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lunedì 15 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO SCEMO DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione 15.04.2010)

© Crenabog 




C'era una volta uno scemo, ma era così scemo che era convinto di non esserlo. E aveste visto come si arrabattava, come si ingegnava di campare cercando talvolta l'approvazione degli altri abitanti del villaggio, visto che, essendo un dannato solitario e non avendo amici, parlava e straparlava con i muri, con gli alberi, con le tartarughe che siccome erano lente gli toccava di sorbirsi tutte le sue filippiche. Un giorno al limite del villaggio scoprì una casa abbandonata con un grande muro bianco e, oh!, prese matite colorate e ogni giorno ci andava a scrivere montagne di roba. Ma mica cavoli, proprio montagne, eh! E tutta roba del suo sacco e mai che fosse andato a scopiazzare dai diari degli altri, anche se li lasciavano incustoditi sulle finestre. La gente passava e la voce si sparse e tutti o quasi passavano ogni giorno di là, giusto per vedere che cosa aveva inventato lo scemo, e chi diceva oh, e chi diceva ah, e chi tornava a casa facendosi due risate e chi se ne andava rimuginando sulle cose del mondo. E lo scemo lì, contento, che si credeva di essere utile, considerato, ricordato. Che ne so, apprezzato, e già. Poi una sera fuori della taverna, mentre gli altri se ne stavano seduti a giocare a carte e lui senza quattrini gironzolava intorno, sentendoli, si accorse che parlavano - e tanto - di tutti meno che di lui, e chi pontificava su quelli che scrivevano tomi ponderosi ricalcandoli con la carta carbone da altre parti, e chi scriveva dizionari enciclopedici su tutti tranne che lui - perché si sa che più lui faceva e più la gente si ricordava d'altro - e insomma a farla breve se ne andò leggerissimamente perplesso. Ma allora, la gente davvero preferiva le sciocchezze da quattro soldi scritte dagli altri a tutte le sue facezie? Davvero si toglievano il cappello in segno d'omaggio agli appassionati della cartacarbone? Si sedette sulla riva del fiume a pensare, se valesse ancora la pena di aprire più bocca. E ci pensò, e ci pensò e alla fine aveva pensato talmente a lungo che non gli rimase più niente da pensare per poterlo scrivere su quel muro. Se passate da lì forse il muro ce lo trovate ancora, anche se alla fine la pioggia finirà pure per cancellare tutte quelle scemenze. Ma lui, mica lo so se ce lo trovate ancora.





*** FINE ***

sabato 6 dicembre 2025

LE FAVOLE DEI LETTORI : IL FURTO DEGLI SPRIGGAN di "Morganamagoo"

 (Prima pubblicazione 24.07.2013)

© MorganaMagoo

N.B. sul mio vecchio blog invitai gli altri lettori-scrittori a creare alcune favole brevi e ora le ho ritrovate. Non sono direttamente collegabili alla Saga del Narratore e l'Antico Villaggio ma trovo giusto salvarle, visto che il vecchio blog verrà chiuso e tutti gli scritti andranno perduti. Buona lettura.







Quella mattina i Tuatha dè Danann erano un pò agitati, la voce che correva diceva che alcuni Spriggan avevano rubato loro degli attrezzi per riparare le armi, per cui queste ultime erano praticamente inservibili; avrebbero dovuto catturarne uno, e farsi spiegare il perché dei vari furti, oppure ..

.. chiamarono alcune Fate ed esposero il loro problema. le Fatine corsero subito dalla Regina Mab che, dopo aver ascoltato, cominciò a pensare.

Chi poteva essere stato, e soprattutto perché? Questa era la domanda..

A chi potevano servire quegli attrezzi che servivano esclusivamente per riparare e saldare le spade?

Agli Spriggan no di sicuro, loro erano solo dei ladruncoli.

Pensò pensò e pensò ..ed ecco .. intuizione da Regina....,pensò subito all'Omino della Luna...al suo filo d'argento.. forse si era spezzato? ok, c'era il Ragno gigante che avrebbe saputo ripararlo, ma lui viveva sulla Luna, dall'altra parte della Luna.

,,,l'Omino forse aveva avuto necessità di ripararlo subito e velocemente e, conoscendo la natura ladresca degli Spriggan .. avrebbe fatto sicuramente prima a chiedere loro un aiuto veloce..

