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martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEL RE DEI TROLL (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 03.04.2014)

© Crenabog 





Il sole continuava implacabile a mandare il suo calore, la gente boccheggiava cercando riparo all'ombra delle case e i grandi campi verdi mostravano l'erba che ingialliva seccandosi. Mab, dal canto suo, stava facendo saltare a più non posso la rana da corsa, e già vedeva in lontananza avvicinarsi il bosco degli Uomini Verdi. Una volta giuntavi, si rese conto che non tutti si erano trasformati in umani, molti alberi mostravano ancora volti che la osservavano. Mab frenò il bizzarro animale e cominciò a crescere di statura. Ogni fata può mutare dimensioni e la piccola regina ci teneva a presentarsi al meglio; si avvicinò ad un uomo albero dai tratti giovanili e gli chiese come mai non fossero tornati tutti alla loro forma originale. La spiegazione la lasciò stupita, alcuni di loro infatti col tempo avevano apprezzato tanto il fatto di essere intimamente connessi alla natura che non se l'erano sentita di ritrasformarsi, benché Finbar e Cinnia li avessero liberati dall'incantesimo. Mab raccontò loro quel che stava accadendo e domandò se potessero aiutarla a capire e a trovare un rimedio. Vlad, il giovane uomo albero, chiese di attendere e si concentrò poi disse:

- Le mie radici hanno parlato con la terra, regina. So cosa è successo e abbiamo ricordato. Tra i racconti dei nostri antichi padri ci sono molte leggende, e anche delle profezie. Secoli fa gli Uomini Verdi erano esperti in queste cose, predicevano il futuro, avevano visioni. E ricordiamo la profezia del sole eterno, che sarebbe sorto per bruciare tutto, e solo l'elemento contrario avrebbe sconfitto la magia. Ora, regina Mab, anche da così lontano noi sentiamo con le nostre radici il lamento della terra, e sappiamo dove è successo tutto, quindi potrò indicarti con precisione il posto. Ma quale è l'elemento che lì non esiste?

- Vlad, è in un bosco, una radura, un castello.. dove si è svolto l'incanto?

- E' nel mezzo di una foresta, ed è stato il Re Troll. Ha seguito le istruzioni di un albero che è stato maledetto da una piota vagante, intrisa di invidia.

- Ah! E noi che credevamo fosse andata via dalle nostre zone!

- No, si è fermata lì e ha bruciato lo spirito del nostro fratello albero, rendendolo crudele.

- Quindi è in un bosco. C'è la terra, c'è il legno, foglie.. cosa mai manca, Vlad?

- Pensaci, regina. Qualcosa che in un bosco non c'è, né ci sarà mai.

- L'acqua? No, perché anche il fiume passa dentro Bosco Buio.

- L'acqua sì, invece. Ma l'acqua del mare. Solo qualcosa di completamente sconosciuto al Bosco può far fuggire l'incanto. Puoi portare il mare nel Bosco, regina?

Mab scuoteva la testa sconfortata, perplessa, non riusciva a immaginare come fare. Poi:

- Deve essere per forza il mare? O basta il simbolo?

- Puoi provarci, questo la profezia non lo riporta. Dice che la voce del mare farà tornare il buio.

- La voce?

- Sì. Questo raccontavano i padri antichi.

- Grazie, grazie! - Mab abbracciò d'impulso il giovane uomo albero, si inchinò verso gli Uomini Verdi che avevano cominciato a radunarsi e avevano ascoltato pazientemente tutto, e vibrando ridusse le sue forme, tornò minuscola e salì sulla grande rana, lanciandosi in una corsa sfrenata.




I campi stavano cedendo, e solo i grandi boschi dello Shire resistevano ai giorni infuocati che si stavano susseguendo. Sarebbe arrivata in tempo?


