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giovedì 23 aprile 2026

LA FAVOLA DELLA BROCCA INESAURIBILE

 (Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)

© Crenabog





Era una calda, luminosa giornata, davvero invitante ad uscire di casa e fu appunto quello che fece Paulie: decise di andare a trovare Eadan alla taverna gestita da suo marito Tom. La selkie lasciò un bigliettino vergato graziosamente per il Narratore nel quale diceva dove fosse andata, di certo Finnegan lo avrebbe letto quando fosse risalito dal colloquio che stava avendo con re Oberon nelle profondità della collina su cui sorgeva la loro villetta. Una volta fuori, dalla cima della collina, la prima cosa che vide fu la gigantesca testa del Chat Palug che quasi nascondeva l'orizzonte. Il leggendario gatto magico, quando non dormiva dentro casa o chiedeva da mangiare con felina insistenza, preferiva di gran lunga mantenere le sue dimensioni reali, ed era grande quanto la collina stessa. Paulie sorrise, attraversò il portale specchio e si ritrovò dentro Bosco Buio, vicino alla taverna. Bussò e Eadan venne ad aprirle, a quell'ora non c'erano avventori, né umani né Sidhè , potevano spettegolare con tutto comodo mentre Tom era occupato a sistemare vivande e bottiglie, Vivvi la piccola fata dell'aria diventata umana si occupava delle pulizie e Bobul… ovviamente era in cantina a dormire ubriaco dalla notte prima. 

Le due giovani si raccontarono vicende ed avventure poi, con aria di chi rivela un segreto, Eadan disse:
- Vuoi vedere qualcosa di veramente bizzarro?
Paulie era molto incuriosita e lo divenne ancor più quando Eadan aprì un vecchio armadio e ne trasse fuori una minuscola brocca di ceramica verde a forma di maiale. Paulie disse:
- Davvero graziosa! Ma...che cosa è?
Eadan fece una risatina e rispose:
_ Oh, questa è bella davvero...anche se Tom ha proibito di usarla. Bene, la storia è questa, lui la ebbe molti anni fa in pagamento da parte di un mago credendo che fosse una graziosa ma normalissima brocchetta in cui versare vino per servirlo ai tavoli. Diciamo la verità, Tom si era subito infatuato della forma divertente che ha, però prima di lasciarlo andare via il mago volle rivelargli il potere della brocchetta. A quanto pare - Eadan assunse un tono sussurrante e cospiratorio - ha centinaia d'anni, venne creata da Ragnar lo Stregone dei Tuatha de  Danann. La forma? Ovviamente Ragnar sapeva essere crudele e spietato con i suoi incantesimi ma in fondo al cuore amava profondamente solo una cosa, Angwie Sonny. Devi sapere che nelle antiche leggende sono innumerevoli le avventure vissute da Angwie Sonny, la maialina bianca che i Tuatha de Danann credevano portasse fortuna. E la brocchetta ne tramanda la forma di maialina. Dì un po', non è davvero carina? L'unico problema è che Ragnar vi aveva gettato sopra un incantesimo e non c'è mai stato verso di rimuoverlo. Vedi? - prese un bicchiere e improvvisamente dalla brocchetta vuota uscì un vino rosso rubino dal profumo ammaliante - crea il vino e non si svuota mai a meno che chi la versa non lo desideri fortemente. Ma non è tutto qui, il suo vino ha il potere di fare confessare a chiunque ciò che nasconde nel cuore. Capisci? Per forza Tom la tiene nascosta, immagina ad usarla cosa succederebbe!






Mentre Paulie e Eadan stavano ammirando la brocchetta il Narratore aprì la porta della taverna e salutò ad alta voce:
- Buongiorno Tom! Buongiorno Eadan, Vivvi! e...ah ecco mia moglie. Sei scappata di casa, amore?
Il Narratore andò a sedersi insieme a loro, vide la brocchetta e disse:
- Diamine, questo sì che è un bell'oggetto!
Eadan non fece in tempo a fermarla che già Paulie aveva riempito il bicchiere dalla brocca e lo aveva offerto a suo marito dicendo:
_ Tesoro, senti questo, è davvero buonissimo!
Il Narratore pensò che forse non era il caso di bere a stomaco vuoto, prima di pranzare, ma volle fare contenta Paulie e accettò. Eadan guardò l'amica come a dire "che stai facendo!"  ma era già troppo tardi, il Narratore sorseggiò il dolce vino rosso...e finì il bicchiere in un'unica sorsata. Oh sì, pensò, era davvero buono! Sorrise a sua moglie che gliene versava ancora senza fare caso che il livello della brocchetta non calava mai, poi, chi sa per quale motivo si sentì allegro, si sentì felice, si sentì in preda alla voglia di raccontare. Il guaio fu che tutta la vita l'aveva passata a vivere avventure, narrarle, viverne altre, narrarle e via così, perciò non la smetteva più, di bere e parlare. Eadan ridacchiava, Tom si era accorto della cosa e si era avvicinato, un po' per sentire i racconti e un po' per rimproverare Eadan. E Paulie si era fatta trascinare dall'incantesimo e continuava a versare , a versare, e a chiedere a suo marito tutti quei particolari che lui non le aveva mai svelato, per non farla preoccupare, dei suoi viaggi. Il Narratore sembrava un pozzo senza fondo di avventure incredibili, di rischi mortali, di incontri con donne bellissime, troll, elfi, folletti, maghi e mostri... E inevitabilmente Paulie cedette alla tentazione di fare l'unica domanda che aveva sempre avuto paura di fare.
- Tesoro, ma tu… davvero mi ami?
Intontito dalla solenne ubriacatura che si stava prendendo e infervorato dal lunghissimo monologo che stava facendo, senza neanche pensarci un attimo, mentre ancora portava il bicchiere alle labbra, mormorò:
- Più di qualsiasi cosa al mondo, Paulie.
Tom fece giusto in tempo a togliergli il bicchiere dalla mano e a portar via la brocchetta, che il Narratore crollò pesantemente addormentato con le braccia conserte sotto la testa. Eadan rimproverò Paulie, Tom rimproverò Eadan, e Paulie restò a vegliare suo marito accarezzandolo ma in verità non era pentita affatto del tiro che gli aveva giocato...    

