Visualizzazione post con etichetta berserker. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berserker. Mostra tutti i post

martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 13.11.2014)

© Crenabog 





Piccoli nugoli di fate svolazzanti giravano tra i grandi tavoli di quercia depositando boccali di sidro e birra spumeggiante, mentre un gruppo di nani si occupava di far girare la carne sugli spiedi e sulle graticole, ungendole con le leccarde fornite di olio di olive fragrante, curandone la lucentezza e il sapore. Appena si formava una crosta dorata subito le toglievano e correvano a portare i piatti a tutti i convenuti tra strilli di gioia e mugolii di soddisfazione. Piccoli folletti rovistavano tra le ceneri a caccia delle patate per aggiungerle alle vivande mentre nelle cucine un paio di enormi troll, venuti in rappresentanza del loro popolo insediato su Monte Atro, pestavano con fragore nei mastelli con le zangole riempiendo di burro schiumoso dei piccoli recipienti per annaffiarne grandi fette di pane scaldato al fuoco. L'atmosfera nel salone dei ricevimenti era caldissima e l'autunno poteva quasi essere stato dimenticato dalla bolgia dei convenuti. Dopo che anche i dolci e i liquori furono distribuiti, il signore del popolo dei Sidhe alzò la mano a comandare la calma. Lentamente il brusio si calmò e scese un silenzio pieno di aspettative. Re Oberon si accinse a narrare la sua storia, dopo aver guardato tutto intorno i volti di ognuno ed essersi accertato della loro attenzione: " Siete soddisfatti? Avete mangiato bene? " , disse ad alta voce, ricevendo unanime risposta da parte di tutti. " Allora, posso cominciare. Questa notte andremo indietro nel tempo, oh sì, molto indietro, in epoche che videro l'inizio di ogni nostra storia. Certamente ci saranno tra voi alcuni che ne sono a conoscenza - e qui guardò sia il Narratore, che chinò il capo in segno di intesa, sia certi tra i più saggi ed anziani della sua corte - ma è probabile che moltissimi di voi non ne sappiano nulla. Dunque, in tempi antichissimi le nostre terre erano abitate dal popolo dei Fomorean, dediti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia. Greggi immense di pecore, grasse e dal pelo che giungeva sino a terra, si spostavano nelle loro transumanze da una regione all'altra, perché i Fomorean non avevano l'abitudine di costruire villaggi ma erigevano accampamenti là dove passavano le stagioni. Solo alcune città rappresentavano lo stato, ben tenute e guardate dalle legioni dei soldati Fomorean. Anche allora c'erano dei principi che avevano suddiviso tra loro, secondo la dignità e le unioni familiari, le terre ma senza far pesare sulla popolazione il loro dominio, semplicemente curando che la vita scorresse sicura come da tempo immemorabile. Nelle loro città gli artigiani creavano opere in metallo, armi, arnesi, che facevano muovere il commercio, dando un senso alle visite di gente da altri paesi e muovendo le finanze che servivano alle bisogna della popolazione. Per centinaia d'anni il popolo dei Fomorean guidò queste regioni, da nord a sud, da est a ovest, finché, un giorno, dalle nebbie e dal gelo dei mari del nord calarono fino alle nostre coste le lunghe navi nere dei figli di