martedì 17 marzo 2026

IN CENTOMILA ALLA TAVERNA DEL VECCHIO CRENABOG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 17.03.2026   St.Patrick's Day)

© Crenabog




C’è un momento, in ogni storia, in cui il viaggiatore si ferma sulla soglia, si volta indietro e guarda la strada percorsa.

Oggi è uno di quei momenti.

Centomila passi.
Centomila sguardi.
Centomila volte qualcuno ha aperto la porta di questa piccola taverna, si è seduto accanto al fuoco e ha ascoltato.

E forse non lo sa, ma ogni volta che è accaduto… la storia è cambiata un poco.

Perché le storie non vivono da sole.
Hanno bisogno di occhi che le leggano, di menti che le immaginino, di cuori che le portino avanti.

Quando tutto questo è iniziato era poco più che un sussurro.
Una voce raccontata a bassa luce, per qualcuno che ascoltava prima di dormire.

Poi, piano piano, quella voce è diventata un fiume.
E il fiume ha trovato la sua strada.

Oggi quella strada è arrivata fin qui.

Alla Taverna.

E qui, stasera, non si racconta una storia soltanto.
Si alzano i boccali.

Paulie sorride.
Finbar ride forte.
Cinnia osserva, silenziosa come la notte.
Il Narratore… be’, lui fa quello che ha sempre fatto: continua a raccontare.

E davanti a tutti, inutile dirlo, Re Brian pretende il primo brindisi.

A voi.

A chi è passato anche solo per un istante.
A chi è rimasto.
A chi tornerà.

Perché questa porta resta aperta.

E il fuoco… non si spegne.

Grazie.



Il Narratore

lunedì 16 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN (seconda parte)

(seconda e ultima parte) 

(Prima pubblicazione in Blogspot 16.03.2026)

© Crenabog





Re Oberon, tenendo in braccio sua moglie riversa e priva di conoscenza, la portò nella grande camera da letto reale, sistemandola dentro il letto singolo che avevano vicino al loro, in modo che niente potesse disturbarla. I Sidhe più fidati della sua corte lo attorniavano prodigandosi in consulti, consigli e soprattutto sospiri e lamenti. La fronte di Titania era gelida e a malapena si poteva notare il suo flebile respiro. Mentre re Oberon sostava vicino a lei uno dei minuscoli Spriggan, con ancora le tasche piene delle tintinnanti monete cadute a re Brian durante la fuga, era salito di corsa lungo la scala che portava alla botola e alla villetta del Narratore e Paulie, per portare la notizia. Appena saputo tutto, il Narratore si rivolse a Paulie:

- Amore, hai sentito anche tu, qui la situazione è grave. E... Eadan, capisco che quanto sto per dirti potrà sorprenderti ma ti prego di cercare di restare calma.

Eadan sbiancò in viso, preoccupata:

- Ditemi, che sta succedendo?

- Eadan cara, alla taverna di tuo marito Tom ogni sera vengono a bere e a fare chiasso i Sidhe, li conoscete bene, da quel pazzo di re Brian al più piccolo degli Spriggan. E forse vi sarete chiesti da dove vengano. Bene, dobbiamo dirtelo, il regno di re Oberon è qui sotto, all'interno della collina e noi da sempre viviamo collegati a tutti loro.

Eadan restò di stucco, mai avrebbe immaginato da dove venisse tutta la stranissima gente del Popolo Segreto.

- Capisco, e ci credo che sia sempre rimasto un segreto, per la sicurezza di tutti. Certo, ovviamente lo dirò a Tom ma non lo racconterò a nessuno. 

- Grazie, sei davvero comprensiva - fece Paulie, e il Narratore disse: 

- La regina Titania si è ammalata per qualcosa che ha respirato, uscita da una scatoletta che i folletti hanno trovato in quel che restava del tesoro della strega ad Afelia. Nessuno sa di cosa si tratti, se magia o veleno. Ma se, per miracolo, si trattasse di un qualche antico veleno   forse... se te la senti... considerando la tua esperienza in pozioni e filtri, magari saresti in grado di aiutarla.

La moglie di Tom l'oste, abituata a ben altro nella vita, servire boccali di birra e curare la loro casa, restò esterrefatta all'idea ma una punta di antico orgoglio di guaritrice iniziò a farsi strada in lei. Sorrise, con aria decisa:

- Forza, allora! Andiamo dalla regina e vediamo cosa si può fare.



Ai piedi della collina, lo sfortunato viandante che si fosse trovato a passare da quelle parti, avrebbe finito per incrociare il Chat Palug che, appena subodorato il pericolo, per chi sa quale motivo aveva deciso di mettersi a fare la guardia al popolo dei Sidhe affinchè nessuno si avvicinasse con intenzioni malvagie. Solo che, come sua abitudine, il leggendario mostro in forma di gatto aveva preso la dimensione che più gli era congeniale e ora torreggiava, alto più di dieci metri e francamente spaventoso, scrutando intorno con calma mortale.






Scortata dal Narratore, Paulie e un corteo di folletti, Broggan, Spriggan, leprechaun e altre forme che non aveva mai visto, la sbigottita Eadan era scesa lungo la grande scala di legno e metallo illuminata da torce che portava dal pavimento della villetta alle profondità del grandioso regno ipogeo. Quando Paulie la presentò a re Oberon, spiegandogli delle sue capacità di guaritrice con le erbe, si inchinò profondamente davanti al re che non aveva mai visto prima poi iniziò a visitare accuratamente la regina Titania, in stato di incoscienza e tenuta al caldo dalle molte coperte. 

