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mercoledì 26 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.11.2014)

© Crenabog 




Nel silenzio agghiacciante che era calato sui convenuti, le urla strazianti di Cinnia si levarono come caprimulghi nel crepuscolo, altrettanto portatrici di sventura e morte. Intorno al piccolo gruppo si era formato un cerchio di vuoto: Finbar steso a terra, subito adagiato su un folto tappeto, suo padre che lo teneva tra le braccia, Cinnia in ginocchio piangente e Paulie dietro al Narratore come a proteggerlo. Il re dei Sidhe si teneva la testa tra le mani, stupefatto, incredulo, mentre stringeva le mani di Titania, sua moglie. Poi si inginocchiò anche lui, la sua poderosa mole faceva ombra su tutti, e prese ad accarezzare il ragazzo, come a cercare la causa della tragedia.

- Ecco, toccate qui, sentite anche voi!

- E' gelato, sire. - disse suo padre.

- Sì, appunto. Ma alle estremità, vedi? Toccate le mani, i piedi, vedete? Non vi accorgete che salendo verso il corpo ancora c'è del calore?

- Avete ragione! Dunque, cosa è successo? Vive ancora?

- Certo, ma non so per quanto ancora. Di certo è un maleficio di quella maledetta di Eirwen. Non c'è un contro incantesimo da lanciargli quindi, l'unica speranza che abbiamo.. Forza, venite subito con me.

Si rivolse alle ancelle fatate, affidandogli Finbar, affinché lo avvolgessero nelle più pesanti pellicce e lo adagiassero sul suo letto e lo vegliassero, mise di guardia la sua scorta di coboldi guerrieri e guidò il gruppo dei familiari verso un lungo corridoio. Giunsero ad una massiccia porta serrata da chiavistelli magici che risposero solo al suo tocco, aprendosi silenziosamente, ed entrarono in una vasta camera le cui pareti erano interamente ricoperte da una sterminata libreria formata da scaffali, tutti occupati da minuscole scatole ed ampolle, ognuna con una targhetta indicatrice.

- Guardate, perché è molto raro che qualcuno entri qui dentro. Questa è la Sala del Mondo. Sapete già che con i sentieri specchi noi Sidhe possiamo raggiungere magicamente qualsiasi parte del mondo vogliamo visitare, ma voi, e tutti gli altri, di solito vi affidate al caso, tranne quando siete certi di quale sentiero imboccate. Qui invece sono conservate tracce di ogni luogo che mai sia stato visitato: ogni essere magico ha l'ordine di riportare un frammento, una pietra, dell'acqua, erba, fiori, del luogo dove va, e quando me li consegnano io li ripongo in una cassetta e ci scrivo sopra il nome del luogo. Così, tramite il sortilegio della unione, posso raggiungere ogni posto che voglio, in caso di bisogno, e senza sbagliare. Basta tenere in mano il frammento voluto ed imboccare da questo portale, - ed indicò un enorme anello aureo, grande al punto che potevano facilmente varcarlo almeno due persone affiancate, posto al centro della sala - e subito ci si trova dove si vuole andare. Questo è il Crocevia dei Sentieri Specchio e da qui controllo il mondo. Non perderete tempo prezioso, nella vostra ricerca. Perché, badate, non sarà una cosa facile. L'unica possibilità per salvare Finbar è ricostruire l'Oder.

- Ma non era perduto, infranto, diviso, sire? - esclamò Paulie.

- Vero, sì, ma certe reliquie non vanno mai perdute veramente. Vanno cercate, e forse so chi può aiutarci. Attendetemi qui.

Re Oberon frugò tra gli scaffali, prese una cassettina, ne cavò una piccola stalattite e, tenendola stretta entrò nel portale. Il Narratore, bianco in volto, strinse a sé in un abbraccio Cinnia e Paulie, come se questa consolazione potesse realmente preludere ad un positivo rivoltarsi della situazione; pochi minuti dopo Oberon tornò trascinandosi dietro un riluttante vegliardo, dalla lunga barba grigia ispida e coperto di un manto di pelli di topo.

- Questo è Luonnaja Radougha, la Memoria dell'Universo. O almeno, così va vantandosi da tempo immemorabile. Lui sa tutto di tutti e questo ha fatto la sua fortuna, visto che si è sempre fatto ben pagare i suoi responsi ad ogni pellegrino che arriva sino alla sua grotta. Dunque, Luonnaja, il tuo re ha bisogno dei tuoi servigi: sai dove sia finito l'Oder?

