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giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (ottava puntata)

 (Prima pubblicazione 29.01.2013)

© Crenabog 




...mentre nuvole di polvere scendevano lentamente in terra, il Narratore uscì finalmente all'aperto, alla luce del sole e si incamminò in direzione del Portale. Nell'aria una sottile vibrazione, quasi un sommesso lamento della natura , come l'allontanarsi di un carico secolare di ricordi giunti al loro termine. Tutta l'aura negativa di Afelia sembrava vorticare attorno al Portale, come se anch'essa volesse sfuggire, una volta per tutte, da quei luoghi: l'uomo si fece avanti, controllò di avere con sé le bisacce e portò alle labbra la fiala donatagli da Titania. Il liquido aromatico fece subito effetto, donandogli un momentaneo oblio dei sensi, ma lo stesso attraversò la porta. Era preparato a quel che lo aspettava, e stavolta non ne rimase scosso troppo. Si fece scudo chiudendo la mente ai richiami strazianti delle migliaia di vite che iniziavano e finivano nel vortice del tempo e uscì dall'altra parte.


Intravvide il sentiero, nel bosco fitto che faceva da frontiera, e iniziò il ritorno verso le dimore del Popolo Segreto. Dopo poco, però, desiderò sedersi per riprendere bene i sensi e così, semplicemente, si addormentò. La sua mente prese a vagare tra i ricordi, ma sottile, giù nel profondo, l'immagine di Paulie tornava e tornava, ricorrente, calmante, dolce. Quando si risvegliò vide seduto vicino a lui un leprechaun, che ridendo disse: "Ben tornato, finalmente! Eccoti qui! Ah, ah! Re Brian era preoccupato che ti fosse successo qualcosa di brutto!"

Il Narratore lo rassicurò e il piccolo essere continuò:




"Il re mi ha comandato di portarti un cavallo, sarebbe oltremodo felice se tu volessi passare da lui a salutarlo, prima di andare dalla regina Titania. Tranquillo, non è un kelpie, ah ah! Sì, oramai lo sanno tutti, anche se lui non voleva che la strillata che Titania gli ha fatto si sapesse in giro.. Guarda, l'ho legato a quell'albero, prendilo e vai, io me ne vado a cercare della birra!" e sparì tra i cespugli. Il Narratore salì sul cavallo, una bella bestia dall'aspetto docile, e si avviò. Attraversò la landa godendo del calore del sole poi, rientrando nel fitto di Bosco Buio, gli sembrò di scorgere una figura che danzava eterea ed eccola, sognante, bella come sempre. Paulie. Che evidentemente aveva saputo del suo viaggio e si era appostata ad aspettarlo.


" Paulie! Eri venuta a cercarmi? "

" Pensavi che ti avrei lasciato da solo? Se solo mi avessi detto quel che avevi in mente, sarei venuta con te."

" No, ti assicuro, è stato meglio così. Ma sono lo stesso felice di vederti. Era tanto che non.."

" Colpa tua, che mi hai lasciato a vivere nelle grotte di Titania. Non che sia brutto, nuoto con le fate, scherzo con i folletti, ma tu, tu non ci sei. "

" E' vero, ma le cose devono cambiare. Non so come, ma in qualche modo.."

" Lo sai, in quale modo, - sussurrò Paulie. - Non ce n'è un altro."

Da sempre, dal primo momento che si erano incontrati, quando il Narratore vide Hy-Breasyl fluttuare sul mare, il loro destino era stato uno. E accadde. Fu un bacio lungo, silente, un fondersi di anime. E una promessa.





Continua nella nona puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 9


mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DELL'ALBERO INCANTATO

 (Prima pubblicazione 02.10.2012)

