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sabato 14 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN

(prima parte)

(Prima pubblicazione in Blogspot 14.03.2026)

© Crenabog




Il Narratore si girò pigramente nel letto, pensando tra sé che la vita stava scorrendo sin troppo tranquilla visto che da tempo lo Shire viveva e prosperava in pace, non c'erano stati nemici esterni o interni, e anche a Druimasholl tutto si svolgeva regolarmente. Si vide in giro ma non vide sua moglie, immaginò che stesse facendo qualcosa al piano terra della villetta in cui abitavano, dolcemente appoggiata sulla sommità della grande collina che celava il regno del Popolo Segreto. Si alzò con calma, badando che non ci fosse in giro il Chat Palug e che non ci inciampasse sopra. Era infatti capace di cambiare dimensione a piacimento, aveva deciso di piazzarsi dentro casa loro e si comportava né più né meno come un parente peloso in visita. Il Narratore entrò in bagno, si lavò, fece quel che doveva fare, si vestì e scese la scala di legno che portava al piano terra dove si apriva la cucina con la camera da pranzo, il salottino, la camera dove aveva formato una interessante biblioteca e il camerino vicino alla cucina, che non avevano ancora pensato come usare. Sentendo rumori venire da lì aprì la porta e trovò Paulie, la selkie che aveva sposato dopo anni di avventure vissute insieme. E insieme a lei, apparentemente indaffaratissima in chi sa cosa, Eadan, curva sul tavolino tra boccette, ciotole e tutto quello che gli sembrò l'armamentario di un cerusico o di un erborista. Le guardò e disse: 
- Buongiorno, Eadan! Che piacere… Paulie, amore, cosa state facendo? 
- Tesoro, hai ragione, scusami, non ti avevo ancora detto niente. Eadan mi ha raccontato che nella città dove viveva si occupava di curare con le erbe e fare anche altre cosette, sai, ehm, tipo pozioni e filtri, e siccome gli mancava tanto potersi tenere in esercizio ne abbiamo parlato con Tom e l'ho invitata a fare un suo piccolo laboratorio nel nostro camerino. Tanto non sapevamo ancora cosa farne, vero, caro? 
- Ma sì, non c'è nessun problema, sono contento che Eadan venga da noi, così vi tenete compagnia e magari impari nuove cose utili. Hai già fatto colazione? Vado a preparare qualcosa in cucina… 

Strani fruscii ruppero la quiete di Bosco Buio quando il gruppo di folletti guidati da re Brian in persona arrivò nella piccola radura dove sorgeva la Porta del Corvo che Piange. L'atmosfera lì era pesante, il sentore di foglie marce non abbandonava l'area neanche dopo una tempesta. I folletti rabbrividirono guardando la strana porta di legno scrostato ambiguamente socchiusa. Re Brian sapeva che era l'unico modo per arrivare ad Afelia, dove sorgeva il palazzo ormai distrutto di Lahin, la strega; troppo lontano dallo Shire per una spedizione normale ma il passaggio magico era estremamente pericoloso. Chi lo attraversava lasciava nel varco i ricordi di tutta la sua vita e chi ci entrava veniva proiettato in un vortice capace di fare impazzire. Quando il Narratore ci era entrato, aveva prima bevuto una pozione fatta da Titania e il suo cervello aveva resistito all'impatto. Re Brian era giustamente preoccupato, loro non avevano nessuna pozione per cui avevano deciso di ubriacarsi pesantemente prima di varcare la soglia, lasciando che il più stupido, imbelle e privo di preoccupazioni al mondo tra tutto il regno dei folletti, Whiffenpoof, li aiutasse a riprendersi all' uscita. Se lo erano portati apposta, certi che al suo cervello la Porta non avrebbe fatto alcun danno. Sì guardarono, finirono le loro fiasche e poi Whiffenpoof - che non aveva neanche capito cosa stessero andando a fare - li spinse dentro uno alla volta. 

Il Narratore finì di preparare una abbondante colazione, apparecchiò la tavola e chiamò sua moglie e Eadan, cercando in giro il Chat Palug e facendo rumore col cucchiaio sulla sua ciotola per farlo arrivare. Non pensava nemmeno a quanto fosse strano trattare come un gatto domestico il leggendario mostro che in un'epoca dimenticata aveva ferito a morte re Arthur; e chi ci avrebbe pensato vedendo quel paffuto gatto grigio incurante di tutto che la faceva da padrone nella loro villetta? Finnegan sorrise, e continuò a far chiasso con la ciotola. 

Whiffenpoof si sedette tranquillo vicino ai folletti svenuti, si contò le dita, si grattò la testa, fischiettò e attese che si svegliassero. Un paio d'ore dopo re Brian e i suoi, ancora istupiditi, aprirono gli occhi, videro le rovine e la cupa torre rimasta in piedi, gridarono di gioia e si misero a correre. Whiffenpoof li seguì con calma, occupato a guardare i corvi che giravano in aria lanciando lugubri strida e li trovò che estraevano dalle macerie quello che restava del tesoro della strega. Non ci sarebbe stata suddivisione del bottino e ognuno arraffava più che poteva. Così il folletto più stupido di tutti si guardò intorno, vide una graziosa scatoletta di antica foggia, e tutto contento se la mise in tasca senza pensare ad altro. 





Il viaggio di ritorno fu altrettanto stressante, anche per le sacche piene di monete impolverate che si portavano in spalla ma una volta arrivati in prossimità della collina dei Sidhe, diretti verso la piccola collina vicina dentro la quale regnava re Brian i suoi folletti, grande fu la loro sorpresa nel trovare sul sentiero re Oberon con un folto gruppo di goblin armati. Salutarono con profonde riverenze ma re Oberon esplose:
- Dannazione! Non avevo detto che era vietato tornare ad Afelia? Re Brian! Il significato di "ubbidire" non sai cosa sia? Avanti, tutti dentro!
Vennero scortati nella sala del trono, dove già era presente Titania, sfolgorante di luce rabbiosa, e tutti i dignitari. Nessuno voleva perdere lo spettacolo. Re Oberon si sedette sul trono, furibondo, in attesa. Il gruppo di folletti a capo chino iniziò a biascicare scuse confuse poi re Brian ebbe la pensata geniale: fare un dono a Titania e farsi perdonare. Però non voleva perdere neanche una moneta, guardò gli altri che avevano capito e scuotevano le teste pronti a difendere il bottino, così afferrò Whiffenpoof, gli frugò nelle tasche, trovò la scatoletta e con un sorriso mieloso la offrì alla regina dei Sidhe. Titania la osservò, lanciò un'occhiata perplessa a suo marito poi decise di accettarla. La aprì ma non c'era nulla, se non uno sbuffo di fumo che le finì nelle narici. La regina sbiancò, si portò una mano alla gola e cadde svenuta.




