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venerdì 28 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.02.2020)

© Crenabog 




E, dopo giorni e notti di lenta navigazione, infine giunsero ad approdare alle candide rive della terra di Tir na nOg, già affollate da un gruppo di spiriti degli antichi celti. Il coro delle loro voci era sempre grato a Morgana e dimostrava l'attaccamento che legava gli abitanti di quella sorta di paradiso alla sovrana della magia antica: il corteo fatato si diresse verso le sale marmoree della candida torre dalla cui più alta sala lo sguardo spaziava per le praterie sempre verdi dove il mare d'erba rivaleggiava con i marosi del nord. Dopo aver a lungo discusso con i capi di Tir na nOg, Morgana riferì alla coppia quale regalo fosse stato deciso di inviare a Titania, qualcosa di sufficientemente raro da adeguarsi al suo rango. Le ancelle li condussero per scale calpestate da millenni, scendendo nelle calde, umide profondità del castello e raggiungendo una sala spoglia al centro della quale si apriva un pozzo dai bordi di candida pietra istoriata.

- Eccoci nel luogo più sacro, dove si apre il collegamento con l'eternità e fluisce l'energia che tiene in vita questo paradiso. Qualcuno di voi mortali ne sentì parlare e raccontò della mitica fonte dell'eterna giovinezza, confondendo il nome della nostra terra con la definizione di fonte. In realtà eccola qui, e quel che ti diamo adesso è il fluido della longevità e della giovinezza, che impregna tutta la nostra terra e dona pace alle anime degli antichi guerrieri che qui dimorano. Pensi che sia un dono abbastanza prezioso per la regina Titania?

- La mia meraviglia, - disse il Narratore - al vedere questa fonte è così grande che resto senza parole e sono convinto che Titania sarà più che felice di sapere che avete voluto mandargli una tale preziosità. Mi permetto di accettare di portargliela con tutta la cura che gli è dovuta.

Morgana riempì una ampolla in cristallo circondata di un intricato metallo laminato che l'avrebbe protetta dagli urti, la tappò e sigillò con della ceralacca e la porse al Narratore che la ripose nella tasca interna del mantello. Paulie intanto continuava a girare intorno al pozzo affascinata dalla luminosità che ne risaliva, attirata da qualsiasi cosa fosse acquatica, e certamente pensava se fosse o meno il caso di tuffarvisi; ma seppe contenere la sua emozione e tutti insieme tornarono verso Hy Breasil, pronti a riprendere il viaggio verso la spiaggia dei giganti. Il tempo, a Tir na nOg, era perennemente fermo o quanto meno scorreva a ritmi lentissimi, e avrebbero potuto restare lì per mesi senza che nella Contea qualcuno se ne accorgesse. Le schiere degli eroi si accalcarono sulla riva per lanciare grida di saluto, felici per quella visita che aveva momentaneamente spezzato le loro giornate dedicate a raccontarsi gesta formidabili e miti di epoche dimenticate e, dal balcone del castello di Morgana, Paulie e il Narratore risposero con ampi gesti delle braccia.



Continua nella quarta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 4



giovedì 27 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





Il Narratore amava quel posto, pensò tra sè, decisamente e ogni volta che ci pensava era grato a re Oberon per avergli permesso quella scelta: la loro lunga amicizia, il mai celato desiderio di Oberon di ascoltare i suoi racconti, in parte anche il fatto che per le costruzioni il Narratore avesse messo mano al grande tesoro che aveva accumulato durante la guerra contro la strega, tutto aveva fatto sì che re Oberon facesse costruire una grande villa vicino al lago sotterraneo, nella imponente caverna sita nei bassi recessi della sua corte, perennemente illuminata dal lucore verde di milioni di funghi fosforescenti che avvolgevano ogni asperità rocciosa di un tono di luce soffuso e riposante. La villa doveva essere la dimora di Paulie, la selkie, affinchè non sentisse più la mancanza dello spumeggiante mare del nord dove aveva vissuto con le sue sorelle ed i tritoni ma potesse vivere vicino al Narratore e nuotare ogni volta che ne avesse avuto voglia nelle calde acque del lago sotterraneo, alimentate dal fiume che scendeva da monte Atro e che defluivano verso il mare tornando al fiume grazie a dei canali sotterranei, perennemente calde grazie a certi sfiatatoi ipogenei. Paulie, il Narratore la guardò uscire dalla villa sotto il cui patio lui riposava sdraiato, avanzò verso la riva, lasciando cadere in terra la veste di seta che ricopriva il suo corpo da bambina e come ogni volta al Narratore prese a battere il cuore in petto con tutto l'amore che portava per quella compagna che non aveva mai cessato di stargli accanto. E ogni volta si stupiva al guardare quel corpo infantile , quei capelli lunghissimi, nel quale si nascondevano le centinaia di anni già vissuti dalla selkie. Come aveva potuto decidere di legarsi ad un umano, dalla vita tormentata e breve, era un mistero che il Narratore aveva smesso di affrontare da tempo, preferendo la felicità di averla vicina; Paulie si immerse, iniziando a volteggiare e folleggiare nell'acqua, seguita subito da un nugolo di minuscole fate che abitualmente venivano a trovarla. Era decisamente uno spettacolo, pensò il Narratore, indeciso se andare anche lui a nuotare o se restare sdraiato sul grande comodo divano rivolto verso il lago. In verità, non fu una decisione difficile, tirò fuori la pipa e la caricò sapientemente, accendendo poi l'aromatico tabacco e rilassandosi. Là sotto era facile perdere il senso del tempo, in un continuo morbido fluire della vita, ed il Narratore non ripensava sovente a tutte le avventure vissute, sino alla rinascita di Finbar; Finbar, che ora viveva con Cinnia nella grande casa di legno che le fate avevano costruito per loro su un gigantesco - e, bisogna ammetterlo, molto paziente, visto che sopportava e sorreggeva tutta quella confusione - albero centenario posto in una radura vicino alle colline di re Brian Borough e di re Oberon , e che ogni tanto veniva in visita con lei alla villa sotterranea. Erano trascorsi diversi anni, ma l'unico a portarne i segni era solo il Narratore, unico vero umano in mezzo al Popolo Segreto. Anche Finbar aveva ricevuto la sua parte fatata ed ora poteva portare avanti la sua vita con Cinnia. Amavano parlare con gli alberi e le piante, avendo ricevuto quel dono dagli Uomini Verdi molti anni addietro, e ogni tanto salivano sulla Luna a trovare il padre di Cinnia. Tutto il Popolo dei Sidhè viveva una pace da lunga data, dopo la guerra con i Troll che aveva riportato i nani nelle loro caverne dentro monte Atro e la suddivisione dei territori, quelli più profondi ai nani e quelli esterni e più in alto ai Troll. Anche i maghi dell'Ovesturia e la strega del nord da tempo non si facevano sentire: e anche con gli umani dell'Antico Villaggio le cose si erano sistemate, visto che avevano aiutato gli abitanti nella lotta contro gli esseri diabolici che avevano decimato la popolazione. In quell'occasione la moglie del Narratore era morta e i civili avevano finalmente visto con i loro occhi l'esistenza dei Sidhè. Una reciproca tolleranza aveva portato ad anni di tranquillità e certamente il Narratore non rimpiangeva le lunghe traversie vissute. Così, mentre se ne stava beatamente fumando, accolse con simpatia un minuscolo leprechaun che gli tirava la manica della giacca per richiamare la sua attenzione.