Diana. I Tuatha dè Danann, che chinavano il capo solo davanti alla loro dea, la Luna, ed erano dediti alle esplorazioni e alla conquista di nuovi paesi. Una spaventosa tempesta li aveva fatti deviare dalle loro rotte consuete e la nebbia, che da sempre aveva protetto le nostre coste, per una volta malauguratamente produsse l'effetto contrario: ne nascose ai Fomorean l'arrivo e sorprese i Tuatha quando si alzò, mostrando loro una terra nuova e sconosciuta. I Tuatha decisero subito di scendere dalle navi e impadronirsi di tutto; erano guerrieri formidabili, dai grandi corpi nudi coperti soltanto da pelli di animale e da corazze d'oro e argento rilucenti al sole in tutto il loro splendore barbarico. Le sentinelle avevano avvertito i principi locali che si diressero alla spiaggia con un forte contingente dei loro soldati, trovando già l'esercito Tuatha in formazione di guerra. Mandarono avanti un ambasciatore, offrendo loro di dividere la terra, donandogli l'estremo nord e dichiarandosi disposti a ritirarsi a sud, per governare insieme il territorio in cambio della pace - dato che sapevano di non essere in grado di tenere testa a simili guerrieri - ma i Tuatha risero di loro e rimandarono indietro il corpo decapitato dell'ambasciatore, preparandosi a combattere. Seguì un periodo di devastazione e morte, con i Fomorean trincerati nelle città fortificate e tutti gli altri che scappavano disperdendosi per le contee e i Tuatha che ricevevano nuove truppe dal mare e costringevano i vecchi abitanti legittimi di queste terre alla resa con l'assedio o con i massacri. I Fomorean giunsero alla disperazione e mandarono i loro stregoni a chiamare l'antichissima razza dei Giganti nelle montagne più lontane: viaggiando solo di notte essi giunsero alfine e sulla spiaggia che aveva visto l'arrivo dei Tuatha si combatté la battaglia definitiva - la stessa spiaggia, Narratore, dove incontrasti Paulie, ricordi? - con i Giganti impegnati a gettare nugoli di pietre divelte dalle rocce contro gli invasori. Da allora sino ad oggi quella spiaggia è composta solo di enormi lastre di pietra che nessuno capisce come ci siano giunte. Ebbene, ecco come fu. Ma nemmeno questo bastò a soverchiare gli invasori e dopo giorni e notti di lotta, i Tuatha ebbero la meglio. Da allora nessuno vide più i Giganti e, ve lo confesso, anche io che ho vissuto secoli ne ho incontrato le tracce solo di rado e solo in luoghi innominabili ed inaccessibili. Se ancora esistono, si guardano bene dal farsi vedere.. Così, dunque, i figli di Diana occuparono tutte le terre, rendendo servi - ma non schiavi - i vecchi abitanti, e lentamente, col tempo, fondendosi con loro. Il regno dei figli della Luna - sì, Cinnia, è probabile che tuo padre sia l'ultimo discendente puro di quella razza, destinato da sempre a vegliare sul mondo dal trono della dea - durò quasi un millennio e le loro abitudini guerriere, pur restando forti nelle loro tradizioni, avevano lentamente perso la spinta iniziale che li trasformava in berserker. Poi, quando il regno era all'apice del suo splendore, le loro arti magiche e officinali elevatissime, i commerci che si stendevano da un luogo all'altro, dal lontano sud giunse una nuova minaccia: gli Uomini dell'Inferno."




