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sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 20.02.2020)

© Crenabog 




Morgana se l'era presa comoda, una volta partiti, e la navigazione procedeva tranquilla mentre Hy Breasil, avvolta dalla nebbia magica che acquietava i flutti, si muoveva lenta. Ebbero tutto il tempo, dunque, di narrarle ogni avvenimento successo nella Contea dalla loro ultima visita e di come il giardino dei fiori lunari ancora crescesse bene e rigoglioso davanti alla villa sotterranea di Paulie che lo curava per conto di Titania, e di come Finbar e Cinnia vivessero insieme nella casa sull'albero costruita dalle fate di Clodagh. I corpi luminosi delle fate volteggiavano intorno a loro durante la notte, mentre sedevano sull'ampio balcone del castello, morbidamente appoggiati a tappeti e cuscini.

- E così, pensi che Titania sarà contenta di questo regalo? ,- chiese Morgana al Narratore.

- Ce lo auguriamo sinceramente, è davvero difficile trovare qualcosa che non abbia o non conosca.

- Magari non era necessario, anche a Titania sarebbe piaciuto qualcosa venuto dal cuore, quindi un vostro pensiero anche di poco conto sarebbe stato altrettanto gradito.

- Probabilmente sì, siamo noi che nella nostra piccolezza ci creiamo troppi problemi, invece di vivere in maniera più semplice e diretta.

- Infatti, cercate di non dimenticare mai che la natura dei Sidhè è appunto la natura, la magia che esiste in ogni cosa. Non guardate a loro con occhi umani e secondo regole umane, potrebbero non capirle e non riconoscercisi.

- Ne terremo conto più di quanto già non facciamo.

- Sai, amico mio, sto cominciando ad avere la sensazione che abbiamo caricato a bordo un passeggero...- disse Morgana, facendo cenno di non fare rumore e guardandosi intorno con aria circospetta. Da qualche minuto leggeri fruscii venivano da un angolo buio della sala e Morgana, con uno schiocco delle dita, fece apparire una sfera luminosa che rischiarò l'ambiente.

- Tu chi saresti? ,- disse rivolta a quel che si muoveva silenziosamente.

- Ma è un gatto! ,- esclamò Paulie battendo le mani, nel vedere un gatto che definire enorme sarebbe stato riduttivo, completamente grigio e peloso come una soffice nuvola, venire verso di loro senza mostrare timore. L'animale si sedette in mezzo a loro e prese a pulirsi il muso con le zampe, assolutamente indifferente a loro, come se si fosse autodichiarato padrone di Hy Breasil. Paulie si allungò per accarezzarlo e quello prese a ronfare sommessamente, mostrando apprezzamento per essere al centro dell'attenzione.

- Deve essere salito a bordo durante la nostra visita a Tir na nOg.

- Sicuramente, ma mi chiedo come mai gli sia venuta in mente questa idea. Cos'è, voleva godersi un viaggio a sbafo? Non aveva un suo territorio? O magari c'è qualche altro motivo che non sappiamo?

Il gatto, o gatta, o quel che era, alzò il muso verso Morgana come se la conoscesse da tempo, fissandola con occhi di un giallo profondo, e naturalmente non diede nessuna spiegazione.

- Avevate mai visto un animale simile? ,- disse a Paulie che continuava a grattarlo sotto il mento.

- Oh, di animali in giro ce ne sono sempre tanti ma così bello no, sembra davvero regale e non avrei immaginato che un gatto simile se ne potesse andare in giro liberamente a Tir na nOg senza che qualcuno lo reclamasse o cercasse.

- Potrebbero non essersene neanche accorti, i gatti vanno e vengono, appaiono e scompaiono a loro piacere. Ma sapete, non credo proprio che sia un gatto normale, anche se evidentemente è di pura razza locale. Guardate che imponenza!

