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giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.01.2013)

© Crenabog 




Venne infine la strega a chiamarlo e presero posto nella biblioteca, sotto gli occhi attenti del figlio. Il Narratore cominciò a parlare e lo fece per ore, ed ore, ed ancora e ancora, senza avvertire fatica né fame: il sortilegio della strega dava i suoi risultati. L'uomo osservava i fogli davanti a lei riempirsi da soli di infinite righe d'inchiostro, che magicamente venivano a tracciarsi sulla superficie candida; i fogli si accumularono e a lui sembrava fossero passati solo pochi momenti. Di tanto in tanto il figlio, a fatica data l'età avanzata, si alzava, raccoglieva un gruppo di fogli e, con un cenno tracciato nell'aria densa di pulviscolo, li racchiudeva in pesanti rilegature per poi tornare a sedersi ed iniziare a leggerli. Giunse il momento in cui il Narratore dovette ammettere di non ricordare altro ma la strega non sembrò aversene a male: i libri formati da suo figlio avevano formato una pila notevole e avrebbe avuto da leggere per moltissimo tempo. Il Narratore si alzò, incredulo del risultato: dentro di sé immaginò che fossero trascorsi parecchi giorni, forse persino mesi, senza che se ne fosse accorto, e gli tornò in mente l'antica storia di Rip Van Winckle, ma era sicuro che fosse già in qualche libro e non la raccontò.

" Siete soddisfatta, signora? "

" Certamente hai ben ottemperato alle mie richieste, Narratore. Trovo giusto ricompensarti, quindi vieni con me... "

Si allontanò verso un angolo buio della biblioteca e, con un gesto, fece luce: agli occhi dell'uomo comparve un cumulo di gioielli, monete e preziosi, in parte coperti dalla polvere dei secoli.

" Questo era il tesoro degli elfi, serviti pure, scegli quel che ti piace, per me ha poca importanza. "




Il Narratore si fece avanti e riempì le sue due bisacce, senza curarsi troppo di cosa scegliere, che tutto gli appariva meraviglioso: memore però degli inganni di re Brian, evitò di prendere le monete d'oro. Ne aveva viste troppe trasformarsi in cenere alle prime luci dell'alba, incanto che invece non capitava ai gioielli. Quando fu soddisfatto chiese a Lahin se andasse bene e lei annuì con noncuranza. Sembrava avere la mente persa in altri pensieri e questo fece preoccupare l'uomo che azzardò: " Se il mio compito è concluso, gradirei fare ritorno alla mia terra, signora. "
" No - esclamò decisa la strega - per questa sera cenerai con noi e domattina potrai andartene. " E se ne andò lasciandolo a pensare al da farsi. L'uomo si ritirò nella stanza dove aveva dormito, si sedette sul letto e sciolse l'involto che aveva portato con sé, i doni di Titania, li riguardò e pensò a come usarli nel gioco che Lahin evidentemente aveva intenzione di giocare.
Dopo una cena abbondante ma silenziosa, la strega disse: " Narratore, so che conosci le leggende su Afelia, ma penso che l'antico sapere sia andato perduto, anche tra il Popolo Segreto. I lycan non furono un avvenimento improvviso, la loro esistenza data nei millenni. Quando gli invasori romani vennero a devastare le nostre regioni , i Pitti e i Caledoni si opposero strenuamente, fino a che Adriano non fece erigere il muro da Segendum a Coggabata, fino a Maia. Per due secoli resse contro i nostri popoli poi, richiamati dal Popolo Segreto che aveva stretto un alleanza con i Warlords, giunsero a combattere le tribù dei Lycans delle Brume. Per secoli avevano vissuto nell'ombra e su di loro correvano soltanto vaghi mormorii. Troppo terrificanti per essere creduti veri, troppo veri per non diventare l'incubo dei romani. Il bagno di sangue che scese su di loro fu di proporzioni inaudite e i Lycans si guadagnarono il rispetto delle nostre tribù, e patti di non aggressione da entrambe le parti.