Continua - e termina - nella quinta puntata, QUI : La favola del re dei troll 5


lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DEL RE DEI TROLL (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 28.03.2014)

© Crenabog 




Paulie aveva lasciato partire il Narratore, non lo accompagnava mai al villaggio, preferiva restare nei suoi splendidi alloggi vicini al lago sotterraneo : gli era sempre grato poter nuotare come un tempo quando la sua natura di fata foca aveva il predominio. E chiacchierare con le fate della corte di Mab era un piacevole passatempo, per chi come lei calcolava il tempo in secoli e non in giorni. Seguì con lo sguardo il suo amato inoltrarsi sul sentiero e decise di salire sul ramo di un albero per intrecciare coroncine di foglie; la giornata si dipanava lentamente e il calore del sole cominciò ad apparirle insolito, anche per quella stagione. Altre piccole fate la raggiunsero, mostrando segni di sudore e di fatica. Cercarono di convincerla a tornare nella grotta sotterranea e ben presto, tra uno scherzo e una risata, la trascinarono con loro.




Nel profondo della foresta, al riparo dai raggi del sole, il Re Troll aveva ben chiaro come potersi vendicare, sia degli umani che dei troll che lo avevano scacciato; nel sonno ipnotico indotto dall'albero incantato era venuto a conoscenza di un antico segreto, perduto ai più nel limbo di antiche memorie. In quella radura si compiva ogni giorno un incredibile incantesimo, voluto e lanciato dall'Oscuro Signore che in un tempo lontanissimo aveva governato con la forza della stregoneria tutti i regni del Nord e del Sud. Rada o' Gorth disponeva di una potenza quasi infinita che lo aveva condotto a governare su un territorio vastissimo ma, al contrario di quanto ci si sarebbe potuto aspettare da un tiranno del genere, una volta pacificato terre e principati, aveva instaurato un regno rigido ma giusto e si era preoccupato di allontanare il caos creatosi con le lunghe guerre avvicendatesi. Molti dei signori delle Contee avevano fatto ricordo a streghe e maghi per combatterlo, ed erano stati evocati dei ancestrali a sostegno delle diverse fazioni. Gli stolti non pensarono però che gli dei appartenevano tutti allo stesso pantheon diabolico e, una volta liberate, le entità ancestrali scatenarono una devastazione mai vista prima, sia tra le proprie fila che tra quelle nemiche. Persino l'ordine naturale delle cose stava sfuggendo: gli elementi cambiarono, piovve fuoco, le acque ribollivano, la notte ed il giorno persero le loro durate. E intanto, si moriva, ovunque, nei modi più atroci. Rada o'Gorth , sostenuto dai più grandi negromanti e anche da alcuni del nemico - che si erano resi conto di ciò che avevano fatto - riuscì infine ad evocare Grandi Orecchie che strinse con lui il patto millenario secondo il quale i gatti dovevano essere considerati sacri e insieme forgiarono la Pietra Circolare. Durante l'ultima battaglia, la violentissima luce emessa dalla Pietra incenerì gli dei giunti dall'Altrove e riportò l'ordine naturale delle cose. Dopo una settimana in cui sembrò nevicare cenere, i sopravvissuti videro le acque nuovamente scorrere limpide, e il sole e la luna alternarsi come era sempre stato. Ma il fragile equilibrio ora era tutto delegato alla Pietra Circolare che venne sepolta, durante un imponente rito sacrificale, in un profondo sacello di lastre , su ognuna delle quali pesavano potenti sortilegi. Rada e i negromanti giurarono tutti di tenere per sempre celato quel che nei secoli divenne prima una voce, poi una leggenda e infine un mito, e come tale dimenticato se non addirittura deriso. La Pietra Circolare di Rada giaceva, quindi, al sicuro da tutti; ma non dalla natura stessa, che tramandava il suo ricordo attraverso le radici, la linfa e le foglie. Anche quelle dell'albero maledetto.




Continua nella terza puntata, QUI : La favola del re dei troll 3

LA FAVOLA DEL RE DEI TROLL (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 26.03.2014)

© Crenabog 




Si spostava soltanto la notte, ed era comprensibile.

Sembrava non volersi mai fermare, ma la sua destinazione gli era ben chiara in mente.

Conquista. Dominazione.

Il Re Troll continuava nel suo cammino.

