mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DELLA CASA SUL MASSO

 (Prima pubblicazione 28.08.2009)

© Crenabog 




L'antico villaggio aveva il suo numero di abitanti e il suo numero di abitazioni, così la costruzione di una nuova casa era quasi sempre un evento che incuriosiva tutti. Nel villaggio c'era un uomo che con il suo commercio in giro per lo Shire aveva guadagnato molto bene, e aveva deciso di farsene costruire una nuova di zecca subito fuori del villaggio.  Parlò col borgomastro, parlò con gli operai e alla fine aveva il suo bel progetto pronto e cominciò ad andare in giro a cercare un buon terreno su cui costruirla. Non molto lontano dal villaggio, seguendo la via principale, c'erano dei grandi appezzamenti di terra che finivano in lontananza con il limitare di Bosco Buio; trovò un bel terreno disponibile e lo comprò, non lontano dalla strada. Cominciò a far fare tutti quei lavori che di solito si fanno quando si costruisce una casa, spianare il terreno, costruire una grande buca per fare le fondamenta e la parte inferiore con la cantina e mettere le recinzioni lungo il perimetro del suo terreno. Gli operai lavoravano di buona lena anche perché si era in primavera e c'era bel tempo ma poco tempo dopo successe un fatto curioso. Ogni volta che provavano a rimuovere un grande masso piatto infisso nel terreno gli attrezzi si rompevano e tutti si sentivano improvvisamente stanchi e senza più voglia di lavorare. Ne parlarono a lungo tra loro poi mandarono a chiamare il nuovo proprietario per spiegargli la faccenda che, temevano, aveva qualcosa di magico. Quando andò a vedere, anche lui non seppe farsene una ragione, ne parlò col borgomastro e insieme decisero di chiedere al Narratore, che sapeva tutte le storie e le leggende della regione (e anche molte di più) se per caso fosse a conoscenza di qualche particolare. Si presentarono da lui a cena portandogli delle buone bottiglie di sidro invecchiato e davanti al camino discussero insieme della questione mentre Finbar,  il figlio del Narratore,  se ne stava ad ascoltarli intento a disegnare su un foglio delle grasse mosche blu che come niente fosse si staccavano dalla carta e svolazzavano fino al camino precipitandosi tra le fiamme e scoppiando in piccoli fuochi d'artificio. I due lo guardarono stupefatti ma, conoscendo bene il Narratore e quanto fosse avvolto dall'aura magica del Popolo Segreto, fecero finta di nulla. Lui promise loro che sarebbe andato a guardare, cosa che fece il mattino dopo col fresco, e naturalmente si accorse subito che tra l'erba c'era ancora vagamente distinguibile il tracciato di un antico sentiero, sicuramente usato dal Popolo Segreto; capì che quella casa si trovava su una delle loro strade e che il masso non era altro che l'ingresso per una casa degli Elfi, ovviamente invisibile agli occhi degli uomini. Andò dunque nel bosco e, suonato il flauto, attese che qualcuno di loro si presentasse. 



Non si aspettava certo di vedere quel che vide: re Brian Borough che arrivava saltellando in compagnia di una elfa  graziosa, esile come un giunco, la carnagione verde traslucida che quasi si confondeva con la folta vegetazione circostante "Re Brian, Signora, i miei ossequi", fece lui. "Buongiorno a te, mio caro, cosa ti porta qui?" rispose il re dei folletti. "Re Brian, ho paura che la casa che il mio amico sta facendo costruire si trovi proprio sopra una casa degli Elfi. Che possiamo fare per non dare disturbo?" Re Brian confabulò con l'elfa poi rispose:-" Bene, sicuramente il masso andrà lasciato dove sta e dovrete fare in modo che il Popolo possa accedere senza problemi, altrimenti non riuscirete in alcun modo a costruirla.." Il Narratore ringraziò e volle offrir loro una vecchia ballata che li divertì, prima di lasciarli. Andò a riferire il tutto e studiarono bene la cosa, riprendendo in mano il progetto della casa che, alla fine dei lavori, venne proprio bene. Una gran bella casa anche se costruita in modo assai curioso! Tutti quelli che vi capitavano per andare a trovare il proprietario entravano e si ritrovavano in un enorme stanza dal pavimento in terra battuta col masso al centro, circondata da un pavimento che costeggiava i muri e dava accesso alle scale che portavano al piano superiore dove in realtà c'erano tutte le stanze, la cucina e il bagno, molto ben arredate, con le pareti in caldo legno e graziose finestre dipinte che lasciavano entrare la luce del sole diffusa in mille colori. Quando riscendevano notavano con curiosità che oltre al portone principale sugli altri lati della casa erano state predisposte delle porte molto strane, tutte di legno intarsiato e dipinto, senza serrature e quando ne chiedevano il perché si sentivano sempre rispondere che quelle erano le porte per il Popolo Segreto che così poteva andare e venire come e quando voleva. Ogni tanto, gentilmente, il proprietario lasciava vicino al masso qualche dono, qualche primizia o qualche bottiglia di sidro e così loro erano contenti, nessuno dava fastidio alla casa e pur avendo due porte sempre aperte, una qui e una là, nessun ladro entrò mai in quella casa.




*** FINE ***




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