La Regina Mab salì sul calesse e si fece portare subito dall'Omino della Luna. Lo beccò in flagranza di reato, era talmente assorto ed intento a riparare quel magico filo d'argento con gli attrezzi degli Spriggan, che manco si accorse dell'arrivo della Regina.

" Signor Omino della Luna, vedo con piacere che abbiamo ritrovato gli attrezzi degli Spriggan, non che ne sia felice, io non sopporto le armi, ma comunque si tratta di un furto".

"Regina Mab Regina Mab, non dica niente a Re Oberon percarità, era mia intenzione far sistemare tutto dagli Spriggannon appena aggiustato il Filo d'argento!"

" Ma Omino perchè rubare? Non potevi chiedere?"

"Regina Mab, avevo fretta, il Ragno gigante è dalla parte opposta della Luna e non mi sentiva, io ho provato a chiamarlo, ma mia figlia era rimasta lì e non riusciva più a ritornare, piangeva, urlava, dovevo aggiustare in fretta il filo! Non avevo tempo di andare a chiedere permessi in giro, avevo frettissima!"

"Uomo, ti capisco ma non ti giustifico. Se hai aggiustato il filo, fai riavere immediatamente tutti gli attrezzi ai Tuatha dè Danann, prima che sia troppo tardi, sai quanto furiosi possano diventare!"."Sì sì adesso è tutto a posto, gli Spriggan sono pronti per andare a restituire tutto".

"Per questa volta non dirò niente a re Oberon e a regina Titania,ma hai un debito d'onore con me, Uomo della Luna. Corri a prendere tua figlia e ci risentiremo. Vai". E la regina Mab risalì sul calesse e ritornò nel suo Regno. Tutto, alla fine, si era risolto per il meglio. I Tuatha dè Danann ritrovarono tutte le attrezzature al loro posto, ringraziarono le Fate, ma non seppero mai cos'era successo quella notte. Rimase un segreto tra Fata Mab e l'Uomo della Luna.





*** FINE ***


sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (settima e ultima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.03.2020)

© Crenabog 





Una volta che il Cath Palug fu uscito, perdendosi nel buio delle gallerie del regno di re Oberon, sul convivio calò un pesante silenzio. Anche il più stupido dei folletti della Contea aveva capito che qualcosa di pericoloso, anzi decisamente mortale, se ne stava impunemente in giro per Bosco Buio; re Oberon alzò una mano e rivolgendosi a tutti gli astanti, disse:

- Avete visto, e avete sentito. D'ora in poi, se incontrerete il Palug fate finta di niente, probabilmente non vi attaccherà ma state comunque attenti, non si sa mai cosa abbia in mente, intanto prepareremo un luogo dedicato a lui dove lasciargli da mangiare sperando che si comporti bene. E se un giorno capiremo che se ne è andato, organizzeremo una festa più grandiosa di questa. Anzi, a tale scopo, nomino già da adesso re Brian ad occuparsi del luogo per il Cath e della organizzazione della festa, quando e se ci sarà.

A queste parole re Brian, che già si era notevolmente ubriacato durante la cena, salì sul tavolo e iniziò a ballare una giga cantando a squarciagola, tra gli applausi di tutti i suoi sudditi che lo avevano accompagnato e le risate degli altri.

Titania si rivolse al Narratore:

- Oberon sapeva bene che Brian sarebbe stato contento e avrebbe sfogato così la sua soddisfazione, ha fatto bene a dargli questo incarico, come vedi si stanno rilassando tutti al guardarlo. Ma veniamo a noi, desidero che sappiate che non ce l'ho con voi due per aver portato qui il Palug, ovviamente non vedevate in lui altro che un normale gatto, anche se di dimensioni molto più grandi del solito. E anche che il vostro dono è stato davvero gradito, perché mi avete dimostrato molte cose, che avete pensato a me, che avete cercato qualcosa di inusuale, e molto raro davvero, e che avrebbe aumentato ancora i miei poteri e - perché negarlo - la mia bellezza, cosa che nessuna donna, dalla più brutta delle Spriggan alla più bella delle Fate, negherebbe mai di desiderare. Quindi abbiate i miei ringraziamenti più sentiti ed in virtù di questo - anche per i molti anni di lieta compagnia che hai donato a tutto il popolo dei Sidhe e a noi - voglio che brindiate con me.

