giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 26.01.2013)

© Crenabog 




...quelle che sulle prime gli erano sembrate le fantasime di fuochi fatui, si rivelarono per ciò che erano veramente. Lahin avanzava brandendo alto un candelabro acceso, si avvicinò all'uomo e disse:

" Sai, da quando sei arrivato ho avuto modo di pensare e credo di essere riuscita a trovare una soluzione alla mia vita solitaria. Ma, siccome non potrei accettare altri che un lycan al mio fianco, ti ho fatto dormire qui, la notte che sei arrivato, su questo letto, sotto coperte intessute di pelli di lupo, dove la luce della Madre Luna ha potuto baciarti a lungo. Ora è plenilunio. Godrò nel vedere la tua trasformazione e ancor più quando sarai mio! "

Gli occhi della strega brillavano di soddisfazione per la trappola che credeva di aver congegnato, ma restò di sasso nel vedere l'uomo sorridere amaramente. "Hai vissuto così tanti anni sola da non ricordare più che anche gli altri possono avere un cervello. Pensavi che fossi venuto impreparato? Sono forse un fanciullo, che si diletta con i suoi balocchi? O pensi che tutte le storie che ti ho raccontato fossero davvero favole, strega? Io le ho vissute tutte. E ti assicuro, per essere ancora vivo a narrarle, vuol dire che so vendere bene la mia pelle." , e così dicendo, aprì la sua camicia, rivelando la sottilissima maglia di filo d'argento intessuta dall'Uomo della Luna per ordine di Titania. " L'argento uccide i mannari e mi ha protetto dall'influsso magico della luna, - rise l'uomo. - Come pensi di legarmi a te, adesso?"


Lahin, con un moto di stizza, gettò in un canto il candelabro che restò lì a consumare la sua tenue luce. Alzò le braccia in un gesto imperioso e disse:

" Ah, maledetto! Va bene. Hai resistito alla luce della Luna ma avrò lo stesso un lycan al fianco. Non potrai resistere al mio fascino. Ti prenderò e farò un figlio con te, e lui non sfuggirà all'incantesimo. Ora guardami, - e iniziò a cantilenare parole sconosciute. - Sarò l'immagine del tuo vero, unico amore. La tua carne non potrà fare altro che desiderarmi! Pensa, Narratore, alla vera forma del tuo vero amore. Ora! "

Una nebbia luminescente avvolse il corpo della strega, la sua forma perse consistenza, sfuggevole nel lucore biancastro. Di certo aveva pensato che l'uomo, nel panico, avrebbe ricordato le cose più amate, timoroso di perderle per sempre. Suo figlio, la sua terra, sua moglie. La luminescenza iniziò a diradarsi e agli occhi dell'uomo apparve esattamente quel che lui amava. Ma che non era affatto quel che la strega si immaginava. " Ahh! - gridò, furibonda.- Bastardo! Una Selkje, una Selkje! Che razza d'uomo sei? "

Il Narratore guardò, senza la minima sorpresa, la forma che si agitava in terra in una pozza d'acqua salmastra: una forma lunga, scura, dal pelo liscio e dagli occhi brillanti. La vera forma di una Selkje, una fata foca. Aveva aperto il suo cuore, finalmente, una volta per tutte. E null'altro c'era, se non Paulie. Mentre Lahin si agitava, tentando di smuovere le pinne per evocare un nuovo incantesimo e tornare alle sue fattezze, l'uomo si alzò, infilò una mano in tasca e ne estrasse qualcosa che tenne stretto.

" E ora finiamola, strega. Non posso bruciarti mentre non sei nella tua forma reale, né ho il tuo sangue per mescolarlo alla radice di mandragora e avvelenarti. Pensi che non possa fare niente contro di te, vero?"

" Assolutamente niente, maledetto. Appena sarò tornata in me la pagherai così cara da desiderare di non aver mai nemmeno sentito nominarmi."




" Fallo, strega. Fallo prima che io schiacci questa.." - e le mostrò quel che aveva in mano. Un bozzolo di crisalide. - " Non è forse vero che la farfalla rappresenta la strega? Che muore nella sua forma umana e rinasce nella forma magica? E le farfalle non creano i propri bozzoli negli antri delle streghe? Ce n'erano alcuni, vicino al camino, tra le ragnatele. Possibile che non li avevi visti? Perciò ti dico, e non lo ripeterò: lasciami andare, dimenticami, e trova qualcun altro per i tuoi sporchi giochi. "

Ma proprio in quel momento Lahin contorcendosi e urlando di rabbia riuscì a riprendere il controllo del suo corpo e ricomparve scarmigliata, i rossi capelli incandescenti, il viso sommerso dalle rughe, l'espressione furiosa e le mani artigliate protese a ghermirlo. Il Narratore gettò in terra il bozzolo e lo calpestò con lo stivale, schiacciando la crisalide. Figlia non nata delle stesse farfalle che per innumerevoli anni avevano fatto da famiglie alla strega, assorbendone lo spirito e diventando parte di essa stessa. Lahin si contorse in preda al dolore e le mura emisero un crepitio, una serie di rombi sordi, tremolando e precipitando al suolo. Il Narratore corse per i corridoi bui e si ritrovò infine nell'unica sala rimasta mentre tutto intorno era squarciato, divelto, sepolto. Come la strega e il suo decrepito figlio. Come il tesoro degli elfi e i libri incantati.






Continua nella ottava puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 8



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