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lunedì 5 gennaio 2026

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLA INVASIONE DEGLI GNOMI

 (Prima pubblicazione su Chatta.it nel blog Brunoakira, mio figlio, 18.10.2013)

© Crenabog 





Un giorno, nel paese del nostro mago giunse uno strano signore che, appena arrivato si mise a cercare la casa del mago, ma prima che vi entrasse, entrò il contadino Mac Jonson, che lo aveva incontrato per strada e, siccome era un grande impiccione, come una gran furia disse-: Signor Bruno,signor Bruno, è arrivato un uomo che vuole incontrarla, cosa faccio? Lo faccio entrare?

Il mago Bruno con tutta calma disse-: Certo, signor Mac Jonson, lo faccia entrare pure.

E con tutta calma si rimise a leggere il suo libro di formule e stregoneria che si portava sempre dietro durante i viaggi per i regni della magia. Ad un tratto si sentì un bussare alla porta:

TUMP TUMP !

- Chi è? - chiese il mago, mentre velocemente il signor Mac Jonson usciva dalla porta sul retro.

Subito la risposta:- Sono il portavoce del regno di Re Oberon e della Regina Titania, i regnanti su tutti gli esseri del popolo segreto. Posso entrare? - chiese.

- Entri - disse subito il mago che sapeva che quando veniva il loro portavoce doveva trattarsi di una cosa urgente.

- Salve, sono il portavoce del Re Oberon che mi manda da lei per chiederle di venire a corte per motivi importanti.- disse entrando il portavoce.

- Ma lei è… è un elfo!- esclamò Bruno.

- Si, perché?- chiese curioso l’elfo.

- No nulla, è raro che ne mandino uno! Comunque andiamo, preparo la sacca e arrivo subito cosi il mago prese tutto quello che gli serviva per partire, come: erbe magiche, pozioni varie, un rametto di timo serpillo per le fate maligne e una campana d’argento per i lupi mannari, e le provviste per il viaggio. - Bene, possiamo andare.-

Dopo aver attraversato il paesino si trovarono dentro una foresta e dopo una buon ora di cammino arrivarono a un palazzo stupendo e maestoso. 

 - Uh! Come mai il palazzo è qui, e non sotto la collina, come al solito?  

- Perché solo pochi umani scelti possono vedere il popolo segreto, e quindi ogni tanto sua Maestà si diverte a farlo uscire all'aperto, tanto nessuno se ne accorgerebbe. 

E detto questo entrarono dentro il palazzo, che era già buio.

 - Qui è dove starà per un po’ di tempo. Re Oberon la riceverà domani. - disse l'elfo. Il mago rispose:- D'accordo, siccome è tardi e sono stanco, sarà il caso che vada a dormire. Vuole gentilmente indicarmi la mia camera? , - e l'elfo, saltellando, gli fece strada nell'intrico di corridoi, mentre nell'aria si levavano i risolini sussurrati dei piccoli folletti, fate e altri appartenenti al Popolo Segreto che, passando di lì, vedevano il mago camminare tranquillo con il suo valigione di stoffa.

******

E così fu che il mago Bruno fu chiamato da re Oberon che lo aspettava a pranzo, dove mangiarono tutte cose strabilianti che avevano cucinato i folletti che erano il popolo del re. C'erano molte cose vegetali, erbe aromatiche, formaggi, cacciagione in stufato e altre cose del genere. Insomma, il mago mangiò con piacere e re Oberon gli disse che doveva aiutarlo perché stava per succedere un problema.
- Che cosa succede, Maestà? - chiese il mago.
- Succede che ci sono arrivate notizie dalla periferia del nostro regno che dicono che sta arrivando una invasione di gnomi!
- Ah! e perché?
- Come perché, perché sì. Comunque, dicono che sono scappati dalle loro terre perché sono stati invasi dai troll che sono scesi dalle montagne perché le montagne sono state invase dagli elfi, che sono scappati dalle loro terre perché erano state invase da un drago. E così si sono spostati tutti!
Il mago pensò e disse: - E allora che volete fare?
- Non ce ne vogliamo andare anche noi! Quindi devono andarsene loro. Che ne dici, come facciamo?
- Ma voi volete fare una guerra, Maestà? - disse il mago Bruno che si era preoccupato.
- Ma no, vogliamo solo che non vengano qua!
- Pensiamoci sopra.. e così ci pensarono, e ancora, e ancora, e arrivò ora di cena e tutti i folletti portarono la cena e mangiarono roba profumata. E si rimisero a pensare, e re Oberon bevve anche del liquore e il mago Bruno si fumò la pipa. E così arrivarono all'ora di colazione e mentre i folletti portavano latte, biscotti e dolcetti il mago disse:- Ho avuto una idea!

