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mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DELLE UOVA RUBATE

 (Prima pubblicazione 11.07.2009)

© Crenabog 




C'era una volta, in quel paesino indaffarato e fuori dal tempo, un bambino che aveva chiesto a suo padre, il narratore del villaggio, un animaletto e alla fine il padre gli aveva permesso di tenere qualche bestiolina in un piccolo spazio del giardino che aveva recintato. Oltre ai coniglietti e ai porcellini d'India del bambino, il padre aveva anche portato un paio di paffute galline bianche che aveva acquistato al mercato ed ogni giorno andava a prendere le uova che facevano, cucinando così delle frittate, facendo dei dolci alla crema e sbattendo le uova con lo zucchero al mattino per il piccolo per fargli fare una colazione buona e robusta. Ma, qualche tempo dopo, le uova non le trovava più. La cosa inizialmente lo mise di malumore, provò a cambiar mangime alle galline, ma niente: allora si mise di punta a controllarle e vide che invece le uova le facevano ancora. Allora se ne stette seduto in un angolo zitto zitto e restò ad osservare, ed ecco che da un buco nel muro d'angolo della casa spuntarono dei piccoli Spriggan che, saltellando, corsero a rubare le uova trascinandole nella tana che avevano fatto. Quando lo raccontò al piccolo questi, preoccupato d'avere la casa invasa dagli Spriggan chiese al padre cosa si potesse fare per cacciarli via. Gli Spriggan erano dei folletti minuscoli ma terribili, quando fan la tana da qualche parte non c'è più verso di riuscire a prenderli e son capaci di restarci per generazioni intere, rubacchiando qualsiasi cosa e mangiando di tutto. Suo padre gli disse di stare tranquillo che avrebbero trovato la soluzione. La prima notte di luna piena se ne andarono insieme nel folto bosco buio, portando con sé la lanterna e alcune cose sicuramente utili come un ramo di timo serpillo contro le Fate cattive e una campana d'argento per spaventare i lupi mannari che talvolta si spingevano sin là. Arrivarono alla radura dei Tumuli e il padre suonò nel minuscolo flauto magico che conservava gelosamente. Una luce tenue annunciò l'arrivo di Titania, la regina delle Fate, che amava molto ascoltare le sue storie e volentieri gli concedeva udienza. Si inchinarono e gli spiegarono il loro problema. Titania fece una delle sue famose risate cristalline e battendo le mani fece comparire un piccolo uovo dicendo loro di metterlo tra quelli delle galline, che tutto si sarebbe risolto. La ringraziarono inchinandosi garbatamente e il padre volle narrargli qualcuna delle storie che tanto la divertivano; mentre erano seduti sul muschio si accorsero che da dietro gli alberi, per rispetto alla regina, si tenevano celati ma in ascolto anche i leprechaun, i gobelin e altri piccoli folletti. Qualche foglia cadde loro in testa e alzando gli occhi scorsero con fatica un piccolo di troll, aggrappato ad un ramo, anche lui impegnatissimo a sentire le favole del narratore. Alle prime luci dell'alba gli abitanti del Mondo Segreto si diressero furtivi alle loro abitazioni, Titania si dissolse nella luce salutando graziosamente e loro tornarono al cortile dove confusero l'uovo tra gli altri e si nascosero a sbirciare. Eccoli lì, quei pestiferi Spriggan, che vanno a prendere le uova, e come corrono nella loro tana. Ma non passò neanche un quarto d'ora che urla e strilli iniziarono ad uscire dal buco insieme a del fumo nero...eccoli gli Spriggan come scappano con i loro piccoli sederi in fiamme! Saltano e corrono a perdifiato verso il bosco! E dietro di loro svolazzando a neanche un metro da terra un cucciolo di drago con gli occhi strabuzzati e lingue di fiamma che schizzano verso i folletti! Tenendosi la pancia dalle risate padre e figlio si incamminarono verso la piazza del villaggio per raccontare a tutti quel che era successo e come gli Spriggan avessero imparato la lezione: mai fare una tana in casa di chi ne sa più di te.