- Maestà, nessuno sa veramente dove siano i tre frammenti dell'Oder!

- Bada, che se stai cercando di patteggiare sulla ricompensa sappi che ti ricoprirò d'oro. Ma lo farò immergendoti nell'oro fuso.

- Per carità, per carità, non volevo certo.. Dunque, si dice, badate, si racconta che una volta infranto, i tre frammenti vennero divisi tra i tre re che avevano sconfitto i Tuatha. Poi, col passare dei secoli, ogni parte prese vie diverse: le ultime notizie che raccolsi, in merito, mi portano a credere che adesso si trovino in questi tre luoghi. Allora, uno è diventato lo scudo del re dei Troll, ed è sempre stato nel suo bottino di guerra. E certamente starà insieme ai suoi tesori, ben nascosto dove ora si trovi il re dei Troll che, per quanto ne so, alloggia sul Monte Atro dopo che gli è stato concesso da vostra maestà. Il secondo frammento precipitò nell'oceano quando la nave del re che lo trasportava incappò in una tremenda tempesta. Mentre affondava, si dice che nelle profondità stesse passando il Fastitocalone e che il frammento dell'Oder si sia incagliato sulla sua corazza. Ora, forse saprete che il Fastitocalone è la gigantesca , leggendaria testuggine sulla quale a volte compare Hi-Breasyl, l'isola cimitero dove riposano gli spiriti dei re del Mondo. E se si potesse giungere fin lì, tra le squame della corazza del mostro ancora sarà incastrato l'Oder. La terza parte del calderone di Lugh, così mi narrò un viaggiatore moltissimo tempo fa, era stata vista per l'ultima volta mentre un guerriero cimmero, che la usava a mo' di scudo anche lui, entrava nella locanda di Tom, che come saprete si trova qui, dentro Bosco Buio, e la barattava in cambio di una solenne ubriacatura. Ora, essendo quella più facilmente raggiungibile, ammetto che la mia insana cupidigia mi consigliò di cercare di appropriarmene ed in effetti mi recai da Tom, non in queste spoglie, ma travestito da viaggiatore comune. Cercai di farlo parlare, senza che si avvedesse di cosa veramente volevo, e dopo molti boccali di birra scambiati in sua compagnia, si vantò di aver avuto tra le sue mani il frammento dell'Oder ma di non potermelo far vedere perché a sua volta lo aveva regalato. Ma ci pensate? Il pazzo! Non ci aveva guadagnato niente, oh dei, non ci posso pensare - mugolò, tirandosi i fili della barba - lo aveva proprio regalato! E via, alla persona che meno avrei potuto raggiungere, qualsiasi cosa avessi potuto dare in cambio.

- Dunque, falla finita! , - sbottò re Oberon. - Chi è adesso che ha il terzo frammento?

- L'Uomo della Luna, sire. Tom non sapeva cosa regalargli in cambio del violino che il selenita aveva costruito per il suo gatto, e gli diede l'Oder. Ditemi, chi mai può arrivare lassù?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola del paiolo magico 6


LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 19.11.2014)

