Visualizzazione post con etichetta re Brian. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta re Brian. Mostra tutti i post

lunedì 16 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN (seconda parte)

(seconda e ultima parte) 

(Prima pubblicazione in Blogspot 16.03.2026)

© Crenabog





Re Oberon, tenendo in braccio sua moglie riversa e priva di conoscenza, la portò nella grande camera da letto reale, sistemandola dentro il letto singolo che avevano vicino al loro, in modo che niente potesse disturbarla. I Sidhe più fidati della sua corte lo attorniavano prodigandosi in consulti, consigli e soprattutto sospiri e lamenti. La fronte di Titania era gelida e a malapena si poteva notare il suo flebile respiro. Mentre re Oberon sostava vicino a lei uno dei minuscoli Spriggan, con ancora le tasche piene delle tintinnanti monete cadute a re Brian durante la fuga, era salito di corsa lungo la scala che portava alla botola e alla villetta del Narratore e Paulie, per portare la notizia. Appena saputo tutto, il Narratore si rivolse a Paulie:

- Amore, hai sentito anche tu, qui la situazione è grave. E... Eadan, capisco che quanto sto per dirti potrà sorprenderti ma ti prego di cercare di restare calma.

Eadan sbiancò in viso, preoccupata:

- Ditemi, che sta succedendo?

- Eadan cara, alla taverna di tuo marito Tom ogni sera vengono a bere e a fare chiasso i Sidhe, li conoscete bene, da quel pazzo di re Brian al più piccolo degli Spriggan. E forse vi sarete chiesti da dove vengano. Bene, dobbiamo dirtelo, il regno di re Oberon è qui sotto, all'interno della collina e noi da sempre viviamo collegati a tutti loro.

Eadan restò di stucco, mai avrebbe immaginato da dove venisse tutta la stranissima gente del Popolo Segreto.

- Capisco, e ci credo che sia sempre rimasto un segreto, per la sicurezza di tutti. Certo, ovviamente lo dirò a Tom ma non lo racconterò a nessuno. 

- Grazie, sei davvero comprensiva - fece Paulie, e il Narratore disse: 

- La regina Titania si è ammalata per qualcosa che ha respirato, uscita da una scatoletta che i folletti hanno trovato in quel che restava del tesoro della strega ad Afelia. Nessuno sa di cosa si tratti, se magia o veleno. Ma se, per miracolo, si trattasse di un qualche antico veleno   forse... se te la senti... considerando la tua esperienza in pozioni e filtri, magari saresti in grado di aiutarla.

La moglie di Tom l'oste, abituata a ben altro nella vita, servire boccali di birra e curare la loro casa, restò esterrefatta all'idea ma una punta di antico orgoglio di guaritrice iniziò a farsi strada in lei. Sorrise, con aria decisa:

- Forza, allora! Andiamo dalla regina e vediamo cosa si può fare.



Ai piedi della collina, lo sfortunato viandante che si fosse trovato a passare da quelle parti, avrebbe finito per incrociare il Chat Palug che, appena subodorato il pericolo, per chi sa quale motivo aveva deciso di mettersi a fare la guardia al popolo dei Sidhe affinchè nessuno si avvicinasse con intenzioni malvagie. Solo che, come sua abitudine, il leggendario mostro in forma di gatto aveva preso la dimensione che più gli era congeniale e ora torreggiava, alto più di dieci metri e francamente spaventoso, scrutando intorno con calma mortale.






Scortata dal Narratore, Paulie e un corteo di folletti, Broggan, Spriggan, leprechaun e altre forme che non aveva mai visto, la sbigottita Eadan era scesa lungo la grande scala di legno e metallo illuminata da torce che portava dal pavimento della villetta alle profondità del grandioso regno ipogeo. Quando Paulie la presentò a re Oberon, spiegandogli delle sue capacità di guaritrice con le erbe, si inchinò profondamente davanti al re che non aveva mai visto prima poi iniziò a visitare accuratamente la regina Titania, in stato di incoscienza e tenuta al caldo dalle molte coperte. 

- Maestà - disse ad Oberon - ho già visto, molti anni fa, qualcosa del genere ma non è magia nera, né stregoneria. Si tratta quasi sicuramente di un tossico prodotto dalle spore di qualche fungo. Credo che fosse rimasto talmente a lungo chiuso nella scatoletta da essersi ridotto in polvere e quando è stata aperta tutto il concentrato del veleno si è diffuso nell'aria. Permettetemi di tornare con i miei cari amici nella villetta, da poco vi ho realizzato un minuscolo laboratorio e posso provare a preparare un antidoto.

- Grazie, Eadan, i nostri medici non hanno saputo trovare una cura e mia moglie sembra deperire velocemente. Te ne prego, fai tutto il possibile, te ne saremo infinitamente grati.

La corte accompagnò nuovamente i tre nella villetta soprastante e subito lei si mise al lavoro, assistita da Paulie. Il Narratore, per non essere di intralcio, si sedette pensieroso all'esterno immerso nel turbinio preoccupato dei suoi pensieri poi, da lassù, vide la ciclopica testa del Chat Palug e l'unica cosa che riuscì a pensare fu che gli sarebbe piaciuto grattargliela.


Qualche ora dopo, giusto il tempo di macinare, bollire, filtrare un preparato di erbe che solo lei sapeva cosa fossero. Nei suoi contenitori ce ne stavano alcune che Paulie ammise di non aver mai visto e Eadan le confidò che facevano parte di quelle che anni prima aveva con sé quando era uscita di casa ed era finita da Tom per sfuggire ai Broggan selvatici. Quindi credeva che nella loro regione non fosse possibile trovarle. Quando la pozione fu pronta, i tre scesero di nuovo fino alla camera da letto reale e Oberon la aiutò a far colare lentamente l'antidoto tra le labbra di Titania, poi non rimase altro che restare seduti in silenzio a vegliarla, sperando.


Passò una intera giornata, durante la quale i Sidhe venivano continuamente portando ed offendo spuntini e bevande, e a cercare di informarsi. Il silenzio si era fatto grave nella camera e anche se nessuno glielo aveva chiesto, il Narratore aveva cominciato a raccontare vecchie avventure capitate nei suoi viaggi e così anche sua moglie venne a conoscenza di ciò che era successo ad Afelia. Mentre ancora erano intenti ad ascoltarlo Titania alzò un braccio e fece un tenue sorriso. Si affrettarono da lei, e con sollievo videro che l' antidoto stava facendo effetto; con grande gioia la notizia fece il giro del regno ipogeo e già qualche Sidhe iniziò a festeggiare. Re Oberon congedò tutti e preferì restare solo con lei assicurandosi che tornasse in piena salute.







Due giorni dopo Titania in persona, accompagnata da Oberon, volle salire nella villetta e a lungo si abbracciò con Eadan, ringraziandola e complimentandosi per la cura ricevuta poi, con il massimo stupore di Paulie e del Narratore, volle proclamarla guaritrice reale concedendo a lei e a Tom il permesso di venire a corte ogni volta che ne avessero piacere.

