(Prima pubblicazione 25.08.2009)
© Crenabog
Piuttosto distante dall' antico villaggio, sorgeva una meravigliosa vallata che veniva coltivata dai proprietari di alcune fattorie della zona. Ne ricavavano grano, pannocchie, fieno per le bestie e anche moltissima verdura e frutta. Era indubbiamente una zona benedetta, dalla terra grassa e piena di vita, sempre pronta a dare quel che le veniva richiesto, attraversata da corsi d'acqua che nel passare del tempo erano stati ben incanalati di modo che giungessero a tutte le fattorie che così non soffrivano mai la siccità. Ai bordi della vallata sorgeva una collina brulla, che aveva sempre stentato a produrre raccolti e ci viveva la famiglia di un fattore che si dannava a rivoltare le zolle senza guadagnare altro che quel poco sostentamento bastante a farli sopravvivere. Il fattore se ne lamentava con gli altri, quando passava dalla locanda, ma nessuno sapeva per quale motivo la collina fosse così; un giorno ne andò a parlare col Narratore del villaggio, pensando che forse questi sapesse qualche antica leggenda relativa alla collina e il Narratore, pur non potendo venire incontro alla sua richiesta, gli promise che sarebbe andato a vedere. Infatti, un giorno si incamminò fin lì, passò a trovarli e bevve un bicchiere in loro compagnia poi se ne andò da solo a passeggiare nei dintorni. Effettivamente a parte qualche albero spoglio, rovi e poche macchie stentate lontano dal loro orto, nulla sembrava voler crescere lassù. Rimase a lungo seduto sotto un albero aspettando la notte e quando fu buio vide una vaga luminescenza andare errando qua e là: gli si avvicinò con prudenza e con stupore vide un gruppo di coboldi che sembravano trasportare dei sacchi. Suonò il suo piccolo flauto donatogli da Titania, che aveva il potere di richiamare le creature del Popolo Segreto ed essi si avvicinarono come se niente fosse. Gentilmente il narratore li salutò poi chiese loro se ci fosse un motivo per cui la collina non dava frutti: i coboldi si guardarono tra loro poi uno rispose dicendo che nelle profondità, dove loro abitavano e scavavano sempre alla ricerca di minerali e gemme preziose, viveva da tempo immemorabile uno spirito oscuro, maligno, che loro tenevano a bada con antichi incantesimi. Lo spirito riversava nel terreno la sua rabbia e questo la stava inaridendo completamente. Il Narratore chiese se fosse possibile incontrare lo spirito e loro dissero di sì, ma che sarebbe stato molto pericoloso; poi fecero dei segni sul terreno e una apertura apparve magicamente, mostrando delle scale di roccia che si perdevano nel buio. Il Narratore li seguì e arrivarono nelle grandi caverne scavate dai coboldi, illuminate da torce la cui luce non arrivava a lambire gli alti soffitti. Gli mostrarono una nicchia davanti alla quale erano state tracciate rune e disegni magici, poi batterono le mani e dalle profondità lo Spirito chiese cosa ancora volessero da lui. Il Narratore si mostrò alla luce delle torce chiedendogli se avrebbe desiderato essere libero da quella collina e lo Spirito disse di sì, naturalmente lo voleva, ma in cambio di cosa? " Se benedirai il seme del frutto che porto in tasca, una bella pesca, permettendogli di attecchire e crescere rigoglioso, ti porterò lontano da qui e ti libererò dove vorrai." Lo Spirito accettò, perfidamente convinto che con un solo seme avrebbero avuto un solo albero e quindi la collina sarebbe rimasta comunque brulla, poi filtrò lentamente nella grande fiasca che il narratore aveva posato davanti alla nicchia. I coboldi lo accompagnarono fuori e stettero a lungo a vederlo scendere dalla collina mentre i primi raggi del sole comparivano all'orizzonte; il narratore camminò fino a raggiungere le grotte dei trow, che da anni erano abbandonate, e gettò la fiasca nelle profondità della più buia e grande di esse. Quando cadde si spezzò e lo Spirito fu libero di regnare in un nuovo e labirintico mondo; rise perché era convinto di aver giocato il narratore ma non sapeva che il frutto su cui aveva gettato l'incanto era un melograno e non una pesca, e di semi ne aveva centinaia. Da allora i melograni della collina divennero celebri in tutta la contea e, mentre gli abitanti del villaggio li mangiavano con gusto, lo Spirito ruggiva di rabbia in fondo alle sue grotte..
*** FINE ***


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