© Crenabog 




Il viaggio era stato lungo, anzi lunghissimo, considerato che una volta varcata la frontiera dell' Eirdheim e abbandonate le facili vie della Contea le strade avevano iniziato prima a costeggiare e poi a tagliare per le vaste catene montuose. Più si avvicinava al reame di Eirwen, più il gruppo dei mercanti aggiungeva vestiti sui vestiti. il freddo da opprimente era diventato decisamente glaciale. Pochi di loro si erano già spinti fin lassù, guidati dal miraggio dei favolosi guadagni promessi dagli emissari della Regina di Ghiaccio, uomini dispersi nelle principali città della Contea e dediti a mantenere rapporti con i commercianti tanto avventurosi quanto avidi che osavano raggiungerla. Il regno di Eirdheim non produceva ovviamente messi di nessun genere, visto che l'unico suo bene era il ghiaccio, ma era celebre per le inusitate quantità di pietre preziose scavate nelle profondità da comunità di nani passati al servizio della regina. Il levantino marciava coperto fino agli occhi da pellicce e mantelli, insieme al gruppo, tenendosi vicino ai carri carichi di masserizie di prima necessità, carni secche, legumi, cereali, e rarità provenienti da ogni dove. Enormi buoi muschiati dal pelo folto e lungo fino a terra trascinavano i carri legati alle giogaie, senza lamentarsi, abituati alle temperature estreme dell'Eirdheim. Venivano noleggiati alla frontiera e lì riportati dai commercianti al loro ritorno, e facevano compagnia ai viaggiatori con il loro fiato caldo, utilissimo durante le soste notturne nelle rade fattorie disseminate lungo il tragitto: fattorie per modo di dire, visto che nulla veniva coltivato, si trattava di grandi baite in tronchi delle foreste che servivano da poste per rendere meno difficile il cammino. Il levantino aveva saldato i suoi uomini e li aveva lasciati di guardia alla nave, ormeggiata nel porto di Ar-Ghala, in vista dei prossimi viaggi che lo avrebbero riportato nelle sue terre; calde terre, molto più desiderabili di dove si trovava ora, pensò con malinconia. Ma la golosità della regina bianca era ben nota ovunque, pari forse solo alla sua crudeltà, e non voleva lasciarsi sfuggire l'occasione di barattare il carico di dolci con i gioielli che avrebbe ben rivenduto ad Ar-Ghala, dove le botteghe dei cambiavalute spuntavano come i funghi e, nell'intento di strapparsi i clienti l'un l'altro, offrivano pagamenti decisamente interessanti. Il castello dei Mille Picchi comparve alla loro vista dopo un ultima, aspra arrampicata, rifulgente al sole e baluginante grazie al ghiaccio che lo ricopriva, dandogli un colore niveo che a malapena rallegrava, con la sua stupefacente bellezza, l'impressione di brutalità data dalle infinite guglie e picchi appuntiti che ne delimitavano i contorni. A prima vista sembrava che chi lo aveva progettato avesse disceso gli ultimi scalini della follia, angoli deliranti, colonne gigantesche, parti svettanti senza senso da ogni lato rendevano incomprensibile il loro uso. Il levantino pensò che potesse essere solo una rappresentazione concreta della personalità di Eirwen, tanto imprevedibile quanto pericolosa: l'isolamento tra i ghiacci eterni l'aveva resa inavvicinabile e nessun rapporto amoroso o familiare le era conosciuto. Solo il potere del regnare sulle sue terre guidava i pensieri della regina bianca e lo faceva con implacabile decisione, passando sopra a qualsiasi cosa la ostacolasse: non aveva mai guidato guerre d'invasione ma non aveva mai permesso a nessuno di uscire vivo dal suo regno, se per un qualsiasi motivo le fosse stato sgradito. Questi neri ragionamenti ronzavano certamente nelle menti dei mercanti, instillando in loro un nervosismo dal quale non potevano liberarsi e i brividi non erano dovuti soltanto al freddo intenso. Ognuno di loro stringeva nelle tasche i contratti stipulati con gli emissari, in attesa di poter consegnare il proprio carico, ricevere il pattuito e fuggire via il prima possibile. Mentre si approssimavano al castello i cancelli, enormi, di sbarre ciclopiche e puntali acuminati, cominciarono ad aprirsi, uno dopo l'altro, sospinti dai soldati della regina, imbacuccati nelle loro armature e nei pesanti mantelli di orso: il gruppo entrò, con gli occhi sbarrati fissi sulle altissime pareti di marmo e ghiaccio, scintillanti alla luce che proveniva da alte feritoie chiuse da vetrate in mosaico di vetri realizzati con scaglie di mica, schisto e lamine di pietre preziose. Vennero introdotti nella sala principale, vasta e dalla volta persa in una malaugurante oscurità. Al centro, perfettamente illuminata dalle luci spioventi, Eirwen sedeva su un alto trono, mirabilmente istoriato, in oro massiccio con ricami di perle incastonate. I mercanti sospirarono timorosi di fronte alla splendente bellezza sempiterna della regina, anch'ella discendente dagli antichi Tuatha in linea diretta, erede della loro barbarica beltà e dei loro poteri magici. I servitori si avvicinarono, presero in consegna i carichi, li distribuirono a terra ed iniziarono a confrontare il materiale con i contratti che i mercanti subito tirarono fuori in attesa del pagamento. Gli occhi di Eirwen giravano lentamente dal volto di uno a quello di un altro, come a volerli esaminare nel profondo, cosa che turbò alquanto gli animi di ognuno. Non aveva risposto ai saluti deferenti e alle parole di omaggio, limitandosi ad un breve cenno con la testa, che aveva fatto spiovere in avanti i suoi lunghi capelli di seta candida. Poi, tanto inattesa quanto terrificante, si alzò la voce di uno dei contabili:

" Maestà, qui c'è un ammanco."