- Maestà - disse ad Oberon - ho già visto, molti anni fa, qualcosa del genere ma non è magia nera, né stregoneria. Si tratta quasi sicuramente di un tossico prodotto dalle spore di qualche fungo. Credo che fosse rimasto talmente a lungo chiuso nella scatoletta da essersi ridotto in polvere e quando è stata aperta tutto il concentrato del veleno si è diffuso nell'aria. Permettetemi di tornare con i miei cari amici nella villetta, da poco vi ho realizzato un minuscolo laboratorio e posso provare a preparare un antidoto.

- Grazie, Eadan, i nostri medici non hanno saputo trovare una cura e mia moglie sembra deperire velocemente. Te ne prego, fai tutto il possibile, te ne saremo infinitamente grati.

La corte accompagnò nuovamente i tre nella villetta soprastante e subito lei si mise al lavoro, assistita da Paulie. Il Narratore, per non essere di intralcio, si sedette pensieroso all'esterno immerso nel turbinio preoccupato dei suoi pensieri poi, da lassù, vide la ciclopica testa del Chat Palug e l'unica cosa che riuscì a pensare fu che gli sarebbe piaciuto grattargliela.


Qualche ora dopo, giusto il tempo di macinare, bollire, filtrare un preparato di erbe che solo lei sapeva cosa fossero. Nei suoi contenitori ce ne stavano alcune che Paulie ammise di non aver mai visto e Eadan le confidò che facevano parte di quelle che anni prima aveva con sé quando era uscita di casa ed era finita da Tom per sfuggire ai Broggan selvatici. Quindi credeva che nella loro regione non fosse possibile trovarle. Quando la pozione fu pronta, i tre scesero di nuovo fino alla camera da letto reale e Oberon la aiutò a far colare lentamente l'antidoto tra le labbra di Titania, poi non rimase altro che restare seduti in silenzio a vegliarla, sperando.


Passò una intera giornata, durante la quale i Sidhe venivano continuamente portando ed offendo spuntini e bevande, e a cercare di informarsi. Il silenzio si era fatto grave nella camera e anche se nessuno glielo aveva chiesto, il Narratore aveva cominciato a raccontare vecchie avventure capitate nei suoi viaggi e così anche sua moglie venne a conoscenza di ciò che era successo ad Afelia. Mentre ancora erano intenti ad ascoltarlo Titania alzò un braccio e fece un tenue sorriso. Si affrettarono da lei, e con sollievo videro che l' antidoto stava facendo effetto; con grande gioia la notizia fece il giro del regno ipogeo e già qualche Sidhe iniziò a festeggiare. Re Oberon congedò tutti e preferì restare solo con lei assicurandosi che tornasse in piena salute.







Due giorni dopo Titania in persona, accompagnata da Oberon, volle salire nella villetta e a lungo si abbracciò con Eadan, ringraziandola e complimentandosi per la cura ricevuta poi, con il massimo stupore di Paulie e del Narratore, volle proclamarla guaritrice reale concedendo a lei e a Tom il permesso di venire a corte ogni volta che ne avessero piacere.

E, mentre nel regno dei Sidhe iniziavano i festeggiamenti, da qualche parte nel folto di Bosco Buio un folletto se ne stava allegramente seduto sul ceppo di un vecchio albero a giocare, tirando in testa alle formiche le monete d'oro tanto ambite da re Brian e contenute nella sacca che aveva perso scappando dall' ira di re Oberon.

- Una! Bing! Beccata, uh uh! E... Due! Bang! Beccata! 

Strillava Whiffenpoof alle prese con i suoi nuovi preziosi giocattoli...






*** FINE ***


 ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **




sabato 14 marzo 2026

LA FAVOLA DELLA MALEDIZIONE DI LAHIN

(prima parte)

(Prima pubblicazione in Blogspot 14.03.2026)

© Crenabog




Il Narratore si girò pigramente nel letto, pensando tra sé che la vita stava scorrendo sin troppo tranquilla visto che da tempo lo Shire viveva e prosperava in pace, non c'erano stati nemici esterni o interni, e anche a Druimasholl tutto si svolgeva regolarmente. Si vide in giro ma non vide sua moglie, immaginò che stesse facendo qualcosa al piano terra della villetta in cui abitavano, dolcemente appoggiata sulla sommità della grande collina che celava il regno del Popolo Segreto. Si alzò con calma, badando che non ci fosse in giro il Chat Palug e che non ci inciampasse sopra. Era infatti capace di cambiare dimensione a piacimento, aveva deciso di piazzarsi dentro casa loro e si comportava né più né meno come un parente peloso in visita. Il Narratore entrò in bagno, si lavò, fece quel che doveva fare, si vestì e scese la scala di legno che portava al piano terra dove si apriva la cucina con la camera da pranzo, il salottino, la camera dove aveva formato una interessante biblioteca e il camerino vicino alla cucina, che non avevano ancora pensato come usare. Sentendo rumori venire da lì aprì la porta e trovò Paulie, la selkie che aveva sposato dopo anni di avventure vissute insieme. E insieme a lei, apparentemente indaffaratissima in chi sa cosa, Eadan, curva sul tavolino tra boccette, ciotole e tutto quello che gli sembrò l'armamentario di un cerusico o di un erborista. Le guardò e disse: 
- Buongiorno, Eadan! Che piacere… Paulie, amore, cosa state facendo? 
- Tesoro, hai ragione, scusami, non ti avevo ancora detto niente. Eadan mi ha raccontato che nella città dove viveva si occupava di curare con le erbe e fare anche altre cosette, sai, ehm, tipo pozioni e filtri, e siccome gli mancava tanto potersi tenere in esercizio ne abbiamo parlato con Tom e l'ho invitata a fare un suo piccolo laboratorio nel nostro camerino. Tanto non sapevamo ancora cosa farne, vero, caro? 
- Ma sì, non c'è nessun problema, sono contento che Eadan venga da noi, così vi tenete compagnia e magari impari nuove cose utili. Hai già fatto colazione? Vado a preparare qualcosa in cucina… 

