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lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DI ABIDIAN (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 18.02.2014)

© Crenabog 




In breve tempo il Narratore raggiunse un intrico di vegetazione così fitto da rendergli quasi impossibile attraversarlo. Tutt'intorno, nel pulviscolo dell'aria, si accavallavano i consueti rumori del sottobosco e i versi di uccelli e animali: pensò che non ci fosse nulla di strano, tranne forse il sovrabbondante rigoglio di frasche, cespugli, rovi, che raggiungevano una altezza inusitata. La gazza sembrava insistere sul fatto che lui dovesse procedere, quindi legò il cavallo ad un albero e cercò di aprirsi un varco. Non riuscendoci, estrasse un grande coltello da caccia che gli era stato donato da re Oberon e, a furia di fendenti, finì per ritrovarsi in una vasta radura, quasi completamente ricoperta da nocciole cadute dagli alberi circostanti; nel mezzo spiccava un albero maestoso, dalla base istoriata di funghi e licheni e dal fusto ricoperto di un morbido vello di muschio verde. Nell'area regnava un silenzio innaturale e immaginò di trovarsi nella zona di cui gli avevano parlato. Subito, si fece diffidente e cercò di individuare la fonte dell'incanto. Silenziosa, e ben nascosta tra i rami, Abidian osservava l'uomo avvicinarsi.





La strega trafficò con i suoi scaffali ricolmi di ampolle, libri e altre strane cose poi si rivolse a Finbar, dicendo:

- Allora, vogliamo stringere questo patto?

- Io.. penso di sì, è per questo che sono venuto, ma sarei forse poco accorto se non le chiedessi cosa desidera in pagamento.

- Giovane e saggio, a quanto vedo. E un pochino ingenuo nel pensare che mi sarei accontentata di una cesta di funghi anche se hanno un aspetto davvero allettante.

- Non avevo idea di come si svolgono questi commerci, la prego di scusarmi.

- Davvero allettanti, dicevo, sì, e immagino che se ne mettessi qualcuno a bollire non sarebbe fatica sprecata..

Orna tornò a gironzolare nella cucina, o nel laboratorio, a seconda dei punti di vista: rovesciò il contenuto della cesta in un calderone pieno d'acqua calda e si godette la vista dei funghi raccolti da Bobul mentre salivano e scendevano tra le bolle. Il grasso folletto intanto, dal fondo della sala buia, cercava di richiamare l'attenzione di Finbar con dei cenni sommessi. Mentre Orna Baba proseguiva nella preparazione il ragazzo gli si avvicinò:

- Cosa vuoi, Bobul? ,- sussurrò.

- Stai attento, che di lei non c'è da fidarsi, padrone. Oh sì, le cose le fa, è risaputo ma è anche ben nota per tutte le volte che ha cercato di rivoltarle a proprio vantaggio. Lo vedo, sai, con che occhi ti guarda.

- Mica vorrà.. mangiarmi, eh!

- Ah no, non penso proprio, non ho mai sentito cose del genere. Comunque, cercherò di darti una mano.

- Come pensi di farlo?

- Di questo non ti preoccupare.. ,- replicò Bobul, pizzicandosi il lungo naso e tornando nell'ombra.


Il Narratore si sedette su un masso ricoperto di muschio vellutato, pensoso, sperando che accadesse qualcosa in grado di illuminarlo quand'ecco che da un albero discese uno scoiattolo dal pelo fulvo, e tranquillamente adocchiò la distesa di nocciole, ne afferrò una e cominciò a rosicchiarla. Neanche un attimo più tardi il Narratore vide l'animale rizzare la grossa coda e barcollare, lo sguardo vitreo, iniziò a fischiare e sibilare, muovendo le zampe in modo assurdo, e cadde disteso a pancia all'aria come inebetito, sognando chi sa cosa.

"Dunque è questo, sono i frutti che sono stati incantati, chi li mangia non capisce più nulla. Ma chi può averlo fatto?" , pensò tra sé e sé . Un vago rumore gli fece alzare gli occhi e intravvide un muoversi tra le foglie.

- C'è qualcuno lassù? ,- disse a voce alta. - Non ho intenzione di farti del male.

Abidian, che nel frattempo aveva preso le dimensioni di un grosso gatto, si affacciò tra il verde, mostrandosi.

- Sei una piccola fata?

- Sono Abidian , signora e padrona della radura e dell'albero dove vivo. ,- disse orgogliosamente.

- Io sono il Narratore del Popolo Segreto e ti porgo il mio rispettoso saluto.

- Dunque sei tu il Viaggiante, colui che vaga per raccontare le leggende? Non ti avevo mai incontrato prima. Ma è comprensibile, se non eri mai venuto nelle mie terre, al nord.

- E' così, evidentemente il mondo è troppo grande perché io possa averlo percorso tutto.

- E cosa vuoi da me?

- Con rispetto, vorrei chiederti cosa hai intenzione di fare tu qui, incantando le cose. Molte persone ne hanno riportato danno e penso anche molti animali.

- Cosa me ne importa! ,- replicò, stizzita. - Nessuno deve entrare qui.

- Capisco, vuoi solo essere lasciata in pace?

- Esattamente!

- Ma non credi di aver fatto abbastanza danno?

- Impudente! Potrei anche lanciarti un incanto! Però.. devo ammettere che forse ho esagerato un pochino..

- Credo anche io. Sarebbe ora di porci rimedio, sei d'accordo?

- Ma voglio essere sicura che nessuno venga a disturbarmi!

- Oh, se è solo per questo il modo si troverà. Hai incantato tutti i frutti?

- Giusto. Tutte le nocciole che sono cadute e anche quelle sugli alberi.

- Allora basterà che le disincanti, se vorrai essere così gentile.