Continua nella terza puntata QUI : La favola del paiolo magico 3



giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.01.2013)

© Crenabog 




- Non ci fu storia, ovviamente. Cinquanta berserker erano in grado di devastare villaggi e città, ma contro otto mannari inferociti - complice anche il fatto che molti erano addormentati - non se ne salvò nessuno.

- Re Brian, ho sentito molto parlare dei licantropi, ma sono così imbattibili?

- Ricorda sempre che solo l'argento li può uccidere e certamente i berserker non avevano armi d'argento ma di acciaio, più forti ma in quel caso inutili. Le ferite si rimarginano quasi subito, a meno che non si riesca a tagliar loro la testa. Così, il problema dei berserker venne atrocemente risolto ma il gruppo di Lord Sachan si trovava ad affrontare un pericolo maggiore: sé stessi. Cominciarono a capirlo al mattino, quando si risvegliarono in mezzo al campo di battaglia e si resero conto dell'accaduto. Il signore del Wangshire volle stringere con loro un patto di sangue e formarono un k-not, l'antica fratellanza d'arme che lega ognuno al suo commilitone, andando ben più oltre, prendendo quasi l'aspetto di una famiglia. Il k-not è impossibile da spezzare, per chi ci crede veramente. Iniziarono a percorrere le contrade in lungo e in largo, cercando nemici della popolazione da abbattere e vi riuscirono molto bene ma, la notte, a volte la furia e la fame facevano perdere di vista gli obbiettivi prefissati e purtroppo ci andarono di mezzo anche degli innocenti. Alla fine, le voci si propagarono, ed arrivarono alla regina degli Elfi, Kal Ladel, che perseguiva un sogno di perfezione per il suo regno e non poteva sopportare che quelle belve girassero indisturbate .




Mandò le sue truppe alla ricerca dei mannari e un mese dopo, seguendo racconti terrorizzati e scie di sangue, riuscirono a circondarli sulle rocce di Barnèa; Lord Sachan fece nascondere i suoi in una grotta, attese il mattino e, trasformatosi, discese nella piana per parlare con gli elfi, sperando di arrivare ad una spiegazione e, magari, trovare un rimedio per la loro maledizione. Venne invece catturato e legato ad una catena in segno di spregio e di offesa, come un cane, mentre gli elfi avanzavano verso le rupi. Lord Sachan udì da lontano le grida di agonia dei suoi uomini, trafitti da frecce argentee e cadde in una profonda disperazione. Venne trascinato via dagli elfi a cavallo, che ostentavano sulle loro picche le teste dei suoi commilitoni. Passarono per villaggi e piccole città, accolti da urla di rabbia e di scherno, badando a tenere il Lord incatenato e al centro di falò durante la notte poi, giunti alla città del re degli elfi, venne esposto in una gabbia d'argento come esempio per tutti della giustizia di Kal Ladel. Lord Sachan languì per giorni e notti, sempre più debole quando, in una notte buia e nebbiosa al punto che a malapena riusciva a scorgere qualcosa oltre le sbarre, sentì un passo furtivo avvicinarsi e vide il volto diafano della strega che lo fissava. Non aveva neanche la forza di inveire contro di lei, che disse:
- Mi spiace, mio signore, che il mio dono abbia avuto questo risultato. Desideravo farti combattere gli invasori nel modo migliore ed invece, per colpa di questi elfi, eccoti qui a morire. Cosa faresti, se potessi uscire?
- Hanno ucciso i miei uomini, hanno distrutto il mio k-not. Distruggerei loro, se solo ne avessi la forza...
- E cosa daresti per farlo?
- Quello che vuoi, strega.
- E sia. Allora, sarai mio. E se non ti piacerò, ricorda che posso prendere qualsiasi sembianza. Ora, vediamo cosa sai fare.





Così dicendo, alzò una mano e la serratura della gabbia scattò. Il sangue della sentinella addormentata fece scorrere di nuovo il sangue nelle sue vene, la luna fece il resto. In poche ore la popolazione era stata decimata e il branco di mannari era aumentato a dismisura perché mannari si può diventare in vari modi. O se si è il settimo figlio di un settimo figlio, o per il morso di un licantropo o per una maledizione. Qualcuno dice che lo si diventi anche bevendo il succo estratto dalla luparia ma di questo, amico mio, non c'è certezza. Il giorno dopo Lord Sachan beveva sangue dal cranio di Kal Ladel, seduto sul suo trono, mentre i mannari perlustravano la città sbranando chi non voleva unirsi a loro col contagio. Afelia, la città degli elfi, divenne il centro della vita dei mannari, dalla quale, dopo averla ulteriormente fortificata, partivano per le loro cacce notturne, e Lord Sachan regnò con la strega al fianco a lungo perché la vita dei mannari è lunghissima, ben più degli umani, molto, molto di più, anche se non sono eterni. Fino a che non giunse, dalle lontane propaggini del nostro mondo, uno stregone invitato dai regnanti del Popolo Segreto per distruggere la piaga dei mannari: costui usò tutti i suoi poteri, comandò gli elementi, bloccò con gli incantesimi le uscite di Afelia, portò i suoi abitanti alla carestia e alla fame. Quando i mannari iniziarono a sbranarsi tra loro sciolse argento vivo nelle falde acquifere avvelenando i rimanenti. Fu una strage immensa, per opera di un solo uomo - se uomo lo si poteva definire. Quando anche l'ultimo ululato si spense, in pieno giorno, lo stregone aprì la porta principale di Afelia con un solo gesto ed entrò, tra cumuli di cadaveri. Solo il ronzio delle mosche faceva da sottofondo al suo camminare. Lo stregone giunse alla sala del trono, scansò il corpo di Lord Sachan, rimasto a morire al suo posto insieme al suo nuovo k-not, e sedette, godendo alla vista delle ricchezze accumulate ad ogni angolo; mentre restava immerso nei suoi pensieri vide entrare una ragazzina.


