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giovedì 1 gennaio 2026

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO GNOMO CHE RUBO' IL TESORO

(Prima pubblicazione in internet, nel blog di BRUNOAKIRA, mio figlio, che è l'autore: 02.10.2013)

© Crenabog 




C'era una volta, in un paese lontano lontano un pover'uomo che aveva perso tutte le sue ricchezze, a causa di uno gnomo pestifero che si aggirava in quei boschi. Quel signore un giorno si recò tra i boschi in cerca di funghi magici per le sue pozioni curative e come se le sue preghiere fossero state ascoltate intravide quello stesso gnomo che dieci anni prima lo aveva derubato. Tornato a casa, prese subito il tomo di magia bianca (dato che era una specie di mago) e si studiò il modo per riuscire a riprendersi il tesoro, detto fatto preparò una bottiglietta di idromele e tornò in quel bosco. Preparata la posizione dove mettere la bevanda si nascose dietro a un cespuglio e aspettò il suo arrivo, neanche fu passata una mezz'ora e arrivò lo gnomo che, dopo aver bevuto la bevanda, si mise a correre per arrivare a casa ma arrivato all'uscio si addormentò di colpo e andò a sbattere contro la porta. Il brav'uomo si affrettò a raggiungerlo e dopo averlo ritrovato aprì la porta scavata in un albero. Non potete capire la felicità dell'uomo che vide davanti a sé un grosso forziere con lo stemma della sua famiglia con sopra anche l'immagine della corona dato che lui prima di essere derubato era un nobile. Tornato a casa ripose il forziere nel laboratorio che era situato dietro a un muro, richiuse e portò allo gnomo (che nel frattempo si era svegliato) una bottiglia di limone per farlo svegliare. E salutato lo gnomo tornò a casa felice. lo gnomo però non sapeva nulla perché nella bottiglia di limonata gli era stata messa della pozione smemorina. E cosi nessuno seppe nulla..





Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

Hamsho : Meglio del padre! Questo è sicuro!

brunoakira : x Hamsho : nooooo io mi ispiro a lui é lui il mio guru il mio maestro la mia ispirazione per le storie


*** FINE ***

lunedì 15 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI : LA FAVOLA DELLO SCEMO DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione 15.04.2010)

© Crenabog 




C'era una volta uno scemo, ma era così scemo che era convinto di non esserlo. E aveste visto come si arrabattava, come si ingegnava di campare cercando talvolta l'approvazione degli altri abitanti del villaggio, visto che, essendo un dannato solitario e non avendo amici, parlava e straparlava con i muri, con gli alberi, con le tartarughe che siccome erano lente gli toccava di sorbirsi tutte le sue filippiche. Un giorno al limite del villaggio scoprì una casa abbandonata con un grande muro bianco e, oh!, prese matite colorate e ogni giorno ci andava a scrivere montagne di roba. Ma mica cavoli, proprio montagne, eh! E tutta roba del suo sacco e mai che fosse andato a scopiazzare dai diari degli altri, anche se li lasciavano incustoditi sulle finestre. La gente passava e la voce si sparse e tutti o quasi passavano ogni giorno di là, giusto per vedere che cosa aveva inventato lo scemo, e chi diceva oh, e chi diceva ah, e chi tornava a casa facendosi due risate e chi se ne andava rimuginando sulle cose del mondo. E lo scemo lì, contento, che si credeva di essere utile, considerato, ricordato. Che ne so, apprezzato, e già. Poi una sera fuori della taverna, mentre gli altri se ne stavano seduti a giocare a carte e lui senza quattrini gironzolava intorno, sentendoli, si accorse che parlavano - e tanto - di tutti meno che di lui, e chi pontificava su quelli che scrivevano tomi ponderosi ricalcandoli con la carta carbone da altre parti, e chi scriveva dizionari enciclopedici su tutti tranne che lui - perché si sa che più lui faceva e più la gente si ricordava d'altro - e insomma a farla breve se ne andò leggerissimamente perplesso. Ma allora, la gente davvero preferiva le sciocchezze da quattro soldi scritte dagli altri a tutte le sue facezie? Davvero si toglievano il cappello in segno d'omaggio agli appassionati della cartacarbone? Si sedette sulla riva del fiume a pensare, se valesse ancora la pena di aprire più bocca. E ci pensò, e ci pensò e alla fine aveva pensato talmente a lungo che non gli rimase più niente da pensare per poterlo scrivere su quel muro. Se passate da lì forse il muro ce lo trovate ancora, anche se alla fine la pioggia finirà pure per cancellare tutte quelle scemenze. Ma lui, mica lo so se ce lo trovate ancora.





*** FINE ***

sabato 6 dicembre 2025

LE FAVOLE DEI LETTORI: LA FAVOLA DELLA PICCOLA FATA di "Cioccolatino111"

 (Prima pubblicazione 25.07.2013)

Copyright Cioccolatino111

N:B: questi racconti ritrovati, sono stati creati dai miei vecchi lettori del blog originale e non sempre si inseriscono nella Saga del Narratore e l'Antico Villaggio: come fatto in precedenza per il racconto inviato da MorganaMagoo, è la volta della storia mandata da C.ioccolatino111, per la quale ci vogliono alcune piccole precisazioni. C.ioccolatino111 ha chiamato l'Antico Villaggio col nome di Brescello, perché nel mio canovaccio descrivevo il villaggio come una via di mezzo tra i classici luoghi irlandesi o scozzesi e la tanto amata Brescello di Don Camillo e Peppone, cioè un posto fuori dal tempo preciso ma comunque lontana dal caos. Tenete conto che il villaggio - nella Saga - non viene mai nominato, così come il Narratore e suo figlio, per il quale il nome viene rivelato solo nelle ultime storie. Ma comunque il racconto è simpatico anche così com'è, dato che avevo dato libertà a tutti di esprimersi come preferivano. Buona lettura!