- Felice giornata a te, amico mio, cosa desideri?

- Volevo ricordarti che tra un mese ci sarà la celebrazione del compleanno di Titania! Immagino che anche voi vorrete farle un dono, giusto?

- Ma certamente, anche se pensavo che oramai la regina non tenesse più il conto dei suoi compleanni, - celiò il Narratore.

- Eh eh, già, in verità sembra che già da moltissimo tempo abbia smesso di contare gli anni, ma un compleanno è sempre una occasione per far festa, giusto? E quando mai i Sidhè hanno perso un occasione per far festa?

- Hai ragione, era talmente ovvio che non ci avevo riflettuto. Bene, allora ne parlerò con Paulie e vedremo cosa fare. O magari la regina ha lasciato già intendere cosa la rallegrerebbe?

- Veramente siamo tutti in dubbio, oramai credo che gli sia stato regalato tutto quel che era possibile regalargli. Non so proprio che cosa potrebbe stupirla..

- Allora sarà una sorpresa, e grazie ancora di avercelo ricordato, amico mio!

- A rivederci presto! - esclamò il leprechaun saltellando via nella sua rutilante giacchetta di panno verde, tenendo ben calcato in capo il cilindro..





Continua nella seconda puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 2



UNA SPIEGAZIONE ED UN RIASSUNTO

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





(Questo pezzo venne pubblicato circa sei anni dopo l'uscita della Favola del Paiolo Magico, per un'insieme di motivi avevo terminato idealmente la Saga del Narratore e mi ero dedicato a scrivere una messe sterminata di post di vari argomenti, e racconti di ogni genere. Però, sulla piattaforma Chatta.it dove tutti noi vecchi bloggers scrivevamo era un continuo richiedere altre nuove favole così iniziai la lunga stesura di GLI ANNI CHE SEGUIRONO che è la favola conclusiva della Saga. Per venire in aiuto dei nuovi utenti della piattaforma scrissi una sorta di riassunto delle vicende e dei personaggi affinché fosse più comprensibile, ed è appunto il testo che leggerete tra poco. Al momento non so se su questo mio blog potranno comparire nuove favole, intese come "aggiunte" al filone principale. Mai dire mai.)

******

Entro sempre troppo poco in Chatta, lo so, e puntualmente me ne scuso con gli amici di lunga data che mi rimproverano di non scrivere quanto una volta. Bontà vostra e vi ringrazio di cuore. Quel che vi manca di più, e così tante volte me lo avete detto, sono i racconti, quei racconti che facevano parte della Saga fantasy del Narratore, che iniziò come un insieme di brevi favole per bambini create per mio figlio, venne modificata in parte con l'uscita di un libro che le conteneva e che vide esaurirsi tutte le copie che avevo - richieste ovviamente autografate e con dedica dagli amici lettori - e poi proseguì in maniera diversa, più articolata e completa, sviluppando ogni personaggio e tutte le sue interazioni. Dunque, volendo provare a far ripartire la Saga, che ricordo vide una sua conclusione nel 2014 ma solo qui, perché in realtà sono state centinaia i racconti a seguire che inventai per mio figlio, credo che sarebbe il caso di fare un riassunto conciso dei personaggi principali, di alcune ambientazioni e delle loro interazioni, di modo che chi li ha amati all'epoca possa ricordarli e chi si trovasse per caso a leggere queste nuove storie possa capirci qualcosa. Allora, vediamo un poco di spiegare tutto. La Saga è collocata in un epoca che potrebbe corrispondere ad un avanzato medioevo, in una Contea silvana attraversata da un grande fiume che nasce dalle caverne di monte Atro per lo sciogliersi dei ghiacci che lo sovrastano, e dallo sterminato Bosco Buio irto di radure, tumuli e praterie ma anche di centinaia di camminamenti. Lì si trova l'Antico Villaggio, che fu il luogo delle prime storie, e dove abitava il Narratore con la moglie ed il figlio piccolo. Dentro Bosco Buio troviamo due colline vicine sotto le quali esistono le regge di re Oberon e sua moglie Titania, regnanti su tutto il Popolo Segreto, i Sidhè, esseri fatati di ogni genere, dagli gnomi ai troll alle fate; e la collina di re Brian , re dei folletti, amico e sottoposto di Oberon. Il Narratore viveva e guadagnava viaggiando per villaggi e città raccontando storie, e vivendo innumerevoli avventure. Dopo un tragico assalto ed una epidemia al Villaggio durante il quale muore la moglie, il Narratore cresce suo figlio attraversando anni epici pieni di avventurose peripezie e conoscendo Paulie, la selkie - una fata foca - che si innamora di lui e ne diventa la compagna. Altri personaggi della Saga sono Tom, che insieme a sua moglie gestisce una locanda dove tutto il Popolo Segreto va a bere, mangiare e a far cagnara, l'Uomo della Luna - essere potentemente magico che vive in una reggia lunare e che sale e scende a bordo di un vascello avvolto da una bolla d'aria lungo un filo d'argento tessuto dall'immenso ragno lunare. E Clodagh, principessa delle fate, che ha avuto una figlia dall'Uomo della Luna, Cinnia, fata anche lei ma con i poteri lunari, che diventerà la compagna di Finbar, il figlio del Narratore. Finbar, nell'ultimo racconto svoltosi lungo dieci puntate, era stato ucciso ma tornava a vivere grazie alla potente magia celtica degli antichi dei, diventando quindi anche lui un membro dei Sidhè, semi umano e semi fatato, dotato della loro stessa lunghissima vita. A questo punto credo che vi siate rinfrescate le idee, vogliamo provare a tornare tutti insieme a Bosco Buio, vi va di sederci di nuovo intorno ad un falò a riscaldarci il cuore sentendo queste favole non più solo per bambini, scappando per un po' dalla realtà? Proviamoci, e se non vi piacerà basterà dirlo, il Narratore ha sempre dato retta al suo pubblico ed agli amici.




*** FINE ***



mercoledì 26 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 01.12.2014)

© Crenabog 




Oberon congedò Lounnaja, dopo avergli dato una borsa di monete d'oro, e tornò a discutere con loro.

- Allora, mi sembra che sia chiaro chi debba andare a far cosa. Paulie, tu andrai su Hy-Breasil. E' un isola e tu vieni dal mare, chi meglio di te può essere aiutata dai suoi confratelli tritoni, se dovesse servirti?

- Sire, non sono sicura che desiderino ancora aiutare una che li ha abbandonati per vivere sulla terra ferma. Le sirene sono esseri volubili, fanno presto a dimenticare, ma i tritoni hanno la memoria lunga e non amano perdere una delle loro femmine; e le fate foca, anche se non sono sirene, certamente appartengono al mare e al suo regno. Anche se voi siete il re dei Sidhe, e comandate su tutto il mondo degli esseri magici, potrebbero esserci dei problemi con loro.

- Ho fiducia in te, mia cara, e non penso che sarà una impresa difficile. Il sentiero specchio ti porterà direttamente su Hy-Breasil, in qualunque zona di mare attualmente stia navigando. Il pezzo dell'Oder è un grande spicchio di metallo nero, dovrebbe essere facilmente riconoscibile tra le squame del Fastitocalone. Cerca di estrarlo e trascinalo nel sentiero, torna subito qui e sarà fatta. E ora, inutile dire chi dovrà andare a prendere il frammento che sta sulla Luna, vero, Cinnia?

