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martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 30.08.2014)

© Crenabog



 

All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.


Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.




Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.




Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3


lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DELL'INVIDIA (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 02.11.2013)

© Crenabog 




Re Oberon, soddisfatto di come erano andate le cose, decise dunque di dare il via ai festeggiamenti e tutti si prodigarono nell'organizzazione. Intanto, Gros Fil, furibondo, prese nuovamente la strada per Mount Radah, deciso ad andare a litigare anche con la strega. Mentre il tempo si oscurava e un vento freddo cominciava a sibilare nella foresta, continuò ad inoltrarsi tra rovi e sentieri scoscesi, fino a raggiungere il rifugio di Agdan. Ma l'invidia che covava nel suo cuore rattrappito era decisamente nulla in confronto a quella che infuriava nella mente della strega. Da quando era stata esiliata, la sua rabbia era man mano aumentata e aveva avvelenato persino il territorio circostante. Non erba cresceva nei dintorni ma sterpaglie deformi, né animali brucavano o correvano in quella zona. Solo funghi velenosi, scorpioni e pipistrelli conoscevano quel luogo. La strega aveva visto, nel piano del folletto, una ghiotta possibilità per vendicarsi e quando seppe del fallimento non disse nulla. Alzò gelida una mano, fissò Gros Fil e con un rapido movimento scagliò su di lui un maleficio così potente da tramutarlo in un sasso informe. Ghignando, lo allontanò con un calcio, mandandolo a rotolare fin sul ciglio di un burrone e restando a guardarlo cadere oltre il bordo, fino ad infrangersi nelle viscere del monte.


L'invidia, però, è un demone inarrestabile e sa trovare mille modi per rovinare la vita a chi lo nutre e a chi lo subisce. Dall'alto di Mount Radah, completamente ignara di tutto, se ne scendeva caracollando tranquilla una zolla vagante - quelle curiose zolle fatate che, toccate casualmente dalle fate, si staccano dal terreno e se ne vanno gironzolando per il mondo. La zolla, sulle sue minuscole gambette fatte di radici, passeggiava seguendo la discesa, senza una precisa destinazione, condotta solo dall'incanto e così finì per passare sul terreno di Agdan, imbevendosi di invidia sino alla più piccola briciola di terra. Ma, siccome era appunto solo una zolla, non se ne accorse neppure e continuò a gironzolare con il suo carico mefitico, scendendo, scendendo, sino ad arrivare al sentiero che conduceva direttamente alla reggia di Oberon.


- Tan ha fatto davvero un bel lavoro, non credi? - disse Paulie al Narratore.

- Certamente, ma non c'era da aspettarsi di meno da lui. Oh sì, è sbadato, certe volte non si sa a cosa stia pensando, ma nel suo mestiere non lo batte nessuno.

- Pensi che i ragazzi siano stati contenti?

- Ne sono convinto, ma la cosa importante è il risultato che hanno ottenuto dagli Uomini Verdi, e quel che hanno dimostrato. Maturità, intelligenza, coraggio e... be', il resto non è quel che farebbe piacere all'Uomo della Luna, vero? - aggiunse, ridendo. Paulie si unì a lui e, presolo per mano, andò a guardare il programma della festa vergato in bella calligrafia su una pergamena e attaccato al muro del salone. - Guarda, domani sera ci sarà il ballo! Oh!

- Non vuoi andarci?

- No, desidero andarci, il guaio è che non so se il vestito che ho sia abbastanza indicato.

Il Narratore guardò Paulie, semplicemente abbigliata con una tunica candida stretta in vita da una cinta di seta verde, e non vide nulla che non gli piacesse. E' anche vero che qualsiasi cosa Paulie si fosse messa addosso gli sarebbe piaciuta ugualmente, e quindi non contava molto il suo giudizio! Paulie però ci teneva e avrebbe voluto comparire al suo fianco nel miglior modo possibile quindi azzardò una richiesta:

- Caro, pensavo se non sarebbe possibile chiedere all'Uomo della Luna se il suo ragno gigante sarebbe disposto a darmi un po' di filo d'argento.

