(Prima pubblicazione 13.08.2009)
© Crenabog
Poco fuori dal villaggio, vicino al Bosco Buio, sorgeva da moltissimo tempo una locanda dove di solito gli abitanti si radunavano per bere ed ascoltare le storie del Narratore, che così facendo si guadagnava da vivere. Un giorno Tom de Danann, il padrone della locanda, si ammalò e il narratore pensò bene di approfittare di quel periodo di chiusura per fare un viaggio insieme a suo figlio, e recarsi a Dartmoor dove sapeva che sarebbe stato ben accolto nel teatro locale e avrebbe quindi potuto attrarre molte persone e guadagnare quanto sarebbe bastato per far vivere tranquilla la famiglia fino all'anno seguente. Partirono quindi, lui su un vecchio ma affidabile cavallo da tiro con le zampe pelose che gli era stato regalato dal Borgomastro del villaggio, e suo figlio sullo strano pony giallo con la coda rosa che aveva fatto comparire disegnandolo con le matite del buon Dio. Presero la strada principale ma qualcosa, nel panorama, non sembrava giusto: quando suo padre se ne accorse, erano già finiti molto dentro la Piana dei Pixie; l'uomo si fece attento e consigliò vivamente il bambino di restargli accanto e di badare al suo animale. I pixie della regione erano noti per la loro abitudine di rubare cavalli e andarsene in giro cavalcandoli come pazzi per le brughiere, e loro non volevano restare appiedati in quelle lande. Avanzavano, avanzavano ma le colline sembravano restare sempre allo stesso posto: il padre scese a guardare gli zoccoli del cavallo e si accorse che nel fango secco c'erano tracce di fili d'erba di un giallo brillante. Capì subito che aveva calpestato una piota vagante, una di quelle zolle magiche che si appostano lungo i sentieri per farsi calpestare dai viaggiatori e far perdere loro la strada con un incantesimo. Disse quindi a suo figlio di indossare la giacca al contrario, lo fece anche lui, e subito alla vista gli balzarono le colline nella giusta posizione, dato che l'incantesimo si era spezzato. Cavalcarono più in fretta dato che si avvicinava il tramonto, fino a che videro una masseria e pensarono di passare lì la notte. Giunti, il padre bussò chiedendo di entrare: gli aprì un uomo dalla barba incolta e i vestiti dimessi che si offrì di ospitarli se gli avessero fatto compagnia a cena con qualche racconto. Aveva sentito nominare il narratore da altri viandanti ed era contento di conoscerlo, quindi si mise a cucinare una zuppa di legumi e verdure nel grande paiolo che teneva nel camino. Passarono qualche ora tranquilla, mangiando e parlando, quando da lontano vennero urla e strepiti e il narratore chiese all'uomo di che si trattasse. Questi, con l'espressione afflitta, rivelò che da quelle parti, in certe notti scure, correva nell'aria la Corte degli Scontenti, una banda di orridi folletti ed esseri fatati che rapivano i viaggiatori e li trascinavano con sé a fare cose terribili nelle piccole città e nei villaggi che incontravano e nessuno aveva potuto farci nulla. Spente le luci, scostarono leggermente le imposte e videro in lontananza una miriade di punti luminosi muoversi rapidi nell'aria, diretti verso la masseria. L'uomo era terribilmente preoccupato e disse che forse potevano salvarsi se si fossero chiusi nel locale sottostante, protetto da una botola nel pavimento ma il bambino non si diede per inteso, trasse dalla bisaccia una risma di fogli di carta e si mise velocemente a disegnare con le sue matite ed ecco che nel cielo comparve un grande riquadro luminoso, come un grande portale. La Corte degli Scontenti, incuriosita, vi si gettò dentro, berciando e ululando, affollandosi per entrare per primi in quella cosa nuova e mai vista. Come l'ultimo essere fatato fu entrato il bambino prese una grossa palla di mollica di pane e cera che portava con sé e cancellò rapidamente il disegno che aveva fatto. La porta magica svanì come se non ci fosse mai stata e il cielo tornò tranquillo e stellato. Suo padre si congratulò con lui e l'uomo della masseria volle ringraziarli per lo scampato pericolo donandogli delle forme di formaggio impastato con erbe del luogo, duro ma profumato. Al mattino, ben riposati, ripresero il viaggio seguendo le sue indicazioni e nella Piana dei Pixie nessuno rivide più la Corte degli Scontenti anche se, a dir la verità, ci sono ancora molti pixie ben nascosti e sempre pronti a rubarvi il cavallo, se non state attenti.
*** FINE ***


Nessun commento:
Posta un commento