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lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DI ABIDIAN (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 25.02.2014)

© Crenabog 




Il Narratore sedeva tranquillamente appoggiato all’albero sul quale Abidian se ne stava nascosta, avvolto dal leggero fumo della pipa di radica che suo figlio gli aveva regalato. L’aroma speziato saliva in placide volute verso il cielo, inebriando la piccola fata che non ne conosceva l’uso. E, mentre si cullava in bizzarre visioni di nuvole aromatiche, sentì un fruscio farsi largo nel profondo silenzio della piccola radura; nessun animale osava più avvicinarsi, dopo aver mangiato le nocciole incantate che coprivano il terreno. La risata cristallina di Mab eruppe da un cespuglio, anticipando il suo ingresso, poco trionfale in verità, a cavallo della enorme chiocciola: dietro di lei atterrò anche la gazza che era volata ad avvertirla.

- Narratore! Ogni volta che vai da qualche parte ci son sorprese, non è così? Re Oberon mi dice che qui qualcuno ha fatto pasticci… Vero, tu, lassù! Inutile che cerchi di nasconderti, scendi immediatamente!

Abidian scivolò a terra e si inchinò profondamente alla regina delle fate.

- Allora! Chi ti avrebbe dato il permesso di prenderti questa radura? E con che modi, poi! Mi hai fatto perdere la faccia con tutto il Popolo Segreto!

- Oh, maestà, chiedo perdono! Ero talmente arrabbiata per essere dovuta fuggire dai trolls che volevo a tutti i costi un luogo tranquillo per me.

- E c’era bisogno di far fuggire tutti? Di lanciare incantesimi sulla roba da mangiare? Cosa ti ha mai detto quel cervello?

- E’ stata la prima cosa che mi è venuta in mente…

- Figuriamoci se una fata perdeva tempo a ragionare. E a chi tocca sistemare le cose? A Mab, certo, se non ci fossi io cosa fareste, eh? Cosa sareste? Un mucchio di pazze che vanno in giro a far follie! Vergogna!

Abidian era senza parole e sembrava sul punto di piangere. Il Narratore si godeva la scena, conoscendo Mab sapeva quanto le piacesse fare queste scene teatrali; in fondo la regina accudiva e badava affettuosamente a tutto il suo popolo e avrebbe risolto la situazione senza problemi. Ci teneva però a far sì che la fata non dimenticasse la lezione, quindi disse:

- Ora ci penso io, ma non mi scorderò di punirti in qualche modo. Tornatene sull’albero e lasciami fare. Narratore, per favore, saresti così gentile da trovarti un bel masso su cui andare a sederti così posso darmi da fare?

- Ci mancherebbe, mia signora, vado subito! ,- e si allontanò. Mab battè forte le mani e al suo comando si fece strada tra l’erba un lunghissimo esercito di gigantesche formiche. La minuscola regina si avvicinò a quella in testa al gruppo, borbottò qualcosa di incomprensibile e rapidamente raggiunse l’uomo sul rialzo muschioso.

- Che intenzioni hai, regina?

- Le formiche son tutto istinto e obbedienza, ma di cervello ne hanno veramente poco. Gli ho detto che possono mangiarsi tutti i frutti che trovano e stai certo che di visioni e allucinazioni non ne avranno nessuna! Non è una bella pensata?

- Ottima, direi. Godiamoci lo spettacolo e, se mi è concesso, posso permettermi di offrirti un dolcetto? ,- disse, estraendo dal tascapane un pasticcino di marzapane colorato e invitante.

- Ah, tu sì che sai come far felice una donna!


Cinnia sgattaiolò fuori della dimora di suo padre e a grandi salti - ogni volta che tornava sulla Luna si divertiva un mondo con la differenza di gravità - raggiunse il Ragno e lo pregò di srotolare il suo filo d’argento: aveva una fretta indiavolata di tornare da Finbar e aveva deciso di non aspettare più. La grande bestia ronfava placidamente e ci mise un po’ a comprendere cosa volesse la ragazzina poi, come sempre ubbidiente, si mise al lavoro…






- A quest’ora la tua amichetta starà già precipitandosi da te, ragazzo mio. - disse Orna Baba, asciugandosi le labbra dalla zuppa di funghi che aveva avidamente mangiato. - E quindi, - soggiunse, con aria sorniona, - direi che è venuto il momento che mi ripaghi dei miei servigi…

Finbar era piuttosto preoccupato, aveva ingenuamente pensato che il grande cesto di funghi raccolti insieme a Bobul, il folletto che dimorava nella cantina della locanda di Tom, potesse essere un pagamento sufficiente. E’ vero che il figlio del Narratore non aveva esperienza di traffici con le streghe e ora, a mente fredda, si rese conto che poteva anche costargli caro.

- Come posso farlo?

- Ah, un bel ragazzo come te mi ha fatto venire in mente qualcosa che non ho da tanto tempo. Ti ho realizzato un sortilegio d’amore e dunque voglio anche io un segno d’amore. Ho letto nella tua mente, sai, e ho visto te e, come si chiama? Ah, sì, Cinnia. Non vi siete ancora dichiarati quindi non vi siete ancora baciati. Ed è questo che voglio. Il tuo primo bacio deve essere per me!

