mercoledì 26 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PAIOLO MAGICO (settima puntata)

 (Prima pubblicazione 03.12.2014)

© Crenabog 




Il Narratore non mostrò di dare troppo peso alle parole del re dei folletti, o forse, semplicemente non voleva dover pensare - in quel momento - a cosa sarebbe successo. Si voltò verso Cinnia, estrasse il flauto che gli aveva donato Titania e, rivolto alla luna che splendeva gelida in cielo, pensò fortemente al Ragno, ed iniziò a suonare. La magia delle fate fece giungere la melodia sino alle orecchie della gigantesca bestia, occupata come al solito a dormire nella perenne zona d'ombra del lato oscuro: si agitò, si risvegliò e cercò di capire di cosa si trattasse poi, siccome riconosceva bene il richiamo del flauto, si mise subito a dipanare il suo filo d'argento al quale legò la navicella magica. Non era per il suo padrone quindi era necessaria: avrebbe permesso a chi l'adoperava di stare al sicuro in una grande bolla d'aria.

Nella camera da letto di Oberon, Titania e un gruppo di fate vegliavano intorno a Finbar, sempre privo di conoscenza. La regina era profondamente in pena e continuava ad accarezzarlo, illudendosi di sentire regredire il gelo; purtroppo dovette notare che avanzava, lentamente, sempre più verso il cuore. Il tempo cominciava a diminuire e la speranza anche.

Mentre Cinnia entrava nella navicella ed iniziava a tornare da suo padre, il Narratore si accomiatò dagli amici entrando anche lui nel crocevia dei sentieri specchio. La ragazza-bambina, ché era ancora così tremendamente giovane, anche se gli incanti delle fate avevano fatto sviluppare il suo aspetto sino a fargli raggiungere l'età di Finbar, si torceva le dita ansiosa, mentre saliva nello spazio. Neanche la consueta vista delle stelle e delle costellazioni, che sempre l'affascinava nella sua irrealtà, riusciva a distrarla dal pensiero di Finbar morente. Per un bizzarro caso del destino, quando si erano incontrati per la prima volta lui, non sapendo come si chiamasse, si era rivolto a lei chiamandola con un nome tradizionale - il cui significato, le aveva spiegato poi, implicava il concetto di grande bellezza, cosa che l'aveva lusingata - e questo fatto, di per sé poco importante, si era invece rivelato fondamentale per le loro vite. La legge antica dei Sidhe voleva infatti che chi avesse dato il nome a qualcuno, l'avrebbe avuto per sempre: ed era successo proprio il giorno in cui suo padre si preparava alla cerimonia in cui l'avrebbe chiamata per la prima volta. Così, la loro unione era stata automaticamente sancita sin dall'inizio, e benedetta dall'amore che si era subito sviluppato tra loro. Anche se, rifletté Cinnia, suo padre non l'aveva affatto presa bene, anzi. Comunque aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco e forse anche per questo aveva diradato le sue visite sulla Terra, giustificando la cosa con il dover curare il grande giardino di fiori bianchi e neri che era nato dopo che la talpa, giunta assolutamente imprevista sulla Luna, aveva tanto scavato da far affiorare l'acqua sul suolo da sempre coperto di polvere. Una volta giunta sulla superficie, accarezzò il folto pelo dell'enorme Ragno che la aspettava ubbidiente e si diresse verso il luccicante palazzo di marmo e pietra. L'Uomo della Luna, che aveva visto stupefatto il Ragno mettersi a sciogliere il suo filo d'argento, stava sulla scalinata d'ingresso, curioso di sapere chi stesse venendo a visitarlo. Quando vide la figlia l'abbracciò e le chiese come mai quella visita inaspettata. La piccola spiegò, con voce rotta, la tragedia che si stava svolgendo sotto la collina di re Oberon e il selenita si decise a farle quelle domande che da tempo gli premevano:

- Dimmi la verità. E' soltanto per via della legge magica, che state insieme? E' per la tradizione antica?

- No, padre. Io lo amo. Ci siamo amati dalla prima volta che ci siamo visti. E' vero che Finbar ci ha messo un po' a dichiararsi, ma non stiamo insieme perché dobbiamo. E' perché lo vogliamo. Davvero.

- Se questo è veramente quel che senti, allora dovrò farmene una ragione. Capisci però a cosa vai incontro, vero? Tu sei figlia di una fata e mia, quasi fatata e quasi umana, anche se io discendo dai Tuatha e quindi anche in me scorre sangue magico. Le nostre vite sono diverse dalle loro. Riuscirai a sopportare questo, quando gli anni, tanti anni, saranno scesi su di voi?

