lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DELL'INVIDIA (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 02.11.2013)

© Crenabog 




Re Oberon, soddisfatto di come erano andate le cose, decise dunque di dare il via ai festeggiamenti e tutti si prodigarono nell'organizzazione. Intanto, Gros Fil, furibondo, prese nuovamente la strada per Mount Radah, deciso ad andare a litigare anche con la strega. Mentre il tempo si oscurava e un vento freddo cominciava a sibilare nella foresta, continuò ad inoltrarsi tra rovi e sentieri scoscesi, fino a raggiungere il rifugio di Agdan. Ma l'invidia che covava nel suo cuore rattrappito era decisamente nulla in confronto a quella che infuriava nella mente della strega. Da quando era stata esiliata, la sua rabbia era man mano aumentata e aveva avvelenato persino il territorio circostante. Non erba cresceva nei dintorni ma sterpaglie deformi, né animali brucavano o correvano in quella zona. Solo funghi velenosi, scorpioni e pipistrelli conoscevano quel luogo. La strega aveva visto, nel piano del folletto, una ghiotta possibilità per vendicarsi e quando seppe del fallimento non disse nulla. Alzò gelida una mano, fissò Gros Fil e con un rapido movimento scagliò su di lui un maleficio così potente da tramutarlo in un sasso informe. Ghignando, lo allontanò con un calcio, mandandolo a rotolare fin sul ciglio di un burrone e restando a guardarlo cadere oltre il bordo, fino ad infrangersi nelle viscere del monte.


L'invidia, però, è un demone inarrestabile e sa trovare mille modi per rovinare la vita a chi lo nutre e a chi lo subisce. Dall'alto di Mount Radah, completamente ignara di tutto, se ne scendeva caracollando tranquilla una zolla vagante - quelle curiose zolle fatate che, toccate casualmente dalle fate, si staccano dal terreno e se ne vanno gironzolando per il mondo. La zolla, sulle sue minuscole gambette fatte di radici, passeggiava seguendo la discesa, senza una precisa destinazione, condotta solo dall'incanto e così finì per passare sul terreno di Agdan, imbevendosi di invidia sino alla più piccola briciola di terra. Ma, siccome era appunto solo una zolla, non se ne accorse neppure e continuò a gironzolare con il suo carico mefitico, scendendo, scendendo, sino ad arrivare al sentiero che conduceva direttamente alla reggia di Oberon.


- Tan ha fatto davvero un bel lavoro, non credi? - disse Paulie al Narratore.

- Certamente, ma non c'era da aspettarsi di meno da lui. Oh sì, è sbadato, certe volte non si sa a cosa stia pensando, ma nel suo mestiere non lo batte nessuno.

- Pensi che i ragazzi siano stati contenti?

- Ne sono convinto, ma la cosa importante è il risultato che hanno ottenuto dagli Uomini Verdi, e quel che hanno dimostrato. Maturità, intelligenza, coraggio e... be', il resto non è quel che farebbe piacere all'Uomo della Luna, vero? - aggiunse, ridendo. Paulie si unì a lui e, presolo per mano, andò a guardare il programma della festa vergato in bella calligrafia su una pergamena e attaccato al muro del salone. - Guarda, domani sera ci sarà il ballo! Oh!

- Non vuoi andarci?

- No, desidero andarci, il guaio è che non so se il vestito che ho sia abbastanza indicato.

Il Narratore guardò Paulie, semplicemente abbigliata con una tunica candida stretta in vita da una cinta di seta verde, e non vide nulla che non gli piacesse. E' anche vero che qualsiasi cosa Paulie si fosse messa addosso gli sarebbe piaciuta ugualmente, e quindi non contava molto il suo giudizio! Paulie però ci teneva e avrebbe voluto comparire al suo fianco nel miglior modo possibile quindi azzardò una richiesta:

- Caro, pensavo se non sarebbe possibile chiedere all'Uomo della Luna se il suo ragno gigante sarebbe disposto a darmi un po' di filo d'argento.

- Sempre che non sia ancora arrabbiato con Cinnia e con Finbar.

- Ah già. Ma dai, se glielo chiedo io magari non dirà di no.

