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giovedì 27 novembre 2025

UNA SPIEGAZIONE ED UN RIASSUNTO

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





(Questo pezzo venne pubblicato circa sei anni dopo l'uscita della Favola del Paiolo Magico, per un'insieme di motivi avevo terminato idealmente la Saga del Narratore e mi ero dedicato a scrivere una messe sterminata di post di vari argomenti, e racconti di ogni genere. Però, sulla piattaforma Chatta.it dove tutti noi vecchi bloggers scrivevamo era un continuo richiedere altre nuove favole così iniziai la lunga stesura di GLI ANNI CHE SEGUIRONO che è la favola conclusiva della Saga. Per venire in aiuto dei nuovi utenti della piattaforma scrissi una sorta di riassunto delle vicende e dei personaggi affinché fosse più comprensibile, ed è appunto il testo che leggerete tra poco. Al momento non so se su questo mio blog potranno comparire nuove favole, intese come "aggiunte" al filone principale. Mai dire mai.)

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Entro sempre troppo poco in Chatta, lo so, e puntualmente me ne scuso con gli amici di lunga data che mi rimproverano di non scrivere quanto una volta. Bontà vostra e vi ringrazio di cuore. Quel che vi manca di più, e così tante volte me lo avete detto, sono i racconti, quei racconti che facevano parte della Saga fantasy del Narratore, che iniziò come un insieme di brevi favole per bambini create per mio figlio, venne modificata in parte con l'uscita di un libro che le conteneva e che vide esaurirsi tutte le copie che avevo - richieste ovviamente autografate e con dedica dagli amici lettori - e poi proseguì in maniera diversa, più articolata e completa, sviluppando ogni personaggio e tutte le sue interazioni. Dunque, volendo provare a far ripartire la Saga, che ricordo vide una sua conclusione nel 2014 ma solo qui, perché in realtà sono state centinaia i racconti a seguire che inventai per mio figlio, credo che sarebbe il caso di fare un riassunto conciso dei personaggi principali, di alcune ambientazioni e delle loro interazioni, di modo che chi li ha amati all'epoca possa ricordarli e chi si trovasse per caso a leggere queste nuove storie possa capirci qualcosa. Allora, vediamo un poco di spiegare tutto. La Saga è collocata in un epoca che potrebbe corrispondere ad un avanzato medioevo, in una Contea silvana attraversata da un grande fiume che nasce dalle caverne di monte Atro per lo sciogliersi dei ghiacci che lo sovrastano, e dallo sterminato Bosco Buio irto di radure, tumuli e praterie ma anche di centinaia di camminamenti. Lì si trova l'Antico Villaggio, che fu il luogo delle prime storie, e dove abitava il Narratore con la moglie ed il figlio piccolo. Dentro Bosco Buio troviamo due colline vicine sotto le quali esistono le regge di re Oberon e sua moglie Titania, regnanti su tutto il Popolo Segreto, i Sidhè, esseri fatati di ogni genere, dagli gnomi ai troll alle fate; e la collina di re Brian , re dei folletti, amico e sottoposto di Oberon. Il Narratore viveva e guadagnava viaggiando per villaggi e città raccontando storie, e vivendo innumerevoli avventure. Dopo un tragico assalto ed una epidemia al Villaggio durante il quale muore la moglie, il Narratore cresce suo figlio attraversando anni epici pieni di avventurose peripezie e conoscendo Paulie, la selkie - una fata foca - che si innamora di lui e ne diventa la compagna. Altri personaggi della Saga sono Tom, che insieme a sua moglie gestisce una locanda dove tutto il Popolo Segreto va a bere, mangiare e a far cagnara, l'Uomo della Luna - essere potentemente magico che vive in una reggia lunare e che sale e scende a bordo di un vascello avvolto da una bolla d'aria lungo un filo d'argento tessuto dall'immenso ragno lunare. E Clodagh, principessa delle fate, che ha avuto una figlia dall'Uomo della Luna, Cinnia, fata anche lei ma con i poteri lunari, che diventerà la compagna di Finbar, il figlio del Narratore. Finbar, nell'ultimo racconto svoltosi lungo dieci puntate, era stato ucciso ma tornava a vivere grazie alla potente magia celtica degli antichi dei, diventando quindi anche lui un membro dei Sidhè, semi umano e semi fatato, dotato della loro stessa lunghissima vita. A questo punto credo che vi siate rinfrescate le idee, vogliamo provare a tornare tutti insieme a Bosco Buio, vi va di sederci di nuovo intorno ad un falò a riscaldarci il cuore sentendo queste favole non più solo per bambini, scappando per un po' dalla realtà? Proviamoci, e se non vi piacerà basterà dirlo, il Narratore ha sempre dato retta al suo pubblico ed agli amici.