- Sempre che non sia ancora arrabbiato con Cinnia e con Finbar.

- Ah già. Ma dai, se glielo chiedo io magari non dirà di no.

E così discutendo andarono alla taverna di Tom, nel folto di Bosco Buio, aspettando che si facesse buio e Cinnia si preparasse a salire da suo padre tenendosi al filo che calava il ragno gigante. Quando fu ora, ed il filo giunse a terra, invece di salire lei, ci si arrampicò Paulie , cosa che sorprese moltissimo l'Uomo della Luna. Quando lei fece la sua richiesta, restò sorpreso ma l'affetto che nutriva per l'amico Narratore e la sua amata fecero sì che chiamasse subito il ragno. Al richiamo, da dietro le lontane montagne della Luna, dalla profonda e perennemente buia zona d'ombra, arrivò silenzioso e saltellante l'enorme bestione peloso che si accucciò davanti a loro.

- Amico ragno, la cara Paulie è salita sin quassù a trovarci, e vorrebbe chiederti una gentilezza. Ha bisogno di un abito e avrebbe tanto piacere di poterselo cucire con una matassa del tuo filo d'argento. La vuoi accontentare?

Paulie guardò intimidita il gigantesco aracnide, non era mai stata così vicina a quella bizzarra, mitica, figura e aveva - ebbene sì - un po' di paura. Il ragno la fissò e poi, grugnendo ed emettendo strani versi fece segno di no con la testa. E prima che potessero far nulla la afferrò con due zampe irsute e se la portò alla bocca.




- Che stai facendo! - strillò l'Uomo della Luna, preoccupatissimo. Ma non ebbe neanche il tempo di tirarla via che già il ragno aveva cominciato a farla ruotare vorticosamente, come una trottola. In pochi minuti la fermò: Paulie ondeggiò su sé stessa, completamente disorientata ma agghindata di un meraviglioso abito di ragnatela argentea. Una cosa mai vista, brillante dei raggi della luce lunare, etereo come lei, come una nuvola. - Ahahah! - scoppiò a ridere l'Uomo della Luna - ma che pazzo che sei, son sorprese da farsi, eh?

Il ragno sembrava soddisfattissimo e gongolante, Paulie era senza parole. Ringraziò, li salutò con tanti inchini e tornò dal Narratore, scendendo lungo il filo, accolta dagli applausi di tutti coloro che stavano a bere nella taverna. Tornarono alla reggia proprio mentre la musica delle danze cominciava a librarsi in ogni anfratto di Bosco Buio, pensando alla faccia che tutti avrebbero fatto nel vedere il suo nuovo, incredibile abito.

Re Oberon, che veniva sempre informato di tutto dai suoi sudditi, già era al corrente della cosa e li aspettava sul portone insieme a Titania. Li vide avanzare, gioì dell'espressione radiosa di Paulie e si preparò a complimentarsi con lei quando improvvisamente la fata foca calpestò l'unico pezzo di terra che non avrebbe mai dovuto trovarsi lì. La pestilenziale zolla vagante colpita dalla maledizione di Agdan, che si era fermata a riposare proprio davanti all'uscio. L'invidia che viaggiava con lei colpì immediatamente l'aura felice di Paulie e il suo sogno cominciò a disintegrarsi: in pochi attimi la giovane, bellissima fata foca si ritrovò nuda, coperta solo dalla sua lunga chioma e dalla giacca di tweed che il Narratore precipitosamente le gettò addosso. Come comprese quel che accadeva iniziò a piangere dal dispiacere, re Oberon si chinò a guardare la zolla, la annusò e riconobbe il maleficio della strega ma, anche se con un ordine magico fece scomparire ogni oncia di invidia dalla povera zolla inconsapevole, oramai il danno era fatto.


