Visualizzazione post con etichetta narratore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta narratore. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2026

LA FAVOLA DELLA BROCCA INESAURIBILE

 (Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)

© Crenabog





Era una calda, luminosa giornata, davvero invitante ad uscire di casa e fu appunto quello che fece Paulie: decise di andare a trovare Eadan alla taverna gestita da suo marito Tom. La selkie lasciò un bigliettino vergato graziosamente per il Narratore nel quale diceva dove fosse andata, di certo Finnegan lo avrebbe letto quando fosse risalito dal colloquio che stava avendo con re Oberon nelle profondità della collina su cui sorgeva la loro villetta. Una volta fuori, dalla cima della collina, la prima cosa che vide fu la gigantesca testa del Chat Palug che quasi nascondeva l'orizzonte. Il leggendario gatto magico, quando non dormiva dentro casa o chiedeva da mangiare con felina insistenza, preferiva di gran lunga mantenere le sue dimensioni reali, ed era grande quanto la collina stessa. Paulie sorrise, attraversò il portale specchio e si ritrovò dentro Bosco Buio, vicino alla taverna. Bussò e Eadan venne ad aprirle, a quell'ora non c'erano avventori, né umani né Sidhè , potevano spettegolare con tutto comodo mentre Tom era occupato a sistemare vivande e bottiglie, Vivvi la piccola fata dell'aria diventata umana si occupava delle pulizie e Bobul… ovviamente era in cantina a dormire ubriaco dalla notte prima. 

Le due giovani si raccontarono vicende ed avventure poi, con aria di chi rivela un segreto, Eadan disse:
- Vuoi vedere qualcosa di veramente bizzarro?
Paulie era molto incuriosita e lo divenne ancor più quando Eadan aprì un vecchio armadio e ne trasse fuori una minuscola brocca di ceramica verde a forma di maiale. Paulie disse:
- Davvero graziosa! Ma...che cosa è?
Eadan fece una risatina e rispose:
_ Oh, questa è bella davvero...anche se Tom ha proibito di usarla. Bene, la storia è questa, lui la ebbe molti anni fa in pagamento da parte di un mago credendo che fosse una graziosa ma normalissima brocchetta in cui versare vino per servirlo ai tavoli. Diciamo la verità, Tom si era subito infatuato della forma divertente che ha, però prima di lasciarlo andare via il mago volle rivelargli il potere della brocchetta. A quanto pare - Eadan assunse un tono sussurrante e cospiratorio - ha centinaia d'anni, venne creata da Ragnar lo Stregone dei Tuatha de  Danann. La forma? Ovviamente Ragnar sapeva essere crudele e spietato con i suoi incantesimi ma in fondo al cuore amava profondamente solo una cosa, Angwie Sonny. Devi sapere che nelle antiche leggende sono innumerevoli le avventure vissute da Angwie Sonny, la maialina bianca che i Tuatha de Danann credevano portasse fortuna. E la brocchetta ne tramanda la forma di maialina. Dì un po', non è davvero carina? L'unico problema è che Ragnar vi aveva gettato sopra un incantesimo e non c'è mai stato verso di rimuoverlo. Vedi? - prese un bicchiere e improvvisamente dalla brocchetta vuota uscì un vino rosso rubino dal profumo ammaliante - crea il vino e non si svuota mai a meno che chi la versa non lo desideri fortemente. Ma non è tutto qui, il suo vino ha il potere di fare confessare a chiunque ciò che nasconde nel cuore. Capisci? Per forza Tom la tiene nascosta, immagina ad usarla cosa succederebbe!






Mentre Paulie e Eadan stavano ammirando la brocchetta il Narratore aprì la porta della taverna e salutò ad alta voce:
- Buongiorno Tom! Buongiorno Eadan, Vivvi! e...ah ecco mia moglie. Sei scappata di casa, amore?
Il Narratore andò a sedersi insieme a loro, vide la brocchetta e disse:
- Diamine, questo sì che è un bell'oggetto!
Eadan non fece in tempo a fermarla che già Paulie aveva riempito il bicchiere dalla brocca e lo aveva offerto a suo marito dicendo:
_ Tesoro, senti questo, è davvero buonissimo!
Il Narratore pensò che forse non era il caso di bere a stomaco vuoto, prima di pranzare, ma volle fare contenta Paulie e accettò. Eadan guardò l'amica come a dire "che stai facendo!"  ma era già troppo tardi, il Narratore sorseggiò il dolce vino rosso...e finì il bicchiere in un'unica sorsata. Oh sì, pensò, era davvero buono! Sorrise a sua moglie che gliene versava ancora senza fare caso che il livello della brocchetta non calava mai, poi, chi sa per quale motivo si sentì allegro, si sentì felice, si sentì in preda alla voglia di raccontare. Il guaio fu che tutta la vita l'aveva passata a vivere avventure, narrarle, viverne altre, narrarle e via così, perciò non la smetteva più, di bere e parlare. Eadan ridacchiava, Tom si era accorto della cosa e si era avvicinato, un po' per sentire i racconti e un po' per rimproverare Eadan. E Paulie si era fatta trascinare dall'incantesimo e continuava a versare , a versare, e a chiedere a suo marito tutti quei particolari che lui non le aveva mai svelato, per non farla preoccupare, dei suoi viaggi. Il Narratore sembrava un pozzo senza fondo di avventure incredibili, di rischi mortali, di incontri con donne bellissime, troll, elfi, folletti, maghi e mostri... E inevitabilmente Paulie cedette alla tentazione di fare l'unica domanda che aveva sempre avuto paura di fare.
- Tesoro, ma tu… davvero mi ami?
Intontito dalla solenne ubriacatura che si stava prendendo e infervorato dal lunghissimo monologo che stava facendo, senza neanche pensarci un attimo, mentre ancora portava il bicchiere alle labbra, mormorò:
- Più di qualsiasi cosa al mondo, Paulie.
Tom fece giusto in tempo a togliergli il bicchiere dalla mano e a portar via la brocchetta, che il Narratore crollò pesantemente addormentato con le braccia conserte sotto la testa. Eadan rimproverò Paulie, Tom rimproverò Eadan, e Paulie restò a vegliare suo marito accarezzandolo ma in verità non era pentita affatto del tiro che gli aveva giocato...    

