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lunedì 24 novembre 2025

LA FAVOLA DEL MARE DEL TEMPO ( quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 22.10.2013)

© Crenabog 




Nel caos degli elementi che seguì, prese a scrosciare una pioggia violenta che subito li inzuppò. Cercando di ripararsi si allontanarono dalla spiaggia e si ritrovarono su una distesa d'erba e fango.

- Dobbiamo ritrovare il portale! - esclamò Cinnia.

- Certo, e prima di subito, non so cosa altro potrebbe succedere qui ora che sembra si sia rotto l'equilibrio.

- Era in quella direzione, corriamo verso i cespugli.

E corsero, mentre cadevano in terra persino i pesci strappati al mare dalla forza del temporale. Nella vegetazione che si infittiva, la ragazzina incespicò e cadde, fortunatamente senza farsi male.

- Ho sbattuto contro qualcosa!

- Cosa c'è? Una radice?

- No, è qualcos'altro.

Frugando tra i cespugli Cinnia alzò tra le mani un grande specchio ovale e scoppiò a ridere.

- Non dirmi che è questo il portale, - disse Finbar meravigliato.

- E chi lo sa, in questa parte del mondo può essere qualsiasi cosa. Magari è proprio la forma che ha preso qui.

- Proviamolo, forza!

Lei sedette, tenendolo stretto, e lui vi infilò una mano che subito sparì.

- Oh! Stai attenta, ora provo a guardarci dentro!

Finbar si inginocchiò e mise la testa vicino allo specchio, sempre più vicino.. dentro! E subito si tirò indietro.

- E' il bosco degli Uomini Verdi! Sbrighiamoci, passiamo dall'altra parte.


Poggiarono lo specchio contro un albero coperto di edera, si assicurarono che stesse ben fermo e poi, uno alla volta, vi scivolarono dentro, finendo al centro del bosco fitto. Sembrò loro, dalla posizione del sole nel cielo, che non fossero passati che pochi minuti da quando erano andati via. Riconobbero facilmente il luogo dove sorgeva GrandiRami e, una volta lì, lo trovarono circondato da molti altri alberi che erano riusciti a spostarsi e, a quanto sembrava, stavano discutendo.

- Siamo tornati, anche se avremmo bisogno di asciugarci... ma non credo sia il caso di cercare legna da bruciare, vero? - scherzò Cinnia.
- Non penso proprio, - rispose GrandiRami con quella particolare voce cavernosa. - Avete trovato delle risposte, qualcosa che ci possa aiutare?


- Non ne siamo sicuri, - disse Finbar, e gli descrisse la spiaggia, la scogliera di libri e il grande orologio del Tempo. Nessuno sembrò accorgersi, mentre parlavano, che dal folto del bosco avanzava un orrendo ammasso di corteccia, nervi, muschio e muscoli: un vero e proprio demone in forma d'albero che improvvisamente ruggì:
- Qualsiasi cosa abbiate trovato, a nulla vi servirà!
I ragazzi si ritrassero inorriditi e le forme arboree degli Uomini Verdi fremettero impaurite.
- Io sono il guardiano del bosco, nessuno può fuggire da qui!
- Da dove esci, tu? - mormorò GrandiRami.
- Sono stato lasciato qui per sorvegliare che la maledizione lanciata dal mio padrone non venga mai spezzata, e non lo permetterò. Solo quando tutti voi sarete diventati definitivamente alberi, sarete seccati e ridotti in polvere, sarò libero di tornare nella mia dimensione. E da troppi secoli aspetto! Nessuno, ripeto, nessuno osi cercare di fuggire! - gridò la mostruosità, continuando ad avanzare... I pochi alberi che ancora riuscivano a muoversi si agitarono, chi in cerca di fuga, chi muovendogli contro. Virio roteò velocemente i suoi rami a mo' di frusta ma l'essere era troppo forte e completamente diverso da lui: lo afferrò e lo fece a brandelli. Le grida di dolore di Virio trafissero l'aria.






Cinnia guardò Finbar con una espressione di terrore ma lui esitò solo un attimo, troppo poco perché fosse chiaro che aveva ragionato sul da farsi. Poi si slanciò contro il demone, occupato a devastare, e incastrò il piccolo libro verde in uno squarcio della sua corteccia. Aveva certamente pensato che la copertina di metallo ricoperto di tessuto avrebbe potuto infliggere una ferita ma non era preparato a quel che accadde. Nessuno di loro poteva esserlo. Una violenta fiammata corrose il demone urlante fino alla linfa, gli scoppiettii e lo sfrigolio eruppero insieme al fumo, e in pochi minuti non rimase nulla. Sul mucchio di cenere che andava raffreddandosi spiccava però il piccolo libro verde. Cinnia lo raccolse e cercò di aprirlo ma con stupore si accorse che non era composto da pagine. Era una sorta di scatola, un finto libro: e dentro, era racchiusa una singola foglia d'un verde cristallino, talmente bella da sembrare irreale. Cinnia la estrasse, e scosse le goccioline di rugiada che la coprivano su GrandiRami, come a volerlo consolare, in un gesto istintivo che si rivelò invece un grande portento magico.


