata)

 (Prima pubblicazione 01.02.2013)

© Crenabog 





" Finalmente, sei tornato. Iniziavamo a preoccuparci, poi le fate di Bosco Buio ci hanno avvertito che eravate ospiti di re Brian - esclamò Oberon, Signore del Popolo Segreto.- Immagino che te la sarai cavata bene, a quanto vedo!"

" Grazie, maestà. Ho avuto qualche incontro imprevisto ma alla fine sì, è andato tutto bene e ho potuto portare con me una parte del vecchio tesoro di Afelia."

" Sicuramente ti riferisci a Lahin; non credevo che fosse ancora là. Che fine ha fatto? "

" L'ho persa di vista quando le mura del castello non hanno retto e sono cadute. Immagino che possa essere morta ma non ne sono sicuro."

" Ad ogni modo non mi preoccuperei, il Portale è stato legato da un incantesimo e non può oltrepassarlo, quindi, a meno che non voglia viaggiare fin qui, e ne dubito, e sempre che sia ancora viva, Lahin non è un nostro problema. E poi,- fece, rivolto alla sua corte, - se mai si presentasse qui troverebbe una accoglienza adatta a lei! Giusto?" , concluse, lasciando che tutta la corte esplodesse in grasse risate. Tra il Popolo Segreto e streghe e negromanti non era mai corso buon sangue, e più d'uno di loro non aveva fatto ritorno vivo alle sue dimore.



" Maestà, per ringraziare vostra moglie per la sua infinita gentilezza, mi sono permesso di portare in offerta alcuni doni dal tesoro che ho portato con me... volete gradirli?"

" Uomo sciocco! Non ce n'era bisogno. Per noi è stato un piacere poterti aiutare ma, se proprio ti va, accettiamo di buon grado."

Il Narratore estrasse dalla giacca un anello elfico di grande bellezza e lo diede a Titania che sorridendo se lo mise al dito medio della mano destra; e una pietra preziosa dalle mille sfaccettature luminose donò a re Oberon, che lo ringraziò. Poi Titania si rivolse all'uomo:

" Le voci di Bosco Buio mi hanno narrato anche un altra storia, caro amico. Ho la sensazione che tu e Paulie abbiate qualcosa da dirmi.."

Il Narratore si voltò a guardare Paulie, seduta timidamente al suo fianco.

" E' esatto, mia signora. Voi conoscete la nostra storia, e avete accettato di ospitare Paulie nelle grotte sotterranee dove può nuotare liberamente insieme agli altri esseri fatati. Ma abbiamo dovuto fare i conti con i nostri cuori, e loro non sanno cosa sia la ragione. Stare lontani era una sofferenza, ora è un dolore. Qualcosa dobbiamo fare per risolvere questa faccenda: Paulie non accetterà mai di tornare al Mare del Nord né io me la sento di non rivederla più. So bene che la mia situazione mi impedisce di vivere una vita regolare insieme a lei ma almeno vi chiediamo di permetterci di viverla nel mondo del Popolo Segreto. Lei continuerà a stare qui, non verrà più al villaggio, io verrò a trovarla e quando lo farò sarà come se fossimo la stessa cosa. Ce lo concedete? ", disse, guardando Paulie negli occhi, mentre lei arrossiva in silenzio.




"Temevo che sarebbe successo, prima o poi. Sai che l'unione tra un uomo e una fata foca non è una cosa facile: la sua pelle originale va conservata nel più stretto segreto perché se venisse ridata a lei, sarebbe costretta ad indossarla e tornare al mare. Anche la lontananza dall'acqua la farà soffrire ma a questo si può rimediare. Tu, piuttosto, veramente la desideri al punto da voler vivere un altra vita qui tra noi, tutte le volte che lo potrai fare? Non tratterai male questa nostra sorella? "

" Ci ho pensato a lungo, mia signora. No. Non potrei mai, così come non posso più perderla."

" E allora va bene. Dopo che avremo festeggiato il tuo ritorno da Afelia, andrai al villaggio e ricomincerai come sempre la tua esistenza, badando a centellinare il tesoro che hai con te, cambiando le pietre in villaggi e città lontani, per non dare pensieri strani ai tuoi concittadini. Noi qui, intanto, sistemeremo alcune cose insieme a Paulie e poi ti manderemo a chiamare. Ora basta, pensiamo ad altro: sono certa che tutti, qui, sono ansiosi di ascoltare le tue avventure ad Afelia. E mio marito sarà sicuramente il più curioso tra di loro. - rise, rivolta a re Oberon. Il Narratore prese le mani di Paulie tra le sue, si alzò in piedi, guardò gli innumerevoli gnomi, coboldi, spriggan, boogie, nani, folletti, leprechaun seduti nella grande sala; le fate sedevano sugli scaffali che costellavano i muri illuminando a giorno la sala con il loro luccichio e persino qualche troll sedeva in fondo, intenti a maneggiare botti di sidro. I loro sorrisi riscaldarono il suo animo, alzò una coppa in segno d'omaggio a tutti loro, ed iniziò a narrare.


******

Re Brian parlottò a lungo, quella sera, insieme ai suoi luogotenenti, mentre sul lungo tavolo di quercia i boccali di idromele si susseguivano. Piani vennero elaborati, voglie inconfessate vennero espresse, problemi logistici vennero esaminati e le sacre pietre runiche vennero consultate, ma alla fine la conclusione non fu che una: i folletti volevano il resto del tesoro di Afelia e in un modo o nell'altro lo avrebbero avuto..




******

Seduta su un ramo, la gatta guardava la luna. Nell'aria ancora stagnava lieve il pulviscolo dei detriti. Ringraziò la Grande Madre per la sua capacità di mutare forma: un gatto, agile e scattante, aveva più possibilità di un essere umano di scivolare tra tra le rocce cadenti e salvarsi la vita..

" Tutta questa oscurità, tutti questi anni, tutta questa solitudine.

Così inutile..

Cercavo solo un bagliore che mi riscaldasse la vita.", pensava tra sé e, i suoi, furono pensieri di vendetta.


******

 Paulie sedeva allacciandosi le gambe con le braccia esili, tra le pellicce che coprivano il grande letto. Al morbido chiarore della luna, che filtrava dalle finestre della camera offerta da Titania, guardava il Narratore dormire disteso vicino a lei. Non l'aveva voluta prendere, e questo poteva comprenderlo. Anzi, ne era stata contenta, limitandosi a restare abbracciata a lui fin che il sonno non lo aveva trasportato nella dimensione del sogno. Lentamente, argentee lacrime di felicità scesero sul suo viso da bambina. Il Narratore dormiva, e i suoi sogni li conobbe soltanto lui.





