Visualizzazione post con etichetta wee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta wee. Mostra tutti i post

martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 02.09.2014)

© Crenabog 




Libdian alzò una mano ad indicare ai suoi di fermarsi e il folto gruppo dei Wee immediatamente si precipitò a stendersi sull’erba, lasciando qua e là tutte le masserizie, i bagagli e le altre cose che si erano portati appresso. Era sì, giunto il momento di riposarsi dal viaggio, ma c’era anche un altro motivo, molto più logico - secondo la logica del cervello di un folletto. La spianata di Colle Rogath era letteralmente coperta di frondosi alberi che garantivano una sosta fresca e rilassante. Ma ancor di più: erano tutti alberi di sambuco. E Libdian si sarebbe mai lasciato sfuggire la possibilità di riempire le botti vuote che aveva fatto portare, con il nerissimo succo dei sambuchi, in previsione di qualche tiro mancino agli umani? Ovviamente no. Così, radunati i suoi e spiegato il piano, si misero allegramente ed alacremente al lavoro.


L’Uomo della Luna aveva preparato alcune cassette, riempiendole di terra e di piante fiorite, aveva legato perfettamente tutto insieme, e adesso stava calandosi nuovamente verso Bosco Buio, convinto di aver trovato la cosa più sorprendente possibile per riportare il buonumore alla regina Titania. Mentre scendeva nel buio cosmico, alla luce eterna delle stelle, apprezzò il lontanissimo, sublime spettacolo del sorgere del sole al più remoto orizzonte terrestre. Giunto nei pressi della taverna di Tom, mandò ad avvertire i servitori di Oberon: quando arrivarono si caricarono in spalla le cassette e si affrettarono verso la collina che nascondeva la reggia sotterranea alla vista degli umani. Re Oberon, saputo della novità, era lì ad attenderli e presiedette allo scavo nel suo giardino esterno e alla minuziosa posa in opera delle piante di fiori lunari. Intanto, mentre discorreva amabilmente con l’Uomo della Luna, pregustava la sorpresa che avrebbe avuto la sua triste sposa. Finalmente avevano trovato la più sorprendente delle sorprese! L’effluvio speziato, esotico, veramente fuori del comune, dei fiori si alzava nell’aria del crepuscolo, inebriando tutti i folletti, gnomi, e altre bizzarre creature. Finito che ebbero di sistemare il tutto, le piccole fate posarono un magico velo ad un metro da terra, così da nascondere le piante alla vista. Re Oberon voleva davvero godersi la sorpresa di sua moglie… poi si ritirarono, in attesa che il giorno passasse e venisse la notte. Una grande fiaccolata, pensavano, avrebbe illuminato il nuovo giardino e avrebbe fatto da degna corona alla festa che progettavano.




Nel pomeriggio il popolo dei Wee, nascosti dalla vegetazione a causa della loro piccolissima statura, giunse in vista della collina fatata sotto la quale sorgeva il regno del Popolo dei Sidhe. Solo le botti piene di succo di sambuco sporgevano tra i cespugli offrendo alla vista dei casuali osservatori animali un ben bizzarro spettacolo. Certo, non tutte erano piene: ne sapevano qualcosa le massaie del Gleeshire, che si erano trovate tutti i panni lavati e appesi coperti da minuscole impronte di mani inchiostrate, e i pesci del lago di pesca della città di Brandan, ormai immangiabili, visto che erano diventati tutti neri avendo bevuto le acque sporcate dai Wee. A farla breve, i Wee si accamparono vicino all’ingresso della collina e si riposarono, ridendo tra sé e continuandosi a raccontare le malefatte compiute nel viaggio. Poi, lo sguardo sempre attento di re Libdian, intravide il velo magico della fate e la troppa curiosità ebbe il sopravvento. Si avvicinò, mentre l’ultimo sole fiammeggiava verso le cime dei monti facendo risplendere il polline volteggiante nell’aere, e allungò la mano ad alzare il velo. Cosa poteva mai esserci sotto?, si domandava il sovrano dei Wee. Ed ebbe la risposta: ai suoi occhi ecco apparire la più incredibile distesa di fiori bianchi, neri e grigi che avesse mai colpito i sogni degli umani o dei Sidhe. Restò affascinato e lanciò un grido che fece accorrere tutti i suoi folletti. Che meraviglia! Che splendore! Oh, re Oberon ha davvero trovato la cosa più strana da offrire a Titania, ripetevano tra loro i folletti, facendo a gara per alzare il velo e intrufolarsi tra le piante per annusarle. E così, alzato che fu il velo delle fate, anche gli ultimi raggi del sole baciarono gli stranissimi fiori seleniti. Fu forse un atto d’amore del sole verso qualcosa che apparteneva alla luna? Chi può dirlo. Certo fu che tutti i fiori cominciarono ad agitarsi, a fremere, e a colorarsi. Sì. Mille e mille sfumature di ogni colore apparvero su corolle, pistilli, foglie e petali. I fiori erano ridiventati normali. Terrestri. Solari. E re Lindian non aveva più la forza di muovere un dito, agghiacciato, mentre le sue orecchie coglievano il rumore del lento alzarsi della sommità della collina. Re Oberon stava conducendo Titania ad ammirare il suo regalo.