Se ne andarono come erano venuti, nel silenzio, lasciando impronte di sangue nella nostra memoria e racconti del terrore nelle guarnigioni romane che a stento avevano trovato scampo tra le rovine di Birdoswald. La forza di un lycan è leggenda, la sua semi immortalità lo rende quasi un dio. Da sempre streghe e negromanti hanno cercato di unirsi a loro per partecipare del loro spirito. Per noi sono un dono, - mormorò - che vale ben più di un patetico tesoro."
" Non avevo idea di tutto questo e certo - rispose il Narratore - adesso molte cose mi appaiono chiare. Quel che si narra, finisce sempre per mutare nel passare di bocca in bocca. Te ne ringrazio. Ed ora, posso andare a dormire, in previsione del viaggio di domani? "
" Certamente, - replicò la strega - vai pure. Passerò a salutarti."
Nel profondo della notte il Narratore ebbe però dei sogni agitati, come una premonizione di pericolo. La finestra lasciava scivolare, attraverso i pesanti vetri piombati, la diafana luce di una luna piena ghignante nel cielo. Anche le ombre sembravano volersi scostare davanti a lei, rendendola padrona dell'uomo disteso sul letto, lasciandolo al suo destino. Un breve frusciare, inatteso, riscosse il Narratore dal suo riposo e, nel varco della porta rimasta aperta, vide avanzare delle minuscole fiammelle.







Continua nella settima puntata, QUI: La favola del Signore del Wangshire 7


LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 17.01.2013)

© Crenabog 





Terminato che ebbe di raccontare, re Brian Borough fece allontanare lo stuolo dei suoi folletti e, restato solo con il Narratore, venne al dunque: " Allora, che ne dici, ti attira di partire per vedere se ancora esiste il tesoro di Afelia?"
" Certamente, sono più che disposto a tentare, - disse l'uomo. - Ma come farò a trovarla?"
" Per questo non c'è problema, è oltremodo distante, questo è vero, ma ho in mente un paio di trucchetti che ti saranno utili, eheh! Piuttosto, mi farebbe tanto piacere poter ricavare qualcosina anche io... "
Il Narratore conosceva bene l'indole del re dei folletti e se lo aspettava. Ovviamente si dimostrò disponibile e volle sapere cosa aveva in mente. Ma, prima ancora che re Brian si spiegasse una chiara luce prese a formarsi nella stanza, assumendo contorni e solidità. Mentre il vago pulviscolo si depositava in terra la regina Titania apparve davanti a loro.


" Mia regina, benvenuta nelle mie spoglie stanze! - proruppe re Brian, - Cosa desideri? "

" Re Brian! Hai bevuto talmente tanto idromele da dimenticare chi sono? Perfino le rocce devono ubbidirmi. E perfino le rocce, se sono quelle del Popolo Segreto, possono avere orecchie per ascoltare e bocche per riferire. In che guaio stai mandando a finire il nostro amico? ", disse la regina con tono alterato. Re Brian si sfregava le mani tremolante, con aria colpevole.

" Vedete, mia Signora, aveva bisogno di guadagnare e ho pensato che magari una piccola ricerca di un certo tesoro, che poi chi sa se c'è ancora.. poteva essergli d'aiuto.."

" Re Brian, una volta o l'altra ti spedirò a fare da mandriano alle pecore dei Troll. Sai benissimo quanto sia ancora pericolosa la regione dove è situata Afelia, non per niente il Popolo Segreto la tiene celata a forza di incantesimi. Nessun umano si avventura laggiù, come pensavi di farcelo arrivare?"

" Ehm.. avevo pensato di sellargli uno dei miei kelpie preferiti, sapete bene che corrono come il vento, e nessuno sarebbe stato così coraggioso da avvicinarglisi.."