- Certo! Se davvero ce l'ha mio padre una volta che gli avrò spiegato cosa sta succedendo, sarà lui il primo a volerci aiutare. E' un grande amico del Narratore, da sempre, quindi no, non credo ci saranno problemi. Certamente però non posso andare con i sentieri specchio, dovrò aspettare che il Ragno cali il suo filo e mi faccia salire.

- No, piccola - disse subito il Narratore. - Ci penso io a chiamarlo, ho il flauto che richiama tutti gli esseri fatati, ricordi? Usciremo e lo avvertiremo subito.

- Bene! E anche questa è sistemata, - Oberon si fregò le mani, per la prima volta mostrava un leggero senso di soddisfazione - Tu, vecchio amico, dovrai affrontare la parte più dura. Entrare nelle caverne di Monte Atro sarà semplice col sentiero, ma trafugare il pezzo di Oder dal tesoro del re dei Troll... con loro non puoi ragionare. La tregua che abbiamo stipulato si basa solo sul fatto che gli abbiamo concesso la montagna, e sai bene che ogni essere fatato è dovuto scappare da lì. I troll sono pericolosissimi: il sole li uccide ma là sotto sole non ce ne sarà. E da troppo tempo vanno a caccia solo di animali selvatici, per nutrirsi; trovare un uomo nelle caverne sarà come invitarli ad un banchetto. Ti ci vuole un arma e che sia davvero seria: quella che penso di affidarti è un oggetto leggendario. Venite con me.

Attraversarono la sala ed entrarono in una grande camera piena di trofei, corazze, lance: rifulgevano scintillanti nel tenue bagliore delle fiaccole appese alle pareti. Lance istoriate dei Numenorean dalle lame a foglia, affilatissime ancora dopo secoli, certamente mantenute in quello stato dalla cura dei nani servitori di Oberon che lustravano e oliavano i trofei. Le antiche corazze dei Tuathà, d'oro splendente finemente niellate in complicati ricami celtici, con pietre incastonate e lunghe strisce di cuoio grasso per legarle su quei grandi corpi di combattenti. Il re dei Sidhe si accostò ad una panoplia e prese una grande spada, celata nel suo fodero dai ricami a sbalzo. La soppesò, meditamondo, quasi restio a consegnarla al Narratore.

- Questa è Trinker, la spada di Lugh, l'Il-Danà. Il più grande capo dei guerrieri Tuatha, ebbe certamente parte della sua fortuna in guerra per via del possesso di Trinker. Devi usarla con estrema attenzione; la sua lama venne forgiata durante un rito magico ed è maledetta. Questa spada non ferisce i nemici, non uccide i nemici. Ne divora le anime. Al primo sgorgare del sangue, fosse anche una semplice scalfittura, il demone che vive dentro Trinker assorbe l'anima di chi è colpito. Nessuno resta vivo, quando Trinker lo colpisce. Te la senti di usarla? Hai compreso bene di che si tratta?

Il Narratore prese Trinker, sempre tenendola dentro il fodero, e cominciò ad allacciarne la pesante cintura intorno ai fianchi. Aveva lo sguardo fisso nel vuoto.

- Mio figlio sta morendo, re. Ucciderei Lugh, il re dei troll, persino un dio, con queste mani, se fossi certo di ridargli la vita.

- Ebbene, prendi Trinker e preparati. E' ora che tutti facciate la vostra parte. Usciamo, così potrai chiamare il Ragno e Cinnia potrà salire da suo padre. Paulie, prendi questa fiala. Contiene la terra di Hy-Breasil, versatene un poco sul palmo della mano e attraversa il portale: e buona fortuna, torna alla svelta chè il tempo scorre troppo velocemente.

Paulie annuì, prese la fiala e fece quanto comandato, sparendo attraverso l'Anello. Gli altri salirono la scalinata e uscirono fuori dalla collina, guardando verso l'enorme luna piena. Un colpo di tosse attirò la loro attenzione; re Brian li aspettava, molto nervoso. Certo la situazione era drammatica, ma sembrava che avesse urgenza di dire qualcosa.

- Stanno partendo per cercare l'Oder?

- Sì, Brian. Cosa c'è?

- Posso chiedere dove devono andare?

- Cinnia da suo padre. Paulie sta andando a Hy-Breasil e lui nelle caverne dei troll.

- Quindi su Monte Atro. Gli avete detto cosa lo aspetta lì sotto?

- I troll, naturalmente.

- Allora non sapete... Non vi siete mai chiesto perché i nani non hanno fatto grandi difficoltà, quando hanno saputo di dover andare via dalle loro terre?

- No. Nessuno mi ha detto nulla, Brian. C'è qualcosa che dovrei sapere?

- Immaginavo. Sono sempre stati restii a parlare del loro segreto. Tanto vale che ve lo dica io. Per secoli hanno scavato alla ricerca di pietre preziose, oro e argento. E tanto a fondo sono andati, che hanno fatto uscire qualcosa. Uno spirito? Il male del mondo? Nessuno lo sa. Ma è qualcosa che infesta le caverne, qualcosa che uccide. Ecco perché quando hanno saputo di dover cedere le caverne ai troll se ne sono andati soddisfatti, certi di aver giocato loro un brutto tiro. Quindi, per favore amico mio, sta' attento. Molto attento.




Continua nella settima puntata QUI : La favola del paiolo magico 7


LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.11.2014)

© Crenabog 




Nel silenzio agghiacciante che era calato sui convenuti, le urla strazianti di Cinnia si levarono come caprimulghi nel crepuscolo, altrettanto portatrici di sventura e morte. Intorno al piccolo gruppo si era formato un cerchio di vuoto: Finbar steso a terra, subito adagiato su un folto tappeto, suo padre che lo teneva tra le braccia, Cinnia in ginocchio piangente e Paulie dietro al Narratore come a proteggerlo. Il re dei Sidhe si teneva la testa tra le mani, stupefatto, incredulo, mentre stringeva le mani di Titania, sua moglie. Poi si inginocchiò anche lui, la sua poderosa mole faceva ombra su tutti, e prese ad accarezzare il ragazzo, come a cercare la causa della tragedia.

- Ecco, toccate qui, sentite anche voi!

- E' gelato, sire. - disse suo padre.

- Sì, appunto. Ma alle estremità, vedi? Toccate le mani, i piedi, vedete? Non vi accorgete che salendo verso il corpo ancora c'è del calore?

- Avete ragione! Dunque, cosa è successo? Vive ancora?

- Certo, ma non so per quanto ancora. Di certo è un maleficio di quella maledetta di Eirwen. Non c'è un contro incantesimo da lanciargli quindi, l'unica speranza che abbiamo.. Forza, venite subito con me.

Si rivolse alle ancelle fatate, affidandogli Finbar, affinché lo avvolgessero nelle più pesanti pellicce e lo adagiassero sul suo letto e lo vegliassero, mise di guardia la sua scorta di coboldi guerrieri e guidò il gruppo dei familiari verso un lungo corridoio. Giunsero ad una massiccia porta serrata da chiavistelli magici che risposero solo al suo tocco, aprendosi silenziosamente, ed entrarono in una vasta camera le cui pareti erano interamente ricoperte da una sterminata libreria formata da scaffali, tutti occupati da minuscole scatole ed ampolle, ognuna con una targhetta indicatrice.

