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giovedì 23 aprile 2026

LA FAVOLA DELLA BROCCA INESAURIBILE

 (Prima pubblicazione su Blogspot 23.04.2026)

© Crenabog





Era una calda, luminosa giornata, davvero invitante ad uscire di casa e fu appunto quello che fece Paulie: decise di andare a trovare Eadan alla taverna gestita da suo marito Tom. La selkie lasciò un bigliettino vergato graziosamente per il Narratore nel quale diceva dove fosse andata, di certo Finnegan lo avrebbe letto quando fosse risalito dal colloquio che stava avendo con re Oberon nelle profondità della collina su cui sorgeva la loro villetta. Una volta fuori, dalla cima della collina, la prima cosa che vide fu la gigantesca testa del Chat Palug che quasi nascondeva l'orizzonte. Il leggendario gatto magico, quando non dormiva dentro casa o chiedeva da mangiare con felina insistenza, preferiva di gran lunga mantenere le sue dimensioni reali, ed era grande quanto la collina stessa. Paulie sorrise, attraversò il portale specchio e si ritrovò dentro Bosco Buio, vicino alla taverna. Bussò e Eadan venne ad aprirle, a quell'ora non c'erano avventori, né umani né Sidhè , potevano spettegolare con tutto comodo mentre Tom era occupato a sistemare vivande e bottiglie, Vivvi la piccola fata dell'aria diventata umana si occupava delle pulizie e Bobul… ovviamente era in cantina a dormire ubriaco dalla notte prima. 

Le due giovani si raccontarono vicende ed avventure poi, con aria di chi rivela un segreto, Eadan disse:
- Vuoi vedere qualcosa di veramente bizzarro?
Paulie era molto incuriosita e lo divenne ancor più quando Eadan aprì un vecchio armadio e ne trasse fuori una minuscola brocca di ceramica verde a forma di maiale. Paulie disse:
- Davvero graziosa! Ma...che cosa è?
Eadan fece una risatina e rispose:
_ Oh, questa è bella davvero...anche se Tom ha proibito di usarla. Bene, la storia è questa, lui la ebbe molti anni fa in pagamento da parte di un mago credendo che fosse una graziosa ma normalissima brocchetta in cui versare vino per servirlo ai tavoli. Diciamo la verità, Tom si era subito infatuato della forma divertente che ha, però prima di lasciarlo andare via il mago volle rivelargli il potere della brocchetta. A quanto pare - Eadan assunse un tono sussurrante e cospiratorio - ha centinaia d'anni, venne creata da Ragnar lo Stregone dei Tuatha de  Danann. La forma? Ovviamente Ragnar sapeva essere crudele e spietato con i suoi incantesimi ma in fondo al cuore amava profondamente solo una cosa, Angwie Sonny. Devi sapere che nelle antiche leggende sono innumerevoli le avventure vissute da Angwie Sonny, la maialina bianca che i Tuatha de Danann credevano portasse fortuna. E la brocchetta ne tramanda la forma di maialina. Dì un po', non è davvero carina? L'unico problema è che Ragnar vi aveva gettato sopra un incantesimo e non c'è mai stato verso di rimuoverlo. Vedi? - prese un bicchiere e improvvisamente dalla brocchetta vuota uscì un vino rosso rubino dal profumo ammaliante - crea il vino e non si svuota mai a meno che chi la versa non lo desideri fortemente. Ma non è tutto qui, il suo vino ha il potere di fare confessare a chiunque ciò che nasconde nel cuore. Capisci? Per forza Tom la tiene nascosta, immagina ad usarla cosa succederebbe!






Mentre Paulie e Eadan stavano ammirando la brocchetta il Narratore aprì la porta della taverna e salutò ad alta voce:
- Buongiorno Tom! Buongiorno Eadan, Vivvi! e...ah ecco mia moglie. Sei scappata di casa, amore?
Il Narratore andò a sedersi insieme a loro, vide la brocchetta e disse:
- Diamine, questo sì che è un bell'oggetto!
Eadan non fece in tempo a fermarla che già Paulie aveva riempito il bicchiere dalla brocca e lo aveva offerto a suo marito dicendo:
_ Tesoro, senti questo, è davvero buonissimo!
Il Narratore pensò che forse non era il caso di bere a stomaco vuoto, prima di pranzare, ma volle fare contenta Paulie e accettò. Eadan guardò l'amica come a dire "che stai facendo!"  ma era già troppo tardi, il Narratore sorseggiò il dolce vino rosso...e finì il bicchiere in un'unica sorsata. Oh sì, pensò, era davvero buono! Sorrise a sua moglie che gliene versava ancora senza fare caso che il livello della brocchetta non calava mai, poi, chi sa per quale motivo si sentì allegro, si sentì felice, si sentì in preda alla voglia di raccontare. Il guaio fu che tutta la vita l'aveva passata a vivere avventure, narrarle, viverne altre, narrarle e via così, perciò non la smetteva più, di bere e parlare. Eadan ridacchiava, Tom si era accorto della cosa e si era avvicinato, un po' per sentire i racconti e un po' per rimproverare Eadan. E Paulie si era fatta trascinare dall'incantesimo e continuava a versare , a versare, e a chiedere a suo marito tutti quei particolari che lui non le aveva mai svelato, per non farla preoccupare, dei suoi viaggi. Il Narratore sembrava un pozzo senza fondo di avventure incredibili, di rischi mortali, di incontri con donne bellissime, troll, elfi, folletti, maghi e mostri... E inevitabilmente Paulie cedette alla tentazione di fare l'unica domanda che aveva sempre avuto paura di fare.
- Tesoro, ma tu… davvero mi ami?
Intontito dalla solenne ubriacatura che si stava prendendo e infervorato dal lunghissimo monologo che stava facendo, senza neanche pensarci un attimo, mentre ancora portava il bicchiere alle labbra, mormorò:
- Più di qualsiasi cosa al mondo, Paulie.
Tom fece giusto in tempo a togliergli il bicchiere dalla mano e a portar via la brocchetta, che il Narratore crollò pesantemente addormentato con le braccia conserte sotto la testa. Eadan rimproverò Paulie, Tom rimproverò Eadan, e Paulie restò a vegliare suo marito accarezzandolo ma in verità non era pentita affatto del tiro che gli aveva giocato...    