*** FINE ***



mercoledì 26 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (nona puntata)

(Prima pubblicazione 15.12.2014)

© Crenabog 





Il silenzio dello spazio era rotto solo dai singhiozzi di Cinnia, in preda al terrore. La navicella precipitava sempre più velocemente verso la Terra e sembrava che non ci fossero più speranze per loro; la distanza era talmente grande che il tempo scorreva lentamente, rendendo l'angoscia ancora più profonda. La ragazza si teneva abbracciata al padre con la mente sconvolta, lui invece appariva concentrato dietro a qualche suo pensiero, poi disse:

- C'è una possibilità, forse. E a questo punto tentarla é l'unica..

Infilò una mano nella giacca e prese qualcosa, poi la estrasse e la iniziò a fissare. Cinnia guardò esterrefatta il gesto :

- Che stai facendo, papà?

- Va bene, te lo spiego poi però non mi interrompere più. Allora, tu sai la storia tra me e tua madre, di come dormivo in mezzo ad un campo quando lei mi vide e approfittò del fatto che non me ne rendevo conto per.. fare quel che ha fatto. Poi, ti lasciò alla corte di Oberon che mi diede questa bella sorpresa. Quel che non sa nessuno invece, è che evidentemente tua madre si era innamorata e ci siamo incontrati, anche se in segreto, altre volte. Mi ha sempre cercato lei poi, una notte, mi ha lasciato questa pietra - aprì la mano e mostrò a Cinnia una pietra tonda sulla quale erano scolpite delle rune - dicendomi che se l'avessi chiamata col pensiero, mi avrebbe raggiunto. In verità, fino ad oggi, non ho mai provato ad usarla perché non ne abbiamo avuto bisogno. Ecco perché ti dico, forse questa è la nostra ultima speranza. Ora lascia che mi concentri.

La ragazza vide distintamente suo padre concentrarsi, con gli occhi serrati e il pugno teso verso l'alto. Intorno a loro il sipario scuro dello spazio scivolava via sempre più rapidamente, e le stelle sembravano strappate da una mano gigantesca che le rubasse per portarle via, sempre più su. In basso il chiarore del pianeta avvolgeva tutto di una luminescenza rosata, i contorni delle terre si fecero nitidi, vicini, continuamente più vicini, ogni attimo che passava portava via con sé la speranza di salvezza e i sogni di un futuro. Ed ecco, apparvero le cime dei monti, perfino le onde spumeggianti sul mare erano visibili, mentre brandelli di nuvole bianche venivano tranciati dalla folle corsa della navicella. Le nuvole, pensò Cinnia piangendo, quante volte avevano immaginato forme e disegni guardandole, lei e Finbar. Cosa era rimasto, adesso? Finbar disteso sul letto di Titania, gelido nella morsa del ghiaccio di Eirwen che stava distruggendo il suo spirito vitale, in attesa inconsapevole che la ricerca dei frammenti dell'Oder si compisse e la magia dei Tuatha lo riportasse a lei. E qualsiasi cosa avessero sognato, immaginato, deciso per un loro futuro, svaniva velocemente; il futuro - pensò Cinnia. Quale futuro, se io ho sangue di fata e lui è umano? Come avremmo potuto vivere insieme?

- Guarda! ,- gridò suo padre, stringendola tra le braccia e indicando in basso.