 

Il grido di orrore stupefatto della corte fu così forte da raggiungere persino la villetta soprastante; il Narratore, Paulie e Eadan lasciarono cadere le tazze di tè e ristettero attoniti mentre il Chat Palug, che mangiava sotto il tavolo, uscì correndo all'esterno col pelo ritto. Nella sala del trono i dignitari erano accorsi dalla regina mentre Oberon urlava minaccioso contro re Brian:
- Disgraziato! Che hai fatto stavolta! Che razza di maledizione hai dato a mia moglie?
- Maestà! Non ne ho la più pallida idea! Era parte del tesoro! Whiffenpoof lo sa!
Puntò il dito verso il panciuto folletto intento a pulirsi il naso e quello rispose:
- Uh? Io? Cosa? Ti è piaciuto il regalo? Bella, vero? A me piaceva tanto...
- Re Brian, questa te la farò pagare cara!
Gridò Oberon, cercando di afferrarlo, ma il re dei folletti stava già scappando insieme ai suoi, inciampando e sbattendo tra le gambe dei goblin e seminando dietro di sé monete e gioielli. I piccolissimi Spriggan sbucarono dalle crepe delle pareti e si precipitarono a prendere tutto quello che trovarono, creando il caos. Re Oberon tornò da Titania, adagiata sui tappeti, e si prese la testa tra le mani dopo aver buttato la corona sul trono.






*** FINE PRIMA PARTE ***





  ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **


martedì 6 gennaio 2026

UN EVENTO INATTESO ( Cosa successe a Paulie e al Narratore)

(Prima pubblicazione su Blogspot: 07.01.2026)
© Crenabog







Titania guardò il lago sotterraneo e rimase perplessa. Certo, pensò, era bello, l' acqua della fonte termale era alla giusta temperatura, i funghi magici che ricoprivano la enorme grotta posta sotto la collina dove era celata la corte di suo marito, il re Oberon, signore dei Sidhe - il Popolo Segreto degli esseri magici - davano all' ambiente la luce morbida e soffusa perenne.. Ma Titania non era davvero soddisfatta. La villetta costruita dagli gnomi sulla riva era molto graziosa ed accogliente, la distesa di fiori bianchi e neri creata dall' Uomo della Luna mandava un profumo inebriante , eppure Titania si stava convincendo che la villetta, il suo regalo a Paulie - la selkie che aveva sposato il Narratore - affinché, essendo una fata foca potesse nuotare quando voleva, non fosse proprio indicata per la vita in comune dei due sposi. Il Popolo Segreto amava e rispettava il Narratore, che infinite volte era stato protagonista della loro storia e ci tenevano a che vivesse felice con Paulie. Proprio questo tormentava Titania, come fare affinché il Narratore godesse della luce del sole e Paulie del lago sotterraneo? Decise di parlarne con Oberon, avrebbe trovato di certo una soluzione.

Così fu, approfittando del fatto che il Narratore e Paulie erano partiti per andare a visitare Morgana sull'isola di Hy Breasil - il regno fluttuante della sorella di Merlino - re Oberon fece velocemente costruire sulla sua collina una nuova deliziosa villetta e gli gnomi scavarono fino a collegare la nuova alla vecchia con una lunga e larga scala a chiocciola, così Paulie poteva andare a nuotare in tutta comodità. Titania si sentiva finalmente soddisfatta e ammirò la soluzione scelta da re Oberon. Suo marito poteva essere un tipo terribile, capace di burle monumentali, ma amava la coppia e anche lui voleva che vivessero bene vicino alla reggia. Era una splendida giornata di sole quella che accompagnava il viaggio di ritorno della coppia; Paulie sedeva con suo marito sul sedile della grande carrozza coperta dal telo , tipica di quelle lande, trainata dai due massicci cavalli abituati a viaggiare lungo le strade rurali. Il vento leggero muoveva dolcemente i lunghi capelli neri della selkie e il Narratore, con il suo aspetto di uomo anziano - benché l' acqua della eterna giovinezza che re Oberon gli aveva fatto bere a sua insaputa lo avesse dotato di una nuova lunghissima vita - sempre guardava con infinito amore le sembianze quasi infantili del suo unico vero amore. Ricordò il loro primo incontro sulla Scogliera dei Giganti , quando la selkie gli aveva fatto dono della sua pelle di foca, rinunciando al suo aspetto fatato per seguire l'uomo di cui si era innamorata in sembianze umane. Paulie era antica, come tutte le fate, quasi immortale e se non fosse stato per il dono di re Oberon le loro esistenze non avrebbero potuto durare lo stesso tempo. Ma Paulie restava una ragazzina e il Narratore restava visivamente l' uomo anziano che era diventato fino ad allora. Peccato, penso' il Narratore, gli sarebbe piaciuto sembrare ancora giovane.. Arrivati in vista della grande collina che celava la sontuosa reggia dei Sidhe e più sotto la grotta col lago dove vivevano, Paulie esclamò: - Caro, guarda! C'è una villetta sopra la collina! Il Narratore disse:- Oh, cos'è questa novità? Cosa avrà combinato stavolta re Oberon? Arrivati ai piedi della collina trovarono a riceverli Oberon e Titania con tutta la corte e l' immancabile ridacchiante re Brian - il re dei folletti, braccio destro di re Oberon - che erano stati avvertiti del loro arrivo dai kelpies guardiani del bosco. La coppia reale andò loro incontro sorridente, re Oberon disse: - Ben tornati! Fatto buon viaggio? E Morgana vi ha trattato bene? Il Narratore: - Sì, certo! Siamo felici di rivedervi ma... Scusate la curiosità, chi è venuto ad abitare sulla collina? Titania, ridendo: - È la vostra nuova casa! Così potete godervi il sole, l' aria del bosco e scendere al lago di Paulie quando vorrete con la scala che abbiamo costruito! Su, venite a vedere se vi piace! Paulie, emozionata, sotto braccio a Titania, varcò per prima la porta esclamando la sua felicità nel vedere la bella villetta in legno e pietra arredata graziosamente dalle fate. Re Oberon intanto chiacchierò a lungo con il Narratore, spiegandogli il desiderio di Titania e facendosi raccontare le ultime notizie da Hy Breasil, poi la corte dei Sidhe si ritirò nella reggia lasciandoli a prendere possesso della nuova casa. La coppia si divertì a guardare dappertutto poi, dopo aver cenato con i piatti che gli erano stati lasciati, andò a dormire, sopraffatti dalla stanchezza del viaggio e dall' emozione per il regalo.. Il canto degli uccelli del bosco ai piedi della collina, e la dolce luce del sole che filtrava dalle finestre, accompagnarono il loro risveglio. Era stata una notte di amore coniugale ed entrambi si sentivano ancora un po' confusi; il Narratore accarezzò il bel viso di sua moglie che iniziava ad aprire gli occhi e pensò che c'era qualcosa di diverso, ma era talmente abituato a lei che non riusciva a capire.. Poi d'improvviso esclamò: - Amore! Ma... Sei diventata bionda! Paulie si mise a sedere, prese i suoi capelli tra le dita, se li guardò e disse: - Oh! Hai ragione! E cos'è questa novità! I lunghi capelli neri della selkie erano diventati biondi, luminosi, a boccoli. Forse ancora più belli di prima, pensò lui in tutta sincerità, domandandosi come fosse successo. Paulie decise di andare a chiedere spiegazioni a Titania e dunque si recarono direttamente alla reggia passando per il corridoio interno alla villetta che li collegava all' interno della collina, saggiamente voluto da re Oberon in fase di costruzione. Arrivati nella sala del trono trovarono la coppia reale intenta a banchettare una sterminata colazione insieme a re Brian e a fate, folletti, gnomi, kelpies e chiunque altro fosse lì. Titania vide Paulie ed esclamò: - Per Crom! Non pensavo che sarebbe successa una cosa simile! Paulie: - Regina, vorresti spiegarci come mai sono diventata bionda? Re Brian rise: - Mamma mia, se eri bella prima adesso davvero non ho parole! Titania: - Brian, sei sempre il solito, vedi di comportarti bene! Allora, amici miei, sì, in effetti c'è un motivo anche se non pensavo succedesse questo. Il fatto è che abbiamo incantato la villetta con ogni sortilegio legato agli esseri umani, per darvi tutte le protezioni possibili ora che vivete fuori dalla collina. Questo non ha sortito effetti strani sul Narratore, che è umano, mentre tu sei diventata un po' più umana. Come? Cambiando l'aspetto naturale delle selkies quando non vestono la pelle di foca, cioè i capelli neri. Paulie, tesoro, ti dispiace tanto essere diventata un pochino più simile all' essenza di tuo marito? Compreso la situazione Paulie disse: - Ah, ecco il perché! Be', in verità la sola cosa che mi importa.. È se a lui piaccio ancora.. Il Narratore la abbracciò commosso, e disse: - Amore mio, non smetterai di piacermi neanche tra cent'anni..
Re Oberon sospirò, per fortuna non ci sarebbero stati litigi dovuti al curioso effetto degli incantesimi di sua moglie, perciò ordinò di fare spazio anche a loro e banchettarono allegramente tutti insieme, bevendo forse anche qualche boccale di troppo per festeggiare la nuova Paulie.







