martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DELLE CASTAGNE

 (prima pubblicazione 26.09.2014)

© Crenabog 




Era una serena giornata d'autunno e tra gli alberi di Bosco Buio spirava un refolo di vento appena accennato, come un sospiro che preannunziasse i giorni freddi che sarebbero giunti. Tra i cespugli e l'erba ancora verde fluiva tutta la brulicante vita degli insetti e dei minuscoli animali, affaccendati nella quotidiana ricerca del cibo e i loro sommessi rumori stendevano nell'aria la vibrante sinfonia della natura. In questa placida, pacifica atmosfera, passeggiavano il Narratore e Paulie, senza parlare, godendosi semplicemente il tutto che li circondava, e ponendo attenzione a non infastidire troppo le bestiole. Il vento muoveva i lunghi capelli della fata foca, come uno strascico tessuto da lembi di ragnatela rilucente ai bagliori del sole che filtrava tra le cime dei maestosi alberi. Quand'ecco, la loro attenzione venne attratta da un susseguirsi di strani gridolini rabbiosi provenienti dal folto del bosco: incuriositi lasciarono il sentiero appena accennato dai molteplici passaggi dei folletti e si fecero largo tra la vegetazione.




Sotto un gigantesco castagno se ne stava, sconsolato, un giovane leprechaun, tutto azzimato nel suo panciotto verde, le fibbie d'ottone delle scarpe rilucenti e la barba rossa ancora non folta ma curata. Poggiato in terra, c'era il solito pentolone di monete che ogni bravo leprechaun si porta appresso, sia mai comparisse un arcobaleno, per porvelo sotto. Prendeva a calci il suo cappello di panno verde, evidentemente infuriato per qualche motivo. Si fecero avanti e il Narratore disse:

- Buona giornata! Possiamo esserti utili?

Il leprechaun, che come tutto il popolo dei Sidhe ben conosceva l'uomo, rispose:

- Ah, siete voi! Serena e limpida giornata! Tranne che per me, è ovvio..

- Cosa ti rende così sconsolato, dicci.

- Sapete come succede, certi giorni ti svegli con una idea in testa, una voglia di qualcosa... e non ti dai pace fin che non ce l'hai, quella cosa. Bene. Stamattina mi si era ficcata in testa l'idea di cucinarmi un pentolone di castagne. Ne avrei fatto un bel piatto, morbide, profumate, con un brodo di erbe del bosco.. ma niente!

- Come niente, non ne hai trovate?

- Per Toutatis, certo che ne ho trovate. Non è forse questo, guarda un po', un meraviglioso castagno? Un castagno alto, folto, e pieno di castagne?

- Certo che lo è!

- Appunto. Ed è bello alto, vero?

- Oh, sì. - , aggiunse Paulie, sorridendo.

- Ed è così alto che non arriverò mai a prenderle!

- Ma guarda - fece il Narratore - guarda quanti ricci ci sono in terra. Prendi quelle, no?

- Che Belenos ci protegga, anzi, che protegga le mie mani delicate! Appena ho provato a prenderne una mi sono riempito il palmo di spine e ci ho messo un ora, urlando e piangendo, per levarmele. No, grazie!




- Mh, - rifletté l'uomo - allora forse ti serve una mano, eh?

- Sarebbe di certo molto apprezzata, mio caro!

- Ma noi non ti prenderemo le castagne, oh no, dovrai pensarci da solo!

- Ah, e questo sarebbe un aiuto?

- Pensaci un po', - fece Paulie. - Se te le prendiamo, la prossima volta che le vuoi e noi non ci fossimo, resteresti di nuovo senza, non è così?

- Anche il tuo ragionamento è corretto, mia signora.

- Quindi - disse il Narratore - ti diremo come fare e poi lo farai da solo. Ti va bene?

- Oh sì, grazie. Cosa devo fare?

- Intanto, troviamo.. ah, quella penso vada bene.. sì, una o più belle pietre piatte, ecco, le portiamo sotto l'albero.. ecco fatto. Ora, ce l'abbiamo un fazzoletto?

Il leprechaun estrasse dal panciotto un fazzoletto quasi più grande di lui - i leprechaun mica son tanto alti, si sa - e glielo porse.

- Dunque, guarda come devi fare. Prendi un bel ciottolo rotondo, eccone uno.. lo metti in mezzo al fazzoletto ripiegato, tieni i due capi in una mano.. così, bravo, ora fallo ruotare velocemente.. poi lascia andare un capo e il ciottolo tiralo verso l'alto.

Il folletto ubbidì, era giovane e pronto ad apprendere al volo cose che magari potevano essergli utili un domani per fare qualche birbonata. La pietra volò tra le chiome dell'albero, smosse i rami, un riccio si staccò e, cadendo sulle pietre piatte, sbatté e si aprì.

- Ecco pronta la tua castagna, contento?

- Ah, ma che bella pensata! Ma grazie, grazie ancora! Posso invitarvi nella mia casa per bere qualcosa?

I due risero, scuotendo la testa.

- Grazie, ma so benissimo che dopo diventeresti un claurichaun e combineresti qualche guaio. No, grazie, fai conto che ci siamo venuti, gentilissimo.

- Allora, - disse la fata foca - cosa hai imparato stamattina, giovane folletto?

- A tirar giù i ricci con i sassi!

- Ah, ah! Ma no, o meglio, pensaci un po'. Che per avere quel che si vuole non serve essere alti!

- E non serve nemmeno essere forti ,- aggiunse il Narratore. - Basta solo essere intelligenti!

E lo lasciarono, contento e indaffarato a tirar giù tutti i frutti che poteva.




*Fine*



Nessun commento:

Posta un commento