Visualizzazione post con etichetta spriggan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spriggan. Mostra tutti i post

domenica 23 novembre 2025

LA FAVOLA DEI TEMPI OSCURI (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 16.09.2013)

© Crenabog 




Nella grotta del lago sotterraneo dove Titania aveva allestito l'alloggiamento di Paulie, per consentirle di vivere tra di loro e di avere sempre l'acqua a disposizione per poter nuotare, l'atmosfera non era delle migliori. Benché amorevolmente attorniato dalle fate e dalla stessa Paulie, il figlio del Narratore trascorreva il tempo tristemente, dopo aver avuto notizia della morte della madre. Essendo spesso in viaggio col padre e ancor più spesso in giro da solo nelle profondità di Bosco Buio, negli ultimi tempi si era trattenuto poco, troppo poco, a casa e ora rimpiangeva di non esserle stato vicino anche se, grazie a questo, si era salvato. Anche se stava decisamente crescendo, restava poco più che un bambino e tutti i momenti felici della sua infanzia tornavano a tormentarlo. Paulie cercò in tutti i modi di consolarlo, sempre senza mai fargli pesare il suo amore verso il padre e inventò per lui nuovi giochi e racconti per distrarlo.


Nella grande grotta, pulsante di una morbida luminescenza dovuta a certi funghi sotterranei diffusi su tutte le pareti, il tempo scivolava via senza soluzione di continuità, dilatandosi morbidamente nel quieto silenzio interrotto dalle risate delle fate e dal ritmico gocciolare delle formazioni rocciose. Paulie ogni tanto cantava, antiche canzoni del suo popolo, le fate foca dei mari del nord, con la sua voce a tratti roca, a tratti cristallina ma molto diversa dalla modulazione che un umano avrebbe dato. Il ragazzino si incantava perdendosi in quelle note e sembrava dimenticare, anche se per poco, la tragedia che lo aveva colpito. Pian piano comprese e accettò il fatto e il suo spirito iniziò a proseguire il cammino della vita, mentre nuotava scivolando lento sotto il pelo dell'acqua, tra le magiche ninfee sotterranee.


Era una notte buia, al punto che l'oscurità sembrava poter inghiottire anche il riverbero delle luci delle fiaccole accese lungo il sentiero che portava alla collina di re Oberon, quando il portavoce dei troll e la sua scorta giunsero. Non avrebbe potuto essere altrimenti, considerato che la luce del giorno paralizzava gli enormi esseri al punto da indurre le loro funzioni corporali ad una stasi quasi mortale. Se fossero rimasti a lungo esposti ai raggi solari, sarebbero stati prede inermi dei nemici, e avrebbero potuto comunque morire internamente anche se non attaccati da alcuno. Con grande difficoltà riuscirono ad entrare nel mondo sotterraneo del Popolo Segreto, e a sedersi nella enorme sala reale. La discussione durò un tempo infinito, i troll non amavano avere rapporti con nessuno, e di solito scendevano solo per divorare e depredare le zone circostanti. Erano creature estremamente pericolose e solitamente inaffidabili ma il loro portavoce sembrava avere grande voce in capitolo e gli altri obbedivano ad ogni suo cenno, limitandosi a restare silenziosi e fermi. Re Oberon spiegò la situazione e Rogh, il portavoce, ammise che bisognava prendere provvedimenti prima che la Corte infernale perdesse il controllo e devastasse anche i territori dei troll. Il re del Popolo Segreto chiese quindi se fossero disposti a combattere insieme a loro, certo che la loro forza avrebbe costituito un elemento di favore potente: Rogh replicò che una contropartita era necessaria e propose un accordo. Oberon si consultò con Titania e i dignitari, in molti scossero la testa e imprecarono, ma alla fine dovettero cedere. E i troll ripartirono nel buio.





Il Narratore venne quindi chiamato e lasciò suo figlio insieme a Paulie, per risalire la scalinata che conduceva alla sala delle riunioni di corte.


- Eccoti qui - disse Oberon. - Ho preferito non farti essere presente, i troll non amano il Popolo Segreto e ancora meno amano gli umani. Non volevo pensassero che volevamo ingannarli; comunque, la trattativa è stata conclusa.