   


 

***FINE***

La storia di Ragnar e Angwie Sonny la potete leggere qui:


lunedì 16 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN (seconda parte)

(seconda e ultima parte) 

(Prima pubblicazione in Blogspot 16.03.2026)

© Crenabog





Re Oberon, tenendo in braccio sua moglie riversa e priva di conoscenza, la portò nella grande camera da letto reale, sistemandola dentro il letto singolo che avevano vicino al loro, in modo che niente potesse disturbarla. I Sidhe più fidati della sua corte lo attorniavano prodigandosi in consulti, consigli e soprattutto sospiri e lamenti. La fronte di Titania era gelida e a malapena si poteva notare il suo flebile respiro. Mentre re Oberon sostava vicino a lei uno dei minuscoli Spriggan, con ancora le tasche piene delle tintinnanti monete cadute a re Brian durante la fuga, era salito di corsa lungo la scala che portava alla botola e alla villetta del Narratore e Paulie, per portare la notizia. Appena saputo tutto, il Narratore si rivolse a Paulie:

- Amore, hai sentito anche tu, qui la situazione è grave. E... Eadan, capisco che quanto sto per dirti potrà sorprenderti ma ti prego di cercare di restare calma.

Eadan sbiancò in viso, preoccupata:

- Ditemi, che sta succedendo?

- Eadan cara, alla taverna di tuo marito Tom ogni sera vengono a bere e a fare chiasso i Sidhe, li conoscete bene, da quel pazzo di re Brian al più piccolo degli Spriggan. E forse vi sarete chiesti da dove vengano. Bene, dobbiamo dirtelo, il regno di re Oberon è qui sotto, all'interno della collina e noi da sempre viviamo collegati a tutti loro.

Eadan restò di stucco, mai avrebbe immaginato da dove venisse tutta la stranissima gente del Popolo Segreto.

- Capisco, e ci credo che sia sempre rimasto un segreto, per la sicurezza di tutti. Certo, ovviamente lo dirò a Tom ma non lo racconterò a nessuno. 

- Grazie, sei davvero comprensiva - fece Paulie, e il Narratore disse: 

- La regina Titania si è ammalata per qualcosa che ha respirato, uscita da una scatoletta che i folletti hanno trovato in quel che restava del tesoro della strega ad Afelia. Nessuno sa di cosa si tratti, se magia o veleno. Ma se, per miracolo, si trattasse di un qualche antico veleno   forse... se te la senti... considerando la tua esperienza in pozioni e filtri, magari saresti in grado di aiutarla.

La moglie di Tom l'oste, abituata a ben altro nella vita, servire boccali di birra e curare la loro casa, restò esterrefatta all'idea ma una punta di antico orgoglio di guaritrice iniziò a farsi strada in lei. Sorrise, con aria decisa:

- Forza, allora! Andiamo dalla regina e vediamo cosa si può fare.



Ai piedi della collina, lo sfortunato viandante che si fosse trovato a passare da quelle parti, avrebbe finito per incrociare il Chat Palug che, appena subodorato il pericolo, per chi sa quale motivo aveva deciso di mettersi a fare la guardia al popolo dei Sidhe affinchè nessuno si avvicinasse con intenzioni malvagie. Solo che, come sua abitudine, il leggendario mostro in forma di gatto aveva preso la dimensione che più gli era congeniale e ora torreggiava, alto più di dieci metri e francamente spaventoso, scrutando intorno con calma mortale.






Scortata dal Narratore, Paulie e un corteo di folletti, Broggan, Spriggan, leprechaun e altre forme che non aveva mai visto, la sbigottita Eadan era scesa lungo la grande scala di legno e metallo illuminata da torce che portava dal pavimento della villetta alle profondità del grandioso regno ipogeo. Quando Paulie la presentò a re Oberon, spiegandogli delle sue capacità di guaritrice con le erbe, si inchinò profondamente davanti al re che non aveva mai visto prima poi iniziò a visitare accuratamente la regina Titania, in stato di incoscienza e tenuta al caldo dalle molte coperte. 

- Maestà - disse ad Oberon - ho già visto, molti anni fa, qualcosa del genere ma non è magia nera, né stregoneria. Si tratta quasi sicuramente di un tossico prodotto dalle spore di qualche fungo. Credo che fosse rimasto talmente a lungo chiuso nella scatoletta da essersi ridotto in polvere e quando è stata aperta tutto il concentrato del veleno si è diffuso nell'aria. Permettetemi di tornare con i miei cari amici nella villetta, da poco vi ho realizzato un minuscolo laboratorio e posso provare a preparare un antidoto.

- Grazie, Eadan, i nostri medici non hanno saputo trovare una cura e mia moglie sembra deperire velocemente. Te ne prego, fai tutto il possibile, te ne saremo infinitamente grati.

La corte accompagnò nuovamente i tre nella villetta soprastante e subito lei si mise al lavoro, assistita da Paulie. Il Narratore, per non essere di intralcio, si sedette pensieroso all'esterno immerso nel turbinio preoccupato dei suoi pensieri poi, da lassù, vide la ciclopica testa del Chat Palug e l'unica cosa che riuscì a pensare fu che gli sarebbe piaciuto grattargliela.


Qualche ora dopo, giusto il tempo di macinare, bollire, filtrare un preparato di erbe che solo lei sapeva cosa fossero. Nei suoi contenitori ce ne stavano alcune che Paulie ammise di non aver mai visto e Eadan le confidò che facevano parte di quelle che anni prima aveva con sé quando era uscita di casa ed era finita da Tom per sfuggire ai Broggan selvatici. Quindi credeva che nella loro regione non fosse possibile trovarle. Quando la pozione fu pronta, i tre scesero di nuovo fino alla camera da letto reale e Oberon la aiutò a far colare lentamente l'antidoto tra le labbra di Titania, poi non rimase altro che restare seduti in silenzio a vegliarla, sperando.


Passò una intera giornata, durante la quale i Sidhe venivano continuamente portando ed offendo spuntini e bevande, e a cercare di informarsi. Il silenzio si era fatto grave nella camera e anche se nessuno glielo aveva chiesto, il Narratore aveva cominciato a raccontare vecchie avventure capitate nei suoi viaggi e così anche sua moglie venne a conoscenza di ciò che era successo ad Afelia. Mentre ancora erano intenti ad ascoltarlo Titania alzò un braccio e fece un tenue sorriso. Si affrettarono da lei, e con sollievo videro che l' antidoto stava facendo effetto; con grande gioia la notizia fece il giro del regno ipogeo e già qualche Sidhe iniziò a festeggiare. Re Oberon congedò tutti e preferì restare solo con lei assicurandosi che tornasse in piena salute.







