mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DELLA PIETRA DELLA PIOGGIA

 (Prima pubblicazione 29.07.2009)

© Crenabog 




Moltissimi anni fa, in un tempo del quale si è perso anche il ricordo, tre Fate decisero di incontrarsi sulle colline vicino alle scogliere dell'isola di Isle. Avevano deciso di nascondere i loro poteri perché i Giganti dell'isola di Man avevano iniziato ad invadere le loro coste gettando enormi macigni in mare per creare una strada che li avrebbe condotti al Regno Segreto. La Fata del Vento, la Fata del Sole e la Fata dell' Acqua quindi si radunarono in una notte stellata e durante una cerimonia magica trasferirono gran parte dei loro poteri in una pietra a cui diedero le fattezze di un volto affidandola poi al Re del Mare del Nord che gliel'avrebbe custodita nelle profondità salmastre. Se fossero state catturate dai Giganti, pensavano, i loro poteri non sarebbero stati usati per fare del male. Dopo la grande guerra che seguì, e che venne vinta dal Popolo Segreto anche grazie all' intervento di Merlino, l' unica traccia che rimase di tutto questo fu l' immensa spiaggia di massi ciclopici di cui nessuno, nei secoli a venire, sapeva spiegarsi la provenienza.

E poi, ovviamente, comincia la nostra storia..

In quel villaggio che sapete, il Narratore una mattina si svegliò senza più nessuna idea in testa. Era davvero sbigottito ma, per quanto provasse, non gli veniva in mente nessuna nuova storia da narrare. Le aveva proprio dette tutte! Così, salutò la famiglia, andò alla locanda per un ultimo boccale di cervogia, salutò anche tutti gli abitanti che erano accorsi preoccupati alla notizia, mise due grandi sacche sul suo cavallo, indossò il vecchio abito di tweed e partì alla ricerca di ispirazione. Giunse alfine alla grande spiaggia di macigni e lì si accampò, godendo del tepore del tramonto mentre si accendeva la vecchia pipa di radica caricata di buon Latakia, grasso e speziato, che gli aveva procurato lo Spriggan del mulino di Adelcrombie. Mentre se ne stava lì a pensare ecco uscire dal mare le Fate Foca che vennero a riva e si spogliarono delle loro sembianze per ridiventare, come sempre, delle bellissime donne. Lo salutarono graziosamente e - una volta saputa la sua storia - vollero giocare con lui a scambiarsi racconti, cosa che portò vantaggio sia a lui che a loro. Una soltanto restò in disparte, la più giovane, una cosina meravigliosa, dalla pelle colore della luna, fasciata solo dai lunghissimi capelli scuri; quando le altre compagne decisero di reimmergersi restò vicina a lui, in silenzio, continuando a fissarlo e, mentre le stelle si alzavano sempre più in alto nel cielo, gli disse quanto le sue favole l' avessero resa felice e come avesse capito di provare amore per lui. Il Narratore ne fu commosso ma le spiegò che non era libero e che non avrebbero potuto stare insieme. La piccola fata foca, mentre lacrime argentee le solcavano il viso, volle fargli un dono in suo ricordo: si tuffò e riemerse porgendogli una pietra forata, con un anello d'oro, a forma di volto. Gli spiegò cosa fosse e volle da lui un bacio, dicendogli il suo nome segreto: Paulie. 




Il giorno dopo il Narratore riprese il viaggio verso casa con la pietra legata al collo da un semplice lacciuolo di cuoio ma quando raggiunse il bivio per Kavanagh la pioggia che era iniziata divenne un temporale fortissimo. Si rifugiò sotto un albero e pregò che smettesse; qualche minuto dopo la pioggia smise e tornò il sole. Stupefatto si convinse che fosse dovuto agli antichi poteri della pietra e soddisfatto si rimise in viaggio. Quando finalmente raggiunse il villaggio andò a casa e narrò tutto l' accaduto poi si lavò, si cambiò e accompagnato dal figliolo si recò alla taverna di Tom per farne partecipi anche i vecchi amici. Quando questi, tutti radunati intorno all'enorme camino centrale e ben riforniti di boccali spumeggianti, ebbero sentito le sue avventure si congratularono con lui e dissero che lo avrebbero messo alla prova. Infatti, appena giunse l' autunno e le prime piogge, da ogni fattoria venivano a chiamarlo per far smettere e aveste visto con che occhi restavano quando anche la peggiore tempesta smetteva di botto. Il sole tornava, tutti erano contenti ma il Narratore era sempre più stanco. I suoi osservavano preoccupati il suo deperire, certi giorni non si faceva neanche la barba, si lasciava andare e restava seduto davanti ai vetri bagnati in attesa che qualche fattore venisse a reclamarlo. La pietra aveva un grande potere ma molto ne prendeva dalle stesse Fate e così anche da lui la pietra assorbiva l' energia per comandare i fenomeni metereologici. Solo che lui era un essere umano, non apparteneva al Popolo Segreto e non aveva le loro misteriose capacità, quindi più aiutava gli altri più andava spegnendosi lentamente. Come la sua fantasia era stata tanto a lungo richiesta e alla fine era andata esaurendosi, così ora la sua stessa forza vitale era in pericolo. Non riusciva più a fermare le tempeste, ma lo si vedeva aggirarsi asciutto e illuminato dal sole mentre tutti attorno continuavano a essere bagnati dalla pioggia e quindi, sia per non scontentare gli altri abitanti, sia per non essere esposto ai loro rimproveri e soprattutto per non fare una brutta fine, decise un giorno di nascondere la pietra fatata. Trovò un posto sicuro nella sua casa e lì la lasciò, raccontando in giro che l'aveva scambiata con Re Brian Borough, una sera che era particolarmente ubriaco, in cambio della promessa di tenere lontano i kelpie dal villaggio. Gli altri approvarono e lo lasciarono tranquillo e lui poté recuperare finalmente le forze. Ma ogni tanto la prendeva tra il pollice e l'indice, la accarezzava e pensava a Paulie.






*** FINE ***
  

  

                                                          






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