- Sembra una buona notizia, sire.

- In verità, non ho idea di quanto lo sarà. Hanno accettato di scendere in campo con noi ma ho dovuto dargli quel che hanno sempre voluto..

- Cosa, se posso chiedere?

- Un trattato. Abbiamo dovuto riconoscere pubblicamente la loro forza, cosa alla quale tenevano particolarmente, essendo i troll una razza molto suscettibile e orgogliosa. E concedere loro il Monte Atro, promettendo che il Popolo Segreto non vi abiterà più, né sulla superficie né nelle profondità. Dovremo quindi avvertire tutti gli esseri fatati di allontanarsi e trovare altri alloggiamenti. Potrebbe essere un problema, questo.

- Perché mai?

- Perché ve ne sono moltissimi, di ogni specie: intanto, dovremo creare case per loro, anche se Bosco Buio è così grande che credo sarà abbastanza facile.


Il guaio è che molti di noi sono poco malleabili. Immagina andare a dire ai pooka, ai kneveleddin, agli spiriti, ai guardiani dei prugnoli e a tutti gli altri, quegli altri che di solito prima attaccano, uccidono e poi ti stanno a sentire, di lasciare le loro terre.. Mah. In qualche modo faremo. Da domattina le nostre fate voleranno su monte Atro e avvertiranno tutti, diffondendo la voce, noi invece da stasera stessa manderemo gli gnomi e i folletti a creare nuove case sugli alberi, sotto le colline.

- E magari anche a realizzare nuovi tumuli, direi. Sotto, potranno scavare e allargare le loro dimore quanto vorranno.

- Già. Re Brian, vuoi venire qui, per favore?

- Maestà?

- Immagino che tu abbia ascoltato, anche se facevi finta di stare a giocare seduto su quella pentola di monete d'oro. Per cortesia, comincia a farla sparire, qui non ne abbiamo bisogno. Ecco. Allora, puoi mandare i tuoi folletti a fare questo lavoro? Adesso?

Re Brian, sentendosi leggermente in colpa per aver origliato tutto, sorrise e si dichiarò disponibile ad eseguire l'ordine quanto prima, poi si congedò e tornò ai suoi possedimenti. Ma non prima di aver fatto comparire piccole pentole di monete qua e là, nei corridoi della reggia di Oberon, per la felicità degli spriggan che corsero a prenderle.. e per il loro disappunto quando scomparvero alla prima luce dell'alba.





Continua nella settima puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 7



sabato 22 novembre 2025

LA FAVOLA DI RE BRIAN CHE FECE IL FURBO

 (Prima pubblicazione 24.06.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, oltre la barriera di Bosco Buio, la radura dove spiccava la collina sotto la quale ferveva la reggia di re Brian, il re dei folletti. Re Brian Borough era ben conosciuto da tutto il Popolo Segreto, per le sue continue burle e bizze, e di solito tutti cercavano di tenerlo alla larga. Ma siccome in fondo era un buontempone, era diventato amico del Narratore del Villaggio, e da lui spesso si recava la notte, a far chiacchiere, fumare la pipa o per organizzare qualcosa. E anche quella notte, la notte di cui parliamo stavolta, re Brian se ne stava col Narratore seduto sotto il portico a tirare nuvole di erbapipa verso l'alto.. Poi, siccome si era stancato di star lì a girarsi i pollici, propose al Narratore di andare a bere un boccale alla taverna di Tom de Danann, nel pieno di Bosco Buio. Si incamminarono dunque, col sentiero rischiarato dalle lanterne portate dai folletti che facevano da scorta al loro re, e giunsero tranquillamente alla porta coperta di muschio della locanda. Bussarono e la moglie di Tom li fece accomodare ad un grande tavolo di quercia, portando loro boccali di birra fresca. Tom, come sempre, rallegrava i clienti col suo violino, tanto amato dall'uomo della luna, che per sentirlo a volte scendeva giù grazie al suo filo d'argento. Dopo un po' re Brian adocchiò un gruppetto di spriggan che bevevano da una bassa ciotola. Si sa, gli spriggan sono MOLTO piccoli.. e amano giocare a dadi. Perciò re Brian li invitò a giocare a dadi con lui ma, siccome amava vincere tanto quanto odiava perdere, tirò fuori dal panciotto i suoi dadi truccati. Gli spriggan, che per tirarli dovevano alzarli tutti insieme e farli rotolare, non potevano riuscire ad accorgersi che un lato era più pesante di un altro, e in capo a pochi tiri stavano già perdendo clamorosamente e arrabbiandosi ancora di più.