Due giorni dopo Titania in persona, accompagnata da Oberon, volle salire nella villetta e a lungo si abbracciò con Eadan, ringraziandola e complimentandosi per la cura ricevuta poi, con il massimo stupore di Paulie e del Narratore, volle proclamarla guaritrice reale concedendo a lei e a Tom il permesso di venire a corte ogni volta che ne avessero piacere.

E, mentre nel regno dei Sidhe iniziavano i festeggiamenti, da qualche parte nel folto di Bosco Buio un folletto se ne stava allegramente seduto sul ceppo di un vecchio albero a giocare, tirando in testa alle formiche le monete d'oro tanto ambite da re Brian e contenute nella sacca che aveva perso scappando dall' ira di re Oberon.

- Una! Bing! Beccata, uh uh! E... Due! Bang! Beccata! 

Strillava Whiffenpoof alle prese con i suoi nuovi preziosi giocattoli...






*** FINE ***


 ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **




lunedì 9 marzo 2026

LA FAVOLA DI EADAN CHE FUGGI'

 (Prima pubblicazione in Blogspot 09.03.2026)

© Crenabog





Approfittando del fatto che suo marito era sceso nel regno ipogeo di re Oberon, usando la scala che dalla villetta portava all'interno della collina, Paulie si mise a sistemare la casa poi, non avendo granché da fare, decise di uscire e andare a trovare Eadan alla taverna di suo marito Tom de Danann. Scrisse un grazioso biglietto per Finnegan, lo posò in bella vista sul tavolinetto che lui usava per scrivere i suoi racconti, si pettinò i lunghi boccoli biondi, si appoggiò sulle spalle il mantello con i ricami celtici che le aveva donato Titania e si fermò un attimo a cercare il Chat Palug. Non era sul poggiapiedi che usava di solito per dormire, lo chiamò, lo cercò per ogni camera ma non lo trovò, o magari lui non aveva voglia di farsi vedere. Così, giusto per prudenza, preparò una grossa ciotola di carne tritata e sbollentata e la lasciò vicino al poggiapiedi di suo marito, ormai praticamente di proprietà del Palug. Finalmente uscì, nel caldo sole del mattino e iniziò a scendere la collina fino al portale specchio che re Oberon aveva fatto installare tra due alberi affinché Paulie e il Narratore potessero agevolmente spostarsi attraverso tutto lo Shire. Entrò in quello che sembrava solo il prolungamento di un piccolo sentiero tra i cespugli, solo leggermente luminoso e dopo pochi passi si trovò nelle vicinanze della taverna di Tom de Danann, dall'altra parte di Druimasholl, l'antico villaggio circondato da Bosco Buio. Paulie camminò col suo passo leggero e gli alberi che la videro passare restarono incantati come sempre.


Paulie bussò alla porta della taverna, guardando divertita la solita mucca di Tom che pascolava pigra sul tetto coperto di muschio ed erba, era ancora abbastanza presto perché ci fossero degli avventori ed era certa che avrebbe passato del tempo tranquilla. Venne ad aprire Bobul, il folletto grassoccio che fungeva da aiutante ed uomo di fatica di Tom, e che aveva accompagnato Finbar dalla strega Orna Baba ai tempi dei guai combinati da Abidian, la fata sventata. Bobul si esibì in una specie di riverenza;

- Oh! La signora moglie del Narratore! Che piacere, che onore! Prego, prego!

Paulie fece una risatina ed entrò, si tolse il mantello e lo diede a Bobul che lo appese al muro vicino l'ingresso, poi avanzò nel grande locale della taverna e venne accolta da Tom che stava pulendo ed asciugando bicchieri e boccali.

- Paulie, tesoro, che bella sorpresa! E il Narratore? Lo hai lasciato fuori a sentire Baldo che suona il violino?

- Oh no, mio marito è stato convocato da re Oberon, non so cosa avranno da dirsi, e a me non andava di restare a casa perciò pensavo di stare un poco con Eadan se non è impegnata… ah, Baldo non l'ho visto, non era di fuori.

- Quel gatto sfaccendato, starà combinando guai da qualche parte. Oh be', allora, cercavi Eadan… MOGLIEEE! - Gridò Tom facendo rimbombare l'ambiente. Paulie sentì lo scalpiccio dei passi della moglie del taverniere che arrivava dalla cucina dietro il locale.

- Cosa gridi, razza di chiassoso, cosa… oh Paulie!

Eadan abbracciò la selkie, oramai erano diventate buone amiche anche se non si vedevano spesso, e la prese per mano trascinandosela dietro. Aprì la porta della camera da letto e fece entrare poi si accomodarono tranquille su due poltroncine vicino alla finestra. Cominciarono a farsi i complimenti per le folte chiome bionda e rossa, e poi per i vestiti, insomma tutte quelle cose di cui non avevano mai modo di parlare con i mariti poi Paulie disse:

- Eadan, cara, sono rimasta molto incuriosita quando Tom , l'altra volta, ha raccontato la sua storia, anche perché di te ne sappiamo tutti ben poco. Sono troppo indiscreta se ti chiedo di raccontarmi un poco di te? La mia storia oramai la sanno tutti, che ero una selkie, che vivevo nel mare del nord, che incontrai il Narratore sulla spiaggia dei Giganti e così via… - Eadan sorrise, ricordando le epiche peripezie che avevano finalmente condotto la sua amica e il Narratore a sposarsi. Le tenne la mano e disse:

- Va bene, hai ragione, sai, non ho l'abitudine di parlare tanto di me ma va bene.