*** FINE ***


lunedì 22 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLA FESTA NEL BOSCO

 (Prima pubblicazione 01.07.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, Bosco Buio e lì, sotto una collina ferveva la vita dei folletti e di re Brian Borough. Siccome il re amava le feste e non amava aspettare di essere invitato a quelle altrui, ben volentieri ne organizzava in proprio. Fu così che decise di darne una nel bosco e mandò le sue falene a portare gli inviti a tutto il Popolo Segreto. Ovviamente una falena andò a sbattere anche alla finestra del Narratore che, letto il minuscolo invito, si preparò a partire. Non aveva voglia di percorrere il consueto sentiero nel bosco, così percorse la via che portava alla spiaggia dei Giganti, allungando di molto la strada da fare. Mentre camminava sotto il sole, si accorse di una cosa strana: alla sua destra, nel folto del bosco che andava costeggiando, gli sembrava di vedere qualcuno camminare. Fermandosi non lo notava più, allora si inoltrò e vide chiaramente una figura umana avvicinarsi. Quando la raggiunse si accorse con stupore che era sè stesso: mentre cercava di raccapezzarsi sbucò un piccolo leprechaun da un cespuglio.

- Buongiorno Narratore, come mai da queste parti?
- Buongiorno a te! Passeggiavo per andare da re Brian Borough quando mi sono visto nel folto del bosco. Sai spiegarmi questa cosa?
- Ehhh... be', non avresti dovuto saperlo ma oramai tanto vale che te lo dica. Devi sapere che il Popolo Segreto ha creato i Sentieri Specchio, nei quali solo loro possono camminare, per andare da un luogo all'altro molto distanti tra loro. Siccome non vogliamo che gli umani conoscano questi sentieri, li abbiamo incantati e dunque riflettono quel che c'è intorno.






- Pensi che se lo percorressi arriverei più velocemente dal re?
- In realtà non si sa mai dove portino e non posso assicurarti la destinazione!,- disse ridendo il leprechaun. Il Narratore però volle provarci lo stesso, lo ringraziò e si incamminò nel Sentiero Specchio. Fatti pochi passi si trovò avvolto da una fitta nebbia: ne sbucò velocemente, ritrovandosi in una grande radura che riconobbe. Era giunto alle pendici del Monte Atro, parecchio lontano da dove voleva andare. Sentì delle voci e dei rumori avvicinarsi ed ecco giungere un gruppetto di elfi. Li salutò decorosamente e si presentò.
- Ti abbiamo sentito nominare, Narratore, - disse quello che sembrava il capo - anche se non ci siamo mai incontrati. Dove stai andando?
- Alla celebrazione organizzata da re Borough; anche voi?
- Effettivamente è così, anche se ci andiamo di rado. Non amiamo molto la vicinanza dei nani, ma ogni tanto è buona creanza che anche noi partecipiamo.
E fecero la lunga strada insieme. Il Narratore, ad un certo punto, mentre sostavano per cuocere della carne sul fuoco, chiese al capo del gruppo chi fosse uno strano elfo che li seguiva a breve distanza.
- Lo hai notato, vero? Non è proprio uno di noi, è un mezzelfo, nato da un elfo e da un umana, molti anni fa. E' un cantore, ma anche dopo tutti questi anni, ancora non si trova a suo agio insieme alla comunità elfica. D'altronde la nostra vita è lunghissima, speriamo possa abituarsi, prima o poi...






Giunsero al tramonto nel luogo dedicato alla festa e vi trovarono una enorme tavolata, carica di cibi elaborati e fumanti, tutt'intorno ogni specie del Popolo Segreto girava, rideva, chiacchierava e faceva baldoria. Perfino i kelpie caracollavano senza dar fastidio a nessuno, e sopportando gli scherzi dei pooka. Sedettero anche loro e mangiarono e bevvero birra, mentre l'atmosfera era riscaldata dall'enorme falò e dai canti e risa che si alzavano di continuo. Improvvisamente entrarono un nugolo di fate per danzare e gli occhi di tutti si rivolsero a loro. La fata nuova, inevitabilmente, accentrò su di sé l'attenzione, con la sua bravura magica ed impareggiabile. Il mezzelfo si alzò, le raggiunse e cominciò a cantare, la sua voce disumana e cristallina rivaleggiava con qualsiasi altro e superava di gran lunga ogni fantasia. Quando finì l'esibizione il mezzelfo e la fata nuova restarono a fissarsi a lungo.