   


 

***FINE***

La storia di Ragnar e Angwie Sonny la potete leggere qui:


martedì 17 marzo 2026

IN CENTOMILA ALLA TAVERNA DEL VECCHIO CRENABOG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 17.03.2026   St.Patrick's Day)

© Crenabog




C’è un momento, in ogni storia, in cui il viaggiatore si ferma sulla soglia, si volta indietro e guarda la strada percorsa.

Oggi è uno di quei momenti.

Centomila passi.
Centomila sguardi.
Centomila volte qualcuno ha aperto la porta di questa piccola taverna, si è seduto accanto al fuoco e ha ascoltato.

E forse non lo sa, ma ogni volta che è accaduto… la storia è cambiata un poco.

Perché le storie non vivono da sole.
Hanno bisogno di occhi che le leggano, di menti che le immaginino, di cuori che le portino avanti.

Quando tutto questo è iniziato era poco più che un sussurro.
Una voce raccontata a bassa luce, per qualcuno che ascoltava prima di dormire.

Poi, piano piano, quella voce è diventata un fiume.
E il fiume ha trovato la sua strada.

Oggi quella strada è arrivata fin qui.

Alla Taverna.

E qui, stasera, non si racconta una storia soltanto.
Si alzano i boccali.

Paulie sorride.
Finbar ride forte.
Cinnia osserva, silenziosa come la notte.
Il Narratore… be’, lui fa quello che ha sempre fatto: continua a raccontare.

E davanti a tutti, inutile dirlo, Re Brian pretende il primo brindisi.

A voi.

A chi è passato anche solo per un istante.
A chi è rimasto.
A chi tornerà.

Perché questa porta resta aperta.

E il fuoco… non si spegne.

Grazie.



Il Narratore

lunedì 16 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN (seconda parte)

(seconda e ultima parte) 

(Prima pubblicazione in Blogspot 16.03.2026)

© Crenabog





Re Oberon, tenendo in braccio sua moglie riversa e priva di conoscenza, la portò nella grande camera da letto reale, sistemandola dentro il letto singolo che avevano vicino al loro, in modo che niente potesse disturbarla. I Sidhe più fidati della sua corte lo attorniavano prodigandosi in consulti, consigli e soprattutto sospiri e lamenti. La fronte di Titania era gelida e a malapena si poteva notare il suo flebile respiro. Mentre re Oberon sostava vicino a lei uno dei minuscoli Spriggan, con ancora le tasche piene delle tintinnanti monete cadute a re Brian durante la fuga, era salito di corsa lungo la scala che portava alla botola e alla villetta del Narratore e Paulie, per portare la notizia. Appena saputo tutto, il Narratore si rivolse a Paulie:

- Amore, hai sentito anche tu, qui la situazione è grave. E... Eadan, capisco che quanto sto per dirti potrà sorprenderti ma ti prego di cercare di restare calma.

Eadan sbiancò in viso, preoccupata:

- Ditemi, che sta succedendo?

- Eadan cara, alla taverna di tuo marito Tom ogni sera vengono a bere e a fare chiasso i Sidhe, li conoscete bene, da quel pazzo di re Brian al più piccolo degli Spriggan. E forse vi sarete chiesti da dove vengano. Bene, dobbiamo dirtelo, il regno di re Oberon è qui sotto, all'interno della collina e noi da sempre viviamo collegati a tutti loro.

Eadan restò di stucco, mai avrebbe immaginato da dove venisse tutta la stranissima gente del Popolo Segreto.

- Capisco, e ci credo che sia sempre rimasto un segreto, per la sicurezza di tutti. Certo, ovviamente lo dirò a Tom ma non lo racconterò a nessuno. 

- Grazie, sei davvero comprensiva - fece Paulie, e il Narratore disse: 

- La regina Titania si è ammalata per qualcosa che ha respirato, uscita da una scatoletta che i folletti hanno trovato in quel che restava del tesoro della strega ad Afelia. Nessuno sa di cosa si tratti, se magia o veleno. Ma se, per miracolo, si trattasse di un qualche antico veleno   forse... se te la senti... considerando la tua esperienza in pozioni e filtri, magari saresti in grado di aiutarla.

La moglie di Tom l'oste, abituata a ben altro nella vita, servire boccali di birra e curare la loro casa, restò esterrefatta all'idea ma una punta di antico orgoglio di guaritrice iniziò a farsi strada in lei. Sorrise, con aria decisa:

- Forza, allora! Andiamo dalla regina e vediamo cosa si può fare.



Ai piedi della collina, lo sfortunato viandante che si fosse trovato a passare da quelle parti, avrebbe finito per incrociare il Chat Palug che, appena subodorato il pericolo, per chi sa quale motivo aveva deciso di mettersi a fare la guardia al popolo dei Sidhe affinchè nessuno si avvicinasse con intenzioni malvagie. Solo che, come sua abitudine, il leggendario mostro in forma di gatto aveva preso la dimensione che più gli era congeniale e ora torreggiava, alto più di dieci metri e francamente spaventoso, scrutando intorno con calma mortale.