Strani fruscii ruppero la quiete di Bosco Buio quando il gruppo di folletti guidati da re Brian in persona arrivò nella piccola radura dove sorgeva la Porta del Corvo che Piange. L'atmosfera lì era pesante, il sentore di foglie marce non abbandonava l'area neanche dopo una tempesta. I folletti rabbrividirono guardando la strana porta di legno scrostato ambiguamente socchiusa. Re Brian sapeva che era l'unico modo per arrivare ad Afelia, dove sorgeva il palazzo ormai distrutto di Lahin, la strega; troppo lontano dallo Shire per una spedizione normale ma il passaggio magico era estremamente pericoloso. Chi lo attraversava lasciava nel varco i ricordi di tutta la sua vita e chi ci entrava veniva proiettato in un vortice capace di fare impazzire. Quando il Narratore ci era entrato, aveva prima bevuto una pozione fatta da Titania e il suo cervello aveva resistito all'impatto. Re Brian era giustamente preoccupato, loro non avevano nessuna pozione per cui avevano deciso di ubriacarsi pesantemente prima di varcare la soglia, lasciando che il più stupido, imbelle e privo di preoccupazioni al mondo tra tutto il regno dei folletti, Whiffenpoof, li aiutasse a riprendersi all' uscita. Se lo erano portati apposta, certi che al suo cervello la Porta non avrebbe fatto alcun danno. Sì guardarono, finirono le loro fiasche e poi Whiffenpoof - che non aveva neanche capito cosa stessero andando a fare - li spinse dentro uno alla volta. 

Il Narratore finì di preparare una abbondante colazione, apparecchiò la tavola e chiamò sua moglie e Eadan, cercando in giro il Chat Palug e facendo rumore col cucchiaio sulla sua ciotola per farlo arrivare. Non pensava nemmeno a quanto fosse strano trattare come un gatto domestico il leggendario mostro che in un'epoca dimenticata aveva ferito a morte re Arthur; e chi ci avrebbe pensato vedendo quel paffuto gatto grigio incurante di tutto che la faceva da padrone nella loro villetta? Finnegan sorrise, e continuò a far chiasso con la ciotola. 

Whiffenpoof si sedette tranquillo vicino ai folletti svenuti, si contò le dita, si grattò la testa, fischiettò e attese che si svegliassero. Un paio d'ore dopo re Brian e i suoi, ancora istupiditi, aprirono gli occhi, videro le rovine e la cupa torre rimasta in piedi, gridarono di gioia e si misero a correre. Whiffenpoof li seguì con calma, occupato a guardare i corvi che giravano in aria lanciando lugubri strida e li trovò che estraevano dalle macerie quello che restava del tesoro della strega. Non ci sarebbe stata suddivisione del bottino e ognuno arraffava più che poteva. Così il folletto più stupido di tutti si guardò intorno, vide una graziosa scatoletta di antica foggia, e tutto contento se la mise in tasca senza pensare ad altro. 





Il viaggio di ritorno fu altrettanto stressante, anche per le sacche piene di monete impolverate che si portavano in spalla ma una volta arrivati in prossimità della collina dei Sidhe, diretti verso la piccola collina vicina dentro la quale regnava re Brian i suoi folletti, grande fu la loro sorpresa nel trovare sul sentiero re Oberon con un folto gruppo di goblin armati. Salutarono con profonde riverenze ma re Oberon esplose:
- Dannazione! Non avevo detto che era vietato tornare ad Afelia? Re Brian! Il significato di "ubbidire" non sai cosa sia? Avanti, tutti dentro!
Vennero scortati nella sala del trono, dove già era presente Titania, sfolgorante di luce rabbiosa, e tutti i dignitari. Nessuno voleva perdere lo spettacolo. Re Oberon si sedette sul trono, furibondo, in attesa. Il gruppo di folletti a capo chino iniziò a biascicare scuse confuse poi re Brian ebbe la pensata geniale: fare un dono a Titania e farsi perdonare. Però non voleva perdere neanche una moneta, guardò gli altri che avevano capito e scuotevano le teste pronti a difendere il bottino, così afferrò Whiffenpoof, gli frugò nelle tasche, trovò la scatoletta e con un sorriso mieloso la offrì alla regina dei Sidhe. Titania la osservò, lanciò un'occhiata perplessa a suo marito poi decise di accettarla. La aprì ma non c'era nulla, se non uno sbuffo di fumo che le finì nelle narici. La regina sbiancò, si portò una mano alla gola e cadde svenuta.




