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giovedì 23 aprile 2026

LA FAVOLA DELLA BROCCA INESAURIBILE

 (Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)

© Crenabog





Era una calda, luminosa giornata, davvero invitante ad uscire di casa e fu appunto quello che fece Paulie: decise di andare a trovare Eadan alla taverna gestita da suo marito Tom. La selkie lasciò un bigliettino vergato graziosamente per il Narratore nel quale diceva dove fosse andata, di certo Finnegan lo avrebbe letto quando fosse risalito dal colloquio che stava avendo con re Oberon nelle profondità della collina su cui sorgeva la loro villetta. Una volta fuori, dalla cima della collina, la prima cosa che vide fu la gigantesca testa del Chat Palug che quasi nascondeva l'orizzonte. Il leggendario gatto magico, quando non dormiva dentro casa o chiedeva da mangiare con felina insistenza, preferiva di gran lunga mantenere le sue dimensioni reali, ed era grande quanto la collina stessa. Paulie sorrise, attraversò il portale specchio e si ritrovò dentro Bosco Buio, vicino alla taverna. Bussò e Eadan venne ad aprirle, a quell'ora non c'erano avventori, né umani né Sidhè , potevano spettegolare con tutto comodo mentre Tom era occupato a sistemare vivande e bottiglie, Vivvi la piccola fata dell'aria diventata umana si occupava delle pulizie e Bobul… ovviamente era in cantina a dormire ubriaco dalla notte prima. 

Le due giovani si raccontarono vicende ed avventure poi, con aria di chi rivela un segreto, Eadan disse:
- Vuoi vedere qualcosa di veramente bizzarro?
Paulie era molto incuriosita e lo divenne ancor più quando Eadan aprì un vecchio armadio e ne trasse fuori una minuscola brocca di ceramica verde a forma di maiale. Paulie disse:
- Davvero graziosa! Ma...che cosa è?
Eadan fece una risatina e rispose:
_ Oh, questa è bella davvero...anche se Tom ha proibito di usarla. Bene, la storia è questa, lui la ebbe molti anni fa in pagamento da parte di un mago credendo che fosse una graziosa ma normalissima brocchetta in cui versare vino per servirlo ai tavoli. Diciamo la verità, Tom si era subito infatuato della forma divertente che ha, però prima di lasciarlo andare via il mago volle rivelargli il potere della brocchetta. A quanto pare - Eadan assunse un tono sussurrante e cospiratorio - ha centinaia d'anni, venne creata da Ragnar lo Stregone dei Tuatha de  Danann. La forma? Ovviamente Ragnar sapeva essere crudele e spietato con i suoi incantesimi ma in fondo al cuore amava profondamente solo una cosa, Angwie Sonny. Devi sapere che nelle antiche leggende sono innumerevoli le avventure vissute da Angwie Sonny, la maialina bianca che i Tuatha de Danann credevano portasse fortuna. E la brocchetta ne tramanda la forma di maialina. Dì un po', non è davvero carina? L'unico problema è che Ragnar vi aveva gettato sopra un incantesimo e non c'è mai stato verso di rimuoverlo. Vedi? - prese un bicchiere e improvvisamente dalla brocchetta vuota uscì un vino rosso rubino dal profumo ammaliante - crea il vino e non si svuota mai a meno che chi la versa non lo desideri fortemente. Ma non è tutto qui, il suo vino ha il potere di fare confessare a chiunque ciò che nasconde nel cuore. Capisci? Per forza Tom la tiene nascosta, immagina ad usarla cosa succederebbe!






Mentre Paulie e Eadan stavano ammirando la brocchetta il Narratore aprì la porta della taverna e salutò ad alta voce:
- Buongiorno Tom! Buongiorno Eadan, Vivvi! e...ah ecco mia moglie. Sei scappata di casa, amore?
Il Narratore andò a sedersi insieme a loro, vide la brocchetta e disse:
- Diamine, questo sì che è un bell'oggetto!
Eadan non fece in tempo a fermarla che già Paulie aveva riempito il bicchiere dalla brocca e lo aveva offerto a suo marito dicendo:
_ Tesoro, senti questo, è davvero buonissimo!
Il Narratore pensò che forse non era il caso di bere a stomaco vuoto, prima di pranzare, ma volle fare contenta Paulie e accettò. Eadan guardò l'amica come a dire "che stai facendo!"  ma era già troppo tardi, il Narratore sorseggiò il dolce vino rosso...e finì il bicchiere in un'unica sorsata. Oh sì, pensò, era davvero buono! Sorrise a sua moglie che gliene versava ancora senza fare caso che il livello della brocchetta non calava mai, poi, chi sa per quale motivo si sentì allegro, si sentì felice, si sentì in preda alla voglia di raccontare. Il guaio fu che tutta la vita l'aveva passata a vivere avventure, narrarle, viverne altre, narrarle e via così, perciò non la smetteva più, di bere e parlare. Eadan ridacchiava, Tom si era accorto della cosa e si era avvicinato, un po' per sentire i racconti e un po' per rimproverare Eadan. E Paulie si era fatta trascinare dall'incantesimo e continuava a versare , a versare, e a chiedere a suo marito tutti quei particolari che lui non le aveva mai svelato, per non farla preoccupare, dei suoi viaggi. Il Narratore sembrava un pozzo senza fondo di avventure incredibili, di rischi mortali, di incontri con donne bellissime, troll, elfi, folletti, maghi e mostri... E inevitabilmente Paulie cedette alla tentazione di fare l'unica domanda che aveva sempre avuto paura di fare.
- Tesoro, ma tu… davvero mi ami?
Intontito dalla solenne ubriacatura che si stava prendendo e infervorato dal lunghissimo monologo che stava facendo, senza neanche pensarci un attimo, mentre ancora portava il bicchiere alle labbra, mormorò:
- Più di qualsiasi cosa al mondo, Paulie.
Tom fece giusto in tempo a togliergli il bicchiere dalla mano e a portar via la brocchetta, che il Narratore crollò pesantemente addormentato con le braccia conserte sotto la testa. Eadan rimproverò Paulie, Tom rimproverò Eadan, e Paulie restò a vegliare suo marito accarezzandolo ma in verità non era pentita affatto del tiro che gli aveva giocato...    