     Qui termina la favola del Signore del Wangshire, così come viene ricordata dal Popolo Segreto.


*** FINE ***


LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (nona puntata)

 (Prima pubblicazione 31.01.2013)

© Crenabog 




La giornata, insieme a re Brian Borough e la sua corte sterminata passò in maniera piacevole, anche perchè tutti vollero sapere cosa fosse sucesso e cosa ci fosse ancora ad Afelia. Il re dei folletti era decisamente curioso:

" Ah, dunque c'era una strega laggiù. E dici che è morta? Che è crollato tutto? E il tesoro? "

" Sire, immagino che sia finito sepolto sotto le macerie, non ho perso tempo a guardare, sono scappato e basta. Però non dimentico gli amici e mi sono premurato di portarvi un regalo, sempre che vi faccia piacere..." , e così dicendo il Narratore diede a re Brian un anello incrostato di gemme, talmente sfavillante da sembrare che assorbisse la luce della sala della reggia e la riversasse poi in un alone multicolore. Re Brian ne restò affascinato e, dopo esserselo infilato al dito, cominciò a sfregarsi le mani e disse:

" Ah, amico mio, bellissimo, davvero bellissimo! E chi sa quanti altri ce ne saranno ancora laggiù.."

" Sicuramente, ma temo che sia una impresa impossibile ritrovarli."
" Forse per te, mio buon amico, ma pensa un po' cosa potrebbe fare un gruppo di coboldi...un mucchio di coboldi, un plotone di coboldi! Ah ah ah, ne abbiamo fatte, centinaia d'anni fa, altro che! Scommetto che non sai perché li chiamano ancora "i coboldi dell'arcobaleno", eh? "
" Questa mi è nuova, re. Di che si tratta? " , domandò il Narratore, mentre porgeva un calice di sidro a Paulie, silenziosamente seduta al suo fianco.
" Be', fu moltissimo tempo fa, ma sai bene che il Popolo Segreto vive secondo metri molto diversi dai vostri. Neanche ti immagini quanti anni abbia io! Allora, ci fu un tempo in cui tra la terra e il cielo regnavano altri dei, e il loro castello era su una nuvola. Erano dei brutali, violenti, spesso dediti al saccheggio delle nostre contrade. Così, i capi del Popolo Segreto si riunirono in concilio e decisero che quegli dei avevano rubato talmente tanto da aver sicuramente accumulato un enorme tesoro. Quindi, perché non andare a riprendercelo tutto? Radunarono nelle infinite gallerie un esercito di nani, gnomi, troll, orchi e coboldi e poi li scatenarono, subito dopo un temporale. Perché sai, la strada per il loro castello era l'arcobaleno e le nostre fate riuscirono a vedere dove questo toccava terra.




I coboldi giunsero per primi, seguiti dagli altri, e si precipitarono nel castello. Oh, avresti dovuto vederlo il loro capo, quel vecchio tizio con un occhio solo, come roteava il suo bastone magico, ahah! Come si chiamava, Wattan? " - fece, rivolto alla corte che beveva e sghignazzava festosa.

" Weltan! ", " Wugmun! " , strillavano ubriachi. " Wottan! "

" Ah, ecco, sì, Wotan, eh eh! E suo figlio, quello con i capelli da pazza, che cercava di difendere il tesoro col suo martello magico! Ma dico, amico mio, hai mai visto un plotone di coboldi ubriachi in cerca di tesori? Non ce l'avrebbero fatta mai! E infatti alla fine dovettero fuggire, e di corsa pure, mentre noi ci prendevamo tutto. Come pensi che ci siamo costruiti le nostre regge, da allora? "

" E quegli dei, re, che fine fecero? "

" Oh, sai come fanno gli dei, sorgono, regnano, vengono spodestati da altri dei, e se ne vanno in giro per il mondo a costruire leggende per vivere di ricordi, possibilmente bei ricordi. Così sparsero la voce di essere stati abbattuti da dei giganti feroci - e non dai nostri piccoletti ubriaconi - in una specie di fine del mondo chiamato Ragnarok e se la filarono nel profondo della Foresta Nera dove fondarono Città Nuova, o Neue Burg, o Nor-m-brg o come diavolo la chiamino ancora adesso, non so e non mi importa...AHAHAH! "

" Ma senti, no, questa storia non la conoscevo proprio! Bene, -fece il Narratore- re Brian, se ce lo permettete, io e Paulie dovremo proprio andare a questo punto, di certo Titania ci sta aspettando e non vorremmo che si inquietasse, vero? "

Solo a sentire il nome della regina del Mondo Fatato re Brian scattò in piedi e si affrettò ad abbracciarli entrambi, congedandoli festosamente.





Continua - e termina - nella decima puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 10



giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (ottava puntata)

 (Prima pubblicazione 29.01.2013)

© Crenabog 




...mentre nuvole di polvere scendevano lentamente in terra, il Narratore uscì finalmente all'aperto, alla luce del sole e si incamminò in direzione del Portale. Nell'aria una sottile vibrazione, quasi un sommesso lamento della natura , come l'allontanarsi di un carico secolare di ricordi giunti al loro termine. Tutta l'aura negativa di Afelia sembrava vorticare attorno al Portale, come se anch'essa volesse sfuggire, una volta per tutte, da quei luoghi: l'uomo si fece avanti, controllò di avere con sé le bisacce e portò alle labbra la fiala donatagli da Titania. Il liquido aromatico fece subito effetto, donandogli un momentaneo oblio dei sensi, ma lo stesso attraversò la porta. Era preparato a quel che lo aspettava, e stavolta non ne rimase scosso troppo. Si fece scudo chiudendo la mente ai richiami strazianti delle migliaia di vite che iniziavano e finivano nel vortice del tempo e uscì dall'altra parte.


Intravvide il sentiero, nel bosco fitto che faceva da frontiera, e iniziò il ritorno verso le dimore del Popolo Segreto. Dopo poco, però, desiderò sedersi per riprendere bene i sensi e così, semplicemente, si addormentò. La sua mente prese a vagare tra i ricordi, ma sottile, giù nel profondo, l'immagine di Paulie tornava e tornava, ricorrente, calmante, dolce. Quando si risvegliò vide seduto vicino a lui un leprechaun, che ridendo disse: "Ben tornato, finalmente! Eccoti qui! Ah, ah! Re Brian era preoccupato che ti fosse successo qualcosa di brutto!"