- Guardate, perché è molto raro che qualcuno entri qui dentro. Questa è la Sala del Mondo. Sapete già che con i sentieri specchi noi Sidhe possiamo raggiungere magicamente qualsiasi parte del mondo vogliamo visitare, ma voi, e tutti gli altri, di solito vi affidate al caso, tranne quando siete certi di quale sentiero imboccate. Qui invece sono conservate tracce di ogni luogo che mai sia stato visitato: ogni essere magico ha l'ordine di riportare un frammento, una pietra, dell'acqua, erba, fiori, del luogo dove va, e quando me li consegnano io li ripongo in una cassetta e ci scrivo sopra il nome del luogo. Così, tramite il sortilegio della unione, posso raggiungere ogni posto che voglio, in caso di bisogno, e senza sbagliare. Basta tenere in mano il frammento voluto ed imboccare da questo portale, - ed indicò un enorme anello aureo, grande al punto che potevano facilmente varcarlo almeno due persone affiancate, posto al centro della sala - e subito ci si trova dove si vuole andare. Questo è il Crocevia dei Sentieri Specchio e da qui controllo il mondo. Non perderete tempo prezioso, nella vostra ricerca. Perché, badate, non sarà una cosa facile. L'unica possibilità per salvare Finbar è ricostruire l'Oder.

- Ma non era perduto, infranto, diviso, sire? - esclamò Paulie.

- Vero, sì, ma certe reliquie non vanno mai perdute veramente. Vanno cercate, e forse so chi può aiutarci. Attendetemi qui.

Re Oberon frugò tra gli scaffali, prese una cassettina, ne cavò una piccola stalattite e, tenendola stretta entrò nel portale. Il Narratore, bianco in volto, strinse a sé in un abbraccio Cinnia e Paulie, come se questa consolazione potesse realmente preludere ad un positivo rivoltarsi della situazione; pochi minuti dopo Oberon tornò trascinandosi dietro un riluttante vegliardo, dalla lunga barba grigia ispida e coperto di un manto di pelli di topo.

- Questo è Luonnaja Radougha, la Memoria dell'Universo. O almeno, così va vantandosi da tempo immemorabile. Lui sa tutto di tutti e questo ha fatto la sua fortuna, visto che si è sempre fatto ben pagare i suoi responsi ad ogni pellegrino che arriva sino alla sua grotta. Dunque, Luonnaja, il tuo re ha bisogno dei tuoi servigi: sai dove sia finito l'Oder?

- Maestà, nessuno sa veramente dove siano i tre frammenti dell'Oder!

- Bada, che se stai cercando di patteggiare sulla ricompensa sappi che ti ricoprirò d'oro. Ma lo farò immergendoti nell'oro fuso.

- Per carità, per carità, non volevo certo.. Dunque, si dice, badate, si racconta che una volta infranto, i tre frammenti vennero divisi tra i tre re che avevano sconfitto i Tuatha. Poi, col passare dei secoli, ogni parte prese vie diverse: le ultime notizie che raccolsi, in merito, mi portano a credere che adesso si trovino in questi tre luoghi. Allora, uno è diventato lo scudo del re dei Troll, ed è sempre stato nel suo bottino di guerra. E certamente starà insieme ai suoi tesori, ben nascosto dove ora si trovi il re dei Troll che, per quanto ne so, alloggia sul Monte Atro dopo che gli è stato concesso da vostra maestà. Il secondo frammento precipitò nell'oceano quando la nave del re che lo trasportava incappò in una tremenda tempesta. Mentre affondava, si dice che nelle profondità stesse passando il Fastitocalone e che il frammento dell'Oder si sia incagliato sulla sua corazza. Ora, forse saprete che il Fastitocalone è la gigantesca , leggendaria testuggine sulla quale a volte compare Hi-Breasyl, l'isola cimitero dove riposano gli spiriti dei re del Mondo. E se si potesse giungere fin lì, tra le squame della corazza del mostro ancora sarà incastrato l'Oder. La terza parte del calderone di Lugh, così mi narrò un viaggiatore moltissimo tempo fa, era stata vista per l'ultima volta mentre un guerriero cimmero, che la usava a mo' di scudo anche lui, entrava nella locanda di Tom, che come saprete si trova qui, dentro Bosco Buio, e la barattava in cambio di una solenne ubriacatura. Ora, essendo quella più facilmente raggiungibile, ammetto che la mia insana cupidigia mi consigliò di cercare di appropriarmene ed in effetti mi recai da Tom, non in queste spoglie, ma travestito da viaggiatore comune. Cercai di farlo parlare, senza che si avvedesse di cosa veramente volevo, e dopo molti boccali di birra scambiati in sua compagnia, si vantò di aver avuto tra le sue mani il frammento dell'Oder ma di non potermelo far vedere perché a sua volta lo aveva regalato. Ma ci pensate? Il pazzo! Non ci aveva guadagnato niente, oh dei, non ci posso pensare - mugolò, tirandosi i fili della barba - lo aveva proprio regalato! E via, alla persona che meno avrei potuto raggiungere, qualsiasi cosa avessi potuto dare in cambio.

- Dunque, falla finita! , - sbottò re Oberon. - Chi è adesso che ha il terzo frammento?

- L'Uomo della Luna, sire. Tom non sapeva cosa regalargli in cambio del violino che il selenita aveva costruito per il suo gatto, e gli diede l'Oder. Ditemi, chi mai può arrivare lassù?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola del paiolo magico 6


LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 19.11.2014)

