martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.11.2014)

© Crenabog 




L'autunno, con le sue folate di vento ed il cielo plumbeo, era lentamente sceso sullo Shire e le sue prime avvisaglie erano state il soffice letto di foglie ingiallite che calavano lentamente a terra dagli enormi alberi di Bosco Buio. Come sempre, da tempo immemorabile, la natura si cambiava d'abito e anche stavolta aveva abbandonato sul terreno quello più rigoglioso e colorato, dando vita ad un alto, soffice tappeto sotto il quale ancora scorreva la vita delle molteplici forme animali intente a prepararsi per i rigori invernali. Un caleidoscopio di colori, dal giallo vivo al marrone più scuro, tappezzava la foresta e nell'aria si snodava greve un sentore di marcita, di funghi, di castagne e di resina. Per festeggiarne l'arrivo , e per distrarre il suo popolo dalla malinconia che sempre lo accompagnava, re Oberon decise di radunare tutti nella enorme sala del trono e dar vita ad un banchetto durante il quale promise di raccontare ai più piccoli certe antiche storie della loro gente. Da ogni luogo della contea giunsero alla corte del re del Popolo Segreto, gnomi, nani, folletti d'ogni tipo, dai leprechaun ai gobelin, e molti portarono con sé i loro piccoli che non avevano spesso occasione di essere invitati a raduni del genere. Re Oberon non dimenticò di mandare a chiamare anche il Narratore e suo figlio, e loro si presentarono puntuali, dopo essere passati dal grande albero secolare nel quale i Sidhe le avevano costruito casa per portare anche Cinnia, la figlia dell'Uomo della Luna. Re Brian era stato incaricato da Oberon di badare all'accoglienza e, tutto orgoglioso del suo ruolo, se ne stava in cima ad un palchetto all'ingresso della collina fatata, circondato da uno stuolo dei suoi folletti agghindati con mantelli che strusciavano in mezzo al fogliame e impreziositi di piume colorate, piccoli monili dei nani in argento, panciotti in tweed e qualsiasi altra bizzarria gli fosse venuta in mente per dimostrarsi più importanti degli altri. Quando scorsero arrivare il trio proruppero in esclamazioni di saluto: il Narratore era celebre in tutto il Popolo Segreto per la sua fama di cantastorie e ormai era divenuto una specie di memoria viaggiante degli accadimenti recenti e lontani dello Shire. Vero è che da tempo non andava più a far visita ai villaggi e città per narrare le sue favole in cambio di ricompense o cibo come aveva fatto per anni, per mantenere la sua famiglia. Da quando aveva lottato contro la Strega e aveva messo le mani su una cospicua parte del suo tesoro nascosto, antichissimi gioielli e lingotti d'oro, amministrava parsimoniosamente la sua ricchezza e conduceva la stessa vita di sempre ma con molta più tranquillità. Adesso infatti la contea faceva a gara per averlo ospite e godere dei suoi racconti, e i doni che gli elargivano erano più un segno di antica amicizia e di apprezzamento, che una retribuzione vera e propria. La sua vita era cambiata drasticamente, e non solo per questo: durante l'attacco degli Spettri all'antico villaggio, oltre a moltissimi dei suoi concittadini, era deceduta anche sua moglie e, dopo un giusto lasso di tempo, l'uomo aveva sancito definitivamente la sua unione con Paulie, la fata foca che lo amava dal loro primo incontro alla spiaggia dei Giganti, e che ora viveva nel grande lago sotterraneo sotto la collina di Oberon. Re Brian Borough scese dal palco per abbracciare il cantastorie e Finbar, suo figlio, che oramai era diventato alto quanto il padre e altrettanto incosciente nel gettarsi a capofitto nelle avventure più strane insieme alla piccola Cinnia, la bellissima figlia del selenita, metà fata e metà umana, dotata di poteri magici e legata a lui da un bizzarro incantesimo. Il re dei folletti volle condurli personalmente da Oberon, al quale resero simpaticamente omaggio con il dono di un cesto di dolci mollici, bianchi, una specie di pasta di castagne aromatizzata da spezie rare e ricoperta da un velo di zucchero candido. Re Oberon, che nella sua vita secolare aveva assaggiato qualsiasi tipo di cibo, restò meravigliato da quella inconsueta stranezza e volle saperne di più. Finbar spiegò che si trattava dei louchum, dei pasticcini introvabili portati da un mercante levantino attraverso mezzo mondo, e destinati alla regina di Ghiaccio: un infido servitore ne aveva trafugato una piccola cassa e li aveva venduti ad altissimo prezzo, una notte, nella taverna di Tom quando tutti erano troppo ubriachi per capire il pericolo di sfidare la regina di Ghiaccio e troppo curiosi di assaggiare quella prelibatezza. Era subito partita una disputa e un asta, a colpi di urla, e monete gettate sul bancone, e boccali di cervogia rovesciati qua e là. Mentre gli animi dei folletti convenuti cominciavano a scaldarsi, e più di un leprechaun cominciava a trasformarsi in claurichaun, il Narratore aveva lanciato all'ometto una piccola sacca di pelle di daino contenente tre enormi perle rilucenti. Lo stupore del servo era stato tale che aveva immediatamente consegnato la cassetta ed era fuggito a gambe levate nella notte per non dar tempo al Narratore di ripensarci; lui invece l'aveva aperta, ne aveva tirato fuori una ventina di louchum e aveva chiesto a Tom di farne tante fette quanti fossero stati i presenti. Poi, non contento, aveva anche offerto a tutti un giro di bevute del fortissimo liquore di gemme di pino che distillava Baccadoro, la moglie del taverniere, tanto bionda quanto perennemente allegra. E tutti insieme si erano estasiati dello stranissimo, quasi ipnotico, sapore dei louchum. Ovviamente re Oberon apprezzò molto il racconto, immaginandosi la scena e pensando al brutto tiro giocato alla regina di Ghiaccio, una sua antica conoscenza, regnante su una terra di montagne innevate, spaventosi strapiombi, artigli di rocce insuperabili, e gelo, gelo dappertutto. Ma per fortuna era talmente lontana e al nord da non doversene preoccupare. Ringraziò il trio, mandò le sue ancelle a chiamare Paulie affinché salisse a far compagnia al suo amato e diede il via al banchetto, mentre tutto intorno grida, canti e risate si alzavano al calore dei falò scoppiettanti nei grandi camini.



Continua nella seconda puntata QUI : La favola del paiolo magico 2


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