Il Narratore lo rassicurò e il piccolo essere continuò:




"Il re mi ha comandato di portarti un cavallo, sarebbe oltremodo felice se tu volessi passare da lui a salutarlo, prima di andare dalla regina Titania. Tranquillo, non è un kelpie, ah ah! Sì, oramai lo sanno tutti, anche se lui non voleva che la strillata che Titania gli ha fatto si sapesse in giro.. Guarda, l'ho legato a quell'albero, prendilo e vai, io me ne vado a cercare della birra!" e sparì tra i cespugli. Il Narratore salì sul cavallo, una bella bestia dall'aspetto docile, e si avviò. Attraversò la landa godendo del calore del sole poi, rientrando nel fitto di Bosco Buio, gli sembrò di scorgere una figura che danzava eterea ed eccola, sognante, bella come sempre. Paulie. Che evidentemente aveva saputo del suo viaggio e si era appostata ad aspettarlo.


" Paulie! Eri venuta a cercarmi? "

" Pensavi che ti avrei lasciato da solo? Se solo mi avessi detto quel che avevi in mente, sarei venuta con te."

" No, ti assicuro, è stato meglio così. Ma sono lo stesso felice di vederti. Era tanto che non.."

" Colpa tua, che mi hai lasciato a vivere nelle grotte di Titania. Non che sia brutto, nuoto con le fate, scherzo con i folletti, ma tu, tu non ci sei. "

" E' vero, ma le cose devono cambiare. Non so come, ma in qualche modo.."

" Lo sai, in quale modo, - sussurrò Paulie. - Non ce n'è un altro."

Da sempre, dal primo momento che si erano incontrati, quando il Narratore vide Hy-Breasyl fluttuare sul mare, il loro destino era stato uno. E accadde. Fu un bacio lungo, silente, un fondersi di anime. E una promessa.





Continua nella nona puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 9


LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 26.01.2013)

© Crenabog 




...quelle che sulle prime gli erano sembrate le fantasime di fuochi fatui, si rivelarono per ciò che erano veramente. Lahin avanzava brandendo alto un candelabro acceso, si avvicinò all'uomo e disse:

" Sai, da quando sei arrivato ho avuto modo di pensare e credo di essere riuscita a trovare una soluzione alla mia vita solitaria. Ma, siccome non potrei accettare altri che un lycan al mio fianco, ti ho fatto dormire qui, la notte che sei arrivato, su questo letto, sotto coperte intessute di pelli di lupo, dove la luce della Madre Luna ha potuto baciarti a lungo. Ora è plenilunio. Godrò nel vedere la tua trasformazione e ancor più quando sarai mio! "

Gli occhi della strega brillavano di soddisfazione per la trappola che credeva di aver congegnato, ma restò di sasso nel vedere l'uomo sorridere amaramente. "Hai vissuto così tanti anni sola da non ricordare più che anche gli altri possono avere un cervello. Pensavi che fossi venuto impreparato? Sono forse un fanciullo, che si diletta con i suoi balocchi? O pensi che tutte le storie che ti ho raccontato fossero davvero favole, strega? Io le ho vissute tutte. E ti assicuro, per essere ancora vivo a narrarle, vuol dire che so vendere bene la mia pelle." , e così dicendo, aprì la sua camicia, rivelando la sottilissima maglia di filo d'argento intessuta dall'Uomo della Luna per ordine di Titania. " L'argento uccide i mannari e mi ha protetto dall'influsso magico della luna, - rise l'uomo. - Come pensi di legarmi a te, adesso?"


Lahin, con un moto di stizza, gettò in un canto il candelabro che restò lì a consumare la sua tenue luce. Alzò le braccia in un gesto imperioso e disse:

" Ah, maledetto! Va bene. Hai resistito alla luce della Luna ma avrò lo stesso un lycan al fianco. Non potrai resistere al mio fascino. Ti prenderò e farò un figlio con te, e lui non sfuggirà all'incantesimo. Ora guardami, - e iniziò a cantilenare parole sconosciute. - Sarò l'immagine del tuo vero, unico amore. La tua carne non potrà fare altro che desiderarmi! Pensa, Narratore, alla vera forma del tuo vero amore. Ora! "

Una nebbia luminescente avvolse il corpo della strega, la sua forma perse consistenza, sfuggevole nel lucore biancastro. Di certo aveva pensato che l'uomo, nel panico, avrebbe ricordato le cose più amate, timoroso di perderle per sempre. Suo figlio, la sua terra, sua moglie. La luminescenza iniziò a diradarsi e agli occhi dell'uomo apparve esattamente quel che lui amava. Ma che non era affatto quel che la strega si immaginava. " Ahh! - gridò, furibonda.- Bastardo! Una Selkje, una Selkje! Che razza d'uomo sei? "

Il Narratore guardò, senza la minima sorpresa, la forma che si agitava in terra in una pozza d'acqua salmastra: una forma lunga, scura, dal pelo liscio e dagli occhi brillanti. La vera forma di una Selkje, una fata foca. Aveva aperto il suo cuore, finalmente, una volta per tutte. E null'altro c'era, se non Paulie. Mentre Lahin si agitava, tentando di smuovere le pinne per evocare un nuovo incantesimo e tornare alle sue fattezze, l'uomo si alzò, infilò una mano in tasca e ne estrasse qualcosa che tenne stretto.

" E ora finiamola, strega. Non posso bruciarti mentre non sei nella tua forma reale, né ho il tuo sangue per mescolarlo alla radice di mandragora e avvelenarti. Pensi che non possa fare niente contro di te, vero?"

" Assolutamente niente, maledetto. Appena sarò tornata in me la pagherai così cara da desiderare di non aver mai nemmeno sentito nominarmi."