E così discutendo andarono alla taverna di Tom, nel folto di Bosco Buio, aspettando che si facesse buio e Cinnia si preparasse a salire da suo padre tenendosi al filo che calava il ragno gigante. Quando fu ora, ed il filo giunse a terra, invece di salire lei, ci si arrampicò Paulie , cosa che sorprese moltissimo l'Uomo della Luna. Quando lei fece la sua richiesta, restò sorpreso ma l'affetto che nutriva per l'amico Narratore e la sua amata fecero sì che chiamasse subito il ragno. Al richiamo, da dietro le lontane montagne della Luna, dalla profonda e perennemente buia zona d'ombra, arrivò silenzioso e saltellante l'enorme bestione peloso che si accucciò davanti a loro.

- Amico ragno, la cara Paulie è salita sin quassù a trovarci, e vorrebbe chiederti una gentilezza. Ha bisogno di un abito e avrebbe tanto piacere di poterselo cucire con una matassa del tuo filo d'argento. La vuoi accontentare?

Paulie guardò intimidita il gigantesco aracnide, non era mai stata così vicina a quella bizzarra, mitica, figura e aveva - ebbene sì - un po' di paura. Il ragno la fissò e poi, grugnendo ed emettendo strani versi fece segno di no con la testa. E prima che potessero far nulla la afferrò con due zampe irsute e se la portò alla bocca.




- Che stai facendo! - strillò l'Uomo della Luna, preoccupatissimo. Ma non ebbe neanche il tempo di tirarla via che già il ragno aveva cominciato a farla ruotare vorticosamente, come una trottola. In pochi minuti la fermò: Paulie ondeggiò su sé stessa, completamente disorientata ma agghindata di un meraviglioso abito di ragnatela argentea. Una cosa mai vista, brillante dei raggi della luce lunare, etereo come lei, come una nuvola. - Ahahah! - scoppiò a ridere l'Uomo della Luna - ma che pazzo che sei, son sorprese da farsi, eh?

Il ragno sembrava soddisfattissimo e gongolante, Paulie era senza parole. Ringraziò, li salutò con tanti inchini e tornò dal Narratore, scendendo lungo il filo, accolta dagli applausi di tutti coloro che stavano a bere nella taverna. Tornarono alla reggia proprio mentre la musica delle danze cominciava a librarsi in ogni anfratto di Bosco Buio, pensando alla faccia che tutti avrebbero fatto nel vedere il suo nuovo, incredibile abito.

Re Oberon, che veniva sempre informato di tutto dai suoi sudditi, già era al corrente della cosa e li aspettava sul portone insieme a Titania. Li vide avanzare, gioì dell'espressione radiosa di Paulie e si preparò a complimentarsi con lei quando improvvisamente la fata foca calpestò l'unico pezzo di terra che non avrebbe mai dovuto trovarsi lì. La pestilenziale zolla vagante colpita dalla maledizione di Agdan, che si era fermata a riposare proprio davanti all'uscio. L'invidia che viaggiava con lei colpì immediatamente l'aura felice di Paulie e il suo sogno cominciò a disintegrarsi: in pochi attimi la giovane, bellissima fata foca si ritrovò nuda, coperta solo dalla sua lunga chioma e dalla giacca di tweed che il Narratore precipitosamente le gettò addosso. Come comprese quel che accadeva iniziò a piangere dal dispiacere, re Oberon si chinò a guardare la zolla, la annusò e riconobbe il maleficio della strega ma, anche se con un ordine magico fece scomparire ogni oncia di invidia dalla povera zolla inconsapevole, oramai il danno era fatto.


- Tranquilla, amore. Ci sono io qui con te. Vediamo quel che si può fare, - le sussurrò il Narratore, estraendo dalla giacca il piccolo flauto d'argento, dono di Titania, che aveva il potere di richiamare qualsiasi essere fatato avesse voluto. Suonò, e la dolce melodia attrasse un nugolo enorme di variopinte farfalle che si posarono su di Paulie, rivestendola di ogni colore dell'arcobaleno, e rendendola - se mai fosse stato possibile - ancora più bella di come era stata fino a poco prima. Grida di evviva si alzarono da tutta la reggia e fiaccole illuminarono a giorno lo spiazzo. Ancora una volta, il subdolo demone dell'invidia era stato ricacciato nella sua squallida tana. E, finalmente, le danze poterono cominciare.









 *** FINE ***

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