******

Tutti i folletti e il re andarono in cima alla montagna da cui vedevano le pianure in lontananza e aspettarono che arrivavano gli gnomi. Poi li videro, un mucchio di gnomi, una valanga di gnomi, una baraonda di gnomi che arrivavano correndo da lontano in mezzo a un mare di polvere, strillando e facendo macello. Ma mentre quelli arrivavano seguendo la strada principale che portava al regno del re dei folletti, il mago Bruno fece le sue magie recitando degli incantesimi e muovendo le mani e agitando il lungo bastone magico che si portava sempre dietro. Così la strada sembrò spostarsi e finì dentro il bosco, con tutti gli gnomi che ci correvano sopra, e poi la strada arrivò fino ad una parete di roccia dove il mago aveva fatto apparire il buco di una caverna e ci entrarono tutti sempre di corsa. Quando che furono tutti dentro il mago fece sparire l'entrata e i folletti videro alzarsi la finta montagna in volo. Perché era un incantesimo e tutti gli gnomi che ci stavano dentro volarono oltre le terre degli gnomi, poi oltre quelle dei troll e quelle degli elfi e quelle del drago. E finirono in una terra dove non c'era nessuno e uscirono e lì costruirono le loro grotte, i loro palazzi, i loro villaggi e insomma tutto quello che gli piaceva. Re Oberon fu molto soddisfatto e ordinò ai folletti di fare almeno una settimana di festa con grandi mangiate e regali che si scambiarono tra di loro perché erano contenti e anche al mago Bruno ne diedero molti. Così tutti furono felici e tranquilli e ognuno aveva trovato un posto dove stare!






*** Fine ***

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

ViolaNeve : Caro Bruno, qualcuno, vedo, ti ha dato una bella impronta. E oltretutto dimostri di avere molta fantasia.

crenabog : non mi copiare, peste !
brunoakira : Oh babbo ma che tu vo' i' scrivo come te da tuo discendente stretto!

MorganaMagoo : sei bravissimo a scrivere, complimenti, ciao!

Spiritwalker : bellissimo epilogo...tanti auguri di Buon Natale e di uno splendido 2014 !

salyma : Ah! quanto mi piacerebbe possedere anche solo per un giorno il bastone di Mago Bruno, solo un giorno, per togliermi qualche piccola soddisfazione. Senza fare male a nessuno eh? spostarli solo da un'altra parte 
Sei stato molto bravo nella descrizione di tutta la favola e la morale è, mai fare guerre con il prossimo ma ognuno a casa propria senza invadere le terre e i possedimenti altrui 
Grazie degli auguri che ricambio a te e famiglia, che il nuovo anno che sta per arrivare ti porti tanta felicità 
Sai che sei davvero bravo nello scrivere favole? del resto non poteva essere diversamente.....guarda che papi ti ritrovi!!!
Ciaooooooooooooooo

serenella21 : i folletti trovarono una nuova terra dove ognuno aveva trovato un posto
dove stare ..Bella storia Bruno
tanti auguri di un buon ANNO NUOVO
auguri

ViolaNeve : Mangiando mangiando, arrivano le idee. Bello vero? E tutto come per magia, va al giusto posto e così si festeggia, ricominciando a mangiare!
Se anche nella realtà ogni cosa si potesse risolvere davvero così, semplicemente e naturalmente, sarebbe una meraviglia.
Mi associo al tuo papà: scrivi. Anche questa è "magia" e tu sei davvero in gamba.
Buon Anno Bruno


giovedì 1 gennaio 2026

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO GNOMO CHE RUBO' IL TESORO

(Prima pubblicazione in internet, nel blog di BRUNOAKIRA, mio figlio, che è l'autore: 02.10.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, in un paese lontano lontano un pover'uomo che aveva perso tutte le sue ricchezze, a causa di uno gnomo pestifero che si aggirava in quei boschi. Quel signore un giorno si recò tra i boschi in cerca di funghi magici per le sue pozioni curative e come se le sue preghiere fossero state ascoltate intravide quello stesso gnomo che dieci anni prima lo aveva derubato. Tornato a casa, prese subito il tomo di magia bianca (dato che era una specie di mago) e si studiò il modo per riuscire a riprendersi il tesoro, detto fatto preparò una bottiglietta di idromele e tornò in quel bosco. Preparata la posizione dove mettere la bevanda si nascose dietro a un cespuglio e aspettò il suo arrivo, neanche fu passata una mezz'ora e arrivò lo gnomo che, dopo aver bevuto la bevanda, si mise a correre per arrivare a casa ma arrivato all'uscio si addormentò di colpo e andò a sbattere contro la porta. Il brav'uomo si affrettò a raggiungerlo e dopo averlo ritrovato aprì la porta scavata in un albero. Non potete capire la felicità dell'uomo che vide davanti a sé un grosso forziere con lo stemma della sua famiglia con sopra anche l'immagine della corona dato che lui prima di essere derubato era un nobile. Tornato a casa ripose il forziere nel laboratorio che era situato dietro a un muro, richiuse e portò allo gnomo (che nel frattempo si era svegliato) una bottiglia di limone per farlo svegliare. E salutato lo gnomo tornò a casa felice. lo gnomo però non sapeva nulla perché nella bottiglia di limonata gli era stata messa della pozione smemorina. E cosi nessuno seppe nulla..





Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

Hamsho : Meglio del padre! Questo è sicuro!

brunoakira : x Hamsho : nooooo io mi ispiro a lui é lui il mio guru il mio maestro la mia ispirazione per le storie


*** FINE ***

venerdì 5 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DELLE TRE GOCCE

 (Prima pubblicazione 08.06.2009)

© Crenabog 




C'era una volta un regno, lontano, lontano, ma così lontano che non ne avrete mai sentito parlare. Il Re che lo comandava aveva fatto tante guerre e aveva accumulato nel suo castello montagne di tesori ma quando non ci furono più nemici da conquistare si mise a prendere tutto quello che trovava nel suo regno e alla fine la sua gente non aveva più niente. Venne la siccità, i fiumi si seccarono e l'erba non crebbe più, così le greggi cominciarono a morire e la gente non aveva più niente da mangiare. Il tempo passava e le cose andavano sempre peggio e allora il Re decise di chiedere aiuto mandando in giro per il mondo i suoi araldi. Tempo dopo arrivò una carovana, la comandava un potente Mago venuto dalle terre del nord, al limite del mondo. Il Mago si presentò al Re dicendo: "Sire, ho portato con me una potente magia. Una goccia del mare del nord, carica di sale e di vento; quest'acqua rende i nostri pascoli verdi e le greggi grasse, i nostri monti sono sempre coperti di neve." Estrasse dalla tunica una scatolina d'oro e da essa trasse una ampollina di cristallo purissimo dal tappo d'oro. Si recarono nella piazza della città e sulla terra riarsa dal sole il Mago fece cadere la goccia magica ma... puff! Il terreno la assorbì senza che accadesse nulla. Il Mago rimase stupito e si scusò a lungo con il sovrano che lo mandò via. Pochi giorni dopo arrivò, dal sud del mondo, un altra spedizione guidata da un potente Negromante che si presentò così al sovrano:" Sire, ho portato con me una goccia dei laghi delle nostre terre, l'acqua è così pura e cristallina che tutto ciò che tocca cresce istantaneamente. La nostra frutta è celebre in tutta la Terra." Così dicendo, andarono a versarla nella piazza principale ma anche stavolta il terreno, così arido e secco la assorbì senza che nulla succedesse. Il Negromante si inginocchiò scusandosi e andò via, in silenzio. Il Re passava ormai le notti sveglio, ascoltando i lamenti del suo popolo che raggiungevano le finestre del castello e non sapeva più che fare quando una mattina, di buon ora, si presentò alla reggia un mendicante, coperto di stracci e di polvere che, semplicemente, gli disse:" Sire, venite con me." Lo accompagnò nella piazza dal terreno ormai spaccato dal sole e, volgendosi intorno, con un dito gli indicò le mura delle case che si sgretolavano, le colline brulle, gli animali morti e abbandonati nei campi e i volti disperati della gente che si affacciavano da dietro le finestre. Il Re si sentì così triste, ma così triste per quel che era accaduto che cominciò a piangere e una lacrima cadde in terra. Subito spuntò un germoglio poi tanti fili d'erba che si rincorsero , facendo a gara a ricoprire colline e vallate. Poco dopo, grandi nubi si addensarono in cielo e venne la pioggia che riempì di nuovo i laghi e i fiumi. Il Re e il mendicante restarono lì, fradici, col volto alzato e ridevano felici perché non serve la magia quando un buon pentimento cancella tanti peccati .