" Fallo, strega. Fallo prima che io schiacci questa.." - e le mostrò quel che aveva in mano. Un bozzolo di crisalide. - " Non è forse vero che la farfalla rappresenta la strega? Che muore nella sua forma umana e rinasce nella forma magica? E le farfalle non creano i propri bozzoli negli antri delle streghe? Ce n'erano alcuni, vicino al camino, tra le ragnatele. Possibile che non li avevi visti? Perciò ti dico, e non lo ripeterò: lasciami andare, dimenticami, e trova qualcun altro per i tuoi sporchi giochi. "

Ma proprio in quel momento Lahin contorcendosi e urlando di rabbia riuscì a riprendere il controllo del suo corpo e ricomparve scarmigliata, i rossi capelli incandescenti, il viso sommerso dalle rughe, l'espressione furiosa e le mani artigliate protese a ghermirlo. Il Narratore gettò in terra il bozzolo e lo calpestò con lo stivale, schiacciando la crisalide. Figlia non nata delle stesse farfalle che per innumerevoli anni avevano fatto da famiglie alla strega, assorbendone lo spirito e diventando parte di essa stessa. Lahin si contorse in preda al dolore e le mura emisero un crepitio, una serie di rombi sordi, tremolando e precipitando al suolo. Il Narratore corse per i corridoi bui e si ritrovò infine nell'unica sala rimasta mentre tutto intorno era squarciato, divelto, sepolto. Come la strega e il suo decrepito figlio. Come il tesoro degli elfi e i libri incantati.






Continua nella ottava puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 8



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.01.2013)

© Crenabog 




Venne infine la strega a chiamarlo e presero posto nella biblioteca, sotto gli occhi attenti del figlio. Il Narratore cominciò a parlare e lo fece per ore, ed ore, ed ancora e ancora, senza avvertire fatica né fame: il sortilegio della strega dava i suoi risultati. L'uomo osservava i fogli davanti a lei riempirsi da soli di infinite righe d'inchiostro, che magicamente venivano a tracciarsi sulla superficie candida; i fogli si accumularono e a lui sembrava fossero passati solo pochi momenti. Di tanto in tanto il figlio, a fatica data l'età avanzata, si alzava, raccoglieva un gruppo di fogli e, con un cenno tracciato nell'aria densa di pulviscolo, li racchiudeva in pesanti rilegature per poi tornare a sedersi ed iniziare a leggerli. Giunse il momento in cui il Narratore dovette ammettere di non ricordare altro ma la strega non sembrò aversene a male: i libri formati da suo figlio avevano formato una pila notevole e avrebbe avuto da leggere per moltissimo tempo. Il Narratore si alzò, incredulo del risultato: dentro di sé immaginò che fossero trascorsi parecchi giorni, forse persino mesi, senza che se ne fosse accorto, e gli tornò in mente l'antica storia di Rip Van Winckle, ma era sicuro che fosse già in qualche libro e non la raccontò.

" Siete soddisfatta, signora? "

" Certamente hai ben ottemperato alle mie richieste, Narratore. Trovo giusto ricompensarti, quindi vieni con me... "

Si allontanò verso un angolo buio della biblioteca e, con un gesto, fece luce: agli occhi dell'uomo comparve un cumulo di gioielli, monete e preziosi, in parte coperti dalla polvere dei secoli.

" Questo era il tesoro degli elfi, serviti pure, scegli quel che ti piace, per me ha poca importanza. "




Il Narratore si fece avanti e riempì le sue due bisacce, senza curarsi troppo di cosa scegliere, che tutto gli appariva meraviglioso: memore però degli inganni di re Brian, evitò di prendere le monete d'oro. Ne aveva viste troppe trasformarsi in cenere alle prime luci dell'alba, incanto che invece non capitava ai gioielli. Quando fu soddisfatto chiese a Lahin se andasse bene e lei annuì con noncuranza. Sembrava avere la mente persa in altri pensieri e questo fece preoccupare l'uomo che azzardò: " Se il mio compito è concluso, gradirei fare ritorno alla mia terra, signora. "
" No - esclamò decisa la strega - per questa sera cenerai con noi e domattina potrai andartene. " E se ne andò lasciandolo a pensare al da farsi. L'uomo si ritirò nella stanza dove aveva dormito, si sedette sul letto e sciolse l'involto che aveva portato con sé, i doni di Titania, li riguardò e pensò a come usarli nel gioco che Lahin evidentemente aveva intenzione di giocare.
Dopo una cena abbondante ma silenziosa, la strega disse: " Narratore, so che conosci le leggende su Afelia, ma penso che l'antico sapere sia andato perduto, anche tra il Popolo Segreto. I lycan non furono un avvenimento improvviso, la loro esistenza data nei millenni. Quando gli invasori romani vennero a devastare le nostre regioni , i Pitti e i Caledoni si opposero strenuamente, fino a che Adriano non fece erigere il muro da Segendum a Coggabata, fino a Maia. Per due secoli resse contro i nostri popoli poi, richiamati dal Popolo Segreto che aveva stretto un alleanza con i Warlords, giunsero a combattere le tribù dei Lycans delle Brume. Per secoli avevano vissuto nell'ombra e su di loro correvano soltanto vaghi mormorii. Troppo terrificanti per essere creduti veri, troppo veri per non diventare l'incubo dei romani. Il bagno di sangue che scese su di loro fu di proporzioni inaudite e i Lycans si guadagnarono il rispetto delle nostre tribù, e patti di non aggressione da entrambe le parti.





Se ne andarono come erano venuti, nel silenzio, lasciando impronte di sangue nella nostra memoria e racconti del terrore nelle guarnigioni romane che a stento avevano trovato scampo tra le rovine di Birdoswald. La forza di un lycan è leggenda, la sua semi immortalità lo rende quasi un dio. Da sempre streghe e negromanti hanno cercato di unirsi a loro per partecipare del loro spirito. Per noi sono un dono, - mormorò - che vale ben più di un patetico tesoro."
" Non avevo idea di tutto questo e certo - rispose il Narratore - adesso molte cose mi appaiono chiare. Quel che si narra, finisce sempre per mutare nel passare di bocca in bocca. Te ne ringrazio. Ed ora, posso andare a dormire, in previsione del viaggio di domani? "
" Certamente, - replicò la strega - vai pure. Passerò a salutarti."
Nel profondo della notte il Narratore ebbe però dei sogni agitati, come una premonizione di pericolo. La finestra lasciava scivolare, attraverso i pesanti vetri piombati, la diafana luce di una luna piena ghignante nel cielo. Anche le ombre sembravano volersi scostare davanti a lei, rendendola padrona dell'uomo disteso sul letto, lasciandolo al suo destino. Un breve frusciare, inatteso, riscosse il Narratore dal suo riposo e, nel varco della porta rimasta aperta, vide avanzare delle minuscole fiammelle.