Poco lontano dal grazioso Brescello, sorgeva un fitto bosco in cui si dipanavano colline, radure, fiumi e cascatelle cristalline. Gli aggrovigliati rovi, la distesa di enormi alberi e il folto fogliame lo rendevano buio persino di giorno. Per questo motivo, molti anni or sono, gli abitanti del luogo lo soprannominarono "il Bosco Buio".

Le case che gli erano più vicine, dopo il calar del sole, parevano disabitate. Gli abitanti raccontavano che la sera sentivano rumori sinistri, scricchiolii e altri suoni strani provenire dal bosco...alcuni paesani, nell'intento di chiudere le persiane e i solidi portoni...si erano addirittura convinti di intravedere ombre furtive, corpi deformi, correre veloci qua e là tra gli alberi.

Mai nessuno ebbe l'ardire di attraversare il bosco di sera, tanto meno di notte.. fino a ieri.

Arrivò al villaggio uno straniero di primo mattino, il quale pernottò alla locanda del "Gatto che fuma".

Un tempo, il non tanto compianto Conte Guercino possedeva uno grosso grasso animale. Egli fu chiamato a questo modo dai paesani proprio a causa del suo enorme gatto guercio e bianco come un albume.

Una sola macchietta marrone macchiava il candido pelo ed era posizionata proprio all'angolo della bocca. La macchia aveva la forma di un sigaro e ogni volta che qualcuno guardava il muso del gatto.. gli pareva che fumasse un sigaro.

Il gattone aveva il vizio di appollaiarsi sul bancone del bar e scattare come un fulmine ogni qual volta che vedeva dall'occhio buono grossi ratti bighellonare nei paraggi.

Quando l'animale passò a miglior vita...il locandiere non si sognò neanche per l'abbaino del cervelletto di cambiare il nome alla locanda perché essa era diventata nota proprio grazie al suo placido "fumatore".

L'oste diede allo straniero la camera più bella e pulita che aveva.. e in quella vi erano un letto con un materasso e un cuscino fatti di lana infeltrita, un comodino e un cassettone in legno di betulla...un alto armadio a due ante odoroso di muffa a cui mancavano le chiavi nelle serrature e che sembrava incollato al muro per pietà.

Lo straniero non fece caso alla squallida stanza.. ma al piccolo bagno quando vi entrò sì perché notò un buco e dentro esso una piccola e logora borsa nera.

Stette a pensare un pochetto cosa fare...se consegnarla al taverniere...oppure...si chinò per..

sssssssshhhhh ...sentì uno strano sibilo e in quel mentre la borsa si mosse.

Lesto si alzò, fece due passi indietro e sbatté una spalla contro la porta...ma non sentì dolore perché la sua concentrazione era impegnata sulla borsa.

SSSSSSSSSSSSHHHHHHHSSSSSSSSSS ancora si mosse!

Orripilato e confuso, strisciò nella sua mente un mostriciattolo repellente e viscido, il quale, probabilmente, stava cambiando pelle nella borsa proprio in quell'istante.

Non ebbe il coraggio di avvicinarsi alla borsa di stoffa fino a quando non gli parve di percepire un miagolio sommesso.

- "i serpenti non miagolano" - pensò..

SSSSSSSSSSSSHHHHSSSSSSSSS iiiiiiiaooo

La borsa sbatté ancora di qua e di là...e si aprì.

Nuovamente lo straniero si ritrasse rapido e aprì la porta del bagno per darsela gambe in spalla!!

Di fatto...un piccolo serpentello verde uscì dalla borsa, ma era curioso che avesse ali colorate di un giallo splendente. Il serpente luccicava di fulgida luce infatti e inchiodò su di sé lo sguardo dello straniero prima di cambiare sembianze mostrando di essere una bellissima e minuscola fata.




Lo straniero in principio non credette a ciò che vide e strabuzzò gli occhi..

- Chi sei? - chiese con voce bassa e dubbiosa.

- Oddio...ma è impossibile tu mi vedi...mi vedi, mi senti? - gli rispose una vocina.

- Certo che ti vedo e ti sento piccola...come ho visto prima uno strano serpente con le ali! -

"Non posso tenere per me questa novità...la devo raccontare per forza a re Oberon e alla regina Titania e non saranno per nulla entusiasti di ciò che dirò loro!" pensò la fatina.

All'improvviso, una risata profonda vibrò nella stanza e non si fermò fino..

- Ma insomma! Cos'hai da abbaiare? Sembri i Trolls quando ridono. -

- E cosa sarebbero questi Trolls ? -

- Somigliano un po' ai vostri cani...ma non sono veri cani -

- ah ah ah ah che colpo di buonisima sorte ho avuto...arrivo in questo luogo, sicuro di non trovare alcuna prova dell'esistenza di gnomi, fate e folletti.. certo di poter confutare le sciocchezze, ogni diceria sorte nella mia città e limitrofi...e cosa trovo? Le prove delle balordaggini a cui non credevo ma che invece son veritiere. -

- Ma come parli umano? -

- Non farci caso...dimmi, come ti chiami piccolo sogno? -

- Non posso dirtelo..-

- Bene, dolce "nonpossodirtelo"...da dove vieni? Chi ti ha infilata in quella borsa? -

- E' una storia terrificante umano...e non so se faccio bene a raccontartela! -

- Non temere, se la storia oltre ad essere terrificante è anche confidenziale, io so mantenere un segreto. -

La fatina stette un momento a pensare se fosse meglio per lei dire o non dire...alla fine..