GrandiRami iniziò subito a trasformarsi, riprendendo le sembianze umane: Finbar e Cinnia corsero subito a bagnare tutti gli altri alberi, la rugiada sembrava non finire mai, e in breve gli Uomini Verdi tornarono al loro antico splendore. Increduli, si abbracciavano, saltavano dalla gioia, cantavano a squarciagola le loro antiche canzoni, finalmente liberi dalla pena e dal dolore.
- Ci avete fatto un dono immenso, salvandoci, e mai potremo ripagarvi abbastanza. Da ora in poi, il popolo degli Uomini Verdi non mancherà mai di accorrere in vostro aiuto: gli Uomini e il Popolo Segreto da oggi hanno una nuova alleanza con noi. Non ce ne dimenticheremo. Ma lasciate che vi concediamo un piccolo dono personale.
Detto questo, impose sui due ragazzi le mani e disse ancora:


- Ora siete in grado di comprendere le voci della natura, della foresta, dei fiumi, di tutto ciò che vi circonda. Fatene un uso saggio. E possiate vivere felici ancora a lungo!
- Grazie, grazie! - gli risposero. - Ora torneremo alle nostre case e tutti sapranno di questa grande giornata. Siamo sicuri che verrà cantata per tutta la Contea ed oltre! Torneremo a trovarvi!
Così, con un abbraccio collettivo, si separarono e i due ragazzi, sempre tenendosi per mano, imboccarono il sentiero specchio del ritorno.










*** FINE ***

LA FAVOLA DEL MARE DEL TEMPO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 21.10.2013)

© Crenabog 




Cinnia e Finbar, tenendosi per mano, lasciarono GrandiRami e si inoltrarono nel bosco, cercando di non calpestare gli ammassi di radici per non dare noia agli Uomini Verdi trasformati.

- Guarda! - disse la ragazzina, indicando qualcosa che emanava luce, tra gli alberi.

- Ma è un portale! Non doveva esserci uno specchio?

- Forse prendono forme diverse, o magari ha la forma di uno specchio dall'altra parte. Che ne dici?

- Dico che a questo punto dobbiamo provarci, se no cosa siamo venuti a fare?

- Lo penso anch'io, - disse Cinnia e si diresse verso il portale. Nell'aria vibrava una sorta di ronzio, come se mille api si fossero date appuntamento per la danza di Calendimaggio e i due ragazzi sentirono la pelle formicolare. C'era sicuramente una grande energia in quel luogo. Lei tese la mano verso la maniglia, la girò delicatamente e aprì il portale: entrambi restarono stupefatti davanti alla vista di una spiaggia sterminata. Si guardarono e attraversarono insieme passando dal soffice muschio alla sabbia bagnata; fecero pochi passi poi, voltandosi per osservare il portale, non lo videro più. Solo l'aria brillava vorticosamente, e nient'altro.


- Oh! E cosa facciamo adesso, per tornare indietro?

- Non so proprio, - disse lui. - Proseguiamo e poi ci penseremo.

Seguendo la spiaggia, nel frastuono delle onde e della risacca, intravidero in lontananza una maestosa scogliera, eretta a perpendicolo sulla riva: ma aveva un non so che di strano, di innaturale che li incuriosì. Man mano che procedevano, distinsero meglio di cosa si trattasse. Una immensa, spaventosamente grande, libreria. Sembrava che vi fossero contenuti tutti i libri del mondo, dall'inizio dei tempi fino ad oggi! Finbar le corse incontro, amava leggere e non avrebbe potuto chiedere di più dalla vita, o forse sì, che vi fosse stato lì anche suo padre, il Narratore. Una cosa del genere sarebbe valsa una vita di ricerche. Magari non si sarebbero mai più spostati da quel luogo incredibile, e avrebbero tentato di leggere tutto il possibile!

A Cinnia venne da ridere, lei era un essere per metà fatato e le storie amava sentirsele raccontare, ma di leggere un libro non sentiva la necessità. Però lo seguì e si misero a guardare i titoli scritti sulle copertine. Sembrò che fosse passato un tempo lunghissimo ma in quel luogo evidentemente il tempo non aveva significato: non provavano fame né sete, né stanchezza e la luce nel cielo non faceva pensare che le ore stessero scorrendo. Sembrava tutto immoto. Trasognata, la figlia dell'Uomo della Luna vide un piccolo libro rilegato in pelle verde che brillava di luce propria, e lo indicò a Finbar.