Il Narratore si avvicinò a re Brian, lo prese sotto braccio, arraffarono due enormi boccali di birra spumeggiante e si allontanarono confabulando tra loro. A lungo gli raccontò le storie dei due, il mezzelfo e la nuova fata, e alla fine re Brian annuì più volte, mentre un gran sorriso gli invadeva la faccia. Ora, tutti sappiamo quanto potesse essere malevolo e inaffidabile, ma re Brian aveva anche il pregio di essere facilmente manipolabile. Il Narratore spinse sulla sua voglia di apparire magnanimo e gentile e ottenne che i due venissero ospitati dal re, per un lungo periodo, così da potersi conoscere meglio. E, come venne poi a sapere, mesi dopo, da un Tom  parecchio divertito, inevitabilmente si innamorarono e re Brian Borough, per non perdere la possibilità di veder danzare lei e sentir cantare lui, lasciò che andassero ad abitare in una delle sue villette fatate, vicino alla reggia, dove poterono unire le loro diversità, sfuggire dai rispettivi popoli che non sentivano veramente propri e vivere decorosamente. Il Narratore aveva previsto che solo tra loro avrebbero potuto stare a lungo: gli elfi hanno una vita quasi eterna e la nuova fata era già morta come umana e rinata magicamente, quindi non poteva morire di nuovo, naturalmente. Si ritenne felice di aver contribuito a risolvere i loro problemi e, ammettiamolo, magari se ne vantò anche un bel po' con Tom e sua moglie .



*** FINE ***







lunedì 15 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO SCEMO DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione 15.04.2010)

© Crenabog 




C'era una volta uno scemo, ma era così scemo che era convinto di non esserlo. E aveste visto come si arrabattava, come si ingegnava di campare cercando talvolta l'approvazione degli altri abitanti del villaggio, visto che, essendo un dannato solitario e non avendo amici, parlava e straparlava con i muri, con gli alberi, con le tartarughe che siccome erano lente gli toccava di sorbirsi tutte le sue filippiche. Un giorno al limite del villaggio scoprì una casa abbandonata con un grande muro bianco e, oh!, prese matite colorate e ogni giorno ci andava a scrivere montagne di roba. Ma mica cavoli, proprio montagne, eh! E tutta roba del suo sacco e mai che fosse andato a scopiazzare dai diari degli altri, anche se li lasciavano incustoditi sulle finestre. La gente passava e la voce si sparse e tutti o quasi passavano ogni giorno di là, giusto per vedere che cosa aveva inventato lo scemo, e chi diceva oh, e chi diceva ah, e chi tornava a casa facendosi due risate e chi se ne andava rimuginando sulle cose del mondo. E lo scemo lì, contento, che si credeva di essere utile, considerato, ricordato. Che ne so, apprezzato, e già. Poi una sera fuori della taverna, mentre gli altri se ne stavano seduti a giocare a carte e lui senza quattrini gironzolava intorno, sentendoli, si accorse che parlavano - e tanto - di tutti meno che di lui, e chi pontificava su quelli che scrivevano tomi ponderosi ricalcandoli con la carta carbone da altre parti, e chi scriveva dizionari enciclopedici su tutti tranne che lui - perché si sa che più lui faceva e più la gente si ricordava d'altro - e insomma a farla breve se ne andò leggerissimamente perplesso. Ma allora, la gente davvero preferiva le sciocchezze da quattro soldi scritte dagli altri a tutte le sue facezie? Davvero si toglievano il cappello in segno d'omaggio agli appassionati della cartacarbone? Si sedette sulla riva del fiume a pensare, se valesse ancora la pena di aprire più bocca. E ci pensò, e ci pensò e alla fine aveva pensato talmente a lungo che non gli rimase più niente da pensare per poterlo scrivere su quel muro. Se passate da lì forse il muro ce lo trovate ancora, anche se alla fine la pioggia finirà pure per cancellare tutte quelle scemenze. Ma lui, mica lo so se ce lo trovate ancora.





*** FINE ***

sabato 6 dicembre 2025

UN BREVE RIASSUNTO PER SPIEGARE I PERSONAGGI DELLA SAGA

 (Prima pubblicazione 11.07.2013)

© Crenabog 

Questo testo fa parte del post originale "PASSATEMPI ESTIVI" in cui chiedevo ai lettori del mio storico blog su Chatta.it di creare delle loro storie sullo stile della Saga del Narratore. Per aiutarli nel compito avevo quindi scritto una sorta di riassunto o, come si diceva una volta, un "dramatis personae" , affinché avessero memoria di come andavano le cose nella Saga. Mi auguro che torni utile e gradito anche ai nuovi lettori di questo blog.





- il Narratore, vive nell'Antico Villaggio e si guadagna da vivere raccontando le sue storie in giro per fiere e mercati

- Finbar , il figlio del Narratore, piccolo ma sveglio, cresce durante tutta la Saga 

- re Brian Borough, re dei Folletti, crapulone e capace di tiri mancini

- re Oberon e regina Titania, regnano su tutto il Popolo Segreto

- Paulie, la fata foca, innamorata del Narratore, vive ospite di Titania nel lago sotterraneo alla reggia

- il Popolo Segreto, tutto l'insieme degli esseri delle leggende inglesi, gallesi, irlandesi, celtiche

- Nani e Gnomi, vivono nelle grotte, non amano gli Elfi

- Spriggan, piccolissimi folletti ladri che vivono nei muri delle case

- Leprechaun, folletti maliziosi, quando si ubriacano diventano Claurichaun pestiferi

- Coboldi, vivono nelle montagne e comandano gli arcobaleni

- Kelpie, demone che prende la forma di cavallo selvaggio, spesso mortale

- Banshee, spirito che annuncia lutti e porta via le anime

- Fenoderee, folletti che vivono nei mulini abbandonati, lavorando la farina

- Fate, piccolissime, possono cambiare dimensione, volare, non sempre benevole

- il Signore del Wangshire, capostipite di una leggendaria stirpe di Mannari

- Berretto Rosso, mortale folletto, pericolosissimo

- la regina Mab, comanda sulle Fate, guida un calesse trainato da insetti

- re Firannan, comanda folletti e ha potere sugli elementi e sulla Morte

- Tuatha dè Danann, "i Figli di Diana", primordiale popolazione celtica guerriera

- Orchi, carnivori, vivono nella foresta

- Trolls, vivono nelle grotte dei monti, carnivori, al sole diventano di pietra

- l'Uomo della Luna, piccolissimo, può cambiare dimensione, vive sulla Luna dalla quale scende grazie al filo d'argento tessuto dal Ragno gigante che vive nel lato in ombra. Recentemente ha avuto una figlia da una fata.


