lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DI ABIDIAN (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 07.02.2014)

© Crenabog 




Giunto all'attracco di Oonaville, il Narratore pagò il passaggio sul fiume che tagliava il percorso verso Rannoch Moor, fece salire con attenzione il cavallo sulla grande chiatta e si sedette sulle panche di legno, scrutando il Downie in lontananza. Lo scorrere dell'acqua aveva sempre un potere calmante su di lui, e ragionandoci sopra pensò che fosse dovuto alla profonda influenza che aveva Paulie nel suo cuore. C'era evidentemente un legame con l'elemento acquatico che scivolava nascosto nelle sue fibre, lo stesso al quale la fata foca apparteneva, e che sembrava unire i loro destini. Vaghi uccelli si tuffavano catturando pesci e la quiete d'intorno era rotta solo dallo sciabordio dell'avanzare della chiatta e dai tuffi degli uccelli. Nell'innalzarsi nuovamente in volo con le prede lasciavano dietro di sé scintillanti arcobaleni di gocce e il Narratore si immerse in questa placida visione della natura che lo circondava. Non aveva ancora un idea precisa del tipo di sortilegio che aveva colpito i contadini e temeva di non essere in grado di farvi fronte. La cosa, ammise tra sé e sé, lo preoccupava parecchio.



Mentre la sera cominciava a scendere oltre le cime dei maestosi alberi di BoscoBuio, Finbar e Bobul si dirigevano all'antro di Orna Baba. Nella sua incoscienza giovanile, Finbar aveva avuto delle remore ad andare dalla strega ma le aveva ben presto dimenticate spinto dalla passione per la sua piccola compagna; Bobul invece a tutt'altro era impegnato, attento a scrutare ogni possibile fungo mangereccio che spuntasse tra le felci e le rocce muscose. Era già riuscito a riempirne una sporta e ancora non sembrava soddisfatto.

- Mancherà ancora molto? - disse, a bassa voce, Finbar.

- Non penso, anche se non abbiamo usato i sentieri specchio, non siamo comunque molto lontani. Non è difficile riconoscerla, è una porta in una collina. Il guaio - ah ah! - è che qui è pieno di colline.

- Bene, cerchiamo di non perderci. Quanti funghi hai ancora intenzione di cercare, prima che il buio ci cali addosso?

- Oh padrone, tutti quelli che mi riesce.

- Capisco avere fame, e immagino che tu ne abbia parecchia, ma sarebbe meglio affrettarsi. Non penso sia saggio passare la notte all'addiaccio.

- Mi giudichi male, padron Finbar! I funghi non sono per me, ho intenzione di usarli per far contenta Orna. Cosa pensavi di usare per pagare i suoi servigi?

- Ah! Ecco, ammetto che a questo non avevo pensato.. va bene, scusami.

- Grazie ma non preoccuparti. Mi piace rendermi utile. Gli amici di Tom sono gli amici di Bobul, giusto?

- Giusto. Ah, guarda, sotto quella quercia ce ne sono parecchi.




Abidian smise di giocare con le foglie ingiallite che stava intrecciando per creare collane e ascoltò attentamente le chiacchiere sconnesse di alcuni insetti, discusse animatamente con una gazza e quasi litigò con una gigantesca scolopendra sbucata da sotto un cumulo di foglie morte. Sembravano tutti molto agitati e la fata si chiese il perché di tutta quella confusione. Alla fine riuscì a capire che non solo gli umani e gli altri esseri fatati erano stati tenuti lontano dal suo bosco a causa delle nocciole incantate, ma anche tutti gli animali. Anche loro, non essendo a conoscenza del suo incanto, se ne erano nutriti e in quelle piccole menti l'effetto delle illusioni aveva prodotto incubi e paure talmente forti che ora non capivano più nulla. Ragion per cui avevano mandato alcuni rappresentanti a rimproverarla, e Abidian, che non era in fondo cattiva, cominciò a vergognarsi parecchio. Il desiderio di starsene sola era però ancora molto forte e finì per mandare via in malo modo le bestiole, cominciando a pensare a cosa potesse fare per non fare entrare nessuno in quello che aveva eletto come suo piccolo dominio. Pensò, e pensò, e alla fine, non essendogli venuto in mente nulla di concreto, si chiuse nella sua casa coperta di muschio e si mise a prendere a calci le pareti per sfogarsi. La gazza, più infuriata di lei, prese il volo e si innalzò più che poté, sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarla. Vendicarla, magari, perché no? Era un animale semplice, dai desideri semplici. E qualsiasi sentimento passava nel suo piccolo cervello assumeva proporzioni gigantesche: aveva volato molto e aveva anche una memoria lunga. Perciò, quando scorse una figura che aveva già conosciuto alla festa di Samhain, seduto su una chiatta vicino al suo cavallo, calò in picchiata.







Continua nella quarta puntata, QUI : La favola di Abidian 4



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