(Prima pubblicazione 27.02.2014)
© Crenabog
Da una magnifica, splendente luna piena calò silenzioso e lento il lunghissimo filo d'argento del Ragno: in fondo ad esso come sempre era legata la navicella nella quale Cinnia e suo padre andavano e venivano dal satellite. Avvolta nella magica bolla iridescente che la proteggeva, Cinnia si godeva lo straordinario spettacolo del firmamento, assaporando il momento in cui avrebbe rivisto Finbar; lontanissima, la Via Lattea segnava l'immensa strada delle comete, eternamente in movimento. La piccola pensava a come tutta la sua storia con il figlio del Narratore si fosse svolta, a come per un caso fortuito lui le avesse dato il nome, cosa che secondo le antiche leggi del Popolo Segreto la legava a lui per sempre. Talvolta si chiedeva se questo legame fosse però costruito solo su una tradizione o, invece, se avesse veramente una base sentimentale. Certo, i due stavano crescendo insieme, e non avevano mai pensato di dichiararsi davvero l'un l'altra, era vero però che - il suo intuito femminile glielo faceva capire chiaramente - lui tante volte le era stato vicino con modi e parole ben diversi da quelli che si scambiano tra comuni amici. Decise alla fine che se non le avesse detto niente lui, ci avrebbe pensato lei, e qui la fata che era in lei prese il sopravvento: chi sa che faccia avrebbe fatto! E mentre lentamente scendeva, giocò ad immaginarsi come gli sarebbe apparsa: gli sarebbe piaciuta di più così com'era, o forse lui preferiva che avesse avuto le ali, come la fata sua madre? Chi sa..
Finbar e Bobul attraversarono la foresta velocemente, e non voleva affatto pensare a quel che il folletto aveva fatto alla strega. Il chiaro di luna era così forte che potevano distinguere, in un curioso bianco e nero, ogni cespuglio, ogni masso accanto al quale passavano. Per precauzione Bobul aveva arraffato dalla dimora di Orna Baba anche una lanterna cieca, ma al momento la teneva spenta, e saltellava fischiettando incurante di tutto. La notte era troppo bella e intrisa degli aromi delle essenze boschive, delle resine gommose che gocciolavano dalle crepe delle cortecce, delle piante del sottobosco, per immaginare che qualcosa di male potesse accadere. Arrivarono alla taverna di Tom e già da lungi vedevano lo spiazzo antistante illuminato dalle luci delle finestre, segno che come ogni sera goblin, leprechaun e altri viandanti se ne stavano allegri a bere birra al caldo del falò.
- Padron Finbar?
- Dimmi, che c'è?
- Ho una fame che mangerei un toro acquatico, se riuscissi ad acchiapparlo!
- A hah! Come ti capisco, e poi, dai, vedere tutti quei funghi e non poterne mangiare nessuno, ha messo fame anche a me... - rispose il ragazzo.
- Abbiamo fatto benissimo a non toccarli, di certo Tom ci servirà qualcosa di buono. Sbaglio o sento odore di arrosto?
- Arriva fin qui, è vero ma, aspetta..
- Sì? Che succede?
- Guarda lassù! ,- disse, alzando un dito ad indicare il cielo. - La vedi anche tu?
- Oh, eccola che arriva! La piccola Cinnia non si è fatta pregare, bisogna ammettere che la strega li sapeva fare i suoi maneggi.
Illuminata dalla luce lunare, la grande bolla magica era perfettamente distinguibile nel suo discendere verso terra.
- Penso che dovrai andare a mangiare tu, Bobul, e non mi aspettare! ,- gridò Finbar, correndo via. Il folletto scoppiò a ridere e andò a cercarsi un posto nella taverna. Non aveva certi pensieri, lui: si può mai paragonare una fata, o una umana, o qualsiasi altra cosa su due gambe, ad un polposo cosciotto di cervo arrostito e servito in agrodolce, con i cedri canditi, la cioccolata fusa e le patate arrosto?
Cinnia era seduta nell'erba, la bolla svanita a contatto col suolo e già il Ragno aveva ripreso ad avvolgere il suo filo, riportando la navicella lassù, nella immota desolazione delle rocce lunari. La ragazzina era evidentemente stanca per il lungo viaggio magico, o forse stava solo aspettando che lui la raggiungesse.
Finbar le arrivò alle spalle e subito la abbracciò, felice di rivederla. Quante cose avrebbe voluto raccontarle e quanto non sapeva come fare a dirgliele!
- Pensavo che non saresti tornata mai più!
- Il mio cavaliere si preoccupava? E facevi bene, perché sai, mi stavo tanto divertendo a vedere mio padre e il Ragno dormire, che davvero non avevo nessuna voglia di tornare!
- Mi prendi in giro?
- Certamente!
- Che sciocca che sei! ,- le prese la mano e passeggiarono a lungo nella valle, dirigendosi verso le grandi rocce che creavano una gioiosa cascatella lungo il corso del fiume che attraversava la Contea. - Senti, Cinnia, ci ho pensato tanto in questi giorni. Io lo so, e tu pure, che re Oberon ha decretato il nostro legame ma... ma non voglio che questo debba essere, se tu non lo vuoi. Perché tu mi piaci, mi sei piaciuta da subito e, insomma, penso che ti voglio bene, mh.. e sarei felice se anche tu me ne volessi.
- Mi vuoi bene? Ah, che devo sentire! - fece la ragazzina, ritraendosi.
- Scusa, non volevo offenderti, - disse Finbar, sorpreso e preoccupato. - Fai finta che non ho detto niente.
- Ecco. Appunto. Quindi, signor mio, sarà il caso che ci pensi bene, molto bene.. e ricominci da capo.
- Uh? Come, ricominciare da capo?
- Ripeti insieme a me ,- disse, conducendolo fin sotto la cascatella, bagnandosi tutta e facendo inzuppare anche il povero ragazzo, per arrivare alla grande grotta nascosta.
- .. ,- fece lui, col viso coperto dagli scrosci argentini.
- Ti amo.
- Ti amo?
- Se non lo sai tu!
- Ma sì, certo. Certo! TI AMO! ,- strillò Finbar, senza curarsi di sembrare ridicolo, bagnato fino alle ossa e con quel sorriso che gli partiva da un orecchio all'altro.
- E io pure.. ,- rivelò Cinnia, stringendosi a lui e finalmente, nell'ombra morbida della grotta mentre, oltre la tenda dell'acqua che cadeva, tutto il mondo proseguiva le sue faccende, si scambiarono il loro primo, vero bacio, donando i colori dell'amore al quadro che stavano dipingendo insieme con le loro vite.
*** FINE ***




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