" E magari durante una sosta - perché il Narratore dovrà anche dormire, non ci avevi pensato? - il tuo dannato kelpie avrebbe avuto fame. Sei dunque uscito di senno? - strillò Titania.


Il Narratore se ne stava zitto al suo posto, intento a vedere come sarebbe andata a finire e piuttosto preoccupato da quel che aveva sentito. Che re Brian fosse inaffidabile, anche se buon compagno di bevute, era certo ma che avesse in testa una cosa simile non se lo aspettava.

" Oh, sì, certo, ehm...avete indubbiamente ragione, mia Signora. Mi prostro e chiedo perdono. Sono stato sicuramente sciocco a pensarlo... Immagino che voi abbiate un idea diversa, sì?"

" Ce l'ho, eccome. Bene, ora che lui sa di Afelia, e sempre che se la senta ancora, dovremo facilitargli le cose il più possibile. E' troppo un nostro buon amico, perché noi si faccia di meno. E ringrazia che le rocce hanno parlato a me e non a re Oberon, altrimenti a quest'ora staresti a spalare detriti nel più profondo buco delle miniere di Gath Wongul. Quindi, vediamo.. non potendo attraversare tutto Bosco Buio, oltrepassare il Picco dei Troll, viaggiare per tutta la piana di Clotagh né scamparla alle paludi di Orja, dovremo farlo passare per la Porta del Corvo che Piange."




" Mia Signora! ma... dite davvero?"

" Non c'è altro modo. Narratore, bisogna che tu sappia questo: la Porta può condurre chi la attraversa ovunque voglia, è situata al centro di uno dei nodi della Forza. E la Forza attraversa tutto il mondo del Popolo Segreto, unendolo con strade incantate, e molte porte sono in ogni dove. Ma quando la si varca tutto quel che vive, soffre, gode, nasce e muore da lì a dove si vuole andare viene vissuto dal viaggiatore in pochi momenti. La Forza beve, letteralmente, le vite e le energie di chi vive vicino a lei, se ne nutre e ricambia donando la possibilità di viaggiare per le sue strade. Però ogni sensazione la imbeve come se fosse una spugna e quando ci si immerge in essa, se ne può restare sconvolti. Già una sola vita, a viverla, può essere insostenibile, immagina migliaia di altre. Posso fare in modo che tu perda conoscenza per un breve periodo, quanto basta per uscirne sano di mente. Te la senti di affrontare questo rischio?"

" Posso provarci, regina. Ma per il ritorno? "

" Ti darò altro filtro da bere, lo porterai con te e lo userai quando sarà il momento. Non so dirti cosa potrai trovare ad Afelia, è moltissimo tempo che non la visitiamo, né chi o cosa ci viva, se pure qualcosa ci fosse. Dovrai cavartela da solo, ma ti fornirò alcune cose che ti saranno utili. E ora lasciamo questo vecchio pazzo, vieni con me."

La regina prese per mano l'uomo e svanirono in un vortice di luce, mentre il re dei folletti, sconsolato, rimase a guardarsi le punte delle scarpe , indeciso se accendersi la pipa di radica o partire per una breve vacanza alla Spiaggia dei Giganti.





Continua nella quinta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 5



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.01.2013)

© Crenabog 




- Non ci fu storia, ovviamente. Cinquanta berserker erano in grado di devastare villaggi e città, ma contro otto mannari inferociti - complice anche il fatto che molti erano addormentati - non se ne salvò nessuno.

- Re Brian, ho sentito molto parlare dei licantropi, ma sono così imbattibili?