© Crenabog 




Il viaggio era stato lungo, anzi lunghissimo, considerato che una volta varcata la frontiera dell' Eirdheim e abbandonate le facili vie della Contea le strade avevano iniziato prima a costeggiare e poi a tagliare per le vaste catene montuose. Più si avvicinava al reame di Eirwen, più il gruppo dei mercanti aggiungeva vestiti sui vestiti. il freddo da opprimente era diventato decisamente glaciale. Pochi di loro si erano già spinti fin lassù, guidati dal miraggio dei favolosi guadagni promessi dagli emissari della Regina di Ghiaccio, uomini dispersi nelle principali città della Contea e dediti a mantenere rapporti con i commercianti tanto avventurosi quanto avidi che osavano raggiungerla. Il regno di Eirdheim non produceva ovviamente messi di nessun genere, visto che l'unico suo bene era il ghiaccio, ma era celebre per le inusitate quantità di pietre preziose scavate nelle profondità da comunità di nani passati al servizio della regina. Il levantino marciava coperto fino agli occhi da pellicce e mantelli, insieme al gruppo, tenendosi vicino ai carri carichi di masserizie di prima necessità, carni secche, legumi, cereali, e rarità provenienti da ogni dove. Enormi buoi muschiati dal pelo folto e lungo fino a terra trascinavano i carri legati alle giogaie, senza lamentarsi, abituati alle temperature estreme dell'Eirdheim. Venivano noleggiati alla frontiera e lì riportati dai commercianti al loro ritorno, e facevano compagnia ai viaggiatori con il loro fiato caldo, utilissimo durante le soste notturne nelle rade fattorie disseminate lungo il tragitto: fattorie per modo di dire, visto che nulla veniva coltivato, si trattava di grandi baite in tronchi delle foreste che servivano da poste per rendere meno difficile il cammino. Il levantino aveva saldato i suoi uomini e li aveva lasciati di guardia alla nave, ormeggiata nel porto di Ar-Ghala, in vista dei prossimi viaggi che lo avrebbero riportato nelle sue terre; calde terre, molto più desiderabili di dove si trovava ora, pensò con malinconia. Ma la golosità della regina bianca era ben nota ovunque, pari forse solo alla sua crudeltà, e non voleva lasciarsi sfuggire l'occasione di barattare il carico di dolci con i gioielli che avrebbe ben rivenduto ad Ar-Ghala, dove le botteghe dei cambiavalute spuntavano come i funghi e, nell'intento di strapparsi i clienti l'un l'altro, offrivano pagamenti decisamente interessanti. Il castello dei Mille Picchi comparve alla loro vista dopo un ultima, aspra arrampicata, rifulgente al sole e baluginante grazie al ghiaccio che lo ricopriva, dandogli un colore niveo che a malapena rallegrava, con la sua stupefacente bellezza, l'impressione di brutalità data dalle infinite guglie e picchi appuntiti che ne delimitavano i contorni. A prima vista sembrava che chi lo aveva progettato avesse disceso gli ultimi scalini della follia, angoli deliranti, colonne gigantesche, parti svettanti senza senso da ogni lato rendevano incomprensibile il loro uso. Il levantino pensò che potesse essere solo una rappresentazione concreta della personalità di Eirwen, tanto imprevedibile quanto pericolosa: l'isolamento tra i ghiacci eterni l'aveva resa inavvicinabile e nessun rapporto amoroso o familiare le era conosciuto. Solo il potere del regnare sulle sue terre guidava i pensieri della regina bianca e lo faceva con implacabile decisione, passando sopra a qualsiasi cosa la ostacolasse: non aveva mai guidato guerre d'invasione ma non aveva mai permesso a nessuno di uscire vivo dal suo regno, se per un qualsiasi motivo le fosse stato sgradito. Questi neri ragionamenti ronzavano certamente nelle menti dei mercanti, instillando in loro un nervosismo dal quale non potevano liberarsi e i brividi non erano dovuti soltanto al freddo intenso. Ognuno di loro stringeva nelle tasche i contratti stipulati con gli emissari, in attesa di poter consegnare il proprio carico, ricevere il pattuito e fuggire via il prima possibile. Mentre si approssimavano al castello i cancelli, enormi, di sbarre ciclopiche e puntali acuminati, cominciarono ad aprirsi, uno dopo l'altro, sospinti dai soldati della regina, imbacuccati nelle loro armature e nei pesanti mantelli di orso: il gruppo entrò, con gli occhi sbarrati fissi sulle altissime pareti di marmo e ghiaccio, scintillanti alla luce che proveniva da alte feritoie chiuse da vetrate in mosaico di vetri realizzati con scaglie di mica, schisto e lamine di pietre preziose. Vennero introdotti nella sala principale, vasta e dalla volta persa in una malaugurante oscurità. Al centro, perfettamente illuminata dalle luci spioventi, Eirwen sedeva su un alto trono, mirabilmente istoriato, in oro massiccio con ricami di perle incastonate. I mercanti sospirarono timorosi di fronte alla splendente bellezza sempiterna della regina, anch'ella discendente dagli antichi Tuatha in linea diretta, erede della loro barbarica beltà e dei loro poteri magici. I servitori si avvicinarono, presero in consegna i carichi, li distribuirono a terra ed iniziarono a confrontare il materiale con i contratti che i mercanti subito tirarono fuori in attesa del pagamento. Gli occhi di Eirwen giravano lentamente dal volto di uno a quello di un altro, come a volerli esaminare nel profondo, cosa che turbò alquanto gli animi di ognuno. Non aveva risposto ai saluti deferenti e alle parole di omaggio, limitandosi ad un breve cenno con la testa, che aveva fatto spiovere in avanti i suoi lunghi capelli di seta candida. Poi, tanto inattesa quanto terrificante, si alzò la voce di uno dei contabili:

" Maestà, qui c'è un ammanco."

E indicò la cassa del levantino. Il fiato gli si bloccò in gola, cosa poteva essere successo? Era certo di aver portato quanto pattuito! Istintivamente, gli altri mercanti si discostarono da lui facendo passi indietro, lasciandolo solo, come se fosse infetto, al cospetto della regina. Eirwen si alzò lentamente:

" Di cosa parli?" , sussurrò.

" Nella cassa non ci sono venti scatole di louchum, Maestà, bensì diciannove."

Il levantino sentì distintamente un sudore gelido scendergli per la schiena.

" Pensavi di ingannarmi, uomo?"

" Per carità, mia signora, mai e poi mai. Uno dei miei servi deve aver rubato una scatola senza che me ne accorgessi! Non avrei avuto alcun motivo per voler offendervi!"

" E la tua stupidità, se è davvero così, è giunta a non controllare il carico prima di venire, questo vorresti dirmi? Ti aspetti forse che invece di venti scatole te ne vengano pagate diciannove, e la cosa finisca così?"

"Oh, per tutti gli dei, mai sia, mi rendo conto di avervi dispiaciuto e desidero davvero regalarvi il carico, in remissione di quanto è successo! Vogliate perdonare la mia immensa stupidità, mia regina!"

Eirwen girò il capo intorno, osservando tutti i mercanti.

" Questo non è sufficiente. Nessuno inganna la regina di Ghiaccio e vive per vantarsene. Il primo e l'ultimo pagheranno. E ora vediamo di chi si tratta.."

Discese dal trono e si avvicinò ad una delle pareti, alzò un braccio e, con una mossa circolare, fece comparire un cerchio di luce. Un sottile vapore si diffuse nella sala, portando con sé aromi lontani. Al centro apparve dapprima il mercante che preparava la cassa con i louchum, poi il volto scimmiesco e infido del servo che la apriva e trafugava la scatola - cosa che provocò un singhiozzo disperato nel levantino - e il Narratore che la acquistava nella taverna di Tom. Il volto di Eirwen era sempre più furibondo, quando apparve re Oberon con davanti la scatola sul tavolo del banchetto.

" Ah! Nientemeno che il re dei Sidhe! Certamente lui è intoccabile.. - mormorò. - Ma come ho detto, il primo e l'ultimo pagheranno."

Si girò verso un cerimoniere rimasto nell'ombra dietro il trono, e ad un cenno della testa della regina questi si allontanò, tornando circondato da un gruppo di soldati che tenevano con grosse catene ben oliate un enorme orso bianco dallo sguardo folle e dalle fauci spalancate. Il gruppo dei mercanti si precipitò verso il portone e venne circondato da soldati che li mantennero fermi. Il levantino, paralizzato dal terrore, cadde in ginocchio supplicando pietà. Ma Eirwen pronunciò solo una parola, rivolta alla belva che la fissava:

" Mangialo."

Poi, ci furono solo le urla e il frangersi delle ossa del mercante. Trascinato via l'orso, con ancora i resti del miserabile ad imbrattare il pavimento di marmo venato, Eirwen tornò a guardare il cerchio di luce, dove poteva vedere scorrere le immagini del banchetto. Re Oberon, migliaia di miglia più lontano, aveva finito di narrare le sue storie, aveva alzato il brindisi e aveva aperto la scatola dei louchum, elogiandone vistosamente la bontà e magnanimamente offrendoli agli ospiti di riguardo seduti al suo tavolo. Titania ne prese uno, re Brian Borough anche, il re degli Elfi e Mab, la regina delle fate, apprezzarono gli altri. Mab passò la scatola al Narratore che ringraziò e si servì, poi la diede a Paulie che lo ringraziò con un bacio e la passò a Cinnia che sbattè le lunghe ciglia e ingoiò il dolce in un solo goloso boccone. E diede la scatola a Finbar che estrasse l'ultimo louchum, lo guardò un attimo, come impensierito, e lo mangiò.