 

Il grido di orrore stupefatto della corte fu così forte da raggiungere persino la villetta soprastante; il Narratore, Paulie e Eadan lasciarono cadere le tazze di tè e ristettero attoniti mentre il Chat Palug, che mangiava sotto il tavolo, uscì correndo all'esterno col pelo ritto. Nella sala del trono i dignitari erano accorsi dalla regina mentre Oberon urlava minaccioso contro re Brian:
- Disgraziato! Che hai fatto stavolta! Che razza di maledizione hai dato a mia moglie?
- Maestà! Non ne ho la più pallida idea! Era parte del tesoro! Whiffenpoof lo sa!
Puntò il dito verso il panciuto folletto intento a pulirsi il naso e quello rispose:
- Uh? Io? Cosa? Ti è piaciuto il regalo? Bella, vero? A me piaceva tanto...
- Re Brian, questa te la farò pagare cara!
Gridò Oberon, cercando di afferrarlo, ma il re dei folletti stava già scappando insieme ai suoi, inciampando e sbattendo tra le gambe dei goblin e seminando dietro di sé monete e gioielli. I piccolissimi Spriggan sbucarono dalle crepe delle pareti e si precipitarono a prendere tutto quello che trovarono, creando il caos. Re Oberon tornò da Titania, adagiata sui tappeti, e si prese la testa tra le mani dopo aver buttato la corona sul trono.






*** FINE PRIMA PARTE ***





  ** La storia di Lahin potete leggerla nelle dieci puntate che trovate qui : https://crenabog2.blogspot.com/2025/11/la-favola-del-signore-del-wangshire.html  **


lunedì 9 marzo 2026

LA FAVOLA DI EADAN CHE FUGGI'

 (Prima pubblicazione in Blogspot 09.03.2026)

© Crenabog





Approfittando del fatto che suo marito era sceso nel regno ipogeo di re Oberon, usando la scala che dalla villetta portava all'interno della collina, Paulie si mise a sistemare la casa poi, non avendo granché da fare, decise di uscire e andare a trovare Eadan alla taverna di suo marito Tom de Danann. Scrisse un grazioso biglietto per Finnegan, lo posò in bella vista sul tavolinetto che lui usava per scrivere i suoi racconti, si pettinò i lunghi boccoli biondi, si appoggiò sulle spalle il mantello con i ricami celtici che le aveva donato Titania e si fermò un attimo a cercare il Chat Palug. Non era sul poggiapiedi che usava di solito per dormire, lo chiamò, lo cercò per ogni camera ma non lo trovò, o magari lui non aveva voglia di farsi vedere. Così, giusto per prudenza, preparò una grossa ciotola di carne tritata e sbollentata e la lasciò vicino al poggiapiedi di suo marito, ormai praticamente di proprietà del Palug. Finalmente uscì, nel caldo sole del mattino e iniziò a scendere la collina fino al portale specchio che re Oberon aveva fatto installare tra due alberi affinché Paulie e il Narratore potessero agevolmente spostarsi attraverso tutto lo Shire. Entrò in quello che sembrava solo il prolungamento di un piccolo sentiero tra i cespugli, solo leggermente luminoso e dopo pochi passi si trovò nelle vicinanze della taverna di Tom de Danann, dall'altra parte di Druimasholl, l'antico villaggio circondato da Bosco Buio. Paulie camminò col suo passo leggero e gli alberi che la videro passare restarono incantati come sempre.


Paulie bussò alla porta della taverna, guardando divertita la solita mucca di Tom che pascolava pigra sul tetto coperto di muschio ed erba, era ancora abbastanza presto perché ci fossero degli avventori ed era certa che avrebbe passato del tempo tranquilla. Venne ad aprire Bobul, il folletto grassoccio che fungeva da aiutante ed uomo di fatica di Tom, e che aveva accompagnato Finbar dalla strega Orna Baba ai tempi dei guai combinati da Abidian, la fata sventata. Bobul si esibì in una specie di riverenza;

- Oh! La signora moglie del Narratore! Che piacere, che onore! Prego, prego!

Paulie fece una risatina ed entrò, si tolse il mantello e lo diede a Bobul che lo appese al muro vicino l'ingresso, poi avanzò nel grande locale della taverna e venne accolta da Tom che stava pulendo ed asciugando bicchieri e boccali.

- Paulie, tesoro, che bella sorpresa! E il Narratore? Lo hai lasciato fuori a sentire Baldo che suona il violino?

- Oh no, mio marito è stato convocato da re Oberon, non so cosa avranno da dirsi, e a me non andava di restare a casa perciò pensavo di stare un poco con Eadan se non è impegnata… ah, Baldo non l'ho visto, non era di fuori.

- Quel gatto sfaccendato, starà combinando guai da qualche parte. Oh be', allora, cercavi Eadan… MOGLIEEE! - Gridò Tom facendo rimbombare l'ambiente. Paulie sentì lo scalpiccio dei passi della moglie del taverniere che arrivava dalla cucina dietro il locale.

- Cosa gridi, razza di chiassoso, cosa… oh Paulie!