   


 

***FINE***

La storia di Ragnar e Angwie Sonny la potete leggere qui:


domenica 22 febbraio 2026

LA FAVOLA DI CRENABOG O'GORDON

 (Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)

© Crenabog







L'uomo che cercava storie perdute

Secondo un registro parrocchiale oggi scomparso — citato nel 1879 dallo storico locale T. M. Kelleher — Crenabog O’Gordon nacque nel mese di aprile del 1798 nei pressi di Derrymoyle Lower, una frazione rurale tra le brughiere a nord di Ballycarrig, in una contea che all’epoca veniva indicata come North Marches e che le mappe moderne non riportano più con quel nome. Il padre lavorava stagionalmente come scaricatore lungo il piccolo porto fluviale di Carron Quay; la madre, si dice, conosceva a memoria più storie di quante ne avesse mai raccontate.

O’Gordon non fu mai registrato come scrittore. Nei pochi documenti rimasti compare come “copyist”, talvolta come “assistant to a binder”, e in un elenco del 1824 come “reader for hire”. Tra il 1819 e il 1832 fu visto con regolarità nelle taverne di Ballycarrig, a Murrin’s Yard e presso il vecchio opificio di tessitura a sud di Bracken Lane. Non parlava molto, ma chiedeva sempre agli anziani di ripetere i racconti così come li avevano sentiti da bambini. Non prendeva appunti davanti a loro. Scriveva solo più tardi, da solo.

Le carte che lasciò non erano ordinate. Fogli sciolti, spesso datati in alto a matita — “Ottobre 1827, dopo la pioggia”, “Sera ventosa, gennaio 1831” — ma privi di un titolo definitivo. Molte storie presentavano varianti nell' inizio ma finivano tutte nello stesso modo. Altre sembravano frammenti di racconti più antichi. In una lettera conservata nella collezione privata Hargreave (venduta all’asta nel 1912 e mai più rintracciata), si legge che O’Gordon rifiutava di correggere le contraddizioni, sostenendo che il folklore fosse qualcosa di vivo e non di immutabile.

La sua scomparsa non fu registrata ufficialmente. L’ultima menzione certa risale al marzo del 1836, quando un tipografo della piccola casa editrice Bracken & Sons annotò in un libro contabile un pagamento “per fogli manoscritti non rilegati”. Negli anni successivi apparve, in tiratura limitata e senza data di stampa, un volume intitolato "Memorie dimenticate". L’attribuzione a Crenabog O’Gordon non compariva in copertina, ma soltanto in una nota interna: “Trascritte da C.O’G., per uso privato”.

Quando la stanza sopra la bottega del rilegatore fu riaperta, vi si trovò una libreria in ordine, una candela nel candeliere e un grosso gatto grigio, che continuava a entrare e uscire dalla stanza grazie a una piccola apertura che O'Gordon aveva ricavato nella porta. Si racconta — ma non esiste prova scritta — che l’animale avesse l’abitudine di lasciar cadere dal tavolo certi fogli e non altri. Alcuni di quei fogli furono raccolti e stampati, e le rare copie sopravvissute nel tempo sono conosciute come "I racconti ritrovati". Altri andarono perduti.

Se quelle storie sono sopravvissute, non si sa se lo si debba alla memoria di Crenabog O’Gordon o al criterio silenzioso di quella zampa che, in una stanza illuminata da candele, separava ciò che doveva restare da ciò che poteva essere dimenticato.






Nota del compilatore


Le storie qui raccolte provengono da una serie di manoscritti sciolti attribuiti a Crenabog O’Gordon (1798–?), rinvenuti in più riprese tra il 1836 e il 1841 in diverse località rurali e portuali.

Nessun manoscritto originale risulta oggi integralmente conservato. Le versioni a stampa conosciute — in particolare l’edizione senza data di "Memorie dimenticate", stampata da Bracken & Sons — presentano discrepanze evidenti nell’ordine, nei titoli e talvolta nei dettagli dei racconti.

Non è possibile stabilire con certezza se tali differenze siano da attribuire alla natura orale delle fonti, a interventi redazionali successivi o alla deliberata scelta del raccoglitore di non uniformare i testi.

L’assenza di un indice definitivo e di una prefazione autografa suggerisce che O’Gordon non intendesse produrre un’opera conclusa, ma piuttosto preservare quanto era ancora possibile ascoltare.







*** FINE ***

mercoledì 18 febbraio 2026

LA FAVOLA DI TOM DE DANANN

 (Prima pubblicazione su Blogspot 19.02.2026)

© Crenabog




Molti anni prima dell'inizio della nostra storia, dalla lontana città di Mulshannon, partì con il suo carro dalla volta a botte, ben fornito di tutto quello che gli poteva servire e trainato da un robusto cavallo dalle zampe pelose, un uomo dall'aspetto imponente, muscoloso, gioviale e piacevolmente fornito di capelli e barba rossa come tutti i veri uomini della regione. Prese la strada principale che usciva dalla città deciso ad avventurarsi il più lontano possibile e di sicuro ci riuscì.


Non sempre il Narratore restava a casa la sera, visto che era molto richiesto dai concittadini ansiosi di ascoltare le sue storie e puntualmente finiva alla taverna dove si radunavano tutti Quella sera lo aveva accompagnato Paulie, la selkie che aveva sposato, e facevano davvero una bella coppia, lui ben vestito con la sua amata giacca di tweed dai bottoni di corno di cervo e la morbida sciarpa leggera che sua moglie gli aveva regalato anni prima, lei con il vestito a corpetto che metteva in risalto le forme leggiadre ed il grande mantello dai ricami celtici dono di Titania, la regina delle fate. Presero posto al solito tavolino di quercia e li raggiunse Tom, antico amico e proprietario della taverna, con le birre appena spillate.
- Tom caro, - disse Paulie - come vanno le cose, tutto bene? Ti unisci agli ascoltatori stasera?
Tom sorrise, si vedeva chiaramente che aveva bevuto un po' più del solito, fece un piccolo inchino alla dolce selkie e si rivolse al Narratore, dicendo:
- Perché non facciamo una cosa nuova? Che ne dite se stasera racconto io una storia?
Il Narratore dichiarò subito che era una notizia davvero sorprendente, Tom rideva e scherzava con tutti, ascoltava, dava consigli, ma raramente andava oltre una breve chiacchierata. Paulie batté le mani e fece avvicinare gli avventori, spiegando che non sarebbe stato suo marito il protagonista della serata bensì Tom stesso; così presero le loro seggiole di legno e si sedettero in cerchio intorno al trio , felici per la novità.  Tom rise, si sfregò le mani e cominciò:
- Dunque, tanti ma tanti anni fa ero un giovane pieno di idee e curiosità perciò lasciai la città dove vivevo, caricai il mio vecchio carro, sì, quello che sta ancora lì fuori nella stalla, e iniziai a viaggiare. Avete idea di quanto sia grande lo Shire? Oh, molto, molto più di quello che credete, e di sicuro il nostro Narratore ne sa qualcosa, vero, amico mio? Ne ho viste di città, cittadine, villaggi e cose ancora più strane. Mi fermavo, lavoravo un po' per qualcuno e ripartivo. Sapete come son fatto, mi piace credere che dentro di me ci sia ancora lo spirito dei Tuatha de Danann, non si spiegherebbe altrimenti il mio cognome, giusto? Anche se mio padre e mia madre non li ho mai conosciuti, sono cresciuto presso la famiglia di un birraio che raccontava di come mi avessero trovato in una cesta davanti alla loro porta con una coperta ed un foglietto con il mio nome e cognome. Non sono mai riuscito a risalire ai miei veri genitori e francamente non potrei giurare che si chiamassero veramente de Danann però… - scosse la testa con un espressione commossa - ...forse hanno solo voluto legarmi al mito dei nostri progenitori. Ebbene, intanto facciamo un brindisi ai miei genitori, chiunque fossero!