Scortata dal Narratore, Paulie e un corteo di folletti, Broggan, Spriggan, leprechaun e altre forme che non aveva mai visto, la sbigottita Eadan era scesa lungo la grande scala di legno e metallo illuminata da torce che portava dal pavimento della villetta alle profondità del grandioso regno ipogeo. Quando Paulie la presentò a re Oberon, spiegandogli delle sue capacità di guaritrice con le erbe, si inchinò profondamente davanti al re che non aveva mai visto prima poi iniziò a visitare accuratamente la regina Titania, in stato di incoscienza e tenuta al caldo dalle molte coperte. 

- Maestà - disse ad Oberon - ho già visto, molti anni fa, qualcosa del genere ma non è magia nera, né stregoneria. Si tratta quasi sicuramente di un tossico prodotto dalle spore di qualche fungo. Credo che fosse rimasto talmente a lungo chiuso nella scatoletta da essersi ridotto in polvere e quando è stata aperta tutto il concentrato del veleno si è diffuso nell'aria. Permettetemi di tornare con i miei cari amici nella villetta, da poco vi ho realizzato un minuscolo laboratorio e posso provare a preparare un antidoto.

- Grazie, Eadan, i nostri medici non hanno saputo trovare una cura e mia moglie sembra deperire velocemente. Te ne prego, fai tutto il possibile, te ne saremo infinitamente grati.

La corte accompagnò nuovamente i tre nella villetta soprastante e subito lei si mise al lavoro, assistita da Paulie. Il Narratore, per non essere di intralcio, si sedette pensieroso all'esterno immerso nel turbinio preoccupato dei suoi pensieri poi, da lassù, vide la ciclopica testa del Chat Palug e l'unica cosa che riuscì a pensare fu che gli sarebbe piaciuto grattargliela.


Qualche ora dopo, giusto il tempo di macinare, bollire, filtrare un preparato di erbe che solo lei sapeva cosa fossero. Nei suoi contenitori ce ne stavano alcune che Paulie ammise di non aver mai visto e Eadan le confidò che facevano parte di quelle che anni prima aveva con sé quando era uscita di casa ed era finita da Tom per sfuggire ai Broggan selvatici. Quindi credeva che nella loro regione non fosse possibile trovarle. Quando la pozione fu pronta, i tre scesero di nuovo fino alla camera da letto reale e Oberon la aiutò a far colare lentamente l'antidoto tra le labbra di Titania, poi non rimase altro che restare seduti in silenzio a vegliarla, sperando.


Passò una intera giornata, durante la quale i Sidhe venivano continuamente portando ed offendo spuntini e bevande, e a cercare di informarsi. Il silenzio si era fatto grave nella camera e anche se nessuno glielo aveva chiesto, il Narratore aveva cominciato a raccontare vecchie avventure capitate nei suoi viaggi e così anche sua moglie venne a conoscenza di ciò che era successo ad Afelia. Mentre ancora erano intenti ad ascoltarlo Titania alzò un braccio e fece un tenue sorriso. Si affrettarono da lei, e con sollievo videro che l' antidoto stava facendo effetto; con grande gioia la notizia fece il giro del regno ipogeo e già qualche Sidhe iniziò a festeggiare. Re Oberon congedò tutti e preferì restare solo con lei assicurandosi che tornasse in piena salute.







Due giorni dopo Titania in persona, accompagnata da Oberon, volle salire nella villetta e a lungo si abbracciò con Eadan, ringraziandola e complimentandosi per la cura ricevuta poi, con il massimo stupore di Paulie e del Narratore, volle proclamarla guaritrice reale concedendo a lei e a Tom il permesso di venire a corte ogni volta che ne avessero piacere.

E, mentre nel regno dei Sidhe iniziavano i festeggiamenti, da qualche parte nel folto di Bosco Buio un folletto se ne stava allegramente seduto sul ceppo di un vecchio albero a giocare, tirando in testa alle formiche le monete d'oro tanto ambite da re Brian e contenute nella sacca che aveva perso scappando dall' ira di re Oberon.

- Una! Bing! Beccata, uh uh! E... Due! Bang! Beccata! 

Strillava Whiffenpoof alle prese con i suoi nuovi preziosi giocattoli...






*** FINE ***


 ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **




sabato 14 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN

(prima parte)

(Prima pubblicazione in Blogspot 14.03.2026)

© Crenabog




Il Narratore si girò pigramente nel letto, pensando tra sé che la vita stava scorrendo sin troppo tranquilla visto che da tempo lo Shire viveva e prosperava in pace, non c'erano stati nemici esterni o interni, e anche a Druimasholl tutto si svolgeva regolarmente. Si vide in giro ma non vide sua moglie, immaginò che stesse facendo qualcosa al piano terra della villetta in cui abitavano, dolcemente appoggiata sulla sommità della grande collina che celava il regno del Popolo Segreto. Si alzò con calma, badando che non ci fosse in giro il Chat Palug e che non ci inciampasse sopra. Era infatti capace di cambiare dimensione a piacimento, aveva deciso di piazzarsi dentro casa loro e si comportava né più né meno come un parente peloso in visita. Il Narratore entrò in bagno, si lavò, fece quel che doveva fare, si vestì e scese la scala di legno che portava al piano terra dove si apriva la cucina con la camera da pranzo, il salottino, la camera dove aveva formato una interessante biblioteca e il camerino vicino alla cucina, che non avevano ancora pensato come usare. Sentendo rumori venire da lì aprì la porta e trovò Paulie, la selkie che aveva sposato dopo anni di avventure vissute insieme. E insieme a lei, apparentemente indaffaratissima in chi sa cosa, Eadan, curva sul tavolino tra boccette, ciotole e tutto quello che gli sembrò l'armamentario di un cerusico o di un erborista. Le guardò e disse: 
- Buongiorno, Eadan! Che piacere… Paulie, amore, cosa state facendo? 
- Tesoro, hai ragione, scusami, non ti avevo ancora detto niente. Eadan mi ha raccontato che nella città dove viveva si occupava di curare con le erbe e fare anche altre cosette, sai, ehm, tipo pozioni e filtri, e siccome gli mancava tanto potersi tenere in esercizio ne abbiamo parlato con Tom e l'ho invitata a fare un suo piccolo laboratorio nel nostro camerino. Tanto non sapevamo ancora cosa farne, vero, caro? 
- Ma sì, non c'è nessun problema, sono contento che Eadan venga da noi, così vi tenete compagnia e magari impari nuove cose utili. Hai già fatto colazione? Vado a preparare qualcosa in cucina… 