   


 

***FINE***

La storia di Ragnar e Angwie Sonny la potete leggere qui:


lunedì 9 marzo 2026

LA FAVOLA DI EADAN CHE FUGGI'

 (Prima pubblicazione in Blogspot 09.03.2026)

© Crenabog





Approfittando del fatto che suo marito era sceso nel regno ipogeo di re Oberon, usando la scala che dalla villetta portava all'interno della collina, Paulie si mise a sistemare la casa poi, non avendo granché da fare, decise di uscire e andare a trovare Eadan alla taverna di suo marito Tom de Danann. Scrisse un grazioso biglietto per Finnegan, lo posò in bella vista sul tavolinetto che lui usava per scrivere i suoi racconti, si pettinò i lunghi boccoli biondi, si appoggiò sulle spalle il mantello con i ricami celtici che le aveva donato Titania e si fermò un attimo a cercare il Chat Palug. Non era sul poggiapiedi che usava di solito per dormire, lo chiamò, lo cercò per ogni camera ma non lo trovò, o magari lui non aveva voglia di farsi vedere. Così, giusto per prudenza, preparò una grossa ciotola di carne tritata e sbollentata e la lasciò vicino al poggiapiedi di suo marito, ormai praticamente di proprietà del Palug. Finalmente uscì, nel caldo sole del mattino e iniziò a scendere la collina fino al portale specchio che re Oberon aveva fatto installare tra due alberi affinché Paulie e il Narratore potessero agevolmente spostarsi attraverso tutto lo Shire. Entrò in quello che sembrava solo il prolungamento di un piccolo sentiero tra i cespugli, solo leggermente luminoso e dopo pochi passi si trovò nelle vicinanze della taverna di Tom de Danann, dall'altra parte di Druimasholl, l'antico villaggio circondato da Bosco Buio. Paulie camminò col suo passo leggero e gli alberi che la videro passare restarono incantati come sempre.


Paulie bussò alla porta della taverna, guardando divertita la solita mucca di Tom che pascolava pigra sul tetto coperto di muschio ed erba, era ancora abbastanza presto perché ci fossero degli avventori ed era certa che avrebbe passato del tempo tranquilla. Venne ad aprire Bobul, il folletto grassoccio che fungeva da aiutante ed uomo di fatica di Tom, e che aveva accompagnato Finbar dalla strega Orna Baba ai tempi dei guai combinati da Abidian, la fata sventata. Bobul si esibì in una specie di riverenza;

- Oh! La signora moglie del Narratore! Che piacere, che onore! Prego, prego!

Paulie fece una risatina ed entrò, si tolse il mantello e lo diede a Bobul che lo appese al muro vicino l'ingresso, poi avanzò nel grande locale della taverna e venne accolta da Tom che stava pulendo ed asciugando bicchieri e boccali.

- Paulie, tesoro, che bella sorpresa! E il Narratore? Lo hai lasciato fuori a sentire Baldo che suona il violino?

- Oh no, mio marito è stato convocato da re Oberon, non so cosa avranno da dirsi, e a me non andava di restare a casa perciò pensavo di stare un poco con Eadan se non è impegnata… ah, Baldo non l'ho visto, non era di fuori.

- Quel gatto sfaccendato, starà combinando guai da qualche parte. Oh be', allora, cercavi Eadan… MOGLIEEE! - Gridò Tom facendo rimbombare l'ambiente. Paulie sentì lo scalpiccio dei passi della moglie del taverniere che arrivava dalla cucina dietro il locale.

- Cosa gridi, razza di chiassoso, cosa… oh Paulie!

Eadan abbracciò la selkie, oramai erano diventate buone amiche anche se non si vedevano spesso, e la prese per mano trascinandosela dietro. Aprì la porta della camera da letto e fece entrare poi si accomodarono tranquille su due poltroncine vicino alla finestra. Cominciarono a farsi i complimenti per le folte chiome bionda e rossa, e poi per i vestiti, insomma tutte quelle cose di cui non avevano mai modo di parlare con i mariti poi Paulie disse:

- Eadan, cara, sono rimasta molto incuriosita quando Tom , l'altra volta, ha raccontato la sua storia, anche perché di te ne sappiamo tutti ben poco. Sono troppo indiscreta se ti chiedo di raccontarmi un poco di te? La mia storia oramai la sanno tutti, che ero una selkie, che vivevo nel mare del nord, che incontrai il Narratore sulla spiaggia dei Giganti e così via… - Eadan sorrise, ricordando le epiche peripezie che avevano finalmente condotto la sua amica e il Narratore a sposarsi. Le tenne la mano e disse:

- Va bene, hai ragione, sai, non ho l'abitudine di parlare tanto di me ma va bene.






Eadan si rassettò la nuvola di ricci rossi che contornavano il bel viso e cominciò:

- Bene, sai già che ho incontrato Tom quando mi rifugiai nella taverna dove stava lavorando, rimasi lì per un certo tempo poi finimmo per innamorarci e partimmo insieme fino ad arrivare a Druimasholl, dove Moribund il borgomastro ci diede questa taverna, la ricostruimmo ed ora viviamo qui, con Bobul e Vivvi che ci danno una mano e hanno le loro camerette. Ma prima… Abitavo a Gwynguddy, un paesino non troppo lontano da quella taverna, i miei parenti non c'erano più e mi guadagnavo da vivere in un modo, ehm, un pochino fuori dal comune, ed in effetti a Tom non gliel'ho mai detto. Mia nonna materna era conosciuta come guaritrice e mi aveva insegnato tutto sulle erbe quindi preparavo pozioni, medicinali...e non solo. Sì, anche qualche filtro d'amore e cose del genere…

Paulie rise, incredula, e rispose:

- Oh bella questa, non ti ci vedevo proprio a fare la piccola strega di paese!