Eadan si rassettò la nuvola di ricci rossi che contornavano il bel viso e cominciò:

- Bene, sai già che ho incontrato Tom quando mi rifugiai nella taverna dove stava lavorando, rimasi lì per un certo tempo poi finimmo per innamorarci e partimmo insieme fino ad arrivare a Druimasholl, dove Moribund il borgomastro ci diede questa taverna, la ricostruimmo ed ora viviamo qui, con Bobul e Vivvi che ci danno una mano e hanno le loro camerette. Ma prima… Abitavo a Gwynguddy, un paesino non troppo lontano da quella taverna, i miei parenti non c'erano più e mi guadagnavo da vivere in un modo, ehm, un pochino fuori dal comune, ed in effetti a Tom non gliel'ho mai detto. Mia nonna materna era conosciuta come guaritrice e mi aveva insegnato tutto sulle erbe quindi preparavo pozioni, medicinali...e non solo. Sì, anche qualche filtro d'amore e cose del genere…

Paulie rise, incredula, e rispose:

- Oh bella questa, non ti ci vedevo proprio a fare la piccola strega di paese!

- Ma no, che strega, guaritrice, diciamo le cose per bene! Insomma, quel giorno ero andata a cercare erbe nel bosco intorno a Gwynguddy quando sentii un fruscio, mi girai e vidi che un gruppo di Broggan mi stavano spiando tra gli alberi. Tu hai idea di che razza di bestie siano, vero? Non ne sarei uscita viva se mi avessero presa quindi iniziai a correre e per fortuna riuscii ad arrivare alla taverna. I Broggan non vollero rischiare e si fermarono al margine del bosco, urlando e maledicendomi.

- E dimmi, Eadan, pozioni non ne hai fatte più?

- Sai, non avendolo mai detto a Tom, non vorrei che la cosa lo possa disturbare…

- Ah, guarda, però ti piacerebbe fare ancora queste cose? Non sarebbe mica male avere dei rimedi naturali, se mai dovesse servire… E poi, perché abbandonare questa tua dote, se ti fa sentire bene e utile? Facciamo così, che ne dici se vieni da noi e ti fai un angolino tutto per te, diciamo una specie di piccolo laboratorio? Vuoi che ne parli io con Tom? Non credo che avrebbe nulla a che ridire e sarei contenta se ogni tanto venissi da noi.

- Davvero? Oh, mi piacerebbe da morire!

- E allora, è deciso, a Tom ci penso io!

Si alzarono, tenendosi per mano, e andarono a piazzarsi davanti a Tom che dietro il bancone preparava le bevande per la sera. Quel grande omone alzò gli occhi, il movimento della folta barba rossa mostrò che stava sorridendo ed esclamò:

- Cosa vogliono da me queste belle signore?

- Tom caro, ci sarebbe un piccolo piacere che vorrei chiederti - esordì Paulie - tua moglie mi ha raccontato qualcosina del suo passato e a quanto ho capito pare che sia una brava guaritrice così avevo pensato, visto che qui da voi siete sempre pieni di gente, di lasciargli usare un angolino su da noi. Potrebbe dedicarsi al suo passatempo, non dare fastidio qui dentro e magari farmi compagnia. Non avrai mica qualcosa da obbiettare, vero?

Tom guardò sua moglie, guardò la moglie del Narratore e scoppiò a ridere battendo la mano sul bancone.

- Insomma, moglie, cosa saresti, una specie di strega dei boschi?

- Tom, sei un buffone, e ringrazia Crom che ti amo o te la farei vedere la strega del bosco!

- Va bene, moglie, va bene, tanto lo sai che tutto quello che fai mi sta bene. Vuoi andare a fare pasticci a casa di Paulie? e vai, ma vedi di tornare a casa quando vengono i clienti...e soprattutto quando è ora di andare a letto! E ora filate, andate a raccontarvi le vostre cose, o a preparare il tè, o a cercare Baldo, forza! Che io qui ho da fare!




*** FINE ***

mercoledì 4 marzo 2026

LA FAVOLA DEL CHAT PALUG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 04.03.2026)

© Crenabog




Grigia era la nebbia che avvolgeva Hy Breasil, la grande isola magica di Morgana, da secoli galleggiante sopra la corazza del gigantesco Fastitocalone, la leggendaria testuggine marina che nuotava agli ordini della maga. La nebbia nascondeva Hy Breasil e il suo splendente castello agli occhi degli umani e nessun navigante poteva ammettere di averla avvistata, pur se giuravano sulla sua esistenza. Morgana sedeva pensierosa nella sala dove custodiva il sepolcro di re Arthur; ricordava l' ultimo incontro avuto con il Narratore e Paulie, e l' insolito ospite che era salito a bordo scappando da Tir na Nog. Più ci pensava, e più si convinceva, stizzita, che lo avesse fatto solo per prendersi gioco di lei e delle spoglie dell' antico re. Alla fine si alzò e si avvicinò al balcone per guardare la Spiaggia dei Giganti ormai così lontana da essere quasi indistinguibile sulla linea del mare e si sentì stranamente sollevata all' idea di essersi liberata di quella presenza.



Grigia era anche la nebbia che strisciava per le stradine ancora addormentate di Druimasholl, l' antico villaggio ai bordi di Bosco Buio. Pochi erano gli umani che iniziavano la loro giornata lavorativa, e quei pochi rabbrividirono - non certo per il freddo dell' alba - avvertendo che qualcosa di strano era nell' aria. Forse qualche lontano rumore? O il pungente odore selvatico che infastidiva le loro narici? Chi aveva un mantello se lo strinse addosso e camminò guardingo.



E grigio era anche ciò che vide Paulie, alzatasi presto con l' intenzione di preparare la colazione per sé e suo marito, il Narratore, che ancora dormiva sotto le coperte pesanti. Paulie scostò le graziose tendine alle finestre e pensò: " Santo cielo, stamattina c'è una nebbia tremenda! " , poi scese al piano terra, entrò in cucina, accese il camino e caricò la legna per preparare le uova e la pancetta. Mise a bollire l'acqua per il tè e guardò di nuovo, perplessa, le finestre dalle quali nulla si vedeva se non il grigio compatto della nebbia. Decise di aprirle un poco per rinfrescare l'ambiente...

- Finn ! Tesoro, svegliati!

Al grido della moglie il Narratore aprì gli occhi allarmato, si vestì in fretta e scese la scala di legno della villetta in pietra e tronchi che re Oberon e Titania avevano fatto costruire per loro in cima alla collina al cui interno si celava il regno del Popolo Segreto. Paulie stava al centro della cucina, indicò la finestra aperta ed esclamò:

- Amore, non... Non è nebbia! Che roba è!