Il Narratore ascoltava le due donne parlare e osservava le movenze feline, quietamente intento a riflettere sullo strano incontro. C'era qualcosa che gli girava in fondo alla mente ma non riusciva ad afferrarlo, un ricordo vago, qualcosa che doveva aver appreso durante i suoi viaggi, una antica leggenda, chi sa, forse solo la traccia di un mito. Di certo non relativo al terrificante gatto mostruoso dell'Est, che sin troppi disastri aveva combinato durante le sue scorribande, no, era qualcosa relativo agli eroi celtici di Tir na nOg. Si ripromise di chiedere a Morgana, in un momento successivo, se anche lei aveva avuto la stessa sensazione e se ricordava qualcosa che a lui sfuggiva. Ma alla fine si addormentò, cullato dal ronfare del gatto, dalle voci sommesse delle donne e dallo sciabordio delle onde contro le ripe dell'isola viaggiante.



Continua nella quinta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 5



venerdì 28 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 14.02.2020)

© Crenabog 




E, dopo giorni e notti di lenta navigazione, infine giunsero ad approdare alle candide rive della terra di Tir na nOg, già affollate da un gruppo di spiriti degli antichi celti. Il coro delle loro voci era sempre grato a Morgana e dimostrava l'attaccamento che legava gli abitanti di quella sorta di paradiso alla sovrana della magia antica: il corteo fatato si diresse verso le sale marmoree della candida torre dalla cui più alta sala lo sguardo spaziava per le praterie sempre verdi dove il mare d'erba rivaleggiava con i marosi del nord. Dopo aver a lungo discusso con i capi di Tir na nOg, Morgana riferì alla coppia quale regalo fosse stato deciso di inviare a Titania, qualcosa di sufficientemente raro da adeguarsi al suo rango. Le ancelle li condussero per scale calpestate da millenni, scendendo nelle calde, umide profondità del castello e raggiungendo una sala spoglia al centro della quale si apriva un pozzo dai bordi di candida pietra istoriata.

- Eccoci nel luogo più sacro, dove si apre il collegamento con l'eternità e fluisce l'energia che tiene in vita questo paradiso. Qualcuno di voi mortali ne sentì parlare e raccontò della mitica fonte dell'eterna giovinezza, confondendo il nome della nostra terra con la definizione di fonte. In realtà eccola qui, e quel che ti diamo adesso è il fluido della longevità e della giovinezza, che impregna tutta la nostra terra e dona pace alle anime degli antichi guerrieri che qui dimorano. Pensi che sia un dono abbastanza prezioso per la regina Titania?

- La mia meraviglia, - disse il Narratore - al vedere questa fonte è così grande che resto senza parole e sono convinto che Titania sarà più che felice di sapere che avete voluto mandargli una tale preziosità. Mi permetto di accettare di portargliela con tutta la cura che gli è dovuta.

Morgana riempì una ampolla in cristallo circondata di un intricato metallo laminato che l'avrebbe protetta dagli urti, la tappò e sigillò con della ceralacca e la porse al Narratore che la ripose nella tasca interna del mantello. Paulie intanto continuava a girare intorno al pozzo affascinata dalla luminosità che ne risaliva, attirata da qualsiasi cosa fosse acquatica, e certamente pensava se fosse o meno il caso di tuffarvisi; ma seppe contenere la sua emozione e tutti insieme tornarono verso Hy Breasil, pronti a riprendere il viaggio verso la spiaggia dei giganti. Il tempo, a Tir na nOg, era perennemente fermo o quanto meno scorreva a ritmi lentissimi, e avrebbero potuto restare lì per mesi senza che nella Contea qualcuno se ne accorgesse. Le schiere degli eroi si accalcarono sulla riva per lanciare grida di saluto, felici per quella visita che aveva momentaneamente spezzato le loro giornate dedicate a raccontarsi gesta formidabili e miti di epoche dimenticate e, dal balcone del castello di Morgana, Paulie e il Narratore risposero con ampi gesti delle braccia.



Continua nella quarta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 4



LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 10.02.2020)

© Crenabog 




Una volta che il folletto se ne fu andato il Narratore si avvicinò alle sponde del lago e chiamò Paulie a riva. Dopo averla asciugata avvolgendola in una ricca tela di spesso lino si misero a sedere e discussero di cosa avrebbero potuto trovare per allietare la ricorrenza di Titania: Paulie elencò tutta una serie di regali ma facilmente lui replicò enumerando tutte le volte che già avevano fatto cose del genere.