- Ma no, che strega, guaritrice, diciamo le cose per bene! Insomma, quel giorno ero andata a cercare erbe nel bosco intorno a Gwynguddy quando sentii un fruscio, mi girai e vidi che un gruppo di Broggan mi stavano spiando tra gli alberi. Tu hai idea di che razza di bestie siano, vero? Non ne sarei uscita viva se mi avessero presa quindi iniziai a correre e per fortuna riuscii ad arrivare alla taverna. I Broggan non vollero rischiare e si fermarono al margine del bosco, urlando e maledicendomi.

- E dimmi, Eadan, pozioni non ne hai fatte più?

- Sai, non avendolo mai detto a Tom, non vorrei che la cosa lo possa disturbare…

- Ah, guarda, però ti piacerebbe fare ancora queste cose? Non sarebbe mica male avere dei rimedi naturali, se mai dovesse servire… E poi, perché abbandonare questa tua dote, se ti fa sentire bene e utile? Facciamo così, che ne dici se vieni da noi e ti fai un angolino tutto per te, diciamo una specie di piccolo laboratorio? Vuoi che ne parli io con Tom? Non credo che avrebbe nulla a che ridire e sarei contenta se ogni tanto venissi da noi.

- Davvero? Oh, mi piacerebbe da morire!

- E allora, è deciso, a Tom ci penso io!

Si alzarono, tenendosi per mano, e andarono a piazzarsi davanti a Tom che dietro il bancone preparava le bevande per la sera. Quel grande omone alzò gli occhi, il movimento della folta barba rossa mostrò che stava sorridendo ed esclamò:

- Cosa vogliono da me queste belle signore?

- Tom caro, ci sarebbe un piccolo piacere che vorrei chiederti - esordì Paulie - tua moglie mi ha raccontato qualcosina del suo passato e a quanto ho capito pare che sia una brava guaritrice così avevo pensato, visto che qui da voi siete sempre pieni di gente, di lasciargli usare un angolino su da noi. Potrebbe dedicarsi al suo passatempo, non dare fastidio qui dentro e magari farmi compagnia. Non avrai mica qualcosa da obbiettare, vero?

Tom guardò sua moglie, guardò la moglie del Narratore e scoppiò a ridere battendo la mano sul bancone.

- Insomma, moglie, cosa saresti, una specie di strega dei boschi?

- Tom, sei un buffone, e ringrazia Crom che ti amo o te la farei vedere la strega del bosco!

- Va bene, moglie, va bene, tanto lo sai che tutto quello che fai mi sta bene. Vuoi andare a fare pasticci a casa di Paulie? e vai, ma vedi di tornare a casa quando vengono i clienti...e soprattutto quando è ora di andare a letto! E ora filate, andate a raccontarvi le vostre cose, o a preparare il tè, o a cercare Baldo, forza! Che io qui ho da fare!




*** FINE ***

domenica 22 febbraio 2026

LA FAVOLA DI CRENABOG O'GORDON

 (Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)

© Crenabog







L'uomo che cercava storie perdute

Secondo un registro parrocchiale oggi scomparso — citato nel 1879 dallo storico locale T. M. Kelleher — Crenabog O’Gordon nacque nel mese di aprile del 1798 nei pressi di Derrymoyle Lower, una frazione rurale tra le brughiere a nord di Ballycarrig, in una contea che all’epoca veniva indicata come North Marches e che le mappe moderne non riportano più con quel nome. Il padre lavorava stagionalmente come scaricatore lungo il piccolo porto fluviale di Carron Quay; la madre, si dice, conosceva a memoria più storie di quante ne avesse mai raccontate.

O’Gordon non fu mai registrato come scrittore. Nei pochi documenti rimasti compare come “copyist”, talvolta come “assistant to a binder”, e in un elenco del 1824 come “reader for hire”. Tra il 1819 e il 1832 fu visto con regolarità nelle taverne di Ballycarrig, a Murrin’s Yard e presso il vecchio opificio di tessitura a sud di Bracken Lane. Non parlava molto, ma chiedeva sempre agli anziani di ripetere i racconti così come li avevano sentiti da bambini. Non prendeva appunti davanti a loro. Scriveva solo più tardi, da solo.

Le carte che lasciò non erano ordinate. Fogli sciolti, spesso datati in alto a matita — “Ottobre 1827, dopo la pioggia”, “Sera ventosa, gennaio 1831” — ma privi di un titolo definitivo. Molte storie presentavano varianti nell' inizio ma finivano tutte nello stesso modo. Altre sembravano frammenti di racconti più antichi. In una lettera conservata nella collezione privata Hargreave (venduta all’asta nel 1912 e mai più rintracciata), si legge che O’Gordon rifiutava di correggere le contraddizioni, sostenendo che il folklore fosse qualcosa di vivo e non di immutabile.

La sua scomparsa non fu registrata ufficialmente. L’ultima menzione certa risale al marzo del 1836, quando un tipografo della piccola casa editrice Bracken & Sons annotò in un libro contabile un pagamento “per fogli manoscritti non rilegati”. Negli anni successivi apparve, in tiratura limitata e senza data di stampa, un volume intitolato "Memorie dimenticate". L’attribuzione a Crenabog O’Gordon non compariva in copertina, ma soltanto in una nota interna: “Trascritte da C.O’G., per uso privato”.