Il Narratore le si avvicinò, la abbracciò per calmarla e si diresse verso la finestra, allungò il braccio che si perse dentro una massa grigia, che tutto sembrava tranne l' impalpabile nebbia. Disse:

- Tesoro, non ne ho la più pallida idea. Resta qui, esco a guardare.

Il Narratore aprì il pesante portone e la luce dell' alba entrò come era giusto che entrasse. Sì guardarono perplessi poi lui uscì, respirò a pieni polmoni l' aria frizzante di Bosco Buio, si guardò intorno ed era lì. Tranquillamente accoccolato sul fianco della villetta, incurante del fatto di arrivare con la schiena fino al tetto, e con il folto pelo grigio che copriva le finestre. L' ospite non invitato si degnò di girare gli occhi e guardare il Narratore mentre lui esplodeva in una risata clamorosa. Paulie arrivò di corsa sulla soglia e restò senza fiato mentre suo marito diceva:

- Adesso sappiamo dov'era finito il Chat Palug! Eccolo qua!

- Ma... - mormorò Paulie - ...cosa dovremmo fare adesso? Guardalo, è grande quanto la casa!

- E cosa vuoi che facciamo, amore mio? Facciamo colazione. Lascia che il Chat Palug faccia quello che gli pare! - poi, rivolto all' enorme gatto il cui nome veniva ancora sussurrato con terrore da chi ricordava le antiche leggende, disse - Vedi di fare il bravo, tu, mi raccomando.

Finnegan prese per mano sua moglie e rientrò in cucina come se niente fosse, mettendosi ad apparecchiare il tavolo e tagliando il pane. La selkie, decisamente stupefatta, restò indecisa sul cuocere le uova o pensare a quanto fosse incosciente suo marito ma erano anni, ormai, che convivevano con le cose più strane del regno magico dei Sidhe, una in più o una in meno non le avrebbe cambiato la vita, decise. E si sedette con lui a mangiare.



 

Nelle profondità della collina il labirintico regno di re Oberon era in subbuglio. Dalle volte si erano staccate pietre e decorazioni, tutti pensarono ad un terremoto ma non c'erano state scosse telluriche e non si spiegavano lo strano fenomeno. Gnomi, folletti, goblin, persino le fate corsero nella sala del trono a pregare il re dei Sidhe di andare a vedere e così, seppure di malavoglia visto che nessuno sembrava intenzionato ad investigare, re Oberon salì la scalinata che portava direttamente dentro la villetta dove abitavano i suoi amici più cari. Bussò cortesemente alla botola per avvertire del suo arrivo e li trovò intenti a bere tè e mangiare uova e pancetta, e gli sembrò che non avessero alcun problema.

- Buona e felice giornata, Narratore, Paulie. Scusate la mia venuta ma giù da noi sembra quasi che voglia crollare tutto. Non avete sentito nulla di strano?

- Sire, sentito no, direi più che altro visto. Ci deve scusare ma è arrivato un ospite imprevisto e temo che sia piuttosto pesante.

- Pesante? Ma di che parli?

- È meglio se guardate voi...- disse il Narratore indicando la porta. Re Oberon si affacciò e rientrò di corsa, bianco in volto come la sua regale barba.

- Ma... ma c'è il Chat Palug là fuori! Che diavolo sta facendo qui?

- Chi lo sa , - rispose il Narratore - basta che stia tranquillo...

- Forse è stufo di stare da solo - replicò sorridendo sua moglie.

- Già, magari cerca casa - aggiunse ridendo il Narratore all' esterrefatto re Oberon.

- E proprio qui doveva venire? Quello mi fa crollare tutto in testa!

- State tranquillo, Maestà. Finiamo di fare colazione e ci vado a parlare.

Re Oberon scosse la testa, salutò e scese di nuovo per spiegare la situazione ai sudditi.




Finirono di mangiare poi decisero di andare a vedere cosa succedeva fuori, e trovarono il Chat Palug beatamente addormentato. Con l' enorme testa che spuntava da una parte e la coda dall' altra copriva tutto il lato posteriore della villetta. Paulie disse:

 Non possiamo mica lasciarlo qui così, rischia di fare crollare tutta la collina...

- Lo so, tesoro. Vediamo di farglielo capire.

Il Narratore gli si avvicinò, batte' le mani e il Chat Palug aprì un occhio, vagamente sorpreso.

- Chat, si può sapere cosa ti passa in testa? Non puoi restare in questo modo, re Oberon si sta preoccupando!

Il gatto gigante fece un gigantesco sbadiglio, si alzò, inarcò la schiena per stirarsi e si mise seduto costringendo il Narratore a stare a testa in su per guardarlo.

- Insomma, non ci si comporta così! Sei, ehm, sì, decisamente troppo pesante! Quindi datti subito una regolata! - disse il Narratore agitando un dito in segno di rimprovero. Continuò, convinto che il gatto lo capisse:

- Ora vado a mettermi la giacca, se quando torno ti trovo così mi arrabbierò sul serio!

Finnegan gli volse le spalle ed entrò in casa, passò davanti a Paulie che rideva e salì in camera da letto a finire di vestirsi e no, non fu affatto sorpreso entrando nel salottino e vedendo il Chat Palug acciambellato ai piedi di Paulie che gli grattava la schiena. Era ben noto che potesse cambiare dimensione a piacimento ed era proprio su questo che contava. Ma che volesse farsi fare le coccole non lo aveva previsto. Paulie lo accolse con un sorriso e mormorò:

- Certo che siamo davvero una strana famiglia adesso. Ci mancava solo lui..




 


*** FINE ***



venerdì 27 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME RIVELATO

(Prima pubblicazione su Blogspot   27.02.2026)

© Crenabog




Quella mattina il Narratore scriveva, come faceva ormai ogni giorno, nella vecchia poltrona di cuoio accanto alla finestra. Davanti a lui, sul minuscolo tavolino a tre piedi, si accumulavano fogli fitti di appunti: ricordi di lunghi viaggi, storie raccolte nei villaggi più remoti, leggende ascoltate nelle notti di vento.

Da quando si erano stabiliti nella rustica casetta in pietra e tronchi in cima alla grande collina, quasi nel cuore di Bosco Buio, egli aveva deciso che la memoria andava custodita anche sulla carta. Raccontare non bastava più. Le storie, come le persone, meritavano di restare.

