Visualizzazione post con etichetta epic fantasy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta epic fantasy. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2026

LA FAVOLA DELLA BROCCA INESAURIBILE

 (Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)

© Crenabog





Era una calda, luminosa giornata, davvero invitante ad uscire di casa e fu appunto quello che fece Paulie: decise di andare a trovare Eadan alla taverna gestita da suo marito Tom. La selkie lasciò un bigliettino vergato graziosamente per il Narratore nel quale diceva dove fosse andata, di certo Finnegan lo avrebbe letto quando fosse risalito dal colloquio che stava avendo con re Oberon nelle profondità della collina su cui sorgeva la loro villetta. Una volta fuori, dalla cima della collina, la prima cosa che vide fu la gigantesca testa del Chat Palug che quasi nascondeva l'orizzonte. Il leggendario gatto magico, quando non dormiva dentro casa o chiedeva da mangiare con felina insistenza, preferiva di gran lunga mantenere le sue dimensioni reali, ed era grande quanto la collina stessa. Paulie sorrise, attraversò il portale specchio e si ritrovò dentro Bosco Buio, vicino alla taverna. Bussò e Eadan venne ad aprirle, a quell'ora non c'erano avventori, né umani né Sidhè , potevano spettegolare con tutto comodo mentre Tom era occupato a sistemare vivande e bottiglie, Vivvi la piccola fata dell'aria diventata umana si occupava delle pulizie e Bobul… ovviamente era in cantina a dormire ubriaco dalla notte prima. 

Le due giovani si raccontarono vicende ed avventure poi, con aria di chi rivela un segreto, Eadan disse:
- Vuoi vedere qualcosa di veramente bizzarro?
Paulie era molto incuriosita e lo divenne ancor più quando Eadan aprì un vecchio armadio e ne trasse fuori una minuscola brocca di ceramica verde a forma di maiale. Paulie disse:
- Davvero graziosa! Ma...che cosa è?
Eadan fece una risatina e rispose:
_ Oh, questa è bella davvero...anche se Tom ha proibito di usarla. Bene, la storia è questa, lui la ebbe molti anni fa in pagamento da parte di un mago credendo che fosse una graziosa ma normalissima brocchetta in cui versare vino per servirlo ai tavoli. Diciamo la verità, Tom si era subito infatuato della forma divertente che ha, però prima di lasciarlo andare via il mago volle rivelargli il potere della brocchetta. A quanto pare - Eadan assunse un tono sussurrante e cospiratorio - ha centinaia d'anni, venne creata da Ragnar lo Stregone dei Tuatha de  Danann. La forma? Ovviamente Ragnar sapeva essere crudele e spietato con i suoi incantesimi ma in fondo al cuore amava profondamente solo una cosa, Angwie Sonny. Devi sapere che nelle antiche leggende sono innumerevoli le avventure vissute da Angwie Sonny, la maialina bianca che i Tuatha de Danann credevano portasse fortuna. E la brocchetta ne tramanda la forma di maialina. Dì un po', non è davvero carina? L'unico problema è che Ragnar vi aveva gettato sopra un incantesimo e non c'è mai stato verso di rimuoverlo. Vedi? - prese un bicchiere e improvvisamente dalla brocchetta vuota uscì un vino rosso rubino dal profumo ammaliante - crea il vino e non si svuota mai a meno che chi la versa non lo desideri fortemente. Ma non è tutto qui, il suo vino ha il potere di fare confessare a chiunque ciò che nasconde nel cuore. Capisci? Per forza Tom la tiene nascosta, immagina ad usarla cosa succederebbe!






Mentre Paulie e Eadan stavano ammirando la brocchetta il Narratore aprì la porta della taverna e salutò ad alta voce:
- Buongiorno Tom! Buongiorno Eadan, Vivvi! e...ah ecco mia moglie. Sei scappata di casa, amore?
Il Narratore andò a sedersi insieme a loro, vide la brocchetta e disse:
- Diamine, questo sì che è un bell'oggetto!
Eadan non fece in tempo a fermarla che già Paulie aveva riempito il bicchiere dalla brocca e lo aveva offerto a suo marito dicendo:
_ Tesoro, senti questo, è davvero buonissimo!
Il Narratore pensò che forse non era il caso di bere a stomaco vuoto, prima di pranzare, ma volle fare contenta Paulie e accettò. Eadan guardò l'amica come a dire "che stai facendo!"  ma era già troppo tardi, il Narratore sorseggiò il dolce vino rosso...e finì il bicchiere in un'unica sorsata. Oh sì, pensò, era davvero buono! Sorrise a sua moglie che gliene versava ancora senza fare caso che il livello della brocchetta non calava mai, poi, chi sa per quale motivo si sentì allegro, si sentì felice, si sentì in preda alla voglia di raccontare. Il guaio fu che tutta la vita l'aveva passata a vivere avventure, narrarle, viverne altre, narrarle e via così, perciò non la smetteva più, di bere e parlare. Eadan ridacchiava, Tom si era accorto della cosa e si era avvicinato, un po' per sentire i racconti e un po' per rimproverare Eadan. E Paulie si era fatta trascinare dall'incantesimo e continuava a versare , a versare, e a chiedere a suo marito tutti quei particolari che lui non le aveva mai svelato, per non farla preoccupare, dei suoi viaggi. Il Narratore sembrava un pozzo senza fondo di avventure incredibili, di rischi mortali, di incontri con donne bellissime, troll, elfi, folletti, maghi e mostri... E inevitabilmente Paulie cedette alla tentazione di fare l'unica domanda che aveva sempre avuto paura di fare.
- Tesoro, ma tu… davvero mi ami?
Intontito dalla solenne ubriacatura che si stava prendendo e infervorato dal lunghissimo monologo che stava facendo, senza neanche pensarci un attimo, mentre ancora portava il bicchiere alle labbra, mormorò:
- Più di qualsiasi cosa al mondo, Paulie.
Tom fece giusto in tempo a togliergli il bicchiere dalla mano e a portar via la brocchetta, che il Narratore crollò pesantemente addormentato con le braccia conserte sotto la testa. Eadan rimproverò Paulie, Tom rimproverò Eadan, e Paulie restò a vegliare suo marito accarezzandolo ma in verità non era pentita affatto del tiro che gli aveva giocato...    

   


 

***FINE***

La storia di Ragnar e Angwie Sonny la potete leggere qui:


mercoledì 4 marzo 2026

LA FAVOLA DEL CHAT PALUG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 04.03.2026)

© Crenabog




Grigia era la nebbia che avvolgeva Hy Breasil, la grande isola magica di Morgana, da secoli galleggiante sopra la corazza del gigantesco Fastitocalone, la leggendaria testuggine marina che nuotava agli ordini della maga. La nebbia nascondeva Hy Breasil e il suo splendente castello agli occhi degli umani e nessun navigante poteva ammettere di averla avvistata, pur se giuravano sulla sua esistenza. Morgana sedeva pensierosa nella sala dove custodiva il sepolcro di re Arthur; ricordava l' ultimo incontro avuto con il Narratore e Paulie, e l' insolito ospite che era salito a bordo scappando da Tir na Nog. Più ci pensava, e più si convinceva, stizzita, che lo avesse fatto solo per prendersi gioco di lei e delle spoglie dell' antico re. Alla fine si alzò e si avvicinò al balcone per guardare la Spiaggia dei Giganti ormai così lontana da essere quasi indistinguibile sulla linea del mare e si sentì stranamente sollevata all' idea di essersi liberata di quella presenza.