© Crenabog 




Oltre il villaggio che conosciamo bene, sorgeva Bosco Buio, dimora del Popolo Segreto, saggiamente governato da re Oberon e da sua moglie, la regina Titania. Il popolo degli gnomi, delle fate, dei folletti viveva la sua vita millenaria custodendo antichi segreti, creando malìe e sortilegi, sempre a contatto con la Natura, della quale, intimamente, profondamente, faceva parte. Tutto questo era ben conosciuto dal piccolo figlio del Narratore del villaggio, che così tante volte aveva accompagnato suo padre nel peregrinare alla ricerca di nuove storie da raccontare ai concittadini, cosa che gli forniva di che vivere con la sua famiglia. Il piccolo era entrato in amicizia con quasi tutto il Popolo Segreto, se vogliamo fare eccezione per certi soggetti alquanto inaffidabili e pericolosi, ma in qualche maniera, se l'era sempre saputa sbrigare, anche se a volte solo con il provvidenziale intervento di suo padre. Col passare del tempo era dunque diventato sempre più sicuro di sé e tendeva ad allontanarsi, quasi sempre di nascosto, per vagabondare anche lui; un giorno, di buon mattino, si caricò lo zaino con tutto quel che poteva servirgli, prese uno dei bastoni di suo padre - un vecchio ramo dritto e nodoso, lucido per gli anni - e si incamminò per uno dei tanti misteriosi sentieri che aveva imparato a memoria. Oltrepassò la Radura dei Tumuli, scorse in lontananza la locanda di Tom de Danann - che evidentemente doveva aver bevuto insieme ai suoi avventori fatati, la sera prima, visto che la sua mucca si era nuovamente arrampicata sul tetto per brucarne il muschio senza che la facesse scendere - e si diresse verso uno dei pozzi delle Fate, per rinfrescarsi. Giunto che fu, bevve e si sedette a riposare. Non aveva un'idea precisa su dove andare, lasciava che fosse il caso a decidere, come faceva sempre suo padre. Poco tempo dopo distinse chiaramente lo smuoversi dell'aria, come se qualcosa di invisibile vi passasse attraverso: erano certamente le piccole Fate che venivano a trovarlo.

Si resero distinguibili e si sedettero vicino e sopra di lui, essendo alquanto piccole e subito iniziarono il loro cicaleccio : il bambino si stava divertendo quando, da dietro di lui, si sentì scuotere. Volse gli occhi e riconobbe subito Paulie, la fata foca fuggita dai mari gelidi del Nord per rincorrere un impossibile amore per suo padre; Paulie si era affezionata a lui e talvolta gli regalava piccoli doni magici. " Sono felice di rivederti - disse la fata - Ti andrebbe di venire a vedere uno spettacolo davvero raro, insieme a noi? " Il bambino non ci pensò sopra neanche un minuto e accettò, lieto della novità che si prospettava. " Stiamo andando a vedere il passaggio dell'Albero di Luce, le nostre sorelle degli Alti Monti ci hanno avvertito, è in viaggio e sta per passare nel nostro territorio. " Le piccole fate alate si alzarono in volo, piroettando intorno a loro: Paulie, che anche se minuta era pur sempre più alta di lui, lo aiutò ad alzarsi. " Il viaggio però è lungo e non potremo farlo a piedi, quindi chiamerò un Kelpie, ma stai tranquillo che a noi non farà nulla di male..." Il bambino sapeva quanto fossero malvagi i Kelpie, spiriti che prendevano forma di cavallo per trarre in inganno i viaggiatori che si erano persi, e li conducevano ad una fine crudele ma si fidava di Paulie e non ebbe problemi a salire in groppa insieme a lei. In brevissimo tempo giunsero alle pendici di Monte Cupo, dove si apriva una delle porte del Popolo Segreto.




Entrarono tutti e imboccarono un sentiero in discesa, scavato da secoli nelle profondità della montagna. Le piccole fate illuminavano la strada e facilmente giunsero fino alla riva di un fiume sotterraneo, che scorreva placidamente da una caverna dirigendosi nelle oscurità di un'altra grotta. Sedettero, nel silenzio irreale, mentre il tempo veniva scandito solo dal quieto sgocciolare dell'umidità che dall'alto della volta cadeva a lustrare i ciottoli. Paulie tenne il bambino tra le sue braccia, seduti tranquilli, forse rimpiangendo dentro di sé di non aver potuto coronare il suo sogno d'amore quand'ecco che, in lontananza, un vago brillare avanzò sul fiume. Pian piano la caverna si riempì di luce mentre l'Albero fece il suo ingresso trascinato dalla corrente: uno spettacolo maestoso, quasi incomprensibile per le leggi della natura, ma reale e meraviglioso. Le sue fronde si muovevano placide, mosse dal dondolìo dell'acqua: un salice piangente enorme, dalle radici strettamente aggrovigliate ad una zolla di terra coperta di muschio e di funghi magici. Paulie, sussurrando, spiegò: " L'Albero di Luce è nato molti anni fa, in cima al picco di Krasnak, al centro di un cerchio delle fate. Una tempesta fece franare la roccia dove stava e la sua zolla precipitò in una grotta, in mezzo all'acqua. Pian piano crebbe, forte del potere del cerchio magico e prendendo la luce dalla luminescenza dei funghi fatati. Poi, quando l'acqua si alzò, trascinò con sé la zolla, la zolla raccolse fango e detriti e aumentò di volume e l'Albero con lei. Sono anni che vaga nelle profondità della terra, seguendo il corso del fiume, e un giorno arriverà alla foce, vagherà nel mare e certamente si unirà ad Hy Breasìl, l'isola magica che vaga eternamente, apparendo e scomparendo. Io la conosco bene, ci sono stata con tuo padre.."