E, mentre nel regno dei Sidhe iniziavano i festeggiamenti, da qualche parte nel folto di Bosco Buio un folletto se ne stava allegramente seduto sul ceppo di un vecchio albero a giocare, tirando in testa alle formiche le monete d'oro tanto ambite da re Brian e contenute nella sacca che aveva perso scappando dall' ira di re Oberon.

- Una! Bing! Beccata, uh uh! E... Due! Bang! Beccata! 

Strillava Whiffenpoof alle prese con i suoi nuovi preziosi giocattoli...






*** FINE ***


 ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **




sabato 14 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN

(prima parte)

(Prima pubblicazione in Blogspot 14.03.2026)

© Crenabog




Il Narratore si girò pigramente nel letto, pensando tra sé che la vita stava scorrendo sin troppo tranquilla visto che da tempo lo Shire viveva e prosperava in pace, non c'erano stati nemici esterni o interni, e anche a Druimasholl tutto si svolgeva regolarmente. Si vide in giro ma non vide sua moglie, immaginò che stesse facendo qualcosa al piano terra della villetta in cui abitavano, dolcemente appoggiata sulla sommità della grande collina che celava il regno del Popolo Segreto. Si alzò con calma, badando che non ci fosse in giro il Chat Palug e che non ci inciampasse sopra. Era infatti capace di cambiare dimensione a piacimento, aveva deciso di piazzarsi dentro casa loro e si comportava né più né meno come un parente peloso in visita. Il Narratore entrò in bagno, si lavò, fece quel che doveva fare, si vestì e scese la scala di legno che portava al piano terra dove si apriva la cucina con la camera da pranzo, il salottino, la camera dove aveva formato una interessante biblioteca e il camerino vicino alla cucina, che non avevano ancora pensato come usare. Sentendo rumori venire da lì aprì la porta e trovò Paulie, la selkie che aveva sposato dopo anni di avventure vissute insieme. E insieme a lei, apparentemente indaffaratissima in chi sa cosa, Eadan, curva sul tavolino tra boccette, ciotole e tutto quello che gli sembrò l'armamentario di un cerusico o di un erborista. Le guardò e disse: 
- Buongiorno, Eadan! Che piacere… Paulie, amore, cosa state facendo? 
- Tesoro, hai ragione, scusami, non ti avevo ancora detto niente. Eadan mi ha raccontato che nella città dove viveva si occupava di curare con le erbe e fare anche altre cosette, sai, ehm, tipo pozioni e filtri, e siccome gli mancava tanto potersi tenere in esercizio ne abbiamo parlato con Tom e l'ho invitata a fare un suo piccolo laboratorio nel nostro camerino. Tanto non sapevamo ancora cosa farne, vero, caro? 
- Ma sì, non c'è nessun problema, sono contento che Eadan venga da noi, così vi tenete compagnia e magari impari nuove cose utili. Hai già fatto colazione? Vado a preparare qualcosa in cucina… 

Strani fruscii ruppero la quiete di Bosco Buio quando il gruppo di folletti guidati da re Brian in persona arrivò nella piccola radura dove sorgeva la Porta del Corvo che Piange. L'atmosfera lì era pesante, il sentore di foglie marce non abbandonava l'area neanche dopo una tempesta. I folletti rabbrividirono guardando la strana porta di legno scrostato ambiguamente socchiusa. Re Brian sapeva che era l'unico modo per arrivare ad Afelia, dove sorgeva il palazzo ormai distrutto di Lahin, la strega; troppo lontano dallo Shire per una spedizione normale ma il passaggio magico era estremamente pericoloso. Chi lo attraversava lasciava nel varco i ricordi di tutta la sua vita e chi ci entrava veniva proiettato in un vortice capace di fare impazzire. Quando il Narratore ci era entrato, aveva prima bevuto una pozione fatta da Titania e il suo cervello aveva resistito all'impatto. Re Brian era giustamente preoccupato, loro non avevano nessuna pozione per cui avevano deciso di ubriacarsi pesantemente prima di varcare la soglia, lasciando che il più stupido, imbelle e privo di preoccupazioni al mondo tra tutto il regno dei folletti, Whiffenpoof, li aiutasse a riprendersi all' uscita. Se lo erano portati apposta, certi che al suo cervello la Porta non avrebbe fatto alcun danno. Sì guardarono, finirono le loro fiasche e poi Whiffenpoof - che non aveva neanche capito cosa stessero andando a fare - li spinse dentro uno alla volta. 

Il Narratore finì di preparare una abbondante colazione, apparecchiò la tavola e chiamò sua moglie e Eadan, cercando in giro il Chat Palug e facendo rumore col cucchiaio sulla sua ciotola per farlo arrivare. Non pensava nemmeno a quanto fosse strano trattare come un gatto domestico il leggendario mostro che in un'epoca dimenticata aveva ferito a morte re Arthur; e chi ci avrebbe pensato vedendo quel paffuto gatto grigio incurante di tutto che la faceva da padrone nella loro villetta? Finnegan sorrise, e continuò a far chiasso con la ciotola. 

Whiffenpoof si sedette tranquillo vicino ai folletti svenuti, si contò le dita, si grattò la testa, fischiettò e attese che si svegliassero. Un paio d'ore dopo re Brian e i suoi, ancora istupiditi, aprirono gli occhi, videro le rovine e la cupa torre rimasta in piedi, gridarono di gioia e si misero a correre. Whiffenpoof li seguì con calma, occupato a guardare i corvi che giravano in aria lanciando lugubri strida e li trovò che estraevano dalle macerie quello che restava del tesoro della strega. Non ci sarebbe stata suddivisione del bottino e ognuno arraffava più che poteva. Così il folletto più stupido di tutti si guardò intorno, vide una graziosa scatoletta di antica foggia, e tutto contento se la mise in tasca senza pensare ad altro. 





Il viaggio di ritorno fu altrettanto stressante, anche per le sacche piene di monete impolverate che si portavano in spalla ma una volta arrivati in prossimità della collina dei Sidhe, diretti verso la piccola collina vicina dentro la quale regnava re Brian i suoi folletti, grande fu la loro sorpresa nel trovare sul sentiero re Oberon con un folto gruppo di goblin armati. Salutarono con profonde riverenze ma re Oberon esplose:
- Dannazione! Non avevo detto che era vietato tornare ad Afelia? Re Brian! Il significato di "ubbidire" non sai cosa sia? Avanti, tutti dentro!
Vennero scortati nella sala del trono, dove già era presente Titania, sfolgorante di luce rabbiosa, e tutti i dignitari. Nessuno voleva perdere lo spettacolo. Re Oberon si sedette sul trono, furibondo, in attesa. Il gruppo di folletti a capo chino iniziò a biascicare scuse confuse poi re Brian ebbe la pensata geniale: fare un dono a Titania e farsi perdonare. Però non voleva perdere neanche una moneta, guardò gli altri che avevano capito e scuotevano le teste pronti a difendere il bottino, così afferrò Whiffenpoof, gli frugò nelle tasche, trovò la scatoletta e con un sorriso mieloso la offrì alla regina dei Sidhe. Titania la osservò, lanciò un'occhiata perplessa a suo marito poi decise di accettarla. La aprì ma non c'era nulla, se non uno sbuffo di fumo che le finì nelle narici. La regina sbiancò, si portò una mano alla gola e cadde svenuta.