Lassù la vita scorreva quieta. Sotto la collina fervevano le attività del Popolo Segreto, i Sidhe governati con saggezza da re Oberon e dalla regina Titania. Era stata proprio Titania a volere che i suoi amici potessero vivere anche al di fuori del regno ipogeo: aveva fatto costruire la villetta da gnomi e folletti, e tramite le scale vorticose Paulie poteva ancora raggiungere il lago sotterraneo, dove sorgeva la loro prima casa, per nuotare con le fate quando ne aveva avuto desiderio. E il Narratore, dal canto suo, poteva godere del cielo azzurro che coronava lo Shire.

Paulie non aveva mai desiderato altro che stare con lui. Da quando lo aveva incontrato sulla battigia della Spiaggia dei Giganti e gli aveva sussurrato il suo vero nome, donandogli anche la sua pelle di foca e scegliendo di restare umana accanto a lui, la sua felicità era stata semplice e assoluta. Ora si dedicava alla casa, ai piccoli gesti quotidiani, ai viaggi condivisi, e ricamava pazientemente motivi celtici su fazzoletti, tessuti e mantelli.

Il Narratore non aveva più bisogno di vagabondare per guadagnarsi il pane con le sue storie: da quando aveva sottratto parte del tesoro di Lahin, la strega del Wangshire, poteva provvedere a ogni necessità e, di tanto in tanto, sorprendere Paulie con qualche dono.
Così, quella mattina, ognuno era immerso nelle proprie occupazioni. Paulie cuciva un ricamo su un fazzoletto bianco; il Narratore scriveva. Dopo un poco, senza neppure sollevare lo sguardo dall'ago, lei disse:

- Tesoro, stavo pensando una cosa…

- Mh? Che cosa, amore mio? — rispose lui, posando la penna.

- Pensavo… ormai sono anni che stiamo insieme, vero? E ne abbiamo viste di cose. Ne abbiamo passate tante…

- Oh certo. Cose belle e cose brutte. E bruttissime, purtroppo. Però siamo sempre insieme.

- Sì, caro, e ringraziamo gli dei e la buona fortuna. Ma sai… mi è venuta in mente una cosa che non ti ho mai chiesto. Forse ti sembrerà ridicolo, e per favore non metterti a ridere. Tesoro, dimmi... qual è il tuo nome?

Il Narratore la guardò. Ripensò al giorno in cui lei gli aveva sussurrato “Paulie” all'orecchio, legandosi a lui per sempre. Si rese conto che, in effetti, nessuno gli aveva mai chiesto quel dettaglio.

Per tutto lo Shire era sempre stato “il Narratore”, Finbar lo aveva sempre chiamato papà.
E Paulie, semplicemente, amore, caro, tesoro.

Secondo le antiche tradizioni, il nome poteva essere usato contro un uomo; era un varco, un punto fragile che maghi e streghe sapevano riconoscere. Per questo non lo aveva mai offerto a nessuno. Ma Paulie era il suo bene più prezioso. La sua ingenua fiducia lo stupiva e lo affascinava ancora. Perciò si alzò, le si avvicinò e appoggiò la fronte alla sua.

Per un istante rimase in silenzio. Poi le diede il potere.

- Finnegan, amore mio. Mi chiamo Finnegan.



*** FINE ***

mercoledì 18 febbraio 2026

LA FAVOLA DI TOM DE DANANN

 (Prima pubblicazione su Blogspot 19.02.2026)

© Crenabog




Molti anni prima dell'inizio della nostra storia, dalla lontana città di Mulshannon, partì con il suo carro dalla volta a botte, ben fornito di tutto quello che gli poteva servire e trainato da un robusto cavallo dalle zampe pelose, un uomo dall'aspetto imponente, muscoloso, gioviale e piacevolmente fornito di capelli e barba rossa come tutti i veri uomini della regione. Prese la strada principale che usciva dalla città deciso ad avventurarsi il più lontano possibile e di sicuro ci riuscì.


Non sempre il Narratore restava a casa la sera, visto che era molto richiesto dai concittadini ansiosi di ascoltare le sue storie e puntualmente finiva alla taverna dove si radunavano tutti Quella sera lo aveva accompagnato Paulie, la selkie che aveva sposato, e facevano davvero una bella coppia, lui ben vestito con la sua amata giacca di tweed dai bottoni di corno di cervo e la morbida sciarpa leggera che sua moglie gli aveva regalato anni prima, lei con il vestito a corpetto che metteva in risalto le forme leggiadre ed il grande mantello dai ricami celtici dono di Titania, la regina delle fate. Presero posto al solito tavolino di quercia e li raggiunse Tom, antico amico e proprietario della taverna, con le birre appena spillate.
- Tom caro, - disse Paulie - come vanno le cose, tutto bene? Ti unisci agli ascoltatori stasera?
Tom sorrise, si vedeva chiaramente che aveva bevuto un po' più del solito, fece un piccolo inchino alla dolce selkie e si rivolse al Narratore, dicendo:
- Perché non facciamo una cosa nuova? Che ne dite se stasera racconto io una storia?
Il Narratore dichiarò subito che era una notizia davvero sorprendente, Tom rideva e scherzava con tutti, ascoltava, dava consigli, ma raramente andava oltre una breve chiacchierata. Paulie batté le mani e fece avvicinare gli avventori, spiegando che non sarebbe stato suo marito il protagonista della serata bensì Tom stesso; così presero le loro seggiole di legno e si sedettero in cerchio intorno al trio , felici per la novità.  Tom rise, si sfregò le mani e cominciò:
- Dunque, tanti ma tanti anni fa ero un giovane pieno di idee e curiosità perciò lasciai la città dove vivevo, caricai il mio vecchio carro, sì, quello che sta ancora lì fuori nella stalla, e iniziai a viaggiare. Avete idea di quanto sia grande lo Shire? Oh, molto, molto più di quello che credete, e di sicuro il nostro Narratore ne sa qualcosa, vero, amico mio? Ne ho viste di città, cittadine, villaggi e cose ancora più strane. Mi fermavo, lavoravo un po' per qualcuno e ripartivo. Sapete come son fatto, mi piace credere che dentro di me ci sia ancora lo spirito dei Tuatha de Danann, non si spiegherebbe altrimenti il mio cognome, giusto? Anche se mio padre e mia madre non li ho mai conosciuti, sono cresciuto presso la famiglia di un birraio che raccontava di come mi avessero trovato in una cesta davanti alla loro porta con una coperta ed un foglietto con il mio nome e cognome. Non sono mai riuscito a risalire ai miei veri genitori e francamente non potrei giurare che si chiamassero veramente de Danann però… - scosse la testa con un espressione commossa - ...forse hanno solo voluto legarmi al mito dei nostri progenitori. Ebbene, intanto facciamo un brindisi ai miei genitori, chiunque fossero!