Strani fruscii ruppero la quiete di Bosco Buio quando il gruppo di folletti guidati da re Brian in persona arrivò nella piccola radura dove sorgeva la Porta del Corvo che Piange. L'atmosfera lì era pesante, il sentore di foglie marce non abbandonava l'area neanche dopo una tempesta. I folletti rabbrividirono guardando la strana porta di legno scrostato ambiguamente socchiusa. Re Brian sapeva che era l'unico modo per arrivare ad Afelia, dove sorgeva il palazzo ormai distrutto di Lahin, la strega; troppo lontano dallo Shire per una spedizione normale ma il passaggio magico era estremamente pericoloso. Chi lo attraversava lasciava nel varco i ricordi di tutta la sua vita e chi ci entrava veniva proiettato in un vortice capace di fare impazzire. Quando il Narratore ci era entrato, aveva prima bevuto una pozione fatta da Titania e il suo cervello aveva resistito all'impatto. Re Brian era giustamente preoccupato, loro non avevano nessuna pozione per cui avevano deciso di ubriacarsi pesantemente prima di varcare la soglia, lasciando che il più stupido, imbelle e privo di preoccupazioni al mondo tra tutto il regno dei folletti, Whiffenpoof, li aiutasse a riprendersi all' uscita. Se lo erano portati apposta, certi che al suo cervello la Porta non avrebbe fatto alcun danno. Sì guardarono, finirono le loro fiasche e poi Whiffenpoof - che non aveva neanche capito cosa stessero andando a fare - li spinse dentro uno alla volta. 

Il Narratore finì di preparare una abbondante colazione, apparecchiò la tavola e chiamò sua moglie e Eadan, cercando in giro il Chat Palug e facendo rumore col cucchiaio sulla sua ciotola per farlo arrivare. Non pensava nemmeno a quanto fosse strano trattare come un gatto domestico il leggendario mostro che in un'epoca dimenticata aveva ferito a morte re Arthur; e chi ci avrebbe pensato vedendo quel paffuto gatto grigio incurante di tutto che la faceva da padrone nella loro villetta? Finnegan sorrise, e continuò a far chiasso con la ciotola. 

Whiffenpoof si sedette tranquillo vicino ai folletti svenuti, si contò le dita, si grattò la testa, fischiettò e attese che si svegliassero. Un paio d'ore dopo re Brian e i suoi, ancora istupiditi, aprirono gli occhi, videro le rovine e la cupa torre rimasta in piedi, gridarono di gioia e si misero a correre. Whiffenpoof li seguì con calma, occupato a guardare i corvi che giravano in aria lanciando lugubri strida e li trovò che estraevano dalle macerie quello che restava del tesoro della strega. Non ci sarebbe stata suddivisione del bottino e ognuno arraffava più che poteva. Così il folletto più stupido di tutti si guardò intorno, vide una graziosa scatoletta di antica foggia, e tutto contento se la mise in tasca senza pensare ad altro. 





Il viaggio di ritorno fu altrettanto stressante, anche per le sacche piene di monete impolverate che si portavano in spalla ma una volta arrivati in prossimità della collina dei Sidhe, diretti verso la piccola collina vicina dentro la quale regnava re Brian i suoi folletti, grande fu la loro sorpresa nel trovare sul sentiero re Oberon con un folto gruppo di goblin armati. Salutarono con profonde riverenze ma re Oberon esplose:
- Dannazione! Non avevo detto che era vietato tornare ad Afelia? Re Brian! Il significato di "ubbidire" non sai cosa sia? Avanti, tutti dentro!
Vennero scortati nella sala del trono, dove già era presente Titania, sfolgorante di luce rabbiosa, e tutti i dignitari. Nessuno voleva perdere lo spettacolo. Re Oberon si sedette sul trono, furibondo, in attesa. Il gruppo di folletti a capo chino iniziò a biascicare scuse confuse poi re Brian ebbe la pensata geniale: fare un dono a Titania e farsi perdonare. Però non voleva perdere neanche una moneta, guardò gli altri che avevano capito e scuotevano le teste pronti a difendere il bottino, così afferrò Whiffenpoof, gli frugò nelle tasche, trovò la scatoletta e con un sorriso mieloso la offrì alla regina dei Sidhe. Titania la osservò, lanciò un'occhiata perplessa a suo marito poi decise di accettarla. La aprì ma non c'era nulla, se non uno sbuffo di fumo che le finì nelle narici. La regina sbiancò, si portò una mano alla gola e cadde svenuta.