Tutti alzarono i boccali di birra scura e gridarono " Slaàinthe mhath! ", poi continuarono ad ascoltare Tom.

- Ecco qua, ora sapete perché mi chiamo così. Bene, insomma, il viaggio sembrava non finire mai, quanta strada sotto quelle ruote. E quante strane cose ho visto. Perché pensate che - quando voi tornate a casa a dormire - la taverna resta aperta? Per lasciare posto al Popolo Segreto che viene a bere, no? Oh sì, anche io ho avuto i miei incontri con i Sidhe, e non tutti erano amichevoli folletti. Insomma, furono anni spensierati, avventurosi e poi, un giorno, arrivai a Chullamor dove si spezzò una delle ruote del carro e dovetti fermarmi parecchio tempo, sia perché - dico la verità - ero stanco, sia per lavorare e guadagnare per riparare la ruota. Trovai ospitalità presso una bella locanda e feci di tutto, il cameriere, il lavapiatti, l'uomo di fatica. E poi un giorno entrò di botto una ragazza, trafelata, spaventata. Mentre percorreva la via del bosco, ci disse, era stata inseguita da un gruppo di broggan selvatiici e aveva seriamente temuto per la sua vita. Ma era riuscita ad arrivare alla locanda e noi ci facemmo in quattro per tranquillizzarla e rifocillarla. Chiese di poter restare e gli venne data una camera così iniziai a vederla ogni giorno. E sapete come vanno queste cose, non potevo mica restare indifferente alla sua bellezza. Oh sì, perché era bella, ma bella seriamente! e non ero forse un gran bell'uomo anche io? Be', almeno lei ne era convinta! e non ce ne andammo insieme, con le nostre cose sul mio carro? Ahah, e certo! Non è che lei fosse mai stata chiara su chi fosse, da dove venisse e che facesse ma dai, era così bella che francamente non me ne importava nulla! Viaggiammo e alla fine arrivammo nei pressi dell'Antico Villaggio. Oh scusate! di Druimasholl! E' così che si chiama adesso, giusto? Mhh, mica mi convince tanto quell'Uomo della Luna… comunque sì, arrivammo qui, a Druimasholl, andammo a parlare col borgomastro dell'epoca e ci offrì questo posto, che era ben rovinato, eh, non era come lo vedete adesso. Ma ci rimboccammo le maniche e tirammo su questa bella taverna dove investimmo tutti i nostri averi. E mentre Eadan... - ah non ve lo avevo detto, certo che era lei, Eadan , per favore vieni qui!






La moglie di Tom, che di solito non dava molta confidenza agli avventori, oltre ai consueti sorrisi e saluti, arrivò asciugandosi le mani sul grembiule bianco che copriva il suo vestito tradizionale. Eadan, ecco come si chiamava, ancora e sempre bella, con la enorme nuvola di ricci rossi che seguiva il suo cammino, trattenuta sulla nuca da un allegro nastro verde brillante. Paulie era diventata amica di Eadan, e quando il Narratore faceva le sue serate alla taverna, lei se ne stava a bere il tè con Eadan sul retro della sala, dove iniziava la casa vera e propria della coppia. E si raccontavano cose da donna, pettegolezzi su tutto il villaggio e ricordi, ricordi delle loro vite che ai mariti non avrebbero mai narrato. Tutti applaudirono alla moglie di Tom che fece un grazioso inchino, gli rubò la pinta di birra e la scolò in una lunga sorsata guadagnandosi risate e acclamazioni. Poi baciò suo marito e tornò a servire ai tavoli insieme a Vivvi, la bellissima piccola fata dell'aria che era finalmente tornata umana e viveva con loro nella sua stanzetta graziosamente arredata. Tom lanciò uno sguardo carico di amore e passione alla donna con cui viveva da decenni e continuò:

- Già, stavo dicendo? ah sì, Eadan sistemava l'arredamento e io coltivavo il campo per avere di che mangiare. Poi un giorno arrivò Baldo, ce lo trovammo dentro casa e non se ne è più andato, ma sì, Baldo, il nostro grasso gatto rosso. E chi si sarebbe mai aspettato che addirittura sapesse suonare il violino? Il violino lo portò giù, una notte, l'Uomo della Luna, per scherzare ma Baldo lo vide, lo prese, si mise su due zampe e iniziò a suonare una giga scatenata. Noi stavamo morendo dalle risate e quando l'Uomo della Luna stava per ripartire mi toccò fare uno scambio con lui per avere il violino. Già, ecco perché lui aveva il frammento dell'Oder che Cinnia andò a prendere sulla luna quando servì per fare rinascere Finbar… frammento che mi era stato dato in pagamento da un oste di Kilkenn per il lavoro che avevo svolto da lui. E dopo il Kaiser Moon arrivò anche la nostra mucca, che ci fornisce il latte quotidiano, e che potete vedere di solito mentre bruca l'erba che cresce sul tetto della taverna. Quindi eccoci qui, noi due e sempre noi due, visto che figli non ne sono arrivati. Ma anche se Eadan a volte se ne dispiace, stiamo comunque bene insieme a voi, giusto? Quindi forza, stasera il vecchio Tom offre da bere, divertitevi e bevete alla nostra salute! E buona e lunga vita a tutti voi!