" Muori ", disse Eirwen. E il figlio del Narratore crollò al suolo.




Continua nella quinta puntata QUI : La favola del paiolo magico 5


martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 13.11.2014)

© Crenabog 





Piccoli nugoli di fate svolazzanti giravano tra i grandi tavoli di quercia depositando boccali di sidro e birra spumeggiante, mentre un gruppo di nani si occupava di far girare la carne sugli spiedi e sulle graticole, ungendole con le leccarde fornite di olio di olive fragrante, curandone la lucentezza e il sapore. Appena si formava una crosta dorata subito le toglievano e correvano a portare i piatti a tutti i convenuti tra strilli di gioia e mugolii di soddisfazione. Piccoli folletti rovistavano tra le ceneri a caccia delle patate per aggiungerle alle vivande mentre nelle cucine un paio di enormi troll, venuti in rappresentanza del loro popolo insediato su Monte Atro, pestavano con fragore nei mastelli con le zangole riempiendo di burro schiumoso dei piccoli recipienti per annaffiarne grandi fette di pane scaldato al fuoco. L'atmosfera nel salone dei ricevimenti era caldissima e l'autunno poteva quasi essere stato dimenticato dalla bolgia dei convenuti. Dopo che anche i dolci e i liquori furono distribuiti, il signore del popolo dei Sidhe alzò la mano a comandare la calma. Lentamente il brusio si calmò e scese un silenzio pieno di aspettative. Re Oberon si accinse a narrare la sua storia, dopo aver guardato tutto intorno i volti di ognuno ed essersi accertato della loro attenzione: " Siete soddisfatti? Avete mangiato bene? " , disse ad alta voce, ricevendo unanime risposta da parte di tutti. " Allora, posso cominciare. Questa notte andremo indietro nel tempo, oh sì, molto indietro, in epoche che videro l'inizio di ogni nostra storia. Certamente ci saranno tra voi alcuni che ne sono a conoscenza - e qui guardò sia il Narratore, che chinò il capo in segno di intesa, sia certi tra i più saggi ed anziani della sua corte - ma è probabile che moltissimi di voi non ne sappiano nulla. Dunque, in tempi antichissimi le nostre terre erano abitate dal popolo dei Fomorean, dediti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia. Greggi immense di pecore, grasse e dal pelo che giungeva sino a terra, si spostavano nelle loro transumanze da una regione all'altra, perché i Fomorean non avevano l'abitudine di costruire villaggi ma erigevano accampamenti là dove passavano le stagioni. Solo alcune città rappresentavano lo stato, ben tenute e guardate dalle legioni dei soldati Fomorean. Anche allora c'erano dei principi che avevano suddiviso tra loro, secondo la dignità e le unioni familiari, le terre ma senza far pesare sulla popolazione il loro dominio, semplicemente curando che la vita scorresse sicura come da tempo immemorabile. Nelle loro città gli artigiani creavano opere in metallo, armi, arnesi, che facevano muovere il commercio, dando un senso alle visite di gente da altri paesi e muovendo le finanze che servivano alle bisogna della popolazione. Per centinaia d'anni il popolo dei Fomorean guidò queste regioni, da nord a sud, da est a ovest, finché, un giorno, dalle nebbie e dal gelo dei mari del nord calarono fino alle nostre coste le lunghe navi nere dei figli di Diana. I Tuatha dè Danann, che chinavano il capo solo davanti alla loro dea, la Luna, ed erano dediti alle esplorazioni e alla conquista di nuovi paesi. Una spaventosa tempesta li aveva fatti deviare dalle loro rotte consuete e la nebbia, che da sempre aveva protetto le nostre coste, per una volta malauguratamente produsse l'effetto contrario: ne nascose ai Fomorean l'arrivo e sorprese i Tuatha quando si alzò, mostrando loro una terra nuova e sconosciuta. I Tuatha decisero subito di scendere dalle navi e impadronirsi di tutto; erano guerrieri formidabili, dai grandi corpi nudi coperti soltanto da pelli di animale e da corazze d'oro e argento rilucenti al sole in tutto il loro splendore barbarico. Le sentinelle avevano avvertito i principi locali che si diressero alla spiaggia con un forte contingente dei loro soldati, trovando già l'esercito Tuatha in formazione di guerra. Mandarono avanti un ambasciatore, offrendo loro di dividere la terra, donandogli l'estremo nord e dichiarandosi disposti a ritirarsi a sud, per governare insieme il territorio in cambio della pace - dato che sapevano di non essere in grado di tenere testa a simili guerrieri - ma i Tuatha risero di loro e rimandarono indietro il corpo decapitato dell'ambasciatore, preparandosi a combattere. Seguì un periodo di devastazione e morte, con i Fomorean trincerati nelle città fortificate e tutti gli altri che scappavano disperdendosi per le contee e i Tuatha che ricevevano nuove truppe dal mare e costringevano i vecchi abitanti legittimi di queste terre alla resa con l'assedio o con i massacri. I Fomorean giunsero alla disperazione e mandarono i loro stregoni a chiamare l'antichissima razza dei Giganti nelle montagne più lontane: viaggiando solo di notte essi giunsero alfine e sulla spiaggia che aveva visto l'arrivo dei Tuatha si combatté la battaglia definitiva - la stessa spiaggia, Narratore, dove incontrasti Paulie, ricordi? - con i Giganti impegnati a gettare nugoli di pietre divelte dalle rocce contro gli invasori. Da allora sino ad oggi quella spiaggia è composta solo di enormi lastre di pietra che nessuno capisce come ci siano giunte. Ebbene, ecco come fu. Ma nemmeno questo bastò a soverchiare gli invasori e dopo giorni e notti di lotta, i Tuatha ebbero la meglio. Da allora nessuno vide più i Giganti e, ve lo confesso, anche io che ho vissuto secoli ne ho incontrato le tracce solo di rado e solo in luoghi innominabili ed inaccessibili. Se ancora esistono, si guardano bene dal farsi vedere.. Così, dunque, i figli di Diana occuparono tutte le terre, rendendo servi - ma non schiavi - i vecchi abitanti, e lentamente, col tempo, fondendosi con loro. Il regno dei figli della Luna - sì, Cinnia, è probabile che tuo padre sia l'ultimo discendente puro di quella razza, destinato da sempre a vegliare sul mondo dal trono della dea - durò quasi un millennio e le loro abitudini guerriere, pur restando forti nelle loro tradizioni, avevano lentamente perso la spinta iniziale che li trasformava in berserker. Poi, quando il regno era all'apice del suo splendore, le loro arti magiche e officinali elevatissime, i commerci che si stendevano da un luogo all'altro, dal lontano sud giunse una nuova minaccia: gli Uomini dell'Inferno."