- Appartengo al Popolo Segreto che abita nel Bosco Buio...come voi altri, anche noi abbiamo amici e nemici. Ed è stato proprio un nostro acerrimo nemico...Berretto Rosso...a rapirmi e ad infilarmi in quella borsa maleodorante. Per puro caso ho ascoltato una conversazione tra lui e il Signore del Wangshire...ma prima che potessi sgattaiolare via e spiattellare tutto a re Oberon, il malefico folletto mi ha vista e in un lampo mi ha imprigionata in quella borsa e mi ha nascosta alla locanda. -

Ripensando al discorso sentito tra i due...la fata iniziò ad agitarsi.

- Debbo correre da re Oberon e dalla regina Titania - disse con voce tremante - per dire loro cosa stanno tramando i maledetti. Debbo affrettarmi umano...prima che arrivino con i Banshee alle colline per decimare il Popolo Segreto !! -

- Aspetta...non andartene, io..! -

Ma la fatina in preda al panico, non lo ascoltò e volò via velocissima!


- "Mamma ho sonno"..."

- "Va bene, continueremo la storia domani sera tesoro...ora dormi!" -




***  FINE ***


                                                      





LE FAVOLE DEI LETTORI : IL FURTO DEGLI SPRIGGAN di "Morganamagoo"

 (Prima pubblicazione 24.07.2013)

© MorganaMagoo

N.B. sul mio vecchio blog invitai gli altri lettori-scrittori a creare alcune favole brevi e ora le ho ritrovate. Non sono direttamente collegabili alla Saga del Narratore e l'Antico Villaggio ma trovo giusto salvarle, visto che il vecchio blog verrà chiuso e tutti gli scritti andranno perduti. Buona lettura.







Quella mattina i Tuatha dè Danann erano un pò agitati, la voce che correva diceva che alcuni Spriggan avevano rubato loro degli attrezzi per riparare le armi, per cui queste ultime erano praticamente inservibili; avrebbero dovuto catturarne uno, e farsi spiegare il perché dei vari furti, oppure ..

.. chiamarono alcune Fate ed esposero il loro problema. le Fatine corsero subito dalla Regina Mab che, dopo aver ascoltato, cominciò a pensare.

Chi poteva essere stato, e soprattutto perché? Questa era la domanda..

A chi potevano servire quegli attrezzi che servivano esclusivamente per riparare e saldare le spade?

Agli Spriggan no di sicuro, loro erano solo dei ladruncoli.

Pensò pensò e pensò ..ed ecco .. intuizione da Regina....,pensò subito all'Omino della Luna...al suo filo d'argento.. forse si era spezzato? ok, c'era il Ragno gigante che avrebbe saputo ripararlo, ma lui viveva sulla Luna, dall'altra parte della Luna.

,,,l'Omino forse aveva avuto necessità di ripararlo subito e velocemente e, conoscendo la natura ladresca degli Spriggan .. avrebbe fatto sicuramente prima a chiedere loro un aiuto veloce..

La Regina Mab salì sul calesse e si fece portare subito dall'Omino della Luna. Lo beccò in flagranza di reato, era talmente assorto ed intento a riparare quel magico filo d'argento con gli attrezzi degli Spriggan, che manco si accorse dell'arrivo della Regina.

" Signor Omino della Luna, vedo con piacere che abbiamo ritrovato gli attrezzi degli Spriggan, non che ne sia felice, io non sopporto le armi, ma comunque si tratta di un furto".

"Regina Mab Regina Mab, non dica niente a Re Oberon percarità, era mia intenzione far sistemare tutto dagli Spriggannon appena aggiustato il Filo d'argento!"

" Ma Omino perchè rubare? Non potevi chiedere?"

"Regina Mab, avevo fretta, il Ragno gigante è dalla parte opposta della Luna e non mi sentiva, io ho provato a chiamarlo, ma mia figlia era rimasta lì e non riusciva più a ritornare, piangeva, urlava, dovevo aggiustare in fretta il filo! Non avevo tempo di andare a chiedere permessi in giro, avevo frettissima!"

"Uomo, ti capisco ma non ti giustifico. Se hai aggiustato il filo, fai riavere immediatamente tutti gli attrezzi ai Tuatha dè Danann, prima che sia troppo tardi, sai quanto furiosi possano diventare!"."Sì sì adesso è tutto a posto, gli Spriggan sono pronti per andare a restituire tutto".

"Per questa volta non dirò niente a re Oberon e a regina Titania,ma hai un debito d'onore con me, Uomo della Luna. Corri a prendere tua figlia e ci risentiremo. Vai". E la regina Mab risalì sul calesse e ritornò nel suo Regno. Tutto, alla fine, si era risolto per il meglio. I Tuatha dè Danann ritrovarono tutte le attrezzature al loro posto, ringraziarono le Fate, ma non seppero mai cos'era successo quella notte. Rimase un segreto tra Fata Mab e l'Uomo della Luna.