Il bambino continuava a guardare l'Albero procedere sontuosamente, avvolto nella nuvola della sua luce incantata, finché non si perse in lontananza. Camminando in silenzio, tutti persi nei propri pensieri ma toccati nel profondo del cuore da quella visione, tornarono fuori. Le piccole fate si alzarono in volo chiacchierando e fluttuarono via verso le Colline dei Tumuli, Paulie e il bambino salirono in groppa al kelpie e galopparono verso il villaggio con i lunghissimi capelli neri di lei che lo proteggevano dal vento e dalle foglie del bosco. Giunta al limitare lo aiutò a scendere, gli posò un leggero bacio sulla fronte e gli chiese di portare i suoi saluti al padre. E, mentre il bambino sgambettava via, fremente di desiderio di raccontare quel miracolo a cui aveva assistito, Paulie, pensando a chi lo stava aspettando a casa, pianse.





*** FINE ***

LA FAVOLA DI HY BREASIL

 (Prima pubblicazione 16.08.2009)

© Crenabog 




C'era la nebbia, quando uscì di casa, era l'alba ed era il momento in cui iniziava sempre i suoi viaggi alla ricerca di leggende, miti, tradizioni orali da imparare e tramandare.  Non era altro che un narratore che aveva così tante cose da raccontare, forse tante quante ne aveva raccontate sino ad allora e sempre più ne trovava durante i suoi viaggi e durante i suoi incontri con il Popolo Segreto. A volte il suo bambino lo accompagnava , altre volte se ne andava da solo sempre godendo di quanto lo circondava, della natura che sempre sapeva ricominciare a vivere anche dopo qualche disastro. Ogni filo d'erba sembrava parlargli, ogni tramonto nascondeva in sé qualche perla da rubare per donarla agli altri. Un giorno che era in viaggio, con l'idea di giungere alla spiaggia dove aveva incontrato Paulie per vedere se il mare avrebbe avuto per lui nuovi doni e nuove storie, cominciò stranamente a sentirsi poco bene, ad avvertire i refoli del vento più freddi sul collo, le nuvole sembravano più grigie, l'erba aveva assunto una tonalità spenta. Ebbe forte la sensazione che tutto stesse sfilacciandosi, come se dovesse giungere ad una fine e ne provò una sottile paura. Ma non smise di andare avanti, si concesse solo qualche sosta in più lungo il cammino, approfittando dell'ospitalità delle rare fattorie che incontrava nelle quali scambiava racconti con un pranzo anche se povero, ed un giaciglio anche se di fortuna. Dormì su letti di piume, su sacchi imbottiti di fieno, nelle stalle vicino alle zampe dei cavalli e più spesso sotto alberi nodosi, coperto da cespugli profumati e cullato dal canto delle fate silvestri. Il sonno però tardava a raggiungerlo, e quel poco che dormiva lo faceva in maniera agitata, come se un urgenza lo spingesse a non perdere tempo, come se qualcosa dovesse accadere e si rialzava più stanco di prima. Aveva anche smesso di farsi la barba e le occhiaie oscuravano i suoi occhi, dandogli un aspetto sfinito. Giunse una mattina alla fine del sentiero e rimirò la grande spiaggia e le onde frangersi verso la riva. Si sedette con la schiena contro un enorme masso, lasciandosi andare alla stanchezza, assaporando il salmastro degli spruzzi del mare che gli riportarono alla mente il gioioso sapore, caldo e rotondo, del buon whisky che si produceva nel villaggio, affumicato su letti di torba accesa. Le goccioline d'acqua imperlavano il suo viso e ristette così a lungo, finendo per addormentarsi mentre l'umidità penetrava piano nel suo corpo, freddandolo fino alle ossa. La notte era scesa da un pezzo e chi sa se e come si sarebbe risvegliato, in quelle condizioni, quando lo scoppiettare del fuoco di legna lo riscosse; aprì gli occhi e poco distante la luce delle fiamme danzava allegra su una catasta di rami