 

Il grido di orrore stupefatto della corte fu così forte da raggiungere persino la villetta soprastante; il Narratore, Paulie e Eadan lasciarono cadere le tazze di tè e ristettero attoniti mentre il Chat Palug, che mangiava sotto il tavolo, uscì correndo all'esterno col pelo ritto. Nella sala del trono i dignitari erano accorsi dalla regina mentre Oberon urlava minaccioso contro re Brian:
- Disgraziato! Che hai fatto stavolta! Che razza di maledizione hai dato a mia moglie?
- Maestà! Non ne ho la più pallida idea! Era parte del tesoro! Whiffenpoof lo sa!
Puntò il dito verso il panciuto folletto intento a pulirsi il naso e quello rispose:
- Uh? Io? Cosa? Ti è piaciuto il regalo? Bella, vero? A me piaceva tanto...
- Re Brian, questa te la farò pagare cara!
Gridò Oberon, cercando di afferrarlo, ma il re dei folletti stava già scappando insieme ai suoi, inciampando e sbattendo tra le gambe dei goblin e seminando dietro di sé monete e gioielli. I piccolissimi Spriggan sbucarono dalle crepe delle pareti e si precipitarono a prendere tutto quello che trovarono, creando il caos. Re Oberon tornò da Titania, adagiata sui tappeti, e si prese la testa tra le mani dopo aver buttato la corona sul trono.






*** FINE PRIMA PARTE ***





  ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **


venerdì 27 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME RIVELATO

(Prima pubblicazione su Blogspot   27.02.2026)

© Crenabog




Quella mattina il Narratore scriveva, come faceva ormai ogni giorno, nella vecchia poltrona di cuoio accanto alla finestra. Davanti a lui, sul minuscolo tavolino a tre piedi, si accumulavano fogli fitti di appunti: ricordi di lunghi viaggi, storie raccolte nei villaggi più remoti, leggende ascoltate nelle notti di vento.

Da quando si erano stabiliti nella rustica casetta in pietra e tronchi in cima alla grande collina, quasi nel cuore di Bosco Buio, egli aveva deciso che la memoria andava custodita anche sulla carta. Raccontare non bastava più. Le storie, come le persone, meritavano di restare.

Lassù la vita scorreva quieta. Sotto la collina fervevano le attività del Popolo Segreto, i Sidhe governati con saggezza da re Oberon e dalla regina Titania. Era stata proprio Titania a volere che i suoi amici potessero vivere anche al di fuori del regno ipogeo: aveva fatto costruire la villetta da gnomi e folletti, e tramite le scale vorticose Paulie poteva ancora raggiungere il lago sotterraneo, dove sorgeva la loro prima casa, per nuotare con le fate quando ne aveva avuto desiderio. E il Narratore, dal canto suo, poteva godere del cielo azzurro che coronava lo Shire.

Paulie non aveva mai desiderato altro che stare con lui. Da quando lo aveva incontrato sulla battigia della Spiaggia dei Giganti e gli aveva sussurrato il suo vero nome, donandogli anche la sua pelle di foca e scegliendo di restare umana accanto a lui, la sua felicità era stata semplice e assoluta. Ora si dedicava alla casa, ai piccoli gesti quotidiani, ai viaggi condivisi, e ricamava pazientemente motivi celtici su fazzoletti, tessuti e mantelli.

Il Narratore non aveva più bisogno di vagabondare per guadagnarsi il pane con le sue storie: da quando aveva sottratto parte del tesoro di Lahin, la strega del Wangshire, poteva provvedere a ogni necessità e, di tanto in tanto, sorprendere Paulie con qualche dono.
Così, quella mattina, ognuno era immerso nelle proprie occupazioni. Paulie cuciva un ricamo su un fazzoletto bianco; il Narratore scriveva. Dopo un poco, senza neppure sollevare lo sguardo dall'ago, lei disse:

- Tesoro, stavo pensando una cosa…

- Mh? Che cosa, amore mio? — rispose lui, posando la penna.

- Pensavo… ormai sono anni che stiamo insieme, vero? E ne abbiamo viste di cose. Ne abbiamo passate tante…

- Oh certo. Cose belle e cose brutte. E bruttissime, purtroppo. Però siamo sempre insieme.

- Sì, caro, e ringraziamo gli dei e la buona fortuna. Ma sai… mi è venuta in mente una cosa che non ti ho mai chiesto. Forse ti sembrerà ridicolo, e per favore non metterti a ridere. Tesoro, dimmi... qual è il tuo nome?

Il Narratore la guardò. Ripensò al giorno in cui lei gli aveva sussurrato “Paulie” all'orecchio, legandosi a lui per sempre. Si rese conto che, in effetti, nessuno gli aveva mai chiesto quel dettaglio.

Per tutto lo Shire era sempre stato “il Narratore”, Finbar lo aveva sempre chiamato papà.
E Paulie, semplicemente, amore, caro, tesoro.

Secondo le antiche tradizioni, il nome poteva essere usato contro un uomo; era un varco, un punto fragile che maghi e streghe sapevano riconoscere. Per questo non lo aveva mai offerto a nessuno. Ma Paulie era il suo bene più prezioso. La sua ingenua fiducia lo stupiva e lo affascinava ancora. Perciò si alzò, le si avvicinò e appoggiò la fronte alla sua.

Per un istante rimase in silenzio. Poi le diede il potere.

- Finnegan, amore mio. Mi chiamo Finnegan.



*** FINE ***

lunedì 16 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)

© Crenabog




Il Narratore e Paulie si recarono al villaggio in una tiepida giornata di primavera senza sapere che sarebbe stato l'inizio di uno degli avvenimenti più inconsueti capitati alla piccola comunità rurale. Giunti nella piazza principale incontrarono Moribund O'Keefe, il borgomastro, che restò affascinato dal nuovo ed inatteso aspetto di Paulie; dal giorno che erano andati ad abitare nella nuova villetta regalata loro da Titania e costruita sulla cima della collina che celava la reggia segreta di re Oberon, a causa degli incantesimi protettivi di Titania l'umanizzazione di Paulie  dalla sua origine di selkie - le fate foca - si era praticamente compiuta. Ora la moglie del Narratore non aveva più i lunghissimi capelli neri che l'avevano resa famosa tra i Sidhe ma era diventata bionda  e con i boccoli. Questa cosa divertiva il Narratore, che oramai aveva visto talmente tante cose nella vita da non stupirsi più di nulla, e attirava gli sguardi di tutti gli abitanti del villaggio. Passeggiando insieme al borgomastro a Paulie venne da dire:

- C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Quando ne parliamo, tutti dicono sempre "l'antico villaggio". Ma qual'è il nome del villaggio?