*** FINE ***


venerdì 9 gennaio 2026

LA FAVOLA DELLA PELLE DI FOCA

 (Prima pubblicazione su Blogspot 10.01.2026)

© Crenabog 







Il Narratore si alzò presto, quel giorno. Alla prima luce del sole che morbida filtrava dagli scuri delle finestre andò in bagno, si vestì e si mise a preparare la colazione. I giorni stavano trascorrendo leggeri nella grande, accogliente villetta che re Oberon e Titania avevano regalato alla coppia di vecchi amici; il Narratore lasciò che sua moglie, Paulie, si svegliasse da sola con il profumo delle uova che sfrigolavano e il latte che bolliva. Gli piaceva il senso di pace che permeava la villetta, il senso di sicurezza dato dall' essere collegati alla reggia sotterranea dei Sidhe e ovviamente anche per via degli incantesimi protettivi lanciati da Titania. Con l' avanzare della età il Narratore non aveva più avuto bisogno di viaggiare per guadagnare narrando nei villaggi, anche grazie all' enorme tesoro che aveva portato via dalla grotta della strega Lahin, durante il conflitto con il Signore del Wangshire. Dunque poteva finalmente concedersi il lusso di vivere insieme alla sua bellissima moglie e a tutto il Popolo Segreto, senza dimenticare gli abitanti dell' Antico Villaggio, dove aveva abitato con la prima moglie e suo figlio Finbar. Al Narratore mancava moltissimo suo figlio, ma sapeva che ormai viveva felice con Cinnia, la figlia dell' Uomo della Luna, nel bosco delle fate. Pensò tra sé che uno dei giorni a venire sarebbe stato bello tornare al Villaggio, rivedere Moribund il borgomastro e tutti i vecchi amici. Sì, e poi andare a trovare Finbar e Cinnia. Il Narratore decise di dirlo a Paulie, e attese che venisse a fare colazione.

- Buongiorno amore, hai già preparato tutto? Vuoi proprio che diventi pigra?
Lui si voltò a guardarla, e immancabilmente si sentì commosso nel vedere la bellezza che letteralmente avvolgeva, come un' aura, sua moglie. A volte si domandava perché mai la selkie avesse deciso di abbandonare la sua forma originale di fata foca per rendersi umana e seguirlo per anni in mille avventure. 
- Buongiorno tesoro, sì, sai che mi fa piacere stare in cucina e ancor più farti queste piccole sorprese... Senti, amore, che ne dici se uno di questi giorni andiamo a fare visita al Villaggio e poi andiamo a trovare Finbar e Cinnia? 
- Oh! Ma certo, è davvero troppo tempo che non li vediamo. Sarei davvero contenta.
- Bene, allora lo faremo.
- Caro, sapevi che Titania ha fatto mettere un portale vicino alla nostra villetta?
- No, ecco, te lo ha detto lei?
- Sì, hanno pensato che un portale per i Sentieri Specchio ci avrebbe fatto comodo. Lo sai che con quello possiamo recarci in qualsiasi luogo dello Shire abitato dai Sidhe.
- Giusto, quindi arrivare al Villaggio e nel bosco delle fate sarà molto più facile.
- Esatto, vedi? Possiamo andare quando vogliamo.
Sedettero vicini a fare colazione, godendo di questo momento intimo e familiare. Il sorriso radioso di Paulie faceva sempre battere il cuore dell' uomo, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei...

Più tardi Paulie e suo marito uscirono fuori per respirare la fragranza dei profumi che il vento portava con sé scivolando tra i resinosi tronchi degli alberi secolari di Bosco Buio, al centro del quale sorgeva la collina che celava all' interno la favolosa reggia di re Oberon e Titania. Il Narratore guardò poco più in là, verso la collina minore nella quale era nascosta la reggia di re Brian, signore dei folletti, e si chiese quali stramberie stesse architettando. Paulie intuì i suoi pensieri e rise, ricordando gli infiniti guai in cui li aveva messi quel minuscolo, inaffidabile, re Brian. 
- È davvero così bello, qui, vero? - disse.
- Magnifico - rispose lui - tutta la potenza del Popolo Segreto ha impregnato lo Shire per millenni e non se ne resta indifferenti.
- Hai ragione, manca solo qualcosa...
Il Narratore la fissò tenendola per le mani.
- Il mare, vero, amore mio? Ti manca.
- Perdonami, ma a volte il ricordo della vita acquatica con le mie sorelle, i tritoni, le sirene, torna forte. L' odore salmastro, la spuma delle onde, oh sì, a volte mi manca.
- Ti capisco. La vita che hai vissuto come selkie è stata molto più lunga di questa che ora vivi con me. A volte lo ammetto, mi sembra come di averti rubato la tua vera essenza... - aggiunse lui, con una punta di rammarico nella voce - ...vieni un' attimo con me, tesoro, per favore.
Sempre tenendo Paulie per mano rientrò in camera da letto, si chinò sul baule antico che conservava gelosamente, lo aprì ed estrasse la lucida pelle di foca, la vera pelle della fata. Paulie restò ferma sulla porta, l' emozione era troppo forte nel rivederla.
- Paulie - sussurrò il Narratore - la rivuoi? Vuoi tornare al mare? Ti capirò, se questo è ciò che veramente ti comanda il cuore.
Paulie lo guardò ma le lacrime che scendevano sulle sue guance parlavano per lei, insieme al suo sorriso. Sì toccò il cuore, allungò una mano per dire no, e non pronunciò una sola parola. Lui capì quanto profondo fosse l' amore che lei gli stava offrendo; ripose la pelle nel baule con rispetto, lo chiuse a chiave e la abbracciò.

Trascorsero ore a fare l' amore, con l' impeto dei loro primi giorni di matrimonio, cercando di fondersi uno nell' altra, piangendo per la commozione. Poi, sfiniti, appagati, restarono abbracciati : Paulie si alzò, si vestirono, in un silenzio quasi sacro lo condusse di nuovo fuori, tra gli alberi dove si apriva il nuovo Sentiero Specchio. Pochi passi tra la vegetazione furono sufficienti a farli uscire in un luogo completamente diverso, che il Narratore riconobbe subito. Il luogo del loro primo incontro, la monumentale Spiaggia dei Giganti. L' odore frizzante e salato delle alghe riempì i loro polmoni, gli stivali affondarono nella battigia fatta di massi muschiosi. A perdita d'occhio la sconfinata vastità del mare del Nord baciava con onde minuscole e tranquille la spiaggia. E mentre iniziava il tramonto Paulie disse:
- Questo è il mio dono per te, amore.
Il mare, eterno, pulsante, immutabile, fu il loro silenzioso testimone.






