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lunedì 5 gennaio 2026

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLA INVASIONE DEGLI GNOMI

 (Prima pubblicazione su Chatta.it nel blog Brunoakira, mio figlio, 18.10.2013)

© Crenabog 





Un giorno, nel paese del nostro mago giunse uno strano signore che, appena arrivato si mise a cercare la casa del mago, ma prima che vi entrasse, entrò il contadino Mac Jonson, che lo aveva incontrato per strada e, siccome era un grande impiccione, come una gran furia disse-: Signor Bruno,signor Bruno, è arrivato un uomo che vuole incontrarla, cosa faccio? Lo faccio entrare?

Il mago Bruno con tutta calma disse-: Certo, signor Mac Jonson, lo faccia entrare pure.

E con tutta calma si rimise a leggere il suo libro di formule e stregoneria che si portava sempre dietro durante i viaggi per i regni della magia. Ad un tratto si sentì un bussare alla porta:

TUMP TUMP !

- Chi è? - chiese il mago, mentre velocemente il signor Mac Jonson usciva dalla porta sul retro.

Subito la risposta:- Sono il portavoce del regno di Re Oberon e della Regina Titania, i regnanti su tutti gli esseri del popolo segreto. Posso entrare? - chiese.

- Entri - disse subito il mago che sapeva che quando veniva il loro portavoce doveva trattarsi di una cosa urgente.

- Salve, sono il portavoce del Re Oberon che mi manda da lei per chiederle di venire a corte per motivi importanti.- disse entrando il portavoce.

- Ma lei è… è un elfo!- esclamò Bruno.

- Si, perché?- chiese curioso l’elfo.

- No nulla, è raro che ne mandino uno! Comunque andiamo, preparo la sacca e arrivo subito cosi il mago prese tutto quello che gli serviva per partire, come: erbe magiche, pozioni varie, un rametto di timo serpillo per le fate maligne e una campana d’argento per i lupi mannari, e le provviste per il viaggio. - Bene, possiamo andare.-

Dopo aver attraversato il paesino si trovarono dentro una foresta e dopo una buon ora di cammino arrivarono a un palazzo stupendo e maestoso. 

 - Uh! Come mai il palazzo è qui, e non sotto la collina, come al solito?  

- Perché solo pochi umani scelti possono vedere il popolo segreto, e quindi ogni tanto sua Maestà si diverte a farlo uscire all'aperto, tanto nessuno se ne accorgerebbe. 

E detto questo entrarono dentro il palazzo, che era già buio.

 - Qui è dove starà per un po’ di tempo. Re Oberon la riceverà domani. - disse l'elfo. Il mago rispose:- D'accordo, siccome è tardi e sono stanco, sarà il caso che vada a dormire. Vuole gentilmente indicarmi la mia camera? , - e l'elfo, saltellando, gli fece strada nell'intrico di corridoi, mentre nell'aria si levavano i risolini sussurrati dei piccoli folletti, fate e altri appartenenti al Popolo Segreto che, passando di lì, vedevano il mago camminare tranquillo con il suo valigione di stoffa.

******

E così fu che il mago Bruno fu chiamato da re Oberon che lo aspettava a pranzo, dove mangiarono tutte cose strabilianti che avevano cucinato i folletti che erano il popolo del re. C'erano molte cose vegetali, erbe aromatiche, formaggi, cacciagione in stufato e altre cose del genere. Insomma, il mago mangiò con piacere e re Oberon gli disse che doveva aiutarlo perché stava per succedere un problema.
- Che cosa succede, Maestà? - chiese il mago.
- Succede che ci sono arrivate notizie dalla periferia del nostro regno che dicono che sta arrivando una invasione di gnomi!
- Ah! e perché?
- Come perché, perché sì. Comunque, dicono che sono scappati dalle loro terre perché sono stati invasi dai troll che sono scesi dalle montagne perché le montagne sono state invase dagli elfi, che sono scappati dalle loro terre perché erano state invase da un drago. E così si sono spostati tutti!
Il mago pensò e disse: - E allora che volete fare?
- Non ce ne vogliamo andare anche noi! Quindi devono andarsene loro. Che ne dici, come facciamo?
- Ma voi volete fare una guerra, Maestà? - disse il mago Bruno che si era preoccupato.
- Ma no, vogliamo solo che non vengano qua!
- Pensiamoci sopra.. e così ci pensarono, e ancora, e ancora, e arrivò ora di cena e tutti i folletti portarono la cena e mangiarono roba profumata. E si rimisero a pensare, e re Oberon bevve anche del liquore e il mago Bruno si fumò la pipa. E così arrivarono all'ora di colazione e mentre i folletti portavano latte, biscotti e dolcetti il mago disse:- Ho avuto una idea!