- Ricorda sempre che solo l'argento li può uccidere e certamente i berserker non avevano armi d'argento ma di acciaio, più forti ma in quel caso inutili. Le ferite si rimarginano quasi subito, a meno che non si riesca a tagliar loro la testa. Così, il problema dei berserker venne atrocemente risolto ma il gruppo di Lord Sachan si trovava ad affrontare un pericolo maggiore: sé stessi. Cominciarono a capirlo al mattino, quando si risvegliarono in mezzo al campo di battaglia e si resero conto dell'accaduto. Il signore del Wangshire volle stringere con loro un patto di sangue e formarono un k-not, l'antica fratellanza d'arme che lega ognuno al suo commilitone, andando ben più oltre, prendendo quasi l'aspetto di una famiglia. Il k-not è impossibile da spezzare, per chi ci crede veramente. Iniziarono a percorrere le contrade in lungo e in largo, cercando nemici della popolazione da abbattere e vi riuscirono molto bene ma, la notte, a volte la furia e la fame facevano perdere di vista gli obbiettivi prefissati e purtroppo ci andarono di mezzo anche degli innocenti. Alla fine, le voci si propagarono, ed arrivarono alla regina degli Elfi, Kal Ladel, che perseguiva un sogno di perfezione per il suo regno e non poteva sopportare che quelle belve girassero indisturbate .




Mandò le sue truppe alla ricerca dei mannari e un mese dopo, seguendo racconti terrorizzati e scie di sangue, riuscirono a circondarli sulle rocce di Barnèa; Lord Sachan fece nascondere i suoi in una grotta, attese il mattino e, trasformatosi, discese nella piana per parlare con gli elfi, sperando di arrivare ad una spiegazione e, magari, trovare un rimedio per la loro maledizione. Venne invece catturato e legato ad una catena in segno di spregio e di offesa, come un cane, mentre gli elfi avanzavano verso le rupi. Lord Sachan udì da lontano le grida di agonia dei suoi uomini, trafitti da frecce argentee e cadde in una profonda disperazione. Venne trascinato via dagli elfi a cavallo, che ostentavano sulle loro picche le teste dei suoi commilitoni. Passarono per villaggi e piccole città, accolti da urla di rabbia e di scherno, badando a tenere il Lord incatenato e al centro di falò durante la notte poi, giunti alla città del re degli elfi, venne esposto in una gabbia d'argento come esempio per tutti della giustizia di Kal Ladel. Lord Sachan languì per giorni e notti, sempre più debole quando, in una notte buia e nebbiosa al punto che a malapena riusciva a scorgere qualcosa oltre le sbarre, sentì un passo furtivo avvicinarsi e vide il volto diafano della strega che lo fissava. Non aveva neanche la forza di inveire contro di lei, che disse:
- Mi spiace, mio signore, che il mio dono abbia avuto questo risultato. Desideravo farti combattere gli invasori nel modo migliore ed invece, per colpa di questi elfi, eccoti qui a morire. Cosa faresti, se potessi uscire?
- Hanno ucciso i miei uomini, hanno distrutto il mio k-not. Distruggerei loro, se solo ne avessi la forza...
- E cosa daresti per farlo?
- Quello che vuoi, strega.
- E sia. Allora, sarai mio. E se non ti piacerò, ricorda che posso prendere qualsiasi sembianza. Ora, vediamo cosa sai fare.