Titania batté le mani e tre fate giunsero in volo, recando bicchieri d'argento niellato con ricami dorati; li posarono davanti ai regnanti, a Paulie e al Narratore e subito volarono via dopo un breve inchino.

- Che la salute sia sempre al vostro fianco, maestà, e il regno dei Sidhe viva per sempre, - disse il Narratore.

- Gioia e felicità a voi, che guidiate tutti in armonia e pace ,- disse Paulie.

- E che questo brindisi faccia felici anche voi, - disse re Oberon, ammiccando verso Titania.

Mentre bevevano il Narratore iniziò a sentire un leggero stordimento, che imputò al vino denso e corposo proveniente dalle vigne dei Broghan di là dal fiume, che era stato servito con larghezza ai tavoli. Un calore morbido e soffuso lo avvolse, e pensò che sarebbe stato più indicato tornare a sedersi prima di perdere l'equilibrio, così si sedette guardandosi intorno vagamente confuso.






- Cosa hai, amore? ,- disse Paulie prendendogli una mano e accarezzandogli la nuca.

- Non so, mi sento un po' strano, sarò stanco, o forse ho bevuto un po' troppo vino..

- Non penso sia colpa del vino, amico mio ,- disse Oberon, ridacchiando. -Sai, sono anni che io e mia moglie pensiamo a come ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, le battaglie combattute insieme, le mille storie con cui ci hai rallegrati, tutti i consigli che hai dato a noi due e a tutto il popolo senza mai tirarti indietro, come se fossi sempre stato uno di noi. Ora, vedi, sappiamo bene che quando tuo figlio è rinato fatato voi due avete finito per allontanarvi, anche se non ve ne rendete conto. Chiaro, lui ora fa parte del Popolo Segreto e come Cinnia avrà una vita lunghissima , come noi, come anche Paulie visto che è una Selkie, e tu lentamente finirai per invecchiare e lasciarci. E' il normale cerchio della vita per gli umani, lo sappiamo entrambi, però questo ci ha fatto pensare a trovare un modo per tenerti vicino il più possibile; quindi, considerato che la regina Titania è da sempre dotata di una infinita bellezza e, anche se tra moltissimo tempo, comunque invecchierà con me abbiamo pensato di comune accordo che l'acqua della fonte della eterna giovinezza era sì, un dono davvero regale, ma che lei non ne aveva veramente bisogno mentre chi ne avrebbe avuto il miglior vantaggio saresti stato proprio tu. Perciò, mi auguro che il vino che ti abbiamo dato non abbia risentito troppo dell'acqua della fonte che Titania ci ha versato dentro ,- e anche la regina si unì al marito nelle risate. Il Narratore era rimasto sbalordito dal tiro che gli avevano giocato, e non sapeva come ringraziarli: davvero un onore troppo grande per chi non aveva mai chiesto nulla se non l'amicizia e il rispetto che tutti gli dimostravano.

- Che ne dici, tesoro, per quanti anni vuoi sopportarmi ancora, visto quel che è successo?

- Per tutto il tempo che avremo, sciocco.. - disse la piccola Selkie, baciandolo.







*** Fine ***

P:S: Questa è l'ultima storia della Saga del Narratore, come vennero in origine pubblicate sul blog "Crenabog" creato su Chatta.it . Da adesso vengono pubblicate le storie ritrovate e le nuove storie della Saga.


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.02.2020)

© Crenabog 





Davanti al tavolo regale stava tranquillamente passeggiando, senza alcun timore apparente di tutta la agitazione che aveva intorno, il gatto più grande che si fosse mai visto nella Contea , e subito la voce della bizzarra creatura corse fino all'ultimo commensale. Il Narratore si rivolse alla regina dicendo:

- Vogliate perdonare, maestà, ho paura che sia colpa nostra. Quando siamo andati a Tir na nOg con Morgana, nel ritornare ci siamo accorti che questo gatto era salito a bordo ma, quando abbiamo preso il sentiero per tornare qui lo avevo perso di vista e pensavo se ne fosse andato in giro per Bosco Buio, non immaginavo certo che fosse sgusciato dentro mentre varcavamo il portone. In effetti, direi che non lo abbiamo proprio visto farlo e la cosa mi lascia piuttosto perplesso.