 

Il grido di orrore stupefatto della corte fu così forte da raggiungere persino la villetta soprastante; il Narratore, Paulie e Eadan lasciarono cadere le tazze di tè e ristettero attoniti mentre il Chat Palug, che mangiava sotto il tavolo, uscì correndo all'esterno col pelo ritto. Nella sala del trono i dignitari erano accorsi dalla regina mentre Oberon urlava minaccioso contro re Brian:
- Disgraziato! Che hai fatto stavolta! Che razza di maledizione hai dato a mia moglie?
- Maestà! Non ne ho la più pallida idea! Era parte del tesoro! Whiffenpoof lo sa!
Puntò il dito verso il panciuto folletto intento a pulirsi il naso e quello rispose:
- Uh? Io? Cosa? Ti è piaciuto il regalo? Bella, vero? A me piaceva tanto...
- Re Brian, questa te la farò pagare cara!
Gridò Oberon, cercando di afferrarlo, ma il re dei folletti stava già scappando insieme ai suoi, inciampando e sbattendo tra le gambe dei goblin e seminando dietro di sé monete e gioielli. I piccolissimi Spriggan sbucarono dalle crepe delle pareti e si precipitarono a prendere tutto quello che trovarono, creando il caos. Re Oberon tornò da Titania, adagiata sui tappeti, e si prese la testa tra le mani dopo aver buttato la corona sul trono.






*** FINE PRIMA PARTE ***





  ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **


mercoledì 26 novembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DI RE BRIAN E I DONI PERICOLOSI

(Prima pubblicazione 11.10.2010)

© Crenabog 

AVVERTENZA. questa favola non rientra nel continuum della Saga del Narratore. E' una storia a sé stante che fu pubblicata nel blog di "ninfeadelnilo ", una cara amica blogger che come me scriveva su Chatta.it . Questa storia è molto antecedente alla Saga vera e propria, infatti Finbar, il figlio del Narratore, qui è ancora un ragazzino, e anche lo stile è quello delle prime favole e non quello della Saga. Mi auguro comunque che a voi nuovi lettori, che state apprezzando questi miei racconti, possa divertire.




C'era una volta, nel villaggio che ben conosciamo, il figlio del narratore che, come sempre, non riusciva a starsene fermo dentro casa ma amava sin troppo andare a girare nel Bosco Buio. Dunque, anche quel giorno preparò la sua sacchetta di cose da mangiare, piccoli doni per chi - del Popolo Segreto - avesse incontrato, e si incamminò per il sentiero. Arrivato che fu nella radura dei Tumuli si sedette e, come spesso avveniva, di lì a poco giunse re Brian Borough con un gruppetto di folletti suoi cortigiani. Stavano trascinando un sacco così grande, ma così grande che il piccolo non sapeva se mettersi a ridere o essere preoccupato. Dopo aver ben salutato tutti, chiese a re Brian cosa mai avesse là dentro e lui, ghignando pericolosamente, disse che aveva dei regali a sorpresa per certe persone del villaggio che non erano state abbastanza riguardose verso di lui. 

Oh!, - disse il bambino - e cosa mai volete fare, Sire? 

Re Brian, ovviamente, punto sul vivo, si scatenò subito nel raccontargli tutto: - Devi sapere che il locandiere non ha permesso ai miei folletti di scaldarsi vicino al suo camino ed ecco, qui dentro ho Ariel il gobelin che col suo ombrello gli tapperà la canna fumaria e gli riempirà la locanda di fumo! L'acquaiolo non ha lasciato che il mio troll riempisse le sue borracce al pozzo e allora gli manderò Samir il leprechaun con un cammello magico che si berrà tutta l'acqua del suo pozzo. E il maestro della scuola ha sgridato uno dei miei figlioli scambiati, che avevo mandato nella sua aula per imparare a scrivere. Perciò gli manderò Fox il nano pazzo, travestito da bambino, così ogni volta che vorrà insegnare qualcosa Fox gli riderà in faccia e nessuno gli crederà più. E infine...una favolosa zanzara gigante che mi era stata regalata dal re dei nani di Kazad-Dhum e che , se devo essere sincero, col suo chiasso mi impedisce di dormire. Non vedo l'ora di liberarla fuori dai confini del mio regno così da starmene un poco in pace!

 Re Brian se la rideva a crepapelle al pensiero di quel che avrebbe combinato da lì a poco e il bambino pensava a come avrebbe potuto evitare tutto quel pasticcio e disse:

- Sire, potrei forse farvi un meraviglioso dono in cambio della promessa di tenere per voi tutte quelle persone?

Il re , ovviamente incuriosito, chiese subito di cosa si trattasse. 

- Ecco Sire, ho con me la biglia più grande e più bella che sia mai stata fatta! Quando la rimirerete, Ariel potrà proteggerla dai raggi del sole col suo ombrello, Samir lascerà che rotoli sulle gobbe del cammello per il vostro divertimento, Fox vi dirà quali strane visioni vedrà al suo interno e potrete spassarvela a far danzare la vostra zanzara sulla mia biglia. Sarà uno spettacolo unico! 

Re Brian Borough non ci pensò un attimo, allungò la mano con la promessa che avrebbe desistito da spedire quei guai al villaggio e il bambino trasse di tasca una biglia enorme, di vetro azzurro purissimo con microscopiche scaglie d'oro all'interno, dono che un giorno, di nascosto al narratore, gli aveva fatto Paulie, la fata foca che amava suo padre, per farlo felice. Gliela diede, certo che Paulie non se ne sarebbe dispiaciuta, e una volta ancora salvò il villaggio da quel pestifero re Brian!




*** FINE ***

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (decima puntata)

 (Prima pubblicazione 22.12.2014)

© Crenabog 




Mentre il silenzio scendeva grondando sangue sulle pareti della grotta, il Narratore si appoggiò stravolto contro una parete; l’albino si rivolse a lui con un sorriso tirato.

- Ecco. Era l’unico sistema. Il Babook non ha l’anima e potevi assorbirlo solo se ne avesse avuta una. Così, quando ha inglobato il troll, c’era un anima dentro di lui.

- Ma… cos’era?

