(Prima pubblicazione 30.08.2014)
© Crenabog
All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.
Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.
Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.
Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3



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