******

Tutti i folletti e il re andarono in cima alla montagna da cui vedevano le pianure in lontananza e aspettarono che arrivavano gli gnomi. Poi li videro, un mucchio di gnomi, una valanga di gnomi, una baraonda di gnomi che arrivavano correndo da lontano in mezzo a un mare di polvere, strillando e facendo macello. Ma mentre quelli arrivavano seguendo la strada principale che portava al regno del re dei folletti, il mago Bruno fece le sue magie recitando degli incantesimi e muovendo le mani e agitando il lungo bastone magico che si portava sempre dietro. Così la strada sembrò spostarsi e finì dentro il bosco, con tutti gli gnomi che ci correvano sopra, e poi la strada arrivò fino ad una parete di roccia dove il mago aveva fatto apparire il buco di una caverna e ci entrarono tutti sempre di corsa. Quando che furono tutti dentro il mago fece sparire l'entrata e i folletti videro alzarsi la finta montagna in volo. Perché era un incantesimo e tutti gli gnomi che ci stavano dentro volarono oltre le terre degli gnomi, poi oltre quelle dei troll e quelle degli elfi e quelle del drago. E finirono in una terra dove non c'era nessuno e uscirono e lì costruirono le loro grotte, i loro palazzi, i loro villaggi e insomma tutto quello che gli piaceva. Re Oberon fu molto soddisfatto e ordinò ai folletti di fare almeno una settimana di festa con grandi mangiate e regali che si scambiarono tra di loro perché erano contenti e anche al mago Bruno ne diedero molti. Così tutti furono felici e tranquilli e ognuno aveva trovato un posto dove stare!






*** Fine ***

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

ViolaNeve : Caro Bruno, qualcuno, vedo, ti ha dato una bella impronta. E oltretutto dimostri di avere molta fantasia.

crenabog : non mi copiare, peste !
brunoakira : Oh babbo ma che tu vo' i' scrivo come te da tuo discendente stretto!

MorganaMagoo : sei bravissimo a scrivere, complimenti, ciao!

Spiritwalker : bellissimo epilogo...tanti auguri di Buon Natale e di uno splendido 2014 !

salyma : Ah! quanto mi piacerebbe possedere anche solo per un giorno il bastone di Mago Bruno, solo un giorno, per togliermi qualche piccola soddisfazione. Senza fare male a nessuno eh? spostarli solo da un'altra parte 
Sei stato molto bravo nella descrizione di tutta la favola e la morale è, mai fare guerre con il prossimo ma ognuno a casa propria senza invadere le terre e i possedimenti altrui 
Grazie degli auguri che ricambio a te e famiglia, che il nuovo anno che sta per arrivare ti porti tanta felicità 
Sai che sei davvero bravo nello scrivere favole? del resto non poteva essere diversamente.....guarda che papi ti ritrovi!!!
Ciaooooooooooooooo

serenella21 : i folletti trovarono una nuova terra dove ognuno aveva trovato un posto
dove stare ..Bella storia Bruno
tanti auguri di un buon ANNO NUOVO
auguri

ViolaNeve : Mangiando mangiando, arrivano le idee. Bello vero? E tutto come per magia, va al giusto posto e così si festeggia, ricominciando a mangiare!
Se anche nella realtà ogni cosa si potesse risolvere davvero così, semplicemente e naturalmente, sarebbe una meraviglia.
Mi associo al tuo papà: scrivi. Anche questa è "magia" e tu sei davvero in gamba.
Buon Anno Bruno


giovedì 1 gennaio 2026

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO GNOMO CHE RUBO' IL TESORO

(Prima pubblicazione in internet, nel blog di BRUNOAKIRA, mio figlio, che è l'autore: 02.10.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, in un paese lontano lontano un pover'uomo che aveva perso tutte le sue ricchezze, a causa di uno gnomo pestifero che si aggirava in quei boschi. Quel signore un giorno si recò tra i boschi in cerca di funghi magici per le sue pozioni curative e come se le sue preghiere fossero state ascoltate intravide quello stesso gnomo che dieci anni prima lo aveva derubato. Tornato a casa, prese subito il tomo di magia bianca (dato che era una specie di mago) e si studiò il modo per riuscire a riprendersi il tesoro, detto fatto preparò una bottiglietta di idromele e tornò in quel bosco. Preparata la posizione dove mettere la bevanda si nascose dietro a un cespuglio e aspettò il suo arrivo, neanche fu passata una mezz'ora e arrivò lo gnomo che, dopo aver bevuto la bevanda, si mise a correre per arrivare a casa ma arrivato all'uscio si addormentò di colpo e andò a sbattere contro la porta. Il brav'uomo si affrettò a raggiungerlo e dopo averlo ritrovato aprì la porta scavata in un albero. Non potete capire la felicità dell'uomo che vide davanti a sé un grosso forziere con lo stemma della sua famiglia con sopra anche l'immagine della corona dato che lui prima di essere derubato era un nobile. Tornato a casa ripose il forziere nel laboratorio che era situato dietro a un muro, richiuse e portò allo gnomo (che nel frattempo si era svegliato) una bottiglia di limone per farlo svegliare. E salutato lo gnomo tornò a casa felice. lo gnomo però non sapeva nulla perché nella bottiglia di limonata gli era stata messa della pozione smemorina. E cosi nessuno seppe nulla..





Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

Hamsho : Meglio del padre! Questo è sicuro!

brunoakira : x Hamsho : nooooo io mi ispiro a lui é lui il mio guru il mio maestro la mia ispirazione per le storie


*** FINE ***

sabato 6 dicembre 2025

LE FAVOLE DEI LETTORI : IL FURTO DEGLI SPRIGGAN di "Morganamagoo"

 (Prima pubblicazione 24.07.2013)

© MorganaMagoo

N.B. sul mio vecchio blog invitai gli altri lettori-scrittori a creare alcune favole brevi e ora le ho ritrovate. Non sono direttamente collegabili alla Saga del Narratore e l'Antico Villaggio ma trovo giusto salvarle, visto che il vecchio blog verrà chiuso e tutti gli scritti andranno perduti. Buona lettura.







Quella mattina i Tuatha dè Danann erano un pò agitati, la voce che correva diceva che alcuni Spriggan avevano rubato loro degli attrezzi per riparare le armi, per cui queste ultime erano praticamente inservibili; avrebbero dovuto catturarne uno, e farsi spiegare il perché dei vari furti, oppure ..

.. chiamarono alcune Fate ed esposero il loro problema. le Fatine corsero subito dalla Regina Mab che, dopo aver ascoltato, cominciò a pensare.

Chi poteva essere stato, e soprattutto perché? Questa era la domanda..

A chi potevano servire quegli attrezzi che servivano esclusivamente per riparare e saldare le spade?

Agli Spriggan no di sicuro, loro erano solo dei ladruncoli.

Pensò pensò e pensò ..ed ecco .. intuizione da Regina....,pensò subito all'Omino della Luna...al suo filo d'argento.. forse si era spezzato? ok, c'era il Ragno gigante che avrebbe saputo ripararlo, ma lui viveva sulla Luna, dall'altra parte della Luna.

,,,l'Omino forse aveva avuto necessità di ripararlo subito e velocemente e, conoscendo la natura ladresca degli Spriggan .. avrebbe fatto sicuramente prima a chiedere loro un aiuto veloce..

La Regina Mab salì sul calesse e si fece portare subito dall'Omino della Luna. Lo beccò in flagranza di reato, era talmente assorto ed intento a riparare quel magico filo d'argento con gli attrezzi degli Spriggan, che manco si accorse dell'arrivo della Regina.

" Signor Omino della Luna, vedo con piacere che abbiamo ritrovato gli attrezzi degli Spriggan, non che ne sia felice, io non sopporto le armi, ma comunque si tratta di un furto".

"Regina Mab Regina Mab, non dica niente a Re Oberon percarità, era mia intenzione far sistemare tutto dagli Spriggannon appena aggiustato il Filo d'argento!"

" Ma Omino perchè rubare? Non potevi chiedere?"

"Regina Mab, avevo fretta, il Ragno gigante è dalla parte opposta della Luna e non mi sentiva, io ho provato a chiamarlo, ma mia figlia era rimasta lì e non riusciva più a ritornare, piangeva, urlava, dovevo aggiustare in fretta il filo! Non avevo tempo di andare a chiedere permessi in giro, avevo frettissima!"

"Uomo, ti capisco ma non ti giustifico. Se hai aggiustato il filo, fai riavere immediatamente tutti gli attrezzi ai Tuatha dè Danann, prima che sia troppo tardi, sai quanto furiosi possano diventare!"."Sì sì adesso è tutto a posto, gli Spriggan sono pronti per andare a restituire tutto".

"Per questa volta non dirò niente a re Oberon e a regina Titania,ma hai un debito d'onore con me, Uomo della Luna. Corri a prendere tua figlia e ci risentiremo. Vai". E la regina Mab risalì sul calesse e ritornò nel suo Regno. Tutto, alla fine, si era risolto per il meglio. I Tuatha dè Danann ritrovarono tutte le attrezzature al loro posto, ringraziarono le Fate, ma non seppero mai cos'era successo quella notte. Rimase un segreto tra Fata Mab e l'Uomo della Luna.





