mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DEL BAMBINO CHE CREDEVA A TUTTO

 (Prima pubblicazione 18.07.2009)

© Crenabog 






C'era una volta, in quel piccolo paese vicino al bosco, un bambino che stava sempre attento a quel che sentiva in giro e a quel che leggeva. E a tutto questo, lui ci credeva. Non lo faceva per cattiveria ma solo perché, essendo piccolo e avendo una mente semplice, non pensava che fossero bugie. Così facendo finiva per dare il tormento ai suoi genitori. Andavano a fare spese e insisteva per prendere un dentifricio perché solo quello gli avrebbe dato i denti bianchi, o una certa merendina perché solo quella era fatta col latte, o si arrabbiava con la madre che voleva comprare un certo sapone invece di un altro perché solo quello avrebbe fatto diventare i panni davvero puliti. I suoi genitori non ne potevano più anche perché non avevano molti soldi e cercavano di risparmiare, invece lui finiva per costringerli a comprare solo le cose che costavano di più, e non era mica detto che fossero migliori, anzi, spesso si rivelavano uguali se non addirittura delle grandi fregature. Sua madre, vedendo come era fatto, decise allora di fargli conoscere il narratore del paese, con la scusa che avrebbe potuto giocare col suo bambino, sperando che si sarebbe distratto ascoltando cose diverse. Un bel giorno quindi il narratore insieme ai due bambini presero la strada del bosco e si sistemarono nella radura, su una grande coperta, con il borsone pieno di frutta e panini per passare la giornata. Il brav'uomo iniziò a raccontare favolose storie della Gente Segreta, le avventure di Oberon, i tranelli dei Troll, persino come si fosse formato il letto del fiume migliaia di anni prima quando in un epica lotta i Thuatha Dè avevano preso per i piedi il grande Dio Dagda e lo avevano trascinato per tutta la valle. Il suo sedere era così pesante che aveva scavato il letto del fiume! I bambini si divertirono moltissimo e, dopo aver mangiato, si misero a fare collezione di foglie e sassi. Tornati a casa si salutarono e il bambino iniziò subito a dare il tormento al padre e alla madre chiedendo loro di cercare l'Undry, perché solo così avrebbero potuto risparmiare sulle cose che compravano da mangiare. Il padre, che aveva esaurito la pazienza, andò dal narratore a chiedere cosa mai fosse l'Undry e venne a sapere che si trattava del calderone magico di Dagda che donava cibo a chiunque glielo chiedesse. Logicamente, nessuno sapeva che fine avesse fatto l'Undry dopo tutte quelle migliaia di anni da quando il Dio Dagda si era ritirato dalla terra nel mondo degli Dei e allora il narratore si fece venire un idea per tenere occupato il bambino, la disse al padre e quegli se ne tornò a casa soddisfatto. Raccontò quindi a suo figlio che un antica leggenda voleva che solo chi fosse stato capace di fare il ritratto alle nuvole che passavano sul Picco Ventoso avrebbe avuto in dono l'Undry; il bambino ovviamente ci credette subito e da allora passò le sue giornate in giardino a consumare fogli di carta e matite colorate cercando di disegnare le nuvole ma siccome sul Picco Ventoso c'era un vento terribile queste cambiavano forma sempre più rapidamente di quanto lui le potesse disegnare. Solo da grande, quando diventò il più bravo disegnatore del paese, capì che quel che si vede e si cerca di raggiungere spesso ha una sostanza e una forma assai diversa da quel che è, e non desiderò più quel che vedeva o leggeva ma solo quel che realmente gli serviva.



*** FINE ***





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