Grigia era anche la nebbia che strisciava per le stradine ancora addormentate di Druimasholl, l' antico villaggio ai bordi di Bosco Buio. Pochi erano gli umani che iniziavano la loro giornata lavorativa, e quei pochi rabbrividirono - non certo per il freddo dell' alba - avvertendo che qualcosa di strano era nell' aria. Forse qualche lontano rumore? O il pungente odore selvatico che infastidiva le loro narici? Chi aveva un mantello se lo strinse addosso e camminò guardingo.



E grigio era anche ciò che vide Paulie, alzatasi presto con l' intenzione di preparare la colazione per sé e suo marito, il Narratore, che ancora dormiva sotto le coperte pesanti. Paulie scostò le graziose tendine alle finestre e pensò: " Santo cielo, stamattina c'è una nebbia tremenda! " , poi scese al piano terra, entrò in cucina, accese il camino e caricò la legna per preparare le uova e la pancetta. Mise a bollire l'acqua per il tè e guardò di nuovo, perplessa, le finestre dalle quali nulla si vedeva se non il grigio compatto della nebbia. Decise di aprirle un poco per rinfrescare l'ambiente...

- Finn ! Tesoro, svegliati!

Al grido della moglie il Narratore aprì gli occhi allarmato, si vestì in fretta e scese la scala di legno della villetta in pietra e tronchi che re Oberon e Titania avevano fatto costruire per loro in cima alla collina al cui interno si celava il regno del Popolo Segreto. Paulie stava al centro della cucina, indicò la finestra aperta ed esclamò:

- Amore, non... Non è nebbia! Che roba è!

Il Narratore le si avvicinò, la abbracciò per calmarla e si diresse verso la finestra, allungò il braccio che si perse dentro una massa grigia, che tutto sembrava tranne l' impalpabile nebbia. Disse:

- Tesoro, non ne ho la più pallida idea. Resta qui, esco a guardare.

Il Narratore aprì il pesante portone e la luce dell' alba entrò come era giusto che entrasse. Sì guardarono perplessi poi lui uscì, respirò a pieni polmoni l' aria frizzante di Bosco Buio, si guardò intorno ed era lì. Tranquillamente accoccolato sul fianco della villetta, incurante del fatto di arrivare con la schiena fino al tetto, e con il folto pelo grigio che copriva le finestre. L' ospite non invitato si degnò di girare gli occhi e guardare il Narratore mentre lui esplodeva in una risata clamorosa. Paulie arrivò di corsa sulla soglia e restò senza fiato mentre suo marito diceva:

- Adesso sappiamo dov'era finito il Chat Palug! Eccolo qua!

- Ma... - mormorò Paulie - ...cosa dovremmo fare adesso? Guardalo, è grande quanto la casa!

- E cosa vuoi che facciamo, amore mio? Facciamo colazione. Lascia che il Chat Palug faccia quello che gli pare! - poi, rivolto all' enorme gatto il cui nome veniva ancora sussurrato con terrore da chi ricordava le antiche leggende, disse - Vedi di fare il bravo, tu, mi raccomando.

Finnegan prese per mano sua moglie e rientrò in cucina come se niente fosse, mettendosi ad apparecchiare il tavolo e tagliando il pane. La selkie, decisamente stupefatta, restò indecisa sul cuocere le uova o pensare a quanto fosse incosciente suo marito ma erano anni, ormai, che convivevano con le cose più strane del regno magico dei Sidhe, una in più o una in meno non le avrebbe cambiato la vita, decise. E si sedette con lui a mangiare.



 

Nelle profondità della collina il labirintico regno di re Oberon era in subbuglio. Dalle volte si erano staccate pietre e decorazioni, tutti pensarono ad un terremoto ma non c'erano state scosse telluriche e non si spiegavano lo strano fenomeno. Gnomi, folletti, goblin, persino le fate corsero nella sala del trono a pregare il re dei Sidhe di andare a vedere e così, seppure di malavoglia visto che nessuno sembrava intenzionato ad investigare, re Oberon salì la scalinata che portava direttamente dentro la villetta dove abitavano i suoi amici più cari. Bussò cortesemente alla botola per avvertire del suo arrivo e li trovò intenti a bere tè e mangiare uova e pancetta, e gli sembrò che non avessero alcun problema.

- Buona e felice giornata, Narratore, Paulie. Scusate la mia venuta ma giù da noi sembra quasi che voglia crollare tutto. Non avete sentito nulla di strano?

- Sire, sentito no, direi più che altro visto. Ci deve scusare ma è arrivato un ospite imprevisto e temo che sia piuttosto pesante.

- Pesante? Ma di che parli?

- È meglio se guardate voi...- disse il Narratore indicando la porta. Re Oberon si affacciò e rientrò di corsa, bianco in volto come la sua regale barba.

- Ma... ma c'è il Chat Palug là fuori! Che diavolo sta facendo qui?

- Chi lo sa , - rispose il Narratore - basta che stia tranquillo...

- Forse è stufo di stare da solo - replicò sorridendo sua moglie.

- Già, magari cerca casa - aggiunse ridendo il Narratore all' esterrefatto re Oberon.

- E proprio qui doveva venire? Quello mi fa crollare tutto in testa!

- State tranquillo, Maestà. Finiamo di fare colazione e ci vado a parlare.

Re Oberon scosse la testa, salutò e scese di nuovo per spiegare la situazione ai sudditi.




Finirono di mangiare poi decisero di andare a vedere cosa succedeva fuori, e trovarono il Chat Palug beatamente addormentato. Con l' enorme testa che spuntava da una parte e la coda dall' altra copriva tutto il lato posteriore della villetta. Paulie disse:

 Non possiamo mica lasciarlo qui così, rischia di fare crollare tutta la collina...

- Lo so, tesoro. Vediamo di farglielo capire.

Il Narratore gli si avvicinò, batte' le mani e il Chat Palug aprì un occhio, vagamente sorpreso.

- Chat, si può sapere cosa ti passa in testa? Non puoi restare in questo modo, re Oberon si sta preoccupando!

Il gatto gigante fece un gigantesco sbadiglio, si alzò, inarcò la schiena per stirarsi e si mise seduto costringendo il Narratore a stare a testa in su per guardarlo.

- Insomma, non ci si comporta così! Sei, ehm, sì, decisamente troppo pesante! Quindi datti subito una regolata! - disse il Narratore agitando un dito in segno di rimprovero. Continuò, convinto che il gatto lo capisse:

- Ora vado a mettermi la giacca, se quando torno ti trovo così mi arrabbierò sul serio!