Titania e Oberon si guardarono negli occhi poi lui lasciò che lei proseguisse:

- Non c'è da essere perplessi, amico mio. Con questo qui bisogna andarci davvero cauti, penso che Morgana lo abbia riconosciuto e sia stata ben felice di essersene liberata. E direi che so anche perché era a bordo, considerato la sua natura beffarda. Tu sai qualcosa di una delle nostre più antiche leggende, quella del re Arthur?

- Poco, invero, se non che combatté contro invasori e fu ucciso in battaglia.



- Già, è passato talmente tanto tempo che anche la storia diventa leggenda, poi mito, poi viene dimenticata del tutto. Arthur fu ferito, nella battaglia contro Mordred a Camdan, e si sparse la voce che fosse morto e fosse stato sepolto ad Avalon. Ma non andò così, il re guarì e tornò a regnare per un breve periodo, mentre lontano dalle sue terre ancora gli antichi dei si agitavano e creavano mostri e sortilegi. A Llanfair, Henwen diede alla luce un minuscolo gatto nero che venne trovato dagli abitanti della zona e da questi gettato in mare dove, per qualche magia, mutò colore del manto e riuscì a nuotare fino a Ynys Mòn. Laggiù qualcuno ebbe la cattiva idea di prenderlo e crescerlo ma non ricevettero ringraziamenti, anzi. Una volta diventato enorme scatenò il suo spirito selvaggio e uccise quasi duecento abitanti e soldati; perciò Arthur, informato della cosa, raggiunse con i suoi quelle terre e iniziò a dargli la caccia. Il fatto che tu lo veda qui dovrebbe farti capire come sia finita, ferì a morte il re e sparì nella foresta. La sorella del re, Morgana, lo raccolse e non ad Avalon lo seppellì ma nella cripta del suo castello, a Hy Breasil, e con le sue spoglie mortali lei, che è una grande maga, ha vissuto per centinaia d'anni, viaggiando senza posa. Capisci anche perchè questo, il Chat Palug delle antiche storie, si sia preso il divertimento di salire su Hy Breasil, per farsi beffe di Arthur ancora una volta. Non scherzate con il Chat Palug, - continuò, alzando la voce affinchè tutti, nel salone potessero sentirla, - non sottovalutatelo e non offendetelo. Troppe terre ha devastato, troppe vite lo hanno saziato. Quindi sia il benvenuto, continuiamo la nostra festa rendendo omaggio al Cath Palug e che qualsiasi casa o sentiero della Contea sia aperto al suo passaggio.




Mentre tutti ascoltavano il lungo racconto di Titania, con timore e stupore, il gatto se ne rimase acciambellato su un prezioso tappeto, come se la festa fosse per lui e niente altro lo preoccupasse. Poi alzò la grande testa, gli occhi gialli brillarono mentre sembrava annuire alla regina; e sempre silenziosamente, come se pesasse meno di una piuma a dispetto dell'enorme mole, attraversò il salone e se ne andò su per le scale.

     

    Continua - e termina - nella settima puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 7





LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6


venerdì 28 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.02.2020)

© Crenabog 




E, dopo giorni e notti di lenta navigazione, infine giunsero ad approdare alle candide rive della terra di Tir na nOg, già affollate da un gruppo di spiriti degli antichi celti. Il coro delle loro voci era sempre grato a Morgana e dimostrava l'attaccamento che legava gli abitanti di quella sorta di paradiso alla sovrana della magia antica: il corteo fatato si diresse verso le sale marmoree della candida torre dalla cui più alta sala lo sguardo spaziava per le praterie sempre verdi dove il mare d'erba rivaleggiava con i marosi del nord. Dopo aver a lungo discusso con i capi di Tir na nOg, Morgana riferì alla coppia quale regalo fosse stato deciso di inviare a Titania, qualcosa di sufficientemente raro da adeguarsi al suo rango. Le ancelle li condussero per scale calpestate da millenni, scendendo nelle calde, umide profondità del castello e raggiungendo una sala spoglia al centro della quale si apriva un pozzo dai bordi di candida pietra istoriata.