- Il Babook? E’ una storia complicata ma cercherò di spiegartela. Immagino che tu abbia le tue convinzioni religiose, anche se conosci il Popolo Segreto e quindi sai che al mondo ci sono più cose di quante i sacerdoti ne insegnino. Devi sapere cosa c’è davvero, fuori dal mondo. Il Primo Creatore c’è, anzi c’è stato realmente, un tempo inconcepibile è trascorso dalla sua apparizione. E col passare degli eoni, il suo essere solitario gli venne a noia: iniziò a parlare con sé stesso finché non si divise. Esattamente. Si divise in due entità ma in breve tempo ognuna di esse mostrò di aver assorbito solo una delle peculiarità del primo Creatore. In principio era Uno, ora invece c’era il Bene e il Male e queste due parti iniziarono a pensare di essere l’una migliore dell’altra; per prevaricare radunarono ogni specie di esseri tra tutti quelli fino ad allora creati, da ogni mondo, da ogni luogo. Così, infinite schiere diventarono il Bene e altrettante finirono con l’appartenere al Male. Tutto questo nel silenzio cosmico e nel segreto delle vite di tutti gli altri esseri. Da millenni e millenni esse si combattono, a volte una prevale sull’altra, a volte i due aspetti del creatore si annoiano e si dimenticano di quel che hanno iniziato. Di questi momenti - per loro brevi, per gli altri lunghi secoli - finiscono per approfittarsi le legioni che combattono e che non ascoltano più i loro creatori. Fanno quel che fanno perché è la sola cosa che sanno fare. Il Babook apparteneva al Male, come è chiaro, mentre io no: e molti di noi, io tra loro, abbiamo capacità assai diverse da quelle vostre. Io ad esempio esisto non solo qui, esisto ovunque, in ogni luogo, in ogni tempo. Sono uno dei Principi del Bene, uno dei combattenti più antichi. Ho assunto molte forme e molti nomi e anche in questo preciso momento altri di me vivono e combattono su altri piani dell’esistenza. Io sono il Campione Eterno: in queste terre mi avete conosciuto come Lugh l’Il Danà, e mia era la spada che stai brandendo. Su Melnibonè mi chiamano Elric, e la mia spada è la Portatrice di Tempeste. E ovunque in mille altri modi. Io appaio dove compare il Male e cerchiamo di annientarci a vicenda. Stavolta qui ti ho aiutato a vincere, altrove chi sa cosa sta accadendo. Quando uno di me muore, lo strazio è enorme ma anche la gioia delle vittorie scorre in tutte le nostre vene. Tu hai lottato bene, e hai una grande motivazione. Salva tuo figlio, Narratore, crescilo bene, che possa essere come te. Io veglierò su di voi, così come proteggo il mio antico popolo inconsapevole, i Tuatha, anche se ora sono diventati il Popolo Segreto. Narra loro di me; la fede è una grande forza, accompagnerà il loro cammino. Vai adesso, prima che il re dei Troll raduni gli altri e venga a cercarti. Va’!

Un lampo di luce avvolse Lugh, che scomparve alla vista. Mentre ancora nello spazio vorticavano mille scintille il Narratore saltò nel portale e ritornò nella sala del trono del re dei Sidhe.


Dopo essersi abbracciati e confortati, i tre porsero a Oberon i frammenti dell’Oder: il re aveva già pronti i suoi nani fonditori che li raccolsero e li portarono celermente nelle fucine inferiori dove da tempo ardevano le caldaie e gli strumenti. Nell’attesa, Cinnia e suo padre, Paulie e il Narratore raccontarono le loro esperienze ai convenuti nella grande sala e enorme fu il loro stupore quando sentirono la storia di Lugh. Grida di gioia e acclamazioni salutarono la notizia, anche se qualche idea antica finiva ribaltata in compenso sapere che il loro antico re guidava e proteggeva ancora i loro destini li rese esaltati e felici al massimo grado. Re Oberon dichiarò che quella sarebbe stata la data del “Giorno di Lugh” da festeggiare ogni anno in ogni regno fatato, e tutti avrebbero dovuto rendergli omaggio con canti, giochi e falò. Proposta subito accettata all’unanimità, da tutti. Poi mandò a chiedere ai nani a che punto fossero, mentre il loro gruppo si spostava nella camera da letto del re e della regina, dove Titania e le fate vegliavano sul sonno mortale di Finbar. Il Narratore si sedette sul letto cingendo la testa di suo figlio come a cullarlo, Cinnia si inginocchiò al suo fianco prendendo una mano tra le sue e baciandola. Paulie restò in piedi a fianco all’uomo, conscia del suo dolore. Clodagh stava in un angolo circondata dalle sue fate, i cui sommessi risolini testimoniavano della loro sorpresa nell’aver scoperto il suo rapporto segreto con l’Uomo della Luna. Titania parlava a bassa voce con Oberon, confidandogli il suo timore che non si sarebbe fatto in tempo a salvare il giovane, quando, dalle profondità della collina, giunse un colpo di gong.

- Sembra che ci siano riusciti,- esclamò Oberon, fregandosi le mani. - Chiamate gli sciamani!

Trascinati dai folletti, arrivarono tre vecchissimi sapienti, curvi sotto il peso delle loro conoscenze e delle loro barbe bianche, avvolti in palandrane di colore incerto e con molte pietre istoriate di rune mistiche legate al collo e intorno ai polsi. Scivolarono silenziosamente ai loro posti, intorno a Oberon, mentre un gruppo di nani preparava un alto piedistallo di tronchi di legno: al di sotto posero un enorme piatto di metallo sul quale calarono rami e braci per dare vita ad un calore basso ma potente. Altri nani corsero portando l’Oder finalmente ricongiunto, fuso e ribattuto fino a risaldare i lati spezzati, il grande calderone nero dei Tuatha riempiva con la sua sola presenza tutta la camera. Vi versarono acqua in abbondanza e, mentre lentamente si riscaldava, gli sciamani vi versarono estratti liquidi dagli strani bagliori, da minuscole ampolle dimenticate da tempo nei loro antri magici. E, prima bassissimo, poi in crescendo, ognuno si unì al coro mugolante le cui vibrazioni facevano tremare l’aria già densa dei vapori. Paulie e Cinnia spogliarono Finbar dai suoi abiti, il Narratore e Oberon lo presero tra le loro forti braccia, che già iniziavano a congelarsi al solo toccarlo, e con grande attenzione lo calarono nell’enorme paiolo, tra le morbide volute dei vapori che salivano verso l’alto.

- Ora, - fece Oberon ,- prima che andiamo avanti, c’è una cosa che devi capire bene, amico mio. Quella che stiamo facendo è una delle più antiche e potenti magie dei Sidhe, nata per loro e a loro riservata. Capisci che ci sarà un prezzo da pagare, un duro prezzo, per te?

- Credo di capire, sì, maestà. E francamente non me ne importa nulla. Sia quel che deve essere.

- Se Finbar rinasce, se ci riusciamo, se l’Oder ha riacquistato tutti i suoi poteri… capisci che tuo figlio non sarà mai più quello che era? Che prenderà la nostra essenza, che farà parte dei Sidhe? Sarai solo, anche se sarai sempre tra noi, che pure ti amiamo. Finbar avrà la vita lunghissima che è propria dei Sidhe, e i loro poteri. Perderà la sua umanità. Sei d’accordo?

- Maestà, se perché lui vivesse io fossi dovuto morire non ci avrei pensato un attimo. Perché dovrei pensare a questo? Va bene, mio figlio ama il vostro popolo, ama Cinnia, e so che continuerà a volermi bene. Anche se sarà uno di voi. Niente, comunque, ci terrà lontani, fin che durerà questa vita. Salviamolo.

- E sia. Venite tutti qui intorno.