*** FINE ***



martedì 6 gennaio 2026

UN EVENTO INATTESO ( Cosa successe a Paulie e al Narratore)

(Prima pubblicazione su Blogspot: 07.01.2026)
© Crenabog







Titania guardò il lago sotterraneo e rimase perplessa. Certo, pensò, era bello, l' acqua della fonte termale era alla giusta temperatura, i funghi magici che ricoprivano la enorme grotta posta sotto la collina dove era celata la corte di suo marito, il re Oberon, signore dei Sidhe - il Popolo Segreto degli esseri magici - davano all' ambiente la luce morbida e soffusa perenne.. Ma Titania non era davvero soddisfatta. La villetta costruita dagli gnomi sulla riva era molto graziosa ed accogliente, la distesa di fiori bianchi e neri creata dall' Uomo della Luna mandava un profumo inebriante , eppure Titania si stava convincendo che la villetta, il suo regalo a Paulie - la selkie che aveva sposato il Narratore - affinché, essendo una fata foca potesse nuotare quando voleva, non fosse proprio indicata per la vita in comune dei due sposi. Il Popolo Segreto amava e rispettava il Narratore, che infinite volte era stato protagonista della loro storia e ci tenevano a che vivesse felice con Paulie. Proprio questo tormentava Titania, come fare affinché il Narratore godesse della luce del sole e Paulie del lago sotterraneo? Decise di parlarne con Oberon, avrebbe trovato di certo una soluzione.

Così fu, approfittando del fatto che il Narratore e Paulie erano partiti per andare a visitare Morgana sull'isola di Hy Breasil - il regno fluttuante della sorella di Merlino - re Oberon fece velocemente costruire sulla sua collina una nuova deliziosa villetta e gli gnomi scavarono fino a collegare la nuova alla vecchia con una lunga e larga scala a chiocciola, così Paulie poteva andare a nuotare in tutta comodità. Titania si sentiva finalmente soddisfatta e ammirò la soluzione scelta da re Oberon. Suo marito poteva essere un tipo terribile, capace di burle monumentali, ma amava la coppia e anche lui voleva che vivessero bene vicino alla reggia. Era una splendida giornata di sole quella che accompagnava il viaggio di ritorno della coppia; Paulie sedeva con suo marito sul sedile della grande carrozza coperta dal telo , tipica di quelle lande, trainata dai due massicci cavalli abituati a viaggiare lungo le strade rurali. Il vento leggero muoveva dolcemente i lunghi capelli neri della selkie e il Narratore, con il suo aspetto di uomo anziano - benché l' acqua della eterna giovinezza che re Oberon gli aveva fatto bere a sua insaputa lo avesse dotato di una nuova lunghissima vita - sempre guardava con infinito amore le sembianze quasi infantili del suo unico vero amore. Ricordò il loro primo incontro sulla Scogliera dei Giganti , quando la selkie gli aveva fatto dono della sua pelle di foca, rinunciando al suo aspetto fatato per seguire l'uomo di cui si era innamorata in sembianze umane. Paulie era antica, come tutte le fate, quasi immortale e se non fosse stato per il dono di re Oberon le loro esistenze non avrebbero potuto durare lo stesso tempo. Ma Paulie restava una ragazzina e il Narratore restava visivamente l' uomo anziano che era diventato fino ad allora. Peccato, penso' il Narratore, gli sarebbe piaciuto sembrare ancora giovane.. Arrivati in vista della grande collina che celava la sontuosa reggia dei Sidhe e più sotto la grotta col lago dove vivevano, Paulie esclamò: - Caro, guarda! C'è una villetta sopra la collina! Il Narratore disse:- Oh, cos'è questa novità? Cosa avrà combinato stavolta re Oberon? Arrivati ai piedi della collina trovarono a riceverli Oberon e Titania con tutta la corte e l' immancabile ridacchiante re Brian - il re dei folletti, braccio destro di re Oberon - che erano stati avvertiti del loro arrivo dai kelpies guardiani del bosco. La coppia reale andò loro incontro sorridente, re Oberon disse: - Ben tornati! Fatto buon viaggio? E Morgana vi ha trattato bene? Il Narratore: - Sì, certo! Siamo felici di rivedervi ma... Scusate la curiosità, chi è venuto ad abitare sulla collina? Titania, ridendo: - È la vostra nuova casa! Così potete godervi il sole, l' aria del bosco e scendere al lago di Paulie quando vorrete con la scala che abbiamo costruito! Su, venite a vedere se vi piace! Paulie, emozionata, sotto braccio a Titania, varcò per prima la porta esclamando la sua felicità nel vedere la bella villetta in legno e pietra arredata graziosamente dalle fate. Re Oberon intanto chiacchierò a lungo con il Narratore, spiegandogli il desiderio di Titania e facendosi raccontare le ultime notizie da Hy Breasil, poi la corte dei Sidhe si ritirò nella reggia lasciandoli a prendere possesso della nuova casa. La coppia si divertì a guardare dappertutto poi, dopo aver cenato con i piatti che gli erano stati lasciati, andò a dormire, sopraffatti dalla stanchezza del viaggio e dall' emozione per il regalo.. Il canto degli uccelli del bosco ai piedi della collina, e la dolce luce del sole che filtrava dalle finestre, accompagnarono il loro risveglio. Era stata una notte di amore coniugale ed entrambi si sentivano ancora un po' confusi; il Narratore accarezzò il bel viso di sua moglie che iniziava ad aprire gli occhi e pensò che c'era qualcosa di diverso, ma era talmente abituato a lei che non riusciva a capire.. Poi d'improvviso esclamò: - Amore! Ma... Sei diventata bionda! Paulie si mise a sedere, prese i suoi capelli tra le dita, se li guardò e disse: - Oh! Hai ragione! E cos'è questa novità! I lunghi capelli neri della selkie erano diventati biondi, luminosi, a boccoli. Forse ancora più belli di prima, pensò lui in tutta sincerità, domandandosi come fosse successo. Paulie decise di andare a chiedere spiegazioni a Titania e dunque si recarono direttamente alla reggia passando per il corridoio interno alla villetta che li collegava all' interno della collina, saggiamente voluto da re Oberon in fase di costruzione. Arrivati nella sala del trono trovarono la coppia reale intenta a banchettare una sterminata colazione insieme a re Brian e a fate, folletti, gnomi, kelpies e chiunque altro fosse lì. Titania vide Paulie ed esclamò: - Per Crom! Non pensavo che sarebbe successa una cosa simile! Paulie: - Regina, vorresti spiegarci come mai sono diventata bionda? Re Brian rise: - Mamma mia, se eri bella prima adesso davvero non ho parole! Titania: - Brian, sei sempre il solito, vedi di comportarti bene! Allora, amici miei, sì, in effetti c'è un motivo anche se non pensavo succedesse questo. Il fatto è che abbiamo incantato la villetta con ogni sortilegio legato agli esseri umani, per darvi tutte le protezioni possibili ora che vivete fuori dalla collina. Questo non ha sortito effetti strani sul Narratore, che è umano, mentre tu sei diventata un po' più umana. Come? Cambiando l'aspetto naturale delle selkies quando non vestono la pelle di foca, cioè i capelli neri. Paulie, tesoro, ti dispiace tanto essere diventata un pochino più simile all' essenza di tuo marito? Compreso la situazione Paulie disse: - Ah, ecco il perché! Be', in verità la sola cosa che mi importa.. È se a lui piaccio ancora.. Il Narratore la abbracciò commosso, e disse: - Amore mio, non smetterai di piacermi neanche tra cent'anni..
Re Oberon sospirò, per fortuna non ci sarebbero stati litigi dovuti al curioso effetto degli incantesimi di sua moglie, perciò ordinò di fare spazio anche a loro e banchettarono allegramente tutti insieme, bevendo forse anche qualche boccale di troppo per festeggiare la nuova Paulie.