- Eccoci nel luogo più sacro, dove si apre il collegamento con l'eternità e fluisce l'energia che tiene in vita questo paradiso. Qualcuno di voi mortali ne sentì parlare e raccontò della mitica fonte dell'eterna giovinezza, confondendo il nome della nostra terra con la definizione di fonte. In realtà eccola qui, e quel che ti diamo adesso è il fluido della longevità e della giovinezza, che impregna tutta la nostra terra e dona pace alle anime degli antichi guerrieri che qui dimorano. Pensi che sia un dono abbastanza prezioso per la regina Titania?

- La mia meraviglia, - disse il Narratore - al vedere questa fonte è così grande che resto senza parole e sono convinto che Titania sarà più che felice di sapere che avete voluto mandargli una tale preziosità. Mi permetto di accettare di portargliela con tutta la cura che gli è dovuta.

Morgana riempì una ampolla in cristallo circondata di un intricato metallo laminato che l'avrebbe protetta dagli urti, la tappò e sigillò con della ceralacca e la porse al Narratore che la ripose nella tasca interna del mantello. Paulie intanto continuava a girare intorno al pozzo affascinata dalla luminosità che ne risaliva, attirata da qualsiasi cosa fosse acquatica, e certamente pensava se fosse o meno il caso di tuffarvisi; ma seppe contenere la sua emozione e tutti insieme tornarono verso Hy Breasil, pronti a riprendere il viaggio verso la spiaggia dei giganti. Il tempo, a Tir na nOg, era perennemente fermo o quanto meno scorreva a ritmi lentissimi, e avrebbero potuto restare lì per mesi senza che nella Contea qualcuno se ne accorgesse. Le schiere degli eroi si accalcarono sulla riva per lanciare grida di saluto, felici per quella visita che aveva momentaneamente spezzato le loro giornate dedicate a raccontarsi gesta formidabili e miti di epoche dimenticate e, dal balcone del castello di Morgana, Paulie e il Narratore risposero con ampi gesti delle braccia.



Continua nella quarta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 4



LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 10.02.2020)

© Crenabog 




Una volta che il folletto se ne fu andato il Narratore si avvicinò alle sponde del lago e chiamò Paulie a riva. Dopo averla asciugata avvolgendola in una ricca tela di spesso lino si misero a sedere e discussero di cosa avrebbero potuto trovare per allietare la ricorrenza di Titania: Paulie elencò tutta una serie di regali ma facilmente lui replicò enumerando tutte le volte che già avevano fatto cose del genere.

- Forse non abbiamo cercato abbastanza lontano, - disse la piccola selkie.

- Eppure la Contea l'abbiamo girata ampiamente, anche i villaggi e le città li abbiamo visitati diverse volte. A cosa stavi pensando?

- Se ne andassimo a parlare con Morgana?

Il Narratore prese tra le mani il volto di Paulie, indeciso se dirgli che aveva visto nella sua proposta un motivo per tornare alla spiaggia dei giganti, dove si erano incontrati la prima volta. Cos'era, un sussulto di romanticismo? O forse il rimpianto per quei mari profondi dove aveva così a lungo vissuto prima di raggiungere la terraferma e donargli la sua pelle di foca, assumendo e restando in sembianze umane?

- Come mai proprio da Morgana vuoi andare, tesoro?

- Ho pensato che una gita su Hy Breasil ci avrebbe fatto bene, tu hai bisogno di svagarti o diventerai troppo pigro a star sempre qui sotto, mentre a me manca il rombo delle onde e il sale negli spruzzi d'acqua.

- E sia, allora vedremo di trovare Morgana e di approfittare di lei. Su, - disse, accompagnando la frase con una piccola sculacciata - vai a preparare quel che ti serve.