Particolarità:

il Kelpie teme il segno della croce

la Banshee è astuta ma può essere ingannata

il Narratore ha ottimi rapporti con tutto il Popolo Segreto

Paulie, se riavesse la sua pelle di foca, dovrebbe tornare nel Mare del Nord


Luoghi:

l'Antico Villaggio arriva ai limiti di Bosco Buio, una immensa foresta dove vive il Popolo Segreto. Nel Bosco Buio ci sono molte radure, ad esempio la Radura dei Tumuli, e in queste ci sono le colline sotto cui sono le regge del Popolo Segreto. Oltre Bosco Buio partono le montagne, tra cui Monte Atro dove sono i trolls. Da lassù sgorga la fonte che diventa cascata e poi il fiume che attraversa Bosco Buio e il villaggio. A nord si arriva alla Spiaggia dei Giganti, lastricata da enormi pietre lanciate dai giganti che vi si combatterono, e al mare del Nord, da cui viene Paulie. La foresta è attraversata dai Sentieri Specchio che permettono al Popolo Segreto, magicamente, di recarsi da un luogo all'altro. Per questo esistono anche dei portali magici, ma sono rari. Tutto l'insieme deriva dalla consueta ambientazione delle leggende celtiche tranne il villaggio che, nel suo tran tran quotidiano, è un classico paesino rurale con le sue attività di commercio e agricoltura.  Nel Bosco Buio, non lontano dall'antico villaggio,  c'è la taverna di Tom de Danann che lì vive e lavora, insieme a sua moglie e a Vivvi, protagonista de "La piccola fata dell'aria", Il cognome di Tom lo ha sempre indotto a vantarsi di essere un legittimo discendente dei Tuatha.





*** FINE ***

LE FAVOLE DEI LETTORI: LA FAVOLA DI PRIMA DEL DORMIRE di "Gattina1950"

 (Prima pubblicazione 30.07.2013)

Copyright Gattina1950

N;B:  Come per i precedenti, una precisazione: questo racconto che ha inviato Gattina1950 fa parte del gioco che avevo proposto, nel mio storico blog su Chatta.it, con il post PASSATEMPI ESTIVI, e consisteva nello scrivere un testo usando i personaggi, i luoghi e le relazioni tra loro che potete trovare nelle mie favole della Saga del Narratore e l'Antico Villaggio sparse qua e là nel blog. Stavolta tocca a Gattina1950 che ha ideato un raccontino lontano dall'idea della favola vera e propria ma comunque attinente data la presenza di vari caratteri comuni. Un grazie anche a lei per aver partecipato e buona lettura a tutti, anche ai nuovi utenti di questo blog.






A me piace credere di avere in casa dentro una fenditura del muro tanti piccoli Spriggan folletti ladruncoli che aspettano il momento che in casa tutto é buio e noi andiamo a letto per uscire e fare baldoria con i Leprechaun a base di succhi di frutta e caramelle, altrimenti diventano cattivelli..

Molte volte anche le Fate sono invitate a queste festicciole, sono piccole, qualcuna più grande, capaci anche di fare tiri mancini se non prese in considerazione.

Appena le luci si spengono loro escono, e si raccontano cose che solo loro conoscono, però a volte li ho sentiti.. parlavano del Popolo Segreto, e dei loro abitanti, Nani e Gnomi che vivono nei boschi, i Coboldi che vivono sulle montagne, dei Trolls che sono nelle grotte e anfratti dei monti.

Io ho immaginato il loro mondo.. non è poi così lontano.. a me è sembrato fosse uguale a quello che ho visto in vacanza..

Mi sono svegliata e mi sono accorta di essermi addormentata al computer sognando un mondo fantastico, un viaggio della fantasia, ma che spesso ho fatto camminando per i boschi, oltre il Bosco Buio.. dove iniziano le montagne, con cascate, con il fiume e il villaggio.

Ma forse non mi sono ancora svegliata del tutto, perché mi sembra anche di vedere Paulie che parla del suo amore, che lo racconta al vento, e lui lo porta con sé.. oltre la foresta.. dove gli arcobaleni hanno una miriade di colori, dove tutto è più bello, più semplice, più vero.. ecco stavo davvero sognando.. peccato..





*** FINE ***


                                                                          

LE FAVOLE DEI LETTORI: LA FAVOLA DELLA PICCOLA FATA di "Cioccolatino111"

 (Prima pubblicazione 25.07.2013)

Copyright Cioccolatino111

N:B: questi racconti ritrovati, sono stati creati dai miei vecchi lettori del blog originale e non sempre si inseriscono nella Saga del Narratore e l'Antico Villaggio: come fatto in precedenza per il racconto inviato da MorganaMagoo, è la volta della storia mandata da C.ioccolatino111, per la quale ci vogliono alcune piccole precisazioni. C.ioccolatino111 ha chiamato l'Antico Villaggio col nome di Brescello, perché nel mio canovaccio descrivevo il villaggio come una via di mezzo tra i classici luoghi irlandesi o scozzesi e la tanto amata Brescello di Don Camillo e Peppone, cioè un posto fuori dal tempo preciso ma comunque lontana dal caos. Tenete conto che il villaggio - nella Saga - non viene mai nominato, così come il Narratore e suo figlio, per il quale il nome viene rivelato solo nelle ultime storie. Ma comunque il racconto è simpatico anche così com'è, dato che avevo dato libertà a tutti di esprimersi come preferivano. Buona lettura!




Poco lontano dal grazioso Brescello, sorgeva un fitto bosco in cui si dipanavano colline, radure, fiumi e cascatelle cristalline. Gli aggrovigliati rovi, la distesa di enormi alberi e il folto fogliame lo rendevano buio persino di giorno. Per questo motivo, molti anni or sono, gli abitanti del luogo lo soprannominarono "il Bosco Buio".

Le case che gli erano più vicine, dopo il calar del sole, parevano disabitate. Gli abitanti raccontavano che la sera sentivano rumori sinistri, scricchiolii e altri suoni strani provenire dal bosco...alcuni paesani, nell'intento di chiudere le persiane e i solidi portoni...si erano addirittura convinti di intravedere ombre furtive, corpi deformi, correre veloci qua e là tra gli alberi.

Mai nessuno ebbe l'ardire di attraversare il bosco di sera, tanto meno di notte.. fino a ieri.