Moribund e il Narratore si guardarono e scoppiarono a ridere. Ma non per l'innocenza della domanda, bensì perché dovettero ammettere che nessuno, da tempo immemorabile, chiamava il villaggio con un nome preciso. Arrivarono alla taverna di Tom de Danann, presero posto ad uno dei robusti tavoli di quercia e il borgomastro dovette ammettere, davanti ad una pinta di birra scura, che il nome del villaggio non era riportato su nessuno dei - pochi - documenti ufficiali presenti nella casetta rustica che pomposamente veniva considerata il municipio locale. Iniziarono a discutere su cosa sarebbe stato meglio fare, perché prima o poi a livello legale nello Shire il villaggio avrebbe avuto bisogno di essere nominato con il suo vero nome. Tom de Danann, il robusto oste dalla folta barba rossa amico di tutti, si aggiunse al loro gruppo e lanciò una proposta: scegliere il nuovo e definitivo nome del villaggio con una estrazione a sorte a cui avrebbe partecipato tutta la cittadinanza.  E forse per la buona birra che avevano bevuto, o perché trovarono l'idea interessante, la accolsero decisamente e iniziarono a programmare l'annuncio da dare agli abitanti. Non avevano fatto caso che tra gli avventori della taverna, che nella morbida semioscurità chiacchieravano e bevevano allegramente, c'era anche l'Uomo della Luna, cosa alquanto insolita visto che era abituato a scendere dal satellite nella bolla magica legata al filo d'argento creato dall'enorme Ragno Lunare e a venire a divertirsi alla taverna sempre e solo di notte. In verità l'Uomo della Luna era sceso la sera prima e aveva bevuto così tanto e così a lungo da essere rimasto a dormire nella cantina di Tom, che gentilmente gli aveva preparato una brandina. Ecco perché, nascosto in mezzo agli altri avventori, all'Uomo della Luna capitò di ascoltare il dialogo tra Tom, il Narratore, Paulie e il borgomastro e siccome era il più allegro buontempone che avesse mai calpestato l'erba verde smeraldo dello Shire, subito gli venne in mente di giocare uno scherzo dei suoi. 
Scesa la sera, l'Uomo della Luna rientrò nella bolla magica e si fece tirare su fino alla sua reggia candida e brillante, preparò un tavolino e ci mise a sedere sopra Acci, la Talpa Lunare, il bizzarro animaletto che tanto tempo prima si era infilata di nascosto nella bolla ed era finita sulla Luna, assorbendo i poteri magici del luogo e diventando l'amato cucciolo da compagnia  del Selenita.  Pose con riguardo davanti ad Acci, che osservava incuriosita attraverso gli enormi occhialoni che lui le aveva regalato, un sacchetto pieno di tesserine con le lettere dell'alfabeto e si divertì a guardarla giocare.






Arrivò il giorno tanto atteso dagli abitanti , un evento del genere non capitava da anni, la curiosità era il sentimento che serpeggiava ad ogni angolo, vicolo, abitazione dell'antico villaggio. Scese la sera, la piazza era illuminata da festoni gioiosi e il viottolo che portava fuori dall'abitato fino alla taverna di Tom era stato adornato da fiaccole. Bizzarra era la definizione più modesta che si potesse dare alla taverna, con quel suo tetto assurdo che su un lato spioveva e scendeva fino a terra, tutto coperto di terra, muschio ed erba e la sciocca mucca di Tom che ci pascolava sopra brucando la verdura.   E vogliamo parlare del suo gatto rosso? Proprio quel grasso gatto rosso che accoglieva gli avventori all'ingresso suonando il violino? Il Narratore se lo ricordava bene, anche perché il violino - costruito dal Selenita - era stato la moneta di scambio per il frammento dell'Oder, il Paiolo Magico, che Cinnia era andata a recuperare sulla Luna da suo padre. La sera calava tranquilla e la fila degli abitanti si snodava  per il sentiero: all'interno era ormai tutto pronto, Tom aveva predisposto un gioioso paiolo in cui tutti, nessuno escluso , lasciarono cadere  il foglietto su cui avevano scritto il nome che gli sarebbe piaciuto dare all'antico villaggio. Foglietti che graziosamente venivano dati in bianco a tutti da Vivvi, la bellissima fata dell'aria, che da quando si era trasformata in umana viveva e serviva presso la taverna di Tom, che insieme a sua moglie l'avevano ospitata. Il borgomastro, insieme al Narratore e a Paulie, sedevano sulle alte  seggiole del bancone controllando sorridenti che tutto filasse liscio. Salutarono alzando le pinte di birra il passaggio dell'Uomo della Luna, come sempre assurdamente vestito completamente di bianco sfavillante in una foggia che nessuno aveva mai visto nello Shire, anche lui posò il suo foglietto nel paiolo e venne invitato a bere dal borgomastro. La sua presenza rendeva ancora più eccezionale la serata per  i villici, che lo vedevano raramente. Poi, quando tutti ebbero lasciato cadere il proprio foglietto nel paiolo, Tom a gran voce chiese se avrebbero voluto lasciare all'Uomo della Luna il compito di estrarre il nome che il destino avrebbe designato. Tra grandi risate tutti accettarono, trovavano decisamente valida l'idea che ad estrarre il nome fosse proprio l'unico che con il villaggio non aveva niente a che fare, visto che regnava sulla Luna: così, mentre ognuno borbottava tra sé in maniera scaramantica il nome che si era inventato  sperando che fosse estratto, l'Uomo della Luna, tutto allegro e sorridente, infilò la mano nel paiolo, la rimestò un pochino per godersi la suspense e poi estrasse il foglietto fatale, declamando ad alta voce il nome che vi era scritto... " DRUIMASHOLL " disse a gran voce. Calò un attimo di sbalordito silenzio poi esplose una risata collettiva: oh sì, tutti pensarono, questo è di certo il nome più assurdo e mai sentito che si potesse inventare! E iniziarono a guardarsi l'un l'altro cercando di capire chi avesse potuto inventare quel nome quasi impronunciabile mentre invece lo pronunciavano, lo ripetevano, se lo gustavano come se stessero masticando una radice di liquirizia. DRUIMASHOLL, DRUIMASHOLL... si sentiva sussurrare per tutta la taverna. Allora dal gruppetto del borgomastro  partì il brindisi al nuovo nome dell'Antico Villaggio perché se quello doveva essere allora tanto valeva festeggiare!  La birra fu spillata, i boccali corsero qua e là, l'allegria era palpabile, e ancor più quella dell'Uomo della Luna perché, ovviamente, era l'assurdo nome che la piccola Acci aveva composto con le sue zampine giocando con le tessere dell'alfabeto, che poi il Selenita aveva scritto sul foglietto incantandolo  al punto che si era subito incollato alla sua mano quando l'aveva messa nel paiolo. Fu decisamente un gran bello scherzo, peccato però che l'Uomo della Luna non poté mai raccontarlo a nessuno...se non ad Acci e al Ragno Lunare.