*** FINE ***


sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 20.02.2020)

© Crenabog 




Morgana se l'era presa comoda, una volta partiti, e la navigazione procedeva tranquilla mentre Hy Breasil, avvolta dalla nebbia magica che acquietava i flutti, si muoveva lenta. Ebbero tutto il tempo, dunque, di narrarle ogni avvenimento successo nella Contea dalla loro ultima visita e di come il giardino dei fiori lunari ancora crescesse bene e rigoglioso davanti alla villa sotterranea di Paulie che lo curava per conto di Titania, e di come Finbar e Cinnia vivessero insieme nella casa sull'albero costruita dalle fate di Clodagh. I corpi luminosi delle fate volteggiavano intorno a loro durante la notte, mentre sedevano sull'ampio balcone del castello, morbidamente appoggiati a tappeti e cuscini.

- E così, pensi che Titania sarà contenta di questo regalo? ,- chiese Morgana al Narratore.

- Ce lo auguriamo sinceramente, è davvero difficile trovare qualcosa che non abbia o non conosca.

- Magari non era necessario, anche a Titania sarebbe piaciuto qualcosa venuto dal cuore, quindi un vostro pensiero anche di poco conto sarebbe stato altrettanto gradito.

- Probabilmente sì, siamo noi che nella nostra piccolezza ci creiamo troppi problemi, invece di vivere in maniera più semplice e diretta.

- Infatti, cercate di non dimenticare mai che la natura dei Sidhè è appunto la natura, la magia che esiste in ogni cosa. Non guardate a loro con occhi umani e secondo regole umane, potrebbero non capirle e non riconoscercisi.

- Ne terremo conto più di quanto già non facciamo.

- Sai, amico mio, sto cominciando ad avere la sensazione che abbiamo caricato a bordo un passeggero...- disse Morgana, facendo cenno di non fare rumore e guardandosi intorno con aria circospetta. Da qualche minuto leggeri fruscii venivano da un angolo buio della sala e Morgana, con uno schiocco delle dita, fece apparire una sfera luminosa che rischiarò l'ambiente.

- Tu chi saresti? ,- disse rivolta a quel che si muoveva silenziosamente.

- Ma è un gatto! ,- esclamò Paulie battendo le mani, nel vedere un gatto che definire enorme sarebbe stato riduttivo, completamente grigio e peloso come una soffice nuvola, venire verso di loro senza mostrare timore. L'animale si sedette in mezzo a loro e prese a pulirsi il muso con le zampe, assolutamente indifferente a loro, come se si fosse autodichiarato padrone di Hy Breasil. Paulie si allungò per accarezzarlo e quello prese a ronfare sommessamente, mostrando apprezzamento per essere al centro dell'attenzione.

- Deve essere salito a bordo durante la nostra visita a Tir na nOg.

- Sicuramente, ma mi chiedo come mai gli sia venuta in mente questa idea. Cos'è, voleva godersi un viaggio a sbafo? Non aveva un suo territorio? O magari c'è qualche altro motivo che non sappiamo?

Il gatto, o gatta, o quel che era, alzò il muso verso Morgana come se la conoscesse da tempo, fissandola con occhi di un giallo profondo, e naturalmente non diede nessuna spiegazione.

- Avevate mai visto un animale simile? ,- disse a Paulie che continuava a grattarlo sotto il mento.

- Oh, di animali in giro ce ne sono sempre tanti ma così bello no, sembra davvero regale e non avrei immaginato che un gatto simile se ne potesse andare in giro liberamente a Tir na nOg senza che qualcuno lo reclamasse o cercasse.

- Potrebbero non essersene neanche accorti, i gatti vanno e vengono, appaiono e scompaiono a loro piacere. Ma sapete, non credo proprio che sia un gatto normale, anche se evidentemente è di pura razza locale. Guardate che imponenza!

Il Narratore ascoltava le due donne parlare e osservava le movenze feline, quietamente intento a riflettere sullo strano incontro. C'era qualcosa che gli girava in fondo alla mente ma non riusciva ad afferrarlo, un ricordo vago, qualcosa che doveva aver appreso durante i suoi viaggi, una antica leggenda, chi sa, forse solo la traccia di un mito. Di certo non relativo al terrificante gatto mostruoso dell'Est, che sin troppi disastri aveva combinato durante le sue scorribande, no, era qualcosa relativo agli eroi celtici di Tir na nOg. Si ripromise di chiedere a Morgana, in un momento successivo, se anche lei aveva avuto la stessa sensazione e se ricordava qualcosa che a lui sfuggiva. Ma alla fine si addormentò, cullato dal ronfare del gatto, dalle voci sommesse delle donne e dallo sciabordio delle onde contro le ripe dell'isola viaggiante.



Continua nella quinta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 5



venerdì 28 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.02.2020)

© Crenabog 




E, dopo giorni e notti di lenta navigazione, infine giunsero ad approdare alle candide rive della terra di Tir na nOg, già affollate da un gruppo di spiriti degli antichi celti. Il coro delle loro voci era sempre grato a Morgana e dimostrava l'attaccamento che legava gli abitanti di quella sorta di paradiso alla sovrana della magia antica: il corteo fatato si diresse verso le sale marmoree della candida torre dalla cui più alta sala lo sguardo spaziava per le praterie sempre verdi dove il mare d'erba rivaleggiava con i marosi del nord. Dopo aver a lungo discusso con i capi di Tir na nOg, Morgana riferì alla coppia quale regalo fosse stato deciso di inviare a Titania, qualcosa di sufficientemente raro da adeguarsi al suo rango. Le ancelle li condussero per scale calpestate da millenni, scendendo nelle calde, umide profondità del castello e raggiungendo una sala spoglia al centro della quale si apriva un pozzo dai bordi di candida pietra istoriata.