- Lo so, me ne rendo conto. Ma non importa, sarà quel che sarà.

- E allora, andiamo a prendere il pezzo dell'Oder. Oh, è così tanto tempo che ce l'ho.. prima, sai, lo tenevo nella sala dei ricordi poi, ehm, l'ho adoperato per qualcosa di più concreto..

- Cosa ne hai fatto?

- Eh, adesso lo vedrai.

Girarono intorno al palazzo ed entrarono nel vasto terreno coltivato dei fiori che avevano così stupito la regina Titania. Il loro profumo ammaliante, stordente, frutto dell'unione di tanti diversi effluvi, lasciò la piccola a bocca aperta. Penetrarci in mezzo era una esperienza mai sognata, fu come se fosse entrata in una densa coltre di nebbia, invisibile ma profumatissima. Camminarono lungo le rive del lago creato dallo scavo della talpa e poi suo padre cominciò a fischiare forte.

- Acci! Acciiii!

- Come Acci! Chi è?

- Ma è la mia talpa, no?

- Perché l'hai chiamata così?

- Ah, ti sembrerà stupido, ma siccome quasi non ci vede, finiva sempre per starmi tra i piedi e mi ha fatto cascare tante di quelle volte.. così siccome continuavo a gridare "Accidenti!", per fare prima l'ho chiamata Acci.

- Sei veramente bizzarro, padre.

- Sì, va bene, ma adesso dove si sarà ficcata?

Non riuscendo a trovare Acci, lui le indicò una curiosa costruzione.

- Ecco, Acci abita lì sotto. Prima stava con me nel palazzo ma, siccome ho visto che si diverte di più a girare nel giardino, per evitare che qualche frammento di stella possa cascare giù e colpirla, le ho fatto una piccola casa. Sì, tanto piccola non è, ma insomma, per lei va bene. E quindi, ecco l'Oder.

La cuccia di Acci era composta da tre basse pareti di pietra levigata, aperta convenientemente sul davanti, e coperta dalla cosa più robusta che l'Uomo aveva trovato: il grande frammento curvo del calderone di Lugh. Insieme lo alzarono e lo staccarono dalle pareti, trasportandolo verso la navicella: Cinnia non finiva di ringraziarlo e pregava solo di fare in tempo a portarlo ad Oberon, nella fucina dei suoi nani. Il selenita invece, rimuginava tra sé pensando che Acci non sarebbe stata affatto contenta quando non l'avesse trovato. Era un curioso animale, e lo stare nel mondo dei Sidhe aveva fatto scorrere qualche potere magico anche in lei, così aveva sviluppato modi di fare totalmente diversi da quelli di un comune animale dei boschi e probabilmente anche un certo grado di intelligenza. Finirono di spingere l'Oder dentro la navicella poi si abbracciarono:

- Che ne dici se vengo anche io? Magari potrei tornare utile e, insomma, sarei contento di poter essere presente quando cercheranno di guarirlo.

- Ma certo, sono felice che ci hai pensato. Non avrei avuto il coraggio di chiedertelo.

- Ma no, suvvia. Ho capito come stanno le cose e mi sta bene, non preoccuparti. Allora, vediamo di sbrigarci.

Salirono entrambi e il selenita fece cenno al Ragno di liberare il filo, così da poter partire subito. E, mentre volavano verso la Terra, Acci fece capolino da sopra la testa del Ragno. Nessuno sapeva che aveva preso l'abitudine di dormire nella folta pelliccia del mostro, e certamente neanche esso se ne era mai accorto, tanto era grosso lui e tanto era piccola lei in confronto. Stando lassù aveva sentito tutto e aveva anche visto tutto: il flusso magico aveva molto aumentato la sua capacità oculare e così aveva assistito a quello che pensava fosse un furto ai suoi danni. Perché mai le avevano tolto il tetto della sua casa? Per quanto fosse affezionata all'Uomo della Luna, essendo comunque una bestiola, il concetto di possesso era una priorità in lei. E si arrabbiò. Si arrabbiò parecchio. Tanto da saltare al suolo e mettersi a rosicchiare il filo d'argento che, pure robustissimo, nulla poteva contro i suoi denti abituati a scavare la roccia. Quando il Ragno se ne accorse e cercò di scacciarla, era ormai troppo tardi: il filo si spezzò. E la navicella cominciò a precipitare.




Continua nella ottava puntata QUI : La favola del paiolo magico 8


Nessun commento:

Posta un commento