Una nuvola di mille colori si agitava, mutando forma, come agitata dai venti, piccola, compatta, poi larga e dai contorni fluenti. Non era ferma, anzi, pareva proprio voler salire verso di loro.. Ancora pochi attimi e furono raggiunti da un enorme nugolo di fate dalle ali iridescenti, e le loro risate sembrarono a Cinnia la cosa più assurda che avesse mai udito. Ma sicuramente anche la più gradita.. Centinaia di piccole e grandi braccia si protesero ad afferrare la navicella, fate di ogni colore e dimensione si affollarono intorno a loro, sorridenti, salutanti, assolutamente decise a fermare la corsa del minuscolo bolide lunare. E ci riuscirono, dapprima con fatica nel contrastare l'enorme spinta poi senza più alcuno sforzo apparente. Cinnia non credeva ai propri occhi, rise follemente mandando baci a tutte le fate più vicine. Anche suo padre aveva stampato sul volto un sorriso pieno e libero, forse - ma chi sa se lo avrebbe ammesso - anche per la conferma ricevuta che quello della pietra non era stato un altro degli scherzi della sua fata. Si sentì accarezzare la nuca, si voltò e lei, ovviamente, era lì.

- Cinnia, ti presento Clodagh, tua madre.

La ragazza vide per la prima volta la faccia splendente della fata, che si era sempre tenuta lontana e nascosta da lei, per timore che la sua dissennatezza nel lasciarla ne avesse esacerbato l'animo.

- Ciao, piccola. Strano modo di conoscerci, non è vero?

La felicità per quel che era avvenuto era talmente grande che nessun pensiero vendicativo corse nella mente di Cinnia. Li abbracciò entrambi, perdendosi nel bizzarro profumo che avvolgeva la fata, un misto di ambra, cannella, resina odorosa e in fondo, laddove poteva persistere più a lungo, il sentore di vaniglia calda e aromatica.

- Mamma, sembri una pasticceria volante..

Il coro delle risate discese dal cielo come una pioggia bene augurante.




Il Narratore si ritrovò nel buio delle caverne di Monte Atro e perse minuti preziosi cercando di abituare la vista all'oscurità. Tenendosi con una mano alla parete scheggiata, mosse passi incerti verso una lontana luminescenza, poi comprese che doveva trattarsi della luce di alcune torce poste a guardia di una grande spelonca. Sempre più deciso, avanzò e finì in un ampio spazio quasi circolare: vide i tenui splendori delle fiamme riflettersi sul metallo delle spade d'acciaio, i sacchi di monete d'oro, le casse d'argento. I tesori trafugati nel tempo dal re dei Troll erano tutti lì, accatastati ai suoi piedi. Tese le orecchie nel tentativo di scoprire i loro passi pesanti, nel caso fossero andati nella sua direzione. Al momento però, sembrava che avrebbe potuto agire con calma: iniziò a frugare, dopo aver preso una torcia, spostando tappeti rosi dalla muffa per l'umidità, scheletri sbiancati di antichi nemici - o forse prigionieri - che avevano osato cercare di rubare il tesoro prima di lui. Contro una parete, una fila di grandi scudi corrosi dal tempo, dal metallo annerito, lasciavano ancora intravvedere preziose immagini finemente niellate a sbalzo, frutto di civiltà totalmente dissimili dalla gretta violenza dei Troll. Tra di questi, appoggiato con noncuranza, come se nessuno sapesse di cosa si trattava, scorse una forma triangolare, certamente aveva trovato quel che cercava. Esultò tra sé, poggiando la fiaccola su una catasta di elmi dorati, e prendendo l'Oder tra le mani. Se lo portò al viso, commosso, assaporando il sentore di enorme antichità che misticamente lo avvolgeva poi, mentre iniziava a ritrarsi verso lo spazio del portale, le grida di allarme dei Troll esplosero in lontananza. Alzò gli occhi, nel buio non aveva osservato la parte superiore: ora, illuminandola con la torcia, notò delle grate, forse usate per far scorrere l'aria nell'ambiente, dalle quali evidentemente il muoversi della luce della fiaccola era stato notato da qualcuno di loro, lasciato di guardia. I capelli si rizzarono sulla nuca del Narratore, e si preparò a difendere sino all'ultima goccia di sangue il frammento dell'Oder. Sguainò Trinker, godendo del bagliore assassino della lama azzurra, e iniziò a correre verso il portale: non ebbe tempo, la prima carica di Troll proruppe nella caverna con urla bestiali. Enormi, roteavano contro di lui gigantesche mazze ferrate irte di spuntoni ancora coperti del sangue disseccato delle vittime: l'uomo scansò abilmente i loro movimenti scomposti, e ad ogni fendente di Trinker vedeva i corpi mostruosi avvizzire urlando e disfarsi sul pavimento. Dalle profondità di Monte Atro l'ululato dei corni di guerra chiamò a raccolta i Troll disseminati nelle varie caverne, mentre il re schiumava di rabbia all'idea che un miserabile essere umano stesse mettendo in pericolo il suo tesoro. Ma il cupo, roco suono dei corni svegliò anche qualcos'altro e questo qualcosa iniziò a scivolare segretamente, nero nel nero del buio, verso il luogo della lotta.