Orna Baba era una bella donna, indubbiamente, anche se Finbar sospettava che quello fosse solo l’aspetto che aveva assunto quando li aveva ricevuti, e se fosse stato un uomo probabilmente non si sarebbe fatto problemi; ma adesso, nel sentire il prezzo da pagare, iniziò a ritrarsi. Nel suo intimo non voleva assolutamente dare ad altri quel che voleva riservare alla ragazza che amava ma, come evitare di farlo? Mentre Orna accennava a spostare la sedia per alzarsi e andare da lui, il giovane cercava pian piano di avvicinarsi alla porta, quando la strega se ne accorse.

- Ah! Cerchiamo di svignarcela, eh? Quel che hai avuto, ora lo pagherai… ,- ma finì la frase farfugliando, e ricadde pesantemente a sedere. Il suo sguardo si fece vago e poi crollò con la faccia nella zuppiera. Bobul prese la mano di Finbar e lo trascinò rapidamente all’esterno:- Padrone, immagino che tu mi veda come un folletto nasuto, panciuto e basta, ma questo folletto ne sa di cose ed è anche molto previdente. E i funghi che ho scelto, li ho scelti molto accuratamente… ,- esplose in una risata che sarebbe degnamente potuta uscire dalla gola di un troll. - Come vedi, niente più da pagare! Orna Baba ne aveva combinate anche troppe, e non è il caso che stia qui a raccontartele. Forza, torniamo da dove siamo venuti!







Continua - e termina - nella ottava puntata, QUI : La favola di Abidian 8

LA FAVOLA DI ABIDIAN (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 21.02.2014)

© Crenabog 




La gazza, dopo aver ascoltato le istruzioni del Narratore, spiccò il volo e si divertì ad inseguire i piccoli ghiotti insetti volanti, si tuffò tra le spesse nuvole, si lasciò distrarre dai riflessi del sole sui ciottoli levigati dei ruscelli, ma alla fine riuscì ad arrivare alla reggia di re Oberon. Fece un gran chiasso, alle pendici della collina fatata, sin che non vennero fuori alcuni folletti che capirono dovesse trattarsi di un messaggero. Tra di loro un bogan si vantava di saper parlare con gli animali e, colta al volo l'occasione di pavoneggiarsi con gli altri, iniziò a squittire alla gazza. Che, a modo suo, benchè leggermente perplessa, rispose. Il bogan, raggiante in viso - un viso da bogan, verdognolo e bitorzoluto, va detto - esclamò che l'animale portava un messaggio del Narratore per il re e si precipitò a riferirlo al signore del Popolo Segreto.


Re Oberon annuì, conscio degli sviluppi del caso; rifletté, accarezzandosi la barba, poi spedì subito il folletto nelle profondità della reggia, dove ancora alloggiava la regina Mab, che aveva approfittato della sua visita ai regnanti per stabilirsi in una camera anche troppo grande per le sue necessità, insieme alle sue ancelle e alla minuscola corte che si era portata dietro. La regina delle fate non ci pensò due volte, discusse con Oberon su come risolvere la faccenda e partì al galoppo - se così si poteva definirlo - in groppa alla sua lumaca preferita, diretta alla radura di Abidian. Difficilmente avrebbe corso dei pericoli, Mab era piccolissima e, benché le fate avessero il potere di cambiare statura a seconda del loro desiderio, preferiva restare tanto piccola da poter viaggiare sulla sua carrozza trainata dalle cavallette, o volare cavalcando upupe dalla bizzarra criniera.




Orna Baba si sedette sulla sua sedia preferita, una grande seggiola di legno intarsiato e annerita e resa lucida dal tempo. Pose davanti a sé un grande piatto colmo dei funghi raccolti da Bobul, li annusò complimentandosi con sé stessa per la perfetta cottura e disse a Finbar:

- E adesso possiamo procedere a chiamare la tua amichetta, giusto, ragazzo?

Non nascose un sorriso volpino, mentre brandiva nell'aria un grande cucchiaio di olmo.

- Userò una potente magia simpatica, nel senso che ciò che adopererò qui si rifletterà dove si trova lei, ricordandole la terra e di conseguenza te. Sentirà una grande malinconia e avrà voglia di tornare quaggiù, sempre che il Ragno Lunare non abbia nulla in contrario ad aiutarla e soprattutto, suo padre non abbia deciso di trattenerla nella sua dimora.

- Come pensi di fare, Signora? -, esclamò il figlio del Narratore, piuttosto nervoso all'idea del pagamento che gli sarebbe stato richiesto.