Arrivò al villaggio uno straniero di primo mattino, il quale pernottò alla locanda del "Gatto che fuma".

Un tempo, il non tanto compianto Conte Guercino possedeva uno grosso grasso animale. Egli fu chiamato a questo modo dai paesani proprio a causa del suo enorme gatto guercio e bianco come un albume.

Una sola macchietta marrone macchiava il candido pelo ed era posizionata proprio all'angolo della bocca. La macchia aveva la forma di un sigaro e ogni volta che qualcuno guardava il muso del gatto.. gli pareva che fumasse un sigaro.

Il gattone aveva il vizio di appollaiarsi sul bancone del bar e scattare come un fulmine ogni qual volta che vedeva dall'occhio buono grossi ratti bighellonare nei paraggi.

Quando l'animale passò a miglior vita...il locandiere non si sognò neanche per l'abbaino del cervelletto di cambiare il nome alla locanda perché essa era diventata nota proprio grazie al suo placido "fumatore".

L'oste diede allo straniero la camera più bella e pulita che aveva.. e in quella vi erano un letto con un materasso e un cuscino fatti di lana infeltrita, un comodino e un cassettone in legno di betulla...un alto armadio a due ante odoroso di muffa a cui mancavano le chiavi nelle serrature e che sembrava incollato al muro per pietà.

Lo straniero non fece caso alla squallida stanza.. ma al piccolo bagno quando vi entrò sì perché notò un buco e dentro esso una piccola e logora borsa nera.

Stette a pensare un pochetto cosa fare...se consegnarla al taverniere...oppure...si chinò per..

sssssssshhhhh ...sentì uno strano sibilo e in quel mentre la borsa si mosse.

Lesto si alzò, fece due passi indietro e sbatté una spalla contro la porta...ma non sentì dolore perché la sua concentrazione era impegnata sulla borsa.

SSSSSSSSSSSSHHHHHHHSSSSSSSSSS ancora si mosse!

Orripilato e confuso, strisciò nella sua mente un mostriciattolo repellente e viscido, il quale, probabilmente, stava cambiando pelle nella borsa proprio in quell'istante.

Non ebbe il coraggio di avvicinarsi alla borsa di stoffa fino a quando non gli parve di percepire un miagolio sommesso.

- "i serpenti non miagolano" - pensò..

SSSSSSSSSSSSHHHHSSSSSSSSS iiiiiiiaooo

La borsa sbatté ancora di qua e di là...e si aprì.

Nuovamente lo straniero si ritrasse rapido e aprì la porta del bagno per darsela gambe in spalla!!

Di fatto...un piccolo serpentello verde uscì dalla borsa, ma era curioso che avesse ali colorate di un giallo splendente. Il serpente luccicava di fulgida luce infatti e inchiodò su di sé lo sguardo dello straniero prima di cambiare sembianze mostrando di essere una bellissima e minuscola fata.




Lo straniero in principio non credette a ciò che vide e strabuzzò gli occhi..

- Chi sei? - chiese con voce bassa e dubbiosa.

- Oddio...ma è impossibile tu mi vedi...mi vedi, mi senti? - gli rispose una vocina.

- Certo che ti vedo e ti sento piccola...come ho visto prima uno strano serpente con le ali! -

"Non posso tenere per me questa novità...la devo raccontare per forza a re Oberon e alla regina Titania e non saranno per nulla entusiasti di ciò che dirò loro!" pensò la fatina.

All'improvviso, una risata profonda vibrò nella stanza e non si fermò fino..

- Ma insomma! Cos'hai da abbaiare? Sembri i Trolls quando ridono. -

- E cosa sarebbero questi Trolls ? -

- Somigliano un po' ai vostri cani...ma non sono veri cani -

- ah ah ah ah che colpo di buonisima sorte ho avuto...arrivo in questo luogo, sicuro di non trovare alcuna prova dell'esistenza di gnomi, fate e folletti.. certo di poter confutare le sciocchezze, ogni diceria sorte nella mia città e limitrofi...e cosa trovo? Le prove delle balordaggini a cui non credevo ma che invece son veritiere. -

- Ma come parli umano? -

- Non farci caso...dimmi, come ti chiami piccolo sogno? -

- Non posso dirtelo..-

- Bene, dolce "nonpossodirtelo"...da dove vieni? Chi ti ha infilata in quella borsa? -

- E' una storia terrificante umano...e non so se faccio bene a raccontartela! -

- Non temere, se la storia oltre ad essere terrificante è anche confidenziale, io so mantenere un segreto. -

La fatina stette un momento a pensare se fosse meglio per lei dire o non dire...alla fine..

- Appartengo al Popolo Segreto che abita nel Bosco Buio...come voi altri, anche noi abbiamo amici e nemici. Ed è stato proprio un nostro acerrimo nemico...Berretto Rosso...a rapirmi e ad infilarmi in quella borsa maleodorante. Per puro caso ho ascoltato una conversazione tra lui e il Signore del Wangshire...ma prima che potessi sgattaiolare via e spiattellare tutto a re Oberon, il malefico folletto mi ha vista e in un lampo mi ha imprigionata in quella borsa e mi ha nascosta alla locanda. -

Ripensando al discorso sentito tra i due...la fata iniziò ad agitarsi.

- Debbo correre da re Oberon e dalla regina Titania - disse con voce tremante - per dire loro cosa stanno tramando i maledetti. Debbo affrettarmi umano...prima che arrivino con i Banshee alle colline per decimare il Popolo Segreto !! -

- Aspetta...non andartene, io..! -

Ma la fatina in preda al panico, non lo ascoltò e volò via velocissima!


- "Mamma ho sonno"..."

- "Va bene, continueremo la storia domani sera tesoro...ora dormi!" -




***  FINE ***


                                                      





giovedì 27 novembre 2025

UNA SPIEGAZIONE ED UN RIASSUNTO

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





(Questo pezzo venne pubblicato circa sei anni dopo l'uscita della Favola del Paiolo Magico, per un'insieme di motivi avevo terminato idealmente la Saga del Narratore e mi ero dedicato a scrivere una messe sterminata di post di vari argomenti, e racconti di ogni genere. Però, sulla piattaforma Chatta.it dove tutti noi vecchi bloggers scrivevamo era un continuo richiedere altre nuove favole così iniziai la lunga stesura di GLI ANNI CHE SEGUIRONO che è la favola conclusiva della Saga. Per venire in aiuto dei nuovi utenti della piattaforma scrissi una sorta di riassunto delle vicende e dei personaggi affinché fosse più comprensibile, ed è appunto il testo che leggerete tra poco. Al momento non so se su questo mio blog potranno comparire nuove favole, intese come "aggiunte" al filone principale. Mai dire mai.)

