(Prima pubblicazione 24.01.2013)
© Crenabog

Venne infine la strega a chiamarlo e presero posto nella biblioteca, sotto gli occhi attenti del figlio. Il Narratore cominciò a parlare e lo fece per ore, ed ore, ed ancora e ancora, senza avvertire fatica né fame: il sortilegio della strega dava i suoi risultati. L'uomo osservava i fogli davanti a lei riempirsi da soli di infinite righe d'inchiostro, che magicamente venivano a tracciarsi sulla superficie candida; i fogli si accumularono e a lui sembrava fossero passati solo pochi momenti. Di tanto in tanto il figlio, a fatica data l'età avanzata, si alzava, raccoglieva un gruppo di fogli e, con un cenno tracciato nell'aria densa di pulviscolo, li racchiudeva in pesanti rilegature per poi tornare a sedersi ed iniziare a leggerli. Giunse il momento in cui il Narratore dovette ammettere di non ricordare altro ma la strega non sembrò aversene a male: i libri formati da suo figlio avevano formato una pila notevole e avrebbe avuto da leggere per moltissimo tempo. Il Narratore si alzò, incredulo del risultato: dentro di sé immaginò che fossero trascorsi parecchi giorni, forse persino mesi, senza che se ne fosse accorto, e gli tornò in mente l'antica storia di Rip Van Winckle, ma era sicuro che fosse già in qualche libro e non la raccontò.
" Siete soddisfatta, signora? "
" Certamente hai ben ottemperato alle mie richieste, Narratore. Trovo giusto ricompensarti, quindi vieni con me... "
Si allontanò verso un angolo buio della biblioteca e, con un gesto, fece luce: agli occhi dell'uomo comparve un cumulo di gioielli, monete e preziosi, in parte coperti dalla polvere dei secoli.
" Questo era il tesoro degli elfi, serviti pure, scegli quel che ti piace, per me ha poca importanza. "

Il Narratore si fece avanti e riempì le sue due bisacce, senza curarsi troppo di cosa scegliere, che tutto gli appariva meraviglioso: memore però degli inganni di re Brian, evitò di prendere le monete d'oro. Ne aveva viste troppe trasformarsi in cenere alle prime luci dell'alba, incanto che invece non capitava ai gioielli. Quando fu soddisfatto chiese a
Lahin se andasse bene e lei annuì con noncuranza. Sembrava avere la mente persa in altri pensieri e questo fece preoccupare l'uomo che azzardò: " Se il mio compito è concluso, gradirei fare ritorno alla mia terra, signora. "
" No - esclamò decisa la strega - per questa sera cenerai con noi e domattina potrai andartene. " E se ne andò lasciandolo a pensare al da farsi. L'uomo si ritirò nella stanza dove aveva dormito, si sedette sul letto e sciolse l'involto che aveva portato con sé, i doni di
Titania, li riguardò e pensò a come usarli nel gioco che Lahin evidentemente aveva intenzione di giocare.
Dopo una cena abbondante ma silenziosa, la strega disse: " Narratore, so che conosci le leggende su
Afelia, ma penso che l'antico sapere sia andato perduto, anche tra il
Popolo Segreto. I
lycan non furono un avvenimento improvviso, la loro esistenza data nei millenni. Quando gli
invasori romani vennero a devastare le nostre regioni , i
Pitti e i Caledoni si opposero strenuamente, fino a che
Adriano non fece erigere il muro da
Segendum a Coggabata, fino a Maia. Per due secoli resse contro i nostri popoli poi, richiamati dal Popolo Segreto che aveva stretto un alleanza con i
Warlords, giunsero a combattere le
tribù dei Lycans delle Brume. Per secoli avevano vissuto nell'ombra e su di loro correvano soltanto vaghi mormorii. Troppo terrificanti per essere creduti veri, troppo veri per non diventare l'incubo dei romani. Il bagno di sangue che scese su di loro fu di proporzioni inaudite e i Lycans si guadagnarono il rispetto delle nostre tribù, e patti di non aggressione da entrambe le parti.

Se ne andarono come erano venuti, nel silenzio, lasciando impronte di sangue nella nostra memoria e racconti del terrore nelle guarnigioni romane che a stento avevano trovato scampo tra le rovine di
Birdoswald. La forza di un lycan è leggenda, la sua semi immortalità lo rende quasi un dio. Da sempre streghe e
negromanti hanno cercato di unirsi a loro per partecipare del loro spirito. Per noi sono un dono, - mormorò - che vale ben più di un patetico tesoro."
" Non avevo idea di tutto questo e certo - rispose il Narratore - adesso molte cose mi appaiono chiare. Quel che si narra, finisce sempre per mutare nel passare di bocca in bocca. Te ne ringrazio. Ed ora, posso andare a dormire, in previsione del viaggio di domani? "
" Certamente, - replicò la strega - vai pure. Passerò a salutarti."
Nel profondo della notte il Narratore ebbe però dei sogni agitati, come una premonizione di pericolo. La finestra lasciava scivolare, attraverso i pesanti vetri piombati, la diafana luce di una luna piena ghignante nel cielo. Anche le ombre sembravano volersi scostare davanti a lei, rendendola padrona dell'uomo disteso sul letto, lasciandolo al suo destino. Un breve frusciare, inatteso, riscosse il Narratore dal suo riposo e, nel varco della porta rimasta aperta, vide avanzare delle minuscole fiammelle.

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