- Semplice! Cioè, semplice per me che sono una grande strega! Certamente tu non potresti mai farlo.. ora, mangerò volentieri questo tuo dono, concentrandomi sul fatto che sono stati colti pensando a Cinnia e, lanciando il mio spirito come un ago fin sulla Luna, farò apparire l'immagine dei funghi alla tua amica. Lassù non ne crescono di sicuro, non trovi? Quindi capirà che l'idea le viene dalla Terra, e penserà a te e vorrà rivederti prima possibile. Legherò questo mio pensiero ad un incantesimo d'amore che lo renda più forte; oh, vedrai, non potrà resistere.. -, e si concentrò, mentre intorno a lei si addensava una coltre di oscurità che Bobul non capì se fosse frutto della magia che si stava compiendo o semplicemente fosse fumo proveniente dal calderone rimasto a bollire sul falò, e nel quale i pochi funghi rimasti stavano allegramente passando dal bollire al carbonizzarsi.




Cinnia passeggiava tra le rocce perennemente immobili e polverose del suolo lunare, accompagnata dal gigantesco Ragno, vagamente stanca di stare lì. La malia del luogo aveva pian piano iniziato la sua opera di corrosione: se non si stava attenti si finiva per dimenticare che potesse esistere qualcosa d'altro oltre alle sterminate pianure, alle straordinarie montagne rocciose e alla sfavillante abitazione di suo padre, l'Uomo della Luna, che per decenni aveva raccolto minerali più o meno preziosi e l'aveva istoriata fino a farla diventare una vera piccola reggia. Nel profondo del suo animo, la ragazza, ancora poco più che una bambina, ricordava qualcosa, sentiva che c'era un legame che avrebbe dovuto farla ritornare dal Popolo Segreto ma era tutto così sfumato, sembravano solo sogni che si rincorressero. A volte il cuore le batteva più veloce, e sentiva come se stesse arrossendo ma non ne capiva il motivo. Suo padre, che in verità aveva accettato il fatto che fosse legata a Finbar per la legge fatata che prevedeva che chi avesse dato il nome ad una fata avrebbe creato una unione inscindibile, ma ancora non si sentiva pronto a distaccarsi da quella sua creatura tanto amata, si era ben guardato da parlarle del Popolo Segreto e tanto meno di Finbar, in quei giorni trascorsi insieme sul satellite, circondati dalla loro magica atmosfera. Cinnia, stanca, sedette su una roccia, volse il capo in alto e guardò quel pianeta così vicino e così pieno di colori, tanto diverso dal panorama silenzioso che la circondava. Poi, cosa assolutamente inattesa, tutto intorno a lei prese a cambiare forma, le rocce, i sassi, tutto si trasformò in un gioioso, rutilante, ammasso di funghi colorati. Cosa erano quelle cose? Da dove venivano? La sorpresa la colse ed ecco che le forme familiari di Bosco Buio le tornarono in mente: il fiume che lo attraversava precipitando da Monte Atro, i tumuli sotto cui si nascondevano le dimore dei folletti, l'antico villaggio che aveva scorto nascosta tra i rami degli alberi più alti, gli alberi.. oh sì, e l'aria profumata, il vento caldo, il cielo azzurro e la sua casa coperta di muschio! Paulie, con la quale aveva stretto la migliore delle amicizie, Paulie che nuotava nuda nel lago sotterraneo di Titania, Paulie che amava.. chi amava? Ah, certo, il Narratore, quell'uomo sempre in viaggio alla ricerca continua di storie da tramandare e avventure da vivere. Un momento.. il Narratore, il padre di.. Finbar le esplose in mente e ricordò tutto, cominciando a barcollare, in preda ad una euforia inarrestabile. Non poteva restare lì neanche un minuto, adesso che tutto le era tornato chiaro!






Continua nella settima puntata, QUI : La favola di Abidian 7


LA FAVOLA DI ABIDIAN (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 18.02.2014)

© Crenabog 




In breve tempo il Narratore raggiunse un intrico di vegetazione così fitto da rendergli quasi impossibile attraversarlo. Tutt'intorno, nel pulviscolo dell'aria, si accavallavano i consueti rumori del sottobosco e i versi di uccelli e animali: pensò che non ci fosse nulla di strano, tranne forse il sovrabbondante rigoglio di frasche, cespugli, rovi, che raggiungevano una altezza inusitata. La gazza sembrava insistere sul fatto che lui dovesse procedere, quindi legò il cavallo ad un albero e cercò di aprirsi un varco. Non riuscendoci, estrasse un grande coltello da caccia che gli era stato donato da re Oberon e, a furia di fendenti, finì per ritrovarsi in una vasta radura, quasi completamente ricoperta da nocciole cadute dagli alberi circostanti; nel mezzo spiccava un albero maestoso, dalla base istoriata di funghi e licheni e dal fusto ricoperto di un morbido vello di muschio verde. Nell'area regnava un silenzio innaturale e immaginò di trovarsi nella zona di cui gli avevano parlato. Subito, si fece diffidente e cercò di individuare la fonte dell'incanto. Silenziosa, e ben nascosta tra i rami, Abidian osservava l'uomo avvicinarsi.





La strega trafficò con i suoi scaffali ricolmi di ampolle, libri e altre strane cose poi si rivolse a Finbar, dicendo:

- Allora, vogliamo stringere questo patto?