*** FINE ***


venerdì 28 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.02.2020)

© Crenabog 




E, dopo giorni e notti di lenta navigazione, infine giunsero ad approdare alle candide rive della terra di Tir na nOg, già affollate da un gruppo di spiriti degli antichi celti. Il coro delle loro voci era sempre grato a Morgana e dimostrava l'attaccamento che legava gli abitanti di quella sorta di paradiso alla sovrana della magia antica: il corteo fatato si diresse verso le sale marmoree della candida torre dalla cui più alta sala lo sguardo spaziava per le praterie sempre verdi dove il mare d'erba rivaleggiava con i marosi del nord. Dopo aver a lungo discusso con i capi di Tir na nOg, Morgana riferì alla coppia quale regalo fosse stato deciso di inviare a Titania, qualcosa di sufficientemente raro da adeguarsi al suo rango. Le ancelle li condussero per scale calpestate da millenni, scendendo nelle calde, umide profondità del castello e raggiungendo una sala spoglia al centro della quale si apriva un pozzo dai bordi di candida pietra istoriata.

- Eccoci nel luogo più sacro, dove si apre il collegamento con l'eternità e fluisce l'energia che tiene in vita questo paradiso. Qualcuno di voi mortali ne sentì parlare e raccontò della mitica fonte dell'eterna giovinezza, confondendo il nome della nostra terra con la definizione di fonte. In realtà eccola qui, e quel che ti diamo adesso è il fluido della longevità e della giovinezza, che impregna tutta la nostra terra e dona pace alle anime degli antichi guerrieri che qui dimorano. Pensi che sia un dono abbastanza prezioso per la regina Titania?

- La mia meraviglia, - disse il Narratore - al vedere questa fonte è così grande che resto senza parole e sono convinto che Titania sarà più che felice di sapere che avete voluto mandargli una tale preziosità. Mi permetto di accettare di portargliela con tutta la cura che gli è dovuta.

Morgana riempì una ampolla in cristallo circondata di un intricato metallo laminato che l'avrebbe protetta dagli urti, la tappò e sigillò con della ceralacca e la porse al Narratore che la ripose nella tasca interna del mantello. Paulie intanto continuava a girare intorno al pozzo affascinata dalla luminosità che ne risaliva, attirata da qualsiasi cosa fosse acquatica, e certamente pensava se fosse o meno il caso di tuffarvisi; ma seppe contenere la sua emozione e tutti insieme tornarono verso Hy Breasil, pronti a riprendere il viaggio verso la spiaggia dei giganti. Il tempo, a Tir na nOg, era perennemente fermo o quanto meno scorreva a ritmi lentissimi, e avrebbero potuto restare lì per mesi senza che nella Contea qualcuno se ne accorgesse. Le schiere degli eroi si accalcarono sulla riva per lanciare grida di saluto, felici per quella visita che aveva momentaneamente spezzato le loro giornate dedicate a raccontarsi gesta formidabili e miti di epoche dimenticate e, dal balcone del castello di Morgana, Paulie e il Narratore risposero con ampi gesti delle braccia.



Continua nella quarta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 4



LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 10.02.2020)

© Crenabog 




Una volta che il folletto se ne fu andato il Narratore si avvicinò alle sponde del lago e chiamò Paulie a riva. Dopo averla asciugata avvolgendola in una ricca tela di spesso lino si misero a sedere e discussero di cosa avrebbero potuto trovare per allietare la ricorrenza di Titania: Paulie elencò tutta una serie di regali ma facilmente lui replicò enumerando tutte le volte che già avevano fatto cose del genere.

- Forse non abbiamo cercato abbastanza lontano, - disse la piccola selkie.

- Eppure la Contea l'abbiamo girata ampiamente, anche i villaggi e le città li abbiamo visitati diverse volte. A cosa stavi pensando?

- Se ne andassimo a parlare con Morgana?

Il Narratore prese tra le mani il volto di Paulie, indeciso se dirgli che aveva visto nella sua proposta un motivo per tornare alla spiaggia dei giganti, dove si erano incontrati la prima volta. Cos'era, un sussulto di romanticismo? O forse il rimpianto per quei mari profondi dove aveva così a lungo vissuto prima di raggiungere la terraferma e donargli la sua pelle di foca, assumendo e restando in sembianze umane?

- Come mai proprio da Morgana vuoi andare, tesoro?