*** FINE ***


venerdì 5 dicembre 2025

I RACCONTI RITROVATI: LA FAVOLA DELLE TRE GOCCE

 (Prima pubblicazione 08.06.2009)

© Crenabog 




C'era una volta un regno, lontano, lontano, ma così lontano che non ne avrete mai sentito parlare. Il Re che lo comandava aveva fatto tante guerre e aveva accumulato nel suo castello montagne di tesori ma quando non ci furono più nemici da conquistare si mise a prendere tutto quello che trovava nel suo regno e alla fine la sua gente non aveva più niente. Venne la siccità, i fiumi si seccarono e l'erba non crebbe più, così le greggi cominciarono a morire e la gente non aveva più niente da mangiare. Il tempo passava e le cose andavano sempre peggio e allora il Re decise di chiedere aiuto mandando in giro per il mondo i suoi araldi. Tempo dopo arrivò una carovana, la comandava un potente Mago venuto dalle terre del nord, al limite del mondo. Il Mago si presentò al Re dicendo: "Sire, ho portato con me una potente magia. Una goccia del mare del nord, carica di sale e di vento; quest'acqua rende i nostri pascoli verdi e le greggi grasse, i nostri monti sono sempre coperti di neve." Estrasse dalla tunica una scatolina d'oro e da essa trasse una ampollina di cristallo purissimo dal tappo d'oro. Si recarono nella piazza della città e sulla terra riarsa dal sole il Mago fece cadere la goccia magica ma... puff! Il terreno la assorbì senza che accadesse nulla. Il Mago rimase stupito e si scusò a lungo con il sovrano che lo mandò via. Pochi giorni dopo arrivò, dal sud del mondo, un altra spedizione guidata da un potente Negromante che si presentò così al sovrano:" Sire, ho portato con me una goccia dei laghi delle nostre terre, l'acqua è così pura e cristallina che tutto ciò che tocca cresce istantaneamente. La nostra frutta è celebre in tutta la Terra." Così dicendo, andarono a versarla nella piazza principale ma anche stavolta il terreno, così arido e secco la assorbì senza che nulla succedesse. Il Negromante si inginocchiò scusandosi e andò via, in silenzio. Il Re passava ormai le notti sveglio, ascoltando i lamenti del suo popolo che raggiungevano le finestre del castello e non sapeva più che fare quando una mattina, di buon ora, si presentò alla reggia un mendicante, coperto di stracci e di polvere che, semplicemente, gli disse:" Sire, venite con me." Lo accompagnò nella piazza dal terreno ormai spaccato dal sole e, volgendosi intorno, con un dito gli indicò le mura delle case che si sgretolavano, le colline brulle, gli animali morti e abbandonati nei campi e i volti disperati della gente che si affacciavano da dietro le finestre. Il Re si sentì così triste, ma così triste per quel che era accaduto che cominciò a piangere e una lacrima cadde in terra. Subito spuntò un germoglio poi tanti fili d'erba che si rincorsero , facendo a gara a ricoprire colline e vallate. Poco dopo, grandi nubi si addensarono in cielo e venne la pioggia che riempì di nuovo i laghi e i fiumi. Il Re e il mendicante restarono lì, fradici, col volto alzato e ridevano felici perché non serve la magia quando un buon pentimento cancella tanti peccati .





*** FINE ***

sabato 29 novembre 2025

LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (settima e ultima puntata)

 (Prima pubblicazione 11.03.2020)

© Crenabog 





Una volta che il Cath Palug fu uscito, perdendosi nel buio delle gallerie del regno di re Oberon, sul convivio calò un pesante silenzio. Anche il più stupido dei folletti della Contea aveva capito che qualcosa di pericoloso, anzi decisamente mortale, se ne stava impunemente in giro per Bosco Buio; re Oberon alzò una mano e rivolgendosi a tutti gli astanti, disse:

- Avete visto, e avete sentito. D'ora in poi, se incontrerete il Palug fate finta di niente, probabilmente non vi attaccherà ma state comunque attenti, non si sa mai cosa abbia in mente, intanto prepareremo un luogo dedicato a lui dove lasciargli da mangiare sperando che si comporti bene. E se un giorno capiremo che se ne è andato, organizzeremo una festa più grandiosa di questa. Anzi, a tale scopo, nomino già da adesso re Brian ad occuparsi del luogo per il Cath e della organizzazione della festa, quando e se ci sarà.

A queste parole re Brian, che già si era notevolmente ubriacato durante la cena, salì sul tavolo e iniziò a ballare una giga cantando a squarciagola, tra gli applausi di tutti i suoi sudditi che lo avevano accompagnato e le risate degli altri.