*** FINE ***


 

sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (settima e ultima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.03.2020)

© Crenabog 





Una volta che il Cath Palug fu uscito, perdendosi nel buio delle gallerie del regno di re Oberon, sul convivio calò un pesante silenzio. Anche il più stupido dei folletti della Contea aveva capito che qualcosa di pericoloso, anzi decisamente mortale, se ne stava impunemente in giro per Bosco Buio; re Oberon alzò una mano e rivolgendosi a tutti gli astanti, disse:

- Avete visto, e avete sentito. D'ora in poi, se incontrerete il Palug fate finta di niente, probabilmente non vi attaccherà ma state comunque attenti, non si sa mai cosa abbia in mente, intanto prepareremo un luogo dedicato a lui dove lasciargli da mangiare sperando che si comporti bene. E se un giorno capiremo che se ne è andato, organizzeremo una festa più grandiosa di questa. Anzi, a tale scopo, nomino già da adesso re Brian ad occuparsi del luogo per il Cath e della organizzazione della festa, quando e se ci sarà.

A queste parole re Brian, che già si era notevolmente ubriacato durante la cena, salì sul tavolo e iniziò a ballare una giga cantando a squarciagola, tra gli applausi di tutti i suoi sudditi che lo avevano accompagnato e le risate degli altri.

Titania si rivolse al Narratore:

- Oberon sapeva bene che Brian sarebbe stato contento e avrebbe sfogato così la sua soddisfazione, ha fatto bene a dargli questo incarico, come vedi si stanno rilassando tutti al guardarlo. Ma veniamo a noi, desidero che sappiate che non ce l'ho con voi due per aver portato qui il Palug, ovviamente non vedevate in lui altro che un normale gatto, anche se di dimensioni molto più grandi del solito. E anche che il vostro dono è stato davvero gradito, perché mi avete dimostrato molte cose, che avete pensato a me, che avete cercato qualcosa di inusuale, e molto raro davvero, e che avrebbe aumentato ancora i miei poteri e - perché negarlo - la mia bellezza, cosa che nessuna donna, dalla più brutta delle Spriggan alla più bella delle Fate, negherebbe mai di desiderare. Quindi abbiate i miei ringraziamenti più sentiti ed in virtù di questo - anche per i molti anni di lieta compagnia che hai donato a tutto il popolo dei Sidhe e a noi - voglio che brindiate con me.

Titania batté le mani e tre fate giunsero in volo, recando bicchieri d'argento niellato con ricami dorati; li posarono davanti ai regnanti, a Paulie e al Narratore e subito volarono via dopo un breve inchino.

- Che la salute sia sempre al vostro fianco, maestà, e il regno dei Sidhe viva per sempre, - disse il Narratore.

- Gioia e felicità a voi, che guidiate tutti in armonia e pace ,- disse Paulie.

- E che questo brindisi faccia felici anche voi, - disse re Oberon, ammiccando verso Titania.

Mentre bevevano il Narratore iniziò a sentire un leggero stordimento, che imputò al vino denso e corposo proveniente dalle vigne dei Broghan di là dal fiume, che era stato servito con larghezza ai tavoli. Un calore morbido e soffuso lo avvolse, e pensò che sarebbe stato più indicato tornare a sedersi prima di perdere l'equilibrio, così si sedette guardandosi intorno vagamente confuso.






- Cosa hai, amore? ,- disse Paulie prendendogli una mano e accarezzandogli la nuca.

- Non so, mi sento un po' strano, sarò stanco, o forse ho bevuto un po' troppo vino..