Finnegan gli volse le spalle ed entrò in casa, passò davanti a Paulie che rideva e salì in camera da letto a finire di vestirsi e no, non fu affatto sorpreso entrando nel salottino e vedendo il Chat Palug acciambellato ai piedi di Paulie che gli grattava la schiena. Era ben noto che potesse cambiare dimensione a piacimento ed era proprio su questo che contava. Ma che volesse farsi fare le coccole non lo aveva previsto. Paulie lo accolse con un sorriso e mormorò:

- Certo che siamo davvero una strana famiglia adesso. Ci mancava solo lui..




 


*** FINE ***



domenica 22 febbraio 2026

LA FAVOLA DI CRENABOG O'GORDON

 (Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)

© Crenabog







L'uomo che cercava storie perdute

Secondo un registro parrocchiale oggi scomparso — citato nel 1879 dallo storico locale T. M. Kelleher — Crenabog O’Gordon nacque nel mese di aprile del 1798 nei pressi di Derrymoyle Lower, una frazione rurale tra le brughiere a nord di Ballycarrig, in una contea che all’epoca veniva indicata come North Marches e che le mappe moderne non riportano più con quel nome. Il padre lavorava stagionalmente come scaricatore lungo il piccolo porto fluviale di Carron Quay; la madre, si dice, conosceva a memoria più storie di quante ne avesse mai raccontate.

O’Gordon non fu mai registrato come scrittore. Nei pochi documenti rimasti compare come “copyist”, talvolta come “assistant to a binder”, e in un elenco del 1824 come “reader for hire”. Tra il 1819 e il 1832 fu visto con regolarità nelle taverne di Ballycarrig, a Murrin’s Yard e presso il vecchio opificio di tessitura a sud di Bracken Lane. Non parlava molto, ma chiedeva sempre agli anziani di ripetere i racconti così come li avevano sentiti da bambini. Non prendeva appunti davanti a loro. Scriveva solo più tardi, da solo.

Le carte che lasciò non erano ordinate. Fogli sciolti, spesso datati in alto a matita — “Ottobre 1827, dopo la pioggia”, “Sera ventosa, gennaio 1831” — ma privi di un titolo definitivo. Molte storie presentavano varianti nell' inizio ma finivano tutte nello stesso modo. Altre sembravano frammenti di racconti più antichi. In una lettera conservata nella collezione privata Hargreave (venduta all’asta nel 1912 e mai più rintracciata), si legge che O’Gordon rifiutava di correggere le contraddizioni, sostenendo che il folklore fosse qualcosa di vivo e non di immutabile.

La sua scomparsa non fu registrata ufficialmente. L’ultima menzione certa risale al marzo del 1836, quando un tipografo della piccola casa editrice Bracken & Sons annotò in un libro contabile un pagamento “per fogli manoscritti non rilegati”. Negli anni successivi apparve, in tiratura limitata e senza data di stampa, un volume intitolato "Memorie dimenticate". L’attribuzione a Crenabog O’Gordon non compariva in copertina, ma soltanto in una nota interna: “Trascritte da C.O’G., per uso privato”.

Quando la stanza sopra la bottega del rilegatore fu riaperta, vi si trovò una libreria in ordine, una candela nel candeliere e un grosso gatto grigio, che continuava a entrare e uscire dalla stanza grazie a una piccola apertura che O'Gordon aveva ricavato nella porta. Si racconta — ma non esiste prova scritta — che l’animale avesse l’abitudine di lasciar cadere dal tavolo certi fogli e non altri. Alcuni di quei fogli furono raccolti e stampati, e le rare copie sopravvissute nel tempo sono conosciute come "I racconti ritrovati". Altri andarono perduti.

Se quelle storie sono sopravvissute, non si sa se lo si debba alla memoria di Crenabog O’Gordon o al criterio silenzioso di quella zampa che, in una stanza illuminata da candele, separava ciò che doveva restare da ciò che poteva essere dimenticato.






Nota del compilatore


Le storie qui raccolte provengono da una serie di manoscritti sciolti attribuiti a Crenabog O’Gordon (1798–?), rinvenuti in più riprese tra il 1836 e il 1841 in diverse località rurali e portuali.

Nessun manoscritto originale risulta oggi integralmente conservato. Le versioni a stampa conosciute — in particolare l’edizione senza data di "Memorie dimenticate", stampata da Bracken & Sons — presentano discrepanze evidenti nell’ordine, nei titoli e talvolta nei dettagli dei racconti.

Non è possibile stabilire con certezza se tali differenze siano da attribuire alla natura orale delle fonti, a interventi redazionali successivi o alla deliberata scelta del raccoglitore di non uniformare i testi.

L’assenza di un indice definitivo e di una prefazione autografa suggerisce che O’Gordon non intendesse produrre un’opera conclusa, ma piuttosto preservare quanto era ancora possibile ascoltare.







*** FINE ***

mercoledì 18 febbraio 2026

LA FAVOLA DI TOM DE DANANN

 (Prima pubblicazione su Blogspot 19.02.2026)

© Crenabog




Molti anni prima dell'inizio della nostra storia, dalla lontana città di Mulshannon, partì con il suo carro dalla volta a botte, ben fornito di tutto quello che gli poteva servire e trainato da un robusto cavallo dalle zampe pelose, un uomo dall'aspetto imponente, muscoloso, gioviale e piacevolmente fornito di capelli e barba rossa come tutti i veri uomini della regione. Prese la strada principale che usciva dalla città deciso ad avventurarsi il più lontano possibile e di sicuro ci riuscì.


Non sempre il Narratore restava a casa la sera, visto che era molto richiesto dai concittadini ansiosi di ascoltare le sue storie e puntualmente finiva alla taverna dove si radunavano tutti Quella sera lo aveva accompagnato Paulie, la selkie che aveva sposato, e facevano davvero una bella coppia, lui ben vestito con la sua amata giacca di tweed dai bottoni di corno di cervo e la morbida sciarpa leggera che sua moglie gli aveva regalato anni prima, lei con il vestito a corpetto che metteva in risalto le forme leggiadre ed il grande mantello dai ricami celtici dono di Titania, la regina delle fate. Presero posto al solito tavolino di quercia e li raggiunse Tom, antico amico e proprietario della taverna, con le birre appena spillate.
- Tom caro, - disse Paulie - come vanno le cose, tutto bene? Ti unisci agli ascoltatori stasera?
Tom sorrise, si vedeva chiaramente che aveva bevuto un po' più del solito, fece un piccolo inchino alla dolce selkie e si rivolse al Narratore, dicendo:
- Perché non facciamo una cosa nuova? Che ne dite se stasera racconto io una storia?
Il Narratore dichiarò subito che era una notizia davvero sorprendente, Tom rideva e scherzava con tutti, ascoltava, dava consigli, ma raramente andava oltre una breve chiacchierata. Paulie batté le mani e fece avvicinare gli avventori, spiegando che non sarebbe stato suo marito il protagonista della serata bensì Tom stesso; così presero le loro seggiole di legno e si sedettero in cerchio intorno al trio , felici per la novità.  Tom rise, si sfregò le mani e cominciò:
- Dunque, tanti ma tanti anni fa ero un giovane pieno di idee e curiosità perciò lasciai la città dove vivevo, caricai il mio vecchio carro, sì, quello che sta ancora lì fuori nella stalla, e iniziai a viaggiare. Avete idea di quanto sia grande lo Shire? Oh, molto, molto più di quello che credete, e di sicuro il nostro Narratore ne sa qualcosa, vero, amico mio? Ne ho viste di città, cittadine, villaggi e cose ancora più strane. Mi fermavo, lavoravo un po' per qualcuno e ripartivo. Sapete come son fatto, mi piace credere che dentro di me ci sia ancora lo spirito dei Tuatha de Danann, non si spiegherebbe altrimenti il mio cognome, giusto? Anche se mio padre e mia madre non li ho mai conosciuti, sono cresciuto presso la famiglia di un birraio che raccontava di come mi avessero trovato in una cesta davanti alla loro porta con una coperta ed un foglietto con il mio nome e cognome. Non sono mai riuscito a risalire ai miei veri genitori e francamente non potrei giurare che si chiamassero veramente de Danann però… - scosse la testa con un espressione commossa - ...forse hanno solo voluto legarmi al mito dei nostri progenitori. Ebbene, intanto facciamo un brindisi ai miei genitori, chiunque fossero!