*** FINE ***




martedì 18 novembre 2025

LA FAVOLA DEL FOLLETTO ARRABBIATO

 (Prima pubblicazione 20.09.2009)

© Crenabog 




Monte Atro era una grande montagna, ripida e scoscesa, dalla quale sgorgava e si ingrossava il fiume che da sempre scorreva vicino all'antico villaggio. Monte Atro, patria di gnomi e folletti che ne abitavano le lunghe misteriose gallerie indaffarati a scavare alla ricerca di gemme. Monte Atro, che solitaria se ne stava immota a guardare verso il cielo. Nessuno ci andava a coltivare e solo pochi animali ci si arrampicavano a causa della poca vegetazione e del gelo in cima. Ma al suo interno viveva da tempo un folletto femmina che era andato via dal regno di Titania e da anni stava lì a scavare le sue lunghe gallerie dalle quali aveva estratto molte gemme preziose. Non che le servissero a qualcosa visto che non incontrava mai nessuno e non comprava mai nulla ma gli faceva piacere averle e si sentiva molto ricca. Ma non per questo era contenta, anzi, di solito era sempre arrabbiata perché tutti i giorni passava davanti alle rocce lisce della sua caverna e vedendocisi riflessa diceva:- "Quanto sono brutta! Che gambe storte che ho, e guarda quanto sono grassa! Brutta, brutta, brutta!" e così via, di continuo, sempre lì a borbottare. Un giorno che camminava sulla montagna in cerca di frutta o di qualche animale da cacciare si imbatté in un Leprechaun che si aggirava sperduto. Entrambi restarono stupiti nel vedersi e lui subito le chiese di aiutarlo, perché aveva perduto il giusto sentiero e non riusciva a tornare a Bosco Buio. Lei sulle prime si comportò in maniera molto scostante, non voleva avere a che fare con nessuno, ma alla fine gli spiegò tutto sperando che se ne andasse presto, ma lui insisté per restare da lei a riposarsi. Stette quindi nelle grotte un paio di giorni e ne approfittò per raccontarle tutto ciò che accadeva nel regno del Popolo Segreto e anche quel che succedeva nel villaggio, così come glielo aveva raccontato il Narratore quando andava in visita alla corte di Titania. Fin che passando davanti alle rocce lisce lei non esplose di nuovo dicendo che era brutta, orrida e inguardabile e che lui se ne doveva andare subito! Il Leprechaun la guardò incredulo e le disse:- "Ma non è affatto vero quel che dici. E' che le rocce sono tutte storte e riflettono di te un immagine che non è vera." Lei si sentì presa in giro e si arrabbiò ancora di più perciò al Leprechaun ci volle parecchio per convincerla che non stava scherzando; alla fine la convinse ad accompagnarlo fino alla sua casa per rendersene conto. Lei di malavoglia lo seguì, non si fidava proprio o meglio sarebbe dire che non voleva fidarsi affatto. Era stata sola tanto di quel tempo che credeva solo a se stessa. Quando alfine giunsero alla casa di tronchi coperta di muschio vide quanto era graziosa e ben sistemata, con mobili che aveva costruito e intagliato lui e persino un grosso specchio che aveva preso ad una fiera dei gobelins. Ci si guardò e rimase sbalordita: non era per nulla come credeva di essere! Lui le disse:- " Vedi? Non siamo come pensiamo noi, ma come ci vedono gli occhi degli altri e spesso siamo molto meglio di quel che ci immaginavamo.." Per festeggiare decisero di aprire le bottiglie di liquore che lui stesso distillava nella sua cantina e, ubriachi e felici, decisero di restare a vivere insieme nella casa coperta di muschio. Lei insistette per tornare a prendere le sue gemme e dopo, con quelle, comprarono talmente tante stoffe, vestiti e mobili che neanche Titania, quando passava da quelle parti con la sua corte, riusciva a riconoscerli...D'altronde persino la folletta non si riconosceva più!





*** FINE ***