- Eccoci nel luogo più sacro, dove si apre il collegamento con l'eternità e fluisce l'energia che tiene in vita questo paradiso. Qualcuno di voi mortali ne sentì parlare e raccontò della mitica fonte dell'eterna giovinezza, confondendo il nome della nostra terra con la definizione di fonte. In realtà eccola qui, e quel che ti diamo adesso è il fluido della longevità e della giovinezza, che impregna tutta la nostra terra e dona pace alle anime degli antichi guerrieri che qui dimorano. Pensi che sia un dono abbastanza prezioso per la regina Titania?

- La mia meraviglia, - disse il Narratore - al vedere questa fonte è così grande che resto senza parole e sono convinto che Titania sarà più che felice di sapere che avete voluto mandargli una tale preziosità. Mi permetto di accettare di portargliela con tutta la cura che gli è dovuta.

Morgana riempì una ampolla in cristallo circondata di un intricato metallo laminato che l'avrebbe protetta dagli urti, la tappò e sigillò con della ceralacca e la porse al Narratore che la ripose nella tasca interna del mantello. Paulie intanto continuava a girare intorno al pozzo affascinata dalla luminosità che ne risaliva, attirata da qualsiasi cosa fosse acquatica, e certamente pensava se fosse o meno il caso di tuffarvisi; ma seppe contenere la sua emozione e tutti insieme tornarono verso Hy Breasil, pronti a riprendere il viaggio verso la spiaggia dei giganti. Il tempo, a Tir na nOg, era perennemente fermo o quanto meno scorreva a ritmi lentissimi, e avrebbero potuto restare lì per mesi senza che nella Contea qualcuno se ne accorgesse. Le schiere degli eroi si accalcarono sulla riva per lanciare grida di saluto, felici per quella visita che aveva momentaneamente spezzato le loro giornate dedicate a raccontarsi gesta formidabili e miti di epoche dimenticate e, dal balcone del castello di Morgana, Paulie e il Narratore risposero con ampi gesti delle braccia.



Continua nella quarta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 4



LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 10.02.2020)

© Crenabog 




Una volta che il folletto se ne fu andato il Narratore si avvicinò alle sponde del lago e chiamò Paulie a riva. Dopo averla asciugata avvolgendola in una ricca tela di spesso lino si misero a sedere e discussero di cosa avrebbero potuto trovare per allietare la ricorrenza di Titania: Paulie elencò tutta una serie di regali ma facilmente lui replicò enumerando tutte le volte che già avevano fatto cose del genere.

- Forse non abbiamo cercato abbastanza lontano, - disse la piccola selkie.

- Eppure la Contea l'abbiamo girata ampiamente, anche i villaggi e le città li abbiamo visitati diverse volte. A cosa stavi pensando?

- Se ne andassimo a parlare con Morgana?

Il Narratore prese tra le mani il volto di Paulie, indeciso se dirgli che aveva visto nella sua proposta un motivo per tornare alla spiaggia dei giganti, dove si erano incontrati la prima volta. Cos'era, un sussulto di romanticismo? O forse il rimpianto per quei mari profondi dove aveva così a lungo vissuto prima di raggiungere la terraferma e donargli la sua pelle di foca, assumendo e restando in sembianze umane?

- Come mai proprio da Morgana vuoi andare, tesoro?

- Ho pensato che una gita su Hy Breasil ci avrebbe fatto bene, tu hai bisogno di svagarti o diventerai troppo pigro a star sempre qui sotto, mentre a me manca il rombo delle onde e il sale negli spruzzi d'acqua.

- E sia, allora vedremo di trovare Morgana e di approfittare di lei. Su, - disse, accompagnando la frase con una piccola sculacciata - vai a preparare quel che ti serve.