Quando la stanza sopra la bottega del rilegatore fu riaperta, vi si trovò una libreria in ordine, una candela nel candeliere e un grosso gatto grigio, che continuava a entrare e uscire dalla stanza grazie a una piccola apertura che O'Gordon aveva ricavato nella porta. Si racconta — ma non esiste prova scritta — che l’animale avesse l’abitudine di lasciar cadere dal tavolo certi fogli e non altri. Alcuni di quei fogli furono raccolti e stampati, e le rare copie sopravvissute nel tempo sono conosciute come "I racconti ritrovati". Altri andarono perduti.

Se quelle storie sono sopravvissute, non si sa se lo si debba alla memoria di Crenabog O’Gordon o al criterio silenzioso di quella zampa che, in una stanza illuminata da candele, separava ciò che doveva restare da ciò che poteva essere dimenticato.






Nota del compilatore


Le storie qui raccolte provengono da una serie di manoscritti sciolti attribuiti a Crenabog O’Gordon (1798–?), rinvenuti in più riprese tra il 1836 e il 1841 in diverse località rurali e portuali.

Nessun manoscritto originale risulta oggi integralmente conservato. Le versioni a stampa conosciute — in particolare l’edizione senza data di "Memorie dimenticate", stampata da Bracken & Sons — presentano discrepanze evidenti nell’ordine, nei titoli e talvolta nei dettagli dei racconti.

Non è possibile stabilire con certezza se tali differenze siano da attribuire alla natura orale delle fonti, a interventi redazionali successivi o alla deliberata scelta del raccoglitore di non uniformare i testi.

L’assenza di un indice definitivo e di una prefazione autografa suggerisce che O’Gordon non intendesse produrre un’opera conclusa, ma piuttosto preservare quanto era ancora possibile ascoltare.







*** FINE ***

lunedì 16 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)

© Crenabog




Il Narratore e Paulie si recarono al villaggio in una tiepida giornata di primavera senza sapere che sarebbe stato l'inizio di uno degli avvenimenti più inconsueti capitati alla piccola comunità rurale. Giunti nella piazza principale incontrarono Moribund O'Keefe, il borgomastro, che restò affascinato dal nuovo ed inatteso aspetto di Paulie; dal giorno che erano andati ad abitare nella nuova villetta regalata loro da Titania e costruita sulla cima della collina che celava la reggia segreta di re Oberon, a causa degli incantesimi protettivi di Titania l'umanizzazione di Paulie  dalla sua origine di selkie - le fate foca - si era praticamente compiuta. Ora la moglie del Narratore non aveva più i lunghissimi capelli neri che l'avevano resa famosa tra i Sidhe ma era diventata bionda  e con i boccoli. Questa cosa divertiva il Narratore, che oramai aveva visto talmente tante cose nella vita da non stupirsi più di nulla, e attirava gli sguardi di tutti gli abitanti del villaggio. Passeggiando insieme al borgomastro a Paulie venne da dire:

- C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Quando ne parliamo, tutti dicono sempre "l'antico villaggio". Ma qual'è il nome del villaggio?

Moribund e il Narratore si guardarono e scoppiarono a ridere. Ma non per l'innocenza della domanda, bensì perché dovettero ammettere che nessuno, da tempo immemorabile, chiamava il villaggio con un nome preciso. Arrivarono alla taverna di Tom de Danann, presero posto ad uno dei robusti tavoli di quercia e il borgomastro dovette ammettere, davanti ad una pinta di birra scura, che il nome del villaggio non era riportato su nessuno dei - pochi - documenti ufficiali presenti nella casetta rustica che pomposamente veniva considerata il municipio locale. Iniziarono a discutere su cosa sarebbe stato meglio fare, perché prima o poi a livello legale nello Shire il villaggio avrebbe avuto bisogno di essere nominato con il suo vero nome. Tom de Danann, il robusto oste dalla folta barba rossa amico di tutti, si aggiunse al loro gruppo e lanciò una proposta: scegliere il nuovo e definitivo nome del villaggio con una estrazione a sorte a cui avrebbe partecipato tutta la cittadinanza.  E forse per la buona birra che avevano bevuto, o perché trovarono l'idea interessante, la accolsero decisamente e iniziarono a programmare l'annuncio da dare agli abitanti. Non avevano fatto caso che tra gli avventori della taverna, che nella morbida semioscurità chiacchieravano e bevevano allegramente, c'era anche l'Uomo della Luna, cosa alquanto insolita visto che era abituato a scendere dal satellite nella bolla magica legata al filo d'argento creato dall'enorme Ragno Lunare e a venire a divertirsi alla taverna sempre e solo di notte. In verità l'Uomo della Luna era sceso la sera prima e aveva bevuto così tanto e così a lungo da essere rimasto a dormire nella cantina di Tom, che gentilmente gli aveva preparato una brandina. Ecco perché, nascosto in mezzo agli altri avventori, all'Uomo della Luna capitò di ascoltare il dialogo tra Tom, il Narratore, Paulie e il borgomastro e siccome era il più allegro buontempone che avesse mai calpestato l'erba verde smeraldo dello Shire, subito gli venne in mente di giocare uno scherzo dei suoi. 
Scesa la sera, l'Uomo della Luna rientrò nella bolla magica e si fece tirare su fino alla sua reggia candida e brillante, preparò un tavolino e ci mise a sedere sopra Acci, la Talpa Lunare, il bizzarro animaletto che tanto tempo prima si era infilata di nascosto nella bolla ed era finita sulla Luna, assorbendo i poteri magici del luogo e diventando l'amato cucciolo da compagnia  del Selenita.  Pose con riguardo davanti ad Acci, che osservava incuriosita attraverso gli enormi occhialoni che lui le aveva regalato, un sacchetto pieno di tesserine con le lettere dell'alfabeto e si divertì a guardarla giocare.