A quel punto re Brian disse che la partita era finita e che non pretendeva oro da loro ma voleva che ognuno di loro gli portasse dieci pagnotte. Era convinto che con questa furberia si sarebbe riempito la cucina per qualche giorno. Gli spriggan squittivano e strillavano furibondi , convinti di essere stati truffati, ma davanti al fatto che tutti li stavano guardando, si azzittirono e promisero di portare al re dieci pagnotte di pane a testa, poi corsero via. Re Brian se la spassava sghignazzando mentre il Narratore restava piuttosto preoccupato: conosceva bene l'indole vendicativa degli spriggan e non avrebbe fatto volentieri a cambio con il re, in quel momento. Un ora dopo gli spriggan tornarono e posarono sul tavolo dieci pagnotte di pane a testa; ma re Brian vide bene che le avevano fatte per la loro misura e non per la sua , quindi erano poco più che delle briciole! Re Brian Borough cominciò a dire che lo avevano imbrogliato e subito gli spriggan gli indicarono la finestra: da dove il re poté scorgere gli spiriti malefici degli alberi che proteggevano gli spriggan, chiaramente in attesa di un loro segnale per attaccare. Così, il re dovette tenersi la beffa e ringraziarli anche; se ne andò borbottando con la sua scorta, mentre il Narratore restava a intrattenere i clienti di Tom con le sue storie, fino al mattino.





*** FINE ***


venerdì 21 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (decima puntata)

 (Prima pubblicazione 01.02.2013)

© Crenabog 





" Finalmente, sei tornato. Iniziavamo a preoccuparci, poi le fate di Bosco Buio ci hanno avvertito che eravate ospiti di re Brian - esclamò Oberon, Signore del Popolo Segreto.- Immagino che te la sarai cavata bene, a quanto vedo!"

" Grazie, maestà. Ho avuto qualche incontro imprevisto ma alla fine sì, è andato tutto bene e ho potuto portare con me una parte del vecchio tesoro di Afelia."

" Sicuramente ti riferisci a Lahin; non credevo che fosse ancora là. Che fine ha fatto? "

" L'ho persa di vista quando le mura del castello non hanno retto e sono cadute. Immagino che possa essere morta ma non ne sono sicuro."

" Ad ogni modo non mi preoccuperei, il Portale è stato legato da un incantesimo e non può oltrepassarlo, quindi, a meno che non voglia viaggiare fin qui, e ne dubito, e sempre che sia ancora viva, Lahin non è un nostro problema. E poi,- fece, rivolto alla sua corte, - se mai si presentasse qui troverebbe una accoglienza adatta a lei! Giusto?" , concluse, lasciando che tutta la corte esplodesse in grasse risate. Tra il Popolo Segreto e streghe e negromanti non era mai corso buon sangue, e più d'uno di loro non aveva fatto ritorno vivo alle sue dimore.



" Maestà, per ringraziare vostra moglie per la sua infinita gentilezza, mi sono permesso di portare in offerta alcuni doni dal tesoro che ho portato con me... volete gradirli?"

" Uomo sciocco! Non ce n'era bisogno. Per noi è stato un piacere poterti aiutare ma, se proprio ti va, accettiamo di buon grado."

Il Narratore estrasse dalla giacca un anello elfico di grande bellezza e lo diede a Titania che sorridendo se lo mise al dito medio della mano destra; e una pietra preziosa dalle mille sfaccettature luminose donò a re Oberon, che lo ringraziò. Poi Titania si rivolse all'uomo:

" Le voci di Bosco Buio mi hanno narrato anche un altra storia, caro amico. Ho la sensazione che tu e Paulie abbiate qualcosa da dirmi.."