- Potessi lo farei, a questo punto. Mi vergogno a dirlo, ma gli incanti so solo lanciarli e questo, quando l'ho tirato, ero così furibonda che temo non sia annullabile in alcun modo.

Il Narratore si prese la testa tra le mani, a volte la leggerezza con cui le fate combinavano i loro pasticci lo lasciava senza parole. Cominciò a intravvedere come si sarebbe potuta risolvere la faccenda e con un lungo fischio, chiamò a sé la gazza.







Continua nella sesta puntata, QUI : La favola di Abidian



LA FAVOLA DI ABIDIAN (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 11.02.2014)

© Crenabog 




Proprio mentre Bobul stava per staccare certi grandi funghi che aveva adocchiato sotto un albero, Finbar gli fece cenno di fermarsi. Aveva notato qualcosa di strano..

- Guarda meglio, è una mia impressione o quei funghi non sono funghi?

- Eh? Ah, aspetta, sì, hai ragione, oh dei, stavo per staccare le case dei folletti dei funghi!

Dai funghi vennero fuori dei piccolissimi Kippan, strepitanti ed evidentemente impauriti. Bobul si mise subito a parlottare con loro in lingua folletta, rassicurandoli e scusandosi per l'equivoco. I Kippan, poco noti a BoscoBuio, prediligevano costruire le loro microscopiche abitazioni nei grandi funghi del nord, al buio delle foreste, dove gli uomini non andavano per la raccolta e dove gli animali non brucavano né erba né funghi. Vivevano indaffarati e pacifici, forti della loro presenza nascosta agli occhi estranei. Bobul approfittò per chiedere loro se la direzione per la casa di Orna Baba fosse giusta e quelli gliela spiegarono con dovizia di particolari. Si rimisero quindi in cammino, senza sapere che Orna era già stata avvertita della loro venuta da Maghnu, lo spirito-cerbiatto. Non tutte le streghe tenevano presso di sé dei gatti, come la tradizione avrebbe voluto, per usarli come compagni elementali: certe grandi streghe del nord, come Orna, mantenevano un più profondo legame con la natura accogliendo presso i loro antri gli spiriti degli animali del bosco morti. Davano loro riparo e conforto, intrattenendoli in lunghe, solitarie conversazioni quando le notti erano più fredde, ed in cambio quegli spiriti vagavano per i boschi riferendo loro le notizie che potevano interessarle, mettendole in guardia contro l'arrivo di ospiti indesiderati e impaurendo eventuali aggressori con il loro freddo alito mortale.




Il Narratore guardò stupito la grande gazza che era scesa davanti a lui sulla chiatta. Sembrava proprio che volesse attirare la sua attenzione. L'animale scosse più volte la testa e l'uomo fu certo che aveva qualcosa da dirgli.

- Stavi cercando me?

L'uccello scosse il capo arruffando le ali.

- E' successo qualcosa, hai bisogno di aiuto?

Nuovamente accennò di sì.

- Qualcuno ti ha fatto del male, o forse è in pericolo?

La gazza girò più volte la testa in direzione dell'approdo.

- Devo andare là? Ci stavo giusto venendo, vuoi che facciamo la strada insieme?

La gazza scosse le ali e volò sulla spalla del Narratore. Era abituato a stare a contatto con gli animali della foresta e non si creò problemi. Nel frattempo la chiatta ormeggiò e poté scendere, salendo nuovamente a cavallo. L'uccello si alzò in volo e lui prese a seguirlo.


Orna Baba aprì la porta, guardò il giovane e il folletto grassoccio, e fece loro cenno di entrare. Quella che da fuori appariva come una collina uguale a tante altre era invece all'interno ben riscaldata da un grande fuoco che ruggiva nella bocca del camino, piena di mobili in legno intarsiato e tutta la attrezzatura che ci si sarebbe aspettati in un luogo simile. La strega si tolse la maschera di cuoio che portava sempre per spaventare chi fosse venuto a disturbarla e fissò Finbar negli occhi; negli angoli bui della sua casa frusciavano piccoli folletti e altri misteriosi animali, sgattaiolando qua e là, indaffarati in chi sa cosa.

- Dunque, avete fatto un lungo viaggio per venire a trovare Orna Baba. C'è qualcosa che volevate chiedermi?

Finbar cominciava ad avvertire la profonda malia della donna avvolgerlo.

- Signora, mi chiamo Finbar e sono qui per chiedervi di aiutarmi. Sto cercando una ragazza, credo di sapere dove sia ma non ho modo di raggiungerla e vorrei farle sapere che la aspetto.

- Oh, qui siamo nel pieno di una storia d'amore, allora. Quando parli di ragazza, intendi dire che è la "tua" ragazza?

- Ehm, penso che si possa dire così, Signora. Il nostro è un legame particolare, anche se in verità non mi sono ancora dichiarato a lei.

- Ah ah! Le solite cose! E che legame sarebbe mai, questo, se non ve lo siete detto?

- Gli ho dato il nome.

- Ecco. Ora le cose sono più chiare. Quindi è una fata?

- Non esattamente, lo è solo in parte, ma appartiene comunque al Popolo Segreto.

- Mentre tu sei solo un ragazzino, umano, giusto? Non dovresti neanche essere qui, figuriamoci chiedermi certe cose.

- Ma può fare qualcosa? ,- disse Finbar, angosciato e timoroso che la strega potesse rifiutarsi. Orna scosse la testa.

- Posso chiamartela, e fare in modo che desideri tornare da te al più presto. Questo è tutto quel che vuoi?

- Sì, certo.

- Ci sarà comunque un prezzo da pagare, mio caro ragazzo.







Continua nella quinta puntata, QUI : La favola di Abidian 5