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Entro sempre troppo poco in Chatta, lo so, e puntualmente me ne scuso con gli amici di lunga data che mi rimproverano di non scrivere quanto una volta. Bontà vostra e vi ringrazio di cuore. Quel che vi manca di più, e così tante volte me lo avete detto, sono i racconti, quei racconti che facevano parte della Saga fantasy del Narratore, che iniziò come un insieme di brevi favole per bambini create per mio figlio, venne modificata in parte con l'uscita di un libro che le conteneva e che vide esaurirsi tutte le copie che avevo - richieste ovviamente autografate e con dedica dagli amici lettori - e poi proseguì in maniera diversa, più articolata e completa, sviluppando ogni personaggio e tutte le sue interazioni. Dunque, volendo provare a far ripartire la Saga, che ricordo vide una sua conclusione nel 2014 ma solo qui, perché in realtà sono state centinaia i racconti a seguire che inventai per mio figlio, credo che sarebbe il caso di fare un riassunto conciso dei personaggi principali, di alcune ambientazioni e delle loro interazioni, di modo che chi li ha amati all'epoca possa ricordarli e chi si trovasse per caso a leggere queste nuove storie possa capirci qualcosa. Allora, vediamo un poco di spiegare tutto. La Saga è collocata in un epoca che potrebbe corrispondere ad un avanzato medioevo, in una Contea silvana attraversata da un grande fiume che nasce dalle caverne di monte Atro per lo sciogliersi dei ghiacci che lo sovrastano, e dallo sterminato Bosco Buio irto di radure, tumuli e praterie ma anche di centinaia di camminamenti. Lì si trova l'Antico Villaggio, che fu il luogo delle prime storie, e dove abitava il Narratore con la moglie ed il figlio piccolo. Dentro Bosco Buio troviamo due colline vicine sotto le quali esistono le regge di re Oberon e sua moglie Titania, regnanti su tutto il Popolo Segreto, i Sidhè, esseri fatati di ogni genere, dagli gnomi ai troll alle fate; e la collina di re Brian , re dei folletti, amico e sottoposto di Oberon. Il Narratore viveva e guadagnava viaggiando per villaggi e città raccontando storie, e vivendo innumerevoli avventure. Dopo un tragico assalto ed una epidemia al Villaggio durante il quale muore la moglie, il Narratore cresce suo figlio attraversando anni epici pieni di avventurose peripezie e conoscendo Paulie, la selkie - una fata foca - che si innamora di lui e ne diventa la compagna. Altri personaggi della Saga sono Tom, che insieme a sua moglie gestisce una locanda dove tutto il Popolo Segreto va a bere, mangiare e a far cagnara, l'Uomo della Luna - essere potentemente magico che vive in una reggia lunare e che sale e scende a bordo di un vascello avvolto da una bolla d'aria lungo un filo d'argento tessuto dall'immenso ragno lunare. E Clodagh, principessa delle fate, che ha avuto una figlia dall'Uomo della Luna, Cinnia, fata anche lei ma con i poteri lunari, che diventerà la compagna di Finbar, il figlio del Narratore. Finbar, nell'ultimo racconto svoltosi lungo dieci puntate, era stato ucciso ma tornava a vivere grazie alla potente magia celtica degli antichi dei, diventando quindi anche lui un membro dei Sidhè, semi umano e semi fatato, dotato della loro stessa lunghissima vita. A questo punto credo che vi siate rinfrescate le idee, vogliamo provare a tornare tutti insieme a Bosco Buio, vi va di sederci di nuovo intorno ad un falò a riscaldarci il cuore sentendo queste favole non più solo per bambini, scappando per un po' dalla realtà? Proviamoci, e se non vi piacerà basterà dirlo, il Narratore ha sempre dato retta al suo pubblico ed agli amici.




*** FINE ***



mercoledì 26 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (decima puntata)

 (Prima pubblicazione 22.12.2014)

© Crenabog 




Mentre il silenzio scendeva grondando sangue sulle pareti della grotta, il Narratore si appoggiò stravolto contro una parete; l’albino si rivolse a lui con un sorriso tirato.

- Ecco. Era l’unico sistema. Il Babook non ha l’anima e potevi assorbirlo solo se ne avesse avuta una. Così, quando ha inglobato il troll, c’era un anima dentro di lui.

- Ma… cos’era?

- Il Babook? E’ una storia complicata ma cercherò di spiegartela. Immagino che tu abbia le tue convinzioni religiose, anche se conosci il Popolo Segreto e quindi sai che al mondo ci sono più cose di quante i sacerdoti ne insegnino. Devi sapere cosa c’è davvero, fuori dal mondo. Il Primo Creatore c’è, anzi c’è stato realmente, un tempo inconcepibile è trascorso dalla sua apparizione. E col passare degli eoni, il suo essere solitario gli venne a noia: iniziò a parlare con sé stesso finché non si divise. Esattamente. Si divise in due entità ma in breve tempo ognuna di esse mostrò di aver assorbito solo una delle peculiarità del primo Creatore. In principio era Uno, ora invece c’era il Bene e il Male e queste due parti iniziarono a pensare di essere l’una migliore dell’altra; per prevaricare radunarono ogni specie di esseri tra tutti quelli fino ad allora creati, da ogni mondo, da ogni luogo. Così, infinite schiere diventarono il Bene e altrettante finirono con l’appartenere al Male. Tutto questo nel silenzio cosmico e nel segreto delle vite di tutti gli altri esseri. Da millenni e millenni esse si combattono, a volte una prevale sull’altra, a volte i due aspetti del creatore si annoiano e si dimenticano di quel che hanno iniziato. Di questi momenti - per loro brevi, per gli altri lunghi secoli - finiscono per approfittarsi le legioni che combattono e che non ascoltano più i loro creatori. Fanno quel che fanno perché è la sola cosa che sanno fare. Il Babook apparteneva al Male, come è chiaro, mentre io no: e molti di noi, io tra loro, abbiamo capacità assai diverse da quelle vostre. Io ad esempio esisto non solo qui, esisto ovunque, in ogni luogo, in ogni tempo. Sono uno dei Principi del Bene, uno dei combattenti più antichi. Ho assunto molte forme e molti nomi e anche in questo preciso momento altri di me vivono e combattono su altri piani dell’esistenza. Io sono il Campione Eterno: in queste terre mi avete conosciuto come Lugh l’Il Danà, e mia era la spada che stai brandendo. Su Melnibonè mi chiamano Elric, e la mia spada è la Portatrice di Tempeste. E ovunque in mille altri modi. Io appaio dove compare il Male e cerchiamo di annientarci a vicenda. Stavolta qui ti ho aiutato a vincere, altrove chi sa cosa sta accadendo. Quando uno di me muore, lo strazio è enorme ma anche la gioia delle vittorie scorre in tutte le nostre vene. Tu hai lottato bene, e hai una grande motivazione. Salva tuo figlio, Narratore, crescilo bene, che possa essere come te. Io veglierò su di voi, così come proteggo il mio antico popolo inconsapevole, i Tuatha, anche se ora sono diventati il Popolo Segreto. Narra loro di me; la fede è una grande forza, accompagnerà il loro cammino. Vai adesso, prima che il re dei Troll raduni gli altri e venga a cercarti. Va’!