- Tranquilla, amore. Ci sono io qui con te. Vediamo quel che si può fare, - le sussurrò il Narratore, estraendo dalla giacca il piccolo flauto d'argento, dono di Titania, che aveva il potere di richiamare qualsiasi essere fatato avesse voluto. Suonò, e la dolce melodia attrasse un nugolo enorme di variopinte farfalle che si posarono su di Paulie, rivestendola di ogni colore dell'arcobaleno, e rendendola - se mai fosse stato possibile - ancora più bella di come era stata fino a poco prima. Grida di evviva si alzarono da tutta la reggia e fiaccole illuminarono a giorno lo spiazzo. Ancora una volta, il subdolo demone dell'invidia era stato ricacciato nella sua squallida tana. E, finalmente, le danze poterono cominciare.









 *** FINE ***

sabato 22 novembre 2025

LA FAVOLA DELLA NUOVA FATA

 (Prima pubblicazione 27.06.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, la pianura dei tumuli, dove annualmente si radunava il Popolo Segreto per festeggiare il solstizio d'estate. Quell'anno, re Brian mandò i suoi cortigiani ad invitare il Narratore che accettò di buon grado e partì il mattino dopo aver ricevuto l'invito, alle prime luci dell'alba. Giunse alla pianura che il sole stava tramontando e si accomodò insieme alla corte di re Brian Borough sulle gradinate in legno che erano state allestite. Al centro una enorme pira bruciava allegramente, rischiarando tutta la pianura. Mentre venivano servite bevande e cibo, si alternarono gli spettacoli di cantori, saltimbanchi e ballerini. Tra di essi spiccava, per eccezionale bravura ed eleganza, una fata che il Narratore non aveva mai visto prima. Quando la danza finì e le fate si furono ritirate, il Narratore chiese al re chi fosse quella figura così bella ed eterea. Sul volto di re Brian sembrò passare una nube di tristezza, ma volle ugualmente narrare la storia per come l'aveva personalmente vissuta.

- Devi sapere, amico mio, che in un villaggio umano lontano da qui, viveva una bellissima ragazza, che aveva imparato a danzare e per questo cominciava ad essere ben nota anche in altri villaggi e città. E anche tutti i giovani del posto la corteggiavano, non c'era da stupirsene: un brutto giorno però una sua falsa amica la invitò ad andare ad esercitarsi sulla grande scogliera, con la scusa del panorama maestoso, e mentre lei si distraeva, la spinse. Forse pensava che si sarebbe solo rotta una gamba, invece la ragazza precipitò e morì. La falsa amica fuggì senza avvertire nessuno ma le Ondine avevano visto tutto. Uscirono dai flutti e chiamarono a raccolta il Popolo Segreto, che la trasportò nella mia reggia. Tutti piangevano la perdita di un così grande talento, l'avevamo vista danzare tante volte. Così, scesa la notte, ci recammo alla taverna di Tom de Danann, suonammo il suo violino sin che l'uomo della luna non si affacciò per ascoltarci e lo chiamammo. Subito l'uomo della luna fece calare il filo d'argento del ragno gigante che vive nel lato oscuro della luna e, quando arrivò, gli spiegammo cosa era successo. Lui pensò un po' poi tornò su. Ridiscese tre ore dopo con una piccola fiala, ci disse che conteneva la preziosissima rugiada magica lunare che si formava sulla ragnatela del ragno gigante, e che poteva fare dei veri prodigi. Corremmo dunque a versare le gocce di rugiada lunare sulle labbra della fanciulla che, poco dopo, si risvegliò dall'abbraccio della morte. Ma non era più umana, era una fata. Anzi, qualcosa di diverso, non una fata per natura, ma un umana trasformata, e perciò ora vive sempre distante dalle sue compagne e non osa neanche avvicinare gli umani. Non so se le abbiamo davvero fatto un favore a salvarla ma, in quel momento, non pensavamo ad altro. Magari col tempo accetterà questa sua nuova vita. Per ora è già tanto che ci permette di godere ancora del suo meraviglioso danzare.