Eadan abbracciò la selkie, oramai erano diventate buone amiche anche se non si vedevano spesso, e la prese per mano trascinandosela dietro. Aprì la porta della camera da letto e fece entrare poi si accomodarono tranquille su due poltroncine vicino alla finestra. Cominciarono a farsi i complimenti per le folte chiome bionda e rossa, e poi per i vestiti, insomma tutte quelle cose di cui non avevano mai modo di parlare con i mariti poi Paulie disse:

- Eadan, cara, sono rimasta molto incuriosita quando Tom , l'altra volta, ha raccontato la sua storia, anche perché di te ne sappiamo tutti ben poco. Sono troppo indiscreta se ti chiedo di raccontarmi un poco di te? La mia storia oramai la sanno tutti, che ero una selkie, che vivevo nel mare del nord, che incontrai il Narratore sulla spiaggia dei Giganti e così via… - Eadan sorrise, ricordando le epiche peripezie che avevano finalmente condotto la sua amica e il Narratore a sposarsi. Le tenne la mano e disse:

- Va bene, hai ragione, sai, non ho l'abitudine di parlare tanto di me ma va bene.






Eadan si rassettò la nuvola di ricci rossi che contornavano il bel viso e cominciò:

- Bene, sai già che ho incontrato Tom quando mi rifugiai nella taverna dove stava lavorando, rimasi lì per un certo tempo poi finimmo per innamorarci e partimmo insieme fino ad arrivare a Druimasholl, dove Moribund il borgomastro ci diede questa taverna, la ricostruimmo ed ora viviamo qui, con Bobul e Vivvi che ci danno una mano e hanno le loro camerette. Ma prima… Abitavo a Gwynguddy, un paesino non troppo lontano da quella taverna, i miei parenti non c'erano più e mi guadagnavo da vivere in un modo, ehm, un pochino fuori dal comune, ed in effetti a Tom non gliel'ho mai detto. Mia nonna materna era conosciuta come guaritrice e mi aveva insegnato tutto sulle erbe quindi preparavo pozioni, medicinali...e non solo. Sì, anche qualche filtro d'amore e cose del genere…

Paulie rise, incredula, e rispose:

- Oh bella questa, non ti ci vedevo proprio a fare la piccola strega di paese!

- Ma no, che strega, guaritrice, diciamo le cose per bene! Insomma, quel giorno ero andata a cercare erbe nel bosco intorno a Gwynguddy quando sentii un fruscio, mi girai e vidi che un gruppo di Broggan mi stavano spiando tra gli alberi. Tu hai idea di che razza di bestie siano, vero? Non ne sarei uscita viva se mi avessero presa quindi iniziai a correre e per fortuna riuscii ad arrivare alla taverna. I Broggan non vollero rischiare e si fermarono al margine del bosco, urlando e maledicendomi.

- E dimmi, Eadan, pozioni non ne hai fatte più?

- Sai, non avendolo mai detto a Tom, non vorrei che la cosa lo possa disturbare…

- Ah, guarda, però ti piacerebbe fare ancora queste cose? Non sarebbe mica male avere dei rimedi naturali, se mai dovesse servire… E poi, perché abbandonare questa tua dote, se ti fa sentire bene e utile? Facciamo così, che ne dici se vieni da noi e ti fai un angolino tutto per te, diciamo una specie di piccolo laboratorio? Vuoi che ne parli io con Tom? Non credo che avrebbe nulla a che ridire e sarei contenta se ogni tanto venissi da noi.

- Davvero? Oh, mi piacerebbe da morire!

- E allora, è deciso, a Tom ci penso io!

Si alzarono, tenendosi per mano, e andarono a piazzarsi davanti a Tom che dietro il bancone preparava le bevande per la sera. Quel grande omone alzò gli occhi, il movimento della folta barba rossa mostrò che stava sorridendo ed esclamò:

- Cosa vogliono da me queste belle signore?

- Tom caro, ci sarebbe un piccolo piacere che vorrei chiederti - esordì Paulie - tua moglie mi ha raccontato qualcosina del suo passato e a quanto ho capito pare che sia una brava guaritrice così avevo pensato, visto che qui da voi siete sempre pieni di gente, di lasciargli usare un angolino su da noi. Potrebbe dedicarsi al suo passatempo, non dare fastidio qui dentro e magari farmi compagnia. Non avrai mica qualcosa da obbiettare, vero?

Tom guardò sua moglie, guardò la moglie del Narratore e scoppiò a ridere battendo la mano sul bancone.

- Insomma, moglie, cosa saresti, una specie di strega dei boschi?

- Tom, sei un buffone, e ringrazia Crom che ti amo o te la farei vedere la strega del bosco!

- Va bene, moglie, va bene, tanto lo sai che tutto quello che fai mi sta bene. Vuoi andare a fare pasticci a casa di Paulie? e vai, ma vedi di tornare a casa quando vengono i clienti...e soprattutto quando è ora di andare a letto! E ora filate, andate a raccontarvi le vostre cose, o a preparare il tè, o a cercare Baldo, forza! Che io qui ho da fare!