Continua nella settima puntata, QUI: La favola del Signore del Wangshire 7


LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 21.01.2013)

© Crenabog 




Così, quella notte, mentre il Narratore riposava in vista della partenza, nella camera che gli era stata riservata alla corte del Popolo Segreto, la regina Titania chiamò a colloquio l'Uomo della Luna e gli fece una precisa richiesta. Il minuscolo essere magico fu lieto di esaudire i suoi desideri e molto prima dell'alba fece scendere il suo dono dal lato oscuro della Luna. Infine, svegliato il Narratore, Titania gli diede alcuni buoni consigli e quel che ritenne più utile per il viaggio. Accompagnata dalle sue fate lo scortò alla Porta del Corvo che Piange ma, prima che vi accedesse, si premurò di fargli bere un liquido color rubino. "Potrà stordirti, e sarà bene che lo faccia, così forse riuscirai a non farti sopraffare.." poi aprì la porta e restò a guardarlo avanzare nella luce. Il Narratore, con la mente ovattata e gli occhi socchiusi, precipitò in un vortice luminoso, lo sconvolgente caos informe prodotto dal convergere, nel nodo della Forza, delle migliaia di vite vissute dagli abitanti delle zone tra il regno di Titania e Afelia. Gemiti di amore, vagiti di neonati, imprecazioni, sofferenza, lamenti strazianti, risate, morte e pianto: ogni cosa precipitò dentro il suo essere, attraversandolo e tentando di strapparlo alla sua sanità mentale. Visse e morì mille volte e mille ancora. La potenza del filtro però fu tale da ottenebrare i suoi sensi a sufficienza; in pochi attimi fu fuori, anche se sembrò che fossero trascorsi anni. Nella nebbia che avvolgeva la pianura spiccava solitaria una enorme torre, corrosa dal tempo e dagli eventi: tutto quello che restava di Afelia, la gloria degli Elfi. Il Narratore si incamminò nel silenzio, tentando di mantenersi in equilibrio sulle gambe malferme. La distanza non era molta perché aveva visualizzato bene il luogo dove sarebbe dovuto giungere, grazie alla descrizione della regina, e presto si trovò davanti ad un grande portale spalancato, i resti divelti e ammuffiti sparsi all'intorno. Sentì un rumore, si voltò e scorse, poco distante, tra i lembi di nebbia che si alzavano, uno sterminato cimitero. Seduta, con un sorriso beffardo, una strana bambina lo osservava.


" Una visita! Ma che gioia! Eravamo soli da così tanto. ..", disse alzandosi e avvicinandosi all'uomo. Sbigottito, il Narratore osò domandarle chi fosse.

" Ma la padrona di Afelia, chi altri potrei essere? Vedi forse qualcuno, oltre a me? Vieni, ti farò conoscere una persona e potremo parlare. Magari posso offrirti qualcosa, se vorrai.."

Lo prese per mano e lo condusse nel castello, attraverso enormi stanze gelide, verso una tenue luce. " Ti mostrerò la migliore stanza, quella in cui ci piace vivere."

Entrarono in una biblioteca i cui contorni si perdevano nel buio, i muri seguivano strane angolature e persino il pavimento, istoriato da simboli sconosciuti, sembrava ondeggiare. "Qui gli elfi conservavano tutto il sapere del mondo. Abbiamo avuto un tempo lunghissimo per leggere tutto. Non si rendevano neppure conto di quanto avessero, persi nel loro ideale di costruire il mondo esterno secondo i loro bisogni. Oh, sì, nulla che non fosse elfico era abbastanza puro per loro. E come si prodigavano nel distruggere qualsiasi cosa pensassero non fosse all'altezza. Ma tutto si paga, viaggiatore, oh certo, e anche molto lo si paga. Ne avrai forse sentito parlare.."

" Molte leggende mi sono state raccontate, piccola, e credevo non esistesse più niente ad Afelia."

La bambina rispose con una risatina fredda come lo stridere di una lama.

" Sapere, sapere...sono tante le cose che la gente non sa. Il segreto stesso dell'esistenza è sempre lì, nel sapere. Come si farebbe a vivere, altrimenti? Ma capirai, tra poco."

Il Narratore, intento a guardare le altissime fila di libri, si girò verso di lei ma non c'era più. Invece, in fondo, vicino ad un camino scoppiettante, notò un altra figura: un uomo di età indefinibile, certamente vecchissimo, curvo e con un libro tra le mani nodose. Non aveva fatto pochi passi verso di lui che questi alzò la testa.




Non disse nulla, si limitò a guardarlo, l'espressione malevola non prometteva nulla di buono. Il Narratore allargò le braccia e fece un segno di saluto, dimostrando allo stesso tempo rispetto e di non essere armato.

" Perdonate l'intrusione, signore. Ritenevo Afelia disabitata e non vorrei recare disturbo."

Il vecchio tornò alle sue letture, come se non fosse accaduto nulla. Ma il Narratore avvertì un fruscio alle spalle e si voltò. Nel buio aleggiava un volto di donna:

" Nessun disturbo, Narratore. So chi sei e quale motivo ti ha portato qui. E magari potrei anche essere disposta ad uno scambio equo. Io leggo dentro di te, quindi non ingannarmi. La bambina? Non temere per lei. Sono sempre io, Lahin, la signora di Afelia, la padrona di tutta la polvere che c'è qui; posso essere quel che voglio, e anche quel che vuoi tu." " Perciò, prima che tu mi rivolga domande inutili, ti spiegherò quel che hai visto e quel che voglio. Mi hai detto di sapere le leggende che si narrano su questo posto, sì, sono io la causa della rovina degli elfi. Noi streghe abbiamo una vita lunghissima e non me ne sono mai andata. C'era anche un altro motivo, oltre al piacere di regnare sui loro stupidi resti. Quando Lord Sachan imperava, ebbi da lui un figlio; speravo che sarebbe stato un lycan anche lui, immortale e potente, un figlio tale da condurre la lotta ovunque, fino ad impossessarci di ogni regione. Ah, avrei fatto rivivere la nostra magia in ogni dove. Purtroppo, quando nacque, il destino del mio amato Lord Sachan si era già compiuto e mi resi conto che da lui aveva preso la forza di vivere a lungo, molto a lungo, ma non lo spirito del lupo. La mia natura umana glielo aveva impedito. Non volle mai addestrarsi a combattere, preferì piuttosto diventare un sapiente. Si rifugiò in questa biblioteca e qui crebbe, e ancora ci vive. E' l'uomo che vedi laggiù, ovviamente."