- Ho pensato che una gita su Hy Breasil ci avrebbe fatto bene, tu hai bisogno di svagarti o diventerai troppo pigro a star sempre qui sotto, mentre a me manca il rombo delle onde e il sale negli spruzzi d'acqua.

- E sia, allora vedremo di trovare Morgana e di approfittare di lei. Su, - disse, accompagnando la frase con una piccola sculacciata - vai a preparare quel che ti serve.

Paulie scappò via saltellando, lui non aveva fretta, da anni aveva preso l'abitudine di tenere sempre vicino alla porta una grossa sacca da viaggio con dentro tutto quel che poteva servirgli, vestiti di ricambio, un grosso coltello elfico, attrezzi e tutte quelle altre cose che un uomo non manca mai di portarsi dietro anche se non ricorda più a cosa debbano servirgli. Quando furono pronti uscirono dalla collina di re Oberon e si inoltrarono nella placida oscurità di Bosco Buio dirigendosi verso un folto cespuglio, alto più di un uomo, irto di rovi e more. Il profumo inebriante delle more poteva attirare qualche incauto ma le spine proteggevano adeguatamente il passaggio verso il sentiero specchio che da lì partiva. Come tutto il Popolo Segreto sapeva, e loro anche, i sentieri specchio partivano da punti ben precisi della foresta e finivano in tutte le zone della Contea, e talvolta anche fuori, ben più lontano, restringendo magicamente enormi distanze in poche decine di metri e permettendo a tutti di evitare viaggi di mesi. La coppia si ritrovò in breve sulla spiaggia dei giganti, calpestando attentamente gli enormi lastroni di pietra che la pavimentavano, perennemente coperti da uno strato di acqua salmastra, salsedine e alghe. Il sorriso estasiato sul volto della piccola selkie inevitabilmente riscaldò il cuore del Narratore, mentre lei guardava il mare spumeggiante perdendosi nel ricordo della sua vita passata. Il Narratore era sempre stato preso dai dubbi, se avesse fatto bene a permetterle di lasciare la sua pelle di foca per vivere con lui, ma Paulie gli aveva dimostrato un amore talmente assoluto e così spesso gli aveva replicato di non essersi piegata ai suoi desideri ma di aver solo seguito la sua scelta, che non se ne era più preoccupato; presero posto sul lastrone dove altre volte si erano accampati, ben in alto e al riparo dalla umidità, e iniziarono ad attendere l'arrivo di Hy Breasil. Per essere sicuri di incontrare Morgana, che vagava con la sua isola magica per i mari del nord, il Narratore aveva chiesto a re Oberon di avvertirla del loro viaggio e così un piccolo stormo di corvi era partito in volo alla ricerca di Hy Breasil. Dopo una notte passata abbracciati, avvolti nelle folte coperte di pelle e lana, tipiche dei viaggiatori che visitavano le lande estreme della Contea, la coppia vide sorgere l'alba con un sole rosso fiamma perso nei lontani bordi dell'orizzonte e insieme alla nebbia che sempre l'avvolgeva come una nuvola, per nasconderla agli occhi del mondo, ecco fluttuare la maestosa isola di Hy Breasil. Una volta giunta in secca poterono facilmente salire sulla scala che si dipanava, dorata ed eterea, dai grandi gradini di marmo che conducevano alla reggia di Morgana sino dalla sponda: e dolce fu l'accoglienza che la regina riservò loro, insieme alla sua corte, mentre ripartivano e ragionavano insieme sul loro dilemma. Morgana propose di recarsi fino a Tir na nOg, la terra sacra degli eroi del passato, la terra dell'eterna giovinezza, là dove i grandi stalloni bianchi smuovono zolle di torba mentre galoppano liberi e selvaggi, là dove gli spiriti immortali dei Tuatha dè Danann banchettano al ricordo delle loro imprese leggendarie. E lentamente solcarono i flutti, discorrendo e riposando, mentre nell'aria si alzavano musiche e canti dei bardi della corte di Morgana la meravigliosa, colei la cui vista avrebbe accecato qualsiasi mortale e che per questo non mancava mai - quando il Narratore era in visita su Hy Breasil - di cospargergli le palpebre con l'unguento magico.