- Io.. penso di sì, è per questo che sono venuto, ma sarei forse poco accorto se non le chiedessi cosa desidera in pagamento.

- Giovane e saggio, a quanto vedo. E un pochino ingenuo nel pensare che mi sarei accontentata di una cesta di funghi anche se hanno un aspetto davvero allettante.

- Non avevo idea di come si svolgono questi commerci, la prego di scusarmi.

- Davvero allettanti, dicevo, sì, e immagino che se ne mettessi qualcuno a bollire non sarebbe fatica sprecata..

Orna tornò a gironzolare nella cucina, o nel laboratorio, a seconda dei punti di vista: rovesciò il contenuto della cesta in un calderone pieno d'acqua calda e si godette la vista dei funghi raccolti da Bobul mentre salivano e scendevano tra le bolle. Il grasso folletto intanto, dal fondo della sala buia, cercava di richiamare l'attenzione di Finbar con dei cenni sommessi. Mentre Orna Baba proseguiva nella preparazione il ragazzo gli si avvicinò:

- Cosa vuoi, Bobul? ,- sussurrò.

- Stai attento, che di lei non c'è da fidarsi, padrone. Oh sì, le cose le fa, è risaputo ma è anche ben nota per tutte le volte che ha cercato di rivoltarle a proprio vantaggio. Lo vedo, sai, con che occhi ti guarda.

- Mica vorrà.. mangiarmi, eh!

- Ah no, non penso proprio, non ho mai sentito cose del genere. Comunque, cercherò di darti una mano.

- Come pensi di farlo?

- Di questo non ti preoccupare.. ,- replicò Bobul, pizzicandosi il lungo naso e tornando nell'ombra.


Il Narratore si sedette su un masso ricoperto di muschio vellutato, pensoso, sperando che accadesse qualcosa in grado di illuminarlo quand'ecco che da un albero discese uno scoiattolo dal pelo fulvo, e tranquillamente adocchiò la distesa di nocciole, ne afferrò una e cominciò a rosicchiarla. Neanche un attimo più tardi il Narratore vide l'animale rizzare la grossa coda e barcollare, lo sguardo vitreo, iniziò a fischiare e sibilare, muovendo le zampe in modo assurdo, e cadde disteso a pancia all'aria come inebetito, sognando chi sa cosa.

"Dunque è questo, sono i frutti che sono stati incantati, chi li mangia non capisce più nulla. Ma chi può averlo fatto?" , pensò tra sé e sé . Un vago rumore gli fece alzare gli occhi e intravvide un muoversi tra le foglie.

- C'è qualcuno lassù? ,- disse a voce alta. - Non ho intenzione di farti del male.

Abidian, che nel frattempo aveva preso le dimensioni di un grosso gatto, si affacciò tra il verde, mostrandosi.

- Sei una piccola fata?

- Sono Abidian , signora e padrona della radura e dell'albero dove vivo. ,- disse orgogliosamente.

- Io sono il Narratore del Popolo Segreto e ti porgo il mio rispettoso saluto.

- Dunque sei tu il Viaggiante, colui che vaga per raccontare le leggende? Non ti avevo mai incontrato prima. Ma è comprensibile, se non eri mai venuto nelle mie terre, al nord.

- E' così, evidentemente il mondo è troppo grande perché io possa averlo percorso tutto.

- E cosa vuoi da me?

- Con rispetto, vorrei chiederti cosa hai intenzione di fare tu qui, incantando le cose. Molte persone ne hanno riportato danno e penso anche molti animali.

- Cosa me ne importa! ,- replicò, stizzita. - Nessuno deve entrare qui.

- Capisco, vuoi solo essere lasciata in pace?

- Esattamente!

- Ma non credi di aver fatto abbastanza danno?

- Impudente! Potrei anche lanciarti un incanto! Però.. devo ammettere che forse ho esagerato un pochino..

- Credo anche io. Sarebbe ora di porci rimedio, sei d'accordo?

- Ma voglio essere sicura che nessuno venga a disturbarmi!

- Oh, se è solo per questo il modo si troverà. Hai incantato tutti i frutti?

- Giusto. Tutte le nocciole che sono cadute e anche quelle sugli alberi.

- Allora basterà che le disincanti, se vorrai essere così gentile.

- Potessi lo farei, a questo punto. Mi vergogno a dirlo, ma gli incanti so solo lanciarli e questo, quando l'ho tirato, ero così furibonda che temo non sia annullabile in alcun modo.

Il Narratore si prese la testa tra le mani, a volte la leggerezza con cui le fate combinavano i loro pasticci lo lasciava senza parole. Cominciò a intravvedere come si sarebbe potuta risolvere la faccenda e con un lungo fischio, chiamò a sé la gazza.







Continua nella sesta puntata, QUI : La favola di Abidian



LA FAVOLA DI ABIDIAN (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 11.02.2014)

© Crenabog 




Proprio mentre Bobul stava per staccare certi grandi funghi che aveva adocchiato sotto un albero, Finbar gli fece cenno di fermarsi. Aveva notato qualcosa di strano..