"Col passare degli anni, mi sono resa conto che la sua esistenza andava legandosi intimamente a quei libri che tanto lo interessavano. Qualche incantesimo era stato approntato qui dentro, dagli elfi, per impedire che la loro biblioteca fosse trafugata o smembrata. Non si può sfuggire ai libri, una volta che ti hanno preso, vivi fino a che li leggi. Così, capisci, mio figlio fu costretto a restare qui dentro, a leggere, di continuo. Era ancora un uomo nel pieno delle forze quando iniziò un rapido declino. Lo vedevo invecchiare rapidamente, sempre più. Guardalo ora. Non ti mette pena? "

" Signora, cosa posso fare io? Non sono certo un mago e non so come aiutarti."

" Mio figlio ha bisogno di nuovi libri. E tu sei un Narratore, quindi gli narrerai tutte le tue storie. Non devi preoccuparti del tempo che ci vorrà. Posso fermarlo per te, sarà come se non fosse trascorso. Tu li narrerai, io li scriverò, lui li leggerà. E così, potrà vivere ancora. Se farai questo per me, ti ricompenserò bene."

" Sia come vuoi, allora. Narrerò le mie storie e speriamo gli piacciano."

" Questo conta poco. L'importante, te lo dicevo, è il sapere. Quanto, non cosa. E sempre nuovo. Ma oramai, hai visto, ha già letto tutto quel che c'era. Ora però devi dormire, di là - e indicò la porta di una stanza illuminata dalla luce della luna - troverai un letto. Hai da mangiare o devo provvedere io? "

" No, signora. Ho con me le provviste. Andrò a dormire e poi inizierò a narrare."

Il Narratore lasciò la biblioteca e andò a distendersi sul morbido giaciglio. La sua mente vagò a lungo, guardando la luna alta nel cielo, cercando di ricordare più storie possibili.





Continua nella sesta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 6




LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 17.01.2013)

© Crenabog 





Terminato che ebbe di raccontare, re Brian Borough fece allontanare lo stuolo dei suoi folletti e, restato solo con il Narratore, venne al dunque: " Allora, che ne dici, ti attira di partire per vedere se ancora esiste il tesoro di Afelia?"
" Certamente, sono più che disposto a tentare, - disse l'uomo. - Ma come farò a trovarla?"
" Per questo non c'è problema, è oltremodo distante, questo è vero, ma ho in mente un paio di trucchetti che ti saranno utili, eheh! Piuttosto, mi farebbe tanto piacere poter ricavare qualcosina anche io... "
Il Narratore conosceva bene l'indole del re dei folletti e se lo aspettava. Ovviamente si dimostrò disponibile e volle sapere cosa aveva in mente. Ma, prima ancora che re Brian si spiegasse una chiara luce prese a formarsi nella stanza, assumendo contorni e solidità. Mentre il vago pulviscolo si depositava in terra la regina Titania apparve davanti a loro.


" Mia regina, benvenuta nelle mie spoglie stanze! - proruppe re Brian, - Cosa desideri? "

" Re Brian! Hai bevuto talmente tanto idromele da dimenticare chi sono? Perfino le rocce devono ubbidirmi. E perfino le rocce, se sono quelle del Popolo Segreto, possono avere orecchie per ascoltare e bocche per riferire. In che guaio stai mandando a finire il nostro amico? ", disse la regina con tono alterato. Re Brian si sfregava le mani tremolante, con aria colpevole.

" Vedete, mia Signora, aveva bisogno di guadagnare e ho pensato che magari una piccola ricerca di un certo tesoro, che poi chi sa se c'è ancora.. poteva essergli d'aiuto.."

" Re Brian, una volta o l'altra ti spedirò a fare da mandriano alle pecore dei Troll. Sai benissimo quanto sia ancora pericolosa la regione dove è situata Afelia, non per niente il Popolo Segreto la tiene celata a forza di incantesimi. Nessun umano si avventura laggiù, come pensavi di farcelo arrivare?"

" Ehm.. avevo pensato di sellargli uno dei miei kelpie preferiti, sapete bene che corrono come il vento, e nessuno sarebbe stato così coraggioso da avvicinarglisi.."

" E magari durante una sosta - perché il Narratore dovrà anche dormire, non ci avevi pensato? - il tuo dannato kelpie avrebbe avuto fame. Sei dunque uscito di senno? - strillò Titania.


Il Narratore se ne stava zitto al suo posto, intento a vedere come sarebbe andata a finire e piuttosto preoccupato da quel che aveva sentito. Che re Brian fosse inaffidabile, anche se buon compagno di bevute, era certo ma che avesse in testa una cosa simile non se lo aspettava.

" Oh, sì, certo, ehm...avete indubbiamente ragione, mia Signora. Mi prostro e chiedo perdono. Sono stato sicuramente sciocco a pensarlo... Immagino che voi abbiate un idea diversa, sì?"

" Ce l'ho, eccome. Bene, ora che lui sa di Afelia, e sempre che se la senta ancora, dovremo facilitargli le cose il più possibile. E' troppo un nostro buon amico, perché noi si faccia di meno. E ringrazia che le rocce hanno parlato a me e non a re Oberon, altrimenti a quest'ora staresti a spalare detriti nel più profondo buco delle miniere di Gath Wongul. Quindi, vediamo.. non potendo attraversare tutto Bosco Buio, oltrepassare il Picco dei Troll, viaggiare per tutta la piana di Clotagh né scamparla alle paludi di Orja, dovremo farlo passare per la Porta del Corvo che Piange."




" Mia Signora! ma... dite davvero?"

" Non c'è altro modo. Narratore, bisogna che tu sappia questo: la Porta può condurre chi la attraversa ovunque voglia, è situata al centro di uno dei nodi della Forza. E la Forza attraversa tutto il mondo del Popolo Segreto, unendolo con strade incantate, e molte porte sono in ogni dove. Ma quando la si varca tutto quel che vive, soffre, gode, nasce e muore da lì a dove si vuole andare viene vissuto dal viaggiatore in pochi momenti. La Forza beve, letteralmente, le vite e le energie di chi vive vicino a lei, se ne nutre e ricambia donando la possibilità di viaggiare per le sue strade. Però ogni sensazione la imbeve come se fosse una spugna e quando ci si immerge in essa, se ne può restare sconvolti. Già una sola vita, a viverla, può essere insostenibile, immagina migliaia di altre. Posso fare in modo che tu perda conoscenza per un breve periodo, quanto basta per uscirne sano di mente. Te la senti di affrontare questo rischio?"