Oberon, Titania, Paulie, Cinnia, Clodagh, il Narratore e re Brian circondarono il calderone e quando il re fece passare tra di loro un affilatissimo stiletto d’argento brillante, incisero i loro polsi facendo cadere gocce di sangue nell’acqua fumante. Le scie rosse si allargarono e fluirono verso il corpo di Finbar, che galleggiava esanime, scivolarono verso di lui e scomparvero nella sua pelle. Il colore e il calore, da tanto scomparsi dal suo corpo, ripresero il loro regno e tornarono a comandare. Lievemente il petto di Finbar si alzò, ed abbassò, e di nuovo, e ancora, in rantoli, sospiri, fino a riprendere il ritmo regolare. Le luci nella camera scemarono, come se la vita stessa, per tornare in lui, avesse dovuto assorbire tutta la potenza e l’energia circostante. E alla fine, Finbar aprì gli occhi , ancora ignaro della sua nuova natura, del battesimo magico che lo aveva assunto a membro dei Sidhe: suo padre levò lo sguardo dal volto amato e fissò Cinnia. La figlia dell’Uomo della Luna arrossì violentemente, come per un senso di colpevolezza; forse la incolpava di qualcosa, per questa rinascita che univa lei e lui, ma divideva un padre dal figlio? Il Narratore le sorrise, e annuì col capo. Tutto andava bene. Tutto era come doveva essere.








*** FINE ***

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (nona puntata)

(Prima pubblicazione 15.12.2014)

© Crenabog 





Il silenzio dello spazio era rotto solo dai singhiozzi di Cinnia, in preda al terrore. La navicella precipitava sempre più velocemente verso la Terra e sembrava che non ci fossero più speranze per loro; la distanza era talmente grande che il tempo scorreva lentamente, rendendo l'angoscia ancora più profonda. La ragazza si teneva abbracciata al padre con la mente sconvolta, lui invece appariva concentrato dietro a qualche suo pensiero, poi disse:

- C'è una possibilità, forse. E a questo punto tentarla é l'unica..

Infilò una mano nella giacca e prese qualcosa, poi la estrasse e la iniziò a fissare. Cinnia guardò esterrefatta il gesto :

- Che stai facendo, papà?

- Va bene, te lo spiego poi però non mi interrompere più. Allora, tu sai la storia tra me e tua madre, di come dormivo in mezzo ad un campo quando lei mi vide e approfittò del fatto che non me ne rendevo conto per.. fare quel che ha fatto. Poi, ti lasciò alla corte di Oberon che mi diede questa bella sorpresa. Quel che non sa nessuno invece, è che evidentemente tua madre si era innamorata e ci siamo incontrati, anche se in segreto, altre volte. Mi ha sempre cercato lei poi, una notte, mi ha lasciato questa pietra - aprì la mano e mostrò a Cinnia una pietra tonda sulla quale erano scolpite delle rune - dicendomi che se l'avessi chiamata col pensiero, mi avrebbe raggiunto. In verità, fino ad oggi, non ho mai provato ad usarla perché non ne abbiamo avuto bisogno. Ecco perché ti dico, forse questa è la nostra ultima speranza. Ora lascia che mi concentri.

La ragazza vide distintamente suo padre concentrarsi, con gli occhi serrati e il pugno teso verso l'alto. Intorno a loro il sipario scuro dello spazio scivolava via sempre più rapidamente, e le stelle sembravano strappate da una mano gigantesca che le rubasse per portarle via, sempre più su. In basso il chiarore del pianeta avvolgeva tutto di una luminescenza rosata, i contorni delle terre si fecero nitidi, vicini, continuamente più vicini, ogni attimo che passava portava via con sé la speranza di salvezza e i sogni di un futuro. Ed ecco, apparvero le cime dei monti, perfino le onde spumeggianti sul mare erano visibili, mentre brandelli di nuvole bianche venivano tranciati dalla folle corsa della navicella. Le nuvole, pensò Cinnia piangendo, quante volte avevano immaginato forme e disegni guardandole, lei e Finbar. Cosa era rimasto, adesso? Finbar disteso sul letto di Titania, gelido nella morsa del ghiaccio di Eirwen che stava distruggendo il suo spirito vitale, in attesa inconsapevole che la ricerca dei frammenti dell'Oder si compisse e la magia dei Tuatha lo riportasse a lei. E qualsiasi cosa avessero sognato, immaginato, deciso per un loro futuro, svaniva velocemente; il futuro - pensò Cinnia. Quale futuro, se io ho sangue di fata e lui è umano? Come avremmo potuto vivere insieme?

- Guarda! ,- gridò suo padre, stringendola tra le braccia e indicando in basso.

Una nuvola di mille colori si agitava, mutando forma, come agitata dai venti, piccola, compatta, poi larga e dai contorni fluenti. Non era ferma, anzi, pareva proprio voler salire verso di loro.. Ancora pochi attimi e furono raggiunti da un enorme nugolo di fate dalle ali iridescenti, e le loro risate sembrarono a Cinnia la cosa più assurda che avesse mai udito. Ma sicuramente anche la più gradita.. Centinaia di piccole e grandi braccia si protesero ad afferrare la navicella, fate di ogni colore e dimensione si affollarono intorno a loro, sorridenti, salutanti, assolutamente decise a fermare la corsa del minuscolo bolide lunare. E ci riuscirono, dapprima con fatica nel contrastare l'enorme spinta poi senza più alcuno sforzo apparente. Cinnia non credeva ai propri occhi, rise follemente mandando baci a tutte le fate più vicine. Anche suo padre aveva stampato sul volto un sorriso pieno e libero, forse - ma chi sa se lo avrebbe ammesso - anche per la conferma ricevuta che quello della pietra non era stato un altro degli scherzi della sua fata. Si sentì accarezzare la nuca, si voltò e lei, ovviamente, era lì.

- Cinnia, ti presento Clodagh, tua madre.

La ragazza vide per la prima volta la faccia splendente della fata, che si era sempre tenuta lontana e nascosta da lei, per timore che la sua dissennatezza nel lasciarla ne avesse esacerbato l'animo.

- Ciao, piccola. Strano modo di conoscerci, non è vero?

La felicità per quel che era avvenuto era talmente grande che nessun pensiero vendicativo corse nella mente di Cinnia. Li abbracciò entrambi, perdendosi nel bizzarro profumo che avvolgeva la fata, un misto di ambra, cannella, resina odorosa e in fondo, laddove poteva persistere più a lungo, il sentore di vaniglia calda e aromatica.

- Mamma, sembri una pasticceria volante..

Il coro delle risate discese dal cielo come una pioggia bene augurante.




