(Prima pubblicazione 26.03.2014)
© Crenabog
Si spostava soltanto la notte, ed era comprensibile.
Sembrava non volersi mai fermare, ma la sua destinazione gli era ben chiara in mente.
Conquista. Dominazione.
Il Re Troll continuava nel suo cammino.
I giorni e le notti si succedevano quietamente, in quel morbido periodo dell'anno in cui tutto sembrava dilatarsi, come se il tempo stesso si fosse troppo stancato dei rigori invernali e avesse deciso di concedersi una pausa. L'aria si addensava carica di aromi fruttati, effluvi densi dal sottobosco, e folti sciami di insetti ronzavano canzoni sconosciute, rincorrendosi tra le foglie. La vita dell'antico villaggio aveva ripreso il suo corso anche se la tragedia che lo aveva colpito aveva portato via con sé molta della gioia di vivere che lo caratterizzava. Forse anche per questo una certa alleanza si era andata formando, tra gli umani e alcuni esponenti del Buon Popolo, che talvolta si lasciavano vedere. Di solito erano minuscoli folletti che tentavano di rallegrare i bambini, i pochi rimasti, e subito sgusciavano via, lasciando in loro la fugace impressione di aver visto qualcosa, o forse no. Il borgomastro e il Narratore avevano concertato il tutto d'accordo con re Oberon: certo, solo il Narratore era autorizzato a fare da tramite tra le razze, ma la loro esistenza era stata svelata e pubblicamente compresa ed ammessa, dopo l'aiuto che avevano fornito nella lotta contro gli spiriti maligni. Quindi il Narratore poteva dirsi soddisfatto nel vedere che un periodo di relativa quiete era sopraggiunto: poteva lasciare Finbar correre da Cinnia senza preoccuparsi, poteva trascorrere il suo tempo con Paulie nella dimora incantata di Titania e non viaggiava più come una volta. Il tesoro che aveva accantonato dopo il crollo della dimora della strega lo rendeva libero di vivere come desiderava, e non erano certo monete del paiolo di re Brian Borough, sulle quali entrambi - certo, dopo qualche boccale di sidro ben fermentato - scherzavano pensando ai tanti gonzi che credevano di diventarci ricchi..
Monte Atro, con tutti i suoi anfratti, le ripide gole, gli squarci rocciosi che improvvisi si stagliavano contro la volta azzurra e la cascata che a valle formava il fiume che tagliava lo Shire, era diventato il terreno di caccia dei troll: abbandonato dal Popolo Segreto, tra i suoi sentieri solo i loro passi pesanti rimbombavano la notte mentre cercavano cibo. Nessuno aveva più un motivo a contendere e i troll potevano sentirsi liberi, finalmente, da ogni costrizione.
Tutto questo era ignoto al Re Troll, che aveva abbandonato Gorya dopo i massacri perpetrati dal Serpe del Gelido Nord, ed aveva deciso di trovare un nuovo regno su cui dominare. La rabbia per le innumerevoli perdite nel suo popolo, l'impotenza contro la carica distruttiva del Serpe, lo avevano accecato ed era diventato quasi folle; implacabilmente avanzava, radendo al suolo alberi e vegetazione, con l'unico pensiero fisso di arrivare a Monte Atro e diventare il capo dei troll che sapeva abitarlo.
Così fu che, una notte di luna piena, il Re Troll arrivò all'ingresso delle caverne, fiutando l'odore della sua stessa gente, e iniziò ad urlare che venissero fuori, che era finalmente giunto per condurli verso una nuova era di dominazione su tutti gli altri esseri viventi. Immensa fu la sua sorpresa quando la pioggia di pietre lo colpì, e lo scherno dei bruti lo costrinse ad arretrare, sempre più e sempre più in fretta, scendendo tra gli arbusti spinosi fin verso la vallata addormentata. Il fiato cominciava a mancargli, si appoggiò ad un grande albero cercando di pensare a cosa fare ma, improvvisamente, la corteccia sembrò prendere vita e immagini scivolarono come veleno nel suo cervello. Non poteva sapere che ai piedi dell'albero si era fermata la piota vagante che portava l'invidia della strega, scacciata dal Popolo Segreto e ritenuta persa chi sa dove. Se ne era rimasta accovacciata lì sotto e lentamente la sua corrosione si era comunicata alla linfa vitale, mutandolo in un consigliere avido di crudeltà: il compagno ideale per il Re dei Troll che restò a lungo abbracciato al tronco, pensando, pensando, fino a cadere addormentato in un vortice di sogni.
Continua nella seconda puntata, QUI : La favola del re dei troll 2



Nessun commento:
Posta un commento