Titania si rivolse al Narratore:

- Oberon sapeva bene che Brian sarebbe stato contento e avrebbe sfogato così la sua soddisfazione, ha fatto bene a dargli questo incarico, come vedi si stanno rilassando tutti al guardarlo. Ma veniamo a noi, desidero che sappiate che non ce l'ho con voi due per aver portato qui il Palug, ovviamente non vedevate in lui altro che un normale gatto, anche se di dimensioni molto più grandi del solito. E anche che il vostro dono è stato davvero gradito, perché mi avete dimostrato molte cose, che avete pensato a me, che avete cercato qualcosa di inusuale, e molto raro davvero, e che avrebbe aumentato ancora i miei poteri e - perché negarlo - la mia bellezza, cosa che nessuna donna, dalla più brutta delle Spriggan alla più bella delle Fate, negherebbe mai di desiderare. Quindi abbiate i miei ringraziamenti più sentiti ed in virtù di questo - anche per i molti anni di lieta compagnia che hai donato a tutto il popolo dei Sidhe e a noi - voglio che brindiate con me.

Titania batté le mani e tre fate giunsero in volo, recando bicchieri d'argento niellato con ricami dorati; li posarono davanti ai regnanti, a Paulie e al Narratore e subito volarono via dopo un breve inchino.

- Che la salute sia sempre al vostro fianco, maestà, e il regno dei Sidhe viva per sempre, - disse il Narratore.

- Gioia e felicità a voi, che guidiate tutti in armonia e pace ,- disse Paulie.

- E che questo brindisi faccia felici anche voi, - disse re Oberon, ammiccando verso Titania.

Mentre bevevano il Narratore iniziò a sentire un leggero stordimento, che imputò al vino denso e corposo proveniente dalle vigne dei Broghan di là dal fiume, che era stato servito con larghezza ai tavoli. Un calore morbido e soffuso lo avvolse, e pensò che sarebbe stato più indicato tornare a sedersi prima di perdere l'equilibrio, così si sedette guardandosi intorno vagamente confuso.






- Cosa hai, amore? ,- disse Paulie prendendogli una mano e accarezzandogli la nuca.

- Non so, mi sento un po' strano, sarò stanco, o forse ho bevuto un po' troppo vino..

- Non penso sia colpa del vino, amico mio ,- disse Oberon, ridacchiando. -Sai, sono anni che io e mia moglie pensiamo a come ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, le battaglie combattute insieme, le mille storie con cui ci hai rallegrati, tutti i consigli che hai dato a noi due e a tutto il popolo senza mai tirarti indietro, come se fossi sempre stato uno di noi. Ora, vedi, sappiamo bene che quando tuo figlio è rinato fatato voi due avete finito per allontanarvi, anche se non ve ne rendete conto. Chiaro, lui ora fa parte del Popolo Segreto e come Cinnia avrà una vita lunghissima , come noi, come anche Paulie visto che è una Selkie, e tu lentamente finirai per invecchiare e lasciarci. E' il normale cerchio della vita per gli umani, lo sappiamo entrambi, però questo ci ha fatto pensare a trovare un modo per tenerti vicino il più possibile; quindi, considerato che la regina Titania è da sempre dotata di una infinita bellezza e, anche se tra moltissimo tempo, comunque invecchierà con me abbiamo pensato di comune accordo che l'acqua della fonte della eterna giovinezza era sì, un dono davvero regale, ma che lei non ne aveva veramente bisogno mentre chi ne avrebbe avuto il miglior vantaggio saresti stato proprio tu. Perciò, mi auguro che il vino che ti abbiamo dato non abbia risentito troppo dell'acqua della fonte che Titania ci ha versato dentro ,- e anche la regina si unì al marito nelle risate. Il Narratore era rimasto sbalordito dal tiro che gli avevano giocato, e non sapeva come ringraziarli: davvero un onore troppo grande per chi non aveva mai chiesto nulla se non l'amicizia e il rispetto che tutti gli dimostravano.

- Che ne dici, tesoro, per quanti anni vuoi sopportarmi ancora, visto quel che è successo?

- Per tutto il tempo che avremo, sciocco.. - disse la piccola Selkie, baciandolo.







*** Fine ***

P:S: Questa è l'ultima storia della Saga del Narratore, come vennero in origine pubblicate sul blog "Crenabog" creato su Chatta.it . Da adesso vengono pubblicate le storie ritrovate e le nuove storie della Saga.


LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (sesta puntata)

 (Prima pubblicazione 26.02.2020)

© Crenabog 





Davanti al tavolo regale stava tranquillamente passeggiando, senza alcun timore apparente di tutta la agitazione che aveva intorno, il gatto più grande che si fosse mai visto nella Contea , e subito la voce della bizzarra creatura corse fino all'ultimo commensale. Il Narratore si rivolse alla regina dicendo:

- Vogliate perdonare, maestà, ho paura che sia colpa nostra. Quando siamo andati a Tir na nOg con Morgana, nel ritornare ci siamo accorti che questo gatto era salito a bordo ma, quando abbiamo preso il sentiero per tornare qui lo avevo perso di vista e pensavo se ne fosse andato in giro per Bosco Buio, non immaginavo certo che fosse sgusciato dentro mentre varcavamo il portone. In effetti, direi che non lo abbiamo proprio visto farlo e la cosa mi lascia piuttosto perplesso.

Titania e Oberon si guardarono negli occhi poi lui lasciò che lei proseguisse:

- Non c'è da essere perplessi, amico mio. Con questo qui bisogna andarci davvero cauti, penso che Morgana lo abbia riconosciuto e sia stata ben felice di essersene liberata. E direi che so anche perché era a bordo, considerato la sua natura beffarda. Tu sai qualcosa di una delle nostre più antiche leggende, quella del re Arthur?

- Poco, invero, se non che combatté contro invasori e fu ucciso in battaglia.



- Già, è passato talmente tanto tempo che anche la storia diventa leggenda, poi mito, poi viene dimenticata del tutto. Arthur fu ferito, nella battaglia contro Mordred a Camdan, e si sparse la voce che fosse morto e fosse stato sepolto ad Avalon. Ma non andò così, il re guarì e tornò a regnare per un breve periodo, mentre lontano dalle sue terre ancora gli antichi dei si agitavano e creavano mostri e sortilegi. A Llanfair, Henwen diede alla luce un minuscolo gatto nero che venne trovato dagli abitanti della zona e da questi gettato in mare dove, per qualche magia, mutò colore del manto e riuscì a nuotare fino a Ynys Mòn. Laggiù qualcuno ebbe la cattiva idea di prenderlo e crescerlo ma non ricevettero ringraziamenti, anzi. Una volta diventato enorme scatenò il suo spirito selvaggio e uccise quasi duecento abitanti e soldati; perciò Arthur, informato della cosa, raggiunse con i suoi quelle terre e iniziò a dargli la caccia. Il fatto che tu lo veda qui dovrebbe farti capire come sia finita, ferì a morte il re e sparì nella foresta. La sorella del re, Morgana, lo raccolse e non ad Avalon lo seppellì ma nella cripta del suo castello, a Hy Breasil, e con le sue spoglie mortali lei, che è una grande maga, ha vissuto per centinaia d'anni, viaggiando senza posa. Capisci anche perchè questo, il Chat Palug delle antiche storie, si sia preso il divertimento di salire su Hy Breasil, per farsi beffe di Arthur ancora una volta. Non scherzate con il Chat Palug, - continuò, alzando la voce affinchè tutti, nel salone potessero sentirla, - non sottovalutatelo e non offendetelo. Troppe terre ha devastato, troppe vite lo hanno saziato. Quindi sia il benvenuto, continuiamo la nostra festa rendendo omaggio al Cath Palug e che qualsiasi casa o sentiero della Contea sia aperto al suo passaggio.