Stupefatto gli domandò chi fosse e come avesse fatto a sopravvivere. Lei rispose di aver vissuto nelle fognature della città sin dal primo assalto di Lord Sachan e lo pregò in ginocchio di salvarla da quel luogo spaventoso e portarla via per ricominciare a vivere. Lo stregone la guardò e venne colto da un malevolo desiderio fisico che gli ottenebrò la mente. Desiderava possederla, subito, anche se non capiva il perché. La prese per mano e la condusse verso una porta aperta, oltre la quale vedeva un grande letto coperto di pelli di lupo. Un ora dopo, la strega uscì da lì con un mantello nuovo. La pelle dello stregone. Non se ne seppe più nulla e col tempo anche di Afelia si persero le tracce: la città dannata non induceva nessuno a volerla ricordare. E' passato un tempo enorme, amico mio, ma, non è una bella storia?
- Oh, certamente lo è, re Brian. Ma in che modo può tornarmi utile, a parte il raccontarla ad altri?
- Mio buon amico, lo può, eccome. Perché nessuno andò più ad Afelia, e nessuno ne ebbe i tesori. E solo alcuni ricordano dove essa fosse. Io, ad esempio..
disse il re dei folletti, sogghignando alla luce del falò che ardeva nel grande camino.



 





Continua nella quarta puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 4



LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 11.01.2013)

© Crenabog 




- Sembra che si fossero davvero messi nei guai, Sire... - disse il Narratore.

- Questo è fuor di dubbio, amico mio! Ma non sempre tutto è come appare a prima vista, - replicò re Brian - Ed infatti ecco cosa accadde.

...Lord Sachan tornò verso i suoi uomini che stavano risvegliandosi. Inquieti, si guardavano intorno, come sospettosi di qualche trappola.

- Lord, che sta succedendo?

- Non saprei cosa dirvi. La donna che ci ha accolti non c'è, deve essere uscita nel cuore della notte. Ho guardato in giro ma non ho visto nessuno.

Lord Sachan sobbalzò stupefatto, nel vedere una donna entrare dalla porta della cucina. Senza dire nulla si avvicinò al tavolo e vi posò una forma di pane e una grossa caraffa di latte. Gli uomini si alzarono di scatto, portando istintivamente le mani alle armi.

- Chi siete voi? Sono appena stato lì e non ho visto nessuno.

- Davvero, signore? Temo che vi stiate sbagliando. - disse la donna, con i rossi capelli scarmigliati che le nascondevano quasi il volto.

- Ma cosa dite!

- Certamente vi confondete, sarà la stanchezza del viaggio. - borbottò la donna, tornando verso la cucina. Lord Sachan la seguì ma si bloccò sulla porta. All'interno della piccola camera non c'era nessuno.

- Lord Sachan, dobbiamo andarcene subito, questa è stregoneria!