Tutti alzarono i boccali di birra scura e gridarono " Slaàinthe mhath! ", poi continuarono ad ascoltare Tom.

- Ecco qua, ora sapete perché mi chiamo così. Bene, insomma, il viaggio sembrava non finire mai, quanta strada sotto quelle ruote. E quante strane cose ho visto. Perché pensate che - quando voi tornate a casa a dormire - la taverna resta aperta? Per lasciare posto al Popolo Segreto che viene a bere, no? Oh sì, anche io ho avuto i miei incontri con i Sidhe, e non tutti erano amichevoli folletti. Insomma, furono anni spensierati, avventurosi e poi, un giorno, arrivai a Chullamor dove si spezzò una delle ruote del carro e dovetti fermarmi parecchio tempo, sia perché - dico la verità - ero stanco, sia per lavorare e guadagnare per riparare la ruota. Trovai ospitalità presso una bella locanda e feci di tutto, il cameriere, il lavapiatti, l'uomo di fatica. E poi un giorno entrò di botto una ragazza, trafelata, spaventata. Mentre percorreva la via del bosco, ci disse, era stata inseguita da un gruppo di broggan selvatiici e aveva seriamente temuto per la sua vita. Ma era riuscita ad arrivare alla locanda e noi ci facemmo in quattro per tranquillizzarla e rifocillarla. Chiese di poter restare e gli venne data una camera così iniziai a vederla ogni giorno. E sapete come vanno queste cose, non potevo mica restare indifferente alla sua bellezza. Oh sì, perché era bella, ma bella seriamente! e non ero forse un gran bell'uomo anche io? Be', almeno lei ne era convinta! e non ce ne andammo insieme, con le nostre cose sul mio carro? Ahah, e certo! Non è che lei fosse mai stata chiara su chi fosse, da dove venisse e che facesse ma dai, era così bella che francamente non me ne importava nulla! Viaggiammo e alla fine arrivammo nei pressi dell'Antico Villaggio. Oh scusate! di Druimasholl! E' così che si chiama adesso, giusto? Mhh, mica mi convince tanto quell'Uomo della Luna… comunque sì, arrivammo qui, a Druimasholl, andammo a parlare col borgomastro dell'epoca e ci offrì questo posto, che era ben rovinato, eh, non era come lo vedete adesso. Ma ci rimboccammo le maniche e tirammo su questa bella taverna dove investimmo tutti i nostri averi. E mentre Eadan... - ah non ve lo avevo detto, certo che era lei, Eadan , per favore vieni qui!






La moglie di Tom, che di solito non dava molta confidenza agli avventori, oltre ai consueti sorrisi e saluti, arrivò asciugandosi le mani sul grembiule bianco che copriva il suo vestito tradizionale. Eadan, ecco come si chiamava, ancora e sempre bella, con la enorme nuvola di ricci rossi che seguiva il suo cammino, trattenuta sulla nuca da un allegro nastro verde brillante. Paulie era diventata amica di Eadan, e quando il Narratore faceva le sue serate alla taverna, lei se ne stava a bere il tè con Eadan sul retro della sala, dove iniziava la casa vera e propria della coppia. E si raccontavano cose da donna, pettegolezzi su tutto il villaggio e ricordi, ricordi delle loro vite che ai mariti non avrebbero mai narrato. Tutti applaudirono alla moglie di Tom che fece un grazioso inchino, gli rubò la pinta di birra e la scolò in una lunga sorsata guadagnandosi risate e acclamazioni. Poi baciò suo marito e tornò a servire ai tavoli insieme a Vivvi, la bellissima piccola fata dell'aria che era finalmente tornata umana e viveva con loro nella sua stanzetta graziosamente arredata. Tom lanciò uno sguardo carico di amore e passione alla donna con cui viveva da decenni e continuò:

- Già, stavo dicendo? ah sì, Eadan sistemava l'arredamento e io coltivavo il campo per avere di che mangiare. Poi un giorno arrivò Baldo, ce lo trovammo dentro casa e non se ne è più andato, ma sì, Baldo, il nostro grasso gatto rosso. E chi si sarebbe mai aspettato che addirittura sapesse suonare il violino? Il violino lo portò giù, una notte, l'Uomo della Luna, per scherzare ma Baldo lo vide, lo prese, si mise su due zampe e iniziò a suonare una giga scatenata. Noi stavamo morendo dalle risate e quando l'Uomo della Luna stava per ripartire mi toccò fare uno scambio con lui per avere il violino. Già, ecco perché lui aveva il frammento dell'Oder che Cinnia andò a prendere sulla luna quando servì per fare rinascere Finbar… frammento che mi era stato dato in pagamento da un oste di Kilkenn per il lavoro che avevo svolto da lui. E dopo il Kaiser Moon arrivò anche la nostra mucca, che ci fornisce il latte quotidiano, e che potete vedere di solito mentre bruca l'erba che cresce sul tetto della taverna. Quindi eccoci qui, noi due e sempre noi due, visto che figli non ne sono arrivati. Ma anche se Eadan a volte se ne dispiace, stiamo comunque bene insieme a voi, giusto? Quindi forza, stasera il vecchio Tom offre da bere, divertitevi e bevete alla nostra salute! E buona e lunga vita a tutti voi!




*** FINE ***


lunedì 16 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)

© Crenabog




Il Narratore e Paulie si recarono al villaggio in una tiepida giornata di primavera senza sapere che sarebbe stato l'inizio di uno degli avvenimenti più inconsueti capitati alla piccola comunità rurale. Giunti nella piazza principale incontrarono Moribund O'Keefe, il borgomastro, che restò affascinato dal nuovo ed inatteso aspetto di Paulie; dal giorno che erano andati ad abitare nella nuova villetta regalata loro da Titania e costruita sulla cima della collina che celava la reggia segreta di re Oberon, a causa degli incantesimi protettivi di Titania l'umanizzazione di Paulie  dalla sua origine di selkie - le fate foca - si era praticamente compiuta. Ora la moglie del Narratore non aveva più i lunghissimi capelli neri che l'avevano resa famosa tra i Sidhe ma era diventata bionda  e con i boccoli. Questa cosa divertiva il Narratore, che oramai aveva visto talmente tante cose nella vita da non stupirsi più di nulla, e attirava gli sguardi di tutti gli abitanti del villaggio. Passeggiando insieme al borgomastro a Paulie venne da dire:

- C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Quando ne parliamo, tutti dicono sempre "l'antico villaggio". Ma qual'è il nome del villaggio?