Il Narratore non dubitò della inaudita potenza di Trinker, e continuò a spezzare ossa, recidere arti e succhiare via l'anima dai Troll che si riversavano, calpestandosi come dementi, accecati dalla brama di uccidere; improvvisamente sbandarono, arrestandosi. L'uomo ne approfittò per ritrarsi verso la parete del tesoro, e riprendere fiato, perché iniziava a sentire la stanchezza nei muscoli. Dal retro del gruppo di mostri giungevano urla di terrore, cosa che stupì il Narratore. Che poteva mai aver spaventato quei giganteschi guerrieri? Poi, con un fruscio, una specie di sibilo, vide qualcosa strisciare sui muri e sul soffitto, un ombra indistinguibile.

- Babook! Babook! ,- urlavano i Troll, spingendosi l'un l'altro nel tentativo di fuggire. L'ombra si lasciò cascare su di loro, avvolgendoli, sbranandoli. Lo scricchiolio delle ossa spezzate si mischiava all'osceno risucchiare del sangue prodotto dall'orrore ancestrale, uscito dalle profondità di Monte Atro per placare la sua fame. L'uomo capì che si trattava di quel qualcosa di cui lo aveva avvertito re Brian poco prima di partire e cominciò a pensare realmente che da lì non sarebbe uscito vivo. Provò a slanciarsi contro di esso, approfittando che era intento a fare a pezzi un troll, e lo colpì con forza. Trinker lo passò da parte a parte e l'unico risultato fu una risata agghiacciante.

- Pazzo! Con la Bevitrice cerchi di uccidermi?

Le parole, se parole erano, rimbombarono nella mente del Narratore, non nelle orecchie. Aveva dunque anche poteri mentali, rifletté, tirandosi indietro con timore. Il Babook si girò verso di lui, strisciandogli contro; le braccia si allungarono esageratamente mentre gli artigli fremevano alle estremità. Più che una terrificante realtà, sembrava un incubo.

E, del tutto inaspettatamente, vicino al Narratore comparve una forte luminescenza, un bagliore al cui centro cominciò a distinguersi una forma umana. Un uomo alto, magro, albino e dai lunghissimi capelli sciolti sulle spalle, candidi come neve, ricoperto da una cotta di maglia, una corazza a difesa del petto e un corto gonnellino di strisce di cuoio borchiato guardò il Narratore poi si chinò verso un Troll svenuto ma illeso, con forza indicibile lo afferrò per i capelli con una sola mano e lo lanciò verso il Babook. L'essere reagì d'istinto, allungò le braccia, si strinse intorno al Troll e spalancò una bocca enorme, irta di zanne: sembrava non avere una mascella, perché allargò la bocca sino ad avvolgere interamente la testa del Troll, come a volerlo ingoiare intero.

- Ora! Colpisci il Troll! ,- gridò l'albino, e il Narratore gli sferrò un colpo al cuore. Trinker fece il suo lavoro: in pochi secondi avvizzì l'enorme corpo del Troll e trascinò con sé anche il Babook le cui urla deliranti echeggiarono a lungo nei recessi della mente del Narratore.




Continua - e termina - nella decima puntata QUI : La favola del paiolo magico 10