Paulie scappò via saltellando, lui non aveva fretta, da anni aveva preso l'abitudine di tenere sempre vicino alla porta una grossa sacca da viaggio con dentro tutto quel che poteva servirgli, vestiti di ricambio, un grosso coltello elfico, attrezzi e tutte quelle altre cose che un uomo non manca mai di portarsi dietro anche se non ricorda più a cosa debbano servirgli. Quando furono pronti uscirono dalla collina di re Oberon e si inoltrarono nella placida oscurità di Bosco Buio dirigendosi verso un folto cespuglio, alto più di un uomo, irto di rovi e more. Il profumo inebriante delle more poteva attirare qualche incauto ma le spine proteggevano adeguatamente il passaggio verso il sentiero specchio che da lì partiva. Come tutto il Popolo Segreto sapeva, e loro anche, i sentieri specchio partivano da punti ben precisi della foresta e finivano in tutte le zone della Contea, e talvolta anche fuori, ben più lontano, restringendo magicamente enormi distanze in poche decine di metri e permettendo a tutti di evitare viaggi di mesi. La coppia si ritrovò in breve sulla spiaggia dei giganti, calpestando attentamente gli enormi lastroni di pietra che la pavimentavano, perennemente coperti da uno strato di acqua salmastra, salsedine e alghe. Il sorriso estasiato sul volto della piccola selkie inevitabilmente riscaldò il cuore del Narratore, mentre lei guardava il mare spumeggiante perdendosi nel ricordo della sua vita passata. Il Narratore era sempre stato preso dai dubbi, se avesse fatto bene a permetterle di lasciare la sua pelle di foca per vivere con lui, ma Paulie gli aveva dimostrato un amore talmente assoluto e così spesso gli aveva replicato di non essersi piegata ai suoi desideri ma di aver solo seguito la sua scelta, che non se ne era più preoccupato; presero posto sul lastrone dove altre volte si erano accampati, ben in alto e al riparo dalla umidità, e iniziarono ad attendere l'arrivo di Hy Breasil. Per essere sicuri di incontrare Morgana, che vagava con la sua isola magica per i mari del nord, il Narratore aveva chiesto a re Oberon di avvertirla del loro viaggio e così un piccolo stormo di corvi era partito in volo alla ricerca di Hy Breasil. Dopo una notte passata abbracciati, avvolti nelle folte coperte di pelle e lana, tipiche dei viaggiatori che visitavano le lande estreme della Contea, la coppia vide sorgere l'alba con un sole rosso fiamma perso nei lontani bordi dell'orizzonte e insieme alla nebbia che sempre l'avvolgeva come una nuvola, per nasconderla agli occhi del mondo, ecco fluttuare la maestosa isola di Hy Breasil. Una volta giunta in secca poterono facilmente salire sulla scala che si dipanava, dorata ed eterea, dai grandi gradini di marmo che conducevano alla reggia di Morgana sino dalla sponda: e dolce fu l'accoglienza che la regina riservò loro, insieme alla sua corte, mentre ripartivano e ragionavano insieme sul loro dilemma. Morgana propose di recarsi fino a Tir na nOg, la terra sacra degli eroi del passato, la terra dell'eterna giovinezza, là dove i grandi stalloni bianchi smuovono zolle di torba mentre galoppano liberi e selvaggi, là dove gli spiriti immortali dei Tuatha dè Danann banchettano al ricordo delle loro imprese leggendarie. E lentamente solcarono i flutti, discorrendo e riposando, mentre nell'aria si alzavano musiche e canti dei bardi della corte di Morgana la meravigliosa, colei la cui vista avrebbe accecato qualsiasi mortale e che per questo non mancava mai - quando il Narratore era in visita su Hy Breasil - di cospargergli le palpebre con l'unguento magico.




Continua nella terza puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 3


giovedì 27 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 06.02.2020)

© Crenabog 





Il Narratore amava quel posto, pensò tra sè, decisamente e ogni volta che ci pensava era grato a re Oberon per avergli permesso quella scelta: la loro lunga amicizia, il mai celato desiderio di Oberon di ascoltare i suoi racconti, in parte anche il fatto che per le costruzioni il Narratore avesse messo mano al grande tesoro che aveva accumulato durante la guerra contro la strega, tutto aveva fatto sì che re Oberon facesse costruire una grande villa vicino al lago sotterraneo, nella imponente caverna sita nei bassi recessi della sua corte, perennemente illuminata dal lucore verde di milioni di funghi fosforescenti che avvolgevano ogni asperità rocciosa di un tono di luce soffuso e riposante. La villa doveva essere la dimora di Paulie, la selkie, affinchè non sentisse più la mancanza dello spumeggiante mare del nord dove aveva vissuto con le sue sorelle ed i tritoni ma potesse vivere vicino al Narratore e nuotare ogni volta che ne avesse avuto voglia nelle calde acque del lago sotterraneo, alimentate dal fiume che scendeva da monte Atro e che defluivano verso il mare tornando al fiume grazie a dei canali sotterranei, perennemente calde grazie a certi sfiatatoi ipogenei. Paulie, il Narratore la guardò uscire dalla villa sotto il cui patio lui riposava sdraiato, avanzò verso la riva, lasciando cadere in terra la veste di seta che ricopriva il suo corpo da bambina e come ogni volta al Narratore prese a battere il cuore in petto con tutto l'amore che portava per quella compagna che non aveva mai cessato di stargli accanto. E ogni volta si stupiva al guardare quel corpo infantile , quei capelli lunghissimi, nel quale si nascondevano le centinaia di anni già vissuti dalla selkie. Come aveva potuto decidere di legarsi ad un umano, dalla vita tormentata e breve, era un mistero che il Narratore aveva smesso di affrontare da tempo, preferendo la felicità di averla vicina; Paulie si immerse, iniziando a volteggiare e folleggiare nell'acqua, seguita subito da un nugolo di minuscole fate che abitualmente venivano a trovarla. Era decisamente uno spettacolo, pensò il Narratore, indeciso se andare anche lui a nuotare o se restare sdraiato sul grande comodo divano rivolto verso il lago. In verità, non fu una decisione difficile, tirò fuori la pipa e la caricò sapientemente, accendendo poi l'aromatico tabacco e rilassandosi. Là sotto era facile perdere il senso del tempo, in un continuo morbido fluire della vita, ed il Narratore non ripensava sovente a tutte le avventure vissute, sino alla rinascita di Finbar; Finbar, che ora viveva con Cinnia nella grande casa di legno che le fate avevano costruito per loro su un gigantesco - e, bisogna ammetterlo, molto paziente, visto che sopportava e sorreggeva tutta quella confusione - albero centenario posto in una radura vicino alle colline di re Brian Borough e di re Oberon , e che ogni tanto veniva in visita con lei alla villa sotterranea. Erano trascorsi diversi anni, ma l'unico a portarne i segni era solo il Narratore, unico vero umano in mezzo al Popolo Segreto. Anche Finbar aveva ricevuto la sua parte fatata ed ora poteva portare avanti la sua vita con Cinnia. Amavano parlare con gli alberi e le piante, avendo ricevuto quel dono dagli Uomini Verdi molti anni addietro, e ogni tanto salivano sulla Luna a trovare il padre di Cinnia. Tutto il Popolo dei Sidhè viveva una pace da lunga data, dopo la guerra con i Troll che aveva riportato i nani nelle loro caverne dentro monte Atro e la suddivisione dei territori, quelli più profondi ai nani e quelli esterni e più in alto ai Troll. Anche i maghi dell'Ovesturia e la strega del nord da tempo non si facevano sentire: e anche con gli umani dell'Antico Villaggio le cose si erano sistemate, visto che avevano aiutato gli abitanti nella lotta contro gli esseri diabolici che avevano decimato la popolazione. In quell'occasione la moglie del Narratore era morta e i civili avevano finalmente visto con i loro occhi l'esistenza dei Sidhè. Una reciproca tolleranza aveva portato ad anni di tranquillità e certamente il Narratore non rimpiangeva le lunghe traversie vissute. Così, mentre se ne stava beatamente fumando, accolse con simpatia un minuscolo leprechaun che gli tirava la manica della giacca per richiamare la sua attenzione.