Moribund e il Narratore si guardarono e scoppiarono a ridere. Ma non per l'innocenza della domanda, bensì perché dovettero ammettere che nessuno, da tempo immemorabile, chiamava il villaggio con un nome preciso. Arrivarono alla taverna di Tom de Danann, presero posto ad uno dei robusti tavoli di quercia e il borgomastro dovette ammettere, davanti ad una pinta di birra scura, che il nome del villaggio non era riportato su nessuno dei - pochi - documenti ufficiali presenti nella casetta rustica che pomposamente veniva considerata il municipio locale. Iniziarono a discutere su cosa sarebbe stato meglio fare, perché prima o poi a livello legale nello Shire il villaggio avrebbe avuto bisogno di essere nominato con il suo vero nome. Tom de Danann, il robusto oste dalla folta barba rossa amico di tutti, si aggiunse al loro gruppo e lanciò una proposta: scegliere il nuovo e definitivo nome del villaggio con una estrazione a sorte a cui avrebbe partecipato tutta la cittadinanza.  E forse per la buona birra che avevano bevuto, o perché trovarono l'idea interessante, la accolsero decisamente e iniziarono a programmare l'annuncio da dare agli abitanti. Non avevano fatto caso che tra gli avventori della taverna, che nella morbida semioscurità chiacchieravano e bevevano allegramente, c'era anche l'Uomo della Luna, cosa alquanto insolita visto che era abituato a scendere dal satellite nella bolla magica legata al filo d'argento creato dall'enorme Ragno Lunare e a venire a divertirsi alla taverna sempre e solo di notte. In verità l'Uomo della Luna era sceso la sera prima e aveva bevuto così tanto e così a lungo da essere rimasto a dormire nella cantina di Tom, che gentilmente gli aveva preparato una brandina. Ecco perché, nascosto in mezzo agli altri avventori, all'Uomo della Luna capitò di ascoltare il dialogo tra Tom, il Narratore, Paulie e il borgomastro e siccome era il più allegro buontempone che avesse mai calpestato l'erba verde smeraldo dello Shire, subito gli venne in mente di giocare uno scherzo dei suoi. 
Scesa la sera, l'Uomo della Luna rientrò nella bolla magica e si fece tirare su fino alla sua reggia candida e brillante, preparò un tavolino e ci mise a sedere sopra Acci, la Talpa Lunare, il bizzarro animaletto che tanto tempo prima si era infilata di nascosto nella bolla ed era finita sulla Luna, assorbendo i poteri magici del luogo e diventando l'amato cucciolo da compagnia  del Selenita.  Pose con riguardo davanti ad Acci, che osservava incuriosita attraverso gli enormi occhialoni che lui le aveva regalato, un sacchetto pieno di tesserine con le lettere dell'alfabeto e si divertì a guardarla giocare.






Arrivò il giorno tanto atteso dagli abitanti , un evento del genere non capitava da anni, la curiosità era il sentimento che serpeggiava ad ogni angolo, vicolo, abitazione dell'antico villaggio. Scese la sera, la piazza era illuminata da festoni gioiosi e il viottolo che portava fuori dall'abitato fino alla taverna di Tom era stato adornato da fiaccole. Bizzarra era la definizione più modesta che si potesse dare alla taverna, con quel suo tetto assurdo che su un lato spioveva e scendeva fino a terra, tutto coperto di terra, muschio ed erba e la sciocca mucca di Tom che ci pascolava sopra brucando la verdura.   E vogliamo parlare del suo gatto rosso? Proprio quel grasso gatto rosso che accoglieva gli avventori all'ingresso suonando il violino? Il Narratore se lo ricordava bene, anche perché il violino - costruito dal Selenita - era stato la moneta di scambio per il frammento dell'Oder, il Paiolo Magico, che Cinnia era andata a recuperare sulla Luna da suo padre. La sera calava tranquilla e la fila degli abitanti si snodava  per il sentiero: all'interno era ormai tutto pronto, Tom aveva predisposto un gioioso paiolo in cui tutti, nessuno escluso , lasciarono cadere  il foglietto su cui avevano scritto il nome che gli sarebbe piaciuto dare all'antico villaggio. Foglietti che graziosamente venivano dati in bianco a tutti da Vivvi, la bellissima fata dell'aria, che da quando si era trasformata in umana viveva e serviva presso la taverna di Tom, che insieme a sua moglie l'avevano ospitata. Il borgomastro, insieme al Narratore e a Paulie, sedevano sulle alte  seggiole del bancone controllando sorridenti che tutto filasse liscio. Salutarono alzando le pinte di birra il passaggio dell'Uomo della Luna, come sempre assurdamente vestito completamente di bianco sfavillante in una foggia che nessuno aveva mai visto nello Shire, anche lui posò il suo foglietto nel paiolo e venne invitato a bere dal borgomastro. La sua presenza rendeva ancora più eccezionale la serata per  i villici, che lo vedevano raramente. Poi, quando tutti ebbero lasciato cadere il proprio foglietto nel paiolo, Tom a gran voce chiese se avrebbero voluto lasciare all'Uomo della Luna il compito di estrarre il nome che il destino avrebbe designato. Tra grandi risate tutti accettarono, trovavano decisamente valida l'idea che ad estrarre il nome fosse proprio l'unico che con il villaggio non aveva niente a che fare, visto che regnava sulla Luna: così, mentre ognuno borbottava tra sé in maniera scaramantica il nome che si era inventato  sperando che fosse estratto, l'Uomo della Luna, tutto allegro e sorridente, infilò la mano nel paiolo, la rimestò un pochino per godersi la suspense e poi estrasse il foglietto fatale, declamando ad alta voce il nome che vi era scritto... " DRUIMASHOLL " disse a gran voce. Calò un attimo di sbalordito silenzio poi esplose una risata collettiva: oh sì, tutti pensarono, questo è di certo il nome più assurdo e mai sentito che si potesse inventare! E iniziarono a guardarsi l'un l'altro cercando di capire chi avesse potuto inventare quel nome quasi impronunciabile mentre invece lo pronunciavano, lo ripetevano, se lo gustavano come se stessero masticando una radice di liquirizia. DRUIMASHOLL, DRUIMASHOLL... si sentiva sussurrare per tutta la taverna. Allora dal gruppetto del borgomastro  partì il brindisi al nuovo nome dell'Antico Villaggio perché se quello doveva essere allora tanto valeva festeggiare!  La birra fu spillata, i boccali corsero qua e là, l'allegria era palpabile, e ancor più quella dell'Uomo della Luna perché, ovviamente, era l'assurdo nome che la piccola Acci aveva composto con le sue zampine giocando con le tessere dell'alfabeto, che poi il Selenita aveva scritto sul foglietto incantandolo  al punto che si era subito incollato alla sua mano quando l'aveva messa nel paiolo. Fu decisamente un gran bello scherzo, peccato però che l'Uomo della Luna non poté mai raccontarlo a nessuno...se non ad Acci e al Ragno Lunare.





