(Prima pubblicazione 05.02.2014)
© Crenabog
Mentre il Narratore proseguiva il suo viaggio, suo figlio - dopo aver finito di sistemare la casa e le faccende domestiche - pensò che non sarebbe stato male andare a trovare Cinnia. Detto e fatto, si diresse verso la casa che re Oberon le aveva fatto costruire; ma, giunto che fu e dopo aver bussato tre volte come al solito per farsi riconoscere, non ebbe risposta. Girò intorno al maestoso albero incantato che la ospitava e non vide tracce della figlia dell'Uomo della Luna. Sulle prime non diede peso alla cosa poi ci restò male, e cominciò a pensare a dove potesse essere andata. Quindi, si diresse alla locanda di Tom per chiedere notizie.
Oonaville non si poteva certo definire vicina all'antico villaggio e lunga era la strada da percorrere. Il bosco si apriva sull'ampio panorama del Dismal Downie, con le sue tristi brughiere autunnali, solo abbellite da qualche grande cespuglio di lavanda che profumava l'aria. I contadini non amavano quella zona, mai generosa nel produrre piante e frutti, e col passare del tempo l'avevano trascurata preferendo i grandi pascoli erbosi fuori da BoscoBuio. Il Downie era quindi stato scelto dal Popolo Segreto per i suoi insediamenti sotterranei e raramente veniva attraversato dagli umani. Il Narratore lo percorse lentamente, assaporandone i sentori di torba e gli aromi delle piante stentate, quel che di marcito ma ancora profondamente legato alla natura: il silenzio d'intorno era rotto solo dall'allegro tintinnare dei campanelli d'argento che aveva legato ai finimenti del cavallo, utili sia per proteggersi da incanti e malocchi sia per annunciare ai piccoli esseri magici il suo passaggio. Poteva scorgere, al limitare del suo campo visivo, di tanto in tanto far capolino tra le zolle muscose qualche folletto, ma non li disturbò, restando cortesemente in attesa di essere chiamato da chi avesse desiderato parlare con lui. In lontananza cominciò a distinguere le propaggini del Rannoch Moor con i ruderi dell'antico castello, dietro il quale iniziava la foresta che separava il Downie da Oonaville.
Finbar si sedette ad uno dei grandi tavoli di quercia e, davanti ad una scodella di zuppa di lardo, fagioli ed erba cipollina subito portatagli dalla moglie di Tom de Danann, si mise a parlottare con lui chiedendogli notizie di Cinnia. Venne così a sapere che la giovane era assente da qualche giorno: era andata a trovare suo padre e non era ancora ridiscesa. Finbar non si preoccupò, di solito Cinnia saliva tutte le notti grazie al filo d'argento tessuto dal Grande Ragno Lunare per poi tornare di giorno nella sua casa fatata, per stare insieme a Finbar al quale era magicamente legata.
- Cosa ne pensi, Tom, se gli facessi una sorpresa?
- Intendi qui, a casa sua?
- Non esattamente. Pensavo che sarebbe stato divertente trovare il modo di fargli sapere che la sto aspettando.
- Oh oh, - rise il vecchio Tom - giochiamo a fare i romanticoni, eh?
Finbar arrossì mentre la zuppa gli andava di traverso.
- Ehm, sì, diciamo pure che è così. Tu hai qualche idea?
- Uh, io e mia moglie stiamo insieme giorno e notte, non abbiamo molto tempo per pensare a romanticherie. Quando eravamo più giovani, certo, qualche piccola pazzia l'avremo anche fatta, ma in questo momento non mi viene in mente nulla.
- Come potrei fare a mandargli un messaggio?
- Fin lassù? Ah, se il Ragno non cala il suo filo d'argento non penso proprio ci sia modo, sai!
- Eppure qualcosa si potrà anche fare.
- Se facessi dei falò, così li vede?
- Tom, vecchio matto, per farglieli vedere dalla Luna dovrei dar fuoco a tutto BoscoBuio!
- Giusto, re Oberon non credo apprezzerebbe, - rise, accompagnato da sua moglie che, passando, aveva sentito la strana idea del marito.
- Chi potrebbe aiutarmi? Re Brian no, certamente, sarebbe capace di far più danni che altro.
- Sst, zitto, che anche i tavoli hanno orecchie e sai quanto è permaloso. Cosa ne dici di Orna Baba?
- Orna la strega? Ma scherzi?
- Perchè no? Baba sarà pure un tipo poco raccomandabile ma quando sente parlare di amore non ci capisce più niente. Sicuro come che l'uovo è un uovo che ti darebbe una mano!
- Non so. speriamo bene. Dove la trovo?
- E' tornata da poco dall'Ovesturia quindi sarà nella sua casa sotto le pendici di Monte Atro. Ti posso fare accompagnare da Bobul, se vuoi. BOBUL! Vieni qui, per favore.
Caracollando su due gambe corte ed arcuate, notevolmente impedito nei movimenti tra i tavoli da una pancia testimone di mangiate di proporzioni epiche, si avvicinò un folletto rubizzo dal grosso naso, amico di Tom e suo saltuario aiutante nella taverna, in cambio del vitto e di qualche sonora dormita nella cantina dove aveva installato un letto dal materasso gonfio di piume d'oca. E dove, ovviamente, non disdegnava di spillare una certa birra rossa inebriante della quale era segretamente ghiottissimo.
(P:S: da un commento dell'epoca di 65Claudia sul blog originale:
Ciao Marco, ti lascio una testimonianza che non c'entra con il tuo racconto, ma appartiene comunque alle tue favole. Tempo fa ti chiesi il permesso di prendere in prestito qualche tua favola e raccontarla ai bambini ricoverati al policlinico. Ebbene, ieri abbiamo rappresentato la favola della fata innamorata, facendo una drammatizzazione della stessa e rievocandone in modo semplice ed elementare i punti forza. Hai regalato un sorriso e tanti applausi a quei bambini poco fortunati, a te va il mio applauso più grande e sincero... )
Continua nella terza puntata, QUI : La favola di Abidian



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