Il Narratore si ritrovò nel buio delle caverne di Monte Atro e perse minuti preziosi cercando di abituare la vista all'oscurità. Tenendosi con una mano alla parete scheggiata, mosse passi incerti verso una lontana luminescenza, poi comprese che doveva trattarsi della luce di alcune torce poste a guardia di una grande spelonca. Sempre più deciso, avanzò e finì in un ampio spazio quasi circolare: vide i tenui splendori delle fiamme riflettersi sul metallo delle spade d'acciaio, i sacchi di monete d'oro, le casse d'argento. I tesori trafugati nel tempo dal re dei Troll erano tutti lì, accatastati ai suoi piedi. Tese le orecchie nel tentativo di scoprire i loro passi pesanti, nel caso fossero andati nella sua direzione. Al momento però, sembrava che avrebbe potuto agire con calma: iniziò a frugare, dopo aver preso una torcia, spostando tappeti rosi dalla muffa per l'umidità, scheletri sbiancati di antichi nemici - o forse prigionieri - che avevano osato cercare di rubare il tesoro prima di lui. Contro una parete, una fila di grandi scudi corrosi dal tempo, dal metallo annerito, lasciavano ancora intravvedere preziose immagini finemente niellate a sbalzo, frutto di civiltà totalmente dissimili dalla gretta violenza dei Troll. Tra di questi, appoggiato con noncuranza, come se nessuno sapesse di cosa si trattava, scorse una forma triangolare, certamente aveva trovato quel che cercava. Esultò tra sé, poggiando la fiaccola su una catasta di elmi dorati, e prendendo l'Oder tra le mani. Se lo portò al viso, commosso, assaporando il sentore di enorme antichità che misticamente lo avvolgeva poi, mentre iniziava a ritrarsi verso lo spazio del portale, le grida di allarme dei Troll esplosero in lontananza. Alzò gli occhi, nel buio non aveva osservato la parte superiore: ora, illuminandola con la torcia, notò delle grate, forse usate per far scorrere l'aria nell'ambiente, dalle quali evidentemente il muoversi della luce della fiaccola era stato notato da qualcuno di loro, lasciato di guardia. I capelli si rizzarono sulla nuca del Narratore, e si preparò a difendere sino all'ultima goccia di sangue il frammento dell'Oder. Sguainò Trinker, godendo del bagliore assassino della lama azzurra, e iniziò a correre verso il portale: non ebbe tempo, la prima carica di Troll proruppe nella caverna con urla bestiali. Enormi, roteavano contro di lui gigantesche mazze ferrate irte di spuntoni ancora coperti del sangue disseccato delle vittime: l'uomo scansò abilmente i loro movimenti scomposti, e ad ogni fendente di Trinker vedeva i corpi mostruosi avvizzire urlando e disfarsi sul pavimento. Dalle profondità di Monte Atro l'ululato dei corni di guerra chiamò a raccolta i Troll disseminati nelle varie caverne, mentre il re schiumava di rabbia all'idea che un miserabile essere umano stesse mettendo in pericolo il suo tesoro. Ma il cupo, roco suono dei corni svegliò anche qualcos'altro e questo qualcosa iniziò a scivolare segretamente, nero nel nero del buio, verso il luogo della lotta.

Il Narratore non dubitò della inaudita potenza di Trinker, e continuò a spezzare ossa, recidere arti e succhiare via l'anima dai Troll che si riversavano, calpestandosi come dementi, accecati dalla brama di uccidere; improvvisamente sbandarono, arrestandosi. L'uomo ne approfittò per ritrarsi verso la parete del tesoro, e riprendere fiato, perché iniziava a sentire la stanchezza nei muscoli. Dal retro del gruppo di mostri giungevano urla di terrore, cosa che stupì il Narratore. Che poteva mai aver spaventato quei giganteschi guerrieri? Poi, con un fruscio, una specie di sibilo, vide qualcosa strisciare sui muri e sul soffitto, un ombra indistinguibile.

- Babook! Babook! ,- urlavano i Troll, spingendosi l'un l'altro nel tentativo di fuggire. L'ombra si lasciò cascare su di loro, avvolgendoli, sbranandoli. Lo scricchiolio delle ossa spezzate si mischiava all'osceno risucchiare del sangue prodotto dall'orrore ancestrale, uscito dalle profondità di Monte Atro per placare la sua fame. L'uomo capì che si trattava di quel qualcosa di cui lo aveva avvertito re Brian poco prima di partire e cominciò a pensare realmente che da lì non sarebbe uscito vivo. Provò a slanciarsi contro di esso, approfittando che era intento a fare a pezzi un troll, e lo colpì con forza. Trinker lo passò da parte a parte e l'unico risultato fu una risata agghiacciante.

- Pazzo! Con la Bevitrice cerchi di uccidermi?

Le parole, se parole erano, rimbombarono nella mente del Narratore, non nelle orecchie. Aveva dunque anche poteri mentali, rifletté, tirandosi indietro con timore. Il Babook si girò verso di lui, strisciandogli contro; le braccia si allungarono esageratamente mentre gli artigli fremevano alle estremità. Più che una terrificante realtà, sembrava un incubo.

E, del tutto inaspettatamente, vicino al Narratore comparve una forte luminescenza, un bagliore al cui centro cominciò a distinguersi una forma umana. Un uomo alto, magro, albino e dai lunghissimi capelli sciolti sulle spalle, candidi come neve, ricoperto da una cotta di maglia, una corazza a difesa del petto e un corto gonnellino di strisce di cuoio borchiato guardò il Narratore poi si chinò verso un Troll svenuto ma illeso, con forza indicibile lo afferrò per i capelli con una sola mano e lo lanciò verso il Babook. L'essere reagì d'istinto, allungò le braccia, si strinse intorno al Troll e spalancò una bocca enorme, irta di zanne: sembrava non avere una mascella, perché allargò la bocca sino ad avvolgere interamente la testa del Troll, come a volerlo ingoiare intero.

- Ora! Colpisci il Troll! ,- gridò l'albino, e il Narratore gli sferrò un colpo al cuore. Trinker fece il suo lavoro: in pochi secondi avvizzì l'enorme corpo del Troll e trascinò con sé anche il Babook le cui urla deliranti echeggiarono a lungo nei recessi della mente del Narratore.




Continua - e termina - nella decima puntata QUI : La favola del paiolo magico 10


LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 03.12.2014)

© Crenabog 




Il Narratore non mostrò di dare troppo peso alle parole del re dei folletti, o forse, semplicemente non voleva dover pensare - in quel momento - a cosa sarebbe successo. Si voltò verso Cinnia, estrasse il flauto che gli aveva donato Titania e, rivolto alla luna che splendeva gelida in cielo, pensò fortemente al Ragno, ed iniziò a suonare. La magia delle fate fece giungere la melodia sino alle orecchie della gigantesca bestia, occupata come al solito a dormire nella perenne zona d'ombra del lato oscuro: si agitò, si risvegliò e cercò di capire di cosa si trattasse poi, siccome riconosceva bene il richiamo del flauto, si mise subito a dipanare il suo filo d'argento al quale legò la navicella magica. Non era per il suo padrone quindi era necessaria: avrebbe permesso a chi l'adoperava di stare al sicuro in una grande bolla d'aria.

Nella camera da letto di Oberon, Titania e un gruppo di fate vegliavano intorno a Finbar, sempre privo di conoscenza. La regina era profondamente in pena e continuava ad accarezzarlo, illudendosi di sentire regredire il gelo; purtroppo dovette notare che avanzava, lentamente, sempre più verso il cuore. Il tempo cominciava a diminuire e la speranza anche.