*** FINE ***


 

domenica 23 novembre 2025

LA FAVOLA DEI TEMPI OSCURI (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 12.09.2013)

© Crenabog 




Intanto, nella sua reggia, anche re Brian si era dato da fare per scoprire le mire di Dando, ed aveva inviato i suoi folletti sui Sentieri Specchio, così che potessero raggiungere più velocemente le lontane lande dello Shire e riportargli notizie aggiornate. Fu proprio grazie a questo espediente che re Brian si vide tornare un minuscolo leprechaun, bardato con gli abiti consueti della sua razza, panciotto e calzoni verdi, scarpe di pelle borchiate e cappello verde. Il leprechaun salutò formalmente inchinandosi e re Brian apprezzò il fatto che non sembrasse ubriaco, il che succedeva quasi sempre con quel tipo di folletti. Il minuscolo essere rivelò di aver saputo da un altro suo pari che viveva tra le botti di una cantina che improvvisamente la casa dei fratelli Corchoran si era riempita d'oro, il che interessò subito re Brian, dato che nessuna fattoria avrebbe avuto modo di accedere a ricchezze se non fosse stato per qualche ritrovamento di un tesoro o per artifici poco legali. Il folletto aggiunse anche di aver sentito dire che i Corchoran avevano creato mesi prima un grande allevamento di gatti, cosa davvero inusuale, e che probabilmente dovevano averli venduti perché ora, nella fattoria, non ce n'erano più. Non sapeva se questa informazione potesse servire ma la cosa comunque era strana parecchio. Re Brian ne convenne e lasciò libero il leprechaun di tornare alle sue occupazioni, poi chiamò la sua scorta, indossò un mantello adeguato al suo stato e prese la via per recarsi da re Oberon.


Quando re Brian ebbe finito di raccontare tutto, Oberon si voltò verso la piccola Mab:

- Pensi anche tu quel che penso io?

- Ho paura di sì, anche se mi sembra una cosa assurda.

- Ovviamente. Sono secoli che nessuno è così pazzo da fare un rito del genere.

- Come avranno fatto a conoscerlo?

- Forse la carovana di zingari che è passata nelle lande mesi fa si è fermata anche da loro.

- Potrebbero aver comprato qualche vecchio libro di magia.

- Certo gli zingari non li avranno avvertiti del rischio che correvano.

- Figuriamoci, ma anche se fosse, i Corchoran sono noti in tutta la contea per la loro avarizia. Per l'oro sono capaci di fare qualsiasi cosa.

- Che scorra sangue di nano nelle loro vene? ,- intervenne re Brian.

- Cerca di essere serio, per una volta, - lo rimproverò Oberon. - Le cose si son messe male.

Il Narratore osò interromperli, troppa era la voglia di capire anche lui, e chiese di che si trattasse.

- Vedi, metti insieme le cose: l'oro nascosto in casa, l'allevamento dei gatti che non ci sono più.. devono aver eseguito il rito del Targhaim. Maledetti folli.




- E' una evocazione?

- E' una delle cose peggiori che la magia nera abbia concepito. Serve ad evocare il demone gatto: si arrostiscono vivi dei gatti per giorni interi, senza mai smettere neanche per mangiare o dormire, fin che Grandi Orecchie appare per fermarli e allora lo si può costringere ad esaudire un desiderio, in cambio.

- Ma è una cosa orrenda!

Certo, e non vedo cosa altro abbiano fatto se non questo. Quello che non sanno è che Grandi Orecchie ti dà quel che vuoi ma poi si vendica. Sempre. E certamente ha scatenato lui Dando e la Corte Scontenta.

- Che in questo momento sta mietendo vittime per tutto il territorio. Che si può fare, sire?


- Bisogna ripagare il debito a Grandi Orecchie, il prima possibile, e temo che l'unica cosa sia catturare i Corchoran e darglieli. Ma il guaio è che non richiamerà la caccia selvaggia della Corte: quelli di loro che sono spiriti torneranno con lui negli inferi, se lo accontentiamo, ma gli esseri maligni che li accompagnano andranno combattuti e non con sortilegi.

- Con le nostre forze non ce la faremo - disse Titania. - Ci serve qualcosa di più potente.

- Lo so, mia cara, - replicò Oberon. - Speravo di non dover arrivare a questo. Brian, mi serve il tuo folletto più abile nelle trattative.

- Agli ordini, sire. Cosa devo fargli fare?

- Mandalo su monte Atro e fagli convocare il portavoce dei Troll.





Continua nella sesta puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 6

LA FAVOLA DEI TEMPI OSCURI (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 10.09.2013)

© Crenabog 





Il Narratore lasciò il proprio villaggio affondato nel dolore dopo essersi assicurato che tutti avessero ben compreso i pericoli a cui stavano andando incontro, ed aver consigliato il sindaco e padre O’Connell affinché la popolazione rimasta venisse al più presto evacuata verso i villaggi più a sud dello Shire. Con l’animo carico di oscuri pensieri tornò ad affrontare i sentieri di Bosco Buio, dove neanche più i raggi del sole tra le fronde regalavano un minimo di letizia. Giunse alla collina di re Oberon e fece il suo rapporto in merito a quel che era successo, evitando di incontrare suo figlio per non dovergli ancora dire la sorte di sua madre.


Corre. Corre la regina Mab sul suo minuscolo calesse trainato dai grilli. La regina Mab ha visto, e quel che deve dire non può attendere…

Lo Shire è avvolto dal dolore e dalla paura, dalle sue estreme propaggini a nord, dalle rive del mare gelato, fino ai confini ad est con la contea di Thumbria. La Corte degli Scontenti reca un manto di tenebra e la notte non porta riposo ma morte e desolazione. Dando cavalca alla testa della Corte, orme di fuoco lascia il suo pooka, la sua risata agghiaccia il sangue anche ai troll. I nani delle montagne hanno chiuso le caverne con frane di pietra e scendono nelle profondità: non vogliono sentire, né sapere
.


La regina Mab giunse alla reggia di Oberon con il suo stuolo di fate volanti e venne subito condotta nella sala delle udienze. Oberon, Titania e il Narratore la accolsero e restarono in profondo silenzio alle sue parole. Udirono delle devastazioni che la Corte infernale stava provocando, della magia nera che aveva preso possesso delle lande, dalle praterie ai monti gelati, dei lutti tra gli umani che non comprendevano il senso di quel che accadeva. Tutti i peggiori incubi delle leggende sembravano essersi materializzati, non c’era più sicurezza per nessuno. Re Oberon restava però perplesso, tutto questo non aveva uno scopo visibile. Certo, la Corte infernale traeva gioia dal dolore altrui ma mai prima di allora era avvenuto un simile disastro. Essi uscivano la notte per le loro razzie, in cerca di anime, e in certi periodi dell’anno, in previsione dei quali gli umani elevavano preghiere ed eseguivano antichi rituali protettivi. Solo gli stolti o gli ubriachi uscivano nel buio e finivano per diventare prede. E vittime. Ma per tutto questo doveva per forza esserci una ragione. Oberon chiese ancora a Mab se le fosse giunta qualche notizia capace di spiegare…
- Sire, anche noi del nord non comprendiamo il perché. Il Popolo Segreto sta fuggendo perché non sono solo gli umani quelli in pericolo. E’ vero che gli Scontenti danno loro la caccia, ma il male avvelena l’atmosfera, dissecca la terra, imputridisce l’acqua. Molti di noi hanno chiesto asilo agli elfi di monte Atro, altri stanno fuggendo dove capita.
- Eppure sono certo che Dando abbia dei motivi per questo.