*** FINE ***

mercoledì 4 marzo 2026

LA FAVOLA DEL CHAT PALUG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 04.03.2026)

© Crenabog




Grigia era la nebbia che avvolgeva Hy Breasil, la grande isola magica di Morgana, da secoli galleggiante sopra la corazza del gigantesco Fastitocalone, la leggendaria testuggine marina che nuotava agli ordini della maga. La nebbia nascondeva Hy Breasil e il suo splendente castello agli occhi degli umani e nessun navigante poteva ammettere di averla avvistata, pur se giuravano sulla sua esistenza. Morgana sedeva pensierosa nella sala dove custodiva il sepolcro di re Arthur; ricordava l' ultimo incontro avuto con il Narratore e Paulie, e l' insolito ospite che era salito a bordo scappando da Tir na Nog. Più ci pensava, e più si convinceva, stizzita, che lo avesse fatto solo per prendersi gioco di lei e delle spoglie dell' antico re. Alla fine si alzò e si avvicinò al balcone per guardare la Spiaggia dei Giganti ormai così lontana da essere quasi indistinguibile sulla linea del mare e si sentì stranamente sollevata all' idea di essersi liberata di quella presenza.



Grigia era anche la nebbia che strisciava per le stradine ancora addormentate di Druimasholl, l' antico villaggio ai bordi di Bosco Buio. Pochi erano gli umani che iniziavano la loro giornata lavorativa, e quei pochi rabbrividirono - non certo per il freddo dell' alba - avvertendo che qualcosa di strano era nell' aria. Forse qualche lontano rumore? O il pungente odore selvatico che infastidiva le loro narici? Chi aveva un mantello se lo strinse addosso e camminò guardingo.



E grigio era anche ciò che vide Paulie, alzatasi presto con l' intenzione di preparare la colazione per sé e suo marito, il Narratore, che ancora dormiva sotto le coperte pesanti. Paulie scostò le graziose tendine alle finestre e pensò: " Santo cielo, stamattina c'è una nebbia tremenda! " , poi scese al piano terra, entrò in cucina, accese il camino e caricò la legna per preparare le uova e la pancetta. Mise a bollire l'acqua per il tè e guardò di nuovo, perplessa, le finestre dalle quali nulla si vedeva se non il grigio compatto della nebbia. Decise di aprirle un poco per rinfrescare l'ambiente...

- Finn ! Tesoro, svegliati!

Al grido della moglie il Narratore aprì gli occhi allarmato, si vestì in fretta e scese la scala di legno della villetta in pietra e tronchi che re Oberon e Titania avevano fatto costruire per loro in cima alla collina al cui interno si celava il regno del Popolo Segreto. Paulie stava al centro della cucina, indicò la finestra aperta ed esclamò:

- Amore, non... Non è nebbia! Che roba è!

Il Narratore le si avvicinò, la abbracciò per calmarla e si diresse verso la finestra, allungò il braccio che si perse dentro una massa grigia, che tutto sembrava tranne l' impalpabile nebbia. Disse:

- Tesoro, non ne ho la più pallida idea. Resta qui, esco a guardare.

Il Narratore aprì il pesante portone e la luce dell' alba entrò come era giusto che entrasse. Sì guardarono perplessi poi lui uscì, respirò a pieni polmoni l' aria frizzante di Bosco Buio, si guardò intorno ed era lì. Tranquillamente accoccolato sul fianco della villetta, incurante del fatto di arrivare con la schiena fino al tetto, e con il folto pelo grigio che copriva le finestre. L' ospite non invitato si degnò di girare gli occhi e guardare il Narratore mentre lui esplodeva in una risata clamorosa. Paulie arrivò di corsa sulla soglia e restò senza fiato mentre suo marito diceva:

- Adesso sappiamo dov'era finito il Chat Palug! Eccolo qua!

- Ma... - mormorò Paulie - ...cosa dovremmo fare adesso? Guardalo, è grande quanto la casa!

- E cosa vuoi che facciamo, amore mio? Facciamo colazione. Lascia che il Chat Palug faccia quello che gli pare! - poi, rivolto all' enorme gatto il cui nome veniva ancora sussurrato con terrore da chi ricordava le antiche leggende, disse - Vedi di fare il bravo, tu, mi raccomando.

Finnegan prese per mano sua moglie e rientrò in cucina come se niente fosse, mettendosi ad apparecchiare il tavolo e tagliando il pane. La selkie, decisamente stupefatta, restò indecisa sul cuocere le uova o pensare a quanto fosse incosciente suo marito ma erano anni, ormai, che convivevano con le cose più strane del regno magico dei Sidhe, una in più o una in meno non le avrebbe cambiato la vita, decise. E si sedette con lui a mangiare.



 

Nelle profondità della collina il labirintico regno di re Oberon era in subbuglio. Dalle volte si erano staccate pietre e decorazioni, tutti pensarono ad un terremoto ma non c'erano state scosse telluriche e non si spiegavano lo strano fenomeno. Gnomi, folletti, goblin, persino le fate corsero nella sala del trono a pregare il re dei Sidhe di andare a vedere e così, seppure di malavoglia visto che nessuno sembrava intenzionato ad investigare, re Oberon salì la scalinata che portava direttamente dentro la villetta dove abitavano i suoi amici più cari. Bussò cortesemente alla botola per avvertire del suo arrivo e li trovò intenti a bere tè e mangiare uova e pancetta, e gli sembrò che non avessero alcun problema.

- Buona e felice giornata, Narratore, Paulie. Scusate la mia venuta ma giù da noi sembra quasi che voglia crollare tutto. Non avete sentito nulla di strano?

- Sire, sentito no, direi più che altro visto. Ci deve scusare ma è arrivato un ospite imprevisto e temo che sia piuttosto pesante.

- Pesante? Ma di che parli?

- È meglio se guardate voi...- disse il Narratore indicando la porta. Re Oberon si affacciò e rientrò di corsa, bianco in volto come la sua regale barba.

