giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 21.01.2013)

© Crenabog 




Così, quella notte, mentre il Narratore riposava in vista della partenza, nella camera che gli era stata riservata alla corte del Popolo Segreto, la regina Titania chiamò a colloquio l'Uomo della Luna e gli fece una precisa richiesta. Il minuscolo essere magico fu lieto di esaudire i suoi desideri e molto prima dell'alba fece scendere il suo dono dal lato oscuro della Luna. Infine, svegliato il Narratore, Titania gli diede alcuni buoni consigli e quel che ritenne più utile per il viaggio. Accompagnata dalle sue fate lo scortò alla Porta del Corvo che Piange ma, prima che vi accedesse, si premurò di fargli bere un liquido color rubino. "Potrà stordirti, e sarà bene che lo faccia, così forse riuscirai a non farti sopraffare.." poi aprì la porta e restò a guardarlo avanzare nella luce. Il Narratore, con la mente ovattata e gli occhi socchiusi, precipitò in un vortice luminoso, lo sconvolgente caos informe prodotto dal convergere, nel nodo della Forza, delle migliaia di vite vissute dagli abitanti delle zone tra il regno di Titania e Afelia. Gemiti di amore, vagiti di neonati, imprecazioni, sofferenza, lamenti strazianti, risate, morte e pianto: ogni cosa precipitò dentro il suo essere, attraversandolo e tentando di strapparlo alla sua sanità mentale. Visse e morì mille volte e mille ancora. La potenza del filtro però fu tale da ottenebrare i suoi sensi a sufficienza; in pochi attimi fu fuori, anche se sembrò che fossero trascorsi anni. Nella nebbia che avvolgeva la pianura spiccava solitaria una enorme torre, corrosa dal tempo e dagli eventi: tutto quello che restava di Afelia, la gloria degli Elfi. Il Narratore si incamminò nel silenzio, tentando di mantenersi in equilibrio sulle gambe malferme. La distanza non era molta perché aveva visualizzato bene il luogo dove sarebbe dovuto giungere, grazie alla descrizione della regina, e presto si trovò davanti ad un grande portale spalancato, i resti divelti e ammuffiti sparsi all'intorno. Sentì un rumore, si voltò e scorse, poco distante, tra i lembi di nebbia che si alzavano, uno sterminato cimitero. Seduta, con un sorriso beffardo, una strana bambina lo osservava.


" Una visita! Ma che gioia! Eravamo soli da così tanto. ..", disse alzandosi e avvicinandosi all'uomo. Sbigottito, il Narratore osò domandarle chi fosse.

" Ma la padrona di Afelia, chi altri potrei essere? Vedi forse qualcuno, oltre a me? Vieni, ti farò conoscere una persona e potremo parlare. Magari posso offrirti qualcosa, se vorrai.."

Lo prese per mano e lo condusse nel castello, attraverso enormi stanze gelide, verso una tenue luce. " Ti mostrerò la migliore stanza, quella in cui ci piace vivere."

Entrarono in una biblioteca i cui contorni si perdevano nel buio, i muri seguivano strane angolature e persino il pavimento, istoriato da simboli sconosciuti, sembrava ondeggiare. "Qui gli elfi conservavano tutto il sapere del mondo. Abbiamo avuto un tempo lunghissimo per leggere tutto. Non si rendevano neppure conto di quanto avessero, persi nel loro ideale di costruire il mondo esterno secondo i loro bisogni. Oh, sì, nulla che non fosse elfico era abbastanza puro per loro. E come si prodigavano nel distruggere qualsiasi cosa pensassero non fosse all'altezza. Ma tutto si paga, viaggiatore, oh certo, e anche molto lo si paga. Ne avrai forse sentito parlare.."

" Molte leggende mi sono state raccontate, piccola, e credevo non esistesse più niente ad Afelia."

La bambina rispose con una risatina fredda come lo stridere di una lama.

" Sapere, sapere...sono tante le cose che la gente non sa. Il segreto stesso dell'esistenza è sempre lì, nel sapere. Come si farebbe a vivere, altrimenti? Ma capirai, tra poco."