I giorni e le notti si succedevano quietamente, in quel morbido periodo dell'anno in cui tutto sembrava dilatarsi, come se il tempo stesso si fosse troppo stancato dei rigori invernali e avesse deciso di concedersi una pausa. L'aria si addensava carica di aromi fruttati, effluvi densi dal sottobosco, e folti sciami di insetti ronzavano canzoni sconosciute, rincorrendosi tra le foglie. La vita dell'antico villaggio aveva ripreso il suo corso anche se la tragedia che lo aveva colpito aveva portato via con sé molta della gioia di vivere che lo caratterizzava. Forse anche per questo una certa alleanza si era andata formando, tra gli umani e alcuni esponenti del Buon Popolo, che talvolta si lasciavano vedere. Di solito erano minuscoli folletti che tentavano di rallegrare i bambini, i pochi rimasti, e subito sgusciavano via, lasciando in loro la fugace impressione di aver visto qualcosa, o forse no. Il borgomastro e il Narratore avevano concertato il tutto d'accordo con re Oberon: certo, solo il Narratore era autorizzato a fare da tramite tra le razze, ma la loro esistenza era stata svelata e pubblicamente compresa ed ammessa, dopo l'aiuto che avevano fornito nella lotta contro gli spiriti maligni. Quindi il Narratore poteva dirsi soddisfatto nel vedere che un periodo di relativa quiete era sopraggiunto: poteva lasciare Finbar correre da Cinnia senza preoccuparsi, poteva trascorrere il suo tempo con Paulie nella dimora incantata di Titania e non viaggiava più come una volta. Il tesoro che aveva accantonato dopo il crollo della dimora della strega lo rendeva libero di vivere come desiderava, e non erano certo monete del paiolo di re Brian Borough, sulle quali entrambi - certo, dopo qualche boccale di sidro ben fermentato - scherzavano pensando ai tanti gonzi che credevano di diventarci ricchi..




Monte Atro, con tutti i suoi anfratti, le ripide gole, gli squarci rocciosi che improvvisi si stagliavano contro la volta azzurra e la cascata che a valle formava il fiume che tagliava lo Shire, era diventato il terreno di caccia dei troll: abbandonato dal Popolo Segreto, tra i suoi sentieri solo i loro passi pesanti rimbombavano la notte mentre cercavano cibo. Nessuno aveva più un motivo a contendere e i troll potevano sentirsi liberi, finalmente, da ogni costrizione.

Tutto questo era ignoto al Re Troll, che aveva abbandonato Gorya dopo i massacri perpetrati dal Serpe del Gelido Nord, ed aveva deciso di trovare un nuovo regno su cui dominare. La rabbia per le innumerevoli perdite nel suo popolo, l'impotenza contro la carica distruttiva del Serpe, lo avevano accecato ed era diventato quasi folle; implacabilmente avanzava, radendo al suolo alberi e vegetazione, con l'unico pensiero fisso di arrivare a Monte Atro e diventare il capo dei troll che sapeva abitarlo.

Così fu che, una notte di luna piena, il Re Troll arrivò all'ingresso delle caverne, fiutando l'odore della sua stessa gente, e iniziò ad urlare che venissero fuori, che era finalmente giunto per condurli verso una nuova era di dominazione su tutti gli altri esseri viventi. Immensa fu la sua sorpresa quando la pioggia di pietre lo colpì, e lo scherno dei bruti lo costrinse ad arretrare, sempre più e sempre più in fretta, scendendo tra gli arbusti spinosi fin verso la vallata addormentata. Il fiato cominciava a mancargli, si appoggiò ad un grande albero cercando di pensare a cosa fare ma, improvvisamente, la corteccia sembrò prendere vita e immagini scivolarono come veleno nel suo cervello. Non poteva sapere che ai piedi dell'albero si era fermata la piota vagante che portava l'invidia della strega, scacciata dal Popolo Segreto e ritenuta persa chi sa dove. Se ne era rimasta accovacciata lì sotto e lentamente la sua corrosione si era comunicata alla linfa vitale, mutandolo in un consigliere avido di crudeltà: il compagno ideale per il Re dei Troll che restò a lungo abbracciato al tronco, pensando, pensando, fino a cadere addormentato in un vortice di sogni.




                         Continua nella seconda puntata, QUI : La favola del re dei troll 2