- Ma... ma c'è il Chat Palug là fuori! Che diavolo sta facendo qui?

- Chi lo sa , - rispose il Narratore - basta che stia tranquillo...

- Forse è stufo di stare da solo - replicò sorridendo sua moglie.

- Già, magari cerca casa - aggiunse ridendo il Narratore all' esterrefatto re Oberon.

- E proprio qui doveva venire? Quello mi fa crollare tutto in testa!

- State tranquillo, Maestà. Finiamo di fare colazione e ci vado a parlare.

Re Oberon scosse la testa, salutò e scese di nuovo per spiegare la situazione ai sudditi.




Finirono di mangiare poi decisero di andare a vedere cosa succedeva fuori, e trovarono il Chat Palug beatamente addormentato. Con l' enorme testa che spuntava da una parte e la coda dall' altra copriva tutto il lato posteriore della villetta. Paulie disse:

 Non possiamo mica lasciarlo qui così, rischia di fare crollare tutta la collina...

- Lo so, tesoro. Vediamo di farglielo capire.

Il Narratore gli si avvicinò, batte' le mani e il Chat Palug aprì un occhio, vagamente sorpreso.

- Chat, si può sapere cosa ti passa in testa? Non puoi restare in questo modo, re Oberon si sta preoccupando!

Il gatto gigante fece un gigantesco sbadiglio, si alzò, inarcò la schiena per stirarsi e si mise seduto costringendo il Narratore a stare a testa in su per guardarlo.

- Insomma, non ci si comporta così! Sei, ehm, sì, decisamente troppo pesante! Quindi datti subito una regolata! - disse il Narratore agitando un dito in segno di rimprovero. Continuò, convinto che il gatto lo capisse:

- Ora vado a mettermi la giacca, se quando torno ti trovo così mi arrabbierò sul serio!

Finnegan gli volse le spalle ed entrò in casa, passò davanti a Paulie che rideva e salì in camera da letto a finire di vestirsi e no, non fu affatto sorpreso entrando nel salottino e vedendo il Chat Palug acciambellato ai piedi di Paulie che gli grattava la schiena. Era ben noto che potesse cambiare dimensione a piacimento ed era proprio su questo che contava. Ma che volesse farsi fare le coccole non lo aveva previsto. Paulie lo accolse con un sorriso e mormorò:

- Certo che siamo davvero una strana famiglia adesso. Ci mancava solo lui..




 


*** FINE ***



venerdì 27 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME RIVELATO

(Prima pubblicazione su Blogspot   27.02.2026)

© Crenabog




Quella mattina il Narratore scriveva, come faceva ormai ogni giorno, nella vecchia poltrona di cuoio accanto alla finestra. Davanti a lui, sul minuscolo tavolino a tre piedi, si accumulavano fogli fitti di appunti: ricordi di lunghi viaggi, storie raccolte nei villaggi più remoti, leggende ascoltate nelle notti di vento.

Da quando si erano stabiliti nella rustica casetta in pietra e tronchi in cima alla grande collina, quasi nel cuore di Bosco Buio, egli aveva deciso che la memoria andava custodita anche sulla carta. Raccontare non bastava più. Le storie, come le persone, meritavano di restare.

Lassù la vita scorreva quieta. Sotto la collina fervevano le attività del Popolo Segreto, i Sidhe governati con saggezza da re Oberon e dalla regina Titania. Era stata proprio Titania a volere che i suoi amici potessero vivere anche al di fuori del regno ipogeo: aveva fatto costruire la villetta da gnomi e folletti, e tramite le scale vorticose Paulie poteva ancora raggiungere il lago sotterraneo, dove sorgeva la loro prima casa, per nuotare con le fate quando ne aveva avuto desiderio. E il Narratore, dal canto suo, poteva godere del cielo azzurro che coronava lo Shire.

Paulie non aveva mai desiderato altro che stare con lui. Da quando lo aveva incontrato sulla battigia della Spiaggia dei Giganti e gli aveva sussurrato il suo vero nome, donandogli anche la sua pelle di foca e scegliendo di restare umana accanto a lui, la sua felicità era stata semplice e assoluta. Ora si dedicava alla casa, ai piccoli gesti quotidiani, ai viaggi condivisi, e ricamava pazientemente motivi celtici su fazzoletti, tessuti e mantelli.

Il Narratore non aveva più bisogno di vagabondare per guadagnarsi il pane con le sue storie: da quando aveva sottratto parte del tesoro di Lahin, la strega del Wangshire, poteva provvedere a ogni necessità e, di tanto in tanto, sorprendere Paulie con qualche dono.
Così, quella mattina, ognuno era immerso nelle proprie occupazioni. Paulie cuciva un ricamo su un fazzoletto bianco; il Narratore scriveva. Dopo un poco, senza neppure sollevare lo sguardo dall'ago, lei disse:

- Tesoro, stavo pensando una cosa…

- Mh? Che cosa, amore mio? — rispose lui, posando la penna.

- Pensavo… ormai sono anni che stiamo insieme, vero? E ne abbiamo viste di cose. Ne abbiamo passate tante…

- Oh certo. Cose belle e cose brutte. E bruttissime, purtroppo. Però siamo sempre insieme.