Arrivò il giorno tanto atteso dagli abitanti , un evento del genere non capitava da anni, la curiosità era il sentimento che serpeggiava ad ogni angolo, vicolo, abitazione dell'antico villaggio. Scese la sera, la piazza era illuminata da festoni gioiosi e il viottolo che portava fuori dall'abitato fino alla taverna di Tom era stato adornato da fiaccole. Bizzarra era la definizione più modesta che si potesse dare alla taverna, con quel suo tetto assurdo che su un lato spioveva e scendeva fino a terra, tutto coperto di terra, muschio ed erba e la sciocca mucca di Tom che ci pascolava sopra brucando la verdura.   E vogliamo parlare del suo gatto rosso? Proprio quel grasso gatto rosso che accoglieva gli avventori all'ingresso suonando il violino? Il Narratore se lo ricordava bene, anche perché il violino - costruito dal Selenita - era stato la moneta di scambio per il frammento dell'Oder, il Paiolo Magico, che Cinnia era andata a recuperare sulla Luna da suo padre. La sera calava tranquilla e la fila degli abitanti si snodava  per il sentiero: all'interno era ormai tutto pronto, Tom aveva predisposto un gioioso paiolo in cui tutti, nessuno escluso , lasciarono cadere  il foglietto su cui avevano scritto il nome che gli sarebbe piaciuto dare all'antico villaggio. Foglietti che graziosamente venivano dati in bianco a tutti da Vivvi, la bellissima fata dell'aria, che da quando si era trasformata in umana viveva e serviva presso la taverna di Tom, che insieme a sua moglie l'avevano ospitata. Il borgomastro, insieme al Narratore e a Paulie, sedevano sulle alte  seggiole del bancone controllando sorridenti che tutto filasse liscio. Salutarono alzando le pinte di birra il passaggio dell'Uomo della Luna, come sempre assurdamente vestito completamente di bianco sfavillante in una foggia che nessuno aveva mai visto nello Shire, anche lui posò il suo foglietto nel paiolo e venne invitato a bere dal borgomastro. La sua presenza rendeva ancora più eccezionale la serata per  i villici, che lo vedevano raramente. Poi, quando tutti ebbero lasciato cadere il proprio foglietto nel paiolo, Tom a gran voce chiese se avrebbero voluto lasciare all'Uomo della Luna il compito di estrarre il nome che il destino avrebbe designato. Tra grandi risate tutti accettarono, trovavano decisamente valida l'idea che ad estrarre il nome fosse proprio l'unico che con il villaggio non aveva niente a che fare, visto che regnava sulla Luna: così, mentre ognuno borbottava tra sé in maniera scaramantica il nome che si era inventato  sperando che fosse estratto, l'Uomo della Luna, tutto allegro e sorridente, infilò la mano nel paiolo, la rimestò un pochino per godersi la suspense e poi estrasse il foglietto fatale, declamando ad alta voce il nome che vi era scritto... " DRUIMASHOLL " disse a gran voce. Calò un attimo di sbalordito silenzio poi esplose una risata collettiva: oh sì, tutti pensarono, questo è di certo il nome più assurdo e mai sentito che si potesse inventare! E iniziarono a guardarsi l'un l'altro cercando di capire chi avesse potuto inventare quel nome quasi impronunciabile mentre invece lo pronunciavano, lo ripetevano, se lo gustavano come se stessero masticando una radice di liquirizia. DRUIMASHOLL, DRUIMASHOLL... si sentiva sussurrare per tutta la taverna. Allora dal gruppetto del borgomastro  partì il brindisi al nuovo nome dell'Antico Villaggio perché se quello doveva essere allora tanto valeva festeggiare!  La birra fu spillata, i boccali corsero qua e là, l'allegria era palpabile, e ancor più quella dell'Uomo della Luna perché, ovviamente, era l'assurdo nome che la piccola Acci aveva composto con le sue zampine giocando con le tessere dell'alfabeto, che poi il Selenita aveva scritto sul foglietto incantandolo  al punto che si era subito incollato alla sua mano quando l'aveva messa nel paiolo. Fu decisamente un gran bello scherzo, peccato però che l'Uomo della Luna non poté mai raccontarlo a nessuno...se non ad Acci e al Ragno Lunare.





*** FINE ***


 

venerdì 9 gennaio 2026

LA FAVOLA DELLA PELLE DI FOCA

 (Prima pubblicazione su Blogspot 10.01.2026)

© Crenabog 







Il Narratore si alzò presto, quel giorno. Alla prima luce del sole che morbida filtrava dagli scuri delle finestre andò in bagno, si vestì e si mise a preparare la colazione. I giorni stavano trascorrendo leggeri nella grande, accogliente villetta che re Oberon e Titania avevano regalato alla coppia di vecchi amici; il Narratore lasciò che sua moglie, Paulie, si svegliasse da sola con il profumo delle uova che sfrigolavano e il latte che bolliva. Gli piaceva il senso di pace che permeava la villetta, il senso di sicurezza dato dall' essere collegati alla reggia sotterranea dei Sidhe e ovviamente anche per via degli incantesimi protettivi lanciati da Titania. Con l' avanzare della età il Narratore non aveva più avuto bisogno di viaggiare per guadagnare narrando nei villaggi, anche grazie all' enorme tesoro che aveva portato via dalla grotta della strega Lahin, durante il conflitto con il Signore del Wangshire. Dunque poteva finalmente concedersi il lusso di vivere insieme alla sua bellissima moglie e a tutto il Popolo Segreto, senza dimenticare gli abitanti dell' Antico Villaggio, dove aveva abitato con la prima moglie e suo figlio Finbar. Al Narratore mancava moltissimo suo figlio, ma sapeva che ormai viveva felice con Cinnia, la figlia dell' Uomo della Luna, nel bosco delle fate. Pensò tra sé che uno dei giorni a venire sarebbe stato bello tornare al Villaggio, rivedere Moribund il borgomastro e tutti i vecchi amici. Sì, e poi andare a trovare Finbar e Cinnia. Il Narratore decise di dirlo a Paulie, e attese che venisse a fare colazione.