Tutti alzarono i boccali di birra scura e gridarono " Slaàinthe mhath! ", poi continuarono ad ascoltare Tom.

- Ecco qua, ora sapete perché mi chiamo così. Bene, insomma, il viaggio sembrava non finire mai, quanta strada sotto quelle ruote. E quante strane cose ho visto. Perché pensate che - quando voi tornate a casa a dormire - la taverna resta aperta? Per lasciare posto al Popolo Segreto che viene a bere, no? Oh sì, anche io ho avuto i miei incontri con i Sidhe, e non tutti erano amichevoli folletti. Insomma, furono anni spensierati, avventurosi e poi, un giorno, arrivai a Chullamor dove si spezzò una delle ruote del carro e dovetti fermarmi parecchio tempo, sia perché - dico la verità - ero stanco, sia per lavorare e guadagnare per riparare la ruota. Trovai ospitalità presso una bella locanda e feci di tutto, il cameriere, il lavapiatti, l'uomo di fatica. E poi un giorno entrò di botto una ragazza, trafelata, spaventata. Mentre percorreva la via del bosco, ci disse, era stata inseguita da un gruppo di broggan selvatiici e aveva seriamente temuto per la sua vita. Ma era riuscita ad arrivare alla locanda e noi ci facemmo in quattro per tranquillizzarla e rifocillarla. Chiese di poter restare e gli venne data una camera così iniziai a vederla ogni giorno. E sapete come vanno queste cose, non potevo mica restare indifferente alla sua bellezza. Oh sì, perché era bella, ma bella seriamente! e non ero forse un gran bell'uomo anche io? Be', almeno lei ne era convinta! e non ce ne andammo insieme, con le nostre cose sul mio carro? Ahah, e certo! Non è che lei fosse mai stata chiara su chi fosse, da dove venisse e che facesse ma dai, era così bella che francamente non me ne importava nulla! Viaggiammo e alla fine arrivammo nei pressi dell'Antico Villaggio. Oh scusate! di Druimasholl! E' così che si chiama adesso, giusto? Mhh, mica mi convince tanto quell'Uomo della Luna… comunque sì, arrivammo qui, a Druimasholl, andammo a parlare col borgomastro dell'epoca e ci offrì questo posto, che era ben rovinato, eh, non era come lo vedete adesso. Ma ci rimboccammo le maniche e tirammo su questa bella taverna dove investimmo tutti i nostri averi. E mentre Eadan... - ah non ve lo avevo detto, certo che era lei, Eadan , per favore vieni qui!






La moglie di Tom, che di solito non dava molta confidenza agli avventori, oltre ai consueti sorrisi e saluti, arrivò asciugandosi le mani sul grembiule bianco che copriva il suo vestito tradizionale. Eadan, ecco come si chiamava, ancora e sempre bella, con la enorme nuvola di ricci rossi che seguiva il suo cammino, trattenuta sulla nuca da un allegro nastro verde brillante. Paulie era diventata amica di Eadan, e quando il Narratore faceva le sue serate alla taverna, lei se ne stava a bere il tè con Eadan sul retro della sala, dove iniziava la casa vera e propria della coppia. E si raccontavano cose da donna, pettegolezzi su tutto il villaggio e ricordi, ricordi delle loro vite che ai mariti non avrebbero mai narrato. Tutti applaudirono alla moglie di Tom che fece un grazioso inchino, gli rubò la pinta di birra e la scolò in una lunga sorsata guadagnandosi risate e acclamazioni. Poi baciò suo marito e tornò a servire ai tavoli insieme a Vivvi, la bellissima piccola fata dell'aria che era finalmente tornata umana e viveva con loro nella sua stanzetta graziosamente arredata. Tom lanciò uno sguardo carico di amore e passione alla donna con cui viveva da decenni e continuò:

- Già, stavo dicendo? ah sì, Eadan sistemava l'arredamento e io coltivavo il campo per avere di che mangiare. Poi un giorno arrivò Baldo, ce lo trovammo dentro casa e non se ne è più andato, ma sì, Baldo, il nostro grasso gatto rosso. E chi si sarebbe mai aspettato che addirittura sapesse suonare il violino? Il violino lo portò giù, una notte, l'Uomo della Luna, per scherzare ma Baldo lo vide, lo prese, si mise su due zampe e iniziò a suonare una giga scatenata. Noi stavamo morendo dalle risate e quando l'Uomo della Luna stava per ripartire mi toccò fare uno scambio con lui per avere il violino. Già, ecco perché lui aveva il frammento dell'Oder che Cinnia andò a prendere sulla luna quando servì per fare rinascere Finbar… frammento che mi era stato dato in pagamento da un oste di Kilkenn per il lavoro che avevo svolto da lui. E dopo il Kaiser Moon arrivò anche la nostra mucca, che ci fornisce il latte quotidiano, e che potete vedere di solito mentre bruca l'erba che cresce sul tetto della taverna. Quindi eccoci qui, noi due e sempre noi due, visto che figli non ne sono arrivati. Ma anche se Eadan a volte se ne dispiace, stiamo comunque bene insieme a voi, giusto? Quindi forza, stasera il vecchio Tom offre da bere, divertitevi e bevete alla nostra salute! E buona e lunga vita a tutti voi!