- Sì, caro, e ringraziamo gli dei e la buona fortuna. Ma sai… mi è venuta in mente una cosa che non ti ho mai chiesto. Forse ti sembrerà ridicolo, e per favore non metterti a ridere. Tesoro, dimmi... qual è il tuo nome?

Il Narratore la guardò. Ripensò al giorno in cui lei gli aveva sussurrato “Paulie” all'orecchio, legandosi a lui per sempre. Si rese conto che, in effetti, nessuno gli aveva mai chiesto quel dettaglio.

Per tutto lo Shire era sempre stato “il Narratore”, Finbar lo aveva sempre chiamato papà.
E Paulie, semplicemente, amore, caro, tesoro.

Secondo le antiche tradizioni, il nome poteva essere usato contro un uomo; era un varco, un punto fragile che maghi e streghe sapevano riconoscere. Per questo non lo aveva mai offerto a nessuno. Ma Paulie era il suo bene più prezioso. La sua ingenua fiducia lo stupiva e lo affascinava ancora. Perciò si alzò, le si avvicinò e appoggiò la fronte alla sua.

Per un istante rimase in silenzio. Poi le diede il potere.

- Finnegan, amore mio. Mi chiamo Finnegan.



*** FINE ***

domenica 22 febbraio 2026

LA FAVOLA DI CRENABOG O'GORDON

 (Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)

© Crenabog







L'uomo che cercava storie perdute

Secondo un registro parrocchiale oggi scomparso — citato nel 1879 dallo storico locale T. M. Kelleher — Crenabog O’Gordon nacque nel mese di aprile del 1798 nei pressi di Derrymoyle Lower, una frazione rurale tra le brughiere a nord di Ballycarrig, in una contea che all’epoca veniva indicata come North Marches e che le mappe moderne non riportano più con quel nome. Il padre lavorava stagionalmente come scaricatore lungo il piccolo porto fluviale di Carron Quay; la madre, si dice, conosceva a memoria più storie di quante ne avesse mai raccontate.

O’Gordon non fu mai registrato come scrittore. Nei pochi documenti rimasti compare come “copyist”, talvolta come “assistant to a binder”, e in un elenco del 1824 come “reader for hire”. Tra il 1819 e il 1832 fu visto con regolarità nelle taverne di Ballycarrig, a Murrin’s Yard e presso il vecchio opificio di tessitura a sud di Bracken Lane. Non parlava molto, ma chiedeva sempre agli anziani di ripetere i racconti così come li avevano sentiti da bambini. Non prendeva appunti davanti a loro. Scriveva solo più tardi, da solo.

Le carte che lasciò non erano ordinate. Fogli sciolti, spesso datati in alto a matita — “Ottobre 1827, dopo la pioggia”, “Sera ventosa, gennaio 1831” — ma privi di un titolo definitivo. Molte storie presentavano varianti nell' inizio ma finivano tutte nello stesso modo. Altre sembravano frammenti di racconti più antichi. In una lettera conservata nella collezione privata Hargreave (venduta all’asta nel 1912 e mai più rintracciata), si legge che O’Gordon rifiutava di correggere le contraddizioni, sostenendo che il folklore fosse qualcosa di vivo e non di immutabile.

La sua scomparsa non fu registrata ufficialmente. L’ultima menzione certa risale al marzo del 1836, quando un tipografo della piccola casa editrice Bracken & Sons annotò in un libro contabile un pagamento “per fogli manoscritti non rilegati”. Negli anni successivi apparve, in tiratura limitata e senza data di stampa, un volume intitolato "Memorie dimenticate". L’attribuzione a Crenabog O’Gordon non compariva in copertina, ma soltanto in una nota interna: “Trascritte da C.O’G., per uso privato”.

Quando la stanza sopra la bottega del rilegatore fu riaperta, vi si trovò una libreria in ordine, una candela nel candeliere e un grosso gatto grigio, che continuava a entrare e uscire dalla stanza grazie a una piccola apertura che O'Gordon aveva ricavato nella porta. Si racconta — ma non esiste prova scritta — che l’animale avesse l’abitudine di lasciar cadere dal tavolo certi fogli e non altri. Alcuni di quei fogli furono raccolti e stampati, e le rare copie sopravvissute nel tempo sono conosciute come "I racconti ritrovati". Altri andarono perduti.

Se quelle storie sono sopravvissute, non si sa se lo si debba alla memoria di Crenabog O’Gordon o al criterio silenzioso di quella zampa che, in una stanza illuminata da candele, separava ciò che doveva restare da ciò che poteva essere dimenticato.






Nota del compilatore


Le storie qui raccolte provengono da una serie di manoscritti sciolti attribuiti a Crenabog O’Gordon (1798–?), rinvenuti in più riprese tra il 1836 e il 1841 in diverse località rurali e portuali.

Nessun manoscritto originale risulta oggi integralmente conservato. Le versioni a stampa conosciute — in particolare l’edizione senza data di "Memorie dimenticate", stampata da Bracken & Sons — presentano discrepanze evidenti nell’ordine, nei titoli e talvolta nei dettagli dei racconti.

Non è possibile stabilire con certezza se tali differenze siano da attribuire alla natura orale delle fonti, a interventi redazionali successivi o alla deliberata scelta del raccoglitore di non uniformare i testi.

L’assenza di un indice definitivo e di una prefazione autografa suggerisce che O’Gordon non intendesse produrre un’opera conclusa, ma piuttosto preservare quanto era ancora possibile ascoltare.







*** FINE ***