Il Narratore, intento a guardare le altissime fila di libri, si girò verso di lei ma non c'era più. Invece, in fondo, vicino ad un camino scoppiettante, notò un altra figura: un uomo di età indefinibile, certamente vecchissimo, curvo e con un libro tra le mani nodose. Non aveva fatto pochi passi verso di lui che questi alzò la testa.




Non disse nulla, si limitò a guardarlo, l'espressione malevola non prometteva nulla di buono. Il Narratore allargò le braccia e fece un segno di saluto, dimostrando allo stesso tempo rispetto e di non essere armato.

" Perdonate l'intrusione, signore. Ritenevo Afelia disabitata e non vorrei recare disturbo."

Il vecchio tornò alle sue letture, come se non fosse accaduto nulla. Ma il Narratore avvertì un fruscio alle spalle e si voltò. Nel buio aleggiava un volto di donna:

" Nessun disturbo, Narratore. So chi sei e quale motivo ti ha portato qui. E magari potrei anche essere disposta ad uno scambio equo. Io leggo dentro di te, quindi non ingannarmi. La bambina? Non temere per lei. Sono sempre io, Lahin, la signora di Afelia, la padrona di tutta la polvere che c'è qui; posso essere quel che voglio, e anche quel che vuoi tu." " Perciò, prima che tu mi rivolga domande inutili, ti spiegherò quel che hai visto e quel che voglio. Mi hai detto di sapere le leggende che si narrano su questo posto, sì, sono io la causa della rovina degli elfi. Noi streghe abbiamo una vita lunghissima e non me ne sono mai andata. C'era anche un altro motivo, oltre al piacere di regnare sui loro stupidi resti. Quando Lord Sachan imperava, ebbi da lui un figlio; speravo che sarebbe stato un lycan anche lui, immortale e potente, un figlio tale da condurre la lotta ovunque, fino ad impossessarci di ogni regione. Ah, avrei fatto rivivere la nostra magia in ogni dove. Purtroppo, quando nacque, il destino del mio amato Lord Sachan si era già compiuto e mi resi conto che da lui aveva preso la forza di vivere a lungo, molto a lungo, ma non lo spirito del lupo. La mia natura umana glielo aveva impedito. Non volle mai addestrarsi a combattere, preferì piuttosto diventare un sapiente. Si rifugiò in questa biblioteca e qui crebbe, e ancora ci vive. E' l'uomo che vedi laggiù, ovviamente."


"Col passare degli anni, mi sono resa conto che la sua esistenza andava legandosi intimamente a quei libri che tanto lo interessavano. Qualche incantesimo era stato approntato qui dentro, dagli elfi, per impedire che la loro biblioteca fosse trafugata o smembrata. Non si può sfuggire ai libri, una volta che ti hanno preso, vivi fino a che li leggi. Così, capisci, mio figlio fu costretto a restare qui dentro, a leggere, di continuo. Era ancora un uomo nel pieno delle forze quando iniziò un rapido declino. Lo vedevo invecchiare rapidamente, sempre più. Guardalo ora. Non ti mette pena? "

" Signora, cosa posso fare io? Non sono certo un mago e non so come aiutarti."

" Mio figlio ha bisogno di nuovi libri. E tu sei un Narratore, quindi gli narrerai tutte le tue storie. Non devi preoccuparti del tempo che ci vorrà. Posso fermarlo per te, sarà come se non fosse trascorso. Tu li narrerai, io li scriverò, lui li leggerà. E così, potrà vivere ancora. Se farai questo per me, ti ricompenserò bene."

" Sia come vuoi, allora. Narrerò le mie storie e speriamo gli piacciano."

" Questo conta poco. L'importante, te lo dicevo, è il sapere. Quanto, non cosa. E sempre nuovo. Ma oramai, hai visto, ha già letto tutto quel che c'era. Ora però devi dormire, di là - e indicò la porta di una stanza illuminata dalla luce della luna - troverai un letto. Hai da mangiare o devo provvedere io? "

" No, signora. Ho con me le provviste. Andrò a dormire e poi inizierò a narrare."

Il Narratore lasciò la biblioteca e andò a distendersi sul morbido giaciglio. La sua mente vagò a lungo, guardando la luna alta nel cielo, cercando di ricordare più storie possibili.





Continua nella sesta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 6




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