mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DEL BAMBINO CHE NON VEDEVA

 (Prima pubblicazione 28.04.2009)

© Crenabog 




Il sabato sera era il momento più atteso dagli abitanti del villaggio, che si radunavano per ascoltare il Narratore raccontare loro le antiche leggende, il folklore dello Shire e anche tenere storie morali. Una di queste era :

C'era una volta, tanti anni fa, in un paesino circondato da muretti a secco e basse colline, un bambino che aveva imparato a giocare con gli altri piccoli del luogo dopo una strana avventura con un folletto. Il bambino amava fare passeggiate lungo il ruscello e sedersi all'ombra di un grande albero, sentirlo stormire nell'aria serotina. Un giorno però all'improvviso, non vide più niente. Tutto era diventato buio, i suoni sembravano ovattati ed ebbe paura. Chiamò suo padre ad alta voce e per fortuna una zolla vagante che passava da lì lo sentì e corse a strusciarsi sulle gambe di suo padre per farsi seguire. Il papà lo trovò seduto sotto l'albero che piangeva e lo prese in braccio per portarlo a casa. Si sedette con lui sul letto, lo ascoltò e iniziò a raccontargli delle cose. Gli sussurrò delle fate che non possono entrare nelle case se sui davanzali ci sta il timo serpillo e lui intravide un barlume, gli raccontò degli elefanti che volarono via dopo aver bevuto alla fonte dell'acqua gassata e lui vide una scintilla,; gli spiegò perché Berretto Rosso fosse il folletto più crudele di tutto il sottobosco e come lo si potesse ammansire dandogli del pane crudo sbriciolato e il piccolo intravide delle ombre. Passò tutta la notte, gli portò del latte caldo e dei biscotti, continuò a narrargli delle fate foca che quando si innamorano perdono la loro forma e diventano umane, e se il pescatore nasconde l'abito da foca la può prendere in moglie, al largo dell'Isola di Man ed il bambino iniziò a sentire lontani campanelli...e gli narrò fino all'alba di come i Giganti della Scozia avessero giocato a tirarsi macigni fino a farne una scogliera dove andavano a fare il bagno e il piccolo iniziò a sentire cantare le silfidi. Il sole sorse lentamente, infiltrandosi tra le tende della loro camera da letto. L'aria si riempì del profumo delle bacche di vaniglia che il bambino tanto amava, e del profumo del gelsomino che il padre aveva amato da piccolo. Restarono così, il piccolo e il cantastorie, ad annusare e ad annusarsi, ritrovandosi: ora vedeva di nuovo. Vedeva tutto, anche quello che non c'era. Anche quello che aveva visto fino a pochi giorni prima e che d'improvviso era scomparso. Chiese quindi:- Papà, perché non vedevo più? , e lui rispose:- Stavi solo crescendo, amore mio. Ma ti ho salvato.




*** FINE ***





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