*** FINE ***

sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (settima e ultima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.03.2020)

© Crenabog 





Una volta che il Cath Palug fu uscito, perdendosi nel buio delle gallerie del regno di re Oberon, sul convivio calò un pesante silenzio. Anche il più stupido dei folletti della Contea aveva capito che qualcosa di pericoloso, anzi decisamente mortale, se ne stava impunemente in giro per Bosco Buio; re Oberon alzò una mano e rivolgendosi a tutti gli astanti, disse:

- Avete visto, e avete sentito. D'ora in poi, se incontrerete il Palug fate finta di niente, probabilmente non vi attaccherà ma state comunque attenti, non si sa mai cosa abbia in mente, intanto prepareremo un luogo dedicato a lui dove lasciargli da mangiare sperando che si comporti bene. E se un giorno capiremo che se ne è andato, organizzeremo una festa più grandiosa di questa. Anzi, a tale scopo, nomino già da adesso re Brian ad occuparsi del luogo per il Cath e della organizzazione della festa, quando e se ci sarà.

A queste parole re Brian, che già si era notevolmente ubriacato durante la cena, salì sul tavolo e iniziò a ballare una giga cantando a squarciagola, tra gli applausi di tutti i suoi sudditi che lo avevano accompagnato e le risate degli altri.

Titania si rivolse al Narratore:

- Oberon sapeva bene che Brian sarebbe stato contento e avrebbe sfogato così la sua soddisfazione, ha fatto bene a dargli questo incarico, come vedi si stanno rilassando tutti al guardarlo. Ma veniamo a noi, desidero che sappiate che non ce l'ho con voi due per aver portato qui il Palug, ovviamente non vedevate in lui altro che un normale gatto, anche se di dimensioni molto più grandi del solito. E anche che il vostro dono è stato davvero gradito, perché mi avete dimostrato molte cose, che avete pensato a me, che avete cercato qualcosa di inusuale, e molto raro davvero, e che avrebbe aumentato ancora i miei poteri e - perché negarlo - la mia bellezza, cosa che nessuna donna, dalla più brutta delle Spriggan alla più bella delle Fate, negherebbe mai di desiderare. Quindi abbiate i miei ringraziamenti più sentiti ed in virtù di questo - anche per i molti anni di lieta compagnia che hai donato a tutto il popolo dei Sidhe e a noi - voglio che brindiate con me.

Titania batté le mani e tre fate giunsero in volo, recando bicchieri d'argento niellato con ricami dorati; li posarono davanti ai regnanti, a Paulie e al Narratore e subito volarono via dopo un breve inchino.

- Che la salute sia sempre al vostro fianco, maestà, e il regno dei Sidhe viva per sempre, - disse il Narratore.

- Gioia e felicità a voi, che guidiate tutti in armonia e pace ,- disse Paulie.

- E che questo brindisi faccia felici anche voi, - disse re Oberon, ammiccando verso Titania.

Mentre bevevano il Narratore iniziò a sentire un leggero stordimento, che imputò al vino denso e corposo proveniente dalle vigne dei Broghan di là dal fiume, che era stato servito con larghezza ai tavoli. Un calore morbido e soffuso lo avvolse, e pensò che sarebbe stato più indicato tornare a sedersi prima di perdere l'equilibrio, così si sedette guardandosi intorno vagamente confuso.






- Cosa hai, amore? ,- disse Paulie prendendogli una mano e accarezzandogli la nuca.

- Non so, mi sento un po' strano, sarò stanco, o forse ho bevuto un po' troppo vino..

- Non penso sia colpa del vino, amico mio ,- disse Oberon, ridacchiando. -Sai, sono anni che io e mia moglie pensiamo a come ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, le battaglie combattute insieme, le mille storie con cui ci hai rallegrati, tutti i consigli che hai dato a noi due e a tutto il popolo senza mai tirarti indietro, come se fossi sempre stato uno di noi. Ora, vedi, sappiamo bene che quando tuo figlio è rinato fatato voi due avete finito per allontanarvi, anche se non ve ne rendete conto. Chiaro, lui ora fa parte del Popolo Segreto e come Cinnia avrà una vita lunghissima , come noi, come anche Paulie visto che è una Selkie, e tu lentamente finirai per invecchiare e lasciarci. E' il normale cerchio della vita per gli umani, lo sappiamo entrambi, però questo ci ha fatto pensare a trovare un modo per tenerti vicino il più possibile; quindi, considerato che la regina Titania è da sempre dotata di una infinita bellezza e, anche se tra moltissimo tempo, comunque invecchierà con me abbiamo pensato di comune accordo che l'acqua della fonte della eterna giovinezza era sì, un dono davvero regale, ma che lei non ne aveva veramente bisogno mentre chi ne avrebbe avuto il miglior vantaggio saresti stato proprio tu. Perciò, mi auguro che il vino che ti abbiamo dato non abbia risentito troppo dell'acqua della fonte che Titania ci ha versato dentro ,- e anche la regina si unì al marito nelle risate. Il Narratore era rimasto sbalordito dal tiro che gli avevano giocato, e non sapeva come ringraziarli: davvero un onore troppo grande per chi non aveva mai chiesto nulla se non l'amicizia e il rispetto che tutti gli dimostravano.