*** FINE ***


venerdì 9 gennaio 2026

LA FAVOLA DELLA PELLE DI FOCA

 (Prima pubblicazione su Blogspot 10.01.2026)

© Crenabog 







Il Narratore si alzò presto, quel giorno. Alla prima luce del sole che morbida filtrava dagli scuri delle finestre andò in bagno, si vestì e si mise a preparare la colazione. I giorni stavano trascorrendo leggeri nella grande, accogliente villetta che re Oberon e Titania avevano regalato alla coppia di vecchi amici; il Narratore lasciò che sua moglie, Paulie, si svegliasse da sola con il profumo delle uova che sfrigolavano e il latte che bolliva. Gli piaceva il senso di pace che permeava la villetta, il senso di sicurezza dato dall' essere collegati alla reggia sotterranea dei Sidhe e ovviamente anche per via degli incantesimi protettivi lanciati da Titania. Con l' avanzare della età il Narratore non aveva più avuto bisogno di viaggiare per guadagnare narrando nei villaggi, anche grazie all' enorme tesoro che aveva portato via dalla grotta della strega Lahin, durante il conflitto con il Signore del Wangshire. Dunque poteva finalmente concedersi il lusso di vivere insieme alla sua bellissima moglie e a tutto il Popolo Segreto, senza dimenticare gli abitanti dell' Antico Villaggio, dove aveva abitato con la prima moglie e suo figlio Finbar. Al Narratore mancava moltissimo suo figlio, ma sapeva che ormai viveva felice con Cinnia, la figlia dell' Uomo della Luna, nel bosco delle fate. Pensò tra sé che uno dei giorni a venire sarebbe stato bello tornare al Villaggio, rivedere Moribund il borgomastro e tutti i vecchi amici. Sì, e poi andare a trovare Finbar e Cinnia. Il Narratore decise di dirlo a Paulie, e attese che venisse a fare colazione.

- Buongiorno amore, hai già preparato tutto? Vuoi proprio che diventi pigra?
Lui si voltò a guardarla, e immancabilmente si sentì commosso nel vedere la bellezza che letteralmente avvolgeva, come un' aura, sua moglie. A volte si domandava perché mai la selkie avesse deciso di abbandonare la sua forma originale di fata foca per rendersi umana e seguirlo per anni in mille avventure. 
- Buongiorno tesoro, sì, sai che mi fa piacere stare in cucina e ancor più farti queste piccole sorprese... Senti, amore, che ne dici se uno di questi giorni andiamo a fare visita al Villaggio e poi andiamo a trovare Finbar e Cinnia? 
- Oh! Ma certo, è davvero troppo tempo che non li vediamo. Sarei davvero contenta.
- Bene, allora lo faremo.
- Caro, sapevi che Titania ha fatto mettere un portale vicino alla nostra villetta?
- No, ecco, te lo ha detto lei?
- Sì, hanno pensato che un portale per i Sentieri Specchio ci avrebbe fatto comodo. Lo sai che con quello possiamo recarci in qualsiasi luogo dello Shire abitato dai Sidhe.
- Giusto, quindi arrivare al Villaggio e nel bosco delle fate sarà molto più facile.
- Esatto, vedi? Possiamo andare quando vogliamo.
Sedettero vicini a fare colazione, godendo di questo momento intimo e familiare. Il sorriso radioso di Paulie faceva sempre battere il cuore dell' uomo, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei...

Più tardi Paulie e suo marito uscirono fuori per respirare la fragranza dei profumi che il vento portava con sé scivolando tra i resinosi tronchi degli alberi secolari di Bosco Buio, al centro del quale sorgeva la collina che celava all' interno la favolosa reggia di re Oberon e Titania. Il Narratore guardò poco più in là, verso la collina minore nella quale era nascosta la reggia di re Brian, signore dei folletti, e si chiese quali stramberie stesse architettando. Paulie intuì i suoi pensieri e rise, ricordando gli infiniti guai in cui li aveva messi quel minuscolo, inaffidabile, re Brian. 
- È davvero così bello, qui, vero? - disse.
- Magnifico - rispose lui - tutta la potenza del Popolo Segreto ha impregnato lo Shire per millenni e non se ne resta indifferenti.
- Hai ragione, manca solo qualcosa...
Il Narratore la fissò tenendola per le mani.
- Il mare, vero, amore mio? Ti manca.
- Perdonami, ma a volte il ricordo della vita acquatica con le mie sorelle, i tritoni, le sirene, torna forte. L' odore salmastro, la spuma delle onde, oh sì, a volte mi manca.
- Ti capisco. La vita che hai vissuto come selkie è stata molto più lunga di questa che ora vivi con me. A volte lo ammetto, mi sembra come di averti rubato la tua vera essenza... - aggiunse lui, con una punta di rammarico nella voce - ...vieni un' attimo con me, tesoro, per favore.
Sempre tenendo Paulie per mano rientrò in camera da letto, si chinò sul baule antico che conservava gelosamente, lo aprì ed estrasse la lucida pelle di foca, la vera pelle della fata. Paulie restò ferma sulla porta, l' emozione era troppo forte nel rivederla.
- Paulie - sussurrò il Narratore - la rivuoi? Vuoi tornare al mare? Ti capirò, se questo è ciò che veramente ti comanda il cuore.
Paulie lo guardò ma le lacrime che scendevano sulle sue guance parlavano per lei, insieme al suo sorriso. Sì toccò il cuore, allungò una mano per dire no, e non pronunciò una sola parola. Lui capì quanto profondo fosse l' amore che lei gli stava offrendo; ripose la pelle nel baule con rispetto, lo chiuse a chiave e la abbracciò.

Trascorsero ore a fare l' amore, con l' impeto dei loro primi giorni di matrimonio, cercando di fondersi uno nell' altra, piangendo per la commozione. Poi, sfiniti, appagati, restarono abbracciati : Paulie si alzò, si vestirono, in un silenzio quasi sacro lo condusse di nuovo fuori, tra gli alberi dove si apriva il nuovo Sentiero Specchio. Pochi passi tra la vegetazione furono sufficienti a farli uscire in un luogo completamente diverso, che il Narratore riconobbe subito. Il luogo del loro primo incontro, la monumentale Spiaggia dei Giganti. L' odore frizzante e salato delle alghe riempì i loro polmoni, gli stivali affondarono nella battigia fatta di massi muschiosi. A perdita d'occhio la sconfinata vastità del mare del Nord baciava con onde minuscole e tranquille la spiaggia. E mentre iniziava il tramonto Paulie disse:
- Questo è il mio dono per te, amore.
Il mare, eterno, pulsante, immutabile, fu il loro silenzioso testimone.






*** FINE ***