- Buongiorno amore, hai già preparato tutto? Vuoi proprio che diventi pigra?
Lui si voltò a guardarla, e immancabilmente si sentì commosso nel vedere la bellezza che letteralmente avvolgeva, come un' aura, sua moglie. A volte si domandava perché mai la selkie avesse deciso di abbandonare la sua forma originale di fata foca per rendersi umana e seguirlo per anni in mille avventure. 
- Buongiorno tesoro, sì, sai che mi fa piacere stare in cucina e ancor più farti queste piccole sorprese... Senti, amore, che ne dici se uno di questi giorni andiamo a fare visita al Villaggio e poi andiamo a trovare Finbar e Cinnia? 
- Oh! Ma certo, è davvero troppo tempo che non li vediamo. Sarei davvero contenta.
- Bene, allora lo faremo.
- Caro, sapevi che Titania ha fatto mettere un portale vicino alla nostra villetta?
- No, ecco, te lo ha detto lei?
- Sì, hanno pensato che un portale per i Sentieri Specchio ci avrebbe fatto comodo. Lo sai che con quello possiamo recarci in qualsiasi luogo dello Shire abitato dai Sidhe.
- Giusto, quindi arrivare al Villaggio e nel bosco delle fate sarà molto più facile.
- Esatto, vedi? Possiamo andare quando vogliamo.
Sedettero vicini a fare colazione, godendo di questo momento intimo e familiare. Il sorriso radioso di Paulie faceva sempre battere il cuore dell' uomo, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei...

Più tardi Paulie e suo marito uscirono fuori per respirare la fragranza dei profumi che il vento portava con sé scivolando tra i resinosi tronchi degli alberi secolari di Bosco Buio, al centro del quale sorgeva la collina che celava all' interno la favolosa reggia di re Oberon e Titania. Il Narratore guardò poco più in là, verso la collina minore nella quale era nascosta la reggia di re Brian, signore dei folletti, e si chiese quali stramberie stesse architettando. Paulie intuì i suoi pensieri e rise, ricordando gli infiniti guai in cui li aveva messi quel minuscolo, inaffidabile, re Brian. 
- È davvero così bello, qui, vero? - disse.
- Magnifico - rispose lui - tutta la potenza del Popolo Segreto ha impregnato lo Shire per millenni e non se ne resta indifferenti.
- Hai ragione, manca solo qualcosa...
Il Narratore la fissò tenendola per le mani.
- Il mare, vero, amore mio? Ti manca.
- Perdonami, ma a volte il ricordo della vita acquatica con le mie sorelle, i tritoni, le sirene, torna forte. L' odore salmastro, la spuma delle onde, oh sì, a volte mi manca.
- Ti capisco. La vita che hai vissuto come selkie è stata molto più lunga di questa che ora vivi con me. A volte lo ammetto, mi sembra come di averti rubato la tua vera essenza... - aggiunse lui, con una punta di rammarico nella voce - ...vieni un' attimo con me, tesoro, per favore.
Sempre tenendo Paulie per mano rientrò in camera da letto, si chinò sul baule antico che conservava gelosamente, lo aprì ed estrasse la lucida pelle di foca, la vera pelle della fata. Paulie restò ferma sulla porta, l' emozione era troppo forte nel rivederla.
- Paulie - sussurrò il Narratore - la rivuoi? Vuoi tornare al mare? Ti capirò, se questo è ciò che veramente ti comanda il cuore.
Paulie lo guardò ma le lacrime che scendevano sulle sue guance parlavano per lei, insieme al suo sorriso. Sì toccò il cuore, allungò una mano per dire no, e non pronunciò una sola parola. Lui capì quanto profondo fosse l' amore che lei gli stava offrendo; ripose la pelle nel baule con rispetto, lo chiuse a chiave e la abbracciò.

Trascorsero ore a fare l' amore, con l' impeto dei loro primi giorni di matrimonio, cercando di fondersi uno nell' altra, piangendo per la commozione. Poi, sfiniti, appagati, restarono abbracciati : Paulie si alzò, si vestirono, in un silenzio quasi sacro lo condusse di nuovo fuori, tra gli alberi dove si apriva il nuovo Sentiero Specchio. Pochi passi tra la vegetazione furono sufficienti a farli uscire in un luogo completamente diverso, che il Narratore riconobbe subito. Il luogo del loro primo incontro, la monumentale Spiaggia dei Giganti. L' odore frizzante e salato delle alghe riempì i loro polmoni, gli stivali affondarono nella battigia fatta di massi muschiosi. A perdita d'occhio la sconfinata vastità del mare del Nord baciava con onde minuscole e tranquille la spiaggia. E mentre iniziava il tramonto Paulie disse:
- Questo è il mio dono per te, amore.
Il mare, eterno, pulsante, immutabile, fu il loro silenzioso testimone.






*** FINE ***



martedì 6 gennaio 2026

UN EVENTO INATTESO ( Cosa successe a Paulie e al Narratore)

(Prima pubblicazione su Blogspot: 07.01.2026)
© Crenabog







Titania guardò il lago sotterraneo e rimase perplessa. Certo, pensò, era bello, l' acqua della fonte termale era alla giusta temperatura, i funghi magici che ricoprivano la enorme grotta posta sotto la collina dove era celata la corte di suo marito, il re Oberon, signore dei Sidhe - il Popolo Segreto degli esseri magici - davano all' ambiente la luce morbida e soffusa perenne.. Ma Titania non era davvero soddisfatta. La villetta costruita dagli gnomi sulla riva era molto graziosa ed accogliente, la distesa di fiori bianchi e neri creata dall' Uomo della Luna mandava un profumo inebriante , eppure Titania si stava convincendo che la villetta, il suo regalo a Paulie - la selkie che aveva sposato il Narratore - affinché, essendo una fata foca potesse nuotare quando voleva, non fosse proprio indicata per la vita in comune dei due sposi. Il Popolo Segreto amava e rispettava il Narratore, che infinite volte era stato protagonista della loro storia e ci tenevano a che vivesse felice con Paulie. Proprio questo tormentava Titania, come fare affinché il Narratore godesse della luce del sole e Paulie del lago sotterraneo? Decise di parlarne con Oberon, avrebbe trovato di certo una soluzione.