" Posso provarci, regina. Ma per il ritorno? "

" Ti darò altro filtro da bere, lo porterai con te e lo userai quando sarà il momento. Non so dirti cosa potrai trovare ad Afelia, è moltissimo tempo che non la visitiamo, né chi o cosa ci viva, se pure qualcosa ci fosse. Dovrai cavartela da solo, ma ti fornirò alcune cose che ti saranno utili. E ora lasciamo questo vecchio pazzo, vieni con me."

La regina prese per mano l'uomo e svanirono in un vortice di luce, mentre il re dei folletti, sconsolato, rimase a guardarsi le punte delle scarpe , indeciso se accendersi la pipa di radica o partire per una breve vacanza alla Spiaggia dei Giganti.





Continua nella quinta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 5



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.01.2013)

© Crenabog 




- Non ci fu storia, ovviamente. Cinquanta berserker erano in grado di devastare villaggi e città, ma contro otto mannari inferociti - complice anche il fatto che molti erano addormentati - non se ne salvò nessuno.

- Re Brian, ho sentito molto parlare dei licantropi, ma sono così imbattibili?

- Ricorda sempre che solo l'argento li può uccidere e certamente i berserker non avevano armi d'argento ma di acciaio, più forti ma in quel caso inutili. Le ferite si rimarginano quasi subito, a meno che non si riesca a tagliar loro la testa. Così, il problema dei berserker venne atrocemente risolto ma il gruppo di Lord Sachan si trovava ad affrontare un pericolo maggiore: sé stessi. Cominciarono a capirlo al mattino, quando si risvegliarono in mezzo al campo di battaglia e si resero conto dell'accaduto. Il signore del Wangshire volle stringere con loro un patto di sangue e formarono un k-not, l'antica fratellanza d'arme che lega ognuno al suo commilitone, andando ben più oltre, prendendo quasi l'aspetto di una famiglia. Il k-not è impossibile da spezzare, per chi ci crede veramente. Iniziarono a percorrere le contrade in lungo e in largo, cercando nemici della popolazione da abbattere e vi riuscirono molto bene ma, la notte, a volte la furia e la fame facevano perdere di vista gli obbiettivi prefissati e purtroppo ci andarono di mezzo anche degli innocenti. Alla fine, le voci si propagarono, ed arrivarono alla regina degli Elfi, Kal Ladel, che perseguiva un sogno di perfezione per il suo regno e non poteva sopportare che quelle belve girassero indisturbate .




Mandò le sue truppe alla ricerca dei mannari e un mese dopo, seguendo racconti terrorizzati e scie di sangue, riuscirono a circondarli sulle rocce di Barnèa; Lord Sachan fece nascondere i suoi in una grotta, attese il mattino e, trasformatosi, discese nella piana per parlare con gli elfi, sperando di arrivare ad una spiegazione e, magari, trovare un rimedio per la loro maledizione. Venne invece catturato e legato ad una catena in segno di spregio e di offesa, come un cane, mentre gli elfi avanzavano verso le rupi. Lord Sachan udì da lontano le grida di agonia dei suoi uomini, trafitti da frecce argentee e cadde in una profonda disperazione. Venne trascinato via dagli elfi a cavallo, che ostentavano sulle loro picche le teste dei suoi commilitoni. Passarono per villaggi e piccole città, accolti da urla di rabbia e di scherno, badando a tenere il Lord incatenato e al centro di falò durante la notte poi, giunti alla città del re degli elfi, venne esposto in una gabbia d'argento come esempio per tutti della giustizia di Kal Ladel. Lord Sachan languì per giorni e notti, sempre più debole quando, in una notte buia e nebbiosa al punto che a malapena riusciva a scorgere qualcosa oltre le sbarre, sentì un passo furtivo avvicinarsi e vide il volto diafano della strega che lo fissava. Non aveva neanche la forza di inveire contro di lei, che disse:
- Mi spiace, mio signore, che il mio dono abbia avuto questo risultato. Desideravo farti combattere gli invasori nel modo migliore ed invece, per colpa di questi elfi, eccoti qui a morire. Cosa faresti, se potessi uscire?
- Hanno ucciso i miei uomini, hanno distrutto il mio k-not. Distruggerei loro, se solo ne avessi la forza...
- E cosa daresti per farlo?
- Quello che vuoi, strega.
- E sia. Allora, sarai mio. E se non ti piacerò, ricorda che posso prendere qualsiasi sembianza. Ora, vediamo cosa sai fare.





Così dicendo, alzò una mano e la serratura della gabbia scattò. Il sangue della sentinella addormentata fece scorrere di nuovo il sangue nelle sue vene, la luna fece il resto. In poche ore la popolazione era stata decimata e il branco di mannari era aumentato a dismisura perché mannari si può diventare in vari modi. O se si è il settimo figlio di un settimo figlio, o per il morso di un licantropo o per una maledizione. Qualcuno dice che lo si diventi anche bevendo il succo estratto dalla luparia ma di questo, amico mio, non c'è certezza. Il giorno dopo Lord Sachan beveva sangue dal cranio di Kal Ladel, seduto sul suo trono, mentre i mannari perlustravano la città sbranando chi non voleva unirsi a loro col contagio. Afelia, la città degli elfi, divenne il centro della vita dei mannari, dalla quale, dopo averla ulteriormente fortificata, partivano per le loro cacce notturne, e Lord Sachan regnò con la strega al fianco a lungo perché la vita dei mannari è lunghissima, ben più degli umani, molto, molto di più, anche se non sono eterni. Fino a che non giunse, dalle lontane propaggini del nostro mondo, uno stregone invitato dai regnanti del Popolo Segreto per distruggere la piaga dei mannari: costui usò tutti i suoi poteri, comandò gli elementi, bloccò con gli incantesimi le uscite di Afelia, portò i suoi abitanti alla carestia e alla fame. Quando i mannari iniziarono a sbranarsi tra loro sciolse argento vivo nelle falde acquifere avvelenando i rimanenti. Fu una strage immensa, per opera di un solo uomo - se uomo lo si poteva definire. Quando anche l'ultimo ululato si spense, in pieno giorno, lo stregone aprì la porta principale di Afelia con un solo gesto ed entrò, tra cumuli di cadaveri. Solo il ronzio delle mosche faceva da sottofondo al suo camminare. Lo stregone giunse alla sala del trono, scansò il corpo di Lord Sachan, rimasto a morire al suo posto insieme al suo nuovo k-not, e sedette, godendo alla vista delle ricchezze accumulate ad ogni angolo; mentre restava immerso nei suoi pensieri vide entrare una ragazzina.