Così dicendo, alzò una mano e la serratura della gabbia scattò. Il sangue della sentinella addormentata fece scorrere di nuovo il sangue nelle sue vene, la luna fece il resto. In poche ore la popolazione era stata decimata e il branco di mannari era aumentato a dismisura perché mannari si può diventare in vari modi. O se si è il settimo figlio di un settimo figlio, o per il morso di un licantropo o per una maledizione. Qualcuno dice che lo si diventi anche bevendo il succo estratto dalla luparia ma di questo, amico mio, non c'è certezza. Il giorno dopo Lord Sachan beveva sangue dal cranio di Kal Ladel, seduto sul suo trono, mentre i mannari perlustravano la città sbranando chi non voleva unirsi a loro col contagio. Afelia, la città degli elfi, divenne il centro della vita dei mannari, dalla quale, dopo averla ulteriormente fortificata, partivano per le loro cacce notturne, e Lord Sachan regnò con la strega al fianco a lungo perché la vita dei mannari è lunghissima, ben più degli umani, molto, molto di più, anche se non sono eterni. Fino a che non giunse, dalle lontane propaggini del nostro mondo, uno stregone invitato dai regnanti del Popolo Segreto per distruggere la piaga dei mannari: costui usò tutti i suoi poteri, comandò gli elementi, bloccò con gli incantesimi le uscite di Afelia, portò i suoi abitanti alla carestia e alla fame. Quando i mannari iniziarono a sbranarsi tra loro sciolse argento vivo nelle falde acquifere avvelenando i rimanenti. Fu una strage immensa, per opera di un solo uomo - se uomo lo si poteva definire. Quando anche l'ultimo ululato si spense, in pieno giorno, lo stregone aprì la porta principale di Afelia con un solo gesto ed entrò, tra cumuli di cadaveri. Solo il ronzio delle mosche faceva da sottofondo al suo camminare. Lo stregone giunse alla sala del trono, scansò il corpo di Lord Sachan, rimasto a morire al suo posto insieme al suo nuovo k-not, e sedette, godendo alla vista delle ricchezze accumulate ad ogni angolo; mentre restava immerso nei suoi pensieri vide entrare una ragazzina.


Stupefatto gli domandò chi fosse e come avesse fatto a sopravvivere. Lei rispose di aver vissuto nelle fognature della città sin dal primo assalto di Lord Sachan e lo pregò in ginocchio di salvarla da quel luogo spaventoso e portarla via per ricominciare a vivere. Lo stregone la guardò e venne colto da un malevolo desiderio fisico che gli ottenebrò la mente. Desiderava possederla, subito, anche se non capiva il perché. La prese per mano e la condusse verso una porta aperta, oltre la quale vedeva un grande letto coperto di pelli di lupo. Un ora dopo, la strega uscì da lì con un mantello nuovo. La pelle dello stregone. Non se ne seppe più nulla e col tempo anche di Afelia si persero le tracce: la città dannata non induceva nessuno a volerla ricordare. E' passato un tempo enorme, amico mio, ma, non è una bella storia?
- Oh, certamente lo è, re Brian. Ma in che modo può tornarmi utile, a parte il raccontarla ad altri?
- Mio buon amico, lo può, eccome. Perché nessuno andò più ad Afelia, e nessuno ne ebbe i tesori. E solo alcuni ricordano dove essa fosse. Io, ad esempio..
disse il re dei folletti, sogghignando alla luce del falò che ardeva nel grande camino.



 





Continua nella quarta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 4



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 11.01.2013)

© Crenabog 




- Sembra che si fossero davvero messi nei guai, Sire... - disse il Narratore.

- Questo è fuor di dubbio, amico mio! Ma non sempre tutto è come appare a prima vista, - replicò re Brian - Ed infatti ecco cosa accadde.

...Lord Sachan tornò verso i suoi uomini che stavano risvegliandosi. Inquieti, si guardavano intorno, come sospettosi di qualche trappola.

- Lord, che sta succedendo?

- Non saprei cosa dirvi. La donna che ci ha accolti non c'è, deve essere uscita nel cuore della notte. Ho guardato in giro ma non ho visto nessuno.

Lord Sachan sobbalzò stupefatto, nel vedere una donna entrare dalla porta della cucina. Senza dire nulla si avvicinò al tavolo e vi posò una forma di pane e una grossa caraffa di latte. Gli uomini si alzarono di scatto, portando istintivamente le mani alle armi.

- Chi siete voi? Sono appena stato lì e non ho visto nessuno.

- Davvero, signore? Temo che vi stiate sbagliando. - disse la donna, con i rossi capelli scarmigliati che le nascondevano quasi il volto.

- Ma cosa dite!

- Certamente vi confondete, sarà la stanchezza del viaggio. - borbottò la donna, tornando verso la cucina. Lord Sachan la seguì ma si bloccò sulla porta. All'interno della piccola camera non c'era nessuno.