Così fu, approfittando del fatto che il Narratore e Paulie erano partiti per andare a visitare Morgana sull'isola di Hy Breasil - il regno fluttuante della sorella di Merlino - re Oberon fece velocemente costruire sulla sua collina una nuova deliziosa villetta e gli gnomi scavarono fino a collegare la nuova alla vecchia con una lunga e larga scala a chiocciola, così Paulie poteva andare a nuotare in tutta comodità. Titania si sentiva finalmente soddisfatta e ammirò la soluzione scelta da re Oberon. Suo marito poteva essere un tipo terribile, capace di burle monumentali, ma amava la coppia e anche lui voleva che vivessero bene vicino alla reggia. Era una splendida giornata di sole quella che accompagnava il viaggio di ritorno della coppia; Paulie sedeva con suo marito sul sedile della grande carrozza coperta dal telo , tipica di quelle lande, trainata dai due massicci cavalli abituati a viaggiare lungo le strade rurali. Il vento leggero muoveva dolcemente i lunghi capelli neri della selkie e il Narratore, con il suo aspetto di uomo anziano - benché l' acqua della eterna giovinezza che re Oberon gli aveva fatto bere a sua insaputa lo avesse dotato di una nuova lunghissima vita - sempre guardava con infinito amore le sembianze quasi infantili del suo unico vero amore. Ricordò il loro primo incontro sulla Scogliera dei Giganti , quando la selkie gli aveva fatto dono della sua pelle di foca, rinunciando al suo aspetto fatato per seguire l'uomo di cui si era innamorata in sembianze umane. Paulie era antica, come tutte le fate, quasi immortale e se non fosse stato per il dono di re Oberon le loro esistenze non avrebbero potuto durare lo stesso tempo. Ma Paulie restava una ragazzina e il Narratore restava visivamente l' uomo anziano che era diventato fino ad allora. Peccato, penso' il Narratore, gli sarebbe piaciuto sembrare ancora giovane.. Arrivati in vista della grande collina che celava la sontuosa reggia dei Sidhe e più sotto la grotta col lago dove vivevano, Paulie esclamò: - Caro, guarda! C'è una villetta sopra la collina! Il Narratore disse:- Oh, cos'è questa novità? Cosa avrà combinato stavolta re Oberon? Arrivati ai piedi della collina trovarono a riceverli Oberon e Titania con tutta la corte e l' immancabile ridacchiante re Brian - il re dei folletti, braccio destro di re Oberon - che erano stati avvertiti del loro arrivo dai kelpies guardiani del bosco. La coppia reale andò loro incontro sorridente, re Oberon disse: - Ben tornati! Fatto buon viaggio? E Morgana vi ha trattato bene? Il Narratore: - Sì, certo! Siamo felici di rivedervi ma... Scusate la curiosità, chi è venuto ad abitare sulla collina? Titania, ridendo: - È la vostra nuova casa! Così potete godervi il sole, l' aria del bosco e scendere al lago di Paulie quando vorrete con la scala che abbiamo costruito! Su, venite a vedere se vi piace! Paulie, emozionata, sotto braccio a Titania, varcò per prima la porta esclamando la sua felicità nel vedere la bella villetta in legno e pietra arredata graziosamente dalle fate. Re Oberon intanto chiacchierò a lungo con il Narratore, spiegandogli il desiderio di Titania e facendosi raccontare le ultime notizie da Hy Breasil, poi la corte dei Sidhe si ritirò nella reggia lasciandoli a prendere possesso della nuova casa. La coppia si divertì a guardare dappertutto poi, dopo aver cenato con i piatti che gli erano stati lasciati, andò a dormire, sopraffatti dalla stanchezza del viaggio e dall' emozione per il regalo.. Il canto degli uccelli del bosco ai piedi della collina, e la dolce luce del sole che filtrava dalle finestre, accompagnarono il loro risveglio. Era stata una notte di amore coniugale ed entrambi si sentivano ancora un po' confusi; il Narratore accarezzò il bel viso di sua moglie che iniziava ad aprire gli occhi e pensò che c'era qualcosa di diverso, ma era talmente abituato a lei che non riusciva a capire.. Poi d'improvviso esclamò: - Amore! Ma... Sei diventata bionda! Paulie si mise a sedere, prese i suoi capelli tra le dita, se li guardò e disse: - Oh! Hai ragione! E cos'è questa novità! I lunghi capelli neri della selkie erano diventati biondi, luminosi, a boccoli. Forse ancora più belli di prima, pensò lui in tutta sincerità, domandandosi come fosse successo. Paulie decise di andare a chiedere spiegazioni a Titania e dunque si recarono direttamente alla reggia passando per il corridoio interno alla villetta che li collegava all' interno della collina, saggiamente voluto da re Oberon in fase di costruzione. Arrivati nella sala del trono trovarono la coppia reale intenta a banchettare una sterminata colazione insieme a re Brian e a fate, folletti, gnomi, kelpies e chiunque altro fosse lì. Titania vide Paulie ed esclamò: - Per Crom! Non pensavo che sarebbe successa una cosa simile! Paulie: - Regina, vorresti spiegarci come mai sono diventata bionda? Re Brian rise: - Mamma mia, se eri bella prima adesso davvero non ho parole! Titania: - Brian, sei sempre il solito, vedi di comportarti bene! Allora, amici miei, sì, in effetti c'è un motivo anche se non pensavo succedesse questo. Il fatto è che abbiamo incantato la villetta con ogni sortilegio legato agli esseri umani, per darvi tutte le protezioni possibili ora che vivete fuori dalla collina. Questo non ha sortito effetti strani sul Narratore, che è umano, mentre tu sei diventata un po' più umana. Come? Cambiando l'aspetto naturale delle selkies quando non vestono la pelle di foca, cioè i capelli neri. Paulie, tesoro, ti dispiace tanto essere diventata un pochino più simile all' essenza di tuo marito? Compreso la situazione Paulie disse: - Ah, ecco il perché! Be', in verità la sola cosa che mi importa.. È se a lui piaccio ancora.. Il Narratore la abbracciò commosso, e disse: - Amore mio, non smetterai di piacermi neanche tra cent'anni..
Re Oberon sospirò, per fortuna non ci sarebbero stati litigi dovuti al curioso effetto degli incantesimi di sua moglie, perciò ordinò di fare spazio anche a loro e banchettarono allegramente tutti insieme, bevendo forse anche qualche boccale di troppo per festeggiare la nuova Paulie.