Mentre Cinnia entrava nella navicella ed iniziava a tornare da suo padre, il Narratore si accomiatò dagli amici entrando anche lui nel crocevia dei sentieri specchio. La ragazza-bambina, ché era ancora così tremendamente giovane, anche se gli incanti delle fate avevano fatto sviluppare il suo aspetto sino a fargli raggiungere l'età di Finbar, si torceva le dita ansiosa, mentre saliva nello spazio. Neanche la consueta vista delle stelle e delle costellazioni, che sempre l'affascinava nella sua irrealtà, riusciva a distrarla dal pensiero di Finbar morente. Per un bizzarro caso del destino, quando si erano incontrati per la prima volta lui, non sapendo come si chiamasse, si era rivolto a lei chiamandola con un nome tradizionale - il cui significato, le aveva spiegato poi, implicava il concetto di grande bellezza, cosa che l'aveva lusingata - e questo fatto, di per sé poco importante, si era invece rivelato fondamentale per le loro vite. La legge antica dei Sidhe voleva infatti che chi avesse dato il nome a qualcuno, l'avrebbe avuto per sempre: ed era successo proprio il giorno in cui suo padre si preparava alla cerimonia in cui l'avrebbe chiamata per la prima volta. Così, la loro unione era stata automaticamente sancita sin dall'inizio, e benedetta dall'amore che si era subito sviluppato tra loro. Anche se, rifletté Cinnia, suo padre non l'aveva affatto presa bene, anzi. Comunque aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco e forse anche per questo aveva diradato le sue visite sulla Terra, giustificando la cosa con il dover curare il grande giardino di fiori bianchi e neri che era nato dopo che la talpa, giunta assolutamente imprevista sulla Luna, aveva tanto scavato da far affiorare l'acqua sul suolo da sempre coperto di polvere. Una volta giunta sulla superficie, accarezzò il folto pelo dell'enorme Ragno che la aspettava ubbidiente e si diresse verso il luccicante palazzo di marmo e pietra. L'Uomo della Luna, che aveva visto stupefatto il Ragno mettersi a sciogliere il suo filo d'argento, stava sulla scalinata d'ingresso, curioso di sapere chi stesse venendo a visitarlo. Quando vide la figlia l'abbracciò e le chiese come mai quella visita inaspettata. La piccola spiegò, con voce rotta, la tragedia che si stava svolgendo sotto la collina di re Oberon e il selenita si decise a farle quelle domande che da tempo gli premevano:

- Dimmi la verità. E' soltanto per via della legge magica, che state insieme? E' per la tradizione antica?

- No, padre. Io lo amo. Ci siamo amati dalla prima volta che ci siamo visti. E' vero che Finbar ci ha messo un po' a dichiararsi, ma non stiamo insieme perché dobbiamo. E' perché lo vogliamo. Davvero.

- Se questo è veramente quel che senti, allora dovrò farmene una ragione. Capisci però a cosa vai incontro, vero? Tu sei figlia di una fata e mia, quasi fatata e quasi umana, anche se io discendo dai Tuatha e quindi anche in me scorre sangue magico. Le nostre vite sono diverse dalle loro. Riuscirai a sopportare questo, quando gli anni, tanti anni, saranno scesi su di voi?

- Lo so, me ne rendo conto. Ma non importa, sarà quel che sarà.

- E allora, andiamo a prendere il pezzo dell'Oder. Oh, è così tanto tempo che ce l'ho.. prima, sai, lo tenevo nella sala dei ricordi poi, ehm, l'ho adoperato per qualcosa di più concreto..

- Cosa ne hai fatto?

- Eh, adesso lo vedrai.

Girarono intorno al palazzo ed entrarono nel vasto terreno coltivato dei fiori che avevano così stupito la regina Titania. Il loro profumo ammaliante, stordente, frutto dell'unione di tanti diversi effluvi, lasciò la piccola a bocca aperta. Penetrarci in mezzo era una esperienza mai sognata, fu come se fosse entrata in una densa coltre di nebbia, invisibile ma profumatissima. Camminarono lungo le rive del lago creato dallo scavo della talpa e poi suo padre cominciò a fischiare forte.

- Acci! Acciiii!

- Come Acci! Chi è?

- Ma è la mia talpa, no?

- Perché l'hai chiamata così?

- Ah, ti sembrerà stupido, ma siccome quasi non ci vede, finiva sempre per starmi tra i piedi e mi ha fatto cascare tante di quelle volte.. così siccome continuavo a gridare "Accidenti!", per fare prima l'ho chiamata Acci.

- Sei veramente bizzarro, padre.

- Sì, va bene, ma adesso dove si sarà ficcata?

Non riuscendo a trovare Acci, lui le indicò una curiosa costruzione.

- Ecco, Acci abita lì sotto. Prima stava con me nel palazzo ma, siccome ho visto che si diverte di più a girare nel giardino, per evitare che qualche frammento di stella possa cascare giù e colpirla, le ho fatto una piccola casa. Sì, tanto piccola non è, ma insomma, per lei va bene. E quindi, ecco l'Oder.

La cuccia di Acci era composta da tre basse pareti di pietra levigata, aperta convenientemente sul davanti, e coperta dalla cosa più robusta che l'Uomo aveva trovato: il grande frammento curvo del calderone di Lugh. Insieme lo alzarono e lo staccarono dalle pareti, trasportandolo verso la navicella: Cinnia non finiva di ringraziarlo e pregava solo di fare in tempo a portarlo ad Oberon, nella fucina dei suoi nani. Il selenita invece, rimuginava tra sé pensando che Acci non sarebbe stata affatto contenta quando non l'avesse trovato. Era un curioso animale, e lo stare nel mondo dei Sidhe aveva fatto scorrere qualche potere magico anche in lei, così aveva sviluppato modi di fare totalmente diversi da quelli di un comune animale dei boschi e probabilmente anche un certo grado di intelligenza. Finirono di spingere l'Oder dentro la navicella poi si abbracciarono:

- Che ne dici se vengo anche io? Magari potrei tornare utile e, insomma, sarei contento di poter essere presente quando cercheranno di guarirlo.

- Ma certo, sono felice che ci hai pensato. Non avrei avuto il coraggio di chiedertelo.

- Ma no, suvvia. Ho capito come stanno le cose e mi sta bene, non preoccuparti. Allora, vediamo di sbrigarci.

Salirono entrambi e il selenita fece cenno al Ragno di liberare il filo, così da poter partire subito. E, mentre volavano verso la Terra, Acci fece capolino da sopra la testa del Ragno. Nessuno sapeva che aveva preso l'abitudine di dormire nella folta pelliccia del mostro, e certamente neanche esso se ne era mai accorto, tanto era grosso lui e tanto era piccola lei in confronto. Stando lassù aveva sentito tutto e aveva anche visto tutto: il flusso magico aveva molto aumentato la sua capacità oculare e così aveva assistito a quello che pensava fosse un furto ai suoi danni. Perché mai le avevano tolto il tetto della sua casa? Per quanto fosse affezionata all'Uomo della Luna, essendo comunque una bestiola, il concetto di possesso era una priorità in lei. E si arrabbiò. Si arrabbiò parecchio. Tanto da saltare al suolo e mettersi a rosicchiare il filo d'argento che, pure robustissimo, nulla poteva contro i suoi denti abituati a scavare la roccia. Quando il Ragno se ne accorse e cercò di scacciarla, era ormai troppo tardi: il filo si spezzò. E la navicella cominciò a precipitare.