Continua nella terza puntata QUI : La favola del paiolo magico 3



LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.11.2014)

© Crenabog 




L'autunno, con le sue folate di vento ed il cielo plumbeo, era lentamente sceso sullo Shire e le sue prime avvisaglie erano state il soffice letto di foglie ingiallite che calavano lentamente a terra dagli enormi alberi di Bosco Buio. Come sempre, da tempo immemorabile, la natura si cambiava d'abito e anche stavolta aveva abbandonato sul terreno quello più rigoglioso e colorato, dando vita ad un alto, soffice tappeto sotto il quale ancora scorreva la vita delle molteplici forme animali intente a prepararsi per i rigori invernali. Un caleidoscopio di colori, dal giallo vivo al marrone più scuro, tappezzava la foresta e nell'aria si snodava greve un sentore di marcita, di funghi, di castagne e di resina. Per festeggiarne l'arrivo , e per distrarre il suo popolo dalla malinconia che sempre lo accompagnava, re Oberon decise di radunare tutti nella enorme sala del trono e dar vita ad un banchetto durante il quale promise di raccontare ai più piccoli certe antiche storie della loro gente. Da ogni luogo della contea giunsero alla corte del re del Popolo Segreto, gnomi, nani, folletti d'ogni tipo, dai leprechaun ai gobelin, e molti portarono con sé i loro piccoli che non avevano spesso occasione di essere invitati a raduni del genere. Re Oberon non dimenticò di mandare a chiamare anche il Narratore e suo figlio, e loro si presentarono puntuali, dopo essere passati dal grande albero secolare nel quale i Sidhe le avevano costruito casa per portare anche Cinnia, la figlia dell'Uomo della Luna. Re Brian era stato incaricato da Oberon di badare all'accoglienza e, tutto orgoglioso del suo ruolo, se ne stava in cima ad un palchetto all'ingresso della collina fatata, circondato da uno stuolo dei suoi folletti agghindati con mantelli che strusciavano in mezzo al fogliame e impreziositi di piume colorate, piccoli monili dei nani in argento, panciotti in tweed e qualsiasi altra bizzarria gli fosse venuta in mente per dimostrarsi più importanti degli altri. Quando scorsero arrivare il trio proruppero in esclamazioni di saluto: il Narratore era celebre in tutto il Popolo Segreto per la sua fama di cantastorie e ormai era divenuto una specie di memoria viaggiante degli accadimenti recenti e lontani dello Shire. Vero è che da tempo non andava più a far visita ai villaggi e città per narrare le sue favole in cambio di ricompense o cibo come aveva fatto per anni, per mantenere la sua famiglia. Da quando aveva lottato contro la Strega e aveva messo le mani su una cospicua parte del suo tesoro nascosto, antichissimi gioielli e lingotti d'oro, amministrava parsimoniosamente la sua ricchezza e conduceva la stessa vita di sempre ma con molta più tranquillità. 

Adesso infatti la contea faceva a gara per averlo ospite e godere dei suoi racconti, e i doni che gli elargivano erano più un segno di antica amicizia e di apprezzamento, che una retribuzione vera e propria. La sua vita era cambiata drasticamente, e non solo per questo: durante l'attacco degli Spettri all'antico villaggio, oltre a moltissimi dei suoi concittadini, era deceduta anche sua moglie e, dopo un giusto lasso di tempo, l'uomo aveva sancito definitivamente la sua unione con Paulie, la fata foca che lo amava dal loro primo incontro alla spiaggia dei Giganti, e che ora viveva nel grande lago sotterraneo sotto la collina di Oberon. Re Brian Borough scese dal palco per abbracciare il cantastorie e Finbar, suo figlio, che oramai era diventato alto quanto il padre e altrettanto incosciente nel gettarsi a capofitto nelle avventure più strane insieme alla piccola Cinnia, la bellissima figlia del selenita, metà fata e metà umana, dotata di poteri magici e legata a lui da un bizzarro incantesimo. Il re dei folletti volle condurli personalmente da Oberon, al quale resero simpaticamente omaggio con il dono di un cesto di dolci mollici, bianchi, una specie di pasta di castagne aromatizzata da spezie rare e ricoperta da un velo di zucchero candido. Re Oberon, che nella sua vita secolare aveva assaggiato qualsiasi tipo di cibo, restò meravigliato da quella inconsueta stranezza e volle saperne di più. Finbar spiegò che si trattava dei louchum, dei pasticcini introvabili portati da un mercante levantino attraverso mezzo mondo, e destinati alla regina di Ghiaccio: un infido servitore ne aveva trafugato una piccola cassa e li aveva venduti ad altissimo prezzo, una notte, nella taverna di Tom quando tutti erano troppo ubriachi per capire il pericolo di sfidare la regina di Ghiaccio e troppo curiosi di assaggiare quella prelibatezza. Era subito partita una disputa e un asta, a colpi di urla, e monete gettate sul bancone, e boccali di cervogia rovesciati qua e là. Mentre gli animi dei folletti convenuti cominciavano a scaldarsi, e più di un leprechaun cominciava a trasformarsi in claurichaun, il Narratore aveva lanciato all'ometto una piccola sacca di pelle di daino contenente tre enormi perle rilucenti. Lo stupore del servo era stato tale che aveva immediatamente consegnato la cassetta ed era fuggito a gambe levate nella notte per non dar tempo al Narratore di ripensarci; lui invece l'aveva aperta, ne aveva tirato fuori una ventina di louchum e aveva chiesto a Tom di farne tante fette quanti fossero stati i presenti. Poi, non contento, aveva anche offerto a tutti un giro di bevute del fortissimo liquore di gemme di pino che distillava la moglie del taverniere, tanto bionda quanto perennemente allegra. E tutti insieme si erano estasiati dello stranissimo, quasi ipnotico, sapore dei louchum. Ovviamente re Oberon apprezzò molto il racconto, immaginandosi la scena e pensando al brutto tiro giocato alla regina di Ghiaccio, una sua antica conoscenza, regnante su una terra di montagne innevate, spaventosi strapiombi, artigli di rocce insuperabili, e gelo, gelo dappertutto. Ma per fortuna era talmente lontana e al nord da non doversene preoccupare. Ringraziò il trio, mandò le sue ancelle a chiamare Paulie affinché salisse a far compagnia al suo amato e diede il via al banchetto, mentre tutto intorno grida, canti e risate si alzavano al calore dei falò scoppiettanti nei grandi camini.



Continua nella seconda puntata QUI : La favola del paiolo magico 2




LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 11.09.2014)

© Crenabog 




Titania avanzò, si avvicinò, guardò, apprezzò, ringraziò e si ritirò nelle sue stanze. Senza l’ombra di un sorriso ma sempre regalmente composta. Oberon non disse una parola, si limitò a cambiare colore in viso poi alzò un dito e fece segno a re Libdian di avvicinarsi, lo prese in braccio - era piccolissimo, si sa - e discese nella reggia sotto la collina. Poi, si sentirono le urla del Re..

Il consiglio dei reali suggeritori era riunito da ore per trovare un modo adatto a risolvere il danno provocato dai Wee quando, stanco, sudato e notevolmente bisognoso di un bagno profumato, re Brian propose come ultima risorsa di chiedere consiglio al Narratore. Spedirono subito un wurp domestico, ma bravo nell’eseguire i servizi che gli venivano affidati, alla volta dell’antico villaggio. La bestiola si lanciò al galoppo sulle sue zampette, fermandosi ogni tanto nel folto di Bosco Buio in cerca di qualche leccornia ma infine, mentre le prime stelle cominciavano a prender posto nella volta celeste e l’aria risuonava dei richiami degli esserini notturni, arrivò al villaggio: annusò, puntando il muso aguzzo qua e là, in cerca del Narratore e, avvistata la sua casa, ci andò e prese a zampettare contro la porta. Il Narratore accolse la bestiola con curiosità, si sedette sul pavimento ad ascoltare poi, dopo essere esploso in una risata, si riprese e lo seguì nella notte.