*** FINE ***


sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 20.02.2020)

© Crenabog 




Morgana se l'era presa comoda, una volta partiti, e la navigazione procedeva tranquilla mentre Hy Breasil, avvolta dalla nebbia magica che acquietava i flutti, si muoveva lenta. Ebbero tutto il tempo, dunque, di narrarle ogni avvenimento successo nella Contea dalla loro ultima visita e di come il giardino dei fiori lunari ancora crescesse bene e rigoglioso davanti alla villa sotterranea di Paulie che lo curava per conto di Titania, e di come Finbar e Cinnia vivessero insieme nella casa sull'albero costruita dalle fate di Clodagh. I corpi luminosi delle fate volteggiavano intorno a loro durante la notte, mentre sedevano sull'ampio balcone del castello, morbidamente appoggiati a tappeti e cuscini.

- E così, pensi che Titania sarà contenta di questo regalo? ,- chiese Morgana al Narratore.

- Ce lo auguriamo sinceramente, è davvero difficile trovare qualcosa che non abbia o non conosca.

- Magari non era necessario, anche a Titania sarebbe piaciuto qualcosa venuto dal cuore, quindi un vostro pensiero anche di poco conto sarebbe stato altrettanto gradito.

- Probabilmente sì, siamo noi che nella nostra piccolezza ci creiamo troppi problemi, invece di vivere in maniera più semplice e diretta.

- Infatti, cercate di non dimenticare mai che la natura dei Sidhè è appunto la natura, la magia che esiste in ogni cosa. Non guardate a loro con occhi umani e secondo regole umane, potrebbero non capirle e non riconoscercisi.

- Ne terremo conto più di quanto già non facciamo.

- Sai, amico mio, sto cominciando ad avere la sensazione che abbiamo caricato a bordo un passeggero...- disse Morgana, facendo cenno di non fare rumore e guardandosi intorno con aria circospetta. Da qualche minuto leggeri fruscii venivano da un angolo buio della sala e Morgana, con uno schiocco delle dita, fece apparire una sfera luminosa che rischiarò l'ambiente.

- Tu chi saresti? ,- disse rivolta a quel che si muoveva silenziosamente.

- Ma è un gatto! ,- esclamò Paulie battendo le mani, nel vedere un gatto che definire enorme sarebbe stato riduttivo, completamente grigio e peloso come una soffice nuvola, venire verso di loro senza mostrare timore. L'animale si sedette in mezzo a loro e prese a pulirsi il muso con le zampe, assolutamente indifferente a loro, come se si fosse autodichiarato padrone di Hy Breasil. Paulie si allungò per accarezzarlo e quello prese a ronfare sommessamente, mostrando apprezzamento per essere al centro dell'attenzione.

- Deve essere salito a bordo durante la nostra visita a Tir na nOg.

- Sicuramente, ma mi chiedo come mai gli sia venuta in mente questa idea. Cos'è, voleva godersi un viaggio a sbafo? Non aveva un suo territorio? O magari c'è qualche altro motivo che non sappiamo?

Il gatto, o gatta, o quel che era, alzò il muso verso Morgana come se la conoscesse da tempo, fissandola con occhi di un giallo profondo, e naturalmente non diede nessuna spiegazione.

- Avevate mai visto un animale simile? ,- disse a Paulie che continuava a grattarlo sotto il mento.

- Oh, di animali in giro ce ne sono sempre tanti ma così bello no, sembra davvero regale e non avrei immaginato che un gatto simile se ne potesse andare in giro liberamente a Tir na nOg senza che qualcuno lo reclamasse o cercasse.

- Potrebbero non essersene neanche accorti, i gatti vanno e vengono, appaiono e scompaiono a loro piacere. Ma sapete, non credo proprio che sia un gatto normale, anche se evidentemente è di pura razza locale. Guardate che imponenza!

Il Narratore ascoltava le due donne parlare e osservava le movenze feline, quietamente intento a riflettere sullo strano incontro. C'era qualcosa che gli girava in fondo alla mente ma non riusciva ad afferrarlo, un ricordo vago, qualcosa che doveva aver appreso durante i suoi viaggi, una antica leggenda, chi sa, forse solo la traccia di un mito. Di certo non relativo al terrificante gatto mostruoso dell'Est, che sin troppi disastri aveva combinato durante le sue scorribande, no, era qualcosa relativo agli eroi celtici di Tir na nOg. Si ripromise di chiedere a Morgana, in un momento successivo, se anche lei aveva avuto la stessa sensazione e se ricordava qualcosa che a lui sfuggiva. Ma alla fine si addormentò, cullato dal ronfare del gatto, dalle voci sommesse delle donne e dallo sciabordio delle onde contro le ripe dell'isola viaggiante.



Continua nella quinta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 5



martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 30.08.2014)

© Crenabog



 

All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.


Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.




Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.




Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3