Un lampo di luce avvolse Lugh, che scomparve alla vista. Mentre ancora nello spazio vorticavano mille scintille il Narratore saltò nel portale e ritornò nella sala del trono del re dei Sidhe.


Dopo essersi abbracciati e confortati, i tre porsero a Oberon i frammenti dell’Oder: il re aveva già pronti i suoi nani fonditori che li raccolsero e li portarono celermente nelle fucine inferiori dove da tempo ardevano le caldaie e gli strumenti. Nell’attesa, Cinnia e suo padre, Paulie e il Narratore raccontarono le loro esperienze ai convenuti nella grande sala e enorme fu il loro stupore quando sentirono la storia di Lugh. Grida di gioia e acclamazioni salutarono la notizia, anche se qualche idea antica finiva ribaltata in compenso sapere che il loro antico re guidava e proteggeva ancora i loro destini li rese esaltati e felici al massimo grado. Re Oberon dichiarò che quella sarebbe stata la data del “Giorno di Lugh” da festeggiare ogni anno in ogni regno fatato, e tutti avrebbero dovuto rendergli omaggio con canti, giochi e falò. Proposta subito accettata all’unanimità, da tutti. Poi mandò a chiedere ai nani a che punto fossero, mentre il loro gruppo si spostava nella camera da letto del re e della regina, dove Titania e le fate vegliavano sul sonno mortale di Finbar. Il Narratore si sedette sul letto cingendo la testa di suo figlio come a cullarlo, Cinnia si inginocchiò al suo fianco prendendo una mano tra le sue e baciandola. Paulie restò in piedi a fianco all’uomo, conscia del suo dolore. Clodagh stava in un angolo circondata dalle sue fate, i cui sommessi risolini testimoniavano della loro sorpresa nell’aver scoperto il suo rapporto segreto con l’Uomo della Luna. Titania parlava a bassa voce con Oberon, confidandogli il suo timore che non si sarebbe fatto in tempo a salvare il giovane, quando, dalle profondità della collina, giunse un colpo di gong.

- Sembra che ci siano riusciti,- esclamò Oberon, fregandosi le mani. - Chiamate gli sciamani!

Trascinati dai folletti, arrivarono tre vecchissimi sapienti, curvi sotto il peso delle loro conoscenze e delle loro barbe bianche, avvolti in palandrane di colore incerto e con molte pietre istoriate di rune mistiche legate al collo e intorno ai polsi. Scivolarono silenziosamente ai loro posti, intorno a Oberon, mentre un gruppo di nani preparava un alto piedistallo di tronchi di legno: al di sotto posero un enorme piatto di metallo sul quale calarono rami e braci per dare vita ad un calore basso ma potente. Altri nani corsero portando l’Oder finalmente ricongiunto, fuso e ribattuto fino a risaldare i lati spezzati, il grande calderone nero dei Tuatha riempiva con la sua sola presenza tutta la camera. Vi versarono acqua in abbondanza e, mentre lentamente si riscaldava, gli sciamani vi versarono estratti liquidi dagli strani bagliori, da minuscole ampolle dimenticate da tempo nei loro antri magici. E, prima bassissimo, poi in crescendo, ognuno si unì al coro mugolante le cui vibrazioni facevano tremare l’aria già densa dei vapori. Paulie e Cinnia spogliarono Finbar dai suoi abiti, il Narratore e Oberon lo presero tra le loro forti braccia, che già iniziavano a congelarsi al solo toccarlo, e con grande attenzione lo calarono nell’enorme paiolo, tra le morbide volute dei vapori che salivano verso l’alto.

- Ora, - fece Oberon ,- prima che andiamo avanti, c’è una cosa che devi capire bene, amico mio. Quella che stiamo facendo è una delle più antiche e potenti magie dei Sidhe, nata per loro e a loro riservata. Capisci che ci sarà un prezzo da pagare, un duro prezzo, per te?

- Credo di capire, sì, maestà. E francamente non me ne importa nulla. Sia quel che deve essere.

- Se Finbar rinasce, se ci riusciamo, se l’Oder ha riacquistato tutti i suoi poteri… capisci che tuo figlio non sarà mai più quello che era? Che prenderà la nostra essenza, che farà parte dei Sidhe? Sarai solo, anche se sarai sempre tra noi, che pure ti amiamo. Finbar avrà la vita lunghissima che è propria dei Sidhe, e i loro poteri. Perderà la sua umanità. Sei d’accordo?

- Maestà, se perché lui vivesse io fossi dovuto morire non ci avrei pensato un attimo. Perché dovrei pensare a questo? Va bene, mio figlio ama il vostro popolo, ama Cinnia, e so che continuerà a volermi bene. Anche se sarà uno di voi. Niente, comunque, ci terrà lontani, fin che durerà questa vita. Salviamolo.

- E sia. Venite tutti qui intorno.

Oberon, Titania, Paulie, Cinnia, Clodagh, il Narratore e re Brian circondarono il calderone e quando il re fece passare tra di loro un affilatissimo stiletto d’argento brillante, incisero i loro polsi facendo cadere gocce di sangue nell’acqua fumante. Le scie rosse si allargarono e fluirono verso il corpo di Finbar, che galleggiava esanime, scivolarono verso di lui e scomparvero nella sua pelle. Il colore e il calore, da tanto scomparsi dal suo corpo, ripresero il loro regno e tornarono a comandare. Lievemente il petto di Finbar si alzò, ed abbassò, e di nuovo, e ancora, in rantoli, sospiri, fino a riprendere il ritmo regolare. Le luci nella camera scemarono, come se la vita stessa, per tornare in lui, avesse dovuto assorbire tutta la potenza e l’energia circostante. E alla fine, Finbar aprì gli occhi , ancora ignaro della sua nuova natura, del battesimo magico che lo aveva assunto a membro dei Sidhe: suo padre levò lo sguardo dal volto amato e fissò Cinnia. La figlia dell’Uomo della Luna arrossì violentemente, come per un senso di colpevolezza; forse la incolpava di qualcosa, per questa rinascita che univa lei e lui, ma divideva un padre dal figlio? Il Narratore le sorrise, e annuì col capo. Tutto andava bene. Tutto era come doveva essere.








*** FINE ***