- Guarda meglio, è una mia impressione o quei funghi non sono funghi?

- Eh? Ah, aspetta, sì, hai ragione, oh dei, stavo per staccare le case dei folletti dei funghi!

Dai funghi vennero fuori dei piccolissimi Kippan, strepitanti ed evidentemente impauriti. Bobul si mise subito a parlottare con loro in lingua folletta, rassicurandoli e scusandosi per l'equivoco. I Kippan, poco noti a BoscoBuio, prediligevano costruire le loro microscopiche abitazioni nei grandi funghi del nord, al buio delle foreste, dove gli uomini non andavano per la raccolta e dove gli animali non brucavano né erba né funghi. Vivevano indaffarati e pacifici, forti della loro presenza nascosta agli occhi estranei. Bobul approfittò per chiedere loro se la direzione per la casa di Orna Baba fosse giusta e quelli gliela spiegarono con dovizia di particolari. Si rimisero quindi in cammino, senza sapere che Orna era già stata avvertita della loro venuta da Maghnu, lo spirito-cerbiatto. Non tutte le streghe tenevano presso di sé dei gatti, come la tradizione avrebbe voluto, per usarli come compagni elementali: certe grandi streghe del nord, come Orna, mantenevano un più profondo legame con la natura accogliendo presso i loro antri gli spiriti degli animali del bosco morti. Davano loro riparo e conforto, intrattenendoli in lunghe, solitarie conversazioni quando le notti erano più fredde, ed in cambio quegli spiriti vagavano per i boschi riferendo loro le notizie che potevano interessarle, mettendole in guardia contro l'arrivo di ospiti indesiderati e impaurendo eventuali aggressori con il loro freddo alito mortale.




Il Narratore guardò stupito la grande gazza che era scesa davanti a lui sulla chiatta. Sembrava proprio che volesse attirare la sua attenzione. L'animale scosse più volte la testa e l'uomo fu certo che aveva qualcosa da dirgli.

- Stavi cercando me?

L'uccello scosse il capo arruffando le ali.

- E' successo qualcosa, hai bisogno di aiuto?

Nuovamente accennò di sì.

- Qualcuno ti ha fatto del male, o forse è in pericolo?

La gazza girò più volte la testa in direzione dell'approdo.

- Devo andare là? Ci stavo giusto venendo, vuoi che facciamo la strada insieme?

La gazza scosse le ali e volò sulla spalla del Narratore. Era abituato a stare a contatto con gli animali della foresta e non si creò problemi. Nel frattempo la chiatta ormeggiò e poté scendere, salendo nuovamente a cavallo. L'uccello si alzò in volo e lui prese a seguirlo.


Orna Baba aprì la porta, guardò il giovane e il folletto grassoccio, e fece loro cenno di entrare. Quella che da fuori appariva come una collina uguale a tante altre era invece all'interno ben riscaldata da un grande fuoco che ruggiva nella bocca del camino, piena di mobili in legno intarsiato e tutta la attrezzatura che ci si sarebbe aspettati in un luogo simile. La strega si tolse la maschera di cuoio che portava sempre per spaventare chi fosse venuto a disturbarla e fissò Finbar negli occhi; negli angoli bui della sua casa frusciavano piccoli folletti e altri misteriosi animali, sgattaiolando qua e là, indaffarati in chi sa cosa.

- Dunque, avete fatto un lungo viaggio per venire a trovare Orna Baba. C'è qualcosa che volevate chiedermi?

Finbar cominciava ad avvertire la profonda malia della donna avvolgerlo.

- Signora, mi chiamo Finbar e sono qui per chiedervi di aiutarmi. Sto cercando una ragazza, credo di sapere dove sia ma non ho modo di raggiungerla e vorrei farle sapere che la aspetto.

- Oh, qui siamo nel pieno di una storia d'amore, allora. Quando parli di ragazza, intendi dire che è la "tua" ragazza?

- Ehm, penso che si possa dire così, Signora. Il nostro è un legame particolare, anche se in verità non mi sono ancora dichiarato a lei.

- Ah ah! Le solite cose! E che legame sarebbe mai, questo, se non ve lo siete detto?

- Gli ho dato il nome.

- Ecco. Ora le cose sono più chiare. Quindi è una fata?

- Non esattamente, lo è solo in parte, ma appartiene comunque al Popolo Segreto.

- Mentre tu sei solo un ragazzino, umano, giusto? Non dovresti neanche essere qui, figuriamoci chiedermi certe cose.

- Ma può fare qualcosa? ,- disse Finbar, angosciato e timoroso che la strega potesse rifiutarsi. Orna scosse la testa.

- Posso chiamartela, e fare in modo che desideri tornare da te al più presto. Questo è tutto quel che vuoi?

- Sì, certo.

- Ci sarà comunque un prezzo da pagare, mio caro ragazzo.