- Non penso sia colpa del vino, amico mio ,- disse Oberon, ridacchiando. -Sai, sono anni che io e mia moglie pensiamo a come ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, le battaglie combattute insieme, le mille storie con cui ci hai rallegrati, tutti i consigli che hai dato a noi due e a tutto il popolo senza mai tirarti indietro, come se fossi sempre stato uno di noi. Ora, vedi, sappiamo bene che quando tuo figlio è rinato fatato voi due avete finito per allontanarvi, anche se non ve ne rendete conto. Chiaro, lui ora fa parte del Popolo Segreto e come Cinnia avrà una vita lunghissima , come noi, come anche Paulie visto che è una Selkie, e tu lentamente finirai per invecchiare e lasciarci. E' il normale cerchio della vita per gli umani, lo sappiamo entrambi, però questo ci ha fatto pensare a trovare un modo per tenerti vicino il più possibile; quindi, considerato che la regina Titania è da sempre dotata di una infinita bellezza e, anche se tra moltissimo tempo, comunque invecchierà con me abbiamo pensato di comune accordo che l'acqua della fonte della eterna giovinezza era sì, un dono davvero regale, ma che lei non ne aveva veramente bisogno mentre chi ne avrebbe avuto il miglior vantaggio saresti stato proprio tu. Perciò, mi auguro che il vino che ti abbiamo dato non abbia risentito troppo dell'acqua della fonte che Titania ci ha versato dentro ,- e anche la regina si unì al marito nelle risate. Il Narratore era rimasto sbalordito dal tiro che gli avevano giocato, e non sapeva come ringraziarli: davvero un onore troppo grande per chi non aveva mai chiesto nulla se non l'amicizia e il rispetto che tutti gli dimostravano.

- Che ne dici, tesoro, per quanti anni vuoi sopportarmi ancora, visto quel che è successo?

- Per tutto il tempo che avremo, sciocco.. - disse la piccola Selkie, baciandolo.







*** Fine ***

P:S: Questa è l'ultima storia della Saga del Narratore, come vennero in origine pubblicate sul blog "Crenabog" creato su Chatta.it . Da adesso vengono pubblicate le storie ritrovate e le nuove storie della Saga.


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.02.2020)

© Crenabog 





Davanti al tavolo regale stava tranquillamente passeggiando, senza alcun timore apparente di tutta la agitazione che aveva intorno, il gatto più grande che si fosse mai visto nella Contea , e subito la voce della bizzarra creatura corse fino all'ultimo commensale. Il Narratore si rivolse alla regina dicendo:

- Vogliate perdonare, maestà, ho paura che sia colpa nostra. Quando siamo andati a Tir na nOg con Morgana, nel ritornare ci siamo accorti che questo gatto era salito a bordo ma, quando abbiamo preso il sentiero per tornare qui lo avevo perso di vista e pensavo se ne fosse andato in giro per Bosco Buio, non immaginavo certo che fosse sgusciato dentro mentre varcavamo il portone. In effetti, direi che non lo abbiamo proprio visto farlo e la cosa mi lascia piuttosto perplesso.

Titania e Oberon si guardarono negli occhi poi lui lasciò che lei proseguisse:

- Non c'è da essere perplessi, amico mio. Con questo qui bisogna andarci davvero cauti, penso che Morgana lo abbia riconosciuto e sia stata ben felice di essersene liberata. E direi che so anche perché era a bordo, considerato la sua natura beffarda. Tu sai qualcosa di una delle nostre più antiche leggende, quella del re Arthur?

- Poco, invero, se non che combatté contro invasori e fu ucciso in battaglia.



- Già, è passato talmente tanto tempo che anche la storia diventa leggenda, poi mito, poi viene dimenticata del tutto. Arthur fu ferito, nella battaglia contro Mordred a Camdan, e si sparse la voce che fosse morto e fosse stato sepolto ad Avalon. Ma non andò così, il re guarì e tornò a regnare per un breve periodo, mentre lontano dalle sue terre ancora gli antichi dei si agitavano e creavano mostri e sortilegi. A Llanfair, Henwen diede alla luce un minuscolo gatto nero che venne trovato dagli abitanti della zona e da questi gettato in mare dove, per qualche magia, mutò colore del manto e riuscì a nuotare fino a Ynys Mòn. Laggiù qualcuno ebbe la cattiva idea di prenderlo e crescerlo ma non ricevettero ringraziamenti, anzi. Una volta diventato enorme scatenò il suo spirito selvaggio e uccise quasi duecento abitanti e soldati; perciò Arthur, informato della cosa, raggiunse con i suoi quelle terre e iniziò a dargli la caccia. Il fatto che tu lo veda qui dovrebbe farti capire come sia finita, ferì a morte il re e sparì nella foresta. La sorella del re, Morgana, lo raccolse e non ad Avalon lo seppellì ma nella cripta del suo castello, a Hy Breasil, e con le sue spoglie mortali lei, che è una grande maga, ha vissuto per centinaia d'anni, viaggiando senza posa. Capisci anche perchè questo, il Chat Palug delle antiche storie, si sia preso il divertimento di salire su Hy Breasil, per farsi beffe di Arthur ancora una volta. Non scherzate con il Chat Palug, - continuò, alzando la voce affinchè tutti, nel salone potessero sentirla, - non sottovalutatelo e non offendetelo. Troppe terre ha devastato, troppe vite lo hanno saziato. Quindi sia il benvenuto, continuiamo la nostra festa rendendo omaggio al Cath Palug e che qualsiasi casa o sentiero della Contea sia aperto al suo passaggio.




Mentre tutti ascoltavano il lungo racconto di Titania, con timore e stupore, il gatto se ne rimase acciambellato su un prezioso tappeto, come se la festa fosse per lui e niente altro lo preoccupasse. Poi alzò la grande testa, gli occhi gialli brillarono mentre sembrava annuire alla regina; e sempre silenziosamente, come se pesasse meno di una piuma a dispetto dell'enorme mole, attraversò il salone e se ne andò su per le scale.

     

    Continua - e termina - nella settima puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 7





LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6