Il Narratore si voltò a guardare Paulie, seduta timidamente al suo fianco.

" E' esatto, mia signora. Voi conoscete la nostra storia, e avete accettato di ospitare Paulie nelle grotte sotterranee dove può nuotare liberamente insieme agli altri esseri fatati. Ma abbiamo dovuto fare i conti con i nostri cuori, e loro non sanno cosa sia la ragione. Stare lontani era una sofferenza, ora è un dolore. Qualcosa dobbiamo fare per risolvere questa faccenda: Paulie non accetterà mai di tornare al Mare del Nord né io me la sento di non rivederla più. So bene che la mia situazione mi impedisce di vivere una vita regolare insieme a lei ma almeno vi chiediamo di permetterci di viverla nel mondo del Popolo Segreto. Lei continuerà a stare qui, non verrà più al villaggio, io verrò a trovarla e quando lo farò sarà come se fossimo la stessa cosa. Ce lo concedete? ", disse, guardando Paulie negli occhi, mentre lei arrossiva in silenzio.




"Temevo che sarebbe successo, prima o poi. Sai che l'unione tra un uomo e una fata foca non è una cosa facile: la sua pelle originale va conservata nel più stretto segreto perché se venisse ridata a lei, sarebbe costretta ad indossarla e tornare al mare. Anche la lontananza dall'acqua la farà soffrire ma a questo si può rimediare. Tu, piuttosto, veramente la desideri al punto da voler vivere un altra vita qui tra noi, tutte le volte che lo potrai fare? Non tratterai male questa nostra sorella? "

" Ci ho pensato a lungo, mia signora. No. Non potrei mai, così come non posso più perderla."

" E allora va bene. Dopo che avremo festeggiato il tuo ritorno da Afelia, andrai al villaggio e ricomincerai come sempre la tua esistenza, badando a centellinare il tesoro che hai con te, cambiando le pietre in villaggi e città lontani, per non dare pensieri strani ai tuoi concittadini. Noi qui, intanto, sistemeremo alcune cose insieme a Paulie e poi ti manderemo a chiamare. Ora basta, pensiamo ad altro: sono certa che tutti, qui, sono ansiosi di ascoltare le tue avventure ad Afelia. E mio marito sarà sicuramente il più curioso tra di loro. - rise, rivolta a re Oberon. Il Narratore prese le mani di Paulie tra le sue, si alzò in piedi, guardò gli innumerevoli gnomi, coboldi, spriggan, boogie, nani, folletti, leprechaun seduti nella grande sala; le fate sedevano sugli scaffali che costellavano i muri illuminando a giorno la sala con il loro luccichio e persino qualche troll sedeva in fondo, intenti a maneggiare botti di sidro. I loro sorrisi riscaldarono il suo animo, alzò una coppa in segno d'omaggio a tutti loro, ed iniziò a narrare.


******

Re Brian parlottò a lungo, quella sera, insieme ai suoi luogotenenti, mentre sul lungo tavolo di quercia i boccali di idromele si susseguivano. Piani vennero elaborati, voglie inconfessate vennero espresse, problemi logistici vennero esaminati e le sacre pietre runiche vennero consultate, ma alla fine la conclusione non fu che una: i folletti volevano il resto del tesoro di Afelia e in un modo o nell'altro lo avrebbero avuto..




******

Seduta su un ramo, la gatta guardava la luna. Nell'aria ancora stagnava lieve il pulviscolo dei detriti. Ringraziò la Grande Madre per la sua capacità di mutare forma: un gatto, agile e scattante, aveva più possibilità di un essere umano di scivolare tra tra le rocce cadenti e salvarsi la vita..

" Tutta questa oscurità, tutti questi anni, tutta questa solitudine.

Così inutile..

Cercavo solo un bagliore che mi riscaldasse la vita.", pensava tra sé e, i suoi, furono pensieri di vendetta.