Il Narratore disse a re Brian che era d'accordo, e che era comunque più importante averla salvata. Poi promise che avrebbe raccontato a tutti questa storia, così chi un giorno l'avesse incontrata sarebbe già stato preparato. E finirono la notte brindando insieme, e glorificando gli spiriti della natura ed il passaggio del solstizio. La fata nuova? Oh, lei danza, danza sempre, nel pulviscolo del giorno splendente o nel pallido plenilunio.





*** FINE ***

martedì 18 novembre 2025

LA FAVOLA DEL RAGNO DELLA LUNA

 (Prima pubblicazione 24.06.2009)

© Crenabog 




Per quanto la vita nell'antico villaggio scorresse tranquilla, con i ritmi scanditi dalle stagioni e dalle consuete occupazioni, il Narratore non riusciva a stare veramente tranquillo. Aveva viaggiato tanto, e ancora viaggiava, per raccontare le sue storie e così guadagnare per la sua famiglia, dunque aveva visto cose che la maggior parte degli altri neanche sognava. E tra queste cose non sempre ce n'erano di belle. Perciò il Narratore provava sempre una certa preoccupazione nei confronti di Finbar, il suo bambino. Un giorno che se ne stavano entrambi sul dondolo sotto la veranda a guardare in lontananza il fogliame del bosco muoversi al vento di primavera, il bambino gli domandò:- Papà , tu di cosa hai paura? Di morire? , Il padre ci pensò soltanto un attimo e gli rispose:- No, ho paura di perdere te. , e se ne restarono in silenzio ognuno immerso nei propri pensieri. Quando venne la notte, dopo averlo messo a letto e avergli raccontato una favola come sempre, il padre uscì di nuovo sulla veranda e lasciò che il tempo gli scorresse addosso lentamente, ogni tanto dando una boccata alla pipa. In alto le stelle cambiarono posizione e la luna si avvicinò quietamente alle cime degli alberi. Ed ecco che trasse di tasca un piccolo flauto d'argento, molto ma molto piccolo, quasi un fischietto, che anni prima, in gioventù, gli era stato donato da Titania, la Regina delle Fate, per ringraziarlo di aver raccontato molte bellissime storie durante una festa che lei aveva indetto per tutti gli abitanti fatati del bosco. Con quello strumento, gli aveva promesso, avrebbe potuto chiamare a sé qualsiasi essere fatato che avesse voluto, gli sarebbe bastato pensare chi desiderava. Lo suonò sommessamente, con la mente rivolta al Ragno della Luna ed ecco che, da dietro la parte buia del satellite il Ragno Gigante si mosse e scese nel bosco lungo il suo filo d'argento. Senza rumore che non fosse il leggero brusio delle stesse foglie degli alberi, il Ragno si avvicinò e l''uomo lo salutò con cortesia, chiedendogli un dono particolare. Il Ragno gli porse allora una matassa del suo filo d'argento, creato con la stessa materia di cui son fatti i sogni che il favoloso animale manda nelle menti degli uomini quando dormono, sottilissimo, invisibile, indistruttibile. Il padre lo ringraziò con calore e gli offrì di bere da una ciotola che aveva riempito di grappa di denti di leone, potente, del color del sole, inebriante. Il Ragno ne bevve e si allontanò barcollando ma molto allegro, arrampicandosi poi fino alla sua incredibile casa lunare. Il padre salì da suo figlio e legò il filo al polso del bambino, si mise la matassa in tasca e legò al suo polso l' altro capo poi se ne andò anche lui a dormire. E da quella notte in poi, per tutta la vita, ogni volta che non vedeva o non sapeva dove fosse suo figlio, dava un piccolo strattone al filo e poco tempo dopo ecco che suo figlio si faceva vivo e lo rassicurava. Grazie a questa bizzarra magia anche quando furono lontani l'uno dall'altro, lontani veramente non lo furono mai.





*** FINE ***