Mentre tutti ascoltavano il lungo racconto di Titania, con timore e stupore, il gatto se ne rimase acciambellato su un prezioso tappeto, come se la festa fosse per lui e niente altro lo preoccupasse. Poi alzò la grande testa, gli occhi gialli brillarono mentre sembrava annuire alla regina; e sempre silenziosamente, come se pesasse meno di una piuma a dispetto dell'enorme mole, attraversò il salone e se ne andò su per le scale.

     

    Continua - e termina - nella settima puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 7





LA FAVOLA DEGLI ANNI CHE SEGUIRONO (quinta puntata)

 (Prima pubblicazione 24.02.2020)

© Crenabog 




Giunti in vista della spiaggia dei giganti, Paulie e il Narratore raccolsero le loro cose e si accinsero a salutare Morgana, la quale sembrava piuttosto accigliata. Il Narratore volle chiedergliene conto, temendo di aver fatto qualcosa che poteva esserle dispiaciuta, ma la regina di Hy Breasil rispose:


- Non preoccuparti, vecchio amico, non è per causa vostra che sto in pensiero. E' piuttosto il nostro ospite che mi dà da pensare.

- Ti riferisci al gatto che è salito a bordo?

- Esattamente. Ci sono antiche storie che potresti non aver mai sentito, nel corso dei tuoi viaggi, e solo persone che hanno vissuto quanto ho vissuto io potrebbero ancora ricordare. Ed è strano che proprio sulla mia isola sia voluto salire, se veramente è chi penso io.

- Non posso negare di essere davvero curioso, a questo punto. Puoi dirmi di cosa si tratta?

- Preferisco di no, se non lo è, meglio così; se malauguratamente ho ragione allora tutti dovremo stare molto attenti. Penserò io a lui, andate pure a casa tranquilli.


E così dicendo abbracciò entrambi e lasciò che tornassero a terra mentre la sua corte fatata si assicurava che l'isola fosse adeguatamente ferma contro la riva di lastroni di pietra della spiaggia dei giganti. Così, si rimisero in cammino dirigendosi verso il folto boschivo che li avrebbe condotti al sentiero specchio. Il Narratore aveva evitato di mettere Paulie al corrente delle ultime parole di Morgana, non voleva che la selkie avesse pensieri paurosi o immaginasse cose capaci di spaventarla; mentre camminavano spediti nel fatato intrico del sentiero specchio, come tutti gli altri simili circondato da una vegetazione così fitta da sembrare un muro e che si univa in alto a formare una sorta di tunnel semibuio, un sommesso fruscio arrivò alle sue orecchie, e non poteva trattarsi dello stormire delle foglie. I sentieri specchio infatti erano luoghi magici, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle naturali, che in poche decine di metri racchiudevano interi viaggi tra una zona e l'altra della Contea e anche oltre: in essi regnava quiete e silenzio, rotti a volte soltanto dai passi dei viaggiatori che li adoperavano. Una volta raggiunta l'estremità e sbucati nella radura che li avrebbe condotti alle due colline vicine, i regni sotterranei di Oberon e di Brian Borough, il Narratore si fermò, si guardò intorno e da un cespuglio cosparso di bacche vide spuntare l'enorme gatto che aveva viaggiato con loro su Hy Breasil. Sembrava non badare a loro, anzi, appariva evidentemente ben deciso a camminare nella loro stessa direzione:


- Ma, è arrivato fin qui! - esclamò Paulie, accorgendosi della presenza inattesa.

- Sembra proprio che non siamo destinati a liberarcene come avevo creduto, - le rispose lui. - Non so che intenzioni abbia.

- Intenzioni? Ma è un gatto, starà solo camminando in una zona che non conosce, visto che è lontano da Tir na nOg. Sempre che venisse da lì, chiaramente.

- Paulie, amore mio, mi auguro che sia come dici tu.





Quando furono arrivati alle porte della collina di re Oberon, vennero avvistati dagli gnomi di guardia che mandarono ad avvertire la coppia reale e li fecero entrare. Il Narratore volse gli occhi in cerca del gatto ma non vedendolo si rassicurò ed entrarono, venendo scortati da un nugolo di Sidhe festanti fino alla casa sotterranea di Paulie, dove poterono rinfrescarsi e riposare. Calò la sera e re Oberon mandò ad annunciare il banchetto allestito per festeggiare la sua consorte, Titania: gran parte della popolazione era stata invitata, gli altri erano impiegati in compiti che andavano dal servizio di guardia al lavoro nelle cucine. Già di lontano si sentiva lo strepitare delle musiche e delle canzoni prodotte da un gruppo di folletti installati su un palco vicino ai tavoli del banchetto, e quando anche Paulie e il Narratore arrivarono porsero il loro saluto e i loro omaggi alla coppia regale che già sapeva del loro incontro con Morgana e del viaggio nella mitica terra degli antichi eroi. Si sedettero tutti, le grida festose lentamente cessarono e la grande cena ebbe inizio, un canto sommesso di un gruppo di fate radunò l'attenzione di tutti gli astanti, dal più educato dei folletti cortigiani al più becero brownie (ai quali era stato permesso di venire benché sudici come al solito). Re Oberon, nella sua maestosità, degnamente rappresentava la maestà su tutto il Popolo Segreto, mentre l'antica bellezza di Titania non mancava mai di sorprendere il Narratore. E fu proprio lei, in un momento di pausa del canto fatato, ad alzarsi su tutti per dire, ad alta voce e con evidente sorpresa:
- E questo, chi lo ha fatto entrare?




Continua nella sesta puntata QUI : La favola degli anni che seguirono 6