mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DEL BAMBINO CHE DISEGNAVA IL MONDO

 (Prima pubblicazione 13.05.2009)

© Crenabog



 

La scuola dei bambini dell'antico villaggio aveva da sempre l'abitudine di invitare il Narratore a raccontare le sue favole ai bambini piccoli e a lui, benché venisse comunque pagato per il suo servizio, questa cosa piaceva tanto perché era una grande soddisfazione vedere i loro occhietti curiosi brillare nell'ascoltarlo. Tra le tante favole, una delle più richieste era decisamente questa:

C'era una volta, in Paradiso, un grandissimo campo di nuvole morbide e bianche sul quale giocavano e ruzzolavano tantissimi angioletti in attesa di diventare bambini. Dall'alto di una nuvola-collinetta Dio li guardava paziente, intento a disegnare su grandi fogli con certe matite colorate che conservava in una scatola di legno, lasciata ai suoi piedi. Ogni tanto nell'aria si spargeva il suono di una campanella dorata e arrivava il Trenino dei Bambini dove, quelli che venivano chiamati, salivano correndo per venire sulla Terra. Ogni angioletto portava con sé un ricordo del Paradiso, una camiciola, una fialetta di pioggia, un bioccolo di nuvola, cose così. Il Trenino volava allegro e man mano che si avvicinava alle sue destinazioni, agli angioletti sparivano le ali perché non ne avevano più bisogno. Comparivano così, piccolissimi e felici, dentro le loro mamme e aspettavano tranquilli di venire alla luce, ognuno con il suo ricordino invisibile. Una volta diventati bambini però, per ogni nuovo giorno sulla Terra, un pezzetto di Paradiso veniva dimenticato e non ricordavano più di essere stati degli angioletti. Anche la casa del villaggio che conosciamo bene venne allietata dall'arrivo di un piccino e i suoi genitori lo vedevano crescere allegro e sano, intento a giocare con i suoi balocchi. Un giorno suo padre, il Narratore del villaggio, mentre fumava la pipa sul balcone vide in lontananza degli alberi davvero inconsueti, tutti dritti e con una specie di cespuglio per cappello, i colori che si differenziavano notevolmente dagli altri alberi del bosco. Restò perplesso e pensò che da quelle parti dovesse esserci un Cerchio delle fate. Qualche giorno dopo la madre, guardando dalla finestra, si inquietò vedendo uno stranissimo cane a sei zampe, viola, passare oltre il loro cancello. Ne parlò al marito ma non trovavano spiegazioni. Ma il giorno che entrambi videro volare fuori dalla porta un enorme pesce giallo decisero che certamente qualcosa di strano stava succedendo; pensando che sarebbe stato contento di vedere quell'assurdo pesce, il padre andò nella cameretta del figliolo per chiamarlo e lo vide lì, seduto sul tappeto a disegnare su grandi fogli. Gli si avvicinò e vide che razza di quadretti aveva fatto: un boschetto di alberi dritti e cespugliosi, un cane viola, un enorme pesce giallo che volava con la loro casa sullo sfondo. Al padre venne da ridere e lo lasciò fare, tanto aveva ben compreso cosa stava accadendo, e se volete saperla tutta, lo aveva ben compreso anche il buon Dio, che gli aveva già perdonato la birbonata di essersi portato via per ricordo le matite con le quali creava le cose..




*** FINE ***




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