- Che ne dici, tesoro, per quanti anni vuoi sopportarmi ancora, visto quel che è successo?

- Per tutto il tempo che avremo, sciocco.. - disse la piccola Selkie, baciandolo.







*** Fine ***

P:S: Questa è l'ultima storia della Saga del Narratore, come vennero in origine pubblicate sul blog "Crenabog" creato su Chatta.it . Da adesso vengono pubblicate le storie ritrovate e le nuove storie della Saga.


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.02.2020)

© Crenabog 





Davanti al tavolo regale stava tranquillamente passeggiando, senza alcun timore apparente di tutta la agitazione che aveva intorno, il gatto più grande che si fosse mai visto nella Contea , e subito la voce della bizzarra creatura corse fino all'ultimo commensale. Il Narratore si rivolse alla regina dicendo:

- Vogliate perdonare, maestà, ho paura che sia colpa nostra. Quando siamo andati a Tir na nOg con Morgana, nel ritornare ci siamo accorti che questo gatto era salito a bordo ma, quando abbiamo preso il sentiero per tornare qui lo avevo perso di vista e pensavo se ne fosse andato in giro per Bosco Buio, non immaginavo certo che fosse sgusciato dentro mentre varcavamo il portone. In effetti, direi che non lo abbiamo proprio visto farlo e la cosa mi lascia piuttosto perplesso.

Titania e Oberon si guardarono negli occhi poi lui lasciò che lei proseguisse:

- Non c'è da essere perplessi, amico mio. Con questo qui bisogna andarci davvero cauti, penso che Morgana lo abbia riconosciuto e sia stata ben felice di essersene liberata. E direi che so anche perché era a bordo, considerato la sua natura beffarda. Tu sai qualcosa di una delle nostre più antiche leggende, quella del re Arthur?

- Poco, invero, se non che combatté contro invasori e fu ucciso in battaglia.



- Già, è passato talmente tanto tempo che anche la storia diventa leggenda, poi mito, poi viene dimenticata del tutto. Arthur fu ferito, nella battaglia contro Mordred a Camdan, e si sparse la voce che fosse morto e fosse stato sepolto ad Avalon. Ma non andò così, il re guarì e tornò a regnare per un breve periodo, mentre lontano dalle sue terre ancora gli antichi dei si agitavano e creavano mostri e sortilegi. A Llanfair, Henwen diede alla luce un minuscolo gatto nero che venne trovato dagli abitanti della zona e da questi gettato in mare dove, per qualche magia, mutò colore del manto e riuscì a nuotare fino a Ynys Mòn. Laggiù qualcuno ebbe la cattiva idea di prenderlo e crescerlo ma non ricevettero ringraziamenti, anzi. Una volta diventato enorme scatenò il suo spirito selvaggio e uccise quasi duecento abitanti e soldati; perciò Arthur, informato della cosa, raggiunse con i suoi quelle terre e iniziò a dargli la caccia. Il fatto che tu lo veda qui dovrebbe farti capire come sia finita, ferì a morte il re e sparì nella foresta. La sorella del re, Morgana, lo raccolse e non ad Avalon lo seppellì ma nella cripta del suo castello, a Hy Breasil, e con le sue spoglie mortali lei, che è una grande maga, ha vissuto per centinaia d'anni, viaggiando senza posa. Capisci anche perchè questo, il Chat Palug delle antiche storie, si sia preso il divertimento di salire su Hy Breasil, per farsi beffe di Arthur ancora una volta. Non scherzate con il Chat Palug, - continuò, alzando la voce affinchè tutti, nel salone potessero sentirla, - non sottovalutatelo e non offendetelo. Troppe terre ha devastato, troppe vite lo hanno saziato. Quindi sia il benvenuto, continuiamo la nostra festa rendendo omaggio al Cath Palug e che qualsiasi casa o sentiero della Contea sia aperto al suo passaggio.




Mentre tutti ascoltavano il lungo racconto di Titania, con timore e stupore, il gatto se ne rimase acciambellato su un prezioso tappeto, come se la festa fosse per lui e niente altro lo preoccupasse. Poi alzò la grande testa, gli occhi gialli brillarono mentre sembrava annuire alla regina; e sempre silenziosamente, come se pesasse meno di una piuma a dispetto dell'enorme mole, attraversò il salone e se ne andò su per le scale.

     

    Continua - e termina - nella settima puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 7





LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6