(Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)
© Crenabog
** Raccolta dei capitoli della Saga del Narratore e l'Antico Villaggio, pubblicati sulla piattaforma Chatta.it dal 2008 al 2025, e i nuovi racconti.** Tutti i racconti presenti su questo blog sono opere originali e anche le illustrazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale, sotto direzione creativa dell'autore, sono rilasciate sotto la stessa licenza Creative Commons BY-NC-ND 3.0 . Copyright Crenabog. E' vietata la riproduzione non autorizzata.**
(Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)
© Crenabog
(Prima pubblicazione in Blogspot 09.03.2026)
© Crenabog
*** FINE ***
(Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)
© Crenabog(Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)
© Crenabog
(Prima pubblicazione su Blogspot 10.01.2026)
© Crenabog
(Prima pubblicazione 24.02.2020)
© Crenabog
Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:
- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.
- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?
- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.
- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?
- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.
E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:
- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.
- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.
- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.
- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.
Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6
(Prima pubblicazione 20.02.2020)
© Crenabog
Morgana se l'era presa comoda, una volta partiti, e la navigazione procedeva tranquilla mentre Hy Breasil, avvolta dalla nebbia magica che acquietava i flutti, si muoveva lenta. Ebbero tutto il tempo, dunque, di narrarle ogni avvenimento successo nella Contea dalla loro ultima visita e di come il giardino dei fiori lunari ancora crescesse bene e rigoglioso davanti alla villa sotterranea di Paulie che lo curava per conto di Titania, e di come Finbar e Cinnia vivessero insieme nella casa sull'albero costruita dalle fate di Clodagh. I corpi luminosi delle fate volteggiavano intorno a loro durante la notte, mentre sedevano sull'ampio balcone del castello, morbidamente appoggiati a tappeti e cuscini.
- E così, pensi che Titania sarà contenta di questo regalo? ,- chiese Morgana al Narratore.
- Ce lo auguriamo sinceramente, è davvero difficile trovare qualcosa che non abbia o non conosca.
- Magari non era necessario, anche a Titania sarebbe piaciuto qualcosa venuto dal cuore, quindi un vostro pensiero anche di poco conto sarebbe stato altrettanto gradito.
- Probabilmente sì, siamo noi che nella nostra piccolezza ci creiamo troppi problemi, invece di vivere in maniera più semplice e diretta.
- Infatti, cercate di non dimenticare mai che la natura dei Sidhè è appunto la natura, la magia che esiste in ogni cosa. Non guardate a loro con occhi umani e secondo regole umane, potrebbero non capirle e non riconoscercisi.
- Ne terremo conto più di quanto già non facciamo.
- Sai, amico mio, sto cominciando ad avere la sensazione che abbiamo caricato a bordo un passeggero...- disse Morgana, facendo cenno di non fare rumore e guardandosi intorno con aria circospetta. Da qualche minuto leggeri fruscii venivano da un angolo buio della sala e Morgana, con uno schiocco delle dita, fece apparire una sfera luminosa che rischiarò l'ambiente.
- Tu chi saresti? ,- disse rivolta a quel che si muoveva silenziosamente.
- Ma è un gatto! ,- esclamò Paulie battendo le mani, nel vedere un gatto che definire enorme sarebbe stato riduttivo, completamente grigio e peloso come una soffice nuvola, venire verso di loro senza mostrare timore. L'animale si sedette in mezzo a loro e prese a pulirsi il muso con le zampe, assolutamente indifferente a loro, come se si fosse autodichiarato padrone di Hy Breasil. Paulie si allungò per accarezzarlo e quello prese a ronfare sommessamente, mostrando apprezzamento per essere al centro dell'attenzione.
- Deve essere salito a bordo durante la nostra visita a Tir na nOg.
- Sicuramente, ma mi chiedo come mai gli sia venuta in mente questa idea. Cos'è, voleva godersi un viaggio a sbafo? Non aveva un suo territorio? O magari c'è qualche altro motivo che non sappiamo?
Il gatto, o gatta, o quel che era, alzò il muso verso Morgana come se la conoscesse da tempo, fissandola con occhi di un giallo profondo, e naturalmente non diede nessuna spiegazione.
- Avevate mai visto un animale simile? ,- disse a Paulie che continuava a grattarlo sotto il mento.
- Oh, di animali in giro ce ne sono sempre tanti ma così bello no, sembra davvero regale e non avrei immaginato che un gatto simile se ne potesse andare in giro liberamente a Tir na nOg senza che qualcuno lo reclamasse o cercasse.
- Potrebbero non essersene neanche accorti, i gatti vanno e vengono, appaiono e scompaiono a loro piacere. Ma sapete, non credo proprio che sia un gatto normale, anche se evidentemente è di pura razza locale. Guardate che imponenza!
Il Narratore ascoltava le due donne parlare e osservava le movenze feline, quietamente intento a riflettere sullo strano incontro. C'era qualcosa che gli girava in fondo alla mente ma non riusciva ad afferrarlo, un ricordo vago, qualcosa che doveva aver appreso durante i suoi viaggi, una antica leggenda, chi sa, forse solo la traccia di un mito. Di certo non relativo al terrificante gatto mostruoso dell'Est, che sin troppi disastri aveva combinato durante le sue scorribande, no, era qualcosa relativo agli eroi celtici di Tir na nOg. Si ripromise di chiedere a Morgana, in un momento successivo, se anche lei aveva avuto la stessa sensazione e se ricordava qualcosa che a lui sfuggiva. Ma alla fine si addormentò, cullato dal ronfare del gatto, dalle voci sommesse delle donne e dallo sciabordio delle onde contro le ripe dell'isola viaggiante.
Continua nella quinta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 5
(Prima pubblicazione 30.08.2014)
© Crenabog
All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.
Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.
Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.
Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3