******

 Paulie sedeva allacciandosi le gambe con le braccia esili, tra le pellicce che coprivano il grande letto. Al morbido chiarore della luna, che filtrava dalle finestre della camera offerta da Titania, guardava il Narratore dormire disteso vicino a lei. Non l'aveva voluta prendere, e questo poteva comprenderlo. Anzi, ne era stata contenta, limitandosi a restare abbracciata a lui fin che il sonno non lo aveva trasportato nella dimensione del sogno. Lentamente, argentee lacrime di felicità scesero sul suo viso da bambina. Il Narratore dormiva, e i suoi sogni li conobbe soltanto lui.





     Qui termina la favola del Signore del Wangshire, così come viene ricordata dal Popolo Segreto.


*** FINE ***


giovedì 20 novembre 2025

LA FAVOLA DEL SONNO RUBATO

 (Prima pubblicazione 27.04.2011)

© Crenabog 




Il Narratore era stato fuori alcuni giorni per andare ad una fiera dove aveva raccontato le sue storie e aveva guadagnato come al solito un po' di soldi per la sua famiglia, se ne stava quindi tornando verso l'Antico Villaggio quando, colto da una grande stanchezza, decise di fermarsi a riposare in una radura di Bosco Buio prima di arrivare a casa propria. Scelse quindi un bel prato erboso, una roccia tonda e coperta di muschio, arrotolò la giacca come cuscino e si distese a dormire. Sfortuna volle che poco dopo passasse di là un folletto alquanto dispettoso che decise di giocare una beffa al Narratore. Si avvicinò e pose accanto al suo orecchio una piccola ampolla, batté piano sulla sua fronte e fece scivolare via tutto il sonno poi se la svignò ridacchiando. Pochi minuti dopo il Narratore si svegliò convinto di aver dormito chi sa quanto e tornò a casa ma l'incanto del folletto fece bene il suo lavoro. Passati due giorni ancora non riusciva a prendere sonno ed era sempre più stanco, al punto da non reggersi in piedi. La sua famiglia era preoccupata e sua moglie gli consigliò di andare a cercare aiuto a Bosco Buio. Il Narratore si incamminò poggiandosi ad un vecchio bastone e tornò a distendersi dove era successo il fatto: passata qualche ora ecco venirgli incontro re Brian Borough, allegro nel suo panciotto dorato, che si lisciava la corta barba rossa, accompagnato da uno stuolo di folletti, gnomi, spriggan, leprechaun... Chi reggeva il mantello, chi la corona, chi lo scettro e chi portava cestini di cose da mangiare, se per caso il re avesse avuto fame. Appena si furono salutati e il re ebbe sentito la storia, ridendo disse che aveva capito cosa poteva essere successo e si mise a cercare intorno; chiamò quindi il Narratore e gli mostrò un vecchio albero cavo con un foro dal quale si vedeva una minuscola cameretta leziosamente arredata con piccoli mobili di legno e foglie, e il folletto profondamente addormentato che russava. Mentre il Narratore cominciava seriamente ad arrabbiarsi, re Brian si fece portare dai coboldi un nido di calabroni che stava appeso ad un ramo là vicino, lo incastrò nel foro dell'albero e subito il terribile ronzio delle bestiole svegliò il folletto che spaventatissimo urlò che lo liberassero da quella trappola. Re Brian si fece promettere che avrebbe riparato il mal fatto e poi liberò l'apertura del cavo dell'albero. Il folletto porse l'ampolla ancora quasi piena al Narratore poi cercò di scappare ma re Brian fece presto ad afferrarlo e, pronunciando un incantesimo, gli fece comparire due campanelle d'oro alle punte delle orecchie. Per questo il folletto non riuscì più a prendere sonno ed ebbe molto, moltissimo tempo per pentirsi di aver dato noia ad un vecchio amico del re dei folletti. Il quale, ogni volta che a corte si narrava questa storia, sempre se la rideva di gusto insieme a tutti i suoi cortigiani. Il Narratore? ah, lui tornò a casa, si versò il sonno nell'orecchio e dormì, come era suo diritto, tre giorni e tre notti.