Continua nella terza puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 3


giovedì 27 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





Il Narratore amava quel posto, pensò tra sè, decisamente e ogni volta che ci pensava era grato a re Oberon per avergli permesso quella scelta: la loro lunga amicizia, il mai celato desiderio di Oberon di ascoltare i suoi racconti, in parte anche il fatto che per le costruzioni il Narratore avesse messo mano al grande tesoro che aveva accumulato durante la guerra contro la strega, tutto aveva fatto sì che re Oberon facesse costruire una grande villa vicino al lago sotterraneo, nella imponente caverna sita nei bassi recessi della sua corte, perennemente illuminata dal lucore verde di milioni di funghi fosforescenti che avvolgevano ogni asperità rocciosa di un tono di luce soffuso e riposante. La villa doveva essere la dimora di Paulie, la selkie, affinchè non sentisse più la mancanza dello spumeggiante mare del nord dove aveva vissuto con le sue sorelle ed i tritoni ma potesse vivere vicino al Narratore e nuotare ogni volta che ne avesse avuto voglia nelle calde acque del lago sotterraneo, alimentate dal fiume che scendeva da monte Atro e che defluivano verso il mare tornando al fiume grazie a dei canali sotterranei, perennemente calde grazie a certi sfiatatoi ipogenei. Paulie, il Narratore la guardò uscire dalla villa sotto il cui patio lui riposava sdraiato, avanzò verso la riva, lasciando cadere in terra la veste di seta che ricopriva il suo corpo da bambina e come ogni volta al Narratore prese a battere il cuore in petto con tutto l'amore che portava per quella compagna che non aveva mai cessato di stargli accanto. E ogni volta si stupiva al guardare quel corpo infantile , quei capelli lunghissimi, nel quale si nascondevano le centinaia di anni già vissuti dalla selkie. Come aveva potuto decidere di legarsi ad un umano, dalla vita tormentata e breve, era un mistero che il Narratore aveva smesso di affrontare da tempo, preferendo la felicità di averla vicina; Paulie si immerse, iniziando a volteggiare e folleggiare nell'acqua, seguita subito da un nugolo di minuscole fate che abitualmente venivano a trovarla. Era decisamente uno spettacolo, pensò il Narratore, indeciso se andare anche lui a nuotare o se restare sdraiato sul grande comodo divano rivolto verso il lago. In verità, non fu una decisione difficile, tirò fuori la pipa e la caricò sapientemente, accendendo poi l'aromatico tabacco e rilassandosi. Là sotto era facile perdere il senso del tempo, in un continuo morbido fluire della vita, ed il Narratore non ripensava sovente a tutte le avventure vissute, sino alla rinascita di Finbar; Finbar, che ora viveva con Cinnia nella grande casa di legno che le fate avevano costruito per loro su un gigantesco - e, bisogna ammetterlo, molto paziente, visto che sopportava e sorreggeva tutta quella confusione - albero centenario posto in una radura vicino alle colline di re Brian Borough e di re Oberon , e che ogni tanto veniva in visita con lei alla villa sotterranea. Erano trascorsi diversi anni, ma l'unico a portarne i segni era solo il Narratore, unico vero umano in mezzo al Popolo Segreto. Anche Finbar aveva ricevuto la sua parte fatata ed ora poteva portare avanti la sua vita con Cinnia. Amavano parlare con gli alberi e le piante, avendo ricevuto quel dono dagli Uomini Verdi molti anni addietro, e ogni tanto salivano sulla Luna a trovare il padre di Cinnia. Tutto il Popolo dei Sidhè viveva una pace da lunga data, dopo la guerra con i Troll che aveva riportato i nani nelle loro caverne dentro monte Atro e la suddivisione dei territori, quelli più profondi ai nani e quelli esterni e più in alto ai Troll. Anche i maghi dell'Ovesturia e la strega del nord da tempo non si facevano sentire: e anche con gli umani dell'Antico Villaggio le cose si erano sistemate, visto che avevano aiutato gli abitanti nella lotta contro gli esseri diabolici che avevano decimato la popolazione. In quell'occasione la moglie del Narratore era morta e i civili avevano finalmente visto con i loro occhi l'esistenza dei Sidhè. Una reciproca tolleranza aveva portato ad anni di tranquillità e certamente il Narratore non rimpiangeva le lunghe traversie vissute. Così, mentre se ne stava beatamente fumando, accolse con simpatia un minuscolo leprechaun che gli tirava la manica della giacca per richiamare la sua attenzione.

- Felice giornata a te, amico mio, cosa desideri?

- Volevo ricordarti che tra un mese ci sarà la celebrazione del compleanno di Titania! Immagino che anche voi vorrete farle un dono, giusto?

- Ma certamente, anche se pensavo che oramai la regina non tenesse più il conto dei suoi compleanni, - celiò il Narratore.

- Eh eh, già, in verità sembra che già da moltissimo tempo abbia smesso di contare gli anni, ma un compleanno è sempre una occasione per far festa, giusto? E quando mai i Sidhè hanno perso un occasione per far festa?