Paulie scappò via saltellando, lui non aveva fretta, da anni aveva preso l'abitudine di tenere sempre vicino alla porta una grossa sacca da viaggio con dentro tutto quel che poteva servirgli, vestiti di ricambio, un grosso coltello elfico, attrezzi e tutte quelle altre cose che un uomo non manca mai di portarsi dietro anche se non ricorda più a cosa debbano servirgli. Quando furono pronti uscirono dalla collina di re Oberon e si inoltrarono nella placida oscurità di Bosco Buio dirigendosi verso un folto cespuglio, alto più di un uomo, irto di rovi e more. Il profumo inebriante delle more poteva attirare qualche incauto ma le spine proteggevano adeguatamente il passaggio verso il sentiero specchio che da lì partiva. Come tutto il Popolo Segreto sapeva, e loro anche, i sentieri specchio partivano da punti ben precisi della foresta e finivano in tutte le zone della Contea, e talvolta anche fuori, ben più lontano, restringendo magicamente enormi distanze in poche decine di metri e permettendo a tutti di evitare viaggi di mesi. La coppia si ritrovò in breve sulla spiaggia dei giganti, calpestando attentamente gli enormi lastroni di pietra che la pavimentavano, perennemente coperti da uno strato di acqua salmastra, salsedine e alghe. Il sorriso estasiato sul volto della piccola selkie inevitabilmente riscaldò il cuore del Narratore, mentre lei guardava il mare spumeggiante perdendosi nel ricordo della sua vita passata. Il Narratore era sempre stato preso dai dubbi, se avesse fatto bene a permetterle di lasciare la sua pelle di foca per vivere con lui, ma Paulie gli aveva dimostrato un amore talmente assoluto e così spesso gli aveva replicato di non essersi piegata ai suoi desideri ma di aver solo seguito la sua scelta, che non se ne era più preoccupato; presero posto sul lastrone dove altre volte si erano accampati, ben in alto e al riparo dalla umidità, e iniziarono ad attendere l'arrivo di Hy Breasil. Per essere sicuri di incontrare Morgana, che vagava con la sua isola magica per i mari del nord, il Narratore aveva chiesto a re Oberon di avvertirla del loro viaggio e così un piccolo stormo di corvi era partito in volo alla ricerca di Hy Breasil. Dopo una notte passata abbracciati, avvolti nelle folte coperte di pelle e lana, tipiche dei viaggiatori che visitavano le lande estreme della Contea, la coppia vide sorgere l'alba con un sole rosso fiamma perso nei lontani bordi dell'orizzonte e insieme alla nebbia che sempre l'avvolgeva come una nuvola, per nasconderla agli occhi del mondo, ecco fluttuare la maestosa isola di Hy Breasil. Una volta giunta in secca poterono facilmente salire sulla scala che si dipanava, dorata ed eterea, dai grandi gradini di marmo che conducevano alla reggia di Morgana sino dalla sponda: e dolce fu l'accoglienza che la regina riservò loro, insieme alla sua corte, mentre ripartivano e ragionavano insieme sul loro dilemma. Morgana propose di recarsi fino a Tir na nOg, la terra sacra degli eroi del passato, la terra dell'eterna giovinezza, là dove i grandi stalloni bianchi smuovono zolle di torba mentre galoppano liberi e selvaggi, là dove gli spiriti immortali dei Tuatha dè Danann banchettano al ricordo delle loro imprese leggendarie. E lentamente solcarono i flutti, discorrendo e riposando, mentre nell'aria si alzavano musiche e canti dei bardi della corte di Morgana la meravigliosa, colei la cui vista avrebbe accecato qualsiasi mortale e che per questo non mancava mai - quando il Narratore era in visita su Hy Breasil - di cospargergli le palpebre con l'unguento magico.