Il Narratore si permise di intervenire:
- Maestà, perdonate ma non ho mai incontrato prima questo nome. Fa parte della Corte Selvaggia?
- Amico mio, certo, non sai perché è da moltissimo tempo che il nome del maledetto non veniva pronunciato… Dando era l’abate di Cough Mara, un umano dedito solo al vizio, al bere, alla lussuria. La sua gioia era la caccia e non sarebbe mancato ad una battuta neanche se il Papa stesso, o il vostro Dio, fosse stato in chiesa ad attenderlo. Ed era a caccia, una domenica, con la sua torma di mastini e alcuni amici, invece che in chiesa a celebrare il rito, e di certo aveva la furia in corpo, sia perché era ubriaco sia perché non aveva preso niente, quando dal folto della foresta uno straniero a cavallo lo raggiunse. Oh, noi sappiamo bene chi fosse ma Dando non lo sapeva… Lo straniero aveva il dorso del cavallo coperto dalle prede uccise e questo fece ancor più ribollire il sangue all’abate che spronò la sua bestia, gli si avvicinò e prese ad ingiuriarlo, urlando che quegli animali spettavano a lui dato che cacciava sempre in quella foresta. Lo straniero esplose in una fragorosa risata e disse che se li avesse davvero voluti avrebbe dovuto venire a prenderseli. Dando gridò che lo avrebbe seguito fino all’inferno e mentre lanciava questa bestemmia lo straniero lo afferrò per una manica, il suolo si spaccò e lo trascinò con sé. Esattamente dove Dando aveva detto che sarebbe andato. Da allora lo spirito maledetto di Dando esce ogni anno dal suolo e batte i sentieri con il suo branco, i meravigliosi cani del Diavolo, come li definiscono le leggende, a caccia di anime per compiacere il suo nuovo padrone.



- Capisco. Ma la sua malvagità non spiega ancora cosa abbia scatenato questa invasione.
- Infatti, - replicò la piccola Mab. – Ora possiamo solo attendere, sperando che giungano altre notizie dal Buon Popolo.
- I nostri folletti, anche loro, sono in giro per cercare di sapere, - disse Titania. – Per ora restiamo nella nostra terra e teniamoci pronti. Gli umani sono partiti?
- Me lo auguro, mia regina ,- disse il Narratore. – Hanno avuto una prova molto chiara di cosa sta accadendo e non credo siano così folli da restare al villaggio.
- Bene, meglio così. Per loro avremmo potuto fare ben poco. Ed ora lasciamo riposare Mab e assicuriamoci che le vedette e le difese siano tutte ai loro posti…




Poi, mentre lentamente il fuoco si spegneva nel grande camino, ognuno si ritirò nelle sue stanze. Mestamente, il Narratore discese la grande scala di pietra che portava alla magnifica grotta con il lago sotterraneo dove Titania aveva alloggiato Paulie e alcune fate che le tenevano compagnia, e dove suo figlio lo aspettava, ancora inconsapevole della tragica fine di sua madre. Avevano così tante cose da dirsi; avrebbe dovuto trovare la forza per farlo.






Continua nella quinta puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 5



sabato 22 novembre 2025

LA FAVOLA DELLA VENUTA DI MAB

 (Prima pubblicazione 07.06.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, ben oltre Bosco Buio, Monte Atro e le grandi pianure dei Tumuli, un altra lontana Contea e poi un altra ancora e così via fino a giungere alle propaggini del Mare del Nord. Da lì, un giorno, arrivò la notizia che la regina Mab, signora delle fate e capace di comandare anche agli elfi in virtù dei suoi poteri che le derivavano dalla discendenza con la regina Maeve, sarebbe giunta in visita a re Oberon. Il Popolo Segreto si scatenò nei preparativi, i trolls vennero controllati uno ad uno e relegati nelle loro grotte, re Brian venne avvertito da re Oberon di non tentare nessuno scherzo e persino il Narratore venne coinvolto con la richiesta di nuovi racconti da narrare durante i festeggiamenti. Pian piano, dai paesi e villaggi attraversati dal microscopico corteo di Mab (bisogna sapere, infatti, che la regina è piccolissima, e ama viaggiare su una carrozza trainata da insetti d'ogni specie), giungevano le conferme del suo avvicinarsi.


Tutto sembrava procedere per il meglio quando, giunta nella contea che ospitava la collina di Knock Ma, sotto la quale prosperava la corte di re Finvarra, il corteo venne fermato da un improvviso, magico tempo burrascoso. Il cielo nero , i venti sferzanti, persino un pesante strato di brina gelata copriva il terreno, completamente in disaccordo con il periodo estivo e decisamente caldo che invece teneva tutto il Popolo Segreto a boccheggiare nelle altre contee. Era successo che re Finvarra, capace di dominare gli elementi e comandare anche alla morte, non aveva affatto gradito il non ricevere alcun invito da re Oberon , e voleva vendicarsi.




Le cose stavano mettendosi male per le relazioni tra i regni fatati e re Oberon inviò ambasciatori da re Finvarra per chiedergli di smetterla. Ma lui, forte dello stare nel suo territorio e ritenendosi intoccabile, calcò la mano oscurando il cielo con una pesante ed inamovibile coltre di nubi nere. I folletti tornarono da re Oberon per dirgli della situazione e avvertirlo che re Finvarra sembrava più deciso che mai a creare un occasione per una guerra. Preoccupatissimo, il re del Popolo Segreto chiamò a sé il Narratore per trovare una soluzione. Intanto, nei suoi gelidi meandri, re Finvarra pregustava il dolore della regina Mab.


Il Narratore espose a Oberon e a Titania il suo piano e loro accettarono di buon grado di tentare. Re Brian spedì i suoi folletti più veloci nelle profondità delle caverne dei Coblynau e questi si dichiararono felici di poter dare una mano. Subito venne approntata una squadra di coboldi che viaggiarono a tappe forzate per arrivare a Knock Ma: quando videro le condizioni atmosferiche, lanciarono in alto i fili dell'arcobaleno, su, su, fin sopra le spesse nubi. Parte di loro corse all'altro estremo e tutti si misero a riavvolgere i fili incantati: lo splendente arcobaleno dei Coblynau fece da rete da pescatori, costrinse fino a terra le nuvole evocate da re Finvarra e lì le lasciò, sotto forma di un enorme banco di nebbia. Il sole, tornato a splendere, accompagnò i coboldi, i folletti ed il corteo della regina Mab fino alla reggia di re Oberon, dove a lungo durarono i conviti ed i festeggiamenti. Il Narratore ebbe una favolosa storia da vendere nelle fiere e nei mercati e re Finvarra restò oppresso dalla nebbia per lunghi anni, perdendo gran parte del suo popolo, visto che ogni volta che uscivano dalle profondità di Knock Ma inevitabilmente non ritrovavano più la strada di casa.






