(Prima pubblicazione 13.11.2014)
© Crenabog
Piccoli nugoli di fate svolazzanti giravano tra i grandi tavoli di quercia depositando boccali di sidro e birra spumeggiante, mentre un gruppo di nani si occupava di far girare la carne sugli spiedi e sulle graticole, ungendole con le leccarde fornite di olio di olive fragrante, curandone la lucentezza e il sapore. Appena si formava una crosta dorata subito le toglievano e correvano a portare i piatti a tutti i convenuti tra strilli di gioia e mugolii di soddisfazione. Piccoli folletti rovistavano tra le ceneri a caccia delle patate per aggiungerle alle vivande mentre nelle cucine un paio di enormi troll, venuti in rappresentanza del loro popolo insediato su Monte Atro, pestavano con fragore nei mastelli con le zangole riempiendo di burro schiumoso dei piccoli recipienti per annaffiarne grandi fette di pane scaldato al fuoco. L'atmosfera nel salone dei ricevimenti era caldissima e l'autunno poteva quasi essere stato dimenticato dalla bolgia dei convenuti. Dopo che anche i dolci e i liquori furono distribuiti, il signore del popolo dei Sidhe alzò la mano a comandare la calma. Lentamente il brusio si calmò e scese un silenzio pieno di aspettative. Re Oberon si accinse a narrare la sua storia, dopo aver guardato tutto intorno i volti di ognuno ed essersi accertato della loro attenzione: " Siete soddisfatti? Avete mangiato bene? " , disse ad alta voce, ricevendo unanime risposta da parte di tutti. " Allora, posso cominciare. Questa notte andremo indietro nel tempo, oh sì, molto indietro, in epoche che videro l'inizio di ogni nostra storia. Certamente ci saranno tra voi alcuni che ne sono a conoscenza - e qui guardò sia il Narratore, che chinò il capo in segno di intesa, sia certi tra i più saggi ed anziani della sua corte - ma è probabile che moltissimi di voi non ne sappiano nulla. Dunque, in tempi antichissimi le nostre terre erano abitate dal popolo dei Fomorean, dediti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia. Greggi immense di pecore, grasse e dal pelo che giungeva sino a terra, si spostavano nelle loro transumanze da una regione all'altra, perché i Fomorean non avevano l'abitudine di costruire villaggi ma erigevano accampamenti là dove passavano le stagioni. Solo alcune città rappresentavano lo stato, ben tenute e guardate dalle legioni dei soldati Fomorean. Anche allora c'erano dei principi che avevano suddiviso tra loro, secondo la dignità e le unioni familiari, le terre ma senza far pesare sulla popolazione il loro dominio, semplicemente curando che la vita scorresse sicura come da tempo immemorabile. Nelle loro città gli artigiani creavano opere in metallo, armi, arnesi, che facevano muovere il commercio, dando un senso alle visite di gente da altri paesi e muovendo le finanze che servivano alle bisogna della popolazione. Per centinaia d'anni il popolo dei Fomorean guidò queste regioni, da nord a sud, da est a ovest, finché, un giorno, dalle nebbie e dal gelo dei mari del nord calarono fino alle nostre coste le lunghe navi nere dei figli di Diana. I Tuatha dè Danann, che chinavano il capo solo davanti alla loro dea, la Luna, ed erano dediti alle esplorazioni e alla conquista di nuovi paesi. Una spaventosa tempesta li aveva fatti deviare dalle loro rotte consuete e la nebbia, che da sempre aveva protetto le nostre coste, per una volta malauguratamente produsse l'effetto contrario: ne nascose ai Fomorean l'arrivo e sorprese i Tuatha quando si alzò, mostrando loro una terra nuova e sconosciuta. I Tuatha decisero subito di scendere dalle navi e impadronirsi di tutto; erano guerrieri formidabili, dai grandi corpi nudi coperti soltanto da pelli di animale e da corazze d'oro e argento rilucenti al sole in tutto il loro splendore barbarico. Le sentinelle avevano avvertito i principi locali che si diressero alla spiaggia con un forte contingente dei loro soldati, trovando già l'esercito Tuatha in formazione di guerra. Mandarono avanti un ambasciatore, offrendo loro di dividere la terra, donandogli l'estremo nord e dichiarandosi disposti a ritirarsi a sud, per governare insieme il territorio in cambio della pace - dato che sapevano di non essere in grado di tenere testa a simili guerrieri - ma i Tuatha risero di loro e rimandarono indietro il corpo decapitato dell'ambasciatore, preparandosi a combattere. Seguì un periodo di devastazione e morte, con i Fomorean trincerati nelle città fortificate e tutti gli altri che scappavano disperdendosi per le contee e i Tuatha che ricevevano nuove truppe dal mare e costringevano i vecchi abitanti legittimi di queste terre alla resa con l'assedio o con i massacri. I Fomorean giunsero alla disperazione e mandarono i loro stregoni a chiamare l'antichissima razza dei Giganti nelle montagne più lontane: viaggiando solo di notte essi giunsero alfine e sulla spiaggia che aveva visto l'arrivo dei Tuatha si combatté la battaglia definitiva - la stessa spiaggia, Narratore, dove incontrasti Paulie, ricordi? - con i Giganti impegnati a gettare nugoli di pietre divelte dalle rocce contro gli invasori. Da allora sino ad oggi quella spiaggia è composta solo di enormi lastre di pietra che nessuno capisce come ci siano giunte. Ebbene, ecco come fu. Ma nemmeno questo bastò a soverchiare gli invasori e dopo giorni e notti di lotta, i Tuatha ebbero la meglio. Da allora nessuno vide più i Giganti e, ve lo confesso, anche io che ho vissuto secoli ne ho incontrato le tracce solo di rado e solo in luoghi innominabili ed inaccessibili. Se ancora esistono, si guardano bene dal farsi vedere.. Così, dunque, i figli di Diana occuparono tutte le terre, rendendo servi - ma non schiavi - i vecchi abitanti, e lentamente, col tempo, fondendosi con loro. Il regno dei figli della Luna - sì, Cinnia, è probabile che tuo padre sia l'ultimo discendente puro di quella razza, destinato da sempre a vegliare sul mondo dal trono della dea - durò quasi un millennio e le loro abitudini guerriere, pur restando forti nelle loro tradizioni, avevano lentamente perso la spinta iniziale che li trasformava in berserker. Poi, quando il regno era all'apice del suo splendore, le loro arti magiche e officinali elevatissime, i commerci che si stendevano da un luogo all'altro, dal lontano sud giunse una nuova minaccia: gli Uomini dell'Inferno."
Continua nella terza puntata QUI : La favola del paiolo magico 3


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