- Felice giornata a te, amico mio, cosa desideri?

- Volevo ricordarti che tra un mese ci sarà la celebrazione del compleanno di Titania! Immagino che anche voi vorrete farle un dono, giusto?

- Ma certamente, anche se pensavo che oramai la regina non tenesse più il conto dei suoi compleanni, - celiò il Narratore.

- Eh eh, già, in verità sembra che già da moltissimo tempo abbia smesso di contare gli anni, ma un compleanno è sempre una occasione per far festa, giusto? E quando mai i Sidhè hanno perso un occasione per far festa?

- Hai ragione, era talmente ovvio che non ci avevo riflettuto. Bene, allora ne parlerò con Paulie e vedremo cosa fare. O magari la regina ha lasciato già intendere cosa la rallegrerebbe?

- Veramente siamo tutti in dubbio, oramai credo che gli sia stato regalato tutto quel che era possibile regalargli. Non so proprio che cosa potrebbe stupirla..

- Allora sarà una sorpresa, e grazie ancora di avercelo ricordato, amico mio!

- A rivederci presto! - esclamò il leprechaun saltellando via nella sua rutilante giacchetta di panno verde, tenendo ben calcato in capo il cilindro..





Continua nella seconda puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 2



mercoledì 26 novembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DI RE BRIAN E I DONI PERICOLOSI

(Prima pubblicazione 11.10.2010)

© Crenabog 

AVVERTENZA. questa favola non rientra nel continuum della Saga del Narratore. E' una storia a sé stante che fu pubblicata nel blog di "ninfeadelnilo ", una cara amica blogger che come me scriveva su Chatta.it . Questa storia è molto antecedente alla Saga vera e propria, infatti Finbar, il figlio del Narratore, qui è ancora un ragazzino, e anche lo stile è quello delle prime favole e non quello della Saga. Mi auguro comunque che a voi nuovi lettori, che state apprezzando questi miei racconti, possa divertire.




C'era una volta, nel villaggio che ben conosciamo, il figlio del narratore che, come sempre, non riusciva a starsene fermo dentro casa ma amava sin troppo andare a girare nel Bosco Buio. Dunque, anche quel giorno preparò la sua sacchetta di cose da mangiare, piccoli doni per chi - del Popolo Segreto - avesse incontrato, e si incamminò per il sentiero. Arrivato che fu nella radura dei Tumuli si sedette e, come spesso avveniva, di lì a poco giunse re Brian Borough con un gruppetto di folletti suoi cortigiani. Stavano trascinando un sacco così grande, ma così grande che il piccolo non sapeva se mettersi a ridere o essere preoccupato. Dopo aver ben salutato tutti, chiese a re Brian cosa mai avesse là dentro e lui, ghignando pericolosamente, disse che aveva dei regali a sorpresa per certe persone del villaggio che non erano state abbastanza riguardose verso di lui. 

Oh!, - disse il bambino - e cosa mai volete fare, Sire? 

Re Brian, ovviamente, punto sul vivo, si scatenò subito nel raccontargli tutto: - Devi sapere che il locandiere non ha permesso ai miei folletti di scaldarsi vicino al suo camino ed ecco, qui dentro ho Ariel il gobelin che col suo ombrello gli tapperà la canna fumaria e gli riempirà la locanda di fumo! L'acquaiolo non ha lasciato che il mio troll riempisse le sue borracce al pozzo e allora gli manderò Samir il leprechaun con un cammello magico che si berrà tutta l'acqua del suo pozzo. E il maestro della scuola ha sgridato uno dei miei figlioli scambiati, che avevo mandato nella sua aula per imparare a scrivere. Perciò gli manderò Fox il nano pazzo, travestito da bambino, così ogni volta che vorrà insegnare qualcosa Fox gli riderà in faccia e nessuno gli crederà più. E infine...una favolosa zanzara gigante che mi era stata regalata dal re dei nani di Kazad-Dhum e che , se devo essere sincero, col suo chiasso mi impedisce di dormire. Non vedo l'ora di liberarla fuori dai confini del mio regno così da starmene un poco in pace!

 Re Brian se la rideva a crepapelle al pensiero di quel che avrebbe combinato da lì a poco e il bambino pensava a come avrebbe potuto evitare tutto quel pasticcio e disse:

- Sire, potrei forse farvi un meraviglioso dono in cambio della promessa di tenere per voi tutte quelle persone?

Il re , ovviamente incuriosito, chiese subito di cosa si trattasse. 