*** FINE ***

venerdì 21 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (decima puntata)

 (Prima pubblicazione 01.02.2013)

© Crenabog 





" Finalmente, sei tornato. Iniziavamo a preoccuparci, poi le fate di Bosco Buio ci hanno avvertito che eravate ospiti di re Brian - esclamò Oberon, Signore del Popolo Segreto.- Immagino che te la sarai cavata bene, a quanto vedo!"

" Grazie, maestà. Ho avuto qualche incontro imprevisto ma alla fine sì, è andato tutto bene e ho potuto portare con me una parte del vecchio tesoro di Afelia."

" Sicuramente ti riferisci a Lahin; non credevo che fosse ancora là. Che fine ha fatto? "

" L'ho persa di vista quando le mura del castello non hanno retto e sono cadute. Immagino che possa essere morta ma non ne sono sicuro."

" Ad ogni modo non mi preoccuperei, il Portale è stato legato da un incantesimo e non può oltrepassarlo, quindi, a meno che non voglia viaggiare fin qui, e ne dubito, e sempre che sia ancora viva, Lahin non è un nostro problema. E poi,- fece, rivolto alla sua corte, - se mai si presentasse qui troverebbe una accoglienza adatta a lei! Giusto?" , concluse, lasciando che tutta la corte esplodesse in grasse risate. Tra il Popolo Segreto e streghe e negromanti non era mai corso buon sangue, e più d'uno di loro non aveva fatto ritorno vivo alle sue dimore.



" Maestà, per ringraziare vostra moglie per la sua infinita gentilezza, mi sono permesso di portare in offerta alcuni doni dal tesoro che ho portato con me... volete gradirli?"

" Uomo sciocco! Non ce n'era bisogno. Per noi è stato un piacere poterti aiutare ma, se proprio ti va, accettiamo di buon grado."

Il Narratore estrasse dalla giacca un anello elfico di grande bellezza e lo diede a Titania che sorridendo se lo mise al dito medio della mano destra; e una pietra preziosa dalle mille sfaccettature luminose donò a re Oberon, che lo ringraziò. Poi Titania si rivolse all'uomo:

" Le voci di Bosco Buio mi hanno narrato anche un altra storia, caro amico. Ho la sensazione che tu e Paulie abbiate qualcosa da dirmi.."

Il Narratore si voltò a guardare Paulie, seduta timidamente al suo fianco.

" E' esatto, mia signora. Voi conoscete la nostra storia, e avete accettato di ospitare Paulie nelle grotte sotterranee dove può nuotare liberamente insieme agli altri esseri fatati. Ma abbiamo dovuto fare i conti con i nostri cuori, e loro non sanno cosa sia la ragione. Stare lontani era una sofferenza, ora è un dolore. Qualcosa dobbiamo fare per risolvere questa faccenda: Paulie non accetterà mai di tornare al Mare del Nord né io me la sento di non rivederla più. So bene che la mia situazione mi impedisce di vivere una vita regolare insieme a lei ma almeno vi chiediamo di permetterci di viverla nel mondo del Popolo Segreto. Lei continuerà a stare qui, non verrà più al villaggio, io verrò a trovarla e quando lo farò sarà come se fossimo la stessa cosa. Ce lo concedete? ", disse, guardando Paulie negli occhi, mentre lei arrossiva in silenzio.




"Temevo che sarebbe successo, prima o poi. Sai che l'unione tra un uomo e una fata foca non è una cosa facile: la sua pelle originale va conservata nel più stretto segreto perché se venisse ridata a lei, sarebbe costretta ad indossarla e tornare al mare. Anche la lontananza dall'acqua la farà soffrire ma a questo si può rimediare. Tu, piuttosto, veramente la desideri al punto da voler vivere un altra vita qui tra noi, tutte le volte che lo potrai fare? Non tratterai male questa nostra sorella? "

" Ci ho pensato a lungo, mia signora. No. Non potrei mai, così come non posso più perderla."

" E allora va bene. Dopo che avremo festeggiato il tuo ritorno da Afelia, andrai al villaggio e ricomincerai come sempre la tua esistenza, badando a centellinare il tesoro che hai con te, cambiando le pietre in villaggi e città lontani, per non dare pensieri strani ai tuoi concittadini. Noi qui, intanto, sistemeremo alcune cose insieme a Paulie e poi ti manderemo a chiamare. Ora basta, pensiamo ad altro: sono certa che tutti, qui, sono ansiosi di ascoltare le tue avventure ad Afelia. E mio marito sarà sicuramente il più curioso tra di loro. - rise, rivolta a re Oberon. Il Narratore prese le mani di Paulie tra le sue, si alzò in piedi, guardò gli innumerevoli gnomi, coboldi, spriggan, boogie, nani, folletti, leprechaun seduti nella grande sala; le fate sedevano sugli scaffali che costellavano i muri illuminando a giorno la sala con il loro luccichio e persino qualche troll sedeva in fondo, intenti a maneggiare botti di sidro. I loro sorrisi riscaldarono il suo animo, alzò una coppa in segno d'omaggio a tutti loro, ed iniziò a narrare.


******

Re Brian parlottò a lungo, quella sera, insieme ai suoi luogotenenti, mentre sul lungo tavolo di quercia i boccali di idromele si susseguivano. Piani vennero elaborati, voglie inconfessate vennero espresse, problemi logistici vennero esaminati e le sacre pietre runiche vennero consultate, ma alla fine la conclusione non fu che una: i folletti volevano il resto del tesoro di Afelia e in un modo o nell'altro lo avrebbero avuto..




******

Seduta su un ramo, la gatta guardava la luna. Nell'aria ancora stagnava lieve il pulviscolo dei detriti. Ringraziò la Grande Madre per la sua capacità di mutare forma: un gatto, agile e scattante, aveva più possibilità di un essere umano di scivolare tra tra le rocce cadenti e salvarsi la vita..

" Tutta questa oscurità, tutti questi anni, tutta questa solitudine.

Così inutile..

Cercavo solo un bagliore che mi riscaldasse la vita.", pensava tra sé e, i suoi, furono pensieri di vendetta.


******

 Paulie sedeva allacciandosi le gambe con le braccia esili, tra le pellicce che coprivano il grande letto. Al morbido chiarore della luna, che filtrava dalle finestre della camera offerta da Titania, guardava il Narratore dormire disteso vicino a lei. Non l'aveva voluta prendere, e questo poteva comprenderlo. Anzi, ne era stata contenta, limitandosi a restare abbracciata a lui fin che il sonno non lo aveva trasportato nella dimensione del sogno. Lentamente, argentee lacrime di felicità scesero sul suo viso da bambina. Il Narratore dormiva, e i suoi sogni li conobbe soltanto lui.





     Qui termina la favola del Signore del Wangshire, così come viene ricordata dal Popolo Segreto.


*** FINE ***