- Hai ragione, era talmente ovvio che non ci avevo riflettuto. Bene, allora ne parlerò con Paulie e vedremo cosa fare. O magari la regina ha lasciato già intendere cosa la rallegrerebbe?

- Veramente siamo tutti in dubbio, oramai credo che gli sia stato regalato tutto quel che era possibile regalargli. Non so proprio che cosa potrebbe stupirla..

- Allora sarà una sorpresa, e grazie ancora di avercelo ricordato, amico mio!

- A rivederci presto! - esclamò il leprechaun saltellando via nella sua rutilante giacchetta di panno verde, tenendo ben calcato in capo il cilindro..





Continua nella seconda puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 2



mercoledì 26 novembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DI RE BRIAN E I DONI PERICOLOSI

(Prima pubblicazione 11.10.2010)

© Crenabog 

AVVERTENZA. questa favola non rientra nel continuum della Saga del Narratore. E' una storia a sé stante che fu pubblicata nel blog di "ninfeadelnilo ", una cara amica blogger che come me scriveva su Chatta.it . Questa storia è molto antecedente alla Saga vera e propria, infatti Finbar, il figlio del Narratore, qui è ancora un ragazzino, e anche lo stile è quello delle prime favole e non quello della Saga. Mi auguro comunque che a voi nuovi lettori, che state apprezzando questi miei racconti, possa divertire.




C'era una volta, nel villaggio che ben conosciamo, il figlio del narratore che, come sempre, non riusciva a starsene fermo dentro casa ma amava sin troppo andare a girare nel Bosco Buio. Dunque, anche quel giorno preparò la sua sacchetta di cose da mangiare, piccoli doni per chi - del Popolo Segreto - avesse incontrato, e si incamminò per il sentiero. Arrivato che fu nella radura dei Tumuli si sedette e, come spesso avveniva, di lì a poco giunse re Brian Borough con un gruppetto di folletti suoi cortigiani. Stavano trascinando un sacco così grande, ma così grande che il piccolo non sapeva se mettersi a ridere o essere preoccupato. Dopo aver ben salutato tutti, chiese a re Brian cosa mai avesse là dentro e lui, ghignando pericolosamente, disse che aveva dei regali a sorpresa per certe persone del villaggio che non erano state abbastanza riguardose verso di lui. 

Oh!, - disse il bambino - e cosa mai volete fare, Sire? 

Re Brian, ovviamente, punto sul vivo, si scatenò subito nel raccontargli tutto: - Devi sapere che il locandiere non ha permesso ai miei folletti di scaldarsi vicino al suo camino ed ecco, qui dentro ho Ariel il gobelin che col suo ombrello gli tapperà la canna fumaria e gli riempirà la locanda di fumo! L'acquaiolo non ha lasciato che il mio troll riempisse le sue borracce al pozzo e allora gli manderò Samir il leprechaun con un cammello magico che si berrà tutta l'acqua del suo pozzo. E il maestro della scuola ha sgridato uno dei miei figlioli scambiati, che avevo mandato nella sua aula per imparare a scrivere. Perciò gli manderò Fox il nano pazzo, travestito da bambino, così ogni volta che vorrà insegnare qualcosa Fox gli riderà in faccia e nessuno gli crederà più. E infine...una favolosa zanzara gigante che mi era stata regalata dal re dei nani di Kazad-Dhum e che , se devo essere sincero, col suo chiasso mi impedisce di dormire. Non vedo l'ora di liberarla fuori dai confini del mio regno così da starmene un poco in pace!

 Re Brian se la rideva a crepapelle al pensiero di quel che avrebbe combinato da lì a poco e il bambino pensava a come avrebbe potuto evitare tutto quel pasticcio e disse:

- Sire, potrei forse farvi un meraviglioso dono in cambio della promessa di tenere per voi tutte quelle persone?

Il re , ovviamente incuriosito, chiese subito di cosa si trattasse. 

- Ecco Sire, ho con me la biglia più grande e più bella che sia mai stata fatta! Quando la rimirerete, Ariel potrà proteggerla dai raggi del sole col suo ombrello, Samir lascerà che rotoli sulle gobbe del cammello per il vostro divertimento, Fox vi dirà quali strane visioni vedrà al suo interno e potrete spassarvela a far danzare la vostra zanzara sulla mia biglia. Sarà uno spettacolo unico! 

Re Brian Borough non ci pensò un attimo, allungò la mano con la promessa che avrebbe desistito da spedire quei guai al villaggio e il bambino trasse di tasca una biglia enorme, di vetro azzurro purissimo con microscopiche scaglie d'oro all'interno, dono che un giorno, di nascosto al narratore, gli aveva fatto Paulie, la fata foca che amava suo padre, per farlo felice. Gliela diede, certo che Paulie non se ne sarebbe dispiaciuta, e una volta ancora salvò il villaggio da quel pestifero re Brian!