Continua nella quarta puntata QUI : La favola dei fiori lunari 4



LA FAVOLA DEI FIORI LUNARI (seconda puntata)

 (Prima pubblicazione 30.08.2014)

© Crenabog



 

All’alba, l’Uomo della Luna uscì clamorosamente ubriaco dalla taverna, spingendosi e sbracciandosi insieme a re Brian e ad altre creature del Popolo Segreto, finendo per rotolare direttamente dentro il curato e molto amato giardino di Tom, tra cespugli, essenze e fiori in boccio. Il potente effluvio floreale , tipico dell’alba intrisa di rugiada, finì per stordirlo completamente e brancolò a mani avanti fino a che non sbatté contro il filo d’argento del ragno gigante. Seguendo l’antico riflesso automatico, iniziò ad arrampicarsi, con un sorriso sulle labbra dovuto al sidro, alla birra, al glorioso sorgere del sole all’orizzonte, all’inebriante profumo dei fiori e alle mille chiacchiere e facezie che durante le libagioni aveva scambiato con gli amici. Salì, giunse nuovamente a toccare con i piedi barcollanti il suolo lunare e, mentre il ragno gigante, il suo unico amico e coinquilino del satellite, ritraeva il lunghissimo filo, si incamminò verso il suo palazzo che vedeva in modo piuttosto annebbiato. Inciampò su qualcosa, cadde a faccia avanti e con enorme sorpresa finì nel lago magico, bagnandosi fino alla punta dei capelli. E sopra tutto, rilasciando nel lago tutto il polline dei fiori del giardino di Tom… dopo di che si trascinò lentamente nella sua stanza da letto e cadde profondamente addormentato.


Lontano, nella grande contea di Fairyland - conosciuta agli esseri umani come Wolkershire - il popolo dei Wee aveva avuto sentore del malessere di Titania e anche Libdian, il loro re, si era sentito in dovere di cercare di aiutarla. Siccome i Wee, uno tra i più minuscoli popoli di folletti dell’intera genìa dei Sidhe, noti per la loro natura ridanciana e burlesca, erano specializzati in scherzi più o meno maligni ai danni degli uomini, Libdian pensò bene di formare una delegazione e partire alla volta di Connemara per andare a raccontare le ultime beffe che avevano realizzato, così da cercare di far sorridere la regina dei Sidhe. Partirono, dunque, e nel lungo cammino combinarono i disastri più inaspettati a fattorie e villaggi, cambiando magicamente i sapori dei cibi nelle locande, trasformando il latte in birra, il burro in formaggio e viceversa, facendo venire zampe da papera alle mucche e penne ai pesci dei laghetti. E il bardo Boblum, fidato servitore di Libdian, annotò tutto con cura in un sontuoso libro in carta pergamena e rilegato in pesante cuoio martellato, per farne dono alla loro regina.




Quando l’Uomo della Luna si svegliò, un paio di giorni più tardi, si ritrovò con la testa ovattata e un peso sul petto che gli dava fatica a respirare. Aprì gli occhi e gettò un urlo quando scorse davanti al suo naso un grosso muso a punta, viola e con minuscole vibrisse che si agitavano. Si alzò di scatto e vide chiaramente che gli si era addormentata addosso una enorme talpa. Come poteva mai essere finita lassù? Mistero. E mai riuscì a capirlo, in verità. Però trovò la cosa alquanto divertente e decise di tenerla come animale da compagnia, visto che sembrava desiderare di restargli sempre intorno mentre girava per il suo palazzo. E con il talpone che lo seguiva a ruota, uscì con l’intenzione di presentarlo al ragno gigante che viveva nella zona oscura del satellite, sperando che avrebbero fatto amicizia. Fu quindi enorme la sorpresa che ebbe quando, aperto il portone, vide nel chiarore della Terra riflesso il grande lago. E tutto intorno alle sue rive, una vasta distesa di fiori. Tutti enormi, tutti profumatissimi e tutti, nessuno escluso, bianchi o neri o grigi. Nemmeno il più piccolo colore spiccava sulle foglie e sui petali.




Continua nella terza puntata QUI : La favola dei fiori lunari 3