lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DI ABIDIAN (ottava puntata)

 (Prima pubblicazione 27.02.2014)

© Crenabog 







L'esercito di formiche impiegò un tempo sorprendentemente breve a far sparire tutte le nocciole della radura, e quelle che non avevano mangiato se le caricarono senza sforzo apparente. Il Narratore pensò che Mab aveva scelto un formicaio davvero affamato, per ottenere quel risultato. Poco alla volta, ben incolonnate, sparirono nel folto della boscaglia: nessuno di loro immaginava che i loro formicai avrebbero preso forme e diramazioni alquanto curiose; d'altronde l'incanto lanciato da Abidian qualche effetto doveva pur darlo, anche se il cervello delle formiche era notoriamente microscopico!

- Maestà, ancora una volta il vostro aiuto si è rivelato prezioso, anzi, decisivo. Io non avrei saputo davvero come fare per eliminarle tutte.

- Amico mio, non fare il modesto, sono certa che qualche diavoleria l'avevi già congegnata comunque.

- Anche fosse, ammetto che non lo ammetterei! ,- replicò il brav'uomo, - e adesso che intenzioni avete con la fatina?

- Non me la sono dimenticata, e ora viene anche il suo turno.. - Mab si voltò verso Abidian, che se ne stava in disparte, facendo finta di essere invisibile. - Chiariamo le cose, mia cara. Qui nessuno comanda su nessun territorio, tranne re Oberon e me, ovviamente. Capisco che ti sei trovata in difficoltà nel dover lasciare la tua vecchia casa ma non avevi il diritto di fare quel che hai fatto; da adesso, ogni volta che avrai bisogno di qualcosa dovrai assolutamente venire a chiedermelo, e io ci penserò parecchio sopra. Comunque, comando che tu, nel rispetto della natura che ti circonda, degli animali che ci vivono e degli esseri umani - oltre a tutti noi del Buon Popolo - viva qui allacciando rapporti di buon vicinato con tutti e senza più lanciare incantesimi. Ti è proibita la partecipazione a tutte le feste per un anno da oggi, ed è perfettamente inutile che metti su quel muso. Oh! E poi, una fata rispettabile non vive né nascosta tra le foglie né in quella specie di buco muschioso che ti sei apparecchiata. Quindi vediamo di fare una casa che vada bene per te e che non faccia sfigurare me, come tua regina.

Detto questo, batté le mani, le alzò sprizzando polvere luminosa verso l'albero e fece comparire una graziosissima casetta appesa ad un ramo del grande albero.

- Hai il permesso di invitarci altre fate, e non eccedete con il sidro, mi raccomando.

Abidian guardò estasiata la bizzarra nuova dimora e ringraziò Mab, continuando a scusarsi con lei e col Narratore.

- Va bene, va bene, anche questa è fatta. Ora me ne torno da Oberon, stavo così bene a giocare a carte con Titania.. ah, dimenticavo, Narratore, cerca di non stare troppo in giro perché c'é una certa persona, laggiù, che ti sta aspettando. E non credo che abbia voglia di stare lì per molto: è già tanto che non mi abbia seguito..

L'uomo promise di tornare al più presto da Paulie e salì a cavallo, congedandosi da Abidian con un ultimo saluto. La piccola fata stava già svolazzando intorno alla casina, rimirandosela allegra.

- Regina, mi concedete di darvi un passaggio? Potrei raccontarvi molte nuove storie, lungo la strada,- disse, allungando una mano.

- Perché no? Questa chiocciola è uno spasso ma certamente non sa raccontare favole come te! ,- rispose lei, e si lasciò mettere nella tasca del panciotto dell'uomo, che provvide anche a trovare una sistemazione per la lumaca, nella bisaccia legata alla sella. Poi ripresero la strada, e la foresta riprese a vivere tranquilla come faceva da secoli.





Da una magnifica, splendente luna piena calò silenzioso e lento il lunghissimo filo d'argento del Ragno: in fondo ad esso come sempre era legata la navicella nella quale Cinnia e suo padre andavano e venivano dal satellite. Avvolta nella magica bolla iridescente che la proteggeva, Cinnia si godeva lo straordinario spettacolo del firmamento, assaporando il momento in cui avrebbe rivisto Finbar; lontanissima, la Via Lattea segnava l'immensa strada delle comete, eternamente in movimento. La piccola pensava a come tutta la sua storia con il figlio del Narratore si fosse svolta, a come per un caso fortuito lui le avesse dato il nome, cosa che secondo le antiche leggi del Popolo Segreto la legava a lui per sempre. Talvolta si chiedeva se questo legame fosse però costruito solo su una tradizione o, invece, se avesse veramente una base sentimentale. Certo, i due stavano crescendo insieme, e non avevano mai pensato di dichiararsi davvero l'un l'altra, era vero però che - il suo intuito femminile glielo faceva capire chiaramente - lui tante volte le era stato vicino con modi e parole ben diversi da quelli che si scambiano tra comuni amici. Decise alla fine che se non le avesse detto niente lui, ci avrebbe pensato lei, e qui la fata che era in lei prese il sopravvento: chi sa che faccia avrebbe fatto! E mentre lentamente scendeva, giocò ad immaginarsi come gli sarebbe apparsa: gli sarebbe piaciuta di più così com'era, o forse lui preferiva che avesse avuto le ali, come la fata sua madre? Chi sa..