- Credo che abbiate ragione. Radunate le vostre cose e sbrighiamoci ad andarcene.

Non fece in tempo a dire queste parole che dalle scale scese una ragazza, poco più che una bambina, dalle fattezze bizzarre. Non era facile staccare gli occhi dalle sue orecchie a punta e dai rilucenti capelli blu. Lord Sachan sguainò la spada e le intimò di fermarsi.

- Cosa sta succedendo qui? Spiegami, prima che ti ci costringa io.

- Vedi, signore? Io sono tutto e ogni cosa. Sono così o come mi avete vista prima. Sono qui, sono là, oppure non ci sono affatto. O magari ci sono e non voglio farmi vedere. Non sono cose complicate, per una strega.




- Ci avrei giurato! Verso quale destino avevi intenzione di farci cascare?

- Nulla che vi avrebbe danneggiato, signore. Le notizie dell'arrivo dei berserker sono giunte anche qui e non mi hanno certo fatto piacere. So benissimo che razza di gente siano, se possiamo definirli così. E' naturale che, se posso danneggiarli in qualche modo, io faccia un tentativo. Le mie arti possono fare parecchio ma sicuramente voi potrete fare di più.

- E in che modo pensi che potremmo farlo?
- Ho pensato che dei grandi e valorosi guerrieri come voi - sogghignò - avrebbero gradito diventare più forti e imbattibili. Mi sbaglio?
- Certamente no, anche se non ti avevamo chiesto nulla. Quindi ora saremmo diversi da come eravamo?
- Di notte, miei signori, ma non di giorno. E tutte le notti, contrariamente da come pensano certi contadini rimasti ancorati a vecchie dicerie.
- Quindi se combatteremo di notte saremo in grado di sconfiggerli?
- Lo vedrete da voi. Per oggi è meglio che restiate qui, e beviate quel che vi ho portato. Vi farà stare tranquilli poi, domani notte, potrete riprendere il vostro cammino.
E così dicendo si voltò, salì le scale e scomparve nuovamente. Lord Sachan e gli altri passarono il tempo ragionando su quel che era successo e facendo piani in merito ai berserker. Quando fu l'imbrunire uscirono, della strega non vi era traccia, e avanzarono nel freddo e nella neve fino a raggiungere un altura dalla quale potevano osservare un ampio spazio libero. Al cui limitare, notarono, sorgeva un accampamento illuminato da fuochi, con parecchi armati che giravano di guardia.
- Signore, non è un esercito, probabilmente si tratta di truppe mandate in avanscoperta per valutare se attaccare le nostre terre e vedere come il gelo ci ha ridotti.
- Sembra proprio così; se riuscissimo ad infliggergli una grande sconfitta magari non verrebbero in forze. Vale la pena tentare, morire per morire almeno facendolo noi, qui, salveremo la nostra gente.
- Noi siamo con voi, Signore. Ordinate ed attaccheremo.
- Aspettiamo che faccia buio e che inizino a dormire.
La notte calò rapida e da dietro le cime degli alberi sorse pallida una luna enorme. Lord Sachan iniziò a tremare incontrollatamente e con lui i suoi uomini: il bisogno di togliersi gli abiti e le armature di dosso era fortissimo e iniziò a strapparsi le vesti, quasi senza rendersene conto. In un ultimo barlume di lucidità comprese cosa era successo: dormire sotto il simbolo tracciato dalla strega aveva convogliato su di loro l'influsso malefico della luna mannara e li aveva trascinati nella maledizione dei lycan. Erano più forti, certo, erano quasi immortali, certo; ma non sarebbero mai più tornati ad essere quel che erano. Con occhi da belve, iniettati di sangue, le zanne scoperte, si fiutarono. Poi, ululando follemente, si gettarono giù dall'altura in cerca di sangue.








Continua nella terza puntata, QUI : La favola del Signore del Wangshire 3