- Ecco Sire, ho con me la biglia più grande e più bella che sia mai stata fatta! Quando la rimirerete, Ariel potrà proteggerla dai raggi del sole col suo ombrello, Samir lascerà che rotoli sulle gobbe del cammello per il vostro divertimento, Fox vi dirà quali strane visioni vedrà al suo interno e potrete spassarvela a far danzare la vostra zanzara sulla mia biglia. Sarà uno spettacolo unico! 

Re Brian Borough non ci pensò un attimo, allungò la mano con la promessa che avrebbe desistito da spedire quei guai al villaggio e il bambino trasse di tasca una biglia enorme, di vetro azzurro purissimo con microscopiche scaglie d'oro all'interno, dono che un giorno, di nascosto al narratore, gli aveva fatto Paulie, la fata foca che amava suo padre, per farlo felice. Gliela diede, certo che Paulie non se ne sarebbe dispiaciuta, e una volta ancora salvò il villaggio da quel pestifero re Brian!




*** FINE ***

martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 30.08.2014)

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All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.


Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.




Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.




Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3


LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (prima puntata)

 (Prima pubblicazione 25.08.2014)

© Crenabog 




Era una sera particolarmente triste, quella che avvolgeva del profumo di fiori e resine la collina di Connemara: nel silenzio, lontano, giù giù nel profondo della collina, solo un singhiozzo si alzava nell’aria. E re Oberon non sapeva come scacciare la tristezza dal cuore della sua sposa; da tempo Titania anelava a qualcosa di nuovo, dopo secoli trascorsi a comandare sul Popolo Segreto. Gli anni passavano, il mondo lentamente mutava anche se i Sidhe vivevano esistenze lunghissime, ma nulla sembrava veramente portare un soffio di novità. L’accorgersi di questo aveva trascinato Titania in uno stato di profonda malinconia e il suo sposo aveva cercato di tutto per sorprenderla ma nulla sembrava abbastanza strano da poterla svagare. Oberon aveva anche chiamato a consulto presso di sé i capi di ogni genere, razza, specie appartenente al Popolo Segreto, e ovviamente anche il Narratore: giorni e notti passati a pensare, discutere, cercare idee ma nulla ancora aveva riportato il sorriso a Titania.




L’ultima notte del plenilunio di agosto nella taverna di Tom sembrava essersi scatenato l’inferno. Urla, salti, balli, danze scatenate e persino fiaccole accese sul prato circostante: una folla di esseri fatati gozzovigliava a tutto spiano per festeggiare l’arrivo dalle lontane contee oltre Monte Atro di parecchie botti di sidro aromatizzato, una cosa mai assaggiata prima nella taverna. Re Brian Borough si era presentato con tutti i suoi, al completo, con i migliori panciotti festaioli, cappelli piumati e calze gialle che sfavillavano alla luce delle torce. Il gatto di Tom, che aveva spillato il primo boccale, suonava come un pazzo il suo violino sul tetto coperto di muschio ed erba mentre la mucca, abituata a certi spettacoli indecorosi, brucava tranquilla come se nulla stesse accadendo. Allo scorrere delle sue melodie forsennate si susseguivano le gighe e certo il divertimento non calò di un attimo. Il chiasso era tale da disturbare anche l’attività notturna dei trolls che avevano preso possesso del Monte Atro e che ora stavano valutando se scendere a dare una lezione a quegli scapestrati, frenati solo dal ricordo del trattato di pace firmato con Oberon. Il cielo era così terso che nessuna nuvola impedì alla musica di dipanarsi sempre più in alto, fino a svegliare l’Uomo della Luna. Era da parecchio che non scendeva a farsi un buon boccale, così prese la palla al balzo, ordinò al ragno gigante di calare il suo filo argentato e scese velocemente deciso a fare bisboccia insieme agli altri amici terrestri. Quando ebbe toccato con i piedi l’erba alta e morbida, non gli passò neanche per la testa di approfittare per andare a trovare sua figlia Cinnia, che viveva nella casa incantata sull’albero donatogli dal re delle fate, anzi, aprì il portone e si precipitò ad abbracciare Tom e a dare gran pacche sulla spalla a re Brian, chiedendo a gran voce da bere. E così, mentre tutti se la spassavano, dal terreno sbucò il muso di una talpa che aveva perso la strada: annusò qua e là, girellò intorno incuriosita senza vedere niente e sbatté il muso contro il filo d’argento del ragno gigante. Come era sua natura, si aggrappò con le zampette e si arrampicò. Ma il filo era magico, ovviamente, e la magia scivolò nella talpa, metro dopo metro, donandogli la forza per arrivare fin sulla luna, senza che la mancanza di ossigeno le procurasse alcun fastidio… Giunta che fu in fondo al filo, proprio vicino al palazzo dell’Uomo della Luna, la piccola talpa diventata magica e dalle capacità insospettabili, si diede a scavare. E scavò, scavò, scavò. Poi, siccome la Luna niente altro era che un pezzo della Terra, distaccatosi milioni di anni prima per l’urto di un enorme meteorite, finì che nel profondo della Luna la talpa incappò in un enorme bolla di acqua, e appena ebbe scavato l’ultimo velo di terreno e roccia, subito il flusso liquido venne risucchiato all’esterno, con la talpa che galleggiava senza capirci nulla. Così, per un bizzarro destino, un lago magico apparve davanti al palazzo, la talpa se ne restò tranquilla a dormire sui gradini d’ingresso e il ragno si limitò a guardare senza giudicare.




E laggiù, ignari di questa incredibile stranezza, i Sidhe continuarono a danzare…


Continua nella seconda puntata QUI : La favola dei fiori lunari 2