(Prima pubblicazione 29.01.2014)
© Crenabog
Il periodo di relativa tranquillità permise al Narratore di viaggiare in lungo e in largo per lo Shire, arrivando un giorno fino alla spiaggia dei Giganti, un altro fino alle propaggini dell'Ovesturia, e così via, passando per i borghi e le città, portando notizie e vendendo le sue storie. Non avrebbe avuto bisogno economicamente, considerato il tesoro che aveva accumulato al ritorno dal castello del signore del Wangshire, ma era così abituato alla sua vita che non avrebbe potuto farne a meno. Così, gli arrivò all'orecchio una notizia che, se fosse stata vera, non lo avrebbe rallegrato affatto. Dalle parti di Oonaville si vociferava che un tratto di bosco fosse stato incantato e reso irraggiungibile. Il Narratore riprese la via del ritorno, deciso ad andare a discuterne con il re del Popolo Segreto.
Abidian aveva deciso di festeggiare i suoi trecento anni nella maniera migliore, secondo lei. Realizzando il suo piccolo regno negli anfratti muscosi di Monte Atro. Quindi, quando anche a lei arrivò l'ordine di partire a causa dell'accordo stretto tra Oberon e i Trolls, andò su tutte le furie; pur piegandosi ai voleri del re, scese a valle ben decisa a fare quel che voleva. Girò per alcuni giorni, o meglio sarebbe dire volò, dato che Abidian era una fata, e pure alquanto bizzarra, visto che trecento anni sono la fanciullezza delle fate e ogni stramberia che gli passava per la mente la realizzava subito. E ultimamente gradiva parecchio svolazzare in sella ad una curiosa bicicletta incantata, spaventando a morte gli uccelli e gli insetti che potevano vederla, a differenza degli esseri umani che scorgevano nell'aria solo una piccola nuvola rosa dagli inconsulti movimenti. Così finì nella zona ai margini di Oonaville, un piccolo borgo rurale popolato da contadini superstiziosi che non avrebbero mai dubitato dell'esistenza del Popolo Segreto. Scelse una radura appartata dove proliferavano gli alberi di nocciole, cibo da lei molto gradito, e lanciò un potente sortilegio su tutti i frutti caduti e su quelli ancora appesi ai rami. Chiunque li avesse raccolti o mangiati avrebbe avuto la mente piena di visioni, illusioni e fantasticherie che gli avrebbero fatto dimenticare quel posto. E la cosa funzionò bene, mentre Abidian costruiva e arricchiva con tocchi di magia la sua casa arborea, coperta di muschio, dalle calde pareti di sughero e corteccia. I contadini arrivavano lì per caso e si smarrivano poco dopo, annebbiati da sogni e idee astruse, inseguendo fate immaginarie o spaventati da demoni inesistenti.
Il Narratore pose la questione al re e ricevette la richiesta - amichevole, ma insistente - di andare a verificare e a risolvere la questione se gli fosse stato possibile. Salutò Finbar, raccomandandogli di non combinare guai con Cinnia, passò a salutare Paulie e si avviò a cavallo verso i boschi di Oonaville.
Continua nella seconda puntata, QUI : La favola di Abidian



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