- Forse non abbiamo cercato abbastanza lontano, - disse la piccola selkie.

- Eppure la Contea l'abbiamo girata ampiamente, anche i villaggi e le città li abbiamo visitati diverse volte. A cosa stavi pensando?

- Se ne andassimo a parlare con Morgana?

Il Narratore prese tra le mani il volto di Paulie, indeciso se dirgli che aveva visto nella sua proposta un motivo per tornare alla spiaggia dei giganti, dove si erano incontrati la prima volta. Cos'era, un sussulto di romanticismo? O forse il rimpianto per quei mari profondi dove aveva così a lungo vissuto prima di raggiungere la terraferma e donargli la sua pelle di foca, assumendo e restando in sembianze umane?

- Come mai proprio da Morgana vuoi andare, tesoro?

- Ho pensato che una gita su Hy Breasil ci avrebbe fatto bene, tu hai bisogno di svagarti o diventerai troppo pigro a star sempre qui sotto, mentre a me manca il rombo delle onde e il sale negli spruzzi d'acqua.

- E sia, allora vedremo di trovare Morgana e di approfittare di lei. Su, - disse, accompagnando la frase con una piccola sculacciata - vai a preparare quel che ti serve.

Paulie scappò via saltellando, lui non aveva fretta, da anni aveva preso l'abitudine di tenere sempre vicino alla porta una grossa sacca da viaggio con dentro tutto quel che poteva servirgli, vestiti di ricambio, un grosso coltello elfico, attrezzi e tutte quelle altre cose che un uomo non manca mai di portarsi dietro anche se non ricorda più a cosa debbano servirgli. Quando furono pronti uscirono dalla collina di re Oberon e si inoltrarono nella placida oscurità di Bosco Buio dirigendosi verso un folto cespuglio, alto più di un uomo, irto di rovi e more. Il profumo inebriante delle more poteva attirare qualche incauto ma le spine proteggevano adeguatamente il passaggio verso il sentiero specchio che da lì partiva. Come tutto il Popolo Segreto sapeva, e loro anche, i sentieri specchio partivano da punti ben precisi della foresta e finivano in tutte le zone della Contea, e talvolta anche fuori, ben più lontano, restringendo magicamente enormi distanze in poche decine di metri e permettendo a tutti di evitare viaggi di mesi. La coppia si ritrovò in breve sulla spiaggia dei giganti, calpestando attentamente gli enormi lastroni di pietra che la pavimentavano, perennemente coperti da uno strato di acqua salmastra, salsedine e alghe. Il sorriso estasiato sul volto della piccola selkie inevitabilmente riscaldò il cuore del Narratore, mentre lei guardava il mare spumeggiante perdendosi nel ricordo della sua vita passata. Il Narratore era sempre stato preso dai dubbi, se avesse fatto bene a permetterle di lasciare la sua pelle di foca per vivere con lui, ma Paulie gli aveva dimostrato un amore talmente assoluto e così spesso gli aveva replicato di non essersi piegata ai suoi desideri ma di aver solo seguito la sua scelta, che non se ne era più preoccupato; presero posto sul lastrone dove altre volte si erano accampati, ben in alto e al riparo dalla umidità, e iniziarono ad attendere l'arrivo di Hy Breasil. Per essere sicuri di incontrare Morgana, che vagava con la sua isola magica per i mari del nord, il Narratore aveva chiesto a re Oberon di avvertirla del loro viaggio e così un piccolo stormo di corvi era partito in volo alla ricerca di Hy Breasil. Dopo una notte passata abbracciati, avvolti nelle folte coperte di pelle e lana, tipiche dei viaggiatori che visitavano le lande estreme della Contea, la coppia vide sorgere l'alba con un sole rosso fiamma perso nei lontani bordi dell'orizzonte e insieme alla nebbia che sempre l'avvolgeva come una nuvola, per nasconderla agli occhi del mondo, ecco fluttuare la maestosa isola di Hy Breasil. Una volta giunta in secca poterono facilmente salire sulla scala che si dipanava, dorata ed eterea, dai grandi gradini di marmo che conducevano alla reggia di Morgana sino dalla sponda: e dolce fu l'accoglienza che la regina riservò loro, insieme alla sua corte, mentre ripartivano e ragionavano insieme sul loro dilemma. Morgana propose di recarsi fino a Tir na nOg, la terra sacra degli eroi del passato, la terra dell'eterna giovinezza, là dove i grandi stalloni bianchi smuovono zolle di torba mentre galoppano liberi e selvaggi, là dove gli spiriti immortali dei Tuatha dè Danann banchettano al ricordo delle loro imprese leggendarie. E lentamente solcarono i flutti, discorrendo e riposando, mentre nell'aria si alzavano musiche e canti dei bardi della corte di Morgana la meravigliosa, colei la cui vista avrebbe accecato qualsiasi mortale e che per questo non mancava mai - quando il Narratore era in visita su Hy Breasil - di cospargergli le palpebre con l'unguento magico.