Stupefatto gli domandò chi fosse e come avesse fatto a sopravvivere. Lei rispose di aver vissuto nelle fognature della città sin dal primo assalto di Lord Sachan e lo pregò in ginocchio di salvarla da quel luogo spaventoso e portarla via per ricominciare a vivere. Lo stregone la guardò e venne colto da un malevolo desiderio fisico che gli ottenebrò la mente. Desiderava possederla, subito, anche se non capiva il perché. La prese per mano e la condusse verso una porta aperta, oltre la quale vedeva un grande letto coperto di pelli di lupo. Un ora dopo, la strega uscì da lì con un mantello nuovo. La pelle dello stregone. Non se ne seppe più nulla e col tempo anche di Afelia si persero le tracce: la città dannata non induceva nessuno a volerla ricordare. E' passato un tempo enorme, amico mio, ma, non è una bella storia?
- Oh, certamente lo è, re Brian. Ma in che modo può tornarmi utile, a parte il raccontarla ad altri?
- Mio buon amico, lo può, eccome. Perché nessuno andò più ad Afelia, e nessuno ne ebbe i tesori. E solo alcuni ricordano dove essa fosse. Io, ad esempio..
disse il re dei folletti, sogghignando alla luce del falò che ardeva nel grande camino.



 





Continua nella quarta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 4



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 11.01.2013)

© Crenabog 




- Sembra che si fossero davvero messi nei guai, Sire... - disse il Narratore.

- Questo è fuor di dubbio, amico mio! Ma non sempre tutto è come appare a prima vista, - replicò re Brian - Ed infatti ecco cosa accadde.

...Lord Sachan tornò verso i suoi uomini che stavano risvegliandosi. Inquieti, si guardavano intorno, come sospettosi di qualche trappola.

- Lord, che sta succedendo?

- Non saprei cosa dirvi. La donna che ci ha accolti non c'è, deve essere uscita nel cuore della notte. Ho guardato in giro ma non ho visto nessuno.

Lord Sachan sobbalzò stupefatto, nel vedere una donna entrare dalla porta della cucina. Senza dire nulla si avvicinò al tavolo e vi posò una forma di pane e una grossa caraffa di latte. Gli uomini si alzarono di scatto, portando istintivamente le mani alle armi.

- Chi siete voi? Sono appena stato lì e non ho visto nessuno.

- Davvero, signore? Temo che vi stiate sbagliando. - disse la donna, con i rossi capelli scarmigliati che le nascondevano quasi il volto.

- Ma cosa dite!

- Certamente vi confondete, sarà la stanchezza del viaggio. - borbottò la donna, tornando verso la cucina. Lord Sachan la seguì ma si bloccò sulla porta. All'interno della piccola camera non c'era nessuno.

- Lord Sachan, dobbiamo andarcene subito, questa è stregoneria!

- Credo che abbiate ragione. Radunate le vostre cose e sbrighiamoci ad andarcene.

Non fece in tempo a dire queste parole che dalle scale scese una ragazza, poco più che una bambina, dalle fattezze bizzarre. Non era facile staccare gli occhi dalle sue orecchie a punta e dai rilucenti capelli blu. Lord Sachan sguainò la spada e le intimò di fermarsi.

- Cosa sta succedendo qui? Spiegami, prima che ti ci costringa io.

- Vedi, signore? Io sono tutto e ogni cosa. Sono così o come mi avete vista prima. Sono qui, sono là, oppure non ci sono affatto. O magari ci sono e non voglio farmi vedere. Non sono cose complicate, per una strega.




- Ci avrei giurato! Verso quale destino avevi intenzione di farci cascare?

- Nulla che vi avrebbe danneggiato, signore. Le notizie dell'arrivo dei berserker sono giunte anche qui e non mi hanno certo fatto piacere. So benissimo che razza di gente siano, se possiamo definirli così. E' naturale che, se posso danneggiarli in qualche modo, io faccia un tentativo. Le mie arti possono fare parecchio ma sicuramente voi potrete fare di più.

- E in che modo pensi che potremmo farlo?
- Ho pensato che dei grandi e valorosi guerrieri come voi - sogghignò - avrebbero gradito diventare più forti e imbattibili. Mi sbaglio?
- Certamente no, anche se non ti avevamo chiesto nulla. Quindi ora saremmo diversi da come eravamo?
- Di notte, miei signori, ma non di giorno. E tutte le notti, contrariamente da come pensano certi contadini rimasti ancorati a vecchie dicerie.
- Quindi se combatteremo di notte saremo in grado di sconfiggerli?
- Lo vedrete da voi. Per oggi è meglio che restiate qui, e beviate quel che vi ho portato. Vi farà stare tranquilli poi, domani notte, potrete riprendere il vostro cammino.
E così dicendo si voltò, salì le scale e scomparve nuovamente. Lord Sachan e gli altri passarono il tempo ragionando su quel che era successo e facendo piani in merito ai berserker. Quando fu l'imbrunire uscirono, della strega non vi era traccia, e avanzarono nel freddo e nella neve fino a raggiungere un altura dalla quale potevano osservare un ampio spazio libero. Al cui limitare, notarono, sorgeva un accampamento illuminato da fuochi, con parecchi armati che giravano di guardia.
- Signore, non è un esercito, probabilmente si tratta di truppe mandate in avanscoperta per valutare se attaccare le nostre terre e vedere come il gelo ci ha ridotti.
- Sembra proprio così; se riuscissimo ad infliggergli una grande sconfitta magari non verrebbero in forze. Vale la pena tentare, morire per morire almeno facendolo noi, qui, salveremo la nostra gente.
- Noi siamo con voi, Signore. Ordinate ed attaccheremo.
- Aspettiamo che faccia buio e che inizino a dormire.
La notte calò rapida e da dietro le cime degli alberi sorse pallida una luna enorme. Lord Sachan iniziò a tremare incontrollatamente e con lui i suoi uomini: il bisogno di togliersi gli abiti e le armature di dosso era fortissimo e iniziò a strapparsi le vesti, quasi senza rendersene conto. In un ultimo barlume di lucidità comprese cosa era successo: dormire sotto il simbolo tracciato dalla strega aveva convogliato su di loro l'influsso malefico della luna mannara e li aveva trascinati nella maledizione dei lycan. Erano più forti, certo, erano quasi immortali, certo; ma non sarebbero mai più tornati ad essere quel che erano. Con occhi da belve, iniettati di sangue, le zanne scoperte, si fiutarono. Poi, ululando follemente, si gettarono giù dall'altura in cerca di sangue.








Continua nella terza puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 3