disseccati dal sole e dal vento. Restò sorpreso, chiedendosi chi avesse acceso quel fuoco, si voltò e la vide, seduta a gambe incrociate su un piatto masso alla sua destra, bianca e risplendente della luce della luna, con i lunghissimi capelli mossi dal vento, silenziosa come sempre, intenta a guardarlo. Sorrideva e quel volto di eterna bambina gli procurò una stretta al cuore. Sorrise anche lui e Paulie scese per andargli a fianco, non avevano bisogno di parlarsi, si comprendevano sin troppo bene. Restarono così a lungo e lui le disse di essere venuto per chiedere al mare altre storie, altre leggende, altre fiabe da narrare. Paulie annuì e gli prese la mano tra le sue. Aspettarono l'alba. Quando i primi raggi del sole comparvero maestosi all'orizzonte, tergendo di rosso e poi di rosa le ultime nuvole della notte Paulie si portò l'indice alle labbra a chiedergli di restare in silenzio poi indicò il mare dove una vaga forma stava avanzando, sempre più vicina, ingrandendo a vista d'occhio. Sembrava galleggiare sopra le onde, come se neanche le sfiorasse, invece era solo l'effetto della schiuma che si frangeva contro i suoi bastioni di roccia. Eccola lì, pensò il narratore, nessuno l'ha mai vista davvero e invece eccola lì.. Hy Breasil avanzava, sorprendente, enorme, come tutti l'avevano sempre sognata e come ognuno - nei secoli - l'aveva narrata senza averla mai vista davvero. Erano forse flauti quelli che udì? o dei cori? o le campane d'argento degli antichi re? non lo sapeva ma era un lontano, meraviglioso concerto quello che fendeva l'aria intorno ad Hy Breasil. La luce che la permeava si diffuse sulle acque ed un raggio più potente arrivò sino a loro, Paulie tenendolo per mano avanzò, lui la seguì e camminando sulla luce giunsero all'isola magica. Era Morgana quella che li attendeva? Oh sì, dalla bellezza capace di incenerire, dalle vesti di un verde smeraldo ricamate sontuosamente d'oro. Morgana offrì al narratore l'unguento fatato da mettere sulle palpebre e lui vide, fino all'ultimo particolare, la favolosa reggia degli antichi re e ne restò affascinato poi entrarono nella corte dove per lunghi giorni e lunghe notti, mentre Hy Breasil avanzava sul mare celata agli sguardi del mondo, poté ascoltare leggende di cui non aveva mai avuto sentore, onorato dalla grande ospitalità della corte del Popolo Segreto. Venne poi il momento del distacco che Morgana volle rendergli meno faticoso lasciando che si addormentasse, magicamente facendolo giungere ai bordi del Bosco Buio, così che non avesse a patire le fatiche del lungo viaggio. Quando si svegliò, contornato dai leprechaun di Re Brian, che gli sedevano intorno incuriositi, si sentì bene, persino ringiovanito, pieno di forza e quasi accecato dai nuovi meravigliosi colori che tutto quel che aveva intorno mostrava; qualcosa però gli sfuggiva dalla mente, qualcosa che non riusciva ad afferrare. Come mai, se era partito per un lungo viaggio, era ancora nei pressi del villaggio? E come mai aveva la testa piena di incredibili storie se nessuno gliele aveva raccontate? Decise di non pensarci troppo, si rialzò salutando dignitosamente i leprechaun che apprezzarono e nascosero vergognosi dietro la schiena i fuscelli di biancospino che tenevano pronti per tirargli un "colpo d'elfo" se si fosse comportato male, e se ne andò verso casa. Non ricordava il viaggio, non ricordava la malattia che lo aveva afflitto, non ricordava.. perché Morgana sapeva che non è un bene che alcuno veda Hy Breasil, certe leggende devono restare leggende. Soltanto Paulie, che gli aveva rubato il male dal corpo per gettarlo nel buio profondo del mare, ricordava tutto, sospirando, seduta su uno scoglio.





*** FINE ***