Continua nella quinta puntata, QUI : La favola di Abidian 5



LA FAVOLA DI ABIDIAN (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 07.02.2014)

© Crenabog 




Giunto all'attracco di Oonaville, il Narratore pagò il passaggio sul fiume che tagliava il percorso verso Rannoch Moor, fece salire con attenzione il cavallo sulla grande chiatta e si sedette sulle panche di legno, scrutando il Downie in lontananza. Lo scorrere dell'acqua aveva sempre un potere calmante su di lui, e ragionandoci sopra pensò che fosse dovuto alla profonda influenza che aveva Paulie nel suo cuore. C'era evidentemente un legame con l'elemento acquatico che scivolava nascosto nelle sue fibre, lo stesso al quale la fata foca apparteneva, e che sembrava unire i loro destini. Vaghi uccelli si tuffavano catturando pesci e la quiete d'intorno era rotta solo dallo sciabordio dell'avanzare della chiatta e dai tuffi degli uccelli. Nell'innalzarsi nuovamente in volo con le prede lasciavano dietro di sé scintillanti arcobaleni di gocce e il Narratore si immerse in questa placida visione della natura che lo circondava. Non aveva ancora un idea precisa del tipo di sortilegio che aveva colpito i contadini e temeva di non essere in grado di farvi fronte. La cosa, ammise tra sé e sé, lo preoccupava parecchio.



Mentre la sera cominciava a scendere oltre le cime dei maestosi alberi di BoscoBuio, Finbar e Bobul si dirigevano all'antro di Orna Baba. Nella sua incoscienza giovanile, Finbar aveva avuto delle remore ad andare dalla strega ma le aveva ben presto dimenticate spinto dalla passione per la sua piccola compagna; Bobul invece a tutt'altro era impegnato, attento a scrutare ogni possibile fungo mangereccio che spuntasse tra le felci e le rocce muscose. Era già riuscito a riempirne una sporta e ancora non sembrava soddisfatto.

- Mancherà ancora molto? - disse, a bassa voce, Finbar.

- Non penso, anche se non abbiamo usato i sentieri specchio, non siamo comunque molto lontani. Non è difficile riconoscerla, è una porta in una collina. Il guaio - ah ah! - è che qui è pieno di colline.

- Bene, cerchiamo di non perderci. Quanti funghi hai ancora intenzione di cercare, prima che il buio ci cali addosso?

- Oh padrone, tutti quelli che mi riesce.

- Capisco avere fame, e immagino che tu ne abbia parecchia, ma sarebbe meglio affrettarsi. Non penso sia saggio passare la notte all'addiaccio.

- Mi giudichi male, padron Finbar! I funghi non sono per me, ho intenzione di usarli per far contenta Orna. Cosa pensavi di usare per pagare i suoi servigi?

- Ah! Ecco, ammetto che a questo non avevo pensato.. va bene, scusami.

- Grazie ma non preoccuparti. Mi piace rendermi utile. Gli amici di Tom sono gli amici di Bobul, giusto?

- Giusto. Ah, guarda, sotto quella quercia ce ne sono parecchi.




Abidian smise di giocare con le foglie ingiallite che stava intrecciando per creare collane e ascoltò attentamente le chiacchiere sconnesse di alcuni insetti, discusse animatamente con una gazza e quasi litigò con una gigantesca scolopendra sbucata da sotto un cumulo di foglie morte. Sembravano tutti molto agitati e la fata si chiese il perché di tutta quella confusione. Alla fine riuscì a capire che non solo gli umani e gli altri esseri fatati erano stati tenuti lontano dal suo bosco a causa delle nocciole incantate, ma anche tutti gli animali. Anche loro, non essendo a conoscenza del suo incanto, se ne erano nutriti e in quelle piccole menti l'effetto delle illusioni aveva prodotto incubi e paure talmente forti che ora non capivano più nulla. Ragion per cui avevano mandato alcuni rappresentanti a rimproverarla, e Abidian, che non era in fondo cattiva, cominciò a vergognarsi parecchio. Il desiderio di starsene sola era però ancora molto forte e finì per mandare via in malo modo le bestiole, cominciando a pensare a cosa potesse fare per non fare entrare nessuno in quello che aveva eletto come suo piccolo dominio. Pensò, e pensò, e alla fine, non essendogli venuto in mente nulla di concreto, si chiuse nella sua casa coperta di muschio e si mise a prendere a calci le pareti per sfogarsi. La gazza, più infuriata di lei, prese il volo e si innalzò più che poté, sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarla. Vendicarla, magari, perché no? Era un animale semplice, dai desideri semplici. E qualsiasi sentimento passava nel suo piccolo cervello assumeva proporzioni gigantesche: aveva volato molto e aveva anche una memoria lunga. Perciò, quando scorse una figura che aveva già conosciuto alla festa di Samhain, seduto su una chiatta vicino al suo cavallo, calò in picchiata.