Dire che il Narratore restò affascinato dalla varietà dei fiori del giardino di Oberon, è dire poco ma ancor più se riusciva ad immaginarseli in bianco e nero. Certo, doveva essere stata una cosa incredibile… Il Narratore scese nelle profondità della reggia per andare dal suo amore , Paulie, la fata foca che abitava nel grande lago ipogeo donatogli dal re; lei, che non lo vedeva da giorni, gli corse incontro e lo abbracciò, lasciandolo stupito, come sempre, dalla forza del suo sentimento. Si sedettero alla luce morbida delle migliaia di piccoli funghi, licheni e lucciole che tappezzavano l’alta volta della caverna, avvolgendo tutto con una calda luminescenza, e ragionarono su cosa fare fin che, ovviamente, l’idea giusta arrivò. E così Oberon mise al lavoro tutti i Wee: in fila , in silenzio e a testa bassa, estirparono tutte le piante lunari con le loro zolle di terra, le portarono ai bordi del lago di Paulie e coprirono tutto con un soffice strato di terra fertile scavato dai prati esterni. E attesero che la luce chimica della caverna facesse scomparire i colori dai fiori. Passò un giorno, ne passò un altro ma ancora nulla. Allora Paulie ebbe un’altra idea e subito re Oberon la fece mettere in pratica: davanti ad ogni fiore, un piccolo Wee con una tazzina piena di nerissimo succo di sambuco si dedicava ad innaffiarlo. Ogni ora qualche goccia… di tempo ne avevano tanto e certamente re Oberon non li avrebbe lasciati andare fin che non fossero riusciti ad ottenere il risultato sperato. Intanto Paulie e il suo amato cantastorie se ne stettero tranquilli nella piacevole dimora che le fate avevano costruito per la loro sorella che viveva lontana dal mare, assaporando quel momento dilatato e senza tempo che li avvolgeva, con gli occhi persi in quelli dell’altro e le anime perse in un mondo tutto loro.

Finalmente, pochi giorni dopo, le fate volarono a chiamare il re con piccoli strilli di gioia: Oberon discese nella grotta, abbracciò Paulie e il Narratore, girò gli occhi sul popolo dei Wee steso a terra, stanchissimo, e annuì: ecco, questo era quel che ci voleva! La rigogliosa distesa floreale brillava di un nero sontuoso, pesante come velluto orientale, e di un bianco diamantino rilucente della luce sotterranea dei funghi. Il profumo, denso come giulebbe, si srotolava nell’aria inebriando la mente degli astanti, provocando stordimento e subitanea gioia. Poi, accolta dal saluto festoso dei Sidhe, arrivò Titania e alla vista di quella incredibile meraviglia ringraziò suo marito con un sorriso che illuminò la caverna. E la festa poté cominciare davvero.





*** FINE ***



LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 25.08.2014)

© Crenabog 




Era una sera particolarmente triste, quella che avvolgeva del profumo di fiori e resine la collina di Connemara: nel silenzio, lontano, giù giù nel profondo della collina, solo un singhiozzo si alzava nell’aria. E re Oberon non sapeva come scacciare la tristezza dal cuore della sua sposa; da tempo Titania anelava a qualcosa di nuovo, dopo secoli trascorsi a comandare sul Popolo Segreto. Gli anni passavano, il mondo lentamente mutava anche se i Sidhe vivevano esistenze lunghissime, ma nulla sembrava veramente portare un soffio di novità. L’accorgersi di questo aveva trascinato Titania in uno stato di profonda malinconia e il suo sposo aveva cercato di tutto per sorprenderla ma nulla sembrava abbastanza strano da poterla svagare. Oberon aveva anche chiamato a consulto presso di sé i capi di ogni genere, razza, specie appartenente al Popolo Segreto, e ovviamente anche il Narratore: giorni e notti passati a pensare, discutere, cercare idee ma nulla ancora aveva riportato il sorriso a Titania.




L’ultima notte del plenilunio di agosto nella taverna di Tom sembrava essersi scatenato l’inferno. Urla, salti, balli, danze scatenate e persino fiaccole accese sul prato circostante: una folla di esseri fatati gozzovigliava a tutto spiano per festeggiare l’arrivo dalle lontane contee oltre Monte Atro di parecchie botti di sidro aromatizzato, una cosa mai assaggiata prima nella taverna. Re Brian Borough si era presentato con tutti i suoi, al completo, con i migliori panciotti festaioli, cappelli piumati e calze gialle che sfavillavano alla luce delle torce. Il gatto di Tom, che aveva spillato il primo boccale, suonava come un pazzo il suo violino sul tetto coperto di muschio ed erba mentre la mucca, abituata a certi spettacoli indecorosi, brucava tranquilla come se nulla stesse accadendo. Allo scorrere delle sue melodie forsennate si susseguivano le gighe e certo il divertimento non calò di un attimo. Il chiasso era tale da disturbare anche l’attività notturna dei trolls che avevano preso possesso del Monte Atro e che ora stavano valutando se scendere a dare una lezione a quegli scapestrati, frenati solo dal ricordo del trattato di pace firmato con Oberon. Il cielo era così terso che nessuna nuvola impedì alla musica di dipanarsi sempre più in alto, fino a svegliare l’Uomo della Luna. Era da parecchio che non scendeva a farsi un buon boccale, così prese la palla al balzo, ordinò al ragno gigante di calare il suo filo argentato e scese velocemente deciso a fare bisboccia insieme agli altri amici terrestri. Quando ebbe toccato con i piedi l’erba alta e morbida, non gli passò neanche per la testa di approfittare per andare a trovare sua figlia Cinnia, che viveva nella casa incantata sull’albero donatogli dal re delle fate, anzi, aprì il portone e si precipitò ad abbracciare Tom e a dare gran pacche sulla spalla a re Brian, chiedendo a gran voce da bere. E così, mentre tutti se la spassavano, dal terreno sbucò il muso di una talpa che aveva perso la strada: annusò qua e là, girellò intorno incuriosita senza vedere niente e sbatté il muso contro il filo d’argento del ragno gigante. Come era sua natura, si aggrappò con le zampette e si arrampicò. Ma il filo era magico, ovviamente, e la magia scivolò nella talpa, metro dopo metro, donandogli la forza per arrivare fin sulla luna, senza che la mancanza di ossigeno le procurasse alcun fastidio… Giunta che fu in fondo al filo, proprio vicino al palazzo dell’Uomo della Luna, la piccola talpa diventata magica e dalle capacità insospettabili, si diede a scavare. E scavò, scavò, scavò. Poi, siccome la Luna niente altro era che un pezzo della Terra, distaccatosi milioni di anni prima per l’urto di un enorme meteorite, finì che nel profondo della Luna la talpa incappò in un enorme bolla di acqua, e appena ebbe scavato l’ultimo velo di terreno e roccia, subito il flusso liquido venne risucchiato all’esterno, con la talpa che galleggiava senza capirci nulla. Così, per un bizzarro destino, un lago magico apparve davanti al palazzo, la talpa se ne restò tranquilla a dormire sui gradini d’ingresso e il ragno si limitò a guardare senza giudicare.




E laggiù, ignari di questa incredibile stranezza, i Sidhe continuarono a danzare…


Continua nella seconda puntata QUI : La favola dei fiori lunari 2