*** FINE ***

mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DELLE UOVA RUBATE

 (Prima pubblicazione 11.07.2009)

© Crenabog 




C'era una volta, in quel paesino indaffarato e fuori dal tempo, un bambino che aveva chiesto a suo padre, il narratore del villaggio, un animaletto e alla fine il padre gli aveva permesso di tenere qualche bestiolina in un piccolo spazio del giardino che aveva recintato. Oltre ai coniglietti e ai porcellini d'India del bambino, il padre aveva anche portato un paio di paffute galline bianche che aveva acquistato al mercato ed ogni giorno andava a prendere le uova che facevano, cucinando così delle frittate, facendo dei dolci alla crema e sbattendo le uova con lo zucchero al mattino per il piccolo per fargli fare una colazione buona e robusta. Ma, qualche tempo dopo, le uova non le trovava più. La cosa inizialmente lo mise di malumore, provò a cambiar mangime alle galline, ma niente: allora si mise di punta a controllarle e vide che invece le uova le facevano ancora. Allora se ne stette seduto in un angolo zitto zitto e restò ad osservare, ed ecco che da un buco nel muro d'angolo della casa spuntarono dei piccoli Spriggan che, saltellando, corsero a rubare le uova trascinandole nella tana che avevano fatto. Quando lo raccontò al piccolo questi, preoccupato d'avere la casa invasa dagli Spriggan chiese al padre cosa si potesse fare per cacciarli via. Gli Spriggan erano dei folletti minuscoli ma terribili, quando fan la tana da qualche parte non c'è più verso di riuscire a prenderli e son capaci di restarci per generazioni intere, rubacchiando qualsiasi cosa e mangiando di tutto. Suo padre gli disse di stare tranquillo che avrebbero trovato la soluzione. La prima notte di luna piena se ne andarono insieme nel folto bosco buio, portando con sé la lanterna e alcune cose sicuramente utili come un ramo di timo serpillo contro le Fate cattive e una campana d'argento per spaventare i lupi mannari che talvolta si spingevano sin là. Arrivarono alla radura dei Tumuli e il padre suonò nel minuscolo flauto magico che conservava gelosamente. Una luce tenue annunciò l'arrivo di Titania, la regina delle Fate, che amava molto ascoltare le sue storie e volentieri gli concedeva udienza. Si inchinarono e gli spiegarono il loro problema. Titania fece una delle sue famose risate cristalline e battendo le mani fece comparire un piccolo uovo dicendo loro di metterlo tra quelli delle galline, che tutto si sarebbe risolto. La ringraziarono inchinandosi garbatamente e il padre volle narrargli qualcuna delle storie che tanto la divertivano; mentre erano seduti sul muschio si accorsero che da dietro gli alberi, per rispetto alla regina, si tenevano celati ma in ascolto anche i leprechaun, i gobelin e altri piccoli folletti. Qualche foglia cadde loro in testa e alzando gli occhi scorsero con fatica un piccolo di troll, aggrappato ad un ramo, anche lui impegnatissimo a sentire le favole del narratore. Alle prime luci dell'alba gli abitanti del Mondo Segreto si diressero furtivi alle loro abitazioni, Titania si dissolse nella luce salutando graziosamente e loro tornarono al cortile dove confusero l'uovo tra gli altri e si nascosero a sbirciare. Eccoli lì, quei pestiferi Spriggan, che vanno a prendere le uova, e come corrono nella loro tana. Ma non passò neanche un quarto d'ora che urla e strilli iniziarono ad uscire dal buco insieme a del fumo nero...eccoli gli Spriggan come scappano con i loro piccoli sederi in fiamme! Saltano e corrono a perdifiato verso il bosco! E dietro di loro svolazzando a neanche un metro da terra un cucciolo di drago con gli occhi strabuzzati e lingue di fiamma che schizzano verso i folletti! Tenendosi la pancia dalle risate padre e figlio si incamminarono verso la piazza del villaggio per raccontare a tutti quel che era successo e come gli Spriggan avessero imparato la lezione: mai fare una tana in casa di chi ne sa più di te.