Continua nella quarta puntata, QUI : La favola di Abidian 4



LA FAVOLA DI ABIDIAN (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 05.02.2014)

© Crenabog 




Mentre il Narratore proseguiva il suo viaggio, suo figlio - dopo aver finito di sistemare la casa e le faccende domestiche - pensò che non sarebbe stato male andare a trovare Cinnia. Detto e fatto, si diresse verso la casa che re Oberon le aveva fatto costruire; ma, giunto che fu e dopo aver bussato tre volte come al solito per farsi riconoscere, non ebbe risposta. Girò intorno al maestoso albero incantato che la ospitava e non vide tracce della figlia dell'Uomo della Luna. Sulle prime non diede peso alla cosa poi ci restò male, e cominciò a pensare a dove potesse essere andata. Quindi, si diresse alla locanda di Tom per chiedere notizie.

Oonaville non si poteva certo definire vicina all'antico villaggio e lunga era la strada da percorrere. Il bosco si apriva sull'ampio panorama del Dismal Downie, con le sue tristi brughiere autunnali, solo abbellite da qualche grande cespuglio di lavanda che profumava l'aria. I contadini non amavano quella zona, mai generosa nel produrre piante e frutti, e col passare del tempo l'avevano trascurata preferendo i grandi pascoli erbosi fuori da BoscoBuio. Il Downie era quindi stato scelto dal Popolo Segreto per i suoi insediamenti sotterranei e raramente veniva attraversato dagli umani. Il Narratore lo percorse lentamente, assaporandone i sentori di torba e gli aromi delle piante stentate, quel che di marcito ma ancora profondamente legato alla natura: il silenzio d'intorno era rotto solo dall'allegro tintinnare dei campanelli d'argento che aveva legato ai finimenti del cavallo, utili sia per proteggersi da incanti e malocchi sia per annunciare ai piccoli esseri magici il suo passaggio. Poteva scorgere, al limitare del suo campo visivo, di tanto in tanto far capolino tra le zolle muscose qualche folletto, ma non li disturbò, restando cortesemente in attesa di essere chiamato da chi avesse desiderato parlare con lui. In lontananza cominciò a distinguere le propaggini del Rannoch Moor con i ruderi dell'antico castello, dietro il quale iniziava la foresta che separava il Downie da Oonaville.





Finbar si sedette ad uno dei grandi tavoli di quercia e, davanti ad una scodella di zuppa di lardo, fagioli ed erba cipollina subito portatagli dalla moglie  di Tom de Danann, si mise a parlottare con lui chiedendogli notizie di Cinnia. Venne così a sapere che la giovane era assente da qualche giorno: era andata a trovare suo padre e non era ancora ridiscesa. Finbar non si preoccupò, di solito Cinnia saliva tutte le notti grazie al filo d'argento tessuto dal Grande Ragno Lunare per poi tornare di giorno nella sua casa fatata, per stare insieme a Finbar al quale era magicamente legata.

- Cosa ne pensi, Tom, se gli facessi una sorpresa?

- Intendi qui, a casa sua?

- Non esattamente. Pensavo che sarebbe stato divertente trovare il modo di fargli sapere che la sto aspettando.

- Oh oh, - rise il vecchio Tom - giochiamo a fare i romanticoni, eh?

Finbar arrossì mentre la zuppa gli andava di traverso.

- Ehm, sì, diciamo pure che è così. Tu hai qualche idea?

- Uh, io e mia moglie stiamo insieme giorno e notte, non abbiamo molto tempo per pensare a romanticherie. Quando eravamo più giovani, certo, qualche piccola pazzia l'avremo anche fatta, ma in questo momento non mi viene in mente nulla.

- Come potrei fare a mandargli un messaggio?

- Fin lassù? Ah, se il Ragno non cala il suo filo d'argento non penso proprio ci sia modo, sai!

- Eppure qualcosa si potrà anche fare.

- Se facessi dei falò, così li vede?

- Tom, vecchio matto, per farglieli vedere dalla Luna dovrei dar fuoco a tutto BoscoBuio!

- Giusto, re Oberon non credo apprezzerebbe, - rise, accompagnato da sua moglie che, passando, aveva sentito la strana idea del marito.

- Chi potrebbe aiutarmi? Re Brian no, certamente, sarebbe capace di far più danni che altro.

- Sst, zitto, che anche i tavoli hanno orecchie e sai quanto è permaloso. Cosa ne dici di Orna Baba?

- Orna la strega? Ma scherzi?

- Perchè no? Baba sarà pure un tipo poco raccomandabile ma quando sente parlare di amore non ci capisce più niente. Sicuro come che l'uovo è un uovo che ti darebbe una mano!

- Non so. speriamo bene. Dove la trovo?

- E' tornata da poco dall'Ovesturia quindi sarà nella sua casa sotto le pendici di Monte Atro. Ti posso fare accompagnare da Bobul, se vuoi. BOBUL! Vieni qui, per favore.

Caracollando su due gambe corte ed arcuate, notevolmente impedito nei movimenti tra i tavoli da una pancia testimone di mangiate di proporzioni epiche, si avvicinò un folletto rubizzo dal grosso naso, amico di Tom e suo saltuario aiutante nella taverna, in cambio del vitto e di qualche sonora dormita nella cantina dove aveva installato un letto dal materasso gonfio di piume d'oca. E dove, ovviamente, non disdegnava di spillare una certa birra rossa inebriante della quale era segretamente ghiottissimo.