Continua nella terza puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 3


mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DI HY BREASIL

 (Prima pubblicazione 16.08.2009)

© Crenabog 




C'era la nebbia, quando uscì di casa, era l'alba ed era il momento in cui iniziava sempre i suoi viaggi alla ricerca di leggende, miti, tradizioni orali da imparare e tramandare.  Non era altro che un narratore che aveva così tante cose da raccontare, forse tante quante ne aveva raccontate sino ad allora e sempre più ne trovava durante i suoi viaggi e durante i suoi incontri con il Popolo Segreto. A volte il suo bambino lo accompagnava , altre volte se ne andava da solo sempre godendo di quanto lo circondava, della natura che sempre sapeva ricominciare a vivere anche dopo qualche disastro. Ogni filo d'erba sembrava parlargli, ogni tramonto nascondeva in sé qualche perla da rubare per donarla agli altri. Un giorno che era in viaggio, con l'idea di giungere alla spiaggia dove aveva incontrato Paulie per vedere se il mare avrebbe avuto per lui nuovi doni e nuove storie, cominciò stranamente a sentirsi poco bene, ad avvertire i refoli del vento più freddi sul collo, le nuvole sembravano più grigie, l'erba aveva assunto una tonalità spenta. Ebbe forte la sensazione che tutto stesse sfilacciandosi, come se dovesse giungere ad una fine e ne provò una sottile paura. Ma non smise di andare avanti, si concesse solo qualche sosta in più lungo il cammino, approfittando dell'ospitalità delle rare fattorie che incontrava nelle quali scambiava racconti con un pranzo anche se povero, ed un giaciglio anche se di fortuna. Dormì su letti di piume, su sacchi imbottiti di fieno, nelle stalle vicino alle zampe dei cavalli e più spesso sotto alberi nodosi, coperto da cespugli profumati e cullato dal canto delle fate silvestri. Il sonno però tardava a raggiungerlo, e quel poco che dormiva lo faceva in maniera agitata, come se un urgenza lo spingesse a non perdere tempo, come se qualcosa dovesse accadere e si rialzava più stanco di prima. Aveva anche smesso di farsi la barba e le occhiaie oscuravano i suoi occhi, dandogli un aspetto sfinito. Giunse una mattina alla fine del sentiero e rimirò la grande spiaggia e le onde frangersi verso la riva. Si sedette con la schiena contro un enorme masso, lasciandosi andare alla stanchezza, assaporando il salmastro degli spruzzi del mare che gli riportarono alla mente il gioioso sapore, caldo e rotondo, del buon whisky che si produceva nel villaggio, affumicato su letti di torba accesa. Le goccioline d'acqua imperlavano il suo viso e ristette così a lungo, finendo per addormentarsi mentre l'umidità penetrava piano nel suo corpo, freddandolo fino alle ossa. La notte era scesa da un pezzo e chi sa se e come si sarebbe risvegliato, in quelle condizioni, quando lo scoppiettare del fuoco di legna lo riscosse; aprì gli occhi e poco distante la luce delle fiamme danzava allegra su una catasta di rami disseccati dal sole e dal vento. Restò sorpreso, chiedendosi chi avesse acceso quel fuoco, si voltò e la vide, seduta a gambe incrociate su un piatto masso alla sua destra, bianca e risplendente della luce della luna, con i lunghissimi capelli mossi dal vento, silenziosa come sempre, intenta a guardarlo. Sorrideva e quel volto di eterna bambina gli procurò una stretta