lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DI ABIDIAN (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 25.02.2014)

© Crenabog 




Il Narratore sedeva tranquillamente appoggiato all’albero sul quale Abidian se ne stava nascosta, avvolto dal leggero fumo della pipa di radica che suo figlio gli aveva regalato. L’aroma speziato saliva in placide volute verso il cielo, inebriando la piccola fata che non ne conosceva l’uso. E, mentre si cullava in bizzarre visioni di nuvole aromatiche, sentì un fruscio farsi largo nel profondo silenzio della piccola radura; nessun animale osava più avvicinarsi, dopo aver mangiato le nocciole incantate che coprivano il terreno. La risata cristallina di Mab eruppe da un cespuglio, anticipando il suo ingresso, poco trionfale in verità, a cavallo della enorme chiocciola: dietro di lei atterrò anche la gazza che era volata ad avvertirla.

- Narratore! Ogni volta che vai da qualche parte ci son sorprese, non è così? Re Oberon mi dice che qui qualcuno ha fatto pasticci… Vero, tu, lassù! Inutile che cerchi di nasconderti, scendi immediatamente!

Abidian scivolò a terra e si inchinò profondamente alla regina delle fate.

- Allora! Chi ti avrebbe dato il permesso di prenderti questa radura? E con che modi, poi! Mi hai fatto perdere la faccia con tutto il Popolo Segreto!

- Oh, maestà, chiedo perdono! Ero talmente arrabbiata per essere dovuta fuggire dai trolls che volevo a tutti i costi un luogo tranquillo per me.

- E c’era bisogno di far fuggire tutti? Di lanciare incantesimi sulla roba da mangiare? Cosa ti ha mai detto quel cervello?

- E’ stata la prima cosa che mi è venuta in mente…

- Figuriamoci se una fata perdeva tempo a ragionare. E a chi tocca sistemare le cose? A Mab, certo, se non ci fossi io cosa fareste, eh? Cosa sareste? Un mucchio di pazze che vanno in giro a far follie! Vergogna!

Abidian era senza parole e sembrava sul punto di piangere. Il Narratore si godeva la scena, conoscendo Mab sapeva quanto le piacesse fare queste scene teatrali; in fondo la regina accudiva e badava affettuosamente a tutto il suo popolo e avrebbe risolto la situazione senza problemi. Ci teneva però a far sì che la fata non dimenticasse la lezione, quindi disse:

- Ora ci penso io, ma non mi scorderò di punirti in qualche modo. Tornatene sull’albero e lasciami fare. Narratore, per favore, saresti così gentile da trovarti un bel masso su cui andare a sederti così posso darmi da fare?

- Ci mancherebbe, mia signora, vado subito! ,- e si allontanò. Mab battè forte le mani e al suo comando si fece strada tra l’erba un lunghissimo esercito di gigantesche formiche. La minuscola regina si avvicinò a quella in testa al gruppo, borbottò qualcosa di incomprensibile e rapidamente raggiunse l’uomo sul rialzo muschioso.

- Che intenzioni hai, regina?

- Le formiche son tutto istinto e obbedienza, ma di cervello ne hanno veramente poco. Gli ho detto che possono mangiarsi tutti i frutti che trovano e stai certo che di visioni e allucinazioni non ne avranno nessuna! Non è una bella pensata?

- Ottima, direi. Godiamoci lo spettacolo e, se mi è concesso, posso permettermi di offrirti un dolcetto? ,- disse, estraendo dal tascapane un pasticcino di marzapane colorato e invitante.

- Ah, tu sì che sai come far felice una donna!


Cinnia sgattaiolò fuori della dimora di suo padre e a grandi salti - ogni volta che tornava sulla Luna si divertiva un mondo con la differenza di gravità - raggiunse il Ragno e lo pregò di srotolare il suo filo d’argento: aveva una fretta indiavolata di tornare da Finbar e aveva deciso di non aspettare più. La grande bestia ronfava placidamente e ci mise un po’ a comprendere cosa volesse la ragazzina poi, come sempre ubbidiente, si mise al lavoro…






- A quest’ora la tua amichetta starà già precipitandosi da te, ragazzo mio. - disse Orna Baba, asciugandosi le labbra dalla zuppa di funghi che aveva avidamente mangiato. - E quindi, - soggiunse, con aria sorniona, - direi che è venuto il momento che mi ripaghi dei miei servigi…

Finbar era piuttosto preoccupato, aveva ingenuamente pensato che il grande cesto di funghi raccolti insieme a Bobul, il folletto che dimorava nella cantina della locanda di Tom, potesse essere un pagamento sufficiente. E’ vero che il figlio del Narratore non aveva esperienza di traffici con le streghe e ora, a mente fredda, si rese conto che poteva anche costargli caro.

- Come posso farlo?

- Ah, un bel ragazzo come te mi ha fatto venire in mente qualcosa che non ho da tanto tempo. Ti ho realizzato un sortilegio d’amore e dunque voglio anche io un segno d’amore. Ho letto nella tua mente, sai, e ho visto te e, come si chiama? Ah, sì, Cinnia. Non vi siete ancora dichiarati quindi non vi siete ancora baciati. Ed è questo che voglio. Il tuo primo bacio deve essere per me!

Orna Baba era una bella donna, indubbiamente, anche se Finbar sospettava che quello fosse solo l’aspetto che aveva assunto quando li aveva ricevuti, e se fosse stato un uomo probabilmente non si sarebbe fatto problemi; ma adesso, nel sentire il prezzo da pagare, iniziò a ritrarsi. Nel suo intimo non voleva assolutamente dare ad altri quel che voleva riservare alla ragazza che amava ma, come evitare di farlo? Mentre Orna accennava a spostare la sedia per alzarsi e andare da lui, il giovane cercava pian piano di avvicinarsi alla porta, quando la strega se ne accorse.

- Ah! Cerchiamo di svignarcela, eh? Quel che hai avuto, ora lo pagherai… ,- ma finì la frase farfugliando, e ricadde pesantemente a sedere. Il suo sguardo si fece vago e poi crollò con la faccia nella zuppiera. Bobul prese la mano di Finbar e lo trascinò rapidamente all’esterno:- Padrone, immagino che tu mi veda come un folletto nasuto, panciuto e basta, ma questo folletto ne sa di cose ed è anche molto previdente. E i funghi che ho scelto, li ho scelti molto accuratamente… ,- esplose in una risata che sarebbe degnamente potuta uscire dalla gola di un troll. - Come vedi, niente più da pagare! Orna Baba ne aveva combinate anche troppe, e non è il caso che stia qui a raccontartele. Forza, torniamo da dove siamo venuti!







Continua - e termina - nella ottava puntata, QUI : La favola di Abidian 8

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