Finbar e Bobul attraversarono la foresta velocemente, e non voleva affatto pensare a quel che il folletto aveva fatto alla strega. Il chiaro di luna era così forte che potevano distinguere, in un curioso bianco e nero, ogni cespuglio, ogni masso accanto al quale passavano. Per precauzione Bobul aveva arraffato dalla dimora di Orna Baba anche una lanterna cieca, ma al momento la teneva spenta, e saltellava fischiettando incurante di tutto. La notte era troppo bella e intrisa degli aromi delle essenze boschive, delle resine gommose che gocciolavano dalle crepe delle cortecce, delle piante del sottobosco, per immaginare che qualcosa di male potesse accadere. Arrivarono alla taverna di Tom e già da lungi vedevano lo spiazzo antistante illuminato dalle luci delle finestre, segno che come ogni sera goblin, leprechaun e altri viandanti se ne stavano allegri a bere birra al caldo del falò.

- Padron Finbar?

- Dimmi, che c'è?

- Ho una fame che mangerei un toro acquatico, se riuscissi ad acchiapparlo!

- A hah! Come ti capisco, e poi, dai, vedere tutti quei funghi e non poterne mangiare nessuno, ha messo fame anche a me... - rispose il ragazzo.

- Abbiamo fatto benissimo a non toccarli, di certo Tom ci servirà qualcosa di buono. Sbaglio o sento odore di arrosto?

- Arriva fin qui, è vero ma, aspetta..

- Sì? Che succede?

- Guarda lassù! ,- disse, alzando un dito ad indicare il cielo. - La vedi anche tu?

- Oh, eccola che arriva! La piccola Cinnia non si è fatta pregare, bisogna ammettere che la strega li sapeva fare i suoi maneggi.

Illuminata dalla luce lunare, la grande bolla magica era perfettamente distinguibile nel suo discendere verso terra.

- Penso che dovrai andare a mangiare tu, Bobul, e non mi aspettare! ,- gridò Finbar, correndo via. Il folletto scoppiò a ridere e andò a cercarsi un posto nella taverna. Non aveva certi pensieri, lui: si può mai paragonare una fata, o una umana, o qualsiasi altra cosa su due gambe, ad un polposo cosciotto di cervo arrostito e servito in agrodolce, con i cedri canditi, la cioccolata fusa e le patate arrosto?



Cinnia era seduta nell'erba, la bolla svanita a contatto col suolo e già il Ragno aveva ripreso ad avvolgere il suo filo, riportando la navicella lassù, nella immota desolazione delle rocce lunari. La ragazzina era evidentemente stanca per il lungo viaggio magico, o forse stava solo aspettando che lui la raggiungesse.

Finbar le arrivò alle spalle e subito la abbracciò, felice di rivederla. Quante cose avrebbe voluto raccontarle e quanto non sapeva come fare a dirgliele!

- Pensavo che non saresti tornata mai più!

- Il mio cavaliere si preoccupava? E facevi bene, perché sai, mi stavo tanto divertendo a vedere mio padre e il Ragno dormire, che davvero non avevo nessuna voglia di tornare!

- Mi prendi in giro?

- Certamente!

- Che sciocca che sei! ,- le prese la mano e passeggiarono a lungo nella valle, dirigendosi verso le grandi rocce che creavano una gioiosa cascatella lungo il corso del fiume che attraversava la Contea. - Senti, Cinnia, ci ho pensato tanto in questi giorni. Io lo so, e tu pure, che re Oberon ha decretato il nostro legame ma... ma non voglio che questo debba essere, se tu non lo vuoi. Perché tu mi piaci, mi sei piaciuta da subito e, insomma, penso che ti voglio bene, mh.. e sarei felice se anche tu me ne volessi.

- Mi vuoi bene? Ah, che devo sentire! - fece la ragazzina, ritraendosi.

- Scusa, non volevo offenderti, - disse Finbar, sorpreso e preoccupato. - Fai finta che non ho detto niente.

- Ecco. Appunto. Quindi, signor mio, sarà il caso che ci pensi bene, molto bene.. e ricominci da capo.

- Uh? Come, ricominciare da capo?

- Ripeti insieme a me ,- disse, conducendolo fin sotto la cascatella, bagnandosi tutta e facendo inzuppare anche il povero ragazzo, per arrivare alla grande grotta nascosta.

- .. ,- fece lui, col viso coperto dagli scrosci argentini.

- Ti amo.

- Ti amo?

- Se non lo sai tu!

- Ma sì, certo. Certo! TI AMO! ,- strillò Finbar, senza curarsi di sembrare ridicolo, bagnato fino alle ossa e con quel sorriso che gli partiva da un orecchio all'altro.

- E io pure.. ,- rivelò Cinnia, stringendosi a lui e finalmente, nell'ombra morbida della grotta mentre, oltre la tenda dell'acqua che cadeva, tutto il mondo proseguiva le sue faccende, si scambiarono il loro primo, vero bacio, donando i colori dell'amore al quadro che stavano dipingendo insieme con le loro vite.




*** FINE ***


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