- Pensi che possa esserci utile? Guarda, pare che ci stia chiamando.

- Chi può dirlo, proviamo a sfogliarlo.




Come ebbe estratto il libro dal mucchio, improvvisamente apparve uno squarcio nel cielo, le nubi presero a rotolare via, molti mondi apparvero vorticando nello spazio e, in mezzo allo straordinario fenomeno, le scene del passato del regno degli Uomini Verdi scorsero come in una pellicola. I ragazzi videro l'invasione da parte degli antichi barbari, le grandi gesta eroiche dei figli di Pan, lo stregone che lanciava la sua possente maledizione e il profondo senso di angoscia e disperazione che sorse dagli spiriti prigionieri degli Uomini Verdi. E, in ultimo, dal fondo di questo caotico magma di immagini strappate dalle pieghe dei secoli, lentamente comparve un gigantesco quadrante d'orologio. Il suo ticchettare rimbombava nell'aria, percuotendo i timpani dei due giovani sconvolti.


Cinnia, in preda ad uno stupore ipnotico, mosse passi incerti verso l'orologio, salendo i gradini di sabbia che man mano venivano formandosi sotto i suoi piedi. Improvvisamente il quadrante sembrò collassare ed esplodere i mille frammenti. Forse, nessun umano era mai andato tanto vicino, e la sua natura magica ne rifiutava la presenza.

- Si è fermato! - gridò Finbar, precipitandosi a prenderla tra le braccia mentre cadeva all'indietro. - Abbiamo fermato il Tempo!

- Sembra proprio di sì, - sospirò lei, con una curiosa espressione sul viso, che il ragazzo non seppe decifrare. Era impaurita da quel che stava accadendo? O forse era soltanto sorpresa di ritrovarsi abbracciata a lui? Finbar decise che ci avrebbe pensato in un altro momento. Indietreggiarono, sempre fissando il rapido disintegrarsi dell' orologio, e d'improvviso lui si rese conto di tenere ancora stretto in mano il piccolo libro verde.





Continua - e termina - nella quarta puntata, QUI : La favola del mare del tempo 4



LA FAVOLA DEL MARE DEL TEMPO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 17.10.2013)

© Crenabog 





Una volta iniziato a percorrere il primo sentiero specchio che erano riusciti ad individuare, avvertirono subito un sottile mutare nell'atmosfera, come se quella strada li stesse conducendo verso qualcosa di pericoloso. C'era un senso di sbagliato in tutto, forse la forma troppo intricata degli arbusti, o il colore della vegetazione che appariva meno splendente del solito.. quando gli alberi lasciarono spazio davanti a loro poterono finalmente vedere una vasta piana al cui centro spiccava una folta boscaglia. Cinnia fu la prima a riconoscere il luogo dove erano giunti.

- Finbar, ho davvero paura che siamo finiti a Marbh Plain, dobbiamo stare attenti!

- Non ne ho mai sentito parlare, cos'è?

-Ne ho sentito la descrizione in un racconto delle fate. Era l'antico regno degli Uomini Verdi, vivevano qui nella loro foresta, in armonia con la vegetazione. Poi, le guerre dei Danaan li costrinsero a nascondersi e persero i loro poteri. Per quel che ne so, su questo luogo pesa una brutta maledizione.

- Pensi che potremmo arrivare fino a quel bosco, a vedere?

- Non so se facciamo bene. Magari è meglio se torniamo subito indietro..

Ma il ragazzo si era già avviato e lei lo seguì, non se la sentiva di restare sola. Il figlio del Narratore le restò al fianco fino a che non entrarono tra i primi alberi ma poco dopo una voce li colse di sorpresa.



- Cosa ci fate nel Bosco Proibito?

Si voltarono e restarono impietriti nel vedere un grande albero nel quale si distinguevano vaghe fattezze umane, dall'aspetto minaccioso, muoversi lentamente nella loro direzione.

- Siamo qui per caso e non abbiamo cattive intenzioni, - disse il ragazzo.

- Era quel che disse anche lo stregone dei Danaann, prima di condannarci tutti. Perché dovrei credervi?

- Perdonaci, non sapevamo che fosse abitato e non sappiamo nulla di quello stregone.

- Forse sarà così. E' passato moltissimo tempo da allora. Quel che vedi è cosa siamo adesso. Lo splendore degli Uomini Verdi è stato distrutto, siamo stati trasformati in alberi e chi di noi non ha perso la ragione, sta comunque perdendo la memoria della nostra grandezza. Ancora riusciamo a spostarci, non tutti però: altri si sono ancorati alla terra e stanno lentamente diventando solo linfa, corteccia e foglie.