al cuore. Sorrise anche lui e Paulie scese per andargli a fianco, non avevano bisogno di parlarsi, si comprendevano sin troppo bene. Restarono così a lungo e lui le disse di essere venuto per chiedere al mare altre storie, altre leggende, altre fiabe da narrare. Paulie annuì e gli prese la mano tra le sue. Aspettarono l'alba. Quando i primi raggi del sole comparvero maestosi all'orizzonte, tergendo di rosso e poi di rosa le ultime nuvole della notte Paulie si portò l'indice alle labbra a chiedergli di restare in silenzio poi indicò il mare dove una vaga forma stava avanzando, sempre più vicina, ingrandendo a vista d'occhio. Sembrava galleggiare sopra le onde, come se neanche le sfiorasse, invece era solo l'effetto della schiuma che si frangeva contro i suoi bastioni di roccia. Eccola lì, pensò il narratore, nessuno l'ha mai vista davvero e invece eccola lì.. Hy Breasil avanzava, sorprendente, enorme, come tutti l'avevano sempre sognata e come ognuno - nei secoli - l'aveva narrata senza averla mai vista davvero. Erano forse flauti quelli che udì? o dei cori? o le campane d'argento degli antichi re? non lo sapeva ma era un lontano, meraviglioso concerto quello che fendeva l'aria intorno ad Hy Breasil. La luce che la permeava si diffuse sulle acque ed un raggio più potente arrivò sino a loro, Paulie tenendolo per mano avanzò, lui la seguì e camminando sulla luce giunsero all'isola magica. Era Morgana quella che li attendeva? Oh sì, dalla bellezza capace di incenerire, dalle vesti di un verde smeraldo ricamate sontuosamente d'oro. Morgana offrì al narratore l'unguento fatato da mettere sulle palpebre e lui vide, fino all'ultimo particolare, la favolosa reggia degli antichi re e ne restò affascinato poi entrarono nella corte dove per lunghi giorni e lunghe notti, mentre Hy Breasil avanzava sul mare celata agli sguardi del mondo, poté ascoltare leggende di cui non aveva mai avuto sentore, onorato dalla grande ospitalità della corte del Popolo Segreto. Venne poi il momento del distacco che Morgana volle rendergli meno faticoso lasciando che si addormentasse, magicamente facendolo giungere ai bordi del Bosco Buio, così che non avesse a patire le fatiche del lungo viaggio. Quando si svegliò, contornato dai leprechaun di Re Brian, che gli sedevano intorno incuriositi, si sentì bene, persino ringiovanito, pieno di forza e quasi accecato dai nuovi meravigliosi colori che tutto quel che aveva intorno mostrava; qualcosa però gli sfuggiva dalla mente, qualcosa che non riusciva ad afferrare. Come mai, se era partito per un lungo viaggio, era ancora nei pressi del villaggio? E come mai aveva la testa piena di incredibili storie se nessuno gliele aveva raccontate? Decise di non pensarci troppo, si rialzò salutando dignitosamente i leprechaun che apprezzarono e nascosero vergognosi dietro la schiena i fuscelli di biancospino che tenevano pronti per tirargli un "colpo d'elfo" se si fosse comportato male, e se ne andò verso casa. Non ricordava il viaggio, non ricordava la malattia che lo aveva afflitto, non ricordava.. perché Morgana sapeva che non è un bene che alcuno veda Hy Breasil, certe leggende devono restare leggende. Soltanto Paulie, che gli aveva rubato il male dal corpo per gettarlo nel buio profondo del mare, ricordava tutto, sospirando, seduta su uno scoglio.





*** FINE ***