E indicò la cassa del levantino. Il fiato gli si bloccò in gola, cosa poteva essere successo? Era certo di aver portato quanto pattuito! Istintivamente, gli altri mercanti si discostarono da lui facendo passi indietro, lasciandolo solo, come se fosse infetto, al cospetto della regina. Eirwen si alzò lentamente:

" Di cosa parli?" , sussurrò.

" Nella cassa non ci sono venti scatole di louchum, Maestà, bensì diciannove."

Il levantino sentì distintamente un sudore gelido scendergli per la schiena.

" Pensavi di ingannarmi, uomo?"

" Per carità, mia signora, mai e poi mai. Uno dei miei servi deve aver rubato una scatola senza che me ne accorgessi! Non avrei avuto alcun motivo per voler offendervi!"

" E la tua stupidità, se è davvero così, è giunta a non controllare il carico prima di venire, questo vorresti dirmi? Ti aspetti forse che invece di venti scatole te ne vengano pagate diciannove, e la cosa finisca così?"

"Oh, per tutti gli dei, mai sia, mi rendo conto di avervi dispiaciuto e desidero davvero regalarvi il carico, in remissione di quanto è successo! Vogliate perdonare la mia immensa stupidità, mia regina!"

Eirwen girò il capo intorno, osservando tutti i mercanti.

" Questo non è sufficiente. Nessuno inganna la regina di Ghiaccio e vive per vantarsene. Il primo e l'ultimo pagheranno. E ora vediamo di chi si tratta.."

Discese dal trono e si avvicinò ad una delle pareti, alzò un braccio e, con una mossa circolare, fece comparire un cerchio di luce. Un sottile vapore si diffuse nella sala, portando con sé aromi lontani. Al centro apparve dapprima il mercante che preparava la cassa con i louchum, poi il volto scimmiesco e infido del servo che la apriva e trafugava la scatola - cosa che provocò un singhiozzo disperato nel levantino - e il Narratore che la acquistava nella taverna di Tom. Il volto di Eirwen era sempre più furibondo, quando apparve re Oberon con davanti la scatola sul tavolo del banchetto.

" Ah! Nientemeno che il re dei Sidhe! Certamente lui è intoccabile.. - mormorò. - Ma come ho detto, il primo e l'ultimo pagheranno."

Si girò verso un cerimoniere rimasto nell'ombra dietro il trono, e ad un cenno della testa della regina questi si allontanò, tornando circondato da un gruppo di soldati che tenevano con grosse catene ben oliate un enorme orso bianco dallo sguardo folle e dalle fauci spalancate. Il gruppo dei mercanti si precipitò verso il portone e venne circondato da soldati che li mantennero fermi. Il levantino, paralizzato dal terrore, cadde in ginocchio supplicando pietà. Ma Eirwen pronunciò solo una parola, rivolta alla belva che la fissava:

" Mangialo."

Poi, ci furono solo le urla e il frangersi delle ossa del mercante. Trascinato via l'orso, con ancora i resti del miserabile ad imbrattare il pavimento di marmo venato, Eirwen tornò a guardare il cerchio di luce, dove poteva vedere scorrere le immagini del banchetto. Re Oberon, migliaia di miglia più lontano, aveva finito di narrare le sue storie, aveva alzato il brindisi e aveva aperto la scatola dei louchum, elogiandone vistosamente la bontà e magnanimamente offrendoli agli ospiti di riguardo seduti al suo tavolo. Titania ne prese uno, re Brian Borough anche, il re degli Elfi e Mab, la regina delle fate, apprezzarono gli altri. Mab passò la scatola al Narratore che ringraziò e si servì, poi la diede a Paulie che lo ringraziò con un bacio e la passò a Cinnia che sbattè le lunghe ciglia e ingoiò il dolce in un solo goloso boccone. E diede la scatola a Finbar che estrasse l'ultimo louchum, lo guardò un attimo, come impensierito, e lo mangiò.

" Muori ", disse Eirwen. E il figlio del Narratore crollò al suolo.




Continua nella quinta puntata QUI : La favola del paiolo magico 5