Continua nella ottava puntata QUI : La favola del paiolo magico 8


LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 01.12.2014)

© Crenabog 




Oberon congedò Lounnaja, dopo avergli dato una borsa di monete d'oro, e tornò a discutere con loro.

- Allora, mi sembra che sia chiaro chi debba andare a far cosa. Paulie, tu andrai su Hy-Breasil. E' un isola e tu vieni dal mare, chi meglio di te può essere aiutata dai suoi confratelli tritoni, se dovesse servirti?

- Sire, non sono sicura che desiderino ancora aiutare una che li ha abbandonati per vivere sulla terra ferma. Le sirene sono esseri volubili, fanno presto a dimenticare, ma i tritoni hanno la memoria lunga e non amano perdere una delle loro femmine; e le fate foca, anche se non sono sirene, certamente appartengono al mare e al suo regno. Anche se voi siete il re dei Sidhe, e comandate su tutto il mondo degli esseri magici, potrebbero esserci dei problemi con loro.

- Ho fiducia in te, mia cara, e non penso che sarà una impresa difficile. Il sentiero specchio ti porterà direttamente su Hy-Breasil, in qualunque zona di mare attualmente stia navigando. Il pezzo dell'Oder è un grande spicchio di metallo nero, dovrebbe essere facilmente riconoscibile tra le squame del Fastitocalone. Cerca di estrarlo e trascinalo nel sentiero, torna subito qui e sarà fatta. E ora, inutile dire chi dovrà andare a prendere il frammento che sta sulla Luna, vero, Cinnia?

- Certo! Se davvero ce l'ha mio padre una volta che gli avrò spiegato cosa sta succedendo, sarà lui il primo a volerci aiutare. E' un grande amico del Narratore, da sempre, quindi no, non credo ci saranno problemi. Certamente però non posso andare con i sentieri specchio, dovrò aspettare che il Ragno cali il suo filo e mi faccia salire.

- No, piccola - disse subito il Narratore. - Ci penso io a chiamarlo, ho il flauto che richiama tutti gli esseri fatati, ricordi? Usciremo e lo avvertiremo subito.

- Bene! E anche questa è sistemata, - Oberon si fregò le mani, per la prima volta mostrava un leggero senso di soddisfazione - Tu, vecchio amico, dovrai affrontare la parte più dura. Entrare nelle caverne di Monte Atro sarà semplice col sentiero, ma trafugare il pezzo di Oder dal tesoro del re dei Troll... con loro non puoi ragionare. La tregua che abbiamo stipulato si basa solo sul fatto che gli abbiamo concesso la montagna, e sai bene che ogni essere fatato è dovuto scappare da lì. I troll sono pericolosissimi: il sole li uccide ma là sotto sole non ce ne sarà. E da troppo tempo vanno a caccia solo di animali selvatici, per nutrirsi; trovare un uomo nelle caverne sarà come invitarli ad un banchetto. Ti ci vuole un arma e che sia davvero seria: quella che penso di affidarti è un oggetto leggendario. Venite con me.

Attraversarono la sala ed entrarono in una grande camera piena di trofei, corazze, lance: rifulgevano scintillanti nel tenue bagliore delle fiaccole appese alle pareti. Lance istoriate dei Numenorean dalle lame a foglia, affilatissime ancora dopo secoli, certamente mantenute in quello stato dalla cura dei nani servitori di Oberon che lustravano e oliavano i trofei. Le antiche corazze dei Tuathà, d'oro splendente finemente niellate in complicati ricami celtici, con pietre incastonate e lunghe strisce di cuoio grasso per legarle su quei grandi corpi di combattenti. Il re dei Sidhe si accostò ad una panoplia e prese una grande spada, celata nel suo fodero dai ricami a sbalzo. La soppesò, meditamondo, quasi restio a consegnarla al Narratore.

- Questa è Trinker, la spada di Lugh, l'Il-Danà. Il più grande capo dei guerrieri Tuatha, ebbe certamente parte della sua fortuna in guerra per via del possesso di Trinker. Devi usarla con estrema attenzione; la sua lama venne forgiata durante un rito magico ed è maledetta. Questa spada non ferisce i nemici, non uccide i nemici. Ne divora le anime. Al primo sgorgare del sangue, fosse anche una semplice scalfittura, il demone che vive dentro Trinker assorbe l'anima di chi è colpito. Nessuno resta vivo, quando Trinker lo colpisce. Te la senti di usarla? Hai compreso bene di che si tratta?

Il Narratore prese Trinker, sempre tenendola dentro il fodero, e cominciò ad allacciarne la pesante cintura intorno ai fianchi. Aveva lo sguardo fisso nel vuoto.

- Mio figlio sta morendo, re. Ucciderei Lugh, il re dei troll, persino un dio, con queste mani, se fossi certo di ridargli la vita.

- Ebbene, prendi Trinker e preparati. E' ora che tutti facciate la vostra parte. Usciamo, così potrai chiamare il Ragno e Cinnia potrà salire da suo padre. Paulie, prendi questa fiala. Contiene la terra di Hy-Breasil, versatene un poco sul palmo della mano e attraversa il portale: e buona fortuna, torna alla svelta chè il tempo scorre troppo velocemente.

Paulie annuì, prese la fiala e fece quanto comandato, sparendo attraverso l'Anello. Gli altri salirono la scalinata e uscirono fuori dalla collina, guardando verso l'enorme luna piena. Un colpo di tosse attirò la loro attenzione; re Brian li aspettava, molto nervoso. Certo la situazione era drammatica, ma sembrava che avesse urgenza di dire qualcosa.

- Stanno partendo per cercare l'Oder?

- Sì, Brian. Cosa c'è?

- Posso chiedere dove devono andare?

- Cinnia da suo padre. Paulie sta andando a Hy-Breasil e lui nelle caverne dei troll.

- Quindi su Monte Atro. Gli avete detto cosa lo aspetta lì sotto?

- I troll, naturalmente.

- Allora non sapete... Non vi siete mai chiesto perché i nani non hanno fatto grandi difficoltà, quando hanno saputo di dover andare via dalle loro terre?

- No. Nessuno mi ha detto nulla, Brian. C'è qualcosa che dovrei sapere?

- Immaginavo. Sono sempre stati restii a parlare del loro segreto. Tanto vale che ve lo dica io. Per secoli hanno scavato alla ricerca di pietre preziose, oro e argento. E tanto a fondo sono andati, che hanno fatto uscire qualcosa. Uno spirito? Il male del mondo? Nessuno lo sa. Ma è qualcosa che infesta le caverne, qualcosa che uccide. Ecco perché quando hanno saputo di dover cedere le caverne ai troll se ne sono andati soddisfatti, certi di aver giocato loro un brutto tiro. Quindi, per favore amico mio, sta' attento. Molto attento.




Continua nella settima puntata QUI : La favola del paiolo magico 7