Cinnia rispose, con tono triste: - Ma non c'è modo di poter annullare questa magia?

- Venite con me da GrandiRami, era il più saggio di noi, forse ricorda ancora qualcosa.

Si addentrarono con grande lentezza, seguendo l'uomo albero, e si fermarono davanti ad un enorme quercia. Le foglie formavano una specie di volto, che sembrava fissarli.





- Chi mi hai portato, Virio?
- Due ragazzi capitati per caso, GrandiRami. Mi hanno chiesto se esiste un modo per salvarci, ma io non ho saputo rispondergli. Tu, sapresti come fare?
- In realtà, tra i nostri più lontani ricordi, qualcosa c'è. Esiste, o esisteva una volta, una foglia magica che aveva il potere di risanare l'essenza stessa della natura. Ma per trovarla bisogna andare indietro di secoli, quando aveva il massimo potere. E per fare questo bisogna giungere alle sponde del Mare del Tempo.
- GrandiRami, - esclamò il figlio del Narratore, - dove è questo mare? E perché non siete riusciti a salvarvi da soli?
- Perché la maledizione ci ha legati tutti in questo bosco, e il mare non è in questo mondo, ragazzino. Il Mare del Tempo esiste all'incrocio dei mondi e ci si arriva con gli specchi di Hogan.
- Chi è Hogan? - disse Cinnia.
- Il più grande dei maghi degli Uomini Verdi. Ai quattro punti del nostro regno nascose quattro specchi magici attraverso i quali si può vedere ogni mondo possibile e, se lo si desidera con tutto il cuore, raggiungerlo.
- Allora indicaceli, GrandiRami, e proveremo ad aiutarvi, è una promessa! - disse Finbar. E la maestosa quercia spiegò loro dove trovare lo specchio più vicino.







Continua nella terza puntata, QUI : La favola del mare del tempo 3


LA FAVOLA DEL MARE DEL TEMPO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 16.10.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, nel mezzo di Bosco Buio, Cullin-ad-Moor, la collina sotto la quale viveva la corte di re Oberon e sopra di essa la grande distesa dei tumuli coperti di verdissima erba frusciante. Tutto intorno l'intrico degli alberi secolari di Bosco Buio la proteggeva e il regno fatato prosperava dopo gli ultimi tragici avvenimenti che avevano visto riversarsi nel bosco tutti gli esseri magici che abitavano su Monte Atro, ora dominio dei troll grazie all'accordo stipulato con re Oberon. Chi fosse venuto dall'antico villaggio fin lì, seguendo sentieri a volte ben celati dalla vegetazione, sarebbe certamente passato davanti alla locanda di Tom e della sua biondissima moglie e magari si sarebbe sentito invogliare a godere di una buona colazione o di un boccale di sidro. Più avanti, al centro di Groghan Moor, avrebbe potuto spalancare gli occhi davanti al maestoso albero sul quale Titania, la regina del Popolo Segreto, aveva fatto costruire la casa per la figlia dell'Uomo della Luna. E, come sempre, anche quel giorno il figlio del Narratore restò meravigliato davanti a tanta curiosa bellezza. C'era forse qualcosa di più magico? - pensò tra sé - Probabilmente no.

Bussò alla porticina, certo di trovarla: la figlia dell'Uomo della Luna viveva di giorno sulla terra, nei domini di Oberon, e la notte tornava da suo padre sulla Luna, grazie al filo d'argento calato dal ragno lunare. Così poteva soddisfare la sua doppia natura, essendo nata da una fata, e vivere in entrambi i mondi. Il ragazzo andava a trovarla ogni volta che poteva, forse anche più di quanto il padre di lei avrebbe ritenuto opportuno...se lo avesse saputo.

- Madama Cinnia, buongiorno! , esclamò quando lei aprì la porta. La magia della sua natura l'aveva fatta crescere più velocemente di quanto sarebbe stato naturale e ora era solo un poco più piccola di lui. Cinnia per lui era sempre la bambina che aveva incontrato la prima volta, seduta sotto un enorme fungo, e vederla quasi alla sua altezza lo lasciava stupito.

- Messer Finbar, buongiorno a lei! , rispose, scoppiando a ridere. Si divertivano moltissimo a darsi titoli cavallereschi e ad immaginare avventure, le più improbabili. Decisero di prendere uno dei tanti sentieri specchio e vedere dove li avrebbe condotti. Nella loro giovanile incoscienza, anche se avevano già sopportato dure prove dalla vita, non si creavano nessuno scrupolo nell'esplorare qualsiasi territorio solleticasse la loro curiosità. E anche quel giorno partirono, senza immaginare cosa li aspettava.






Continua nella seconda puntata, QUI : La favola del mare del tempo 2