Continua nella terza puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 3


giovedì 27 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





Il Narratore amava quel posto, pensò tra sè, decisamente e ogni volta che ci pensava era grato a re Oberon per avergli permesso quella scelta: la loro lunga amicizia, il mai celato desiderio di Oberon di ascoltare i suoi racconti, in parte anche il fatto che per le costruzioni il Narratore avesse messo mano al grande tesoro che aveva accumulato durante la guerra contro la strega, tutto aveva fatto sì che re Oberon facesse costruire una grande villa vicino al lago sotterraneo, nella imponente caverna sita nei bassi recessi della sua corte, perennemente illuminata dal lucore verde di milioni di funghi fosforescenti che avvolgevano ogni asperità rocciosa di un tono di luce soffuso e riposante. La villa doveva essere la dimora di Paulie, la selkie, affinchè non sentisse più la mancanza dello spumeggiante mare del nord dove aveva vissuto con le sue sorelle ed i tritoni ma potesse vivere vicino al Narratore e nuotare ogni volta che ne avesse avuto voglia nelle calde acque del lago sotterraneo, alimentate dal fiume che scendeva da monte Atro e che defluivano verso il mare tornando al fiume grazie a dei canali sotterranei, perennemente calde grazie a certi sfiatatoi ipogenei. Paulie, il Narratore la guardò uscire dalla villa sotto il cui patio lui riposava sdraiato, avanzò verso la riva, lasciando cadere in terra la veste di seta che ricopriva il suo corpo da bambina e come ogni volta al Narratore prese a battere il cuore in petto con tutto l'amore che portava per quella compagna che non aveva mai cessato di stargli accanto. E ogni volta si stupiva al guardare quel corpo infantile , quei capelli lunghissimi, nel quale si nascondevano le centinaia di anni già vissuti dalla selkie. Come aveva potuto decidere di legarsi ad un umano, dalla vita tormentata e breve, era un mistero che il Narratore aveva smesso di affrontare da tempo, preferendo la felicità di averla vicina; Paulie si immerse, iniziando a volteggiare e folleggiare nell'acqua, seguita subito da un nugolo di minuscole fate che abitualmente venivano a trovarla. Era decisamente uno spettacolo, pensò il Narratore, indeciso se andare anche lui a nuotare o se restare sdraiato sul grande comodo divano rivolto verso il lago. In verità, non fu una decisione difficile, tirò fuori la pipa e la caricò sapientemente, accendendo poi l'aromatico tabacco e rilassandosi. Là sotto era facile perdere il senso del tempo, in un continuo morbido fluire della vita, ed il Narratore non ripensava sovente a tutte le avventure vissute, sino alla rinascita di Finbar; Finbar, che ora viveva con Cinnia nella grande casa di legno che le fate avevano costruito per loro su un gigantesco - e, bisogna ammetterlo, molto paziente, visto che sopportava e sorreggeva tutta quella confusione - albero centenario posto in una radura vicino alle colline di re Brian Borough e di re Oberon , e che ogni tanto veniva in visita con lei alla villa sotterranea. Erano trascorsi diversi anni, ma l'unico a portarne i segni era solo il Narratore, unico vero umano in mezzo al Popolo Segreto. Anche Finbar aveva ricevuto la sua parte fatata ed ora poteva portare avanti la sua vita con Cinnia. Amavano parlare con gli alberi e le piante, avendo ricevuto quel dono dagli Uomini Verdi molti anni addietro, e ogni tanto salivano sulla Luna a trovare il padre di Cinnia. Tutto il Popolo dei Sidhè viveva una pace da lunga data, dopo la guerra con i Troll che aveva riportato i nani nelle loro caverne dentro monte Atro e la suddivisione dei territori, quelli più profondi ai nani e quelli esterni e più in alto ai Troll. Anche i maghi dell'Ovesturia e la strega del nord da tempo non si facevano sentire: e anche con gli umani dell'Antico Villaggio le cose si erano sistemate, visto che avevano aiutato gli abitanti nella lotta contro gli esseri diabolici che avevano decimato la popolazione. In quell'occasione la moglie del Narratore era morta e i civili avevano finalmente visto con i loro occhi l'esistenza dei Sidhè. Una reciproca tolleranza aveva portato ad anni di tranquillità e certamente il Narratore non rimpiangeva le lunghe traversie vissute. Così, mentre se ne stava beatamente fumando, accolse con simpatia un minuscolo leprechaun che gli tirava la manica della giacca per richiamare la sua attenzione.

- Felice giornata a te, amico mio, cosa desideri?

- Volevo ricordarti che tra un mese ci sarà la celebrazione del compleanno di Titania! Immagino che anche voi vorrete farle un dono, giusto?

- Ma certamente, anche se pensavo che oramai la regina non tenesse più il conto dei suoi compleanni, - celiò il Narratore.

- Eh eh, già, in verità sembra che già da moltissimo tempo abbia smesso di contare gli anni, ma un compleanno è sempre una occasione per far festa, giusto? E quando mai i Sidhè hanno perso un occasione per far festa?

- Hai ragione, era talmente ovvio che non ci avevo riflettuto. Bene, allora ne parlerò con Paulie e vedremo cosa fare. O magari la regina ha lasciato già intendere cosa la rallegrerebbe?

- Veramente siamo tutti in dubbio, oramai credo che gli sia stato regalato tutto quel che era possibile regalargli. Non so proprio che cosa potrebbe stupirla..

- Allora sarà una sorpresa, e grazie ancora di avercelo ricordato, amico mio!

- A rivederci presto! - esclamò il leprechaun saltellando via nella sua rutilante giacchetta di panno verde, tenendo ben calcato in capo il cilindro..