*** FINE ***




martedì 18 novembre 2025

LA FAVOLA DEL FOLLETTO NASONE

 (Prima pubblicazione 19.10.2009)

© Crenabog 







Finbar, il figlio del Narratore, un giorno se ne andò con i suoi amichetti del villaggio a giocare a palla oltre il fiume e verso il Bosco Buio. Una volta lì presero a correre e a scalmanarsi dietro la palletta, tirandola sempre più forte sino a che non finì oltre una massa di cespugli. Andarono a cercarla e scoprirono dietro i rovi l'imboccatura di una piccola grotta, stettero un attimo a decidere cosa fare quando ecco che la palla tornò verso di loro, lanciata forte, ma sgonfia. Ovviamente si arrabbiarono e , senza pensare a chi ci fosse dentro, si avvicinarono strillando che queste non erano cose da farsi. Gli rispose un vocione roco:-" Non voglio essere disturbato in casa mia!" I bambini restarono stupiti, chi mai poteva esserci là dentro, troppo piccola perché fosse un gigante, troppo vicina al fiume perché fosse un orco (che non amavano affatto l'acqua e l'idea stessa di pulircisi..). Poco dopo ecco affacciarsi all'imboccatura.. un naso! Un grosso, ma grosso naso! Decisamente un Nasone seguito da un folletto piccolissimo che trasportava il suo naso spropositato su una specie di carriola di legno sbilenca. I bambini scoppiarono a ridere e se la diedero a gambe con la palla sgonfia mentre il figlio del narratore, sempre curioso, restò lì e gli chiese:-" Scusa, ma tu chi sei?" Il folletto rispose:-" Ero uno dei lucidascarpe della Regina Titania, ma una sera ebbi la malaugurata idea di andare alla taverna per giocare a biliardo con altri folletti. Quando eravamo sul più bello entrò un leprechaun e cominciò ad ubriacarsi fino a non reggersi sui piedi. I miei compagni gli dissero di smetterla che si sarebbe di certo sentito male ma lui continuava, disturbando tutti. Allora anche io protestai e lui, girandosi arrabbiatissimo, mi puntò contro il suo bastone dicendo che avrei imparato a non mettere il naso nelle sue faccende, poi uscì nella notte. Tornammo a casa e quando mi svegliai mi ritrovai con questo naso enorme e da allora vivo nascosto qui, vergognandomi da morire.. Non ho più neanche la mia casetta perché non riuscivo a muovermici dentro e sto in questa grotta, dividendola con le talpe e i conigli." Il bambino lo invitò a casa sua e lo prese in braccio per non fargli fare tutta quella strada a piedi poi, giunti che furono, lo presentò a suo padre che decise di porre rimedio in qualche modo a quel danno. Il padre conosceva una piccola sorgente, in cima ai monti, tenuta nascosta dal Popolo Segreto, famosa per le sue capacità curative e si incamminò per andare a riempirne una fiasca. L'aria fresca del meriggio accompagnò il suo cammino e la vista dall'alto del villaggio come sempre lo confortò. Raggiuntala, caricò la fiasca e pagò con una delle sue favole le driadi che la sorvegliavano. Le driadi sorrisero felici e lo invitarono ad andarle nuovamente a trovare quando ne avesse avuto bisogno. La sera, a casa, lui e suo figlio lavarono ben bene il folletto nasone e lasciarono che si addormentasse su un cuscino. Al mattino eccolo lì, bello e piccolo come era sempre stato! Si misero al lavoro tutti insieme e costruirono una nuova casetta per lui, adattando una di quelle per gli uccelli che il padre solitamente appendeva agli alberi del giardino e permettendogli di vivere con loro purché non avesse combinato danni. Lui, riconoscente, da allora si dedicò a sorvegliare i buchi nei muri da dove entravano e uscivano gli spriggan (ai quali evidentemente l'uovo di drago non era bastato per tenerli lontani) e a preparare strani intrugli con i quali lucidava a meraviglia le loro scarpe riportandole sempre a nuovo. Il leprechaun? ah, ma questa è un altra storia..







*** FINE ***