- Lord Sachan, dobbiamo andarcene subito, questa è stregoneria!

- Credo che abbiate ragione. Radunate le vostre cose e sbrighiamoci ad andarcene.

Non fece in tempo a dire queste parole che dalle scale scese una ragazza, poco più che una bambina, dalle fattezze bizzarre. Non era facile staccare gli occhi dalle sue orecchie a punta e dai rilucenti capelli blu. Lord Sachan sguainò la spada e le intimò di fermarsi.

- Cosa sta succedendo qui? Spiegami, prima che ti ci costringa io.

- Vedi, signore? Io sono tutto e ogni cosa. Sono così o come mi avete vista prima. Sono qui, sono là, oppure non ci sono affatto. O magari ci sono e non voglio farmi vedere. Non sono cose complicate, per una strega.




- Ci avrei giurato! Verso quale destino avevi intenzione di farci cascare?

- Nulla che vi avrebbe danneggiato, signore. Le notizie dell'arrivo dei berserker sono giunte anche qui e non mi hanno certo fatto piacere. So benissimo che razza di gente siano, se possiamo definirli così. E' naturale che, se posso danneggiarli in qualche modo, io faccia un tentativo. Le mie arti possono fare parecchio ma sicuramente voi potrete fare di più.

- E in che modo pensi che potremmo farlo?
- Ho pensato che dei grandi e valorosi guerrieri come voi - sogghignò - avrebbero gradito diventare più forti e imbattibili. Mi sbaglio?
- Certamente no, anche se non ti avevamo chiesto nulla. Quindi ora saremmo diversi da come eravamo?
- Di notte, miei signori, ma non di giorno. E tutte le notti, contrariamente da come pensano certi contadini rimasti ancorati a vecchie dicerie.
- Quindi se combatteremo di notte saremo in grado di sconfiggerli?
- Lo vedrete da voi. Per oggi è meglio che restiate qui, e beviate quel che vi ho portato. Vi farà stare tranquilli poi, domani notte, potrete riprendere il vostro cammino.
E così dicendo si voltò, salì le scale e scomparve nuovamente. Lord Sachan e gli altri passarono il tempo ragionando su quel che era successo e facendo piani in merito ai berserker. Quando fu l'imbrunire uscirono, della strega non vi era traccia, e avanzarono nel freddo e nella neve fino a raggiungere un altura dalla quale potevano osservare un ampio spazio libero. Al cui limitare, notarono, sorgeva un accampamento illuminato da fuochi, con parecchi armati che giravano di guardia.
- Signore, non è un esercito, probabilmente si tratta di truppe mandate in avanscoperta per valutare se attaccare le nostre terre e vedere come il gelo ci ha ridotti.
- Sembra proprio così; se riuscissimo ad infliggergli una grande sconfitta magari non verrebbero in forze. Vale la pena tentare, morire per morire almeno facendolo noi, qui, salveremo la nostra gente.
- Noi siamo con voi, Signore. Ordinate ed attaccheremo.
- Aspettiamo che faccia buio e che inizino a dormire.
La notte calò rapida e da dietro le cime degli alberi sorse pallida una luna enorme. Lord Sachan iniziò a tremare incontrollatamente e con lui i suoi uomini: il bisogno di togliersi gli abiti e le armature di dosso era fortissimo e iniziò a strapparsi le vesti, quasi senza rendersene conto. In un ultimo barlume di lucidità comprese cosa era successo: dormire sotto il simbolo tracciato dalla strega aveva convogliato su di loro l'influsso malefico della luna mannara e li aveva trascinati nella maledizione dei lycan. Erano più forti, certo, erano quasi immortali, certo; ma non sarebbero mai più tornati ad essere quel che erano. Con occhi da belve, iniettati di sangue, le zanne scoperte, si fiutarono. Poi, ululando follemente, si gettarono giù dall'altura in cerca di sangue.








Continua nella terza puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 3