Continua nella seconda puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 2



mercoledì 26 novembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DI RE BRIAN E I DONI PERICOLOSI

(Prima pubblicazione 11.10.2010)

© Crenabog 

AVVERTENZA. questa favola non rientra nel continuum della Saga del Narratore. E' una storia a sé stante che fu pubblicata nel blog di "ninfeadelnilo ", una cara amica blogger che come me scriveva su Chatta.it . Questa storia è molto antecedente alla Saga vera e propria, infatti Finbar, il figlio del Narratore, qui è ancora un ragazzino, e anche lo stile è quello delle prime favole e non quello della Saga. Mi auguro comunque che a voi nuovi lettori, che state apprezzando questi miei racconti, possa divertire.




C'era una volta, nel villaggio che ben conosciamo, il figlio del narratore che, come sempre, non riusciva a starsene fermo dentro casa ma amava sin troppo andare a girare nel Bosco Buio. Dunque, anche quel giorno preparò la sua sacchetta di cose da mangiare, piccoli doni per chi - del Popolo Segreto - avesse incontrato, e si incamminò per il sentiero. Arrivato che fu nella radura dei Tumuli si sedette e, come spesso avveniva, di lì a poco giunse re Brian Borough con un gruppetto di folletti suoi cortigiani. Stavano trascinando un sacco così grande, ma così grande che il piccolo non sapeva se mettersi a ridere o essere preoccupato. Dopo aver ben salutato tutti, chiese a re Brian cosa mai avesse là dentro e lui, ghignando pericolosamente, disse che aveva dei regali a sorpresa per certe persone del villaggio che non erano state abbastanza riguardose verso di lui. 

Oh!, - disse il bambino - e cosa mai volete fare, Sire? 

Re Brian, ovviamente, punto sul vivo, si scatenò subito nel raccontargli tutto: - Devi sapere che il locandiere non ha permesso ai miei folletti di scaldarsi vicino al suo camino ed ecco, qui dentro ho Ariel il gobelin che col suo ombrello gli tapperà la canna fumaria e gli riempirà la locanda di fumo! L'acquaiolo non ha lasciato che il mio troll riempisse le sue borracce al pozzo e allora gli manderò Samir il leprechaun con un cammello magico che si berrà tutta l'acqua del suo pozzo. E il maestro della scuola ha sgridato uno dei miei figlioli scambiati, che avevo mandato nella sua aula per imparare a scrivere. Perciò gli manderò Fox il nano pazzo, travestito da bambino, così ogni volta che vorrà insegnare qualcosa Fox gli riderà in faccia e nessuno gli crederà più. E infine...una favolosa zanzara gigante che mi era stata regalata dal re dei nani di Kazad-Dhum e che , se devo essere sincero, col suo chiasso mi impedisce di dormire. Non vedo l'ora di liberarla fuori dai confini del mio regno così da starmene un poco in pace!

 Re Brian se la rideva a crepapelle al pensiero di quel che avrebbe combinato da lì a poco e il bambino pensava a come avrebbe potuto evitare tutto quel pasticcio e disse:

- Sire, potrei forse farvi un meraviglioso dono in cambio della promessa di tenere per voi tutte quelle persone?

Il re , ovviamente incuriosito, chiese subito di cosa si trattasse. 

- Ecco Sire, ho con me la biglia più grande e più bella che sia mai stata fatta! Quando la rimirerete, Ariel potrà proteggerla dai raggi del sole col suo ombrello, Samir lascerà che rotoli sulle gobbe del cammello per il vostro divertimento, Fox vi dirà quali strane visioni vedrà al suo interno e potrete spassarvela a far danzare la vostra zanzara sulla mia biglia. Sarà uno spettacolo unico! 

Re Brian Borough non ci pensò un attimo, allungò la mano con la promessa che avrebbe desistito da spedire quei guai al villaggio e il bambino trasse di tasca una biglia enorme, di vetro azzurro purissimo con microscopiche scaglie d'oro all'interno, dono che un giorno, di nascosto al narratore, gli aveva fatto Paulie, la fata foca che amava suo padre, per farlo felice. Gliela diede, certo che Paulie non se ne sarebbe dispiaciuta, e una volta ancora salvò il villaggio da quel pestifero re Brian!




*** FINE ***