*** FINE ***

mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DEL TEMPO DONATO

 (Prima pubblicazione 23.11.2011)

© Crenabog 




Lontano dal villaggio che ben conosciamo, nel folto del Bosco Buio, al centro di una vasta distesa pianeggiante e sotto un enorme collina, vi era la corte di Re Oberon. Pur essendo il re di tutto il Popolo Segreto, re Oberon e la sua corte non si potevano definire ricchi; avevano tutto il necessario per vivere e divertirsi ma ori e gioielli erano più che altro in mano ai nani che lavoravano a scavare nelle grotte site in profondità, nelle viscere della terra. Quindi, il Popolo Segreto non teneva in gran conto denari e gioielli, benché spesso facessero apparire paioli pieni di monete quando volevano commerciare con gli umani. Venne il giorno del compleanno di re Oberon, pochi giorni prima della annuale festa del Samhain, e il re chiese a tutti i suoi dignitari un dono. Non avendo granché da donare, si misero a pensare a cosa mai potessero portargli. Re Brian Borough, il capo dei Folletti, se ne stava pensieroso davanti ad un boccale di birra quando ebbe un'idea e, tutto allegro, ad alta voce esclamò: "Gli farò un bellissimo biglietto d'auguri!" . Purtroppo per lui, lì vicino se ne stava a svolazzare una minuscola fata, che sentì tutto e corse a riferirlo alle sue amiche. Le quali, chi più e chi meno, erano amiche o confidenti degli altri dignitari. A farla breve, la voce si sparse e tutti si diedero a creare biglietti augurali. Re Brian andò in cerca della carta migliore, prese dalla sua oca preferita una gran penna, raccolse bacche rosse, le pigiò per farne inchiostro e, con grandi svolazzi ed in bella calligrafia, compilò uno spettacolare biglietto di auguri che sigillò accuratamente con ceralacca e il suo timbro personale. La stessa cosa fecero gli altri. C'era tra loro un folletto invidioso, sempre immusonito, che covava rabbia per non essere tra i grandi dignitari della corte. Sempre in giro a non far nulla, sempre ad origliare e a spargere malcontento tra tutti. Questo folletto seppe dei doni e volle, naturalmente, farlo anche lui. Si guardò in giro, era nella taverna, e raccolse da sotto un tavolo un fazzoletto di carta spiegazzato; prese un pezzo di carbone dal camino e scrisse "Auguri", poi lo piegò e se lo mise in tasca. Quando venne il giorno del compleanno, re Oberon ricevette i suoi cortigiani nella sala del trono: Re Brian in testa a tutti porse il suo magnifico biglietto e Oberon si congratulò. Anche gli altri fecero lo stesso e re Oberon, anche se stupito nel ricevere da tutti lo stesso regalo, ringraziò gentilmente. Quando vide il biglietto del folletto storse il naso con disappunto ma lasciò correre. Pochi giorni dopo iniziarono le grandi celebrazioni del Samhain, con canti, danze, e tutto il Popolo Segreto che sfoggiava variopinti costumi e beveva sidro e birra. Davanti all'enorme falò rituale, tutti si scambiarono pensierini, fiori, frutta, e naturalmente biglietti augurali, visto che era diventata improvvisamente la nuova moda in voga. Re Oberon dal trono assisteva lieto insieme a Titania, la sua regina. Vedendo però il solito folletto che distribuiva biglietti a tutti lo chiamò e volle esaminarli. Erano tutti identici, tirati via, fatti male, scritti col carbone su pezzi di carta trovata chi sa dove. Re Oberon si infuriò e disse: "Tu, folletto stolto e sfaticato, non hai voluto sprecare un attimo del tuo tempo per creare qualcosa di bello per tutti coloro a cui hai fatto doni. E, ricopiando quel che hai donato a me, mi hai anche recato offesa, mostrando di considerarmi alla stregua di tutti gli altri. Per questo da adesso sei scacciato dalla corte e non metterai mai più piede sotto il tumulo del Popolo Segreto. Perché so bene che non possedete cose preziose e la sola cosa preziosa che avete è il vostro tempo. Creare qualcosa per donarla costa tempo, e questo, infine, è il vero regalo che avete dato. Tu, egoista e imbelle, nulla hai voluto dare e nulla riceverai più." Così dicendo, con un gesto, fece comparire la porta magica che conduceva fuori dal regno, e scacciò il folletto che da allora ne ebbe moltissimo, di tempo, per pensare a quanto fosse stato stupido.





*** FINE ***