(P:S: da un commento dell'epoca di 65Claudia sul blog originale:

Ciao Marco, ti lascio una testimonianza che non c'entra con il tuo racconto, ma appartiene comunque alle tue favole. Tempo fa ti chiesi il permesso di prendere in prestito qualche tua favola e raccontarla ai bambini ricoverati al policlinico. Ebbene, ieri abbiamo rappresentato la favola della fata innamorata, facendo una drammatizzazione della stessa e rievocandone in modo semplice ed elementare i punti forza. Hai regalato un sorriso e tanti applausi a quei bambini poco fortunati, a te va il mio applauso più grande e sincero... )


Continua nella terza puntata, QUI : La favola di Abidian



LA FAVOLA DI ABIDIAN (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 29.01.2014)

© Crenabog 




Poco alla volta, col passare dei giorni, le cose andarono sistemandosi nelle lande di BoscoBuio. I vari gruppi di gnomi, folletti, e tutte le strane genti fatate che erano dovute andare via da Monte Atro, scelsero i loro luoghi preferiti e cominciarono chi a costruire case sugli alberi, chi a scavare gallerie sotto le colline, chi a cercare grotte nei corsi d'acqua. Molti di loro però non trovavano adeguato nutrimento e andarono a parlare da re Oberon per avere consigli. Lui e Titania decisero di aiutarli, in attesa che quel che volevano coltivare desse i suoi frutti, lasciando libere le mucche magiche ospitate nelle grandi grotte del regno sotterraneo. Così, una notte di luna piena, stuoli di folletti guidarono le mucche magiche fuori dalla grande collina e ne portarono una ad ogni gruppo. Le mucche davano continuamente latte sostenendo i loro bisogni e vagavano libere e tranquille, controllate dai guardiani fatati, minuscoli esseri che le cavalcavano invisibili.


Il periodo di relativa tranquillità permise al Narratore di viaggiare in lungo e in largo per lo Shire, arrivando un giorno fino alla spiaggia dei Giganti, un altro fino alle propaggini dell'Ovesturia, e così via, passando per i borghi e le città, portando notizie e vendendo le sue storie. Non avrebbe avuto bisogno economicamente, considerato il tesoro che aveva accumulato al ritorno dal castello del signore del Wangshire, ma era così abituato alla sua vita che non avrebbe potuto farne a meno. Così, gli arrivò all'orecchio una notizia che, se fosse stata vera, non lo avrebbe rallegrato affatto. Dalle parti di Oonaville si vociferava che un tratto di bosco fosse stato incantato e reso irraggiungibile. Il Narratore riprese la via del ritorno, deciso ad andare a discuterne con il re del Popolo Segreto.




Abidian aveva deciso di festeggiare i suoi trecento anni nella maniera migliore, secondo lei. Realizzando il suo piccolo regno negli anfratti muscosi di Monte Atro. Quindi, quando anche a lei arrivò l'ordine di partire a causa dell'accordo stretto tra Oberon e i Trolls, andò su tutte le furie; pur piegandosi ai voleri del re, scese a valle ben decisa a fare quel che voleva. Girò per alcuni giorni, o meglio sarebbe dire volò, dato che Abidian era una fata, e pure alquanto bizzarra, visto che trecento anni sono la fanciullezza delle fate e ogni stramberia che gli passava per la mente la realizzava subito. E ultimamente gradiva parecchio svolazzare in sella ad una curiosa bicicletta incantata, spaventando a morte gli uccelli e gli insetti che potevano vederla, a differenza degli esseri umani che scorgevano nell'aria solo una piccola nuvola rosa dagli inconsulti movimenti. Così finì nella zona ai margini di Oonaville, un piccolo borgo rurale popolato da contadini superstiziosi che non avrebbero mai dubitato dell'esistenza del Popolo Segreto. Scelse una radura appartata dove proliferavano gli alberi di nocciole, cibo da lei molto gradito, e lanciò un potente sortilegio su tutti i frutti caduti e su quelli ancora appesi ai rami. Chiunque li avesse raccolti o mangiati avrebbe avuto la mente piena di visioni, illusioni e fantasticherie che gli avrebbero fatto dimenticare quel posto. E la cosa funzionò bene, mentre Abidian costruiva e arricchiva con tocchi di magia la sua casa arborea, coperta di muschio, dalle calde pareti di sughero e corteccia. I contadini arrivavano lì per caso e si smarrivano poco dopo, annebbiati da sogni e idee astruse, inseguendo fate immaginarie o spaventati da demoni inesistenti.




Il Narratore pose la questione al re e ricevette la richiesta - amichevole, ma insistente - di andare a verificare e a risolvere la questione se gli fosse stato possibile. Salutò Finbar, raccomandandogli di non combinare guai con Cinnia, passò a salutare Paulie e si avviò